Il fallo d'una donna onesta

Part 4

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Dal Molo i barcaiuoli gridavano:--Gondola, gondola?... _La gondole_!

IX.

--Vuoi?--disse Guido all'amica.

L'orologio della Torre suonò le cinque.

La Teresa accennò di sì col capo.--Per un'ora... Non più. Alle sei o sei e un quarto vorrei essere a casa.

--Comandano due remi?--chiese uno dei barcaiuoli, aiutandoli a montare.

L'ufficiale stava per rispondere affermativamente, ma la Teresa che, veneziana, intendeva meglio la voluttà della gondola, fu pronta a dire:--No, un remo solo.--E ordinò:--Nel canale della Giudecca.

--Brava!--esclamò Guido.--Così non vediamo il _Colombo_.

--E poi--ella soggiunse con un sorriso fuggevole--accompagniamo il sole.

L'accompagnarono per poco. Per poco la Teresa dovette con l'ombrellino difendersi dai raggi che venivano a batterle in viso; poi il disco luminoso si nascose dietro la linea dell'orizzonte, lasciando dietro di sè un rosso più intenso che digradava via via nel roseo, nell'arancio, nel bianco, nel verdognolo, nel violetto. L'acqua, piena di fosforescenze, beveva avidamente il gran chiarore diffuso; spinta da un braccio invisibile la gondola sembrava cullarsi in un mondo di sogni. Era uno di quei momenti in cui meglio si svela l'armonia del creato, in cui ogni luce ed ogni ombra, ogni suono ed ogni silenzio paiono cospirare ad un fine. E l'uomo sente i vincoli segreti che l'uniscono a tutte le cose, alle più umili come alle più superbe, alle inanimate come a quelle ove più visibilmente palpita e freme la vita.

Con la testa arrovesciata sulla spalliera del sedile di cuoio, con gli occhi socchiusi, la Teresa aspirava da tutti i pori la dolcezza ineffabile di quell'ora.

Guido le prese la mano.--Se si potesse addormentarsi e morire così!

Ella diede un sussulto. Mai egli non l'aveva indovinata come oggi. A questo appunto ella pensava: Se si potesse morire così!

--Tu hai l'avvenire dinanzi a te--ella disse.--Io, vedi, se potessi morire oggi...

--Cattiva!... E di me che sarebbe?

--Oh!--fec'ella. E soggiunse:--Non è lo stesso?

--Non lo dire.

E rinnovò la promessa di esserle fedele anche lontano, di esserle fedele sempre.

Ella tentennò il capo.--No, Guido... Voglio essere un soave ricordo per te, non una pesante catena.

--Ma io...

--Zitto... Non rompere l'incanto.

Quando furono davanti al Cotonificio, un vaporino che veniva da Fusina passò a breve distanza davanti a loro fischiando e sollevando un po' di maretta.

--Ecco, l'incanto è rotto--sospirò la Teresa. E girandosi con mezza la persona verso il gondoliere, disse:--Voltiamo.

--Che fretta hai?--chiese Guido.

--È tardi--ella rispose.

In fatti scendeva il crepuscolo smorzando le tinte, raddolcendo le linee. All'Oriente, rossa ancora degli ultimi riflessi del sole, appariva la luna. Per diminuir la forza della corrente contraria, il barcaiuolo piegò alquanto verso sinistra, avvicinandosi di più alle Zattere. La gondola rasentava i legni ancorati lungo la banchina, piccoli legni per la massima parte di bandiera austriaca, provenienti dalla Dalmazia e dall'Istria. Qua e là un cane, correndo lungo la coperta del bastimento e sporgendosi dalla murata, abbaiava ringhioso, qua e là s'issava sull'antenna il fanale, e il lumicino appena visibile in quell'ora dubbia tra il giorno e la sera, alzandosi in silenzio lungo il canape, dava l'idea di una di quelle fiammelle con cui l'arte ingenua del medio evo raffigurava le anime del Purgatorio.

Una foglia si staccò dalla rosa che la Teresa teneva sul petto e venne a posarsele sul dorso della mano.

--Ah!--diss'ella tirando indietro la mano con un moto istintivo.--Credevo fosse un insetto.

E soffiò via il petalo disperso.

--Anche la mia rosa si sfoglia--notò tristamente Guido.

Chinando il capo ella mormorò:--È così la vita.

Tacquero entrambi.

