Il fallo d'una donna onesta

Part 5

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Ella non partiva già per un desiderio intenso che avesse di goder la campagna; nè quella era più la stagione propizia, nè le condizioni dell'animo suo erano tali da goderne; non partiva neanche con l'idea d'avere una maggiore libertà; chè anzi, in quel periodo dell'anno, coi villeggianti che c'erano tuttora, le sarebbe stato difficile esimersi dal veder qualcheduno; partiva per mutar luoghi e abitudini, per mettere un intervallo di pochi giorni fra la sua vita turbinosa delle ultime settimane e la vita quieta, onesta, raccolta ch'ella sperava ricominciare più tardi. Ora, nemmeno volendo, avrebbe potuto. La sua disgraziata intimità con Guido di Reana, pur non togliendole mai la netta visione dell'abisso in cui ella precipitava, l'aveva assorbita tutta quanta, e il suo tempo era stato diviso fra il desiderare o temere il suo amante, il maledire al destino che lo aveva posto sulla sua via, e il meravigliarsi dolorosamente della propria debolezza. E adesso, prima ancora di provarvisi, ella sentiva che avrebbe fatto opera vana a tentar di riprender le sue letture, la sua musica, i suoi ricami al punto in cui li aveva interrotti. Meglio occuparsi de' suoi fiori, delle sue galline, de' pesci d'oro che guizzavano nel laghetto della sua villa... Sì, sì, meglio recarsi a Mogliano, anche a costo di dover ricevere e ricambiare una mezza dozzina di visite uggiose.

Di questa sua tarda andata in campagna, la Teresa avvisò il giorno stesso Vergalli, senza però dirgliene le ragioni intime. Avrebbe passato alla villa un paio di settimane al massimo; sarebbe arrivata in città probabilmente prima di lui. E si faceva una festa all'idea di rivederlo e di sentirsi raccontare il suo viaggio. Dell'intonazione malinconica che c'era nella lettera dell'amico ella finse di non accorgersi; circa a di Reana, dopo aver molto studiato la frase, si limitò a dire ch'era partito. Risoluta ad un'ampia confessione quando Vergalli fosse a Venezia, aveva una ripugnanza invincibile a fermarsi per iscritto sullo scabroso argomento. Ond'ella, per solito così piena d'abbandono nella sua corrispondenza col conte Mario, fu questa volta breve e guardinga, e n'ebbe dispetto per sè e dolore per lui. Ma non c'era modo di fare altrimenti.

La giornata le trascorse più rapida ch'ella non avesse creduto. Prima di pranzo venne a trovarla, in compagnia con la madre, una ragazza di ristrette fortune a cui ella pagava le lezioni di pianoforte di un professore di grido affinchè potesse svolgere le sue rare attitudini musicali.

Sempre cortese, specie con gli umili, ella accolse benissimo le due donne.

--Quanto tempo che non vi vedo!

--Ma...--rispose un po' impacciata la madre--veramente... eravamo state ancora... Lei non c'era... Non glielo hanno riferito?

--Sì, sì... mi ricordo... Potevate ripassare.

--Si temeva di disturbare--soggiunse l'altra. E si morse il labbro, pentita d'aver detto troppo.

La Teresa arrossì lievemente e si rivolse alla ragazza:--Dunque, Marcella, come va questa musica?

--Così... Il professore non è scontento..

La mamma, loquace, inframmettente, giudicò eccessiva la modestia della figliuola.

--Eh via, con la signora alla quale si deve tanto non c'è ragione di nasconder la verità... Arcicontento è il professore...

--Davvero?... Ma brava!

--Sicuro... E spera che la Marcella possa prodursi quest'inverno in uno dei concerti del Liceo.

--Verremo a batterti le mani--esclamò la Valdengo.

--Oh... signora...--balbettò la Marcella colorandosi in viso.--Non so mica se avrò il coraggio di espormi al pubblico.

--Bisogna provare--insistè la madre.

--Già--soggiunse la Teresa.--E cosa studi adesso, cara?

--Bach, Beethoven...

--Brava!... Quando sarò tornata dalla campagna... vado in campagna domani per pochi giorni... verrai qui qualche sera, mi farai sentire i tuoi progressi.

--Grazie--disse la giovinetta i cui occhi luccicavano per la contentezza.

