Il diritto di vivere: Dramma in tre atti
Part 5
_(in un parossismo di esaltazione spasmodica, sghignazzando)_ Ma io mi pago a un prezzo immenso il lusso della immensa viltà che commetto, e, per la voluttà di compiere il sozzo mestiere, prendo con le mie mani la mia vita così, come prendo questa bottiglia vuota, _(esegue)_ e la mando in frantumi! _(Scaglia a terra, con violenza, la bottiglia, le cui schegge schizzano intorno. Egli grida:)_ Sono il delatore di me stesso! Il ladro di Guido Salviati sono io!
TUTTI
_(di scatto, si alzano, colpiti dal terrore e dalla meraviglia. Si odono simultaneamente le loro esclamazioni:)_
— Che!
— Tu!
— Tu!
— Voi!
_(E restano allibiti, attoniti.)_
ANTONIO
Vi sembra di sognare, eh? Vi faccio ribrezzo?... C'è forse, in questo momento, qualcuno, fra voi, che mi stringerebbe la mano? _(Stende la destra.)_
_(Alcuni indietreggiano un poco, altri evitano di guardarlo, imbarazzati.)_
MARTINO
_(nascondendo le mani)_ Puah!
IL MORO
_(vorrebbe stringere la mano di Antonio, ma, timidamente, con gli sguardi dolci, par che dica che la sua stretta non varrebbe niente.)_
ANTONIO
No, lo vedete: non c'è!... Antonio Altieri, colui che predicava la lealtà, l'amore, l'emancipazione garantita dalla fratellanza, l'uomo che proclamava la necessità del benessere individuale a condizione di non ledere i giusti interessi altrui, l'uomo che non ammetteva altro potere che quello naturale e sano del proprio cervello, dei propri muscoli, della propria forza, del proprio lavoro, si è coperto di fango! Ha dato la caccia al danaro degli altri, si è introdotto audacemente, di notte, con chiave falsa, nella casa d'un ricco e, profittando del segreto della cassa forte ch'egli stesso aveva costruita, quasi avesse preparato da lungo tempo il suo piano, ha rubato tranquillamente ciò che gli serviva ed è venuto a battersi il petto dopo d'aver messo in salvo il bottino! _(Feroce)_ Sputategli sul viso! _(Contrae le linee del volto come se davvero lo sentisse colpito dallo sputo.)_
GIACOBELLI
_(mite, con deferenza, con pietà)_ Ma no, Antonio, noi non ci permettiamo di giudicarti.
ANTONIO
_(altero, tonando)_ E fate male! — Perchè non volete giudicarmi? Ah! Voi ignorate come io sia stato vinto? Voi non mi conoscete più, ora? Avete dimenticato che a dodici anni io lavoravo come un adulto con molti di voi nell'officina di Guido Salviati e che mio padre si privò anche del pane per coltivare in me ciò che alla sua ingenuità pareva poco meno che il seme del genio? Avete dimenticato che dopo lunghi anni di studio e di stenti qualche cosa di esclusivamente MIO germogliò difatti qui dentro _(toccandosi la fronte)_ e che, quando presentai a Guido Salviati i progetti completi delle mie invenzioni, egli me ne offrì un prezzo ridicolo esigendo, per giunta, la proprietà assoluta delle _mie idee_? Voi avete dimenticato che allora sentii il bisogno impellente dell'indipendenza per me e per voi e riuscii a compiere il miracolo d'una propizia combinazione finanziaria e vi chiamai, v'invitai a lavorare, a lottare insieme con me per innalzare un edificio che diventasse tutto nostro e che ci preparasse una vita di benessere, senza superbia e senza umiltà, senza padroni e senza schiavi? È inesatto, è falso, è fantastico, tutto questo?
SANTINI
No! No! È vero!
GIACOBELLI
È verissimo!
ANTONIO
E chi fu — dite — chi fu che, comperando da una parte i crediti dei nostri creditori diffidenti e dall'altra sforzando la sua produzione e riducendo i suoi prezzi, soffocò la nostra impresa tra la sua crudeltà di creditore unico e la concorrenza ch'egli stesso ci faceva?
GIACOBELLI
Fu Guido Salviati!
QUALCHE ALTRA VOCE
Lui! Lui fu!
ANTONIO
Egli ci volle annientare non per orgoglio industriale, no, ma per avidità di speculatore ingordo!
