Il cristianesimo e la religione di domani
Chapter 4
È necessario fare infinite riserve nel parlare dei prossimi futuri processi dello spirito e dell'associazione religiosa; ma possiamo prevedere, al confine dei tempi, una religione veramente umana ed universale che sia il _culto della vita_, e di ciò che della vita umana esprime le originarie e più profonde aspirazioni e tende al massimo della intensità spirituale; della vita divina, della massima somma di valori assoluti realizzantesi nel massimo sforzo di coscienze gelosamente educate a questa tensione e intenzione spirituale; e che, ogni opera della vita diventando così religiosa, per il significato e per il fine, la religione cessi di essere un aspetto ed un ramo speciale delle organizzazioni e delle attività umane, per abbracciarle tutte, spirito che vivifica.
La Chiesa di Roma.
Se quanto sono venuto esponendo è esatto, la Chiesa romana, non nel cristianesimo che essa ha comune con le altre confessioni, ma in ciò che è propriamente e caratteristicamente suo, può esser considerata come la negazione radicale della libertà, della vera unità religiosa. Per tutto ciò che la lega, dall'una parte alla tradizione cristiana, dall'altra alla vita della coscienza contemporanea, essa è ineluttabilmente affaticata dal medesimo processo di dissoluzione e di ricostituzione che tutte le forme storiche della vita spirituale affatica: e questo la fa ancora, e non ostante tutto, cara a quelli che crebbero in essa e che, rinnegati dal dominatore, si sentono pur sempre fratelli delle vittime sue.
Ma questo intimo moto, che è il modernismo, questa divina gravidanza, coloro che quella Chiesa rappresentano e dirigono si affannano a comprimere e a soffocare nel nome di tutta la tradizione: tragica pazzia, come la chiamava, fatto davvero demente, uno dei più fervidi persecutori del modernismo.
La tradizione teologica e disciplinare romana è la lenta formazione storica di una grande chiesa di autorità e di dominio. Una acuta e serena critica storica, come quella compiuta dal Loisy nel suo volumetto rosso: _L'Évangile et l'Église_, vi dirà che così come fece, nelle condizioni storiche date, il cristianesimo doveva operare e durare, diventando cattolicismo e Chiesa romana. Il riconoscimento di questa verità storica non ci vieta di asserire una più alta verità spirituale; che, cioè, questo trasformarsi e consolidarsi del cristianesimo in Chiesa era parallelamente un distaccarsi di esso dalla vivacità e profondità delle ispirazioni primitive, un ricadere di queste nei vincoli temporalistici e farisaici dai quali il Cristo aveva voluto con sforzo eroico distaccarle.
Ogni formula nuova del domma, frutto di lunghi affanni, è diminuzione e vincolo all'indagine; ogni rito che si precisa e si fa automatica ripetizione è impaccio ai liberi moti dell'anima; ogni incremento dell'autorità del clero è professionalismo per la via del quale si giunge a un punto in cui la Chiesa è divisa nettamente in due: un immenso gregge di seguaci passivi e un piccolo numero di despoti e di ministri; ogni nuova confusione di potere temporale e spirituale crea nuove forme di coercizione delle coscienze e scinde l'atto spirituale dalle forme esterne, obbligatorie e coattive.
Una certa libertà di vita si conserva nel cattolicismo sinchè mistici si sottraggono, nel chiuso dei chiostri, al vigile contatto del pontificato, e le lotte di questo col potere regio e imperiale permettono diversità di atteggiamenti e di opinioni. Ma quando la coscienza religiosa del nord, più profonda ed attiva, si stacca da Roma e proclama la sua indipendenza, la Chiesa di Roma, nella controriforma, si chiude sempre più nella sua tradizione di autorità e di dominio dall'alto, di obbedienza supina e passiva nel basso; e l'ordine dei gesuiti diviene la più chiara e terribile espressione di questo spirito della decadenza¹.
¹ Questa rigida dottrina di autorità assoluta e di obbedienza passiva avrebbe stremato il cattolicismo togliendogli tutti i suoi seguaci, specie fra le classi che hanno una qualche cultura, se non si fosse adottata una doppia misura. Vi sono, in fatti, due cattolicismi: uno, esoterico, fondato sulla obbedienza passiva, e nel quale si entra con una lunga iniziazione nei noviziati o nei seminari; l'altro, essoterico, per il laicato, al quale molto si concede; al quale anzi si chiede solo, in sostanza, di essere strumento in mano del clero per l'azione pubblica di questo.