--Eh, se non c'era lei!--riprese la madre profondendosi in espressioni di riconoscenza.

--Zitta, zitta--interruppe la Teresa.--È stato un gran piacere per me il secondar le inclinazioni della Marcella, e poichè ella riesce così bene io son compensata ad usura del poco che ho fatto.

Un'altra visita ricevette la Teresa quella sera mentr'era ancora a tavola, la visita di un altro beneficato suo, un giovine studente di matematica, poverissimo, ch'ella e Vergalli mantenevano all'Università. Egli veniva a salutarla prima d'andare a Padova e le portava in dono una sua memoria di geometria superiore _sugli spazi a quattro dimensioni_, pubblicata negli Atti dell'Istituto Veneto.

La Valdengo sorrise.

--È arabo per me... E c'è anche la dedica?

--È il primo lavoro che stampo... Dovevo offrirglielo... Lo accetta?

--Ma figurati... Lo accetto con gratitudine e con quella deferenza umile che si ha per le cose che non si capiscono... Ma perchè stai ritto?... Accomodati, via.

Massimo Scilla (era il nome del giovine) sedette timidamente sull'orlo di un divano, nell'ombra, in fondo alla stanza.

--Non laggiù... ti vedo appena... Qui, accanto alla tavola, su quella sedia.

Massimo ubbidì. Era goffo, impacciato, di persona esile, di lineamenti irregolari; solo gli occhi piccoli e neri brillavano a tratti d'una luce intensa.

La Teresa lo inanimiva a parlare.

--E a casa tua... che novità?

--Nessuna... Il babbo sempre infermo... la mamma lavora... lavora...

--E le tue sorelline?

--La grande è in pratica presso una sarta; la mezzana farà gli esami di telegrafista; le due piccole frequentano la scuola...

--E tu studi giorno e notte, senza una distrazione al mondo?

--Oh lo studio mi diverte... Do anche delle ripetizioni... Guai se non aiutassi la famiglia...

--Sei così giovine!

--Non tanto... Si ricorderà forse che da ragazzo ero malato ogni momento... Ho perduto del tempo per questo... Oh ce ne sono di assai più giovani di me nella mia classe.

--Ma quanti anni hai?

--Ventidue.

--E ti manca molto a finire?

--Prenderò la laurea nell'autunno prossimo.

--Vedi che non hai rimorsi... E poi concorrerai a una cattedra...

--Il meglio sarebbe avere un posto d'assistente all'Università... Riesce allora più facile di entrar nell'insegnamento superiore... Ma... bisognerà invece contentarsi d'insegnare in un ginnasio o in una scuola tecnica... chi sa dove... Se fosse in una grande città, pazienza; lì ci sono i mezzi da studiare...

Discorrendo di studi, Massimo Scilla si riscaldava, diventava eloquente...

--Ha ventidue anni--pensava la Teresa--l'età di Guido di Reana. E sembra quasi un fanciullo, e lo tratto come un fanciullo, e gli do del _tu_, ed egli mi parla come parlerebbe a sua madre, e non gli vien neanche l'idea di poter parlarmi altrimenti... Che sorriso beffardo avrebbe Guido sul labbro se fosse qui adesso, se vedesse Scilla seduto al posto ch'egli occupava iersera; con che aria di superiorità guarderebbe lo studentino povero, brutto, inelegante, condannato a lottare per vivere; egli per cui la vita è una festa, egli bello, e nobile, e ricco! Eppure, chi dei due vale di più? Chi ha maggior probabilità che il suo nome sia rammentato un giorno con riverenza e con simpatia?

Massimo Scilla si alzò per accommiatarsi. Ma prima chiese alla Teresa l'indirizzo del conte Mario.

--Per una settimana all'Aia, ferma in posta--ella rispose.--Vuoi spedirgli la tua memoria?

--Appunto.

--Gli farai un piacere... Egli s'interessa a te...

--È così buono.

--Molto buono... E lui la capisce la matematica?

--Altro che capirla!... Capisce tutto.

--Non c'è dubbio, è un brav'uomo--soggiunse la Valdengo.--Addio dunque, Massimo. E arrivederci... Non far così il prezioso... torna presto... Fra qualche settimana sarà a Venezia anche il conte... Spesso è da me la sera... Tu già non sei mica a Padova sempre...