GIACOBELLI
È la verità, perdinci!
MOLTE ALTRE VOCI
— È la verità!
— È la verità!
— È la verità!
ANTONIO
_(incalzando)_ E quando fummo costretti ad arrenderci, quando, per pagare il debito enorme che avevamo oramai soltanto verso di lui, dovemmo mettere nelle sue mani il mio brevetto, la nostra officina, la nostra casa, e bruciare i nostri ideali come i vinti bruciano le loro bandiere prima di darsi al nemico, voi, sì, vi poteste rassegnare ad averlo un'altra volta per padrone, ma io non potetti neanche rassegnarmi a questo. E sapete perchè?
SANTINI
Ma sì che lo sappiamo!
ANTONIO
Ah, no! Nessuno ve l'ha detto bene, e voi non lo immaginate. Egli... mi scacciò! _(Ride come un forsennato.)_ Ah! Ah! Ah!...
MANGIULLI
È orribile!
GIACOBELLI
È schifoso!
SANTINI
È infame!
ALTRI
_(fanno eco)_
— È infame!
— È infame!
ANTONIO
E ben presto una sinistra fama d'ambizioso, di impostore, d'inetto, di ciarlatano e di ribelle si diffuse intorno al mio nome; e non trovai più credito, non trovai più un industriale che mi accogliesse con fiducia, e mi si fuggiva come un appestato, e a casa mi aspettavano, intanto, nella miseria, mio padre che aveva lasciato un braccio fra i denti d'una macchina, un figlioletto a sei anni e la mia povera compagna incinta. Incinta, sissignori! Non lo nego! Incinta! _(Come una proclamazione)_ Ho commesso il gran peccato di amare una donna onesta che mi amava! E ho fatto di peggio: non ho voluto condannarla alla sterilità! Non è forse il maggiore dei delitti il mettere al mondo dei figli?
TUTTI
_(protestano:)_
No! — No! — No!
MARTINO
_(se ne sta da parte, sprezzante.)_
ANTONIO
E questo peccato e questo delitto mi hanno data la gioia di consumare un'altra turpitudine, un altro delitto, e ho sottratto cinquantamila lire dalla cassa forte di colui che, protetto dal Codice, aveva eliminato la mia persona come quella d'un intruso, s'era impossessato del prodotto più vivo della mia mente e aveva sottratto a me tutto quanto m'era sembrato non potersi mai scindere dalla mia vita, dall'anima mia. _(Gridando pazzamente)_ Ma ditemi, dunque, perdio, ditemelo, ditemelo se avete ancora un avanzo di coscienza umana: chi di noi due, chi di noi due è il ladro?!
_(Movimento generale.)_
GIACOBELLI
No, il ladro non sei tu!
MANGIULLI
Con le tue macchine meravigliose, la casa Salviati guadagna il venti per cento sui suoi capitali!
SANTINI?
E noi guardiamo!
PANUNZIO
E lui e il figlio si pagano cavalli, carrozze, camerieri, sgualdrine....
LAROSSA
E noi ci consumiamo la salute per pochi soldi al giorno!
_(Il vocìo cresce.)_
GIACOBELLI
E l'avvenire è pieno di dubbî!
MANGIULLI
Noi camminiamo all'oscuro!
PANUNZIO
Chi ci assicura il pane?
MANGIULLI
Siamo legati mani e piedi!
SANTINI
Chi ha saputo spezzare le catene è un eroe!
IL MORO
_(entusiasticamente)_ È un eroe!
MARTINO
Sciocconi che siete! Costui è venuto a scaldarci il cervello perchè si trova in male acque.
GIACOBELLI
Taci, tu!
MARTINO
Non ho paura, io! Da che mondo è mondo, chiunque si piglia il denaro degli altri è un mariuolo!
ANTONIO
_(scagliandosi su Martino)_ Ah, giuraddio!
IL MORO
_(lo trattiene.)_
_(_TUTTI contro Martino, scacciandolo e schiamazzando:)_
— Taci!
— Taci, canaglia!
— Vattene via, brutta bestia!
— Vattene! Vattene!
ANTONIO
Lasciate che getti la sua bava!
LE VOCI
Vattene! Vattene!
MARTINO
_(spinto verso la porta)_ Me la pagherai, mariuolo!
LAROSSA
Vattene, se non vuoi che ti rompa la gobba!