E negli ultimi tempi la Curia di Roma accentua sempre maggiormente questa tendenza, in contrasto aperto con quelle sopra descritte della libertà religiosa e dell'unità alla quale si giunge per essa. Negli atti del pontificato di Pio X noi troviamo documentate in forma perspicua le posizioni centrali della teologia e della disciplina romana: rigida immutabilità del domma, indagine scientifica limitata dall'autorità e rivolta a conclusioni predefinite, dovere di obbedienza assoluta di tutti ad un solo, al papa, su su per la gerarchia del clero, anche in materie politiche e sociali; autorità piena e perfetta della Chiesa anche sullo Stato e nelle costituzioni civili, inanità e perversità di tutto quest'intimo affanno della coscienza moderna dovunque essa tenti di tracciarsi vie che non sieno le antiche.
E l'origine di questo sistema, logico e tenace fino all'assurdo, è nella dottrina stessa della verità e della salute religiosa che la Chiesa propugna; secondo la quale gli uomini sono di per sè cattivi e schiavi dell'errore e del male, e la salute viene da un Dio esteriore e sovrano il quale affida il magistero e il ministero alla gerarchia cattolica; dalla quale quindi conviene essenzialmente dipendere ed alla quale obbedire perchè essa, per diritto divino, dispensa i mezzi della salute. Tutto, qui, Dio stesso compreso, passa in seconda linea e si nasconde dietro l'istituto ecclesiastico; aderendo alla Chiesa le coscienze si estraniano da sè, si sdoppiano, sostituiscono all'interiore voce del divino spirito il precetto del confessore e del superiore; la perfetta religione coincide col perfetto automatismo, con la perfetta evirazione.
Di qui la condanna dell'_americanismo_, pel suo ritorno alle virtù _attive_, della critica biblica che vuol essere seriamente e solamente _critica_, della _democrazia cristiana_, proclamazione di autonomia politica e sociale, del _modernismo_ in genere, rinnovazione interiore e rinascita dei valori cristiani all'infuori del precetto e della guida dell'autorità.
Nessuna libertà possibile, quindi, se non quella che sa uccidersi; nessuna unità se non in questa eguale abdicazione di sè, in questo ordine di Varsavia¹.
¹ Si sarà osservato, leggendo la cronaca dell'attività politica dei cattolici, che essi parlano sempre di libertà: libertà del pontefice, libertà della Chiesa, libertà della scuola.
E i loro fautori così come i loro avversari sono, novantanove volte su cento, tanto ignoranti in materia che abboccano all'amo; e taluni dei primi si infervorano sinceramente per la libertà, e nell'animo dei secondi nasce un certo scrupolo che li fa timidi.
Non solo: ma se qualcuno domanda davvero libertà per talune delle molte categorie di vessati ed oppressi dal Vaticano in maniera spesso brutale, ai clericali riesce facile lanciare il grido: dagli al persecutore! ed esser creduti.
Sarebbe quindi dovere di ogni uomo onesto, il quale senta dalle labbra di qualche clericale la parola «libertà», lanciargli in viso risolutamente un «ipocrita!»
I clericali considerano invece come il loro peggiore e più pericoloso nemico chi chiede la libertà anche per essi. La libertà essi non la possono chiedere che per il papa e per la Chiesa; vale a dire per la dogmatica sistematica, risoluta negazione di ogni libertà.
Ma chi lotta per la libertà vera lotta anche per la loro libertà.
Se così è--e voi non avete che a ricordare la storia recente del modernismo ed a consultare gli atti del pontificato di Pio X per persuadervi che così è--voi vedete come la lotta per la libertà religiosa deve essere lotta contro questa tradizione e dottrina e sistema, della libertà religiosa e di quanti la cercano comune avversario.
La teologia, la liturgia, tutti i varî elementi della coscienza religiosa e dell'istituto ecclesiastico romano debbono essere ammessi, come ogni altra fede, a un giudizio sereno che ne riguardi i titoli e il valore. La storia di Roma deve essere esaminata con occhio imparziale, come un grande e magnifico frutto della cultura umana; la religione stessa cattolica, là dove è credenza spontanea di masse, ed anche quando è credulità e superstizione, va trattata con rispetto e con vigile cura, con l'animo di chi vuole non spegnere ma ravvivare la fiammella fumigante.
Un'altra cosa offende noi modernisti e provoca la nostra azione rinnovatrice: il carattere del vincolo che lega molti cattolici alla gerarchia, che la gerarchia vuole oggi ad ogni costo, e con un supremo sforzo, mantenuto e perpetuato. Noi sappiamo a prova quante anime sanguinino sotto questo peso, quale abuso di religione esso consenta per scopi politici, quale terribile ostacolo sollevi contro chi lotta per la giustizia e per la democrazia.
