Il "Damo viennese": Romanzo

Part 4

Chapter 43,629 wordsPublic domain

L'enigmatica risposta non persuase Eva Kramer.

— Ma un corno, mio caro....

E poi, senza pausa:

— Chi è questo di San Giuliano?

Pierino fu lieto di potersi precipitare a fornire una risposta precisa:

— È il ministro degli Esteri, disse.

— Grazie tante, questo lo so, ribattè Eva. Io ti domando che uomo è.

— Abbastanza giovane, molto distinto.

— Politicamente.

— Sai, è senatore e al Senato i partiti politici non son chiaramente segnati come alla Camera.

— Ti domando di dove è.

— Ah, siciliano!

— Ma di dove politicamente, ti ripeto... Di che gruppo, di che tendenza.... Triplicista, antitriplicista?

— Triplicista, diamine... In Italia siamo tutti triplicisti.

— Ma come la pensa?

— Su questo non posso risponderti.... Sai, è ministro. E i ministri i loro pensieri non li comunicano a me.

Eva scosse le spalle e s'allontanò per la camera, con una smorfietta sprezzante, sino alla finestra a guardare il mare e Posillipo sotto la luna d'estate.

— Non sei un gran politico, tu?... Pure sei del paese di Machiavelli, di Cavour....

E aggiunse, senza misurar le distanze:

— E di Giolitti!

Tizio richiamò Caio. Il nome di Giolitti suggerì un'altra domanda:

— E Salandra?

Pierino assunse un'aria profonda:

— _Homo novus!_

— Che vuol dire?

— Lo chiaman così nei giornali.

Si persuase Eva che in fatto di informazioni precise non c'era modo di cavar proprio nulla da Pierino. Tornò quindi alla questione generale.

— Ma, insomma, come potete non far la guerra, voi italiani?

Pierino fu ebete e perentorio:

— Non la facciamo.

— È certo?

— Lo dice la _Stefani_.

— Chi è la _Stefani_?

— Il Governo, spiegò Pierino nel suo solito stato d'idee poco chiare. L'agenzia ufficiale.

— Ho capito: la _Reuter_.

L'ignoranza politica di Pierino si rivelò intera:

— Non la _Reuter_, la _Stefani_....

— _Reuter_ o _Stefani_ è la stessa cosa, ribattè Eva.

E Pierino, non persuaso ma docile, stringendosi ancora nelle spalle:

— Sarà....

Così al telefono come al _restaurant_, così nelle tornate parlamentari come nelle discussioni private, chi meno ottiene risposta dalla signorina o dal cameriere, dal ministro o dall'interlocutore, più si ostina a domandare. L'insistenza è una delle più naturali abitudini dello spirito dell'uomo e solo così si spiegano la popolarità e la fortuna che accompagnano il giuoco del lotto e l'estrazione di qualsiasi lotteria. In una testa tedesca questa virtù dell'uomo civilizzato diventa ancora più accentuata e l'insistenza cambia nome, e prende quello di caparbietà. In una testa come quella dell'ex-signorina Kramer questo difetto tedesco diventava ancor più accentuato, e la caparbietà cambiava nome, e prendeva quello di testardaggine. Così, per quanto Pierino eludesse le domande precise, svicolasse nei mezzi termini, battesse la campagna fra il sì ed il no, sua moglie non si dava per vinta. Prima a Napoli, poi a Roma quando furono installati al Grand Hôtel in attesa di cercare un villino nei quartieri eleganti, Eva Kramer, mattina e sera, sera e mattina, assediava suo marito con innumerevoli batterie di punti interrogativi. Perchè l'Italia s'era dichiarata neutrale? Che paese era mai questo che al momento del pericolo abbandonava gli amici e dimenticava la parola data? E che cosa erano dunque questi italiani, cantastorie e menestrelli, che gridavano per le vie di volere Trento e Trieste — a Eva Kramer era capitato un giorno di dover sentire anche questo! — e gridavano di voler l'una e l'altra dopo aver cercato per trenta anni, in un'alleanza, il più comodo alibi per eliminare il pericolo ed eludere il dovere di andarsele a pigliare? A furia di stringersi nelle spalle Pierino s'assottigliava in modo da far pietà. I suoi valzer erano muti al riguardo delle curiosità di sua moglie. Le dava ragione perchè non trovava argomenti per darle torto. Nè i giornali potevano illuminarlo. Non usciva che con sua moglie e in albergo non erano ammessi che i giornali graditi al barone Macchio e al principe di Bulow. In questi Pierino cercava invano: non vi trovava che gli stessi punti interrogativi di sua moglie. Diventava per lui un'ossessione. Avrebbe voluto fermare per via il primo passante e domandargli: «Scusi, perchè l'Italia è rimasta neutrale?», così come si può domandare, se avvenga di aver dimenticato l'orologio a casa: «Scusi, sa dirmi che ora è?». Tentò, un giorno che era rimasto solo nell'_hall_ dell'albergo ad aspettar sua moglie che era salita a mutar vestito. Chiese dei sigari ad un cameriere rasato, pelato, levigato, roseo e tondo come una pallina di bigliardo, che era assai cerimonioso e sembrava molto affabile. Per propiziarselo, non prese il resto delle cinque lire con cui aveva pagato cinque sigari trabucos.... E, mentre il cameriere gli tendeva l'accenditoio, Pierino sospirò, tanto per cominciare: «Ah, questa benedetta guerra....» E il cameriere, spegnendo con lo stesso soffio la fiamma della candela e l'entusiasmo di Pierino: «Ah, _oui, monsieur_. Parto domani, richiamato alle armi.... _Je suis allemand...._»

