Part 8
E anche oggi, come ieri, dopo le dieci del mattino la piazza di San Fedele cominciò ad animarsi per l'arrivo dei corteggi nuziali che si recavano al Municipio. Ma ieri quegli sposi, quei parenti, quei testimoni che scendevano dalle vetture rattrappiti sotto gli ombrelli e coi piedi nel fango avevano un aspetto grottesco; oggi le nuove maritate, riaffacciandosi dopo il sì irrevocabile al portone del palazzo, entravano baldanzose nel sole.--Per qualcheduno la vita è bella--sospirava la Teresa. Ella doveva morire... Non per il suo fallo (quanti suicidi ci sarebbero al mondo!), non per la vergogna, non per lo scandalo, ch'ell'avrebbe accettati se non avessero colpito che lei; doveva morire per risparmiare il dono fatale dell'esistenza a una creatura innocente a cui gli ipocriti e i vili avrebbero rinfacciato l'irregolarità della nascita e che forse un giorno ne avrebbe chiesto conto a sua madre, che forse, anche amandola, non l'avrebbe stimata, che certo non avrebbe mai potuto perdonare _a un'altra persona_... se pur ne avesse sempre ignorato il nome... Ed era presumibile che l'ignorasse?... No, no; c'era un'unica uscita; la morte.
Verso mezzogiorno il direttore dell'albergo picchiò all'uscio.
--Desidera approfittar del nostro omnibus, o preferisce che chiamiamo una vettura--egli domandò alla Teresa.
--Chiamino la vettura--ella disse--e la mettano nel conto.
--E il biglietto della ferrovia lo ha?
--No.
--Se vuole, poichè c'è tempo, possiamo mandar subito a prenderglielo in Galleria.
--Grazie.
--Un primo per Venezia, non è vero?
--Sì... Non so quanto costi precisamente.
--Trentatre lire giuste... Ma non si confonda. Mettiamo nel conto anche queste.
--E mi raccomando di non farmi perder la corsa.
--Si figuri!
Alle dodici e mezzo, tra i profondi inchini della servitù a cui era stata larga di mancie, la Teresa Valdengo montava nel _fiacre_... Addio, Milano!... Ella sapeva bene che non vi sarebbe tornata mai più.
XVIII.
Erano circa le dieci del mattino. La Teresa, in veste da camera, nel suo salottino verde, sfogliava le lettere e i giornali che la posta aveva portati durante la sua breve assenza e a cui ell'aveva appena data un'occhiata la sera precedente. Già aveva visto subito che fra quelle lettere non ce n'era nè di Mario Vergalli nè di Guido di Reana. Il silenzio di Vergalli la stupiva: circa a Guido ella pensava con amarezza:--Quello lì ha bell'e dimenticato.--Era ingiusta, perchè il _Colombo_ non toccava terra prima di Porto Said e una lettera scritta di là non poteva ancora esser giunta.
Curva dinanzi alla stufa, la cameriera attizzava silenziosamente il fuoco.
--Non arde?--domandò la signora.
--Ora sì--rispose la Luisa. E alzandosi in piedi, soggiunse:--Comanda altro?
--Nulla... Sì... a proposito... Non occorre dire alla gente della mia gita a Milano... Torno dalla campagna, ecco.
La cameriera chinò il capo:--Come la signora vuole.
In quella si udì una scampanellata alla porta di strada e la Luisa corse a veder chi fosse.
Rientrò di lì a un momento rossa in viso, trafelata:--Signora, signora, c'è il conte Mario.
La Teresa sentì rimescolarsi il sangue. Non se lo aspettava così, senza una riga che lo annunziasse. Nell'eccitamento de' suoi nervi, le parve indiscreto quell'arrivo improvviso, le parve che Vergalli avesse l'aria di voler sorprenderla, di voler togliere il merito della spontaneità alla confessione dolorosa ch'ella si proponeva di fargli.
E il suo cuore si rinchiuse in sè stesso, e quand'egli si precipitò nella stanza, le sue labbra non trovarono che un freddo saluto, le sue mani, le ceree mani dimagrite, ricambiarono mollemente la stretta vigorosa dell'amico, reduce dopo circa tre mesi di lontananza.
--Teresa, che cos'avete?--egli le domandò turbato, più che dalla strana accoglienza, dall'aspetto mutato e sofferente di lei.--Non istate bene?
--Non è niente--ella rispose invitandolo a sedere e abbozzando un languido sorriso.--Mi avete fatto paura.