Di Reana ruppe primo il silenzio.--Dunque ti decidi ad andar dalla mia mamma a Napoli?

Ella fece segno di no.

--Perchè?

--Ho bisogno di quiete, amico mio. Passerò qualche giorno nella mia villa. Il giardiniere mi scrive che i lavori sono quasi terminati.

--Mi sarebbe così caro saperti ospite nostra--riprese Guido.--Ti farebbero tanta festa... non solo la mamma, che ti vuol bene da un pezzo, ma le mie sorelle, i miei fratelli che non ti conoscono...

Ecco, adesso, senza volerlo, egli feriva i suoi sentimenti più intimi. Come non capiva che, dopo quanto era avvenuto, la Teresa si sarebbe trovata a disagio nella casa di lui? Che se avesse tradito il suo segreto sarebbe stata un'impudente, se l'avesse dissimulato sarebbe stata un'ipocrita?

--Scriverò io alla tua mamma, domani o dopo domani--ella soggiunse. E mutò discorso.

La gondola era sboccata nel bacino di San Marco.

--Al Molo--ordinò la Teresa.

E discesero al Molo, dalla parte del ponte della Paglia.

Di Reana, smontato pel primo, pagò il barcaiuolo e offerse la mano alla Valdengo, che sfiorandola appena con la punta delle dita saltò a terra con una mossa svelta ed elegante.

--A fra poco--diss'ella tendendogli la destra.

Egli fece un gesto di meraviglia.--Come? Non vengo da te?

--Verrai--ella rispose--di qui a un'ora, di qui a tre quarti d'ora... Ho da dar parecchi ordini, anche pel nostro pranzo... Non vedendo capitar più la padrona chi sa la mia cuoca quel che avrà fatto?... Anche tu dovrai sbrigare qualche faccenda... Arrivederci, alle sette o sette un quarto al più tardi.

E si diresse verso il ponte della Paglia.

Evidentemente ella non voleva essere accompagnata ed egli dovette ubbidire. Del resto, la Teresa aveva ragione; anch'egli aveva qualche coserella da sbrigare. S'avviò quindi dalla parte opposta con l'idea di traversar la Piazza e salire un momento al suo alloggio. All'angolo del Palazzo ducale si pentì. Perchè la Teresa aveva voluto rimaner sola?... Con un impeto irriflessivo ritornò sui suoi passi, corse fino al ponte. Senonchè, sul punto di mettere il piede sul primo scalino, ebbe vergogna di sè... Come? Quella donna aveva immolato a lui la sua riputazione, la sua dignità, la sua pace, ed egli, egli che partiva domani, egli che l'avrebbe dimenticata (poichè adesso sentiva che l'avrebbe dimenticata), osava insozzarla de' suoi sospetti, osava spiarla?... Oh, miserabile!

Rifece in fretta il cammino, andò effettivamente a casa sua, ove Gaetano, il fido marinaio, aveva finito allora di rimettere in ordine le stanze. La roba dell'ufficiale era stata portata a bordo sin dalla mattina; le stoviglie, il cristallame, le posate che avevano servito alla colazione erano state riconsegnate alla padrona con cui di Reana aveva liquidato anticipatamente i suoi conti. Tuttavia la padrona, la signora Felicita, che abitava al secondo piano, scese col lume per prendere le chiavi e dare un altro saluto al suo inquilino.

--Buon viaggio, signor tenente... E se torna a Venezia si ricordi di questa casa...

--Grazie... Non dubiti.

Nel richiuder per l'ultima volta la porta di strada, Guido di Reana si stupì di non provar un'emozione più forte. E lungo la via che pure per l'ultima volta lo conduceva dalla Teresa Valdengo, egli non poteva a meno di chiedere a sè stesso se fosse veramente quello di poco fa. Aveva i sensi tranquilli, lo spirito calmo; non avvertiva i segni precursori di nessuna tempesta all'idea della separazione imminente. Alla Teresa pensava con benevolenza affettuosa, con gratitudine anche; ma nulla più. Non lo turbava il rimorso; perchè doveva averne? Aveva forse sedotto una fanciulla inesperta? E di fronte al dolore ch'egli recava oggi a quella donna partendo non le aveva forse dato qualche dolcezza? Non l'aveva inebbriata di voluttà? Non aveva fatto rifiorire per poco la sua gioventù?... E poi, ell'era tanta ragionevole. Non s'era mai illusa sulla durata della loro relazione, nemmeno quando s'illudeva lui... Che differenza dall'_altra_! L'altra era una mala femmina, non paragonabile a questa; ma che affar serio era stato per lui lo staccarsene! Quante minacce, quante preghiere, quante lacrime! È vero che poi s'era quetata.... a forza di danaro; ma Guido di Reana rammentava i gran brutti momenti passati sotto l'incubo di uno sproposito, di una disgrazia... Ed egli stesso doveva convenire che l'addio supremo gli era costato molto più di quello che non fosse per costargli l'addio di questa sera.