Fu ancora peggio più tardi, quando Giolitti cominciò a parlar di «parecchio» e Salandra di «sacro egoismo», quando i giornali, anche quelli cari alla politica tedesca e più triplicisti della Triplice, tanto da nascere proprio quando la Triplice moriva, cominciarono a parlare di negoziati e di trattative a Londra e a Vienna, di concessioni da una parte e dall'altra. Ad ogni nuova notizia in proposito Eva gli si piantava davanti col giornale in mano, impugnato come se fosse una bandiera austriaca sotto forma di giornale italiano, e cominciava la filippica:

— Ma come? Dopo aver stracciato un trattato scientemente firmato (queste cacofonie provavano che Eva, per quanto figliuola d'un delizioso musicista, non aveva il minimo senso dell'armonia nella prosa italiana) questi italiani avrebbero anche osato d'impugnare le armi, fedifraghi non solo ma briganti addirittura, contro gli amici di ieri impegnati a tener fronte per mare e per terra a mezzo orbe terracqueo? E c'erano dimostrazioni per le vie? Naturalissimo. L'oro francese.... La Massoneria.... Ma contro la corruzione della piazza che diceva la Camera, che faceva il Governo, che pensava il Re? E se tutti fossero stati così sconsigliati da volere la guerra contro gli austro-tedeschi, che sarebbe accaduto? Avrebbe Pierino preso un fucile e sparato contro il _major_ Hampfel, contro i suoi cognati, magari in caso di leva in massa contro suo suocero, per chiudere ai soldati austriaci la via di Milano o, peggio ancora e orribile a dirsi, per aprire ai soldati italiani la via di Vienna?

A questi ultimi punti interrogativi Pierino esultava. Traeva di tasca il suo foglio di congedo assoluto. Non solo era soldato di terza categoria, ma anche nella terza categoria era riformato per deficienza toracica. «Ma ti possono rivedere. Il torace è cresciuto» obbiettava Eva. Ma Pierino era rassicurato e rassicurante: «Non c'è pericolo. Non rivedrebbero i riformati.... Abbiamo tanti uomini, noi.... Non siamo mica la Francia.... Noi facciamo figliuoli...» E si guardava attorno con fierezza, come se avesse lì, sul tappeto, un paio di dozzine di rampolli.... Ma rispondere agli altri punti interrogativi era più difficile. E poichè non sapeva come giustificar quella corrente che si formava nel paese si mise a negare addirittura che la corrente ci fosse. E una sera diceva ad Eva:

— Mia cara Eva, puoi dormire i tuoi sonni tranquilli. Siamo neutrali, è vero, purtroppo è vero, ma non per questo non rimaniamo, se non proprio alleati, certo vostri sinceri amici. Ad allearci di nuovo penseremo poi, dopo la guerra, quando voi avrete vinto, poichè voi non potete che vincere — e l'Italia lo sa. Che vuoi, mia cara? Noi italiani siamo fatti così. Alleati in pace, ma in guerra no. Non potevamo fare altrimenti. Siamo piccini, noi, Giolitti ci ha traditi, i cannoni non li abbiamo, i soldati sono nudi come Dio li ha fatti, le finanze sono esauste e la guerra, la nostra guerricciola di Libia, che voi tanto buoni ci avete permesso di fare, ci ha addirittura sfiancati. Ah, lo dicono tutti! Se fossimo stati forti, se avessimo avuto un esercito, se l'Inghilterra avesse potuto non bombardarci le nostre città marittime, saremmo stati con voi e San Giuliano allora o adesso Sonnino avrebbero già mandato i nostri bei bersaglieri — carini, è vero, con quelle piume?... — a coprirsi di gloria, di gloria prussiana al posto che i vostri Stati Maggiori, bontà loro, avevano già assegnato ai nostri due milioncini di uomini.... Ma non è stato possibile e dobbiamo rimanere così, a guardare.... Non credere a quelli che strepitano per far la guerra. Son gli scamiciati dei giornali democratici cui nessuno dà retta, son gli sbarbatelli delle scuole che cantano l'Inno di Mameli tanto per esercitare i polmoni nell'età dello sviluppo!...

E un'altra sera diceva ad Eva:

— Noi siamo gente seria, cara, che sappiamo fare i nostri calcoli e i nostri affari, che sappiamo che cosa valga la Germania e quanto l'amicizia dell'Austria serva a garentire il nostro avvenire.... Ma tu sul serio ci credi alla storiella di Trieste e di Trento? Si vede proprio che sei austriaca.... In Italia, non ci crede nessuno.... Ma se i trentini e i triestini devono a voi la loro prosperità, il loro benessere presente, passato e futuro.... Con noi — l'ho letto ieri in un giornale che ti ho messo da parte — Trieste non diventerebbe che un'anticamera di Venezia. E ti par mai possibile che chi sta comodamente in salotto preferisca d'andare in anticamera solo perchè il salotto è tapezzato di giallo e di nero, mentre l'anticamera è tapezzata di bianco rosso e verde?... Io dico sì.... Ma un po' di senso comune....

— Lo dico anch'io...., rispondeva Eva riconciliata. Ma con questi esaltati!

— Son pochi, ribatteva Pierino.

— Lo so. E aggiungerò: fortunatamente per voi!

I francesi dicono: _qui se rassemble s'assemble_. La stessa cosa dicono gli italiani, con veste più plebea: «Chi s'assomiglia, si piglia!» Son verità di sapienza latina, ma controllabili anche su nature tedesche, poichè nell'_hall_ del Grand Hôtel tre o quattro coppie di mogli austriache o tedesche e di mariti italiani s'erano annusate, riconosciute, avvicinate, alleate in una lega offensiva e difensiva. Una sera un amico disse a Pierino, dopo averlo invitato ad attraversar la strada e ad andare a prendere un tè da Latour e dopo essersi sentito rispondere che non poteva assolutamente allontanarsi dall'albergo:

— Ah, già, è vero.... Tu sei della compagnia dei mariti col _von_...

Capiva poco, Pierino, ma quella la capì. Tentò di essere impertinente e di ribattere, ma non trovò che questo:

— E tu?

— Ah, io sono, fece l'amico, di una compagnia molto più divertente: quella di «Moglie e buoi dei paesi tuoi!».