Sia quale si voglia la fede di ogni credente, noi la rispetteremo. Ma sia, in ognuno, non dedizione servile ad una autorità esteriore, non menzogna di una fede assente, non calcolo ed insidia politica; sia interiore e cordiale adesione ad una dottrina, sincera espressione di una vita morale, personale riconquista da parte di coscienze che l'inquietudine religiosa mosse alla ricerca, possesso di spiriti educati all'autonomia.
Trasferiamo le Chiese, volenti o riluttanti, sul terreno della libertà; qui esse si provino alla persuasione, alla conquista, al governo delle coscienze; dai frutti le giudicheremo.
È Dio stesso, il _deus absconditus_, il Dio immanente, ad una più intima comunione con il quale la coscienza contemporanea, pur fra tante incertezze ed errori, si va elevando, il quale rivendica per sè le anime, geloso di un sacerdozio che si interpone fra lui e queste, e divenne così grasso ed opaco da empirle d'ombra; e le vuole sue alunne. Egli, siamone sicuri, dirà dall'intimo a ciascuna anima la stessa parola; egli farà l'unità.
Roma e l'Italia
I principî e le aspirazioni che io ho brevemente esposto hanno per noi italiani, viventi in Roma o così presso a Roma, una importanza ed un significato pratico, pregni di dolore e di vita, che chi è fuori riesce a stento ad immaginare. Le lotte degli ultimi anni l'inseriscono a viva forza nell'animo nostro; e nel drammatico conflitto che ne risulta, avvertito da pochi, volutamente trascurato da una democrazia immemore dei valori religiosi, si esaurisce la vitalità spirituale di un popolo, già così fiacca per la lunga servitù e per la tendenza della razza alla esteriorità spensierata e fugace.
C'è in Italia, come nell'Austria cattolica e nella stessa Spagna, una libertà religiosa, conquistata attraverso alle rivoluzioni politiche del secolo scorso e sempre duramente contrastata dalla Curia di Roma; è la laicità negativa dello Stato, la libertà nei cittadini di non esser credenti nè religiosi, sino al punto che è possibile ad un uomo non esser religioso. E questa libertà basta oggi allo spirito italiano e ad essa bastano le leggi italiane. Presso di noi la Chiesa romana ha talmente monopolizzato tutto quello che ha attinenza alla vita religiosa, che nel liberarsi da essa si è quasi esaurita la fiacca religiosità del nostro popolo. E questa non è liberazione che a metà, è rinunzia, non rivendicazione dei beni spirituali. Non abbiamo spezzato le catene; ci siamo mutilati, per liberarci gittandole via insieme con una parte, la più intima e preziosa, di noi; sicchè in realtà la coscienza religiosa italiana è ancora schiava della Curia romana; palpita e sanguina e si agita, avulsa, nelle strette della antica servitù.
La religiosità che conquista sè stessa, l'attività libera che si addestra nell'esercizio, la lotta contro ogni cosa che in noi e nel vicino nostro è avvertita come diminuzione e oscuramento di questa divina fiamma dello spirito non è intimamente sentita, perchè non siamo abbastanza religiosi. Mazzini non ha fatto più discepoli, dopo il 1870.
Ed oggi tutti i giovani che si affacciano alla vita con gesto e intento di rinnovatori affettano indifferenza per il problema religioso ed ecclesiastico, quando non giungono alla aperta confessione di simpatia per la chiesa di Roma; e i seguaci di questa, vuoti di inquietudine spirituale, si servono sfacciattamente del vincolo religioso e dei mezzi ecclesiastici per la loro conquista terrena, di prevalenza politica e di dominio. E di fronte ad essa stanno l'indifferenza degli scettici e una democrazia preoccupata d'altro e un anticlericalismo che dommatizza a sua volta ed eccita odî religiosi, perchè non è giunto ancora al concetto della laicità che è libertà vera ed intiera.
Per questo i pochi che in Italia hanno il desiderio vivo e pungente della libertà religiosa rivolgono un appello disperato a tutti i liberi credenti di fuori, per essere aiutati nell'opera loro; perchè essi sono sul punto di esser travolti dalla ostentata indifferenza ed atonia religiosa dei più, che si accordò assai bene con il clericalismo, maschera e menzogna di religione, ma non tollera una religiosità attiva ed ardente.
