Part 6
SOLNESS. E posso dire che tutte queste piccole chiese le ho costruite con tanto zelo, tanto amore e pietà, che... che...
HILDA. Che? Ebbene?
SOLNESS. Che io credevo che Egli poteva esser contento!
HILDA. Egli? Chi?
SOLNESS. Egli, cui erano offerte le chiese, alla gloria del quale erano fabbricate.
HILDA. Ah! sì; ma come sa... che Egli... non è contento di lei?
SOLNESS. (_ironico_) Lui contento di me? Come può crederlo, Hilda? Lui che ha scatenato contro di me tutte queste stregonerie! Lui, che mi ha inviato per servirmi giorno e notte... tutti questi... tutti questi...
HILDA. Tutti questi demoni.
SOLNESS. Sì, di tutte le specie... Ah! no, ho ben sentito che non era contento di me e delle mie opere. (_misteriosamente_) È questa, vede, la ragione per la quale Lui ha fatto bruciare la vecchia casa.
HILDA. Veramente per questo?
SOLNESS. Non capisce dunque? Egli con questo volle offrirmi l’occasione di diventare un grande, un vero maestro dell’arte mia, per potergli fabbricare delle chiese, che gli avrebbero fatto più onore. Sulle prime non avevo capito, ma i miei occhi si sono aperti più tardi.
HILDA. Quando?
SOLNESS. Al tempo della costruzione del campanile della Chiesa di Lysanger.
HILDA. Me lo immaginavo.
SOLNESS. Ah! là, vede, Hilda, in quei siti lontani ho riflettuto lungamente e liberamente, ed ho finito per comprendere il motivo delle mie sciagure e perchè m’aveva tolti i miei bambini. Egli l’aveva fatto... per infrangere qualunque altro legame che potesse tenermi avvinto alle cose terrene. Anche la felicità della famiglia mi toglieva! In questo modo la mia vita sarebbe trascorsa sempre a fabbricare e fabbricare delle chiese per Lui! Ma così non fu!
HILDA. E che ha fatto?
SOLNESS. Ho incominciato per esaminarmi, per rendermi conto di me stesso!
HILDA. E poi?
SOLNESS. Ho voluto sottrarmi a Lui e tentare _l’impossibile._
HILDA. L’impossibile?...
SOLNESS. Fin allora io non avevo potuto sopportare l’impressione di montare in alto. Ma in quel giorno lo volli e vi riuscii.
HILDA. (_si alza_) È vero! Lei l’ha fatto!
SOLNESS. E quando giunsi alla sommità, al momento di attaccare la corona lassù, gli ho detto: Ascoltami, tu Onnipotente! Da oggi voglio essere padrone di fare quello che voglio sul mio dominio, come tu lo sei nel tuo. Mai più fabbricherò per te chiese; ma soltanto dimore per gli uomini.
HILDA. (_con occhi raggianti_) Appunto. Ecco il canto ch’io ho sentito lassù.
SOLNESS. Ma ciò non è stato che tutta acqua pel suo mulino.
HILDA. Che vuol dire?
SOLNESS. (_la guarda scoraggiato_) Costruire dimore per gli uomini... non vale neppure la pena, Hilda.
HILDA. Crede?
SOLNESS. Pur troppo ora lo capisco. Gli uomini non sanno che farsene delle dimore sontuose. La felicità non sta lì. Ed io stesso, che ne farei della casa, se n’avessi una? (_ride amaramente_) Sì, per quanto lontano spinga lo sguardo nel mio passato, non scorgo nulla. Non ho fabbricato nulla di veramente grande, e neppure nulla ho sacrificato per lo splendore delle mie opere. Nulla... nulla...
HILDA. E d’ora in avanti non fabbricherà più?
SOLNESS. (_animandosi_) Al contrario. Voglio appunto incominciare adesso.
HILDA. Come? dica su!
SOLNESS. Io voglio fabbricare un edificio, che possa racchiudere la felicità umana... Il solo dove la si possa salvare.
HILDA. (_lo guarda fisso_) Costruttore Solness, lei pensa al nostro castello in aria.
SOLNESS. Al castello in aria, precisamente.
HILDA. Temo che le prenderanno le vertigini, prima che arriviamo a mezza strada.
SOLNESS. No, Hilda, se andremo insieme, tenendoci per mano.
HILDA. (_con lampi di collera repressa_) Soli? Non ci sarebbe qualcun’altra?
SOLNESS. Chi mai?
HILDA. Oh! per esempio quella Kaja, la signorina della scrivania. Povera ragazza... Non vorrebbe prenderla con lei?
SOLNESS. Ah! è di questo che le ha parlato Alina?
HILDA. È vero o no?
