Il Designato: Romanzo

Part 11

Chapter 11 3,684 words Public domain Markdown

--Sono brutta, non è vero?--domandò. E senza lasciarmi il tempo di rispondere, aggiunse:--Ho da dirti una cosa. Giorgio pare geloso di te; s'è messo a fare il geloso, dacchè sono malata, per rendermi più allegra l'esistenza. Quando sei venuto a trovarmi ultimamente, egli t'ha visto mentre uscivi e lui tornava dal suo ufficio; mi ha fatta una scenata; ha detto che non dovevo riceverti, dopo le scortesie di Pallanza.... Non aveva torto, in fondo, ma io ho capito che tu gli dài ombra....--

Il passaggio repentino dal voi al tu mi spiacque; la notizia m'indispettì....

--Io lo imaginava,--risposi.--Ecco perchè non son venuto oltre da voi....

--Eppure, poichè sono sempre sola, bisognerà che tu venga a trovarmi, almeno quando c'è Giorgio....

--Brava!--esclamai ridendo.--È affatto impossibile. Io parto a giorni....

--Per dove?--chiese Laura, con tale accento d'apprensione, che l'idea d'essere amato da lei soverchiò l'angoscia di vederla sofferente e mi richiamò un fugace sorriso di trionfo.

--Per dove, non so. Me l'hanno rammentato or ora i miei suoceri: colla primavera si doveva riprendere il viaggio in Italia....

--Il viaggio? Quale viaggio?

--Il viaggio di nozze,--mormorai a denti stretti.

Eravamo giunti all'entrata dei giardini. Passammo i cancelli senz'aggiungere parola, io guardando la gente, Laura a testa bassa.

--C'è la musica laggiù,--diss'ella accennando una folla immobile di persone.

Piegammo verso sinistra, dov'era il piccolo lago, per un viale disadorno e povero di piante. Sùbito, un'aria più dolce sembrò spirare beneficamente.

Laura sedette sopra una banchina a ridosso d'un gruppo di tufo e segnò per terra delle orribili teste colla punta dell'ombrellino. Io restai in piedi, innanzi a lei, appoggiandomi col bastone al tronco d'una pianta.

--Allora, questa è l'ultima volta che ci vediamo?--domandò Laura sollevando il capo all'improvvisa.

Ormai, ero certo. Laura mi riamava, per una di quelle recrudescenze di passione, che afferrano talvolta anche le anime stanche: me lo dicevano la sua voce non sicura, i suoi occhi, nei quali, s'io avessi continuato a indagare, avrei scorte delle lagrime rattenute.

La vanità del maschio, assai più adescabile della vanità femminile, ebbe un giocondo sobbalzo nel mio animo.

--Ci rivedremo al ritorno,--dissi.

--Oh.... al ritorno!--esclamò Laura tristemente.--Chi sa?...

Colla punta dell'ombrellino cancellò sulla sabbia le teste orribili disponendosi a tracciarne delle peggio; ma aveva appena preparato lo spazio, che richiese le ore.

--Sono le tre!--risposi, guardando l'orologio.

--Ho un appuntamento alle tre e mezzo colla sarta,--ella fece, alzandosi con qualche fatica.--Vuoi riaccompagnarmi?--

Notai di nuovo l'andatura incerta e greve della donna; osservandola bene, io la vedevo adesso veramente curva, e il sentimento d'angoscia mi riprese, fugò qualunque altro pensiero.

Presso l'uscita dei giardini, mormorò:

--Te beato, che dopo un anno puoi ancora intraprendere un viaggio di nozze!--

Con quale sarcastica inflessione avrebbe ella pronunciate quelle parole, pochi mesi addietro! Ora, non vi trovai che il desiderio spossato.

S'apriva il giorno lentamente a una serenità profonda, col disciogliersi delle nuvole bianche, scoprenti all'occhio nuovi azzurri infiniti ed eguali; di là veniva il sole tepido che c'intorpidiva, quasi svegliati da una notte amorosa fra caldissime piume.

Quando fummo presso una carrozza chiusa, domandai a Laura:

--Volete dirmi l'indirizzo?

--Piazza del duomo,--ella rispose, mentre saliva nella vettura.--Poi, indicherò io....--

M'inchinai salutando.

Un collegio di fanciulle, numerosissimo, mi passava accanto in lunga colonna; quante si preparavan là dentro al martirio della vita? quante avrebbe perdute l'amore e sciupate il matrimonio?

