Il fallo d'una donna onesta

Part 9

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--Sì, sì, anche contro sè stessa... Abbiate pazienza, Vergalli, io la conosco fin da bambina... Per una bravata, invece di chieder scusa d'un piccolo fallo, era capace di esagerarlo ad arte, era capace perfino d'accusarsi di colpe non commesse... E non si è corretta con gli anni... Ultimamente...

Qui Venosti si guardò intorno, abbassò la voce, e passò il braccio sotto quello del suo interlocutore.

--Ultimamente... non è un segreto per nessuno, nemmeno per voi ch'eravate lontano... mi disse lei che sapete tutto... ultimamente ell'ebbe il torto di lasciarsi far la corte da quell'ufficialetto di marina... quel di Reana... figliuolo di un'antica compagna di collegio, un ragazzo.

--In fin dei conti--insinuò Vergalli con uno sforzo--la signora Valdengo è padrona di sè... non ha obblighi verso nessuno...

--Sì e no... Verso di voi, per esempio...

--Nè verso di me, nè verso altri--replicò Mario Vergalli in tono reciso.

Il barone si strinse nelle spalle.

--Sarà come vi piace... Voglio dire soltanto che novantanove donne su cento si sarebbero lasciate far la corte quanto lei e più di lei, ma tutte avrebbero avuto certi riguardi, certe cautele... Nessuna avrebbe messo il suo amor proprio a sfidare l'opinione pubblica.

Il conte Mario s'agitava, cercava interrompere.

--Basta, Venosti...

--Tollera tanto l'opinione pubblica, ma non vuol essere sfidata... E badate che in questo caso io credo in coscienza che non ci sia stato nulla di grave... Senonchè mia nipote, mi par di sentirla, alla minima osservazione avrà preso fuoco e avrà ammesso il peggio.

Come Venosti s'ingannava! Come aveva torto di dire che conosceva sua nipote! Sì, forse con lui, con lo zio, nauseata di quella morale tutta di convenzione, la Teresa poteva aver ceduto ad un impeto subitaneo, aver risposto con l'alterezza di chi crede il suo fallo meno spregevole di certe virtù di parata. Ma non a quel modo aveva risposto a Vergalli; nel _sì_ che con voce languida, quasi morente, ell'aveva lasciato cader dalle labbra, non c'era il vanto spavaldo di una colpa non commessa; c'era la confessione umile e penosa della caduta profonda e irreparabile.

Pure al conte Mario non era lecito di mostrarsi meno convinto dell'innocenza della Valdengo di quello che se ne mostrasse Venosti.

--Voi fantasticate--egli disse, e ogni parola gli costava una fatica immensa--donna Teresa non aveva niente da ammettere, e... almeno con me... non ha ammesso niente... Del resto, io son convinto al pari di voi ch'ella non abbia da rimproverarsi colpa alcuna.

--Tanto meglio--replicò il barone con aria un po' scettica,--Allora non sarà neanche difficile che facciate la pace.

--Non c'è da far pace quando non c'è stata guerra--osservò Vergalli.

--Meglio, meglio--ripetè Venosti Flavi,--Ma quest'è un'altra prova che mia nipote è un po' squilibrata e ha bisogno più che mai dell'indulgenza de' suoi amici. Se ne avesse perduto uno come voi, sarebbe una gran disgrazia.

Mario Vergalli taceva, smarrito dietro mille congetture. Perchè il barone Amedeo lo adulava in tal maniera? Che pretendeva da lui? Egli, il vero tipo dell'egoista volgare, poteva esser mosso da un affetto sincero verso la Teresa, poteva agire senza secondi fini?

--Non tocca a me a darvi consigli--riprese untuosamente il barone.--Fate quello che il cuore v'inspira... Nessuno ha sull'animo di mia nipote l'ascendente che avete voi... Se, imponendo silenzio anche alle vostre giuste suscettività, tornerete da lei, se le parlerete da amico, se le raccomanderete la calma, farete un'opera buona... Che non commetta pazzie, che non si condanni da sè... che non si isoli come uno che abbia la lebbra addosso. Io l'ho detto sempre che quella non era donna da viver sola... Perchè non s'è rimaritata? Le occasioni non le sarebbero mancate... Che non abbia voluto sposar me, _transeat_... Non eravamo adattati l'uno per l'altra, e anzi, io devo ringraziarla d'avermi risparmiato un solenne sproposito. Ma perchè non ha sposato voi?