LE VOCI
Vattene... Vattene!...
MARTINO
_(fuggendo)_ Mariuolo! Mariuolo! _(Via.)_
LE VOCI
— Vipera!
— Spia!
— Canaglia!
— Ruffiano!
— Cornuto!
_(_TUTTI ritornano ad Antonio, ansiosamente.)_
GIACOBELLI
E ora, devi fuggire!
ANTONIO
Se avessi voluto fuggire, non sarei qui, con voi, stasera!
GIACOBELLI
Devi nasconderti, almeno.
ANTONIO
Non voglio!
GIACOBELLI
Ma ti arresteranno.
ANTONIO
Lo so.
SANTINI
Non avrai più scampo!
ANTONIO
Io sono qui per affrontare la legge, non per evitarla. Il banco degli accusati dovrà essere la mia bigoncia, e parlerò fieramente quando tutti voi avrete detto a voce alta, ai giudici e al popolo, quello che pensate del mio nemico e di me!
GIACOBELLI
_(quasi timido e commosso)_ Antonio, il dovere che compiremmo verso di te ci ridurrebbe sul lastrico della strada!
MANGIULLI
E noi non abbiamo nè il tuo ingegno, nè il tuo coraggio....
GIACOBELLI
Dobbiamo soffocare ogni grido di sincerità.
LAROSSA
_(lugubremente)_ O tacere e fingere, o morire di fame!
_(Un silenzio grave e solenne. Pare che qualche cosa di plumbeo cada sulla testa di tutti.)_
ANTONIO
_(abbattuto, abbandonandosi sopra una sedia)_ Avete ragione. _(Poi, con dolcezza)_ Voi non potete parlare. Ma quello che già avete fatto e avete detto basta al mio cuore, e io ve ne ringrazio. Per la società in mezzo a cui io dovrei essere giudicato, io sono irremissibilmente perduto! E voi credete che, abbandonato a me stesso, io abbia ancora ingegno e coraggio? No, non ho più niente, non ho più niente!... _(Trasalendo, fissando un punto nello spazio)_ La Corte d'Assise.... La curiosità d'una folla crudele.... L'accusa gridata innanzi a questa folla..., ripetuta, sghignazzata nei miei orecchi.... E poi... la condanna... l'isolamento... la prigione.... _(Un brivido gli corre per il corpo. Indi, cupamente)_ No, no, non posso, non posso....
IL MORO
_(supplichevole, ai compagni:)_ Cerchiamo di salvarlo!
SCENA V.
_Un_ DELEGATO DI POLIZIA, _seguìto da due_ GUARDIE _in borghese e da_ MARTINO.
IL DELEGATO
_(sotto l'arco della porta in fondo)_ Chi è tra voi Antonio Altieri?
ANTONIO
_(sùbito, assorgendo)_ Io.
MARTINO
_(sottovoce, biecamente)_ Eccoli ammutoliti.
IL DELEGATO
_(alle due guardie:)_ Arrestatelo!
ANTONIO
Va bene, andrò a presentarmi io stesso.
IL DELEGATO
_(con maggior forza, alle guardie:)_ Arrestatelo!
ANTONIO
_(cavando dalla giacca una rivoltella, ma senza aver l'aria di minacciare)_ Non c'è bisogno, vi dico.
GIACOBELLI
_(urgentemente, con affetto)_ Che fai?!...
SANTINI
_(come Giacobelli)_ Tu ti rovini!
IL DELEGATO
_(alle guardie:)_ A qualunque costo, non lo fate fuggire. Disarmatelo!
ANTONIO
Io non fuggo, e non tiro su nessuno.
IL MORO
_(vigile, gli afferra il braccio.)_ No, signor Antonio!
_(TUTTI, anche le GUARDIE, si stringono intorno ad Antonio, cercando di disarmarlo.)_
VOCI CONFUSE
— No, Antonio!
— No! no! no!
IL MORO
Vuole ammazzarsi!
MARTINO
Non è vero.
ANTONIO
Lasciatemi! Ho il diritto di morire!
IL DELEGATO
Non potete!
ANTONIO
_(dibattendosi)_ Lasciatemi!
SANTINI
Tu devi vivere, Antonio!
GIACOBELLI
Saremo con te!
ALTRE VOCI
Saremo con te!
IL MORO
Viva Antonio Altieri!