--Io?
--Siete piombato qui come un fulmine.
Anche a lui si stese una nuvola sulla fronte, ed egli balbettò:--Ma... se vi disturbo...
--Via... che discorsi?--ella riprese trattenendolo con un gesto.--Ditemi piuttosto quando siete arrivato...
--Stanotte... anzi stamattina, alle cinque, da Milano...
--Da Milano?--ella esclamò, pensando che forse egli era in quella città contemporaneamente a lei e che si sarebbero potuti incontrare.
--Sì... Non mi son fermato che tra una corsa e l'altra. Arrivavo dalla via del Gottardo... Vengo dall'Olanda tutto d'un fiato... E vi credevo a Mogliano... L'ultima vostra lettera mi avvisava della vostra partenza per la villa... Tardi partivate quest'anno... Ero deciso di farvi una visita in campagna oggi stesso... Però volli passar prima da casa vostra per sentire se mai foste tornata.
--Sì... sono tornata--ella ripetè, guardando da un'altra parte. Le doleva il nascondergli la sua gita a Milano; ma più la sgomentava il pensiero delle spiegazioni ch'egli le avrebbe chieste. Preferì interrogarlo.--Perchè non mandare una riga?
--Non so.... Fu una risoluzione presa lì per lì.
--In fatti, secondo le vostre lettere dall'Aja, non dovevate essere a Venezia che al 20 del mese.
--Ho anticipato, è vero... Mi s'era cacciata addosso una di quelle impazienze che non si possono frenare. Già ero stato assente più del solito.
--Avete visto molte cose... molti paesi nuovi.
--Di nuovo non ho visto che l'Olanda... Ma nei luoghi che conoscevo ho trovato tanti cambiamenti!... Tutto cambia, tutto si trasforma.
--Tutto!--ella sospirò.--Mi discorrerete del vostro viaggio.
--Abbiamo tempo... Ma voi Teresa--riprese Vergalli cercando la mano dell'amica--ma voi, siate sincera, che cos'avete?
--Che cosa debbo avere?--ella ribattè un po' infastidita.--Non è amabile, sapete, il far capire a una signora ch'ella è malandata.
--O che c'entra l'amabilità?... Ci possono esser cerimonie fra noi due?... Anche un cieco s'accorgerebbe che non istate bene.
--Ho avuto un'indisposizione di nessun conto. Adesso sono guarita.
--Sarà--soggiunse il conte Mario tentennando il capo.--Tuttavia...
--Tuttavia--ella disse, fingendo di prender la cosa in celia--non ho l'apparenza fiorente... Eh, caro Vergalli, gli uomini devono essere preparati a queste sorprese sgradevoli dalle donne della mia età... Le lasciano giovani e di lì a un mese le trovano vecchie.
--Vecchia, voi?
--Ho trentott'anni sonati.
Egli si strinse nelle spalle.--Se siete vecchia voi a trent'otto anni, io sarò addirittura decrepito... Gli è che siete pallida, che avete gli occhi pesti, che sembrate stanca, affranta....
--Oh insomma, corvo dalle male nuove, volete finirla?--ella interruppe alzandosi dalla sedia e avvicinandosi alla finestra.
Egli pure si alzò e la seguì, le cinse amorevolmente con un braccio la vita, e poich'ella tentava ritrarsi--Non abbiate paura--le disse.--Dovreste esser persuasa che la mia affezione per voi è altrettanto disinteressata quanto profonda.
La Teresa assentì con un cenno del capo.
--Ebbene, in nome di quest'affezione, io non vi domando oggi che una cosa sola: curate la vostra salute. Dopo la morte del dottor Pozzi, voi siete rimasta senza medico... credo almeno...
--La gran disgrazia!
Vergalli continuò:
--Sceglietene uno di vostra fiducia... Cerchiamo insieme...
--No, no, no--ella rispose reagendo contro la commozione che la vinceva al suono di quella voce così dolce nella sua gravità triste e solenne. Ed ella sentiva che qualunque altra cosa egli le avesse chiesto in quel momento ella gliel'avrebbe accordata. Ma questa no. Non avrebbe chiamato un medico, non avrebbe subito un nuovo interrogatorio umiliante.--Non insistete, Vergalli, non voglio saperne di medici.
E allontanandosi da lui si rimise a sedere.
--Siete strana, Teresa, molto strana... Non vi conoscevo così.
--Non si conosce a fondo nessuno. Non si conosce neanche sè stessi--ella borbottò fra i denti.