--Son discorsi vani, caro Venosti--interruppe il conte Mario.

--D'accordo... forse oggi non la sposereste più, nemmeno se fosse lei a pregarvene... Credo tuttavia ch'ella non durerebbe fatica a trovare un marito... È ricca, è piacente, ha trentott'anni... figuriamoci se non troverebbe...

--E perchè no il sottotenentino di vascello?--saltò su il Vergalli con amara ironia. L'idea del matrimonio della Teresa gli faceva perdere il lume della ragione.

--Volete scherzare?--ripigliò Venosti.--Il sottotenentino di vascello!... Un fanciullo!... Un bel partito sarebbe!... No, no, a mia nipote conviene un uomo serio, posato, maturo...

--E affidereste a me l'ufficio di cercarlo?

--Nemmen per sogno... Si parla accademicamente, per l'interesse che portiamo tutti e due alla Teresa Valdengo... Dicevo quale sarebbe, secondo me, la linea di condotta ch'ella dovrebbe tenere.

--Donna Teresa non è una bambina--notò il conte Mario.--Sa regolarsi da sè.

--Bene, bene--fece Venosti a modo di conclusione.--Se ve ne lavate le mani voi, tanto più posso lavarmele io. E sarà quel che sarà... Davvero partite?

--È probabilissimo.

--Allora buon viaggio, e grazie d'esser venuto fin qui.

Senza porvi mente Mario Vergalli aveva accompagnato il barone Amedeo alla porta di casa.

--Vado a far _toilette_--disse questi.--Sono a cena dai Marvesi che festeggiano le loro nozze d'argento... Gran brava donna quella contessa Silvia! Ha saputo conservarsi il marito e gli amanti.

Il barone, ch'era d'umore espansivo, soggiunse, con un sorriso fatuo e misterioso:

--Saremo in cinque stasera, e se non fosse morto il povero Castellini si farebbe la mezza dozzina.

--Compreso il marito?

--Senza.

XXI.

Vergalli continuò a girar solo per strade poco frequentate, in preda a un'agitazione vivissima. Mai egli avrebbe creduto che un colloquio col barone Venosti Flavi potesse turbarlo così. Quell'uomo mediocre, vanitoso, volgare, mondano, che aveva sempre in bocca le sue relazioni titolate, i suoi príncipi forestieri, quell'uomo che per solito Mario non istava nemmeno a sentire, era riuscito oggi con le sue parole a insinuargli nel sangue un veleno sottile che gli bruciava le vene. Aveva destato in lui gli scrupoli della coscienza, aveva inasprito le smanie della gelosia, lo aveva reso più incerto che mai sulla via da seguire. Partire, e lasciar la Teresa malata, affranta d'animo e di corpo; partire perch'ella morisse senza di lui, o, peggio ancora (sì, peggio, giacchè gli amanti sono profondamente egoisti), perchè stringesse nuove amicizie, perchè, accettando il suggerimento dello zio commendatore, si decidesse a prender marito? Non bastava ch'ell'avesse appartenuto a quel di Reana? Ce n'era in serbo un secondo, uno sposo legittimo? Se almeno, allontanandosi, Mario avesse potuto ignorare! Ma la notizia di quelle nozze lo avrebbe raggiunto ovunque egli fosse, gli sarebbe forse venuta dalla Teresa medesima! Restare invece? Ma era concepibile di restare a Venezia e non andar da lei, e non vederla più che a caso, come una estranea, in compagnia d'altri, col rischio, s'ella si maritava, d'incontrarla per via insieme al consorte?... C'era sì un mezzo termine: quello di restare fingendo d'aver tutto perdonato, tutto dimenticato, e intanto vigilarla come una prigioniera, chiudere ogni spiraglio da cui potesse entrare un soffio d'aria nuova nella sua vita! Ma era una cosa ignobile, era una cosa vile, era il vero modo di guadagnarsi l'odio della persona di cui s'era invocato ardentemente l'amore!... Ah no, questo Mario Vergalli non lo avrebbe mai fatto; piuttosto.... Qui, al punto di fermar la mente sopra una soluzione eroica che lo avrebbe ricondotto ai piedi della Teresa, implorante ancora la grazia di farla sua moglie, egli sentì un impeto di rivolta nel sangue.... No, no, non era da pensarci.... tanto più che, chi sa, a questo forse miravano i discorsi tortuosi e avviluppati di Venosti Flavi.... Sua nipote s'era compromessa, sua nipote non era donna da portare con disinvoltura una così piccola disgrazia.... bisognava cercare un pietoso Cireneo, e se il Cireneo tentennava, farlo decidere eccitando la sua gelosia, agitandogli dinanzi lo spettro di altri pretendenti possibili.... L'idea era degna del barone Venosti, che probabilmente non l'aveva nemmeno comunicata alla Teresa troppo orgogliosa da prestarsi ad un giuoco simile.... Troppo orgogliosa? Tale era certo prima del fallo.... Se non fosse più tale ora? Se fiaccata dalla caduta, si piegasse ad artifizi già ripugnanti alla sua natura?... Ebbene, egli non avrebbe messo a repentaglio la sua dignità, egli, dei vari partiti che gli si offrivano, avrebbe adottato quello che, sebbene doloroso, lo difendeva meglio dalle insidie altrui e dalle debolezze proprie, avrebbe, l'indomani, lasciato Venezia.