--La festa son qui... per la mamma.

--E poi ci son tante vacanze!... Siamo intesi allora. Arrivederci...

Gli stese la mano ch'egli baciò.

Rimasta sola, ell'accarezzò per un istante la speranza di obliare e di far obliare il suo fallo circondandosi di creature semplici e buone che accettassero i suoi benefizi.

XII.

Pioveva fitto, ciò ch'ebbe almeno il vantaggio che alla stazione di Mogliano, quando la Teresa Valdengo arrivò, non vi fossero i soliti oziosi i quali in autunno assistono al passaggio dei treni. Solo il capo stazione, aiutandola a scendere, le manifestò il dispiacere ch'ella giungesse con un tempo simile. Era stato sino allora un ottobre splendido, una primavera.

Se lo ricordava la Teresa lo splendore di quelle giornate che avevano sorriso alla sua follia. E mentre l'acqua flagellava il finestrino della carrozza che la conduceva alla villa ella pensava che non erano trascorse quarantott'ore da quando sotto un cielo luminoso ella solcava in gondola la laguna insieme a Guido... Anch'egli adesso, perduto nel mare immenso, avrebbe visto il cielo grigio e sentito la pioggia fredda ed uggiosa; anch'egli sarebbe tornato indietro col pensiero... Oh, egli viaggiava verso il mezzodì, viaggiava verso il sole... E poi... egli saliva l'arco della vita... Per lei, per lei non ci sarebbe stato più sole.

Nonostante il tempo, ella volle, avviluppata nel suo impermeabile, far subito un giro in giardino. Andrea, il giardiniere, l'accompagnava desolato.--Almeno fosse stata qui ieri!--egli le diceva.--Era nuvolo, qualche goccia cadeva di tanto in tanto, ma non s'erano aperte le cateratte; gli alberi avevano tutte le loro foglie; quel gelsomino lì era tutto fiorito, quelle aiole eran piene di rose... Fortuna che sin dall'altro dì si sono messe al coperto le piante di limoni!

--E l'orto?--chiese la signora.

--Oh, l'orto non patisce.

--Andiamo a vedere.

--Non la consiglio, perchè affonderebbe a mezza gamba.

Ma l'ortolano, Piero, che lavorava sotto la pioggia, appena udì la voce della padrona, le corse incontro col berretto in mano e l'invitò ad ammirare i sedani tirolesi ch'erano stati seminati quell'anno e ch'erano riusciti di là dall'aspettazione.

Egli non si lagnava della pioggia. Il suo orto ne aveva bisogno. Da ieri a oggi c'era una differenza! E mostrava con tenerezza i cavoli immensi, lustri sotto l'acqua, e le carote, e i ravanelli, e le radici bianche e rosse che facevano pompa dei loro colori e sfidavano allegramente la bufera.

La Teresa s'avanzava con circospezione.

--Badi, badi--ammoniva il giardiniere.

Piero si stringeva nelle spalle.--O che cosa sarà?

Di sotto un pergolato, sbucò, abbaiando festoso, Moro, il vecchio cane da guardia, che s'era ammansato con gli anni e ormai non si teneva più alla catena.

Con l'ombrello il giardiniere difendeva la signora dalle dimostrazioni troppo calorose di quella bestia fradicia e impillaccherata. Ma Moro, sfidando le busse, tornava all'assalto, fin che la Teresa n'ebbe compassione e disse:--Tanto mi devo mutare da capo a piedi.--Indi lisciò con la mano il pelo del povero animale che dopo quella carezza si tirò indietro da sè, tutto contento.

Venne poi il turno delle faraone, dei fagiani e degli altri bipedi da cortile, che vivevano in un loro speciale recinto, diviso in compartimenti minori e protetto da una rete metallica. C'erano i giovani nati negli ultimi mesi, ma c'erano pure gli anziani, che la Teresa aveva nutriti in primavera e che ora al noto richiamo uscivano dalle loro casette di pietre o di legno e si accostavano alla rete di ferro allungando il collo e girando intorno i tardi occhi incantati.

