Il fallo d'una donna onesta

Part 11

Chapter 11 3,734 words Public domain Markdown

--Pur che si decida a chiamare un medico--ripigliò la Luisa incoraggiata dalla tolleranza della sua padrona.

--Chiamerò il medico quando mi piacerà--rispose questa seccamente.--E ora fine alle chiacchiere.... Se no, non sarò pronta per le nove.... Va, va.... Che cos'hai da guardarmi in quel modo?

Nulla l'irritava tanto come il vedersi piantati gli occhi addosso. Le pareva che volessero strapparle il suo segreto. E forse la Luisa già sospettava....

XXVI.

--Che bella sorpresa!--esclamò la Giulia Orfei, scambiando un bacio con l'amica.--Dopo le tue parole di ieri temevo proprio di far fiasco.

--Ho mutato idea, non so nemmen io perchè.

--Ma diamine! Non devi mica restar sempre tappata in casa.... E se vuoi rifar un po' di colore....

La Valdengo abbassò il velo. Alla luce fulgidissima del sole che inondava la Riva degli Schiavoni apparivano assai meglio che nella penombra delle stanze il pallore della sua tinta e i solchi delle sue gote.

Ella domandò:--Dove andiamo?... Ai giardini?

--Ho paura che sia troppo umido. È cascata la brina stanotte. Sarebbe meglio dirigersi verso il Molo.

--Come vuoi.

Dopo pochi passi, accanto al monumento di Vittorio Emanuele, incontrarono il postino, che si toccò il berretto.

--Ha salutato te?--chiese la Giulia.

--Sì.

La Teresa lo seguì con lo sguardo e soggiunse:--Ecco, si ferma alla porta di casa mia.

--Vedrai la tua corrispondenza al ritorno--disse la contessa.

--Già....

--Aspetti lettere _sue_?--riprese la Orfei.

--Di chi?

--Via... dell'ufficiale.

--Perchè questa domanda?

--Oh Dio.... È una domanda così semplice.

--Non so.... Scriverà forse.... per creanza.

E accompagnò la parola con un sorriso amaro.

--Ci pensi ancora--esclamò la Giulia.--Credi a me, è meglio non pensarci.

--È meglio anche non parlarne.

--Hai ragione. Parliamo di quell'altro.

--Ti prego, non parliamo di nessuno dei due.

Erano già sul Molo, quasi deserto.

--Gondola, gondola!--gridavano i barcaiuoli, come nel pomeriggio in cui di Reana aveva indotto la Teresa a fare una corsa in laguna. Dopo quel giorno ella non era più uscita di casa che per andare alla stazione. Solo adesso ella rivedeva il Molo, rivedeva la Piazzetta e il Palazzo ducale, tanto diversamente illuminati in quell'ora tanto diversa.

--Hai l'aria incantata d'una forestiera--notò la Orfei con tenue ironia.

La Valdengo rispose:--Come li invidio i forestieri che arrivano per la prima volta a Venezia! Come si capisce che debbano andare in visibilio!

--Loro?... È naturale. Per noi è un altro affare. _Toujours perdrix, toujours perdrix_!

--Oh, quando la pernice è così prelibata!

Giunsero fino al caffè del Giardinetto Reale, ch'era chiuso.

--Non c'è proprio anima viva--disse la contessa.--T'assicuro che potresti senza paura dare una capatina in piazza San Marco.

--Aspetta.... Restiamo un poco sul Molo.

Tornarono sui loro passi, col sole in faccia. Aprendo l'ombrellino la Giulia domandò:--Tu non l'hai preso?

--Ho il velo e mi basta.... Sole di novembre.

--Però negli occhi dà noia.... Ecco, con questo tempo la campagna è ancora piacevole.... Ma son giornate a prestito. E non intendo quelli che prolungano la villeggiatura fino a Natale.... È la moda.... Almeno la Marvesi è andata a San Remo.