E questo appello assume una forma concreta: aiutateci a costituire in Roma un centro di vita e di attività che sia come la rappresentanza, nella città dello spirito, di quest'altra Chiesa di liberi, di questa universalità cristiana, di questa sovranità della coscienza religiosa che il presente congresso magnificamente attesta e proclama; e che dovrà pure un giorno, non uccidere, ma assorbire in sè la Chiesa di Roma, liberando coloro che essa oggi aduggia ed opprime.
Aiutateci a far sorgere, dinanzi al Vaticano, grandioso museo del cattolicismo medioevale, dal quale i morti dominano i vivi e diffondono intorno un torbido sogno di dominio, un Vaticano nuovo, idea e non pietra, che sia l'anima della terza Roma, espressione viva di una più alta unità delle stirpi umane; unità la quale non associi popoli vinti e fiaccati dalla forza, nè coscienze volontariamente prone dinanzi a una larva di divinità esteriore ed autoritaria, ma sia in ciascuna coscienza di uomo il senso della universalità della legge di bene che essa porta in sè stessa e che, a chi la conquista, rivela il segreto del più sicuro dominio di sè e della storia.
Così, allo stesso modo che l'impero romano preparò gli elementi che, assorbiti e rifusi nella Chiesa romana, condussero ad una seconda universalità, quella del cattolicismo medioevale, questo, a sua volta, superato e risolto in una nuova sintesi possente, preparerà l'universalità del precetto cristiano di amore fra gli uomini e fra i popoli, l'unità figlia della libertà.
BIBLIOTECA POPOLARE DI PROPAGANDA DEMOCRATICA
N. 2.
ROMOLO MURRI
DEPUTATO AL PARLAMENTO
Il cristianesimo e la religione di domani
Primo migliaio
ROMA
COMITATO DI AZIONE LAICA
EDITORE
Piazza Trasimeno, 2
Prezzo: L. 1
COMITATO DI AZIONE LAICA
Si è costituito in Roma fra alcuni volonterosi i quali sperano di veder molti associarsi ad essi, per uno scopo di risveglio morale, di educazione democratica, di liberazione delle coscienze che sono ancora serve dell'ignoranza e del pregiudizio, di propaganda idealistica, un _Comitato di azione laica_.
Esso intende di raggiungere i suoi scopi con tutte le forme di propaganda diretta che gli saranno possibili: il libro, la rivista, la conferenza, il convegno. Più, intende raggiungerli, indirettamente, influendo su tutte le altre iniziative ed istituzioni le quali hanno anche esse uno scopo di propaganda e di educazione popolare: la scuola, il periodico, la biblioteca popolare, l'organizzazione di cultura o professionale o di partito; fornendole di pubblicazioni opportune, stimolandone l'iniziativa, coordinandone gli sforzi, per ciò che riguarda la lotta per la libertà religiosa e l'educazione morale.
(_Continua nella copertina pag. 3_)
Al comitato di azione laica si può appartenere in tre modi:
o come socio _promotore_, versando una volta tanto lire cento;
o come socio _effettivo_, versando lire dieci annue;
o come socio aderente, versando una lira annua.
I periodici aderiranno inviando solo una copia della pubblicazione alla sede centrale ed impegnandosi a pubblicare le comunicazioni ufficiali del Comitato.
Le associazioni possono aderire, versando un contributo annuo in ragione di L. 0,50 per socio ed impegnandosi a collaborare collettivamente, nei limiti del loro statuto e delle loro possibilità, ai fini sociali.
La sede provvisoria del Comitato è in Roma, piazza Trasimeno, 2, alla quale chi voglia può rivolgersi, mediante cartolina con risposta pagata, per chiedere copia dello statuto ed altre informazioni.
Sezioni del Comitato possono essere istituite dovunque sieno almeno dieci soci regolarmente inscritti presso il Comitato centrale, e con l'approvazione di questo.
BIBLIOTECA POPOLARE DI PROPAGANDA DEMOCRATICA
Sarà pubblicato un volumetto di circa 100 pagine ogni due mesi. Ciascun volumetto sarà messo in vendita a prezzo di L. 1 la copia. Ma forti riduzioni verranno praticate alle Biblioteche popolari o per l'acquisto di più copie.
Abbonamento annuo (6 volumetti)
Lire 4
È in vendita il primo volumetto:
ROMOLO MURRI
Il partito radicale e il radicalismo italiano
Seguiranno, per il corrente anno 1913, altri due volumetti.
Abbonamento ai primi quattro volumetti
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