Il Conte di Virtù vol. 1/2 Storia italiana del secolo XIV
Part 10
Bertolino faceva il suo mestiero con zelo e con coscienza. — Sempre attento a che nessuno osasse fare oltraggio alla sua cara figliuola, non guardava poi tanto pel minuto agli svagati dileggini, se alcuna volta si permettevano di esternare con parole, condite di un'equivoca galanteria, la loro ammirazione. — “Fin qui, egli diceva, quelle frasche non ripetono che una troppo chiara verità„. Maria, egualmente bella che savia, viveva in quella tresca, senza che la sua bellezza, e l'ingenuità del suo cuore, ne venissero meno. — Pareva che ella evitasse il contatto d'ognuno; che quell'aria pregna di miasmi inverecondi non ascendesse fino a lei. Accorreva sollecita a chiunque la dimandasse; accudiva a tutto; tutti rendeva paghi; ma non alzava mai gli occhi, e non diceva parola, che non fosse strettamente richiesta dal suo mestiere.
Se fosse possibile rappresentare il demonio in atto d'adorare un angelo, converrebbe ricorrere a questa imagine per dare un'idea precisa della pietà tenera e compunta, che il ciurmatore provava ogni volta s'incontrasse in Maria. Quello stesso contegno asciutto e riservato, che la rendeva severa ad ogni parola dubia, fuggevole ad ogni superflua chiamata, lo incapricciavano tanto più, in quanto che di solito in que' convegni incontrava una loquacità, libera e sfrontata, sollecita sempre, e troppo, a prevenire ogni suo desiderio.
Quel malvagio era dunque forzato ad inchinarsi davanti alla virtù modesta, che non provoca per vincere, ma disarma per non combattere. — Più e più volte egli era venuto colà col fermo proposito di smettere tante insipide monellerie, tanti vuoti sospiri, e di andar per la via più dritta: ed altretante volte aveva dovuto confessare a sè stesso la propria impotenza. Fuori dell'osteria egli intavolava progetti infallibili, nutriva fermi propositi, per la giornata, pel momento stesso del suo arrivo; dentro di essa e sotto l'influenza di due occhi, che non si volgevano su lui se non a caso, rimetteva tutto ad un dimani, che non arrivava mai.
Ma a lungo andare, il genio del male doveva nutrire la speranza di un trionfo. Gli eletti profumi della virtù, che comanda riverenza, languivano inavvertiti, quelli della voluttà facevansi ogni dì più acri ed inebrianti.
Per uscire alla fine da quella puerile riservatezza, che lo conteneva sempre alle stesso posto, egli ripudiò l'improvida temperanza, che da qualche tempo, in ossequio alla sua nuova passione, aveva adottata. — Da frequenti e più laute libazioni aspettò ed ottenne la rabida petulanza necessaria a spianargli la via. Chiese a Bertolino, e pagò pronti contanti e senza stiracchiature, quanto aveva di meglio nella sua cantina. Il dabben uomo, non vedendo in ciò che il lecito suo guadagno, accorreva a servirlo; egli stesso toglieva la polvere alle più venerande bottiglie, le sturava e mesceva al suo avventore l'oblío d'ogni rispetto, preparando a sè ed alla sua casa una fatale esazione d'attentati e di oltraggi.
Ben s'avvide Maria di quanto accadeva in suo danno. Ella aveva scoperto già da tempo che le occhiate del ciurmatore non erano casuali ed innocenti; aveva raccolto alla sfuggita le parole di lui, e benchè non ne comprendesse bene il senso, perchè velate da plateali eufemismi, non pertanto ignorava le procaci intenzioni di chi osava pronunciarle.
Dir tutto a suo padre fu il primo, il più spontaneo partito che le si parò alla mente: e fu sul punto di farlo. — Ma la ragione, coll'esempio d'altre simili procelle scongiurate dalla sola prudenza, ne la sconsigliò; mostrandole l'inopportunità di muovere querela per vaghe supposizioni, ed il pericolo di produrre uno scandalo, i cui effetti ricadrebbero per intiero su lei e sulla sua casa.