SOLNESS. (_violento_) A questo non rispondo. Ella deve aver fede piena ed intera in me.
HILDA. Per dieci lunghi anni ho creduto in lei.
SOLNESS. È d’uopo che creda ancora.
HILDA. Sì, se la vedrò un’altra volta salire fin su in alto senza paura!
SOLNESS. (_con pena_) Ah, Hilda... queste cose non si ripetono tutti i giorni.
HILDA. (_con passione_) Lo voglio! lo voglio. (_pregando_) Una sola volta ancora, una sola volta, faccia l’impossibile!
SOLNESS. (_la guarda profondamente_) Sì, mi proverò Hilda, parlerò ancora a Lui, come ho fatto l’altra volta.
HILDA. (_con esultanza_) Che gli dirà?
SOLNESS. Gli dirò: Ascoltami, onnipotente Signore! Giudicami come vuoi. Ma da ora in avanti io non costruirò che una cosa... la più bella, e più dolce che esiste al mondo...
HILDA. (_entusiasta_) Sì... sì... sì...
SOLNESS. «.... insieme con una principessa che io amo...»
HILDA. Sì, sì, glielo dica!
SOLNESS. «Adesso, gli dirò, la prenderò tra le braccia e la coprirò di baci...»
HILDA. Di mille e mille baci, dica!
SOLNESS. «... di mille e mille baci» glielo dirò!
HILDA. E poi?
SOLNESS. Poi agiterò il mio cappello... scenderò e farò come ho detto.
HILDA. (_tendendo le braccia_) Ora sì... La vedo ancora, come una volta... quando ho sentito il canto nell’aria!
SOLNESS. (_la guarda con la testa bassa_) Com’è che è diventata in questo modo, Hilda?
HILDA. Com’è che mi ha fatta quella che sono?
SOLNESS. (_breve e fermo_) La principessa avrà il suo castello.
HILDA. (_con giubilo, battendo le mani_) Ah! costruttore... il mio splendido castello... Il nostro castello!
SOLNESS. Dalle fondamenta di granito. (_Sulla via si sono radunate molte persone, che si scorgono indistintamente tra gli alberi. In distanza, presso la nuova casa, una musica allegra. La Signora Solness con una pellegrina sulle spalle, il Dottor Herdal tenendo in mano lo scialle bianco entrano sulla veranda; alcune signore. Nello stesso tempo entra Ragnar Brovik dal giardino_).
SCENA X.
DETTI, SIGNORA SOLNESS, IL DOTTORE, RAGNAR ED INVITATI.
SIG. SOLNESS. C’è dunque la musica?
RAGNAR. Certo, signora. È la società dei muratori. (_a Solness_) Il capo dei lavoratori le fa dire che è pronto a salire per apporre la corona.
SOLNESS. (_prende il suo cappello_) Bene, vado io stesso.
SIG. SOLNESS. (_con ansia_) Che vuoi tu fare Halvard?
SOLNESS. (_breve_) Io devo essere in mezzo a’ miei operai.
SIG. SOLNESS. Sì, ma tu non salirai, nevvero?
SOLNESS. Non è la mia abitudine, lo sai! (_esce, discendendo la scala del giardino_)
SCENA XI.
DETTI MENO SOLNESS.
SIG. SOLNESS. (_dal parapetto lo chiama_) Ti prego, raccomanda a quell’uomo di essere molto cauto nel salire lassù. Promettimelo, Halvard!
DOTT. HERDAL. (_alla Sig. Solness_) Vede ch’io avevo ragione? Egli non pensa neppure a quelle pazzie!
SIG. SOLNESS. Ah! come mi si è alleggerito il cuore! Due volte sono cadute delle persone, rimanendo sempre morte sul colpo. (_si volge a Hilda_) Grazie di cuore, signorina Wangel, che l’ha trattenuto. Io non sarei mai riuscita a persuaderlo.
DOTTOR HERDAL. (_allegro_) Ma sa signorina che lei sa ben trattenere le persone, quando lo vuole davvero! (_Sig. Solness, Dott. Herdal vanno dalle signore vicino alla scala, guardando fuori. Hilda resta al parapetto nel fondo, in preda ad agitazione; Ragnar va da lei_)
RAGNAR. (_con interrotte risa a mezza voce_) Signorina, vede tutti quei giovani che sono in istrada?
HILDA. Sì.
RAGNAR. Sono compagni, venuti a vedere il maestro!
HILDA. Perchè vogliono vederlo?
RAGNAR. Vogliono vedere se davvero oserà salire sulla sua casa. Non ci credono.
HILDA. Davvero? Oh! gli imbecilli!
RAGNAR. (_ironico_) Egli ci ha sempre mantenuti in uno stato d’inferiorità; vogliamo vedere, oggi, se sarà capace di salire fino in cima!