Con questo proposito ritornò a casa ch'erano quasi le dieci. Avrebbe detto al cameriere di rifargli subito le valigie e di chiamarlo presto la mattina. Voleva prender la corsa delle dieci per Roma e Napoli. A Napoli si sarebbe imbarcato per l'Egitto.

Ma mentre stava per dar gli ordini i suoi occhi si posarono sopra una lettera ch'era sulla scrivania. Non ebbe bisogno di chiedere chi l'avesse mandata; chiese soltanto con emozione repressa:

--Quand'è venuta?

--Un paio d'ore fa--rispose il servo.

--Va bene.... Andate pure.

--Desidera nulla?

Mario restò dubbioso un istante; poi disse guardando l'orologio:--Aspettate di là.... Se prima delle dieci e mezzo non vi chiamo, potete coricarvi.

Appena fu solo, Mario Vergalli ruppe con mano tremante la busta ch'esalava il noto profumo di violetta.

Amico mio--gli scriveva la Teresa,--_Probabilmente riparto_, mi dicevate oggi nel lasciarmi. Non oso cercar di rimovervi dalla vostra idea, non voglio discuterla. Può darsi che abbiate ragione; può darsi che, dopo quanto è successo, la vostra risoluzione sia la più savia. Ma in nome dell'affetto che mi avete portato e che meritava migliore ricambio, vi supplico, Mario, prima della vostra partenza, di passare un'altra volta, un'ultima volta, da me.... Passate domani a qualunque ora vi piaccia. Sarò sempre in casa e non ci sarò che per voi. Non temete di nulla. Non voglio che vedervi, non voglio che domandarvi perdono d'aver spezzata la vostra esistenza.... Per colpevole ch'io vi sembri, esaudite questa preghiera suprema. V'aspetto, Mario.

TERESA.

Così ella scriveva, e Mario Vergalli, divorando le poche righe di cui la commozione aveva resi incerti e confusi i caratteri, sentiva fondersi la sua collera in una grande tenerezza, in una grande pietà. Povera e buona Teresa, che non sapeva se non accusare sè stessa e chieder perdono agli altri! E quest'era la donna ch'egli insozzava co' suoi sospetti, ch'egli, un momento prima, aveva creduto capace di bassi artifizi, ella che, spontanea, confessava il suo unico fallo, e non aveva una parola acerba pel vile abbandono dell'amico di quasi vent'anni? Ma, in verità, che diritto aveva Vergalli d'essere inesorabile con lei? Che diritto hanno gli uomini d'imporre al sesso più debole un'austerità di costumi ch'essi non si sognano di avere? Egli, Vergalli, il giudice inflessibile, dacchè conosceva la Teresa Valdengo, non aveva nulla a rimproverarsi? Sicuro.... per gli uomini la cosa è diversa;... ciò ch'essi dànno non importa il sacrifizio della loro dignità.... Eppure.... eppure questa disuguaglianza, che la natura ha iniziata, non fu ingigantita artificialmente dalle ipocrisie sociali, quelle ipocrisie medesime che tutto permettono e assolvono tutti, maschi e femmine, sol che si salvino le apparenze? Ah che mondo di tristi e codardi! Ecco, la Teresa Valdengo, libera, padrona delle sue azioni, era umiliata, reietta per un istante di oblio, mentre intorno a lei si pompeggiavano inchinate, invidiate le mogli adultere, le ragazze corrotte, le avventuriere che non furono mai nè ragazze nè mogli.... E a quante non aveva anch'egli in gioventù, schivo e sdegnoso com'era, a quante non aveva baciato la mano; a quante non aveva offerto il braccio per condurle trionfalmente in mezzo alla folla pigiata negli eleganti salotti!... Ah valeva proprio la pena di essersi emancipato a poco a poco dalle menzogne convenzionali, valeva la pena di far professione di filosofia per non trovare in sè che la severità del fariseo nel giorno in cui più sarebbe occorsa la equanimità dello stoico!...