«Paesi tuoi.... Paesi tuoi...», brontolava Pierino. O perchè se nel matrimonio la moglie prendeva il nome del marito, questo, per rendere l'attenzione, non poteva prendere il paese della moglie? L'essere umano non è legato a vita al proprio nome, quando nasce donna. Perchè dovrebbe essere legato a vita al proprio paese, quando nasce uomo? In fondo, a poco a poco si sentiva diventare viennese sul serio, per virtù anche di quei fenomeni di mimetismo che nella vita coniugale modificano a poco a poco il coniuge più malleabile sullo stampo di quello più resistente. Perdeva lentamente i suoi connotati nazionali e questa perdita progressiva non gli toglieva nè un'oncia d'appetito nè un minuto di sonno. Perdeva a poco a poco il suo nome senza che la sua posta andasse per questo smarrita. Aveva osservato questa seconda perdita a poco alla volta su i biglietti da visita di sua moglie, i quali all'indomani del matrimonio dicevano: «_Madame_ Balla»; due mesi dopo: «_Madame_ Balla-Kramer» e quattro mesi dopo: «_Madame_ Kramer-Balla». Dinanzi alla meraviglia che Pierino, tuttavia senza fiatare, aveva manifestato per quest'ultima redazione, la signora Eva aveva creduto opportuno rendere responsabile la sbadataggine del litografo. Aveva cambiato biglietti; ma l'errore era accaduto lo stesso. Aveva cambiato litografo; peggio che mai. Era un'invincibile idiosincrasia dei litografi, di tutti i litografi romani, i quali se potevano ammettere che Kramer balla non potevano assolutamente riconoscere che balla Kramer. E che fosse veramente la signora Kramer a far ballare il marito come voleva, si persuase Pierino, un giorno, quando il suo sguardo cadde su un biglietto da visita che Eva aveva estratto dal suo portafoglio e passato al marito perchè lo rimettesse allo _chauffeur_. C'era scritto su non più solo: «_Madame_ Kramer-Balla» ma addirittura: «_Monsieur et Madame_ Kramer-Balla». E si sentì, Pierino, più viennese, più irreparabilmente e docilmente viennese che mai, nel ritrovarsi così molto più Kramer e molto meno Balla di quanto fosse stato fino allora agli effetti, del resto puramente convenzionali, dello Stato Civile.

Ma si sentiva anche, di tanto in tanto, ancòra un po' italiano. Vecchia abitudine difficile a sradicarsi, piccola aspirazione segreta del prigioniero che adora la sua prigione e il suo carceriere ma che tuttavia, nei giorni di bel tempo, anela un po' di azzurro non ritagliato a quadratini dalle inferriate.... Coincidevano, questi aneliti, con certe giornate di tempesta che scuotevano Roma d'un singolare vento d'entusiasmo. L'Austria concedeva tanto poco che anche tra quel poco del «nulla» di Burian e il poco del «parecchio» di Giolitti, c'era un abisso. D'Annunzio parlava dai quattro punti cardinali della città, dovunque c'era una finestra o un balcone. Giolitti rimaneva in casa per forza maggiore. Salandra si dimetteva e due giorni dopo ritornava al potere. Non era ancòra la guerra, ma era già, lo dicevano anche i giornali triplicisti, il popolo che voleva la guerra. E proprio quel giorno, mentre, verso sera, nella loro automobile, _monsieur et madame_ Kramer-Balla tornavano all'albergo, una dimostrazione saliva al Quirinale cantando inni patriottici, agitando bandiere, acclamando al Re, all'Esercito, alla guerra. Venendo su da Magnanapoli, l'automobile di Eva e di Pierino aveva infilato via Venti Settembre; ma poco dopo aveva dovuto arrestarsi poichè era venuta proprio a dar di cozzo nella dimostrazione che saliva al Quirinale. Non ostante i ripetuti e nervosi ordini telefonici di Eva, lo _chauffeur_ aveva dovuto farsi da un lato della via ad aspettar che la folla passasse. Senza fiatare, con la piccola grinta chiusa come una serratura di sicurezza, Eva s'era rincantucciata nel suo angolo, volgendo le spalle al corteo e con gli occhi fissi sul panorama poco suggestivo dell'intonaco giallo d'un palazzo. Pierino guardava dall'altra parte fuori dai cristalli. Passava gente e gente, gente seria e gente allegra, gente vecchia e gente giovane, gente ricca e gente povera. Passavano bandiere italiane, francesi, inglesi, russe, belghe. Echeggiavano inni su inni: l'inno Nazionale, quello di Garibaldi, quello di Mameli. _Monsieur_ Kramer-Balla ritrovava, sott'il marito, un po' di Pierino Balla senza moglie. Non osava mostrarlo, ma si sentiva intenerire. Per la prima volta Roma gli sembrava, se non più bella di Vienna, almeno quasi bella come Vienna. Per la prima volta, all'udire quei canti, ammetteva che ci potesse essere un po' di musica bella anche al di fuori dei valzer viennesi. Per la prima volta, confusamente, in fondo a sè stesso, sentiva un po' di solidarietà con tutta quella gente che passava, che urlava, che acclamava, che s'esaltava. Guardò l'orologio posto nella vettura dinanzi a lui: eran lì da venti minuti. Eva continuava a studiar l'intonaco, a sinistra; a destra, il corteo continuava a sfilare. Ce ne fu ancora per mezz'ora. E ancora bandiere, e ancora canti, e ancora gente, gente seria e gente allegra, gente vecchia e gente giovane, gente povera e gente ricca. E finalmente, quando la folla cominciò un po' a diradare, lo _chauffeur_ rimise la mano su le leve, diede due o tre segnali di tromba per farsi largo. Solo allora, mentre la _limousine_ si muoveva strombettando tra la folla più rada, Eva degnò volgere su questa uno sguardo commiserevole e, con un tono di profondo disprezzo, lasciò cadere dalle labbra sottili e chiuse due sole parole:

— Quattro straccioni!

Pierino riguardò l'orologio. Erano stati fermi cinquanta minuti a veder passare gente e calcolando un paio di migliaia di persone al minuto.... Non osò tuttavia contraddire sua moglie, e, conciliativo come sempre, mentre l'automobile riprendeva la corsa per la via libera verso il Grand Hôtel, osò riflettere, esclusivamente per suo uso e consumo, ancora mezzo austriaco:

— Saran straccioni.... Non dico di no....

E aggiungere, già mezzo italiano:

— Ma eran però più di quattro!

IV.

IL «VALZER DELLA MORTE»

C'è gente che non riesce a sopprimere ma riesce almeno a ritardare i dispiaceri e per cui una situazione finanziaria non è allarmante se non quando il fallimento è già dichiarato, per cui un malato non è grave se non quando è già bell'e morto. Appartenevano a questa felice categoria di persone anche il _ménage_ Kramer — Balla o Balla — Kramer che dir si voglia e gli altri cinque o sei _ménages_ italo-austriaci o italo-tedeschi che facevan loro corona ogni giorno al Grand Hôtel, all'ora del tè, all'ora di pranzo e la sera dopo pranzo. Le mogli austriache fidavano, per aver ragione di ritardare il grosso dispiacere che si preparava, in quattro cose: nell'abilità del barone Macchio, nella bacchetta magica del principe di Bulow, nell'onnipotenza dittatoriale dell'onorevole Giolitti e sopratutto nel profondo, irremovibile amor della pace che caratterizzava questa bella e cara Italia così ricca di canzoni e così povera di cannoni. I mariti italiani delle mogli austriache avevano, per il loro ottimismo, due soli punti d'appoggio invece di quattro, poichè sapevano che Giolitti cadeva purtroppo ogni giorno più in disgrazia e che ogni giorno più l'Italia pensava, almeno per il momento, con marcata preferenza, ai cannoni che non alle canzoni. Rimanevano tuttavia, a sostenerli, i due puntelli diplomatici: l'abilità del barone Macchio, incommensurabile nel senso che non si può misurare ciò che non si conosce, e la bacchetta magica del principe di Bulow che aveva operati ben altri miracoli di quello di far rimanere ancora l'Italia neutrale. Pierino parlava per tutti: «Sentite.... Sarà.... Ma finchè Bulow sarà a Roma, io alla guerra non ci credo...» E un'altra sera: «Ma vi par possibile che un uomo come Bulow veniva a giuocare qui la partita finale della sua gloriosa carriera senza aver prima partita vinta in mano?...» Poi c'erano le piccole speranze supplementari degli altri mariti: «Ho notizie certe, sapete. Il Re la guerra non la vuole assolutamente....» E un'altra volta: «E i socialisti ufficiali? Vi pare che un governo possa affrontare l'incognita della mobilitazione sotto la minaccia dei socialisti ufficiali e del _Worwaerths_?...» Una moglie tedesca interrompeva il marito: «Il _Worwaerths_?...» E il marito che s'era sbagliato, tant'era oramai l'abitudine di pensar tedesco: «Oh, scusa, cara, volevo dire l'_Avanti_!»