Benchè diguazzasse nella mota, la Teresa passò in giardino oltre un'ora, e fu l'ora più lieta delle giornata. Ben altra tristezza l'invase nel suo salottino, davanti al caminetto acceso, mentre la luce si faceva sempre più scarsa e di là dalle portiere la pioggia insistente cadeva, rimbalzando; sul selciato del marciapiede.... Due volte prese un libro, due volte lo rinchiuse svogliata sulle ginocchia... E si pentiva di aver lasciato la città... Poichè v'era rimasta tanto, poteva ben rassegnarsi a rimanervi anche per quello scorcio d'autunno. Non doveva a ogni modo mettersi in viaggio con un tempo simile... E come non aveva pensato a invitar qualcheduno che le tenesse compagnia? Mai, dalla morte di suo marito in poi, mai non era stata così sola in villa. Ella passò in rassegna rapidamente le amiche, le parenti a cui avrebbe potuto scrivere... Due figliuole d'una sua cugina di Vicenza s'erano sposate da pochi mesi ed erano andate ad abitare lontano... Un'altra discepola, ch'era caduta in basso stato dopo un matrimonio infelice e vegetava tristamente in un paesetto del Polesine, era cagionevole di salute, e aveva la cattiva abitudine di ammalarsi di bronchite ogni anno ai primi freddi; a chiamarla adesso c'era il pericolo di vederla infermare in casa... Di qualche altra si sapeva che in quella stagione avanzata non sarebbe venuta... E in fine, riflettendoci, dal momento che la Teresa voleva rimaner pochi giorni soltanto, era inutile aver ospiti. A non averne, c'era il vantaggio di poter a proprio talento prendere il treno di ritorno. E così realmente ella decise di fare se il domani era pari all'oggi.

La sera capitarono il medico, il segretario comunale, l'organista, che suonava abbastanza bene il pianoforte e col quale ella ripassava talvolta un po' di musica. Esprimevano tutti il rammarico ch'ell'avesse tardato così a lungo a venire, perdendo un seguito di belle giornate come non se n'erano viste da un pezzo. E mancando lei era mancato molto al paese.... Sì, la sua casa era il luogo di riunione preferito dei villeggianti; vi si era ricevuti con tanta cordialità; si facevano alle volte quattro salti in famiglia... oh, ell'avrebbe sentito domani le querimonie della Gebaldi, della d'Antoni, della Miliotti per non aver potuto ballare in quell'anno in causa dell'assenza della signora contessa.... Come se la prendevano con quei malaugurati ristauri della villa!

Alla Teresa, ch'era naturalmente in sospetto, pareva che nel linguaggio de' suoi interlocutori vi fossero dei sottintesi, delle reticenze: le pareva che le loro labbra si atteggiassero a un sorriso malizioso, quasi a dire:--Lo sappiamo che i ristauri non erano che una scusa, lo sappiamo per quali ragioni vi siete trattenuta a Venezia.

E invero, non era da presumersi che in un centro di villeggianti, ove le disposizioni al pettegolezzo sono alimentate dall'ozio, non si fossero ricamati dei commenti allegri sulla sua intimità con l'ufficialetto di marina... Purtroppo ella non aveva diritto di esigere che la si trattasse meglio delle donne le quali avevano o si supponeva avessero un'avventura galante.

--Del resto, la trovo bene, proprio bene--ripeteva Sauri, il medico, valendosi dei suoi titoli professionali per fissarla con maggiore intensità.--È guarita della sua insonnia?

--No, di quella non guarisco mai!

--Non prende più il cloralio?

--Qualche volta--ella rispose brevemente. E cercò di sviare il discorso, domandando conto dell'esito della fiera di beneficenza che s'era tenuta ai primi d'ottobre, e per la quale, fra parentesi, ell'aveva spedito da Venezia alcuni bellissimi regali.

Il segretario tentennò il capo. Erano anni cattivi. Tutte le borse erano asciutte. A eccezione di lei, che, pur da lontano, aveva trattato da pari sua, nessun altro s'era mostrato generoso. Già bisognava esser giusti. Ogni giorno ce n'era una di nuova. E come se non bastassero le disgrazie nostre, c'eran quelle degli altri. La fame in Sicilia, i terremoti in Calabria, eccetera, eccetera. La gente non ne poteva più.