Avevano illanguidita la loro tinta nell'ombra delle camerate; sotto abiti senza linea avevano contraffatta la loro freschezza; ma dovevano da quel periodo severo e umile sbucar nella vita, svelare le loro facoltà, edificare o distruggere una famiglia. In questo senso, la lunga colonna di fanciulle m'appariva assai interessante; da un'altra simile colonna femminile, s'eran tolte Laura e Lidia, con sì diverse idee, con sì diversi intendimenti.... E chi poteva assicurare che i primi passi dell'una e dell'altra non avessero avuto un oscuro impulso da memorie di collegio, da circostanze di fatto, dalla vicinanza d'una compagna o dall'intimità d'una maestra?

Lidie e Laure si preparavano in silenzio, ripetendo per un'ennesima volta il processo psicologico di altre, e di altre e di altre, infinite.

Io poteva ben comprendere o almeno intuire il divario fra quelle due anime di donna, stretto com'era da qualche tempo fra la prima e la seconda, sovrapponendo o cancellando le impressioni dell'una colle impressioni dell'altra.

Un quarto d'ora dopo lasciata Laura, ero a casa, dominato dal brusco urto, che la presenza di Lidia mi produceva. S'era mutata, in quella breve mia assenza, colla rapidità con cui mutava d'abiti.

La piccola ombra d'umiliazione che le offuscava il viso nel mattino e l'accidia che ne spossava il corpo, lasciavano il posto a un aspetto calmo, consolato, sano fisicamente e moralmente, come dopo una confidenza in cui il cuore avesse rotte per un istante le dighe della rassegnazione e liberando il dolore, l'avesse diminuito di profondità.

Fenomeno già notato in Lidia, di quei giorni; perciò pericoloso; che cosa confidava ella, e a chi si confidava?

Non v'era presso di lei, quand'io vi giunsi, che Ettore Caccianimico, del quale tutto si poteva sospettare, fuorchè d'esser capace di consolare alcuno.

--Sei stato a passeggio?--domandò Lidia, seduta davanti al tavolino da lavoro presso la finestra.

--Sono stato da tua madre e poi ai Giardini,--risposi.--Donna Teresa mi ha rammentato un vecchio debito; quel viaggio interrotto, o meglio non intrapreso, per l'Italia, e rimandato alla migliore stagione....

--Ah, è vero!--disse Lidia, con voce che pareva uno sbadiglio.

Al fenomeno psicologico s'univa d'un tratto un fenomeno fisico, non meno degno di nota.

Lidia ingrassava; l'abito chiaro di quel giorno svelava il fatto assai meglio di quel che non potesse la mia continua esperienza. Sì, m'era parso di non abbracciar più le forme sottili ed esatte, tanto amate in Lidia fanciulla; m'era parso che il suo seno fiorisse, che i suoi fianchi s'espandessero lievemente, che la gola avesse un'insolita rotondità; lento trapasso da una Psiche a una Giunone.... Ma, alla luce sfacciata del sole, questa mutazione si rivelava d'un colpo, non lasciandomi più dubbio; forse il confronto istintivo fra Lidia e Laura, debole, divorata dal male,--cooperava a rendere più perspicuo lo sboccio formoso della prima....

Perchè era così sana e lieta di giovanezza Lidia quando Laura moriva?

Uscii bruscamente dal salotto, lasciandovi mia moglie e il Caccianimico, nella ridicola speranza che un'altra camera, un'altra luce, potessero calmarmi.

Passai dalla stanza da letto; il letto di Lidia, bianco e vuoto, con un raggio di sole che cadeva diritto sui guanciali, mi lievitò in mente un substrato di amare riflessioni; passai dalla sala, ove rividi quelle signore brune, le quali mi compiacevo a desiderare, fra il convenzionale chiacchierio dei mariti; passai dal tinello, ch'era già stato testimonio di paci e di guerre, di pranzi muti o afflitti dalla retorica di Pietro e di donna Teresa; la mia camera mi rammentò quella prima notte in cui aspettavo l'ora di presentarmi a Lidia, mia ancora soltanto per un apparato di formole; e lo studio, ove m'ero arrestato, strideva di sogni artistici svaniti, di buoni propositi più deboli delle abitudini, di rinuncia al lavoro per l'inutile speranza della felicità nella famiglia.

Tutto l'appartamento aveva uno strano sapore di gioie irrancidite.