Forte della propria virtù, certa che nè promessa nè minaccia avrebbero mai potuto smoverla da' suoi propositi, vigorosa così di nervi come d'animo, pensava di poter sfidare le indirette provocazioni di un uomo rotto dalla crapula e destituito d'ogni attrattiva. Se le fosse stato meno spregevole, avrebbe dubitato di sè; l'odio, in questo caso, era il talismano della sua salvezza. — Nella sorda guerra, che le si moveva, prese il partito di evitare gli scontri, e di lasciarsi vedere il meno possibile.
Tacque pertanto, e riescì qualche tempo a meraviglia ne' suoi piani. Solo, per maggior cautela, indusse suo padre ad associarle, negli officii di famiglio, un garzoncello; dicendogli, che il suo negozio andava prosperando, che ella non bastava alle chiamate di tanti avventori, che dalle sue lentezze forse taluno avrebbe potuto pigliar disgusto e sviarsi, e cose simili. Il padre, cieco d'amore per sua figlia, benchè non vedesse altra novità nella sua taverna fuor quella che messer Medicina beveva vernaccia e non più vin da torchio, aderì di buon grado alla dimanda; assoldò un vivace giovinetto, e lo pose sotto gli ordini di sua figlia.
Medicina, che ormai non aveva più alcun dubio sui sentimenti di lei, indovinò sùbito che fosse quella novità; e, se da principio l'accolse con stizza mal repressa, l'accarezzò più tardi come una tacita sfida, come un insulto, che dimandava vendetta.
Da quel giorno non aspettò che Maria s'avvicinasse al suo deschetto per affrontarla co' suoi motti svergognati. Egli stesso, ogni volta che ne ebbe occasione, sopratutto se il padre era lontano od occupato d'altre faccende, moveva in traccia di lei, talora cercando impietosirla colla preghiera, tal altra investendola col sarcasmo e colla minaccia.
Quanto durasse questa vergognosa lotta, non lo sapremmo dire. Certo è che dei due contendenti, il più saldo era Maria. — Ferma sempre ne' buoni propositi, ella non aveva d'uopo di fare appello alle sue forze, per trovare armi a custodire le proprie virtù. — Medicina invece, infiacchito da una passione brutale, non sapeva rendersi conto se più valesse l'odio o l'amore per lei. Avrebbe voluto vederla morta; ma prima saperla disonorata. — E se egli non giungeva ad essere l'assassino del suo onore, ch'altri almanco lo fosse; purchè ella cessasse di portare in trionfo una virtù balda ed invulnerata. — Nelle sue notti insonni egli accarezzava visioni di sangue. Il pugnale, immancabile ministro delle sue vendette, riposava da gran tempo nella guaina; perchè da gran tempo non aveva provato un inferno simile a quello, in che era sospinto da una donnicciuola. “Ucciderla, egli pensava tra sè, e poi uccidermi... Ma a qual pro?„ gli gridava in cuore una voce codarda, per avvertirlo che i patti di una simile vittoria erano troppo gravi.
Spaventato del suo stesso furore, rinveniva a più mite consiglio; ma solo perchè il suo cuore riposasse quanto era d'uopo a riaver lena e ad erompere nei suoi vagheggiati delirj.
“Ucciderla sì, urlava poco dopo, scannarla; ma io vivere per maledire la memoria della sua vantata virtù; vivere non più per lei, ma contro di lei, perchè la vendetta non si estingua colla debole vita di una feminetta, ma continui su quanti l'hanno amata...„
Col riapparire del giorno, quegli accessi di follia si acquetavano alquanto. Medicina non disconosceva l'importanza e la probabile necessità de' suoi progetti di sangue; ma avrebbe voluto tentare di giungere, per altra via e con minori pericoli, allo stesso scopo.
“Non hai mai veduto, diceva egli a sè stesso una mattina dopo una veglia d'inferno, una bella parete, su cui sia steso di fresco un bianchissimo getto lisciato colla nettatoja? Il più meschino furfantello, a cui quel liscio e quel pulito non garba, dà egli fuoco alla casa per sì poco? — Mai no; ei lo sfregia e lo deforma in men che io non lo dica. Imita il baroncio, o Medicina; insudicia quel biancore, che ti fa specchietto, e metti in disparte il pugnale.„
XXIX.
In mezzo a tante e sì opposte passioni, che avevano per altro comune la sorgente da cui scaturivano, i progetti di Medicina, elaborati tra le angosce delle sue veglie, rassomigliavano alle discussioni di certe adunanze turbolente, in cui la tesi primitiva fatta a brani, per così dire, dagli agitati oratori, devía dal suo punto di partenza, e, dopo aver errato su di un terreno ignoto, decide alla fine ciò che non si era nemmanco pensato di proporre.