X.

La Teresa s'era mutata vestito. Allorchè Guido entrò nel suo salottino ella indossava un abito color avana ch'egli non le aveva ancora visto.

--Fa fresco stasera--ella disse.

--Ti pare?

--Fors'è un'impressione mia... O forse avrò preso freddo in gondola.

--Ti senti poco bene?--egli domandò con sollecitudine.

--No... Ho tirato fuori la roba più pesante, ecco tutto.... Siamo alla fine d'ottobre.

La cameriera venne ad annunziare che la minestra era scodellata.

--Andiamo--disse la Teresa. E prese il braccio del suo commensale.

Guido di Reana aveva desinato altre volte in casa Valdengo; una volta in compagnia del barone Venosti e del pittore Massimi; un'altra volta con un tenente di vascello, poi imbarcato sopra una torpediniera, e con la moglie di questi, una milanese che la Teresa aveva conosciuta ai bagni.

Tranne quella mattina a colazione, soli soletti a tavola non erano stati mai. Ora l'intimità era tolta dalla presenza della servitù, e la Teresa e Guido parlavano di cose indifferenti, dandosi del _lei_. Egli però, col suo appetito di ventidue anni, faceva grande onore al pranzo squisito; ella mangiava pochissimo guardando di tratto in tratto con una gravità malinconica il bello e fatale giovinetto ch'era passato come un turbine nella sua quieta esistenza... Ecco, egli era venuto e partiva; il dramma era giunto all'ultima scena. No, nemmeno potendo, ella non avrebbe voluto ritardar la catastrofe. Ch'egli partisse, ch'egli partisse! Forse, partito lui, ella avrebbe trovato la cara sua pace... Non l'amava dunque più? Poche ore addietro l'aveva tenuto fra le sue braccia, e adesso non l'amava più, e le pareva che lo avrebbe lasciato andar via senza lacrime.... Era possibile?... Con desiderio ardente, con tenerezza profonda il suo pensiero correva all'amico lontano, al vero amico suo, al conte Mario Vergalli, al quale ella avrebbe confessato il suo fallo, supplicandolo di perdonarle, di non privarla della sua stima. Ed egli le avrebbe perdonato, egli l'avrebbe compatita, avrebbe seguitato a volerle bene... ella n'era sicura; ma nello stesso tempo era sicura che s'egli l'avesse di nuovo richiesta della sua mano, ella, adesso più che mai, avrebbe risposto di no...

Passarono nel salottino verde a prendere il caffè. Appena la cameriera fu uscita riportando il vassoio, Guido di Reana s'avvicinò:--Ebbene, Teresa?

Con un sorriso triste ella ripetè a mezza voce:--Ebbene, Guido?

--Quando ci rivedremo?--egli riprese.

--Chi legge nell'avvenire?--ella disse.

Il giovine le si accostò fino a toccarla; ne' suoi occhi guizzò il lampo d'un desiderio.

Ella si alzò, rigida, e aperse la finestra.

--Perchè apri?

--È una così bella notte.

--Non dicevi prima che fa fresco?

--Non tanto... E poi son coperta... Tu a ogni modo non dovresti aver paura... Farà ben altro fresco sulla coperta dei vostri bastimenti.

Il cielo era limpidissimo, la luna brillava su San Giorgio, segnava d'una tremula striscia d'argento la superficie dell'acqua. Di fronte alla _Veneta Marina_ si profilava con netti contorni il _Colombo_. La caminiera fumava. Il lume acceso da poppa aveva sembianza d'una stella bassa e solitaria.

--A che ora devi essere a bordo?

--Un po' prima di mezzanotte. Fino alle undici e mezzo c'è la lancia che aspetta nel Rio dell'Arsenale.

--Alle undici te ne andrai.

--Oh, basta alle undici e un quarto.

--No, non devi rischiare di far tardi.