Ritornai nel salotto. Ettore Caccianimico s'era posto di faccia a Lidia; s'egli avesse inclinata avanti la sedia, le sue ginocchia avrebbero toccate quelle della donna. Diceva:

--Si potrebbe appunto far così. Ella avrebbe la compagnia di mia moglie, quella de' suoi parenti....--

Fece una pausa, e rivoltosi a me, soggiunse quasi spiegando:

--Proponevo alla tua signora di fare un breve soggiorno con sua madre, prima di lasciarci. Il tempo è bello e a Pallanza ci dev'essere già molta gente.

--Non ho nulla in contrario,--risposi,--quando ciò piaccia a Lidia. Tu, vieni pure laggiù?

--Sì, a Pallanza, con Clara....--disse Ettore, nominando sua moglie per la seconda volta, cosa affatto insolita e curiosa.

Allora, fra Lidia ed Ettore si studiarono i vantaggi d'un soggiorno sul lago; c'era la compagnia piacevole, la vita calma e tuttavia allegra, il buon clima.

M'ero disteso in una larga poltrona, con un libro fra le mani, assolutamente deciso a non prender parte alla conversazione; Lidia volgeva il capo di tanto in tanto dal mio lato, con quell'espressione di riposo, che mi dava qualche sospetto.

Perchè Lidia era così sana e lieta di giovanezza, quando Laura moriva?

Passando lo sguardo al disopra del libro, osservavo meglio le linee del viso e del busto; linee di profilo, leggierissimamente, ma indubitabilmente avvantaggiate da qualche tempo; le mani di Lidia, ch'ella posava sul tavolino, avevan pure una forma più grassoccia, non aristocratica di soverchio.

Ella m'era piaciuta da fanciulla perchè era fragile e sottile; certo, m'era piaciuta per altri motivi spirituali; ma anche perchè da fanciulla era fragile e sottile. Quest'attrattiva stava per vanire, nella donna?

Ricordando la signora Folengo, sua madre, ebbi un sussulto: a trent'anni, Lidia sarebbe stata una bella matrona; a quarantacinque, una signora grassa.... Frode nel contratto matrimoniale!... Una signora grassa e bionda, vale a dire, facilissima a sciuparsi, come certe rose tèa, di cui la floridezza eccezionale è, insieme, la decadenza e lo sfacelo.

Fui interrotto nelle mie considerazioni da Ettore Caccianimico, il quale si congedava.

--Voi non partirete così presto?--domandò egli a me.

--Quando vorrà Lidia,--risposi, colla formola abituale.

--Decideremo,--dichiarò Lidia, stringendo la mano di Ettore, che s'era inchinato a salutarla.

Accompagnai il Caccianimico nell'anticamera, fin sulla soglia della porta.

--Ebbene?--egli chiese a voce bassa.--Sei stato in casa Uglio?

--Giorni sono.

--Hai invitata Laura a far visita alla tua signora?

--Non ne valeva la pena. È ammalatissima povera donna.

--Pare anche a te?... Io la vedo perduta,--concluse Ettore con indifferenza, mentre se ne andava.

Perduta! Non era dunque un' esagerazione della mia fantasia? Ma allora, che valeva il rispetto umano? S'ella desiderava di vedermi vicino a lei, potevo contentarla, senza riguardi per il mondo; perchè rifiutare quel conforto a un'amica, la quale m'aveva conosciuto libero, indipendente, e nel turbinìo della vita non s'era dimenticata di me?

--Andrò da lei, stasera!--mi dissi, rientrando nel salotto.

Il volto calmo di Lidia ebbe la potenza di stornarmi il pensiero dietro altre idee non meno tristi. In quella medesima notte, Lidia aveva pianto; adesso era serena, quasi allegra Perchè?

--C'è stato Gian Luigi a trovarti, mentr'ero fuori?--domandai.

--No,--ella rispose un po' maravigliata.--Verrà stasera, forse.--

M'augurai fortemente che Gian Luigi non venisse quella sera: la sua presenza in casa mia mi avrebbe impedito di recarmi da Laura. Per la prima volta, non osavo lasciar Lidia sola di fronte a un uomo.

XIV.

A pranzo, ella mangiò con molto appetito, senza accorgersi ch'io toccava appena le vivande e preferivo il vino al cibo.

Ero troppo solo, nel mondo, circondato da insidie e da cause non mai stanche di dolore; non avevo amici e mia moglie era un'estranea che poteva diventare una nemica. Un'estranea, certamente, dacchè i suoi gusti non somigliavano a' miei, la sua educazione s'era fatta entro le chiuse pareti d'una casetta borghese, e la mia, viaggiando, sognando, osservando uomini e luoghi diversi; avevo una donna, la cui speranza di comprendermi vacillava e cadeva, senza lasciar traccia di rammarico.