--Mi fate tanto male--egli soggiunse.--Torno da un lungo viaggio, corro a questa casa ch'era il mio rifugio, il nido della mia anima, corro dall'amica per la quale avrei dato fin l'ultima stilla del mio sangue, e m'accorgo subito che non ho più nido, che non ho più amica.
La Teresa lo guardò con infinita malinconia.
--Perchè dite questo?
Seduto presso al tavolino, con la faccia nascosta fra le mani, egli, come se le parole di lei non gli fossero giunte all'orecchio, riprese quasi parlando a sè medesimo:
--Oh, non è un colpo improvviso... Già le vostre lettere erano un avvertimento...
--Le mie lettere?... Che vi scrivevo?--ella esclamò sgomentata.
--Non erano le vostre lettere d'una volta--egli replicò--le vostre lettere belle, serene, trasparenti come l'anima vostra, come la vostra fisonomia... Nell'aprirle tremavo... Sentivo che qualcheduno s'era posto fra noi... sentivo che non mi dicevate tutto... Era meglio non dirmi nulla... o dirmi tutto... Già, anche lontano, le indiscrezioni arrivano...
--Quali indiscrezioni?--ella balbettò con un filo di voce. Capiva che la sua domanda era sciocca, ipocrita quasi, capiva che la confessione schietta, sincera, era la sola degna di lei... e pur nell'istante decisivo gliene mancava il coraggio.
--Oh!--fec'egli, alzando lentamente gli occhi in cui tremolava una lacrima--gli amici zelanti non mancano mai... nemmeno a chi vive solo e sdegnoso.
Vergalli raccolse tutte le sue forze per un'interrogazione suprema.
--Dite la verità, Teresa, quell'ufficiale l'avete amato?
Dio, Dio, che momento terribile per la Teresa!... E che poteva ella rispondere, ella che, prima e dopo della partenza di Guido di Reana, aveva invano rivolto un'identica domanda a sè stessa? Era amore quello che l'aveva spinta in braccio di Guido?... E se non erano amore quei baci, quelle carezze ricambiate, che cos'erano mai? Come scusare se non con l'amore quell'assoluto abbandono di sè?
Ella taceva.
--Oh!--proseguì Vergalli nell'angoscia di quel silenzio rivelatore.--Io dicevo: Il mondo è tanto cattivo... è così pronto a giudicar dalle apparenze... Li avranno visti insieme;... egli, come accade sempre alla sua età, le avrà fatto la corte; ella, trattandosi d'un ragazzo, avrà preso la cosa in ischerzo, e la gente, che trova una voluttà perversa a straziar le migliori riputazioni, si sarà affrettata a concludere: Ah finalmente, anche lei, la irreprensibile, la purissima, anche lei ha un'amante... Questo io mi dicevo.... E dicevo anche: Ne rideremo insieme...
--Per carità, Vergali!, basta così--ella supplicò. Troppo soffriva, troppo soffrivano tutti e due.
--No che non basta--egli ribattè, cedendo a quella tendenza fatale che hanno gli uomini di tormentar le proprie ferite. E sia che volesse vuotare il calice sino alla feccia, sia che gli balenasse ancora un pallido raggio di speranza, soggiunse insidiosamente:--Del resto non sarà stato che un romanzetto sentimentale. Giudiziosa come siete, non avrete dato il vostro cuore a un fanciullo in modo da non poterlo riprendere.
Un sorriso amaro le sfiorò le labbra.
--Oh, il mio cuore!--ella mormorò.--So molto io dov'è il mio cuore!... C'è poi il cuore?
--Oh Teresa, Teresa, che linguaggio tenete?... C'è dunque di peggio?... Siete stata... sua?
Prima ch'egli potesse meravigliarsi seco medesimo d'aver tanto osato, ella, a voce bassa ma ferma, aveva risposto:--Sì.
La brutalità dell'inchiesta non l'aveva offesa. Quasi avrebbe ringraziato Vergalli d'aver trovato la formula che consentiva a lei di liberarsi con un monosillabo solo dal peso intollerabile che l'opprimeva.
Egli represse un gemito e dovette tenersi forte al piano della seggiola. Era come se avesse ricevuto una mazzata sul capo.
Due volte si provò a parlare e non gli venne fatto di articolare una sillaba. Due volte cercò i cari occhi fissi ostinatamente al suolo. Alla fine si alzò lento lento, prese il cappello che aveva deposto sopra un mobile e barcollando si avviò verso l'uscio.