Dopo aver richiuso la finestra senza però abbassar la tendina, ella tirò il discorso sui luoghi ch'egli avrebbe visitati, sulle cognizioni che avrebbe acquistate senza fatica, col veder paesi e uomini nuovi, sulla sua promozione che questo lungo viaggio avrebbe affrettata, sulla gioia che la sua mamma avrebbe avuta di lì a due anni e mezzo o tre anni ritrovandolo più forte, più bello e con un gallone di più... Povera mamma!

E continuò:--Che brava e savia donna dev'essere!... Perchè quando è rimasta vedova qualcheduno dei figliuoli era proprio bambino, non è vero?

--Eh sì--disse Guido.--La Matilde era appena svezzata, e Cecchino portava ancora le gonnelle.

--Ed ella--ripigliò la Teresa--non s'è sgomentata della responsabilità che le cascava addosso... Ha preso coraggiosamente le redini della casa, ha educato i ragazzi... Brava, brava!

Indi ella volle che l'ufficiale le parlasse dei suoi due fratelli e delle sorelle; tutti minori di lui.... Che temperamento avevano? Che inclinazioni? Gli somigliavano? I maschi erano studiosi? Che scuole frequentavano?

--Se accettavi l'invito, facevi ampia conoscenza con l'intera famiglia--osservò di Reana.

--No, no, non mi movo dal Veneto per quest'anno.

--La mamma avrebbe avuto tanto piacere di vederti...

--Anch'io di veder lei. Ma sarà per un'altra volta... E chi sa ch'ella stessa non abbia occasione di venir nell'Alta Italia.

--Ah, non è probabile... Troppi doveri la tengono laggiù... E poi è invecchiata... Mostra più della sua età.

La Teresa, sospirando, rifletteva che fors'era meglio così. Meglio la vecchiaia precoce che la gioventù prolungata oltre il tempo... Quella almeno ci difende delle tentazioni... E i figli, che àncora di salvezza!

Guardando, di là dai vetri, la luna che discendeva sull'orizzonte, la Teresa pensava che anch'ella avrebbe potuto avere un figliuolo di poco minore di Guido di Reana... avviato forse nella stessa carriera, imbarcato forse sullo stesso legno col grado di guardia marina. Ah se quel figliuolo ci fosse stato, come diversamente sarebbero andate le cose!

--Teresa!--susurrò Guido interpretando male quel turbamento dell'amica. E le sfiorò con le labbra la nuca.

Ella si ritrasse vivamente, aggrottando le ciglia. E gli additò la sedia.--Sta tranquillo, torna al tuo posto.

Guido non osò contraddirla, non osò tentar più nessuna carezza. La sentiva, benchè a due passi da lui, tanto, tanto lontana.

Alle dieci e mezzo ella gli chiese:--Desideri una tazza di tè prima di partire?

--No--egli rispose.--Abbiamo bevuto il caffè così tardi.

--Un bicchierino di marsala?

--Neppure.

--Una _chartreuse_ allora?

--Venga la _chartreuse_.

Prendendo la bottiglia dal portaliquori ch'era sulla mensola, ella gli mescette un bicchierino.

--E tu?

--No... Lo sai che non amo i liquori.

--Almeno posa la bocca sul mio bicchierino.

Per compiacerlo ella accostò il bicchierino alle labbra e glielo restituì subito.

--Lo hai appena lambito--egli susurrò vuotandolo d'un tratto. E soggiunse:--Come sei fredda! Come sei indifferente!

Ella lo guardò attonita.

L'ufficiale proseguì: Mancano pochi minuti a una separazione che potrebb'essere eterna, e tu sei lì calma, composta... I tuoi occhi sono asciutti, la tua mano è sicura, la tua voce non trema... Oh, se ti pesasse di perdermi!...

--Che dovrei fare, mio Dio?--ella esclamò, punta dall'ingiustizia del rimprovero, ferita dall'egoismo che si rivelava in quest'ultima frase... Dunque egli non capiva che chi aveva sacrificato di più era lei, ch'era lei che avrebbe sofferto di più?... E pretendeva ch'ella ostentasse rumorosamente il proprio dolore, che desse questo nuovo pascolo alla sua vanità!

Tuttavia ella non manifestò alcun risentimento, e ripetè con dolcezza:--Che dovrei fare? Dovrei turbarti con lo spettacolo della mia disperazione?