Indi il segretario assurse a considerazioni d'alta politica; biasimò i metodi di governo, l'accentramento amministrativo, l'espansione coloniale, le spese per l'esercito e per la marina, e dichiarò che dal 1870 in poi s'era sbagliato strada, e che per rimetter le cose in carreggiata ci volevano uomini nuovi. Non lo disse, ma lasciò intendere che uno di quegli uomini nuovi sarebbe stato lui.

La dotta dissertazione fu interrotta dall'arrivo del marsala e dei biscottini, dopodichè i tre visitatori se ne andarono promettendo di tornar quanto prima. Nell'uscire si scambiarono le loro impressioni.

--È distratta.

--Non è più quella d'una volta.

--Non ci ha nemmeno invitati a pranzo.

--E sì ch'essendo così sola!...

--_Soletta in compagnia de' suoi pensieri_!--borbottò il medico che aveva le sue pretensioni letterarie.

E aggiunse una sguaiataggine che fece rider i compagni.

--To', non piove più--osservò l'organista chiudendo l'ombrello e guardando in alto.

--E lassù c'è qualche stella--disse il segretario comunale.--Sta a vedere che torna il bel tempo.

XIII.

Infatti il dì appresso brillava il sole, tanto più gradito inquantochè ricorreva la festa d'Ognissanti e molta gente era arrivata dalla città. Alle undici c'era folla alla stazione per aspettarvi la corsa; alle undici e un quarto un gran movimento nel piazzale davanti alla chiesa. Era l'ora della _messa dei signori_, e le famiglie dei villeggianti andavano a far le loro divozioni _in pompa magna_, portate dagli equipaggi di lusso, coi cavalli riccamente bardati, il cocchiere in livrea, e sullo sportello della carrozza una corona nobiliare o un monogramma dorato che visto da lontano poteva parere uno stemma.

La Teresa Valdengo non comparve nè alla stazione, nè in chiesa; ma ci guadagnò poco, perchè i curiosi sentirono il dovere di venir di persona a porgerle i loro omaggi, e si riversarono nella villa. Erano sedicenti amici, erano semplici conoscenti, erano estranei che i conoscenti si tiravano dietro, affidati dalla gentilezza della signora e dalla libertà campestre. Così, agli altri gusti, si aggiungeva quello di subir la presentazione d'uomini e donne che non si sarebbero forse incontrati più e con cui non si sapeva di che cosa discorrere. Soltanto alle cinque i cancelli della villa si chiusero dietro gli ultimi visitatori, e la Teresa esausta, sfinita, potè ritirarsi nella sua camera, ordinando alla servitù di dir quella sera ch'ell'era indisposta e che non riceveva nessuno... Ah, proprio aveva fatto una grande sciocchezza a muoversi da Venezia... Era proprio caduta in bocca al lupo. Figuriamoci se quella gente stupida non era capitata da lei con un secondo fine, come si va spesso a scrutare il viso e a contare i sospiri e le lacrime d'uno che abbia avuto una gran disgrazia. Era, per gli uni, il bisogno di vedere s'ella conservasse, anche dopo lo scappuccio, la sua aria sicura e disinvolta di donna onesta non mai insozzata dalla calunnia; era, per gli altri, quelli che non la conoscevano prima, il desiderio d'esaminare davvicino questa matura bellezza che aveva innamorato di sè un giovine di ventidue anni. E fra gli uomini ce n'erano senza dubbio di quelli che avevano la segreta speranza di raccoglier l'eredità del giovinetto e di consolar la bellezza matura.

Con la solita lucidità della sua mente, la Teresa Valdengo leggeva in quelle anime volgari, ne penetrava le curiosità basse e indiscrete, ne indovinava i calcoli abbietti. E le saliva una nausea a pensarvi. Senonchè, per un fenomeno singolare, quella che sarebbe dovuta esser soltanto una nausea morale, una ripugnanza dell'animo, assunse in lei, la sera medesima, i caratteri d'un malessere fisico. A tavola potè prendere appena qualche cucchiaiata di minestra; e fu costretta ad alzarsi per lo schifo ch'ella provava alla vista delle vivande, pei fortissimi crampi di stomaco ond'era assalita.

--Se vedesse com'è pallida--disse la Luisa, la cameriera.

--Oh, passerà.

--Desidera che si mandi a chiamare il dottore?

Ella protestò.