--Ve ne andate?--ella susurrò ansiosamente.
Egli accennò di sì.
--E tornerete... Quando?
--Non so... Probabilmente riparto.
--Ripartite?
--Che devo fare?
--Non senz'avermi risalutata, spero... Arrivederci, Mario.
--Addio.
Ella fu a un punto di balzar dalla sedia, di corrergli dietro, di richiamarlo; ma le forze la tradirono. Non potè che esclamare:--Dio mio, Dio mio!
Vergalli era ormai fuori della stanza, scendeva come un ebbro la scala, non poteva udirla.
XIX.
Aveva disceso come un ebbro la scala, come un ebbro aveva percorso la strada fino a casa sua; s'era chiuso nel suo studio dicendo al servitore:
--Badate che non ci sono per nessuno.
Ah quel _sì_, quel _sì_ della Teresa gli sonava dentro come un rintocco d'agonia, agitava nel suo animo un tumulto di sensazioni affannose che lo straziavano a gara. Vi sono malattie che portano lo sfacelo del corpo; così vi sono dolori che portano lo sfacelo dell'anima; non c'è parte che non ne resti ferita. Il conte Mario era colpito nel suo amore, nella sua fede, nel suo culto, nella sua vanità, nel suo orgoglio; tutto ciò che gli era più caro e più sacro, tutto quel breve monosillabo aveva scosso dalle fondamenta. Quella donna egli l'aveva adorata dal dì che l'aveva vista; l'aveva rispettata prima come moglie d'un amico, poi, quand'era rimasta vedova, le aveva offerto il suo nome e la sua fortuna; e poich'ella, aliena dal riprender marito, non aveva accolto le sue proposte, egli, povero sciocco, s'era contentato di ciò ch'ella gli dava, un'affezione calma, tranquilla, un'affezione che non ricambia ma permette l'amore. Mai egli aveva tentato di rompere il loro tacito accordo; un giorno solo, singolare atto d'audacia, aveva osato sfiorarle con le labbra i capelli, e dopo averne arrossito come un bambino, ne aveva chiesto perdono come un colpevole. Non doveva bastargli di aspirar la fragranza di quel fiore gentile? Non doveva bastargli di esser l'intimo fra gli amici, poichè a nessuno era concesso di più? Non doveva consolarlo quel pensiero che il Petrarca esprime in versi soavissimi:
Presso era 'l tempo dov'amor si scontra Con castitate, ed agli amanti è dato Sedersi insieme e dir che loro incontra?
Ahi, troppo presto il suo desiderio l'aveva invecchiata! Ecco, il fiore gentile s'era lasciato cogliere! Un ignoto era giunto, un adolescente quasi un fanciullo, e aveva trionfato di quell'austera virtù. Nè ella celava, nè attenuava il suo fallo. Aveva appartenuto a quell'adolescente, a quel fanciullo. Vergalli si dibatteva nelle smanie della gelosia, una folla d'immagini impure gli passava rapidamente dinanzi. La vedeva, l'amica irreprensibile, immacolata, la vedeva in braccio del seduttore; le labbra pudiche, che a lui si erano negate sempre, vibravano sotto i baci del giovinetto, gli occhi dolci, ov'egli non aveva mai sorpreso una fiamma meno che onesta nuotavano nella voluttà, tutta l'armonia della bella persona era turbata da quel delirio dei sensi che ci par così ignobile quando non siamo noi a destarlo... E pensieri anche peggiori torturavano Mario Vergalli. Era quello il primo amante della Valdengo? O non ne aveva avuti degli altri?... Che altri l'avessero insidiata, quest'era certo, ed egli si ricordava di qualcheduno che le aveva fatto una corte assidua, insistente... Ma se gli erano sorti dei dubbi, la Teresa li aveva dissipati così presto! Ed era tanta la fiducia ch'ella riusciva a inspirargli ch'egli non tardava a pentirsi de' suoi sospetti oltraggiosi... E dire che fors'ella mentiva, che forse co' suoi cicisbei si prendeva giuoco di lui, credulo e ingenuo! Vergalli rievocava i nomi e le figure di coloro la cui presenza in casa della Teresa gli aveva dato più ombra. Un tempo era stato Venosti Flavi, lo zio, col suo ghiribizzo di sposarla. Ella ne aveva riso con Mario.--Non isposo voi che mi siete caro e che stimo; vorreste che sposassi mio zio, col quale siamo agli antipodi in tutto?--Dopo s'era atteggiato a pretendente un forestiero, un tedesco, di modi eletti, di rara cultura; a questo era successo un comandante di marina, capitano di fregata, un bell'uomo, parlatore facondo, noto per una giovinezza avventurosa; e anche questo, scapolo impenitente, aveva dichiarato d'esser pronto a convertirsi al matrimonio per amore della simpatica vedovella. Ed ella aveva respinto lui, aveva respinto il tedesco, aveva respinto un pittore di grido, ripetendo sempre a Vergalli:--Non abbiate paura; se mi rimaritassi, sareste voi il prescelto.