Diceva così, pur sapendo che lo spettacolo della sua disperazione l'avrebbe lusingato assai più che turbato; diceva così per un bisogno irresistibile di esprimer sempre il pensiero più indulgente con la forma più mite.

E continuava:--Non è meglio lasciarci senza spasimi, come due che piegano il capo dinanzi al destino?... Addio, Guido, sii felice...

--Mi congedi... già?

Ella gli mostrò l'orologio che segnava le undici. E infatti dai campanili di San Marco, di San Zaccaria, di San Giorgio gli undici rintocchi vibravano, si rispondevano nel silenzio della sera.

--Oh Teresa mia!--proruppe Guido, vinto da un'emozione sincera. E se la strinse al petto.

La Teresa appoggiò un istante la testa sulla spalla di lui; quindi svincolandosi si passò la mano sugli occhi e mormorò con un mesto sorriso:--Vedi che i miei occhi non sono asciutti.

--E i miei?--egli disse, reprimendo un singhiozzo.

Tentò nuovamente di attirarla a sè; ella lo tenne lontano.--Addio... Ricordati...

--Sempre, sempre... Ti scriverò...

Con un movimento subitaneo ella corse al campanello e premette il bottone.

--Perchè chiami?

--Perchè ti facciano lume... A che ora parte domani il _Colombo_?

--Alle sei... Sarai alla finestra?

Ella sospirò:--_A quoi bon_?

--Io guarderò da questa parte--egli disse.

La Luisa, la cameriera, comparve sulla soglia.

Guido dovette contentarsi d'afferrare la mano della Teresa e di coprirla di baci.

--Buon viaggio!--ella balbettò.

Ritta in mezzo alla stanza, lo risalutò con un cenno, mentre egli dall'uscio si voltava ancora verso di lei. Poi si portò la destra al cuore e si lasciò cader sopra una poltrona.

XI.

Ella non dormì quella notte; giacque immobile sul suo letto, con gli occhi aperti, con le membra infrante, oppressa da un incubo penoso. Quando la luce dell'alba penetrò nella sua camera--Ecco--ella disse fra sè--è l'ora della partenza del _Colombo_... Forse _egli_ guarderà verso la mia casa, forse mi cercherà alla finestra...--Pur non tentò nemmeno di alzarsi; le pareva che le sarebbe stato impossibile di far qualsiasi movimento... Nè, come usava, sonò il campanello alle otto... Venne la cameriera, alquanto più tardi, venne spontanea, in punta di piedi, a veder se la signora dormiva.

--Che ore sono?--chiese la Teresa.

--Quasi le nove.

--Oh, diamine!... Apri, apri... Lascia entrar il sole.

--Non c'è sole questa mattina.

--Non c'è sole--ripetè macchinalmente la Teresa.

--Vuole il caffè?

--No, no, lo beverò subito alzata.

E con uno sforzo si levò a sedere sul letto.

--È arrivata la posta... Desidera che le porti, le lettere e i giornali?

--Sì, e porta anche i vestiti spolverati.... Dopo mi vestirò da me.

La posta era più ricca del solito. C'erano quattro lettere, tra cui una del suo giardiniere, un'altra, col bollo dell'Aia, di Mario Vergalli. Questa la Teresa, arrossendo, la mise da parte. Un profumo acuto, particolare, le rivelò la mittente della terza lettera che le capitò fra le dita.--Che cosa può volere la Giulia Orfei?--ella pensò aprendo la busta con una stecca sottile d'avorio.

La Giulia Orfei non voleva nulla; anzi, per esser sinceri, non diceva nulla di concludente. Otto paginette d'una calligrafia lunga, fine, aristocratica, erano consacrate per metà alla stagione estiva di Aix-les-Bains, ove la Giulia aveva passato un mese, e per metà ai piccoli pettegolezzi che in quell'autunno rompevano la monotonia delle villeggiature sui colli Berici: amori, fidanzamenti, rotture, paci; il tutto raccontato con una festività priva di cattiveria, perchè la Orfei non era cattiva, e appunto per la bontà del suo animo si faceva perdonare dalla Teresa Valdengo la leggerezza della sua condotta. Ciò non toglie che quella lettera avesse il suo poscrittino con una punta di malizia. «E dei casi tuoi che mi narri? O quanto aspetti ad andar in campagna quest'anno? Dicono che hai la villa in ristauro, ma dicono anche... se tu sapessi quello che dicono gli sfaccendati!... Del resto, sei libera come l'aria e avresti un gran torto a non approfittarne.... Mandami una riga, bella misteriosa!»