HILDA. Ebbene lo vedranno davvero!
RAGNAR. (_ride_) Oh!... dove mai?
HILDA. In alto, dove c’è piantata la bandiera.
RAGNAR. (_ride_) Lui? ah!... che!
HILDA. Egli lo vuole e lo vedranno.
RAGNAR. Egli lo vuole, lo credo bene. Ma non lo può. Gli verrà il capogiro, prima di arrivare a mezza strada.
DOTTOR HERDAL. (_indicando_) Guardino, ecco il capo operaio che comincia a salire.
SIG. SOLNESS. E con quella pesante corona. Ah! Guai a lui se non va cauto.
RAGNAR. (_guarda incredulo, grida_) Ma quello... è...
HILDA. (_con scoppio di giubilo_) È il costruttore!.... Egli stesso!...
SIG. SOLNESS. (_grida spaventata_) Ah! Gran Dio! È proprio lui! Halvard! Halvard!
DOTT. HERDAL. Silenzio, silenzio tutti!
SIG. SOLNESS. (_fuor di se stessa_) Voglio andar da lui, voglio che retroceda.
DOTT. HERDAL. (_la trattiene_) Nessuno si muova, nessun grido!
HILDA. (_immobile segue Solness cogli occhi_) Sale, sale sempre più in alto... sempre più in alto, guardi, guardi!
RAGNAR. (_potendo appena respirare_) È necessario che egli riscenda, non può più continuare..
HILDA. Egli sale, sale, sale. È quasi alla cima.
SIG. SOLNESS. Oh! io muoio di angoscia. Non posso guardarlo, non resisto!
DOTT. HERDAL. Non guardi!
HILDA. Eccolo sull’ultima piattaforma! Oh! com’è in alto!
DOTT. HERDAL. Che nessuno fiati!
HILDA. (_con immensa gioia_) Finalmente finalmente! Ora lo vedo grande e libero!
RAGNAR. (_senza poter parlare_) Oh ma, c’è...
HILDA. Io l’ho sempre visto così, per dieci anni. Com’è sicuro e potente lassù! Meravigliosamente attraente! Ecco che sospende la corona sulla cima della torre!
RAGNAR. Mi sembra impossibile quel che vedo.
HILDA. Sì, è ben l’_impossibile_ quello che ha fatto ora. (_con un inesprimibile espressione negli occhi_) Non vede nessuno vicino a lui?
RAGNAR. No! Non vedo nessuno.
HILDA. Ma sì, egli parla con un altro!
RAGNAR. Si sbaglia!
HILDA. E non sente un canto?
RAGNAR. È il vento che stormisce fra gli alberi.
HILDA. Io sento un canto... un canto potente. (_grida con gioia selvaggia_) Vede, vede! Sventola il cappello, saluta di lassù! oh! saluta ancora! Tutto è compiuto. (_prende al dottore lo scialle bianco e lo sventola con forza_) Viva il costruttore Solness!
DOTT. HERDAL. Silenzio, silenzio in nome di Dio.... (_le signore della veranda sventolano i fazzoletti, dalla strada si sentono evviva. Tutto ad un tratto si sente dalle moltitudini un grido di spavento; fra gli alberi si vede indistintamente un corpo umano cadere dall’alto)_
SIG. SOLNESS. (_e le signore contemporaneamente_) Cade! cade!... (_vacilla, cade svenuta all’indietro, è presa dalle signore e tutti gridano e chiamano. La folla rompe lo steccato e entra nel giardino. Breve pausa_)
HILDA. (_fissando sempre gli occhi in alto, dice come pietrificata_) Il mio costruttore!
RAGNAR. (_tremando si tiene al parapetto_) Deve essersi sfracellato... Morto sul colpo!...
UNA SIGNORA. (_Mentre la Sig. Solness è portata in casa_) Corra pel medico...
RAGNAR. Non mi posso muovere, non posso...
UNA SIGNORA. Chiami almeno qualcuno..
RAGNAR. (_prova a chiamare_) Che si è fatto...? Vive?
UNA VOCE. (_dal giardino_) Il costruttore è morto.
UN’ALTRA VOCE. (più vicina) La testa s’è fracellata. È caduto su d’un mucchio di pietre.
HILDA. (_si volge a Ragnar e dice sottovoce_) Non lo scorgo più lassù!...
RAGNAR. Quale spavento, dunque gli è mancata la forza.
HILDA. Ma è arrivato fino in cima e ho sentito i canti di lassù, e suoni d’arpa. (_sventola lo scialle in alto e grida con selvaggia tenerezza_) Oh! il mio costruttore, il mio costruttore!
FINE.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.