Tutt'i fisiologi hanno osservato il fenomeno per cui nelle malattie mortali un miglioramento sensibilissimo si pronuncia poche ore prima della morte. E' l'ultima reazione della vita, è la suprema resistenza del temperamento contro il male, l'ultima breve vittoria dei bacterii tutori della vita contro l'orda crescente dei bacterii preparatori della morte. Questa miglioria sensibilissima si produsse anche nell'animo del _ménage_ Kramer-Balla e degli altri _ménages_ italo-austriaci o italo-tedeschi. Il Re non aveva presenziato la cerimonia allo Scoglio di Quarta: buon segno. La maggioranza giolittiana s'agitava burrascosamente in una crisi di neutralismo aperto dopo un lungo travaglio di neutralismo larvato: ottimo sintomo. Le visite di Bulow e di Macchio alla Consulta si facevano sempre più fitte: presagio eccellente. Una sera Pierino, all'ora di pranzo, scendendo tutto lucido e incravattato e impomatato e incaramellato e profumato e levigato nel suo _smoking_ irreprensibile tagliato e cucito dal primo sarto di Vienna, corse incontro a sua moglie e ai suoi amici, col viso giubilante, annunziando da lontano con le mani nell'aria ch'era messaggero — messaggero, cioè, no, chè questo era il nome d'un troppo odiato giornale interventista — ch'era foriero di una grande notizia e che aveva su le labbra sorridenti, se è possibile esprimersi così, la chiave della situazione. «Grandi notizie!» disse quando fu vicino alla moglie, alle altre mogli e agli altri mariti: «Grandi notizie: la guerra non si fa... Sono stato al _garage_....» Gli altri lo guardarono diffidenti, chè è lecito anche a persone intelligenti non vedere a prima vista quale stretto nesso sia possibile tra una guerra che si fa o non si fa e la visita d'un giovane signore al _garage_ dov'è custodita la sua automobile per pagare un conto d'olio extradenso e di benzina 710-720. Ma Pierino spiegava: «Sono stato al _garage_. Accanto alla nostra vettura era una nuova _limousine_, bellissima, di marca tedesca, una Mercedes. Ho chiesto di chi fosse, perchè sugli sportelli avevo veduto la corona principesca. E figuratevi la mia meraviglia quando mi son sentito rispondere ch'era del principe di Bulow. L'ha mandata per far ridipingere la carrozzeria. Che volete? Mi s'è gonfiato il cuore come un mantice... La guerra, è certo, non si fa più. Vi pare possibile che l'ambasciatore farebbe ridipingere la sua automobile se sapesse di doversene andare?...» Qualcuno, timido, per essere rassicurato, obbiettò: «Può darsi che sia costretto ad andarsene senza che ora sappia di doversene andare. Sempre così, nella vita: quand'uno meno se lo aspetta...» Ma Pierino scosse le spalle e, con un sorriso superiore d'uomo bene informato e che non teme smentite, esclamò: «E il colore?» Gli altri lo guardarono un'altra volta sbalorditi: «Che c'entra il colore? Quale colore?» E Pierino, trionfante: «Il colore della carrozzeria, cari miei! Era nera con ruote gialle: colori austriaci, colori insomma tedeschi. E ora sapete come Bulow ha dato ordine di ridipingerla? Verdone e ruote bianche.... E su gli sportelli, cari miei, su gli sportelli anche una leggera filettatura rossa. Colori italiani, cari amici, colori italiani: il rosso è poco, appena un filo, su lo sportello, ma anche quel poco basta a far la bandiera.... Volete prove più prove di queste?» E, dopo una pausa, preparando l'effetto: «Cari miei, si vede che Bulow già prevede il giorno in cui, concluso l'accordo, uscirà trionfante per le vie di Roma, con quell'automobile. Quell'automobile, per me, è più rassicurante ancora di tutte le argomentazioni di Cirmeni: dice chiaro e tondo che la Triplice sarà rinnovata». E abbassando la voce, perchè le sue parole diventavano sempre più gravi pei destini d'Europa, Pierino aggiunse ancora: «Io ho voluto anche sapere chi avesse scelto quei colori per l'automobile. Pensavo potesse essere la principessa, che è italiana. Ma mi hanno assicurato che il verde, il bianco e anche il rosso erano stati scelti, a Villa Malta, proprio stamattina, dal principe in persona, sul campionario dove ci son le vernici di tutt'i colori...».

Pranzarono di buonumore, quella sera. Anzi i cinque o sei _ménages_ lasciarono i tavolinetti a due posti e s'adunarono a una grande tavola centrale ch'era stata preparata per un pranzo, rimandato all'ultima ora, d'ufficiali inglesi e francesi in missione in Italia e invitati dai loro commilitoni italiani.