Stringendosi nelle spalle, la Teresa ripose il foglietto profumato nella busta.

E prese l'epistola del suo giardiniere. Vi si parlava della casa ch'era ormai in ordine, tranne due stanze non ancora perfettamente asciutte; del giardino che, favorito dalla mitezza della stagione, era tutto in fiore. Voleva ella ch'egli le spedisse l'ultime rose, o non sarebbe venuta piuttosto a spiccarle con le sue mani? Si poteva giurare che il bel tempo sarebbe durato per tutta questa luna, fin dopo San Martino.

--Sì, andrò in campagna fino alla metà di novembre--borbottò fra sè la Teresa.--È il meglio che mi rimanga da fare.

Indi, proseguendo nello spoglio della sua corrispondenza, aperse con curiosità una lettera che veniva da Milano e di cui ella non aveva riconosciuto la calligrafia.

Era della sua sarta, madama Vollini, che due volte all'anno faceva un giro nel Veneto per raccogliere le commissioni delle sue clienti, ma che quest'autunno doveva rinunziare al suo viaggio per cagione di salute. Un parto precoce l'aveva ridotta in fin di vita, e il suo dottore, il celebre ostetrico Boni, che l'aveva salvata per miracolo, le imponeva per qualche mese ancora i maggiori riguardi. Siccome però non l'era proibito d'occuparsi del suo laboratorio, ella si raccomandava alle signore le quali l'onoravano del loro patrocinio, affinchè volessero farle avere a Milano i loro ordini ch'ell'avrebbe eseguiti con puntualità ed esattezza. Annunziava l'invio di un pacco di campioni coi prezzi ristretti, e con gli ultimi figurini di Parigi.

--Vedremo--disse la Valdengo con indifferenza.

E si decise a leggere la lettera del conte Mario. Chi sa! Forse qualche indiscrezione l'aveva raggiunto laggiù; forse egli era già informato di tutto.

No, non era così, o almeno non appariva così, benchè la lettera avesse un'intonazione più grave, più malinconica del solito. Era in Olanda adesso, il conte Mario, e prolungava di poco la sua assenza per visitare un paese che non conosceva ancora. Ma chi gli spiegava la strana contraddizione? Non aveva provato mai come questa volta il senso doloroso della nostalgia, e mai come questa volta s'era indugiato lungo il cammino. Il cuore lo richiamava indietro e una incomprensibile forza d'inerzia lo spingeva avanti. Era il presentimento che fosse quello l'ultimo viaggio di qualche importanza ch'egli avrebbe fatto? Era la sciocca, singolare pretesa di ricever dall'amica un biglietto, un dispaccio che gli dicesse:--«Affrettate il vostro ritorno. Ho bisogno di voi»?--E perchè doveva ella aver bisogno di lui, ella che sapeva così bene regolarsi da sè? A ogni modo, circa al 20 di novembre egli sarebbe stato in Italia, e l'avrebbe vista a Venezia o nella sua villa di Mogliano. Non erano ancora terminati i ristauri della villa? E il suo raccomandato non era ancora partito?... Vergalli concludeva, secondo il suo costume:--«Ricordatevi che sono sempre a vostra disposizione, sempre alla portata di un telegramma».

--Povero amico!--sospirò la Teresa ripiegando il foglio e posandolo sul comodino.

Si alzò, si vestì, si pettinò da sola. Avvicinandosi alla finestra, sollevò alquanto la tenda, e guardò nel bacino della laguna, a sinistra, dalla parte dov'era ancorato il _Colombo_. Un vapore mercantile inglese ne aveva preso il posto. Uno sciame di gabbiani, segno di cattivo tempo, svolazzava, stridendo, sull'acqua.

--Eran proprio l'ultime belle giornate d'autunno--pensò la Teresa. E soggiunse, pure fra sè:--Com'eran gli ultimi lampi della mia giovinezza.

Sonò pel caffè.

--Domani si va a Mogliano--ella disse.

--Anche se piove?--chiese la cameriera.

--Sì... Staremo poco... Basterà il baule piccolo... Manda tu una cartolina al giardiniere per avvisarlo, e falla impostare prima delle undici... Così la riceverà oggi stesso.

--E con che corsa partiamo?

--Con quella delle 10.15.