--Davvero?

--Sì, col marito.... Dopo le nozze d'argento, il viaggio di nozze.... A proposito, m'immagino che tuo zio Venosti Flavi t'avrà descritto per filo e per segno quelle nozze d'argento.

--Mio zio? L'ho visto la sera che ci andava.... Dopo non l'ho visto più.

--Peccato!... Perchè egli era.... come si dice?... uno dei protagonisti--riprese la Orfei.--È stato _uno dei mille_.

--Andiamo, Giulia.

--Uno dei mille è un'iperbole, lo so.... Ma la frase non è mia. A ogni modo, è noto _urbi et orbe_ che tra Venosti Flavi e la Marvesi ci fu del tenero.

--Sarà.... Per me....

--E il barone--continuò la loquace contessa--ha fatto anch'egli il suo bravo regalo.... un cofano d'ebano con intarsi d'avorio.... bellino tanto.... Tutti i.... _soci_ hanno regalato qualche cosa. Viani un lampadario di Murano, Terenzi un servizio da tè di porcellana di Sèvres, Faroglio un paravento giapponese, di Frasca una cartella con l'occorrente da scrivere, rilegata in pelle di bulgaro con borchie d'argento, Castellini....

--S'è morto?

--Non conta.... S'è fatto rappresentare da sua moglie.... È _un comble_.... La vedova Castellini ha creduto d'interpretare il desiderio del suo indimenticabile defunto mandando una lettera patetica e dei fiori.... molti fiori. Figurati i commenti!

--E non c'erano altri regali?

--Sì, sì.... una quantità.... Il marito, i figliuoli, gli amici.... E poi una poesia dell'abate Visiani.... degna di lui.... E tanto basta.

--Quella Marvesi è nata sotto una buona stella--notò la Valdengo.

--È un fatto.... Per lei c'è indulgenza plenaria.... Io non ho sulla coscienza la metà di quello che ha lei, e nondimeno ho un'assai peggiore riputazione.... Non dico di mio marito ch'è un angelo....

La Orfei inviò con la mano un bacio all'indirizzo dell'_angelo_ e proseguì:--Non dico di mio marito, ma mia suocera, fin ch'è vissuta, e le mie cognate e tante mie carissime amiche mi han tagliato i panni addosso senza misericordia.... Perchè questa ingiustizia?... E anche tu, povera santa, per un'unica leggerezza, rischi di trovar dei giudici arcigni.... Ma coraggio, sai.... Io ti difenderò sempre.

--Grazie--mormorò la Teresa. Ma era stanca di questi discorsi, e propose alla Giulia di tornare a casa traversando la Piazza e voltando poi dalla parte della Canonica.

Neanche in piazza la Valdengo era più stata dopo quel giorno con di Reana. Si ricordava la basilica fiammeggiante nel tramonto; ora il tempio era avvolto da una luce discreta; il sole batteva invece sulle Procuratie vecchie, facendone spiccare il fine trapunto marmoreo, lambiva la facciata bianca, ahi troppo bianca, di quel lato della piazza che gli architetti del primo Regno d'Italia rifabbricarono, male imitando le linee della vicina fabbrica di Vincenzo Scamozzi. Il campanile gettava attraverso la piazza come una gran fascia d'ombra.

Le porte della chiesa erano spalancate.--Entriamo un momento--disse la Orfei.

--Perchè no?

In chiesa la Valdengo andava di rado e la sua intimità con Mario Vergalli ch'era in voce di libero pensatore l'aveva allontanata ancor più dalle pratiche esteriori del culto; tuttavia San Marco non poteva non esercitare un fascino sulla sua anima meditativa e poetica, e le accadeva talora di entrarvi con religioso raccoglimento, di soffermarsi qualche minuto davanti a un altare, non biascicando orazioni imparate a memoria, ma sollevando lo spirito in alto, compresa del mistero dell'infinito.