--Sei pazza? È cosa da nulla... Oggi ho avuto tutta quella gente, mi son stancata a discorrere, m'è venuto il mal di capo, e il mal di capo porta con sè i disturbi di stomaco.

Prese alcune goccie di laudano e si coricò presto. Nella notte non ebbe sofferenze gravi; pur non si sentiva bene; aveva la bocca cattiva, la salivazione abbondante, a due riprese si destò in sussulto dall'assopimento prodotto dall'oppio, e si mise a sedere sul letto per liberarsi dall'acqua che le montava alla gola. Ma che cos'aveva, Dio buono? che cos'aveva? Sul far del giorno le parve di star meglio e sperò di cedere a un sonno riparatore. Ma non dormiva da un quarto d'ora che già nella sua fisonomia stravolta apparivano i segni d'uno spasimo interno e tutta la sua persona rivelava lo sforzo di chi tenta scuoter di dosso un incubo affannoso.

--No, non è vero--ella diceva agitando le braccia--non è possibile. No... no.

Alla fine aperse gli occhi, si rizzò con mezza la persona puntellandosi sui gomiti, e si guardò attorno, bianca in viso più del suo lenzuolo, con un sudor freddo che le gocciolava giù per la fronte. Era nella camera, sola, nessun medico era accanto a lei, nessuna voce aveva pronunziato la sentenza ch'ell'aveva creduto d'udire... Ell'aveva sognato... Ma l'impressione del sogno non svaniva per questo... se di tutti i particolari, di tutte le circostanze esteriori che i sensi allucinati avevano finto a sè stessi non restava più nulla, restava il fatto persistente della sua inquietudine fisica di cui la Teresa non sapeva trovare una spiegazione plausibile... poichè non voleva accettar quella che il sogno le aveva suggerita.--No, no--ella ripeteva fra sè in preda a uno spavento senza nome--non è, non dev'essere.--Il suo labbro non osava dire:--_Non può essere_.--Pur troppo _poteva essere_... E se fosse?... Le si drizzavano i capelli in testa a pensarvi... Se fosse?... Sarebbe stata la sua condanna di morte, perch'ella non avrebbe sopravvissuto all'onta, allo scandalo.

Quando le parve di poter fermarsi senza terrore all'idea della morte (ella non s'indugiava a considerare nè il come nè il quando) la Teresa ebbe un po' di requie. Si alzò, rivide i conti della cuoca, uscì in giardino, diede da mangiare alle sue galline, si chinò a carezzar Moro venuto a stropicciarsele intorno al vestito, rispose amichevolmente ai saluti di Piero, di Andrea e del cocchiere, che in ozio tutti e tre, se la contavano al sole.

I sui dipendenti l'adoravano, ma non convien pretendere una gran discrezione dalla servitù, e prima ancora che la Teresa fosse a Mogliano il giardiniere, ch'era in buoni termini con la Luisa, aveva saputo che la padrona perdeva la testa dietro un ufficialetto di marina e ne aveva discorso alla villa. Non era dunque un argomento nuovo quello di cui s'intrattenevano adesso i tre oziosi.

--È stata poco bene iersera.

--Si vede.

--È molto patita.

--Il primo giorno pareva tutt'altra, ma da ieri in poi ha fatto un tal cambiamento!...

--È la passione... Si capisce, poverina!

--Chi se lo sarebbe immaginato? Lei ch'era la casta Susanna?

--Eh, vien l'ora topica per tutte quante:--notò il cocchiere da uomo d'esperienza.

--Sì, ma poteva sceglier meglio.

--Oh, per questo, è un gran bel pezzo di ragazzo.

--Uno che non tornerà più e che quando tornasse avrebbe ben altro pel capo...

--Si sa che non può sposarla... Ma neanche lei vuol saperne del matrimonio!... Se avesse voluto!

--C'è il conte Vergalli che sospira da tanti anni...

--Quello è un vecchio, e con un vecchio c'è poco gusto.

--Per me--disse il giardiniere che aveva una morale di manica larga--se fossi stato nei panni della signora, intanto sposavo il vecchio che ha un bel nome, ch'è ricco, ch'è innamorato cotto, e poi, se mi saltava l'estro, mi divertivo coi giovani.

Gli altri si misero a ridere.