Ohimè, questa equanimità calma e serena Mario Vergalli la invocava senza frutto. Egli amava troppo per poter essere equanime. Nella lunga notte insonne egli fu continuamente palleggiato da pensieri diversi. Ora tornava all'idea di partire, di partir subito, senza veder la Teresa, tutt'al più accommiatandosene con un bigliettino per iscusarsi s'evitava un colloquio che li avrebbe fatti soffrire tutti e due, per dirle ch'egli non le serbava rancore, per assicurarla che dovunque egli andasse l'avrebbe rammentata con dolcezza; ora invece la sua titubanza gli pareva un delitto e affrettava col desiderio il momento di poter essere ai piedi dell'amica; e avrebbe voluto balzar dal letto e correre sotto le finestre di lei e gridare:--Teresa, Teresa, son qui umiliato, contrito, pronto a morire per voi.--E intanto egli, l'uomo forte, egli giunto ormai all'età in cui si quetano le passioni, singhiozzava, gemeva, inzuppava di lacrime il capezzale. Quando la mattina si alzò e si guardò nello specchio, aveva la fisonomia sfatta, scomposta.--Oh, il bel damerino!--egli disse fra sè, contraendo le labbra a un sorriso doloroso. E, involontariamente, il suo pensiero corse _all'altro, all'altro_ che aveva poco più di vent'anni e co' suoi vent'anni aveva trionfato. O giovinezza, giovinezza! Come presumere di gareggiar teco? Tu hai l'ali che volano, hai la luce che splende, hai la fiamma che brucia....

XXII.

La Teresa era sdraiata sull'ottomana. Al suono del noto passo ella si mise a sedere, annodò rapidamente la vestaglia, si ravviò con la mano i capelli, e un rossore fuggevole si dipinse sulle sue guancie smorte.

--Grazie, Vergalli--ella disse... E lo guardò... Era pallido anche lui, aveva le palpebre gonfie dall'insonnia e dal pianto, e il suo aspetto rivelava una sofferenza assidua e profonda.

Ella riprese, fissandolo con occhi dolci e pietosi:--Vi ho dato un gran dolore, non è vero, amico mio?

Mario Vergalli scosse il capo come chi vuol cacciar da sè una cura molesta.--Non parliamo del mio dolore.... Avevate ragione. Non posso partire senza avervi rivista.

--Quando partite?--ella chiese.

--Non so.

--Per dove?

--Non so--egli ripetè con voce sorda.

Ella congiunse palma a palma le mani diafane e sottili, ed esclamò:--Per colpa mia!

--Non lo dite.... Forse non ha colpa nessuno.... È il destino.... Dovevo non volere una cosa impossibile.... Allorchè vi proposi d'essere mia moglie e m'avete risposto di no, dovevo avere il coraggio di fare uno strappo e allontanarmi da voi.

Con le pupille fisse a terra, con le mani intrecciate sulle ginocchia, ella mormorava:--Perchè ho risposto di no?... Perchè?

Mario trasalì. Agitato da affetti contrari, il cuore gli martellava nel petto. Che senso avevano le parole di lei? Si offriva ella adesso, si offriva con le labbra calde del bacio d'un altro? E avrebb'egli accettato l'offerta? Sì, diceva il cuore. No, dicevano l'orgoglio, la vanità, i pregiudizi sociali.