--C'è una messa alla cappella del Sacramento--disse piano la Orfei. E precedendo l'amica s'inginocchiò in prima fila. La Teresa rimase indietro. Due popolane si ristrinsero per farle posto su una delle ultime panche; una signora di mezza età, che aveva l'aria di un pinzochera, disturbata da quel movimento, le lanciò uno sguardo ostile; una vecchia dall'aspetto ignobile si chinò per susurrare qualche parola all'orecchio della vicina. Quelle donne allineate richiamarono alla mente della Valdengo un bel quadro di Cesare Laurenti, ammirato all'Esposizione artistica del 1887, _Frons animi interpres_, ed ella tremò all'idea che si potesse leggerle in fronte ciò che le passava nell'anima. Sedeva col viso nascosto fra le mani, le piccole mani di cui un raggio di sole, scendente dal finestrone circolare che illumina la crociera, faceva risaltar la purezza e il candore. Di quando in quando ella udiva come in un sogno la cadenza dei versetti latini recitati dal prete con voce nasale, udiva il borbottio monotono della pinzochera, e il fruscio dei foglietti voltati dei libri di divozione. Intanto a lei saliva dal cuore un'altra preghiera: «O Signore che tutti invocano, che tutti cercano per vie diverse, vi vedrò io dunque fra poco? Vi vedrò corrucciato o benigno? E comparendovi innanzi così, avrò io veramente infranto i vostri decreti, mi sarò meritata i vostri castighi? O Signore, Signore, se a Voi nulla sfugge, se d'ogni creatura umana Voi conoscete gli atti e i pensieri, sarò io per Voi una tal peccatrice che non mi possa arridere la vostra clemenza? Io non mi son prosternata spesso, lo so, ai piedi dei vostri altari, ma ho sempre procurato di seguire la vostra legge d'amore e di carità; ho sempre procurato di fare il bene, di accostarmi agl'infelici ed agli umili; ho compatito agli errori, ho perdonato alle offese; deh, perdonatemi Voi!... Se ho errato credendomi superiore alla fragilità del mio sesso ne fui crudelmente punita. Sono caduta, ho perduto il diritto alla stima di me stessa e all'altrui. Ma avrei sopportato coraggiosamente l'umiliazione; ciò che mi spinge al passo estremo Voi non lo ignorate, o Signore. Io non mi sento la forza di gettare nel mondo un innocente che mi chiamerebbe responsabile de' suoi dolori.... La vita è triste per tutti, o Signore; che sarà per quelli che portano seco una debolezza di più?... Perdonatemi, Signore, perdonatemi».

Uno stropiccio di piedi, un concerto di gole raschiate e di nasi soffiati con forza avvertì la Teresa che la messa era terminata. Le sue vicine uscirono dall'altra parte della panca. Ritta presso a lei, la Giulia Orfei le toccò leggermente la spalla.--Non vieni?

La Valdengo si scosse.--Hai fretta?

--Che vuoi restare?

--No vengo.... or ora.

--Ebbene resta fin tanto ch'io saluto Wolff, il pittore tedesco. Torno subito a prenderti.

E s'avvicinò a un artista che addossato a uno dei pilastri dell'intercolunnio centrale copiava l'ambone e la Vergine col bambino che lo sormonta.

La Teresa Valdengo non pregava più. Con le mani intrecciate sulle ginocchia ella guardava intorno a sè, di sotto il velo abbassato. Dinanzi all'altare da cui il prete era sceso ardeva qualche candelabro, qualche fiammella solitaria tremolava nelle lampade massiccie d'argento pendenti dal sommo degli archetti. Gruppi di forestieri giravano qua e là levando gli occhi verso i mosaici delle cupole, procedendo guardinghi sul pavimento liscio e ondulato. Bella come un'apparizione, una coppia di sposi dal tipo anglosassone saliva i cinque gradini del presbiterio; egli spirante dalla fisonomia la calma leonina dei forti, ella appoggiata al braccio di lui, stretta alla vigorosa persona come l'edera al tronco; saliva lenta la fulgida coppia sui gradini marmorei e pareva lasciar dietro a sè un solco d'amore e di giovinezza.... Dalla parte opposta della crociera un'altra messa cominciava; le panche si empivano di fedeli; per l'aria tiepida e grave errava un profumo d'incenso; dalla nicchia d'un confessionale spuntava il lembo d'un vestito di seta. Di quali colpe s'accusava quella donna sconosciuta? A quali pene cercava un conforto?...