Di tutto quanto ci si poteva aspettare dalla nostra unione, un sol fatto era incontestabile, per sanzione di legge: la signorina Lidia Folengo era diventata la signora Lidia Lacava Folengo; nulla più, e troppo poco al confronto delle nostre libertà perdute.

Geltrude entrò a metà del pranzo, portando a Lidia un viglietto arrivato allora.

La donna lo aperse, lo lesse, lo mise in tasca, e disse a Geltrude:

--Va bene. Non c'è risposta.--

A me:

--È Angela Tintaro che mi scrive.

--Che esagerazione!--esclamai seccato.--Quando non viene a trovarti, ti scrive; quando non ti scrive, ti manda dei fiori. Almeno potrebbe sceglier delle ore più adatte, per annoiare il prossimo!--

Lidia strinse le labbra senza rispondere. Da quella lettera, originò subito un mutamento in lei, palesissimo, per quanto ella volesse nasconderlo; cosicchè, fui tratto a domandare, contro le mie abitudini, che cosa Angela Tintaro le scrivesse.

--Le solite storie,--rispose Lidia con negligenza affettata.

Ma la lettera le rimase in tasca.

--Tuo padre ha finalmente deciso di partire per Cairo, accettando l'impiego offertogli,--dissi.

--Ha fatto bene,--mormorò Lidia.--Ecco: Cairo è una città che vedrei con piacere.

--Niente c'impedisce d'accompagnarvi tuo padre quando vi si recherà, sui primi dell'anno venturo.

--Resterò ben sola, dopo,--riflette la donna sbadatamente.

Eravamo in due a finger di mangiare, adesso: anche Lidia faceva una cattivissima accoglienza alle portate che Geltrude recava; attribuii l'improvvisa svogliatezza al pensiero doloroso di veder partire presto i Folengo, ed ebbi cura di non domandare spiegazioni.

Tuttavia, il pranzo si trascinò così malamente, che respirai di sollievo, quando la tavola fu sparecchiata; i giornali costituivano per noi in quell'ora e nei giorni d'impaccio, una salvezza molto apprezzata da ambedue.... Stavo per ricorrervi, quando Lidia mi domandò con voce un po' tremante:

--Sei andato ai Giardini, oggi?--

Mi bastò un'occhiata alla donna per comprendere; ella preparava quella domanda da qualche tempo, e studiava il modo di lanciarmela quando meno l'aspettavo, perchè non potessi ricostruirne il movente; l'impazienza l'aveva però tradita, e troppo breve tempo era scorso dall'arrivo della lettera all'interrogazione perchè non vi scorgessi una stretta relazione.

--Sono andato ai Giardini,--risposi.--Mi pare d'avertelo già detto.

--Con chi?--fece Lidia, guardandomi fissa.

--La signora Angela Tintaro si assume dunque l'incarico d'una polizia segreta?--domandai ironicamente.--Ho trovata la signora Uglio, che si recava da tua madre, e come io ne veniva appunto, ella ha rimandata la visita, e chiacchierando l'ho accompagnata ai Giardini, invece.

--La signora Uglio,--disse Lidia, coll'intonazione con cui ci si fa a raccontare una lunga storia,--è fra le persone che tu m'avevi proibito di ricevere; anzi, nel caso poco probabile ch'ella mi facesse visita, mi avevi pregato di non contraccambiarla.... E d'un tratto tu le servi da cavaliere e ti mostri in pubblico al suo fianco, ai Giardini, nell'ora più frequentata?

--Sono convenienze a cui un uomo non può sottrarsi,--mormorai ipocritamente.

--Benissimo. E che cosa avresti detto tu, se le parti si fossero invertite? se fossi andata io a passeggio col signor Giorgio Uglio?--

Alzai le spalle, irritato.

--Quale assurdità!--esclamai.--Il torto è appunto quello di supporre che le parti si possano invertire sempre; quanto ho fatto io, era logico e necessario; ma ciò non sottintende logico e necessario che tu faccia altrettanto col signor Uglio.... È un modo di ragionare questo, di cui t'ho mostrata parecchie volte la falsità.... Ormai, dovresti risparmiarmelo.

--Benissimo,--ripetè Lidia.--Splendida poi l'idea di non dir nulla.... Ciò fa supporre molte cose....

--Per esempio?

--So io,--concluse la donna seccamente, alzandosi.

