Il Conte di Monte-Cristo

Part 84

Chapter 843,685 wordsPublic domain

— Son solo, disse l’abate, ed avrei ancora pietà di voi, e vi lascerei andare, col rischio di nuove disgrazie che possono esser procurate da questa mia debolezza, se mi diceste la verità.

— Ah! sig. abate, gridò Caderousse congiungendo le mani, ed avvicinandosi di un altro passo a Monte-Cristo, posso ben dire che siete mio salvatore.

— Pretendete di essere stato liberato dalla galera.

— Oh! su questo, fede di Caderousse, sig. abate!

— Chi vi liberò? — Un inglese. — Come si chiamava.

— Lord Wilmore. — Lo conosco: saprò dunque se mentite.

— Sig. abate, dico la pura verità. — Quest’inglese dunque vi proteggeva. — Non proteggeva me, ma un giovine corso mio compagno di catena. — Come si chiamava questo giovine corso? — Si chiamava Benedetto.

— Questo è un nome di battesimo?

— Egli non ne avea altri, perchè era bastardo.

— Allora questo giovine, è evaso con voi? — Sì.

— Ed in che modo? — Noi lavoravamo a Saint-Mandrier, vicino a Tolone. Conoscete Saint-Mandrier? — Sì, lo conosco.

— Ebbene! mentre che si dormiva, dal mezzogiorno ad un’ora... — I forzati fanno la sesta! compiangete quei birbanti! disse l’abate. — Diamine! disse Caderousse, non si può sempre lavorare, non siam cani. — Fortunatamente per i cani, riprese Monte-Cristo. — Mentre adunque gli altri facevano la sesta, ci siamo allontanati un poco, abbiamo segate le nostre catene con una lima di cui ci aveva provveduti l’inglese, e ci siamo salvati a nuoto.

— E che cosa è avvenuto di questo Benedetto?

— Non ne so niente! — Ciò nonostante dovete saperlo.

— No, in verità. Noi ci siamo separati a Hyères.

E per dare più peso alla sua protesta, Caderousse fece ancora un passo verso l’abate, che rimase immobile al suo posto tuttora tranquillo, ed interrogando. — Voi mentite! disse l’abate Busoni con un accento d’irresistibile autorità. — Sig. abate!... — Voi mentite! quest’uomo è ancora vostro amico, e vi servite di lui forse come di un complice. — Oh! sig. abate! — Da che avete lasciato Tolone, come avete vissuto? — Come ho potuto.

— Mentite! riprese per la terza volta l’abate con un accento ancor più imperativo. (Caderousse, spaventato, guardò il conte). Voi avete vissuto, riprese questi, col danaro che vi è stato dato. — Ebbene! è vero, disse Caderousse. Benedetto è diventato figlio di un gran signore.

— In qual modo può egli esser figlio di un gran signore?

— Figlio naturale.

— E chi è questo gran signore?

— Il conte di Monte-Cristo, quello in casa di cui siamo.

— Benedetto figlio del conte? riprese Monte-Cristo meravigliato a sua volta.

— Diamine! bisogna ben crederlo, poichè il conte gli ha trovato un falso padre, poichè il conte gli passa 4 mila fr. il mese, poichè il conte gli lascia 500 mila fr. nel suo testamento.

— Ah! ah! fece il falso abate che cominciava a comprendere; e che nome porta questo giovine?

— Si chiama Andrea Cavalcanti.

— Allora questi è un giovine che il mio amico, il conte di Monte-Cristo, riceve in casa sua, e che sta per isposare la figlia del banchiere Danglars? — Precisamente.

— E voi tollerate ciò, impossibile! voi che conoscete la sua vita ed i suoi delitti!

— Perchè volete che io impedisca al mio compagno di riuscire? disse Caderousse. — È giusto, non sta a voi l’avvisare il sig. Danglars, sta a me. — Sig. abate, voi non lo farete....

— E perchè?

— Perchè in tal modo ci farete perdere il nostro pane.

— E credete, che per conservare il pane a miserabili come voi, mi farei il fautore dei loro raggiri, il complice dei loro delitti.

— Sig. abate... disse Caderousse avvicinandosi.

— Io dirò tutto. — A chi? — Al sig. Danglars.

— Tuono dell’aria! gridò Caderousse cavando un coltello dal gilè già aperto, e percuotendo il conte nel mezzo del petto, tu non dirai niente, abate! — A gran sorpresa di Caderousse, il pugnale, invece di penetrare nel petto del conte, ribalzò smussato. Nello stesso tempo il conte afferrò colla mano sinistra il polso dell’assassino, e lo contorse con tal forza, che il coltello gli cadde dalle dita intirizzite, e Caderousse mandò un forte grido di dolore: ma il conte, senza fermarsi a questo grido, continuò a contorcere, fino a che, col braccio quasi lussato, egli da prima cadde in ginocchio, indi colla faccia contro terra. Il conte gli appoggiò un piede sulla testa, e gli disse: — non so chi mi trattenga dallo schiacciarti il cranio, scellerato!

— Ah! grazia! grazia! gridò Caderousse.

Il conte ritirò il piede: — Sorgi! diss’egli