--Eccomi--disse la Giulia Orfei che s'era congedata dal pittore.

La Teresa sorse in piedi e si mise a fianco della sua compagna. Questa, presso alla porta, bagnò le dita nella pila dell'acqua santa e si fece il segno della croce; indi ripigliò:--Io, vedi, quasi ogni mattina la mia messa l'ascolto. Se ne faccio a meno sento che mi manca qualcosa.

--Parli della messa come parleresti del caffè che si prende appena alzate--osservò la Valdengo.

--Non scherzare, Teresa.... Mi conosci da bambina. Ho sempre avuto religione, io.

L'altra sospirò.--E credi che io non ne abbia?

--Oh, lo so.... La vostra religione fumosa, vaporosa.... Tant'è non averne.

--Ti pare?

--Ma sì.... Che cos'è la religione senza preti, senza chiese, senza cerimonie?... Però oggi hai rotto il ghiaccio, e ci verremo ancora insieme a San Marco.... Ah se tu mi permettessi di presentarti un sacerdote di mia conoscenza.... un teologo....

--Per amor del cielo! Ieri il medico, oggi il prete. Mi consideri bell'e spacciata.

--Dio me ne guardi.... T'ho consigliato anche un marito.... Dunque....

--Troppa roba in una volta--rispose la Teresa, sforzandosi di celiare. E soggiunse:--Grazie a ogni modo, cara Giulia, delle tue premure, grazie dell'amicizia che mi dimostri.

Erano uscite dalla basilica, avevano svoltato per la piazzetta dei Leoncini, prendendo poi la strada del ponte di Canonica e di San Filippo Giacomo.

--Uno di questi giorni potremo fare una passeggiata più lunga--propose la Orfei.--Domattina aspetto la sarta.... ma doman l'altro....

Poichè la Valdengo non rispondeva, l'amica la urtò col gomito.--Oh, sei nelle nuvole?

--Scusa, non ho sentito.

La Orfei rinnovò la sua proposta.

--Doman l'altro?--ripetè macchinalmente la Teresa.--Che serve impegnarsi per doman l'altro? Tante cose possono succedere....

--Mi fai ridere.... Che vuoi che succeda? Tutt'al più può cambiare il tempo.

--Appunto.

--E allora, festa.... O preferisci ch'io salga da te domani a qualche ora per combinare?

--Domani!--pensò la Valdengo.--Ma domani io sarò morta!

Alla Giulia disse però:--Fa come ti piace... Ma smemorata ch'io sono!... Perchè ti lascio venir fin qui?....Tu ti svii.

--Oh, importa molto!--esclamò la Orfei.

E insistè per accompagnar la Teresa sino alla porta di casa.

XXVII.

--È stato il conte--disse la cameriera dal pianerottolo.

--Quando?

--Mezz'ora fa, e si mostrò molto dispiacente di non averla trovata.

--Ha lasciato detto nulla?

--Che tornerà verso il tocco.

--Bene. Badate che, tranne il conte, non ricevo altri in tutta la giornata.

--Nemmeno suo zio, se venisse...?

--Nemmeno. Parlo chiaro. Nessuno.... E che non accada come ieri.

--La contessa Orfei volle a tutti i costi....

--Non avrebbe già sforzato la porta.... Del resto, è inutile tornar sulle cose vecchie.... C'è posta?