La prima idea del ciurmatore era rivolta al possesso di Maria, ad averla ad ogni patto, non escluso quello di farla sua per tutta la vita, ne' modi onesti, dando cuore per cuore. Ma la conclusione, a cui arrivava, dopo una lunga vicenda di tentativi e di sconfitte, dopo mille progetti ed altretanti pentimenti, era affatto diversa, era opposta. — Egli deliberava di ferirla nell'onore, di far strazio del suo nome: il tramite, che congiungeva questi due disegni così disparati fra loro, non deve essere un mistero per chi sa, come il delirio dell'amore lo avesse condotto a quello della vendetta.
Ora lo scelerato poteva giungere al suo scopo per due vie. La prima, che sodisfaceva in parte alle antiche idee, gli presentava qualche difficoltà, ma gli prometteva un doppio compenso. Bisognava aspettare il momento opportuno d'esserle vicino, affrettarlo, prepararlo coll'astuzia, se era d'uopo; la brutale passione avrebbe poi fatto il resto. — L'altra era più facile e sicura, tanto che la sfrontata arditezza di quel malvagio quasi si vergognava di seguirla. Un racconto qualunque, fosse pur fondato su di una lieve apparenza, o su di una menzogna, bastava a dar vita alla più micidiale calunnia. — Spettava a lui l'ordirla, a lui il fidarla alla loquace maldicenza delle comari; ed in un sol giorno il vitupero di Maria sarebbe sparso a mille e mille esemplari nel mondo. Ravviata la fiammella, non avrebbe poi mancato di soffiarvi dentro, per tener vivo l'incendio. — Medicina ebbe ricorso al primo dei due partiti, perchè in esso vi erano per di più tutti gli elementi alla buona riuscita del secondo.
Un dì o, diremo meglio, una sera, perchè era bujo fitto, il ciurmatore s'avviava, come di solito, alla taverna, giurando solennemente entrò sè di mostrarsi altr'uomo da quello che era stato fino allora. — A caso, in quel momento le due camere terrene, che formavano la sala e la credenza del taverniere, erano stivate di gente. S'adombrò sulle prime come alla vista d'altretanti testimoni della sua ribalderia; se ne rallegrò poco dopo, vedendo che tutti avevano gli occhi sul proprio desco; tutti erano infervorati ne' discorsi.
Quel ridotto aveva il più squallido aspetto. — Si discendeva in esso per quattro gradini di mattoni collocati a coltello. Le muraglie cosparse di macchie e di strisce, riflettevano qua e là le tracce ora fosche or lucenti di un'umidità abituale. Il pavimento, coperto di un pattume fangoso, era ingombro de' nauseanti rilievi delle mense. Sfilavano all'ingiro i rozzi deschetti coperti da grossolane tovaglie, su cui erano impresse le glorie dei pasti di una settimana. Dalle lucerne rade e bisunte pioveva una luce sinistra più intensa al basso, nella parte superiore offuscata da una nuvola di fumo, che si svolgeva dai lucignoli negletti. — Era la più bella scena per un pennello fiammingo; ma sarebbe stato ben più serio e svariato tema per un filosofo, che volesse entrare nelle midolle di quella riunione scioperata, e definirne uno per uno i sentimenti, i gusti, il linguaggio.
Medicina al suo entrare, salutò le vecchie conoscenze, e senza accostarsi ad alcuno, andò a sedere in un angolo della credenza, a fianco della porta che metteva ad un corridojo ed alla cantina. — Scelse quel posto, il meno ambito d'ogni altro, per isfuggire agli occhi di tutti, e perchè o presto o tardi per quella porta sarebbe passata Maria.
Per mettere in perfetta quiete ogni possibile apprensione di Bertolino, comandò che gli fosse recato quanto aveva di più squisito, e chiese non uno ma due fiaschetti; non la solita vernaccia, ma la più spumante delle sue malvagíe.
Bertolino, a quell'ordine, metteva sossopra tutta la casa; perchè avventori così splendidi gli fioccavano di rado. Spediva il garzone in cantina, la figlia a cercare biancheria di bucato; ed egli accorreva ai fornelli, dove in una pentolina di terra fumava un intingolo, che non poteva temere confronti, perchè era l'unico.