I COMPAGNI
_(rispondono a squarciagola, con solennità simultanea)_ Viva Antonio Altieri!
ANTONIO
_(ferocemente grida:)_ È troppo tardi! _(e riuscendo a svincolarsi, si precipita verso la strada e sparisce.)_
_(TUTTI, meno MARTINO e MAGLIUOLO, lo inseguono vociferando. Per un istante, nella bettola non restano che MAGLIUOLO e MARTINO.)_
MAGLIUOLO
_(accasciato, immobile sulla sua sedia, le braccia penzoloni, la testa piegata sul petto, russa.)_
MARTINO
_(sull'uscio della bettola, guardando ciò che accade in istrada)_ Ah! Lo fanno fuggire!
_(Un colpo di rivoltella rintrona. E, dopo un grido generale, la vociferazione cessa.)_
MARTINO
_(quasi interrogativamente, esclama:)_ Si è ammazzato?!
SCENA ULTIMA.
_(La bettola si ripopola._ TUTTI _ritornano atterriti. Due o tre dei compagni portano_ ANTONIO _che ha il petto sanguinante. Entrano pure viandanti, venditori ambulanti, vagabondi, il monello del mozzicone, ed entra_ NANNINA._)_
IL DELEGATO
Sùbito all'ospedale, per un chirurgo!
_(Un OPERAIO e un AGENTE escono di corsa.)_
ANTONIO
_(sicuro di morire)_ È inutile.
_(Lo adagiano su d'una sedia.)_
IL MORO
_(chiede affannosamente:)_ Un panno... un fazzoletto... qualche cosa!...
NANNINA
_(si toglie dal collo il fazzoletto rosso e l'offre al Moro.)_
IL MORO
_(si affretta a metterlo sulla ferita e, ginocchioni, ve lo terrà stretto con una mano.)_
ANTONIO
_(con voce fioca)_ Prego qualcuno... di scrivere... questa mia dichiarazione.
SANTINI
_(rivolgendosi agli altri, sommessamente:)_ Un po' di carta....
MANGIULLI
_(ripetendo la richiesta)_ Un po' di carta....
LAROSSA
Eccola.
SANTINI
_(la prende.)_
_(Il BETTOLIERE, in fretta, mette su una tavola un calamaio e una penna.)_
SANTINI
Sono pronto, Antonio. _(Siede presso la tavola.)_
_(Un gran silenzio.)_
_(Si ode russare lievemente SAVERIO MAGLIUOLO.)_
ANTONIO
_(con accento doloroso, ma cercando di pronunziare con chiarezza le parole:)_ «Dichiaro... d'aver sottratto dalla cassa forte di Guido Salviati... lire cinquantamila per provvedere... alla vita della mia famiglia». _(A Santini fa cenno che aspetti. Le forze gli mancano.)_
GIACOBELLI
_(ai compagni, mormora:)_ Muore.
_(Molti, di nascosto, piangono.)_
NANNINA
_(guardando pietosamente il moribondo, domanda piano al bettoliere:)_ Come si chiama?
PASQUALE
_(risponde pianissimo:)_ Antonio Altieri.
NANNINA
_(con le lagrime agli occhi)_ Poveretto!
ANTONIO
_(continua:)_ «Dichiaro... di aver ripreso con questa somma... una parte di ciò che era... veramente mio....» E basta.
SANTINI
_(gli si avvicina porgendogli la penna e mostrandogli la carta. Indi, mette la carta sul dorso della propria destra.)_
ANTONIO
_(col braccio tremante, firma, e poi, con un lieve gesto, indica il Delegato.)_
IL DELEGATO
_(prende la carta e la conserva.)_
ANTONIO
Moro, toglimi questa mano dal petto....
IL MORO
_(obbedisce.)_
_(Il fazzoletto casca.)_
NANNINA
_(lo raccoglie subito con timida tenerezza, lo bacia con devozione, e resta a contemplarlo dolcemente. I suoi sguardi, attraverso le lagrime, sono luminosi e soavi.)_
ANTONIO
_(al Moro:)_ Grazie!... E ti domando perdono... di averti, quel giorno, insegnato... ad essere onesto. _(Spira.)_
_(Un fremito di desolazione.)_
MARTINO
_(guarda impaurito.)_
IL DELEGATO
Sgombrate! Sgombrate!...
_(Sipario.)_
FINE DEL DRAMMA.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (subito/sùbito e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.