--Un giornale e una lettera.... di là, sulla scrivania.

Quantunque i vestiti le dessero noia ed ella non vedesse l'ora di mettersi un po' in libertà, la Teresa entrò nel suo salottino senza neanche levarsi il cappello. La lettera era lì, sopra il giornale. Portava il bollo di Porto Said.

--Ha bisogno di me?--chiese la Luisa che aveva seguito la sua padrona.

--No, chiamerò.

Quella lettera doveva arrivare. Pur non confessandolo, la Teresa l'aspettava; non per mutare o raffermare la sua determinazione ch'era ormai incrollabile, ma perchè il silenzio di Guido di Reana, dopo i rapporti esistiti tra loro, le sarebbe parso tale un oltraggio da avvelenarle gli ultimi istanti.

Quella lettera doveva arrivare, e la Teresa l'aspettava. Tuttavia nel vederla sul suo tavolino, il sangue le dette un tuffo. Sentì come una voce che le dicesse:--Se ciò che attendevi è giunto, quali ragioni d'indugio avrai più?

Ella ruppe la busta civettuola chiusa da un elegante monogramma, spiegò il foglio profumato di muschio. E s'accinse a leggere, turbata sì, ma non tanto che non le riuscisse di analizzare il suo turbamento, e di non trovarvi, meravigliata, neanche un briciolo d'amore. C'era la vergogna del fallo commesso, c'era la pietà del proprio destino, c'era l'indulgenza, il perdono per chi l'aveva tratta a rovina; amore non ce n'era. Non un palpito del cuore, non una vibrazione dei sensi; nulla. Così lontano le pareva quel tempo e non erano trascorse che poche settimane!

Nè la lettura di ciò che di Reana le scriveva sprigionò una favilla dalle ceneri spente.

Ella si ricordava di alcune parole di lui.--Ti scriverò un fascicolo da Porto Said.--Non erano invece che quattro paginette d'una intonazione sbagliata da cima a fondo. Qua e là una frase inopportuna, un'allusione sguaiata, e, in mezzo all'espressioni sentimentali, romantiche, qualche spiritosità di cattiva lega, qualche motto francese riportato con ortografia malsicura. Non aveva saputo, Guido di Reana, trasfondere nella sua epistola artificiosa nulla della grazia spontanea e dell'ardor giovanile a cui egli era andato debitore dell'insperato trionfo. Anche il _tu_ confidenziale ch'egli doveva pur credersi in diritto d'usare, anche quel _tu_ offendeva la Teresa. Ella pensava alle lettere ch'era avvezza a ricevere da Mario Vergalli, tenere e rispettose ad un tempo, rivelanti un'anima alta e leale, un cuore pieno di gentilezza, un ingegno robusto, nudrito di studi, atto a intender tutte le manifestazioni del bello. Che confronto, Dio buono, che confronto!

Del resto, Guido adduceva due scuse del non scriver più a lungo: le esigenze del servizio che gli avevano impedito di prender la penna in mano durante tutto il viaggio e il desiderio di punir la _mammina_ cattiva che a Porto Said non gli aveva fatto trovar nemmeno una riga. Ora la _mammina_ (due volte Guido ripeteva la parola malaugurata) doveva affrettarsi a inviargli sue notizie a Massaua, ove il _Colombo_ si sarebbe trattenuto circa un mese. Da Massaua naturalmente avrebbe riscritto anch'egli per dir la sua impressione sulla nostra colonia e sulle donne abissine per le quali i suoi compagni mostravano una curiosità indiscreta ed incomprensibile. In quanto a lui aveva troppo impresse nella memoria certe donne bianche per sentir la tentazione delle negre. Di Reana finiva ringraziando la Teresa d'avergli dato una felicità di cui egli non era degno e che non avrebbe dimenticato giammai, e rievocando le memorie dell'ultimo giorno passato insieme. Egli sentiva che, avesse pur vissuto cent'anni, non si sarebbe più rinnovato per lui un giorno simile a quello.