Il ciurmatore non mangiò; aveva una gravezza sullo stomaco che gli toglieva ogni appettito; ma pur, non volendo dare a conoscere che qualcosa gli frullava pel capo, si finse a meraviglia il diluvione delle altre sere, facendo scorrere a terra quanto aveva sul piatto, ed invitando il cagnuolo della casa a cenare in sua vece. — Fe' miglior viso ai due fiaschi. Il primo bicchiere gli aperse la via agli altri; e con un po' di proposito, se non colla voglia consueta, diede fondo ad entrambi. Però quella malvagía gli sembrava insipida; e se non l'avesse riconosciuta agli effetti, quanto al gorguzzolo non sapeva giudicarla migliore del solito agresto.
Brillava sul volto di lui il fuoco sinistro di quella mezza ebrietà, che centuplica le forze, e lascia sopravivere quanto senno è necessario a guidare un'impresa arrischiata e ribalda. Le sue guance, già di solito colorite, erano ardenti come quelle di un febricitante; l'occhio lucido ed injettato guizzava per ogni dove, codiando tutti e tutto. Le labra imporporate dal vino, sciogliendosi di tratto in tratto dalle strette, cui venivano assoggettate da un convulso digrignare dei denti, mostravano il livido delle morsecchiature, e si atteggiavano in modo da lasciar dubio se preparassero un sorriso od una bestemmia.
L'interno della bettola aveva intanto ripreso un aspetto più tranquillo. Alle grida degli avventori succedevano le calme discussioni. — Un gruppo s'occupava d'una importante sfida coi dadi. I giocatori circondavano il tavoliere, muti se scuotevasi il bossolo, vivi e loquaci al gittare le sorti. Chi non era della partita, arrischiava di traverso una moneta, scommettendo per la fortuna di questo o di quel dadajuolo. Bertolino era del numero; e, per distoglierlo in quel momento dalla sua occupazione, non avrebbe forse bastato un comando di Medicina. — Questi vedeva, e taceva aspettando soltanto che la partita fosse ben bene impegnata.
Il garzone sedato sur una banca, abbandonate le braccia al tavolo ed il capo tra le braccia, dormiva placidamente. — Solo Maria, che pure avrebbe potuto starsene un po' tranquilla, attendeva a riordinare il salotto, a rimettere gli utensili nell'armadio, ad ammucchiare le stoviglie, a ripiegare le biancherie. — Quel darsi moto la faceva essere più sicura; ella sfuggiva con quest'arte all'insistente persecuzione di uno sguardo odioso. — Correva quindi dalla sala alla credenza, da questa al corridojo, e ritornava sollecita per ricominciare la stessa corsa; tutto ciò senza dir parola, senza far strepito.
L'androne era perfettamente oscuro. — Quando Medicina pensò che fosse venuto il momento di mandare ad affetto i suoi disegni, visto che Maria vi si era inoltrata, le tenne dietro a passo leggiero coll'intendimento di raggiungerla in capo ad esso. Quella febre fittizia, che commove la volontà e rinvigorisce la mano, se l'era procurata ad arte, per aver fermezza e coraggio all'opera; ma i piani di questa erano stati concetti e maturati nel completo possesso della sua ragione.
Visitò giorni prima la stanza, l'uscio, l'andito attiguo, e non risolvette di metter mano all'impresa se non quando ebbe la certezza d'uscirne trionfante ed impunito. Entrando quindi nel corridojo, fu sua prima cura di chiudere dietro a sè la porta che lo separava dalla credenza. — Sapendo che il chiavaccio era unto, lo fece scorrere nelle anella; certo che non avrebbero mandato cigolío. — Due passi più avanti all'altezza di un uomo v'era una finestruola sguernita di grata, e protetta solo da un'imposta sconnessa. Ei salì mettendo il piede al sicuro, l'aperse, protese il capo all'infuori, e riconobbe, alla luce delle stelle, che all'intorno non v'era anima viva.
Questa doppia precauzione aveva per iscopo di impedire che le grida di Maria, ove questa gli usasse il mal garbo di alzar la voce, giungessero fino alle orecchie della gente che era al di fuori. La finestra era stata aperta allo stesso fine, perchè l'aria libera si portasse via con sè ogni parola un po' calda, ogni gemito mal represso; ma più ch'altro aveva avuto di mira di schiudersi alle spalle una ritirata in caso di sorpresa. — Medicina conosceva perfettamente la situazione della casipola; sapeva che quella finestra guardava in un orto; che quell'orto, cinto da una siepaglia disfatta, metteva ad una delle più deserte vie della città.