--E infatti tutti si dileguavano; egli solo le restava vicino come un cane fedele... E adesso un'idea orribile gli si affacciava alla mente sconvolta. Quei galanti, quei vagheggini s'erano dileguati per scoraggiamento o per sazietà? Ella che non li aveva voluti per mariti, aveva accondisceso ad averli per amanti?... Ma a questo punto l'eccesso dell'ingiuria provocò in lui un principio di reazione. O come mai la donna ideale poteva, nella sua fantasia insozzata, trasformarsi in una volgare Messalina? Ella, che oggi era così pronta alla confessione d'un fallo, avrebbe per anni ed anni coperto le sue sregolatezze con la maschera dell'ipocrisia? Ella che oggi portava in viso i segni della vergogna e del rimorso avrebbe saputo in passato serbarsi imperterrita, serena, ridente, come chi non ha neppur peccati di desiderio? E nessuno avrebbe scoperto nulla, nessuno dei felici avrebbe parlato, nessuno fra i tanti ricercatori di scandali avrebbe colto un indizio, slanciato un'accusa?... No, no, il sospetto era turpe ed assurdo. Prima che la cieca fatalità spingesse sulla sua via quell'ufficialetto, quel Guido di Reana, la Teresa non aveva fallito mai; ell'era veramente la creatura nobile ed alta che Mario Vergalli aveva posta in cima de' suoi pensieri, e per amor della quale egli aveva rinunciato alle attrattive della società, alle distrazioni della galanteria, alle gioie della famiglia, a tutto tranne al suo viaggio annuale... Oh se avesse rinunciato anche a quello!... Se l'estate scorsa, anzichè girar per l'Europa, fosse rimasto a Venezia, a consigliarla, a difenderla!... Guido di Reana avrebbe probabilmente avuto la sorte degli altri corteggiatori, ed egli, Vergalli, non avrebbe perduta, irremissibilmente perduta, la sua impareggiabile amica.
Gli occhi di lui si fissavano sopra una fotografia della Valdengo ch'egli teneva sempre sul suo tavolino. Era una fotografia di due anni addietro, e negl'intendimenti della Teresa doveva esser l'ultima ch'ella si sarebbe fatta fare prima d'avere i capelli bianchi... Invece, in ottobre, cedendo alle istanze di Guido, era tornata dal fotografo... ma, questo, Vergalli non lo sapeva. Il ritratto che egli aveva davanti a sè non gli era mai parso così bello... Oh la fronte limpida e onesta! Oh la bocca incantevole e sorridente in cui si maritavano insieme arguzia e bontà!... Dunque d'ora innanzi quella bocca, quella fronte, quello sguardo, egli doveva contentarsi di vederli così, nella fredda effigie fotografica; mai più li avrebbe visti rischiarati dalla luce interiore dell'anima, mai più avrebbe udito la cara voce soave... Se pure gli avvenimenti irreparabili non avessero alzato una barriera fra lui e la Teresa, se pur egli avesse potuto impor silenzio al suo risentimento, al suo orgoglio, alla sua dignità, come osar di comparirle dinanzi dopo averla lasciata in sì brusca maniera, senza attendere, senza chiedere una spiegazione?... S'egli avesse atteso, se avesse chiesto, chi sa che cosa ella gli avrebbe detto?... Perchè ella forse non era che una vittima, vittima di qualche violenza o di qualche insidia, e a lui non toccava di condannarla ma di vendicarla... Vendicarla? E come? Doveva correr sulle traccie di quel don Giovanni minuscolo viaggiante nei mari d'Oriente? O spedirgli fino in China o nel Giappone un cartello di sfida? Follie! Con che titolo si sarebbe fatto paladino della Valdengo?... Ma sapere almeno, sapere i particolari del triste dramma!... Certo sol che avesse voluto sobbillare la servitù gli sarebbe stato facile raccogliere una larga messe d'informazioni... Figuriamoci se una cameriera, se una cuoca non s'accorge delle tresche della padrona!... Ma questo mezzo ripugnava troppo a Vergalli... E con disgusto anche maggiore egli pensava alle allusioni velate dei falsi amici, ai pettegolezzi del club, ai conforti ipocriti che gli sarebbe toccato subire... Ah no! Mille volte meglio lasciar Venezia per sempre, andar lontano... Ma dove?... C'era un posto al mondo ove il suo dolore non l'avrebbe seguito?