La Teresa ripose silenziosamente la lettera nella busta. L'idea che, nel corso di quella notte, aveva un istante attraversato il suo spirito la faceva sorridere d'un sorriso amaro. Bene in verità ella si sarebbe rivolta a questo ragazzo leggero, sensuale, avido di piaceri, per dirgli:--Bada, caro, la nostra relazione ha avuto conseguenze che tu non t'immaginavi; prendine anche tu la tua parte.--Bene si sarebbe rivolta; bene avrebbe provvisto all'avvenire della creatura che portava in grembo!

Ah no, nemmeno gli avrebbe scritto. Nel suo cassetto, insieme con gli altri ricordi ch'ella lasciava a conoscenti ed amici ce n'era uno per lui, un anello di zaffiro ch'egli aveva ammirato. Era in una piccola scatola suggellata, con l'indirizzo di pugno della Teresa: «Al signor conte Guido di Reana, sottotenente di vascello, a bordo del _Cristoforo Colombo_.» Mario Vergalli avrebbe avuto la bontà di recapitarlo. Tanti sacrifizi ella aveva chiesto a Mario che osava chiedergliene uno di più.

E ora, infilata ch'ebbe la sua vestaglia e fatto il suo simulacro di colazione, ella stette ad aspettarlo con un'ansietà maggiore dell'usato. Perchè aveva egli quella mattina anticipata la visita quotidiana? Che aveva saputo? Che aveva supposto?

XXVIII.

Mario Vergalli giunse un po' prima dell'una, pallido, stravolto.

--Mi duole che non m'abbiate trovata in casa questa mattina--ella disse.--La Giulia Orfei ha voluto a tutti i costi trascinarmi a far quattro passi... Ma che avete?... Siete turbato!... Via, accomodatevi, parlate.

--Oh sì, molto turbato--egli rispose afferrandole la mano.--Teresa, Teresa, perchè tanti sotterfugi con me?

Ella impallidì.

--Quali sotterfugi?

--Voi foste a Milano--riprese Vergalli.--C'eravate nel giorno che ci fui io di passaggio... Vi hanno vista in un _fiacre_. E poichè quella sera la stessa persona deve aver visto me, si è creduto che fossimo insieme... Voi sapete pure che non eravamo insieme... Con chi eravate?

L'insinuazione contenuta in questa domanda fece salire una fiamma al viso della Valdengo. Pur si frenò. Non erano più i tempi in cui ella poteva fulminare col suo disprezzo chi dubitava di lei.

--Hanno ardito sostenere ch'io ero con qualcheduno?--ella chiese.

--No... almeno non credo... Ma è vero dunque che voi foste a Milano?

--È vero.

--E perchè tacerlo?

--Non si presentò l'occasione di discorrerne.

--Come? La mattina che venni da voi vi avevo detto che arrivavo da Milano, appunto allora. Voi eravate giunta con una corsa prima, e non vi pare che fosse naturale il discorrerne?

--Dovreste ricordarvelo, amico mio--replicò la Teresa--il nostro colloquio di quella mattina. C'era qualche cosa di più importante e più grave che la combinazione d'essere stati tutti e due a Milano con poche ore d'intervallo.

--Non lo nego... ma...

La Teresa continuò:

--E non fui schietta, non fui leale con voi quella mattina? Confessandovi le mie debolezze, rivelandovi, a costo di farvi tanto soffrire, ciò che una donna è così restia a rivelare, non vi ho dato la miglior prova della mia sincerità?

--Ebbene... in tal caso dev'esservi facile spiegarmi quella vostra gita.

Bisognava mentire, e la Teresa ripetè a Vergalli la storia della sarta.

--Per questo siete andata a Milano?--proruppe il conte Mario.