Tutto ciò non fu che l'affar di un momento: ma quel momento bastò alla fanciulla perchè s'accorgesse di tutto. — Nella fitta oscurità, che regnava in fonde dell'androne, ella aveva acquistato tanta sensibilità delle pupille, che, alla fioca luce della finestruola, potè riconoscere chi l'inseguiva. — Comprese e inorridì: comprese che la fuga era impossibile, e che le grida erano vane. — Raccomandò a Dio non la sua vita, ma l'onor suo; e rincantucciata in un angolo, più indignata della sceleraggine altrui, che intimidita dal proprio pericolo, attese gli eventi.
“Maria, prese a dire il ribaldo con un tuono sommesso ed ipocrito, che vi ho mai fatto io perchè mi vogliate tanto male?„
“Vi giuro o Messere, soggiunse la fanciulla con calma dignitosa, che io non risponderò ad alcuna delle vostre dimande, se non dopo che avrete aperta quella porta.„
“Non volete che questo? l'aprirò quella porta a piacer vostro, fra un istante, subito; ma ad un patto....„
“Aprite dunque;„ l'interruppe la fanciulla rafforzando la voce su quel _dunque_ quanto illogico, altretanto solenne ed imperioso.
“Piano, piano; un momento, prese a dire Medicina, mutando stile, — se l'ho chiusa non lo feci a casaccio....„
“Aprite, vi ripeto per l'ultima volta.... se no....„
“Minacce: e a chi e perchè?.. ben sapete che io non sono un fanciullo, e che prima di operare ci penso due volte.... Se la pillola vi sembra amara, meglio è per voi ingojarla di un tratto.... Ma che? soggiunse in tuono di scherno, mi volete far credere che sulla gruccia della civetta stia appollajata una colomba? — La modestina, la beatina! oh vè, la fenice delle fantesche da cánova! Vergogna! Vi debbo apprendere io a fare il vostro mestiere?.. Ah, ah.... ma avete anche voi i grilli..., li abbiam tutti; anch'io ho i miei; non fosse altro quello di basire dalla passione. In grazia vostra, vedete, me ne vo, tutto sciolto in lacrimuzze, pel buco dell'acquajo.„
La povera fanciulla fremeva, all'udir quelle parole svergognate, ma non fiatava. Il pericolo si faceva più grave, più imminente; ed ella non aveva ancor trovato nè scampo nè ripiego. — Ma il coraggio non le era per ciò venuto meno.
Quel tacere crebbe la parlantina e l'ardire del ribaldo. Egli, che s'aspettava una salva d'ingiurie, credette leggere in quel silenzio il principio di una rassegnazione mansueta.
“Non hai niente a ridire, o fanciulla. — Meglio così. — Già un giorno o l'altro ti bisognerebbe cascare nelle unghie di qualche nibbiaccio. — V'ha nella tua taverna d'assai peggio di me.„
E in dire queste ed altre parole, della cui impudenza la nostra penna da qui in avanti non si vuol far complice, egli tentò avvicinarsi a Maria. — Stendeva le braccia a caso, e le agitava a guisa di un nuotatore inesperto. Mezzo brillo com'era, a quella luce semispenta egli non giungeva a scorgere che cosa avvenisse davanti a sè. Ma il luogo era ristretto, e Maria non poteva sfuggirgli. — Alla fine, dopo una serie di tentativi inutili, alternando svenevolezze ed imprecazioni, giunse a ghermirla per un braccio, e, tiratala a sè di viva forza, la strinse alla cintura fra i suoi artigli di ferro.
Ma se l'uno impiegava membra maschie, rinvigorite in quel punto da una passione selvaggia, l'altra, povera e debole donna, aveva per sè l'agilità della prima gioventù, la prontezza dei movimenti, l'uso completo di tutto il suo senno.
Con un moto inatteso e rapido, ruppe Maria la cerchia che la stringeva, e, spinto lontano da sè lo sciagurato, corse a rimpiattarsi presso alcuni ordigni accatastati nell'angolo del corridojo, perfettamente dicontro ad una porta semichiusa, che mascherava la scala della cantina.