Senza mutare atteggiamento, ella proseguì:--Sciocca che avevo la fisima di non sacrificare la mia libertà! Come se a una donna che non sia una civetta la libertà serva a qualche cosa!... Ho rovinato voi, ho rovinato me irreparabilmente. È vero, per voi sarebbe stato meglio, assai meglio l'allontanarvi. Ma potevo suggerirvelo io, io che del vostro affetto andavo superba, io che nella nostra intimità d'anima e di pensiero provavo la maggior dolcezza della mia vita, io che speravo che potesse durar sempre così?

--Ma non m'amavate--sospirò Vergalli. E soggiunse, cedendo a una suggestione cattiva:--È naturale.... L'amore dev'esser giovine.... almeno da una delle due parti.

Ella sentì la punta, ma non s'offese, ma non protestò. Era rassegnata alle battiture. Sollevando lenta lenta le ciglia, riprese:--L'amore? Ma che cos'è l'amore?... È quella febbre che invade i sensi, che offusca il lume della ragione, che in un attimo accomuna la donna più onesta e più schiva alla più volgar cortigiana, e che lascia dietro di sè la nausa e il disgusto? O è quel sentimento pieno di soavità che ci fa cara e preziosa la compagnia d'una persona, non per un minuto, non per un'ora, ma in ogni ora, ma in ogni minuto; quel sentimento che esalta, che affina, che nobilita?

Poichè Mario tentennava il capo, ella credette ch'egli negasse.--Non è questo dunque? È quell'altro?... Voi mi amavate... in quella ma- niera?

--No, no--egli rispose. Quindi, come pentito della finzione, proruppe con impeto:--Eppure sì... Anche in quella maniera... Qual'è l'uomo che, amando, non desidera? Qual'è la donna che tollererebbe di non esser desiderata?... Ma il mio desiderio era velato da tanto rispetto... Solo in un modo ammettevo che poteste esser mia.

--Grazie--ella mormorò a fior di labbro, guardandolo in atto pieno di devozione e di riconoscenza. E soggiunse:--Quale di noi due fu più punito?

Egli lasciò cader la domanda. Soffriva acerbe torture. I discorsi della Teresa avevano inasprito la sua gelosia. Quelle febbri dei sensi le facevano orrore, ma ella confessava d'averle provate e le aveva provate con un suo rivale... Vergalli non pensava in quell'istante a ciò che la Teresa aveva dato a lui solo e ch'ella mostrava di pregiar sopra tutto; pensava a ciò ch'ell'aveva dato all'intruso, al giovinetto cinico e audace al quale era bastato presentarsi per vincere e che ora forse ingannava i lunghi ozi del suo bastimento vantandosi della facil vittoria. Perchè, in verità, di che si vantano gli uomini? Non già di un affetto casto e profondo, ma di quelle ch'esse chiamano le loro buone fortune d'un capriccio soddisfatto, d'una insidia riuscita, d'una violenza coronata dal successo.

--A che giova discutere?--egli sospirò.--Piuttosto... come state? Siete molto pallida ancora.

--È una fissazione la vostra--replicò la Teresa, dominando a fatica l'impazienza che le destava ogni richiesta intorno alla sua salute...--Sto meglio... Ma a forza di volermi ammalata mi farete ammalare davvero.

--Nessuno vi vuole ammalata, Teresa... E non avrete nulla, lo credo... Pur chi vi ha conosciuta fiorente non può non notare una differenza in voi... Anche vostro zio...

--Il barone? L'avete visto?

--Sì, iersera.

--M'aveva onorata della sua visita.

--Ne tornava appunto quando c'incontrammo... E anch'egli dice che dovreste curarvi...

--Oh, l'oracolo!

--Non occorre essere oracoli per aver ragione qualche volta... In ogni modo, se non volete badare a lui, badate a me. Datemi retta, chiamate un medico.

--Ecco il solito ritornello!... Quando vi dico che non ho bisogno di medici... Fui un po' indisposta; adesso sto meglio... Del resto, in campagna vidi il dottor Sauri.

Le parole le bruciavano la lingua... Se Mario venisse a scoprire da altra parte il suo viaggio a Milano?

--Ora siete a Venezia--insistè Vergalli.--Permettetemi di mandarvi il medico mio, Dalla Bruna, un ometto di garbo, colto, attento... Ve lo mando oggi stesso... Va bene?