--Saresti gelosa?--

Lidia si rivolse, come ferita; appuntò le mani sulla tavola, e avvicinando il viso al mio, dichiarò a bassa voce:

--Gelosa? Vorrei che tu avessi dieci amanti, non una!--

V'era nella frase tutto il disprezzo di cui vibrava la donna per la mia condotta di quei giorni; e la rabbia frenata e accumulata nelle notti d'obbedienza sua e di fredda prepotenza mia; l'uno e l'altro sentimento davano alle parole un significato profondo, che mi colpì in pieno cuore, come innanzi a qualche cosa di definitivo, d'irreparabile.

Non trovai sùbito una formola di protesta; rimasi sotto lo sguardo di Lidia, turbatissimo, quasi un colpevole, e quando riuscii a scuotermi da quel fascino angoscioso, Lidia fu chiamata da Geltrude, che annunciava la visita del conte Gian Luigi.

Solo nel tinello, in mezzo alla luce grigiastra del dopopranzo, fui colto a un tratto da un impeto di dolore, dalla sensazione raccapricciante che deve afferrar l'uomo in mare, chiuso in un'ondata gigantesca. Quel solo giorno m'aveva portato un séguito di piccole e grandi angustie, intollerabile; nell'istesso momento, ero combattuto da opposte idee, da disegni contrarî, i quali sollevavano tutto il mio sistema nervoso, piombandomi nel dubbio,--malattia orribile di cui non avevo mai sofferto.

Si poteva la oltraggiante dichiarazione di Lidia collegare al suo mutamento, che mi pareva derivasse da un'influenza estranea? Intendeva ella farmi capire la propria indifferenza a qualunque mia colpa, per assolversi ella medesima d'una simpatia colpevole?

Senza dubbio, senza dubbio alcuno, Lidia sentiva questa simpatia.

Dominato da tal pensiero, m'avvicinai all'uscio, che metteva nella sala, ove Lidia era con Gian Luigi; una voce fresca, tranquilla, ben modulata,--la voce della donna--mi riempì di maraviglia. In me, la breve scena del dopopranzo aveva generato un lungo strascico di riflessioni; in Lidia era scivolata, quasi sopra un'anima di marmo, non impedendole di mostrarsi cortese, frivola, anche civettuola, come potevo capire da certe sue risatine, gorgheggiate argutamente. Se tutto questo era finzione, meritava ch'io me ne impensierissi peggio che se fosse stata insensibilità.

Nella sala non erano accesi i lumi ancora, quando io v'entrai.

Lidia e Gian Luigi stavan sul divano, ai lati opposti; ma l'ombra della sera calante m'impediva di scorgerne bene il viso; chiaro non si vedeva che l'abito di Lidia. Quando i lumi furono portati, rilevai qualche cosa d'insolito in Gian Luigi e ne fui impressionato d'un'impressione confusa, oscillante fra la curiosità e il dispetto.

Gian Luigi era abbattuto e pallido; dacchè era giunto, non avevo sentita la sua voce che per salutarmi; faceva le spese della conversazione Lidia, la quale aveva una facondia febbrile, ascoltata dall'uomo con deferenza, approvata da me con qualche cenno del capo, ma incapace a snebbiare il corruccio che pareva esistere fra noi....

--Se vuole la rivincita di iersera,--disse Lidia a Gian Luigi, accorgendosi che da qualche istante era distratto....

Si levarono ambedue e si portarono innanzi al tavolino verde, prendendone dal tiretto le carte e i gettoni.

--Stasera sono formidabile,--mormorò il Sideri finalmente.--Accetterei qualunque avversario.

--Non vendere la pelle prima d'ammazzar l'orso,--diss'io.

Trovandomi di fianco a uno specchio, mi vi osservai e mi confrontai con Gian Luigi, che pareva anche maggiormente pallido, colla testa curva sulle carte e la fronte illuminata dalla lampada.

Indubbiamente se non fossero state certe rughe agli angoli degli occhi, e la radezza dei capelli presso le tempia, Gian Luigi avrebbe dimostrato meno anni di me; la sua testa aveva un'impronta aristocratica, la quale io non possedeva affatto.... L'essere di statura piccola non faceva poi grave danno all'estetica, e in ogni modo, se tal danno si voleva ammettere, era pareggiato in me dalla mia barba rossastra, che m'invecchiava.