Il candido fazzoletto, che le copriva le spalle, ripercosse la scarsa luce di riflesso, che si effondeva dalla finestra, e svelò al ciurmatore il posto, in cui s'era ricoverata la sua vittima. — Tanto bastò perchè egli tornasse all'assalto. Inferocito nel vedersi respinto, ed a quel modo e da una debole donnicciuola, corse a lei, spiccando un salto simile a quello di una fiera, che assale la preda al varco. — Covava egli nell'animo i più neri propositi; agitava in pugno uno stiletto risoluto di far sangue e di ucciderla, dopo averla straziata in ogni maniera.
Non sapremmo dire quanto durasse quest'ultima lotta; ogni minuto doveva sembrare un secolo. Non ci è dato nemmanco di poter riferire esattamente fin dove giungesse la temerità di quell'assassino. Ci affretteremo però a rassicurare i nostri lettori, che Dio diede in quel punto ad una povera creatura quanti mezzi bastarono a rimovere l'instante pericolo, ed a farla vindice dell'oltraggio ricevuto.
Quando Medicina ritornava a' suoi tentativi, ormai sicuro del trionfo, quando Maria era ridotta a tal stremo di forze da sentir dubio di sè, l'assalitore agitavasi e combatteva sull'orlo di un precipizio. — Bastò alla fanciulla, in quel momento, il men vigoroso de' suoi sforzi; Medicina, malfermo sulle gambe e costretto ad indietreggiare, cercò invano un punto stabile su cui riavere l'equilibrio. — Le sue calcagna, scorrendo sullo spigolo del primo scaglione, scivolarono al basso; tutto il corpo, deviato dal suo centro di gravità, cadde all'indietro; la testa, urtando fortemente nelle imposte dell'uscio, le spalancò e si aperse di sotto un precipizio. — Entr'esso ruzzolò capolevato quell'immane corpaccio, battendo la nuca sulle soglie di pietra, e lacerando le spalle e le membra sugli orli de' gradini; nè s'arrestò che quando, con orrendo tonfo, giunse sul pavimento della cantina.
Maria era salva.
XXX.
Il ciurmatore fu tratto a stento da quel trabocchetto, e ne usci più morto che vivo. Quanti erano accorsi ad ajutarlo, attribuivano l'accaduto ai fumi del vino: nè allora nè poi nacque sospetto sulla vera sua cagione.
Medicina, certo che la fanciulla non avrebbe toccata quella corda, avvalorò della sua asserzione la comune diceria; e confessando d'avere a fare una grossa penitenza, sopportò rassegnato alcuni giorni di malattia, che gli lasciarono tutta la libertà di provedere ai casi suoi. Quando tornò alle sue abitudini, egli era ancora l'uomo di prima; se non che, mostrando d'avere imparato ad essere sobrio, s'accontentava di beverne qualche rara volta una mezzetta, e giurava che non avrebbe passato i termini nè pure a nozze. — Del resto, egli era sempre grande amico di Bertolino; e pareva che gli si mostrasse ancora più affezionato, dopo le sollecite cure che gli si prodigarono in casa sua.
Il contegno di lui con Maria era irreprensibile, — Non cercava di incontrarla nè da solo nè in faccia ad altri; ma se il caso gliela conduceva dinanzi, e se il fuggirla poteva sembrare villania, egli era sempre l'uomo socievole, e non mancava di salutarla e di indirizzarle qualche parola cortese: di quelle però, che si attagliano a tutto, e che, sotto il velo d'un complimento comunale, possono, fra persone che s'intendono, nascondere il veleno dell'ironia.
La fanciulla ben s'avvedeva di ciò; ma perdonando al suo seduttore un po' di stizza per lo smacco ricevuto, persuasa che il tempo vi avrebbe posto rimedio, finiva per chiamarsi sodisfatta di lui, dicendo tra sè: che quella crollata gli aveva rotto il capo, ma racconcio il cervello.
Ella s'ingannava. — Medicina si ritraeva solo quanto era necessario per ricominciare da capo. Faceva come il pilota, che per trarsi dagli scogli, che gli impediscono il passo, indietreggia, e scandaglia con prudenza, finchè trova la via sicura, a cui abbandonare tutte le vele. — Il caso gli presentò ben presto questa via; e la perversità dell'animo suo ve lo sospinse fino alla meta.