Si picchiò all'uscio.
--Chi è?--gridò irosamente Vergalli.--Non ricevo nessuno.
--Ero io--rispose il domestico senza entrare.--Venivo a sentire se vuole il lume, se debbo rifonder legna nella stufa... e se pranza a casa... perchè... non c'è nulla.
Il conte Mario si ricordò allora soltanto che dopo il caffè della mattina non aveva preso neppure un bicchier d'acqua, allora soltanto avvertì che la stanza era quasi buia e quasi fredda.
--Pranzerò fuori--egli disse.--Accendete una candela nella mia camera.
Per solito il primo giorno ch'egli tornava da un viaggio, se la Teresa era a Venezia, egli desinava da lei; oggi egli cercò un _restaurant_ di secondo ordine, e sedette a una tavola in disparte. Non aveva fame, ma era sfinito, e si sforzò di mangiar un boccone e di ingoiare un bicchiere di vino.
Pagato il conto, uscì senza uno scopo, senza una meta, deciso soltanto a evitar le vie frequentate, a non metter piede in piazza San Marco ove si sarebbe imbattuto in qualche conoscente.
Ma la precauzione gli giovò poco, che all'angolo d'una _calle_ sentì mettersi una mano sulla spalla e chiamarsi a nome:
--Vergalli, o Vergalli!
XX.
Era Venosti Flavi. Non erano amici, tutt'altro; non avevano forse un'idea, un'opinione comune; ma si vedevano spesso al club, s'incontravano di tratto in tratto dalla Valdengo, e mantenevano fra loro quelle relazioni di buona società che possono assumere perfino le apparenze d'una cordiale dimestichezza. Convien aggiungere che il barone Amedeo, dopo che gli era passato lo strano ghiribizzo di sposar la nipote, aveva espresso il parere ch'ella dovesse almeno accettar l'offerta di Mario Vergalli. Egli non capiva che gusto ci trovasse la Teresa a tenersi attorno quell'adoratore platonico invece di farsene un marito che le avrebbe dato una posizione nel mondo.
È vero che non capiva nemmeno il gusto che aveva Vergalli a _filare il sentimento_... alla sua tenera età.
Comunque sia, quella sera il conte Mario dissimulò a fatica la noia che gli recava l'incontro.
L'altro non se ne diede per inteso.
--Bene arrivato--disse.
--Grazie.
--E... da quando?
--Da stamattina all'alba.
--È vero... Da stamattina...
--Lo sapevate?
--Sì.
--Come?
--Vengo da casa di mia nipote--soggiunse il barone.
--Ah!--fece Vergalli imporporandosi in viso.
--È molto deperita--riprese Venosti Flavi.
--Sì... forse...--balbettò il conte.
E si ricordò che al primo momento era parsa tanto deperita anche a lui, si ricordò che l'aveva supplicata di chiamare un medico. Poi non aveva insistito, assorto com'era nelle proprie sofferenze, nel proprio dolore.
Venosti continuò:
--A me non dà retta. Ma io le dissi: Ti persuaderà Vergalli a curarti... Sapete quel che mi ha risposto?... «Oh, Vergalli riparte. Non lo vedrò più...» È possibile?
--Non capisco perchè dica questo--borbottò Mario con manifesto imbarazzo.
--È assurdo, non è vero? Perchè, fra vecchi amici, se pur vi sono dei malintesi...
Mario Vergalli era sulle spine. Il barone parlava per conto proprio, o per incarico della Teresa? E come mai la Teresa si sarebbe confidata a un parente del quale non aveva nessuna stima, avrebbe scelto lui a intermediario d'una riconciliazione col suo amico più caro?... A ogni modo, poichè Venosti Flavi parlava del solo argomento che potesse interessare Vergalli, questi stava tutt'orecchi a sentirlo.
--Quella benedetta donna--proseguì l'amorevole zio--ha qualità eccezionali di cuore e d'ingegno, ma talvolta è aspra, tagliente...
--Non mi sembra--ribattè Mario, già disposto a difenderla.