Poteva avere importanza questo per Lidia? No; ma poteva averne moltissima un altro fatto: il Sideri era un osservatore scrupoloso della forma, un uomo incapace di dire un'insolenza cruda; le insolenze le diceva, ma con tal giro di parole da farle rassomigliare a frecce avvelenate e ricoperte di bambagia....

Simile uomo, se avesse voluto assumersi la missione di confidente, avrebbe trovate le formalità più rispettose....

--Molto indovinato, molto parigino,--egli diceva in quell'istante a Lidia, accorgendosi allora ch'ella portava una vestaglia nuova, e gettandole un'occhiata sintetica, da conoscitore.

L'osservazione mi parve audace, se non sconveniente; forse perchè un lampo di vanità soddisfatta brillò negli occhi di Lidia. Che Gian Luigi potesse risvegliare nella donna la tendenza alle frivole soddisfazioni, già in lei così viva sui primi tempi, e dispersa nelle angustie del matrimonio? Qualunque ne fosse il valore, questo avrebbe adombrato un predominio dell'uomo sull'animo di Lidia e m'avrebbe fornito un mezzo di studiare fin dove il predominio arrivasse.

Contento e quasi riposato da tale induzione, m'accomiatai da Lidia e dall'ospite, raggiunsi la mia camera, mutai d'abiti, e uscii di casa.

La serata era placida; il corso Venezia, male illuminato, staccava anche meglio nello sfondo il corso Vittorio Emanuele, dove le lampade elettriche spandevano una luce piacevole, qua e là più viva per il concorso d'altre lampade nelle vetrine.

Quantunque avessi una meta e il desiderio di giungervi, mi dilungai prendendo la via più allegra; m'internai sotto i portici, ove la memoria e l'abitudine mi ricordavano come tre correnti vi passassero in tre ore diverse del giorno; al mattino, una fiumana di ragazze che si recavano al lavoro; nel pomeriggio, una fiumana di signore che ostentavano in sè l'opera manuale di quelle ragazze; nella sera e nella notte, una fiumana di perdute. Un formicolar vasto e romoroso di gente era nella Galleria; poi, piazza della Scala diminuiva sùbito l'intensità di quel movimento, che andava spegnendosi sul corso Alessandro Manzoni, ove la luce non era sì viva, e la gente era poca.

Innanzi alla casa di Laura Uglio, mi fermai; certo, il marito di Laura non c'era; egli aveva l'abitudine d'uscir presto e di tornar tardi, dacchè Laura s'era ammalata e aveva così interrotto l'idillio, che formava la mia sarcastica ammirazione a Pallanza.... Io sarei dunque salito a prender notizie, narrando insieme come una lettera d'Angela Tintaro avesse svelata a Lidia la nostra gita innocente di quel giorno; mi sarei trattenuto poco, se Laura non insisteva. Se Laura insisteva, mi sarei trattenuto molto.... Chi sa? Laura era bruna e mi amava ancora.... Nel frattempo, Giorgio Uglio.... Sorridendo, considerai la reciprocità fatale cui dava luogo un primo adulterio, senza ricordarmi che tale reciprocità minacciava anche la mia casa, dove avevo lasciato Gian Luigi con Lidia.

Quando, inoltrandomi sotto l'atrio, pensai rapidamente alle infedeltà comode e vili, cui un salotto chiuso e l'occasione propizia potevan dar luogo,--m'arrestai di colpo, quasi m'avessero piantato un coltello nel fianco; voltai le spalle, tornai in istrada, e mi gettai in una carrozza da nolo che passava.

Ero così offuscato, da non ammetter divario fra Laura e Lidia; perchè ammetterlo, se non ne ammettevo fra me e Gian Luigi?... Le notizie di Laura l'avrei prese l'indomani; ella mi amava e non a lei, quindi, doveva esser rivolta specialmente la mia attenzione,--bensì a Lidia, che non mi amava più.... Per ora, bisognava sfuggissi al destino dei mariti, i quali creano essi medesimi le occasioni alle mogli.

Nel mio salotto, non si giuocava; i gettoni e le carte erano abbandonate sul tavolino, qualcuna per terra. Lidia sedeva sullo sgabello innanzi al piano-forte; Gian Luigi sopra una poltrona, all'angolo estremo della camera.

--Mi manca l'ultima strofa,--diceva Gian Luigi.--Volevo trovare un pensiero grazioso, un po' francese, sa, una specie di birichinata elegante; ed è difficile....

--Sì,--rispondeva Lidia,--bisognerebbe armonizzar le parole colla musica. Finora, quel che ha fatto, mi piace molto.