--Sì, qual meraviglia? Non lo sapevate che una parte de' miei vestiti li ordino a Milano?... Per solito la sarta vien lei un paio di volte all'anno a Venezia; quest'autunno non poteva venire; sono andata io.... Ecco, anche per la _toilette_ sono come le altre donne.

Vergalli tentennò la testa con aria scettica.

--Vi siete messa in viaggio sola, senza nemmeno la vostra cameriera... mentre stavate già poco bene?... No, no, Teresa, dite ch'io non ho il diritto d'interrogarvi, dite che siete padrona assoluta di voi stessa, ch'io non sono nè vostro marito, nè vostro padre, nè vostro fratello, nè vostro amante; ma non mi trattate come un bambino al quale si dà a credere quello che piace.

Egli chinò la testa sul petto, schiacciato sotto un peso intollerabile.

--In nome del cielo--esclamò la Valdengo--che supponete? Ch'io fossi a Milano con un uomo, con un amante... un secondo amante... perchè il primo era ormai...?

Fece con la mano quel gesto che si fa per accennare a cosa molto lontana. E seguitò con amarezza:--A qualche giorno di distanza sarei passata dalle braccia dell'uno alle braccia dell'altro?....

Vergalli le troncò le parole a mezzo.--No, Teresa, non mi attribuite questo pensiero... Mai, mai esso mi è balenato nella mente.

--E allora?

--Allora... non so... che volete?... Sono un pazzo, sono un visionario... Perdonatemi, Teresa, perdonatemi... Era proprio partito, colui?

--S'era partito? Ne dubitate? Non è ufficiale del _Cristoforo Colombo_? Non deve seguire il suo bastimento?... Procuratevi i giornali, confrontate le date, e vedrete crollare il vostro castello di carte.

--Però di Reana poteva aver ottenuto il permesso di raggiungere la nave più tardi...

--Ed essere intanto a Milano con me?.... O perchè non sarebbe rimasto a Venezia?

Vergalli trasse un profondo sospiro dal petto.--Sì, sì, avete ragione... Ma in ogni caso, se pur i miei dubbi fossero fondati, di che avrei a lagnarmi? Che ci sarebbe di peggio di quello che è stato?

Benchè la Teresa dovess'esser contenta che i sospetti di lui si sviassero dietro una falsa traccia, ella non potè trattenersi dal protestare energicamente.

--Sarà verissimo; quel viaggio galante non avrebbe reso nè più grave, nè più lieve il mio fallo... Ma non fu così.

--Poichè lo assicurate voi...--fece Mario con piglio rassegnato.

--Dubitate sempre, lo vedo--diss'ella--dubitate che Guido di Reana sia rimasto in Italia, ch'egli abbia chiesto un congedo, che la nostra tresca non sia interrotta che momentaneamente.

--No, no.

La lettera di Porto Said che la Teresa aveva collocata sotto un calcafogli esalava il suo profumo di muschio.

--Vi occorre una prova autentica, irrecusabile--ripigliò la Valdengo.

--Quale prova?

--Eccola.

La Teresa mostrò la lettera a Vergalli.

Egli comprese.--È di _lui_?

--Da Porto Said... È arrivata questa mattina... Verificate il bollo postale.

--Vi ha scritto?--balbettò il conte.

--Vi mostrerò anche la data, anche la firma, se sarà necessario--insistè la Valdengo.

--Perchè mi torturate così? Perchè?

--Dio mio! Siete voi che mi tirate per i capelli.

--Vi ha scritto!--ripetè Vergalli con voce sorda.--Naturalmente gli scriverete anche voi.

Senza rispondere, ella lo pregò di dar un'occhiata alla stufa.

Vergalli esitava, non intendendo a che cosa ella mirasse.

La Teresa rinnovò la preghiera:--Usatemi la cortesia di guardare se c'è foco.

Egli si chinò e aperse lo sportello.--C'è un po' di brace.

--Allora prendete questa lettera e bruciatela voi.

--Io?