Ella s'oppose recisamente.--Questo poi no... Diavolo!... Come se fossi una bimba... Chiamerò il vostro Dalla Bruna, ci tenete proprio?... lo chiamerò fra alcuni giorni, se non sarò guarita del tutto...

--Voi non confesserete mai di non esser guarita.

Ella parve raccogliersi alquanto; indi riprese:--Ebbene, facciamo così. Di qui a una settimana, se non avrete mutato idea, verrete voi col dottore... Forse non sarete ancora partito, di qui a una settimana...

--Ma... veramente...

--In tal caso sarà pur necessario che vi fidiate di me.

--No, per una settimana resterò.

--Si capisce che non vi fidate--ella soggiunse con dolce rimprovero. Ma con lo sguardo lo ringraziava di rimanere.

Chiuse un istante gli occhi, evocando la scena tragica. Di lì a una settimana ella sarebbe morta, ed egli piangerebbe presso al suo cadavere.

--A che pensate?--egli chiese, prendendole delicatamente la mano. Un bottone della vestaglia si slacciò; la manica s'aperse e lasciò vedere il polso esile e il principio del braccio nudo. Mario posò la bocca avida su quella pelle candida e delicata sotto cui appariva il fine intreccio delle vene cerulee.

Si scosse ella dalla funebre visione, con moto rapido tirò indietro il braccio e si riabbottonò la manica.

--Quanto vi pesano le _mie_ carezze!--egli disse. E nell'accento ond'egli pronunziò queste parole c'era un misto di collera, d'ironia, di dolore.

Ella non rispose, ma gli occhi le si gonfiarono di lacrime, nella coscienza dell'irreparabile ch'era sorto fra loro. Mai più, se pur ella fosse vissuta, mai più la loro affezione si sarebbe svolta limpida e calma come l'acqua d'un gran fiume che corre tra due rive fiorite; mai più nelle placide sere, seduti l'uno accanto all'altra, avrebbero discorso tranquillamente d'arte, di letteratura, di musica; mai più ell'avrebbe suonato per lui i pezzi ch'egli preferiva. La battaglia, ch'ella lo aveva aiutato a vincere sopra sè stesso, ricominciava. Poich'egli conosceva il suo fallo, che ragione aveva di rispettarla?

Anche in lui era il vano, angoscioso rimpianto di ciò che non poteva tornare. Egli guardava quella stanza piena dei ricordi del loro affetto, quei libri che avevano sfogliato insieme e tanti dei quali erano stati comperati e offerti da lui, guardava quel cembalo chiuso, quei quaderni di musica di cui egli le aveva voltate le pagine, quelle tappezzerie, quelle stampe, quei mobili, quei gingilli, quei quadri, tutte forme note e care, parlanti al suo cuore un linguaggio domestico. Mai più, esse gli dicevano adesso, mai più.

Ed egli, ribellandosi alla cruda sentenza, era tratto irresistibilmente a pensare all'unico modo per cui il _mai più_ avrebbe potuto mutarsi in _sempre_. Poichè non c'era altra via: o sposarla o partire.

Pur non ancora osava fare il gran passo. Lo tratteneva l'idea del ridicolo. Che si sarebbe detto di lui? E come avrebbe trionfato Venosti Flavi a vederlo così presto abboccare all'amo!

Per non cedere alla tentazione, Vergalli si accommiatò.

--Quando ci rivedremo?--chiese la Teresa, tendendogli la mano.

--Ma... anche stasera, se credete.

--No... questa sera no... Fin che non mi son rimessa interamente voglio andare a letto presto... Così non vi lagnerete ch'io non mi curi.

--E se venissi col medico?--ripigliò il conte Mario.

--Caro amico, osserviamo i patti... Col medico non vi voglio che di qui a una settimana.

--Come siete ostinata!... Dunque, stasera, niente?...

--No, domani... a qualunque ora... e venite con buone disposizioni.

--Cioè?

Ella si sforzò di celiare.--Intanto venite con una faccia meno scura... E poichè il peggio ce lo siamo detto, venite a parlarmi d'altro... del vostro viaggio, per esempio... Nulla mi avete raccontato del vostro viaggio...

--Oh il mio viaggio!... Io lo abbomino il mio viaggio. Darei dieci anni della mia vita, se me ne restassero tanti, per non averlo fatto.

Ella chinò il capo in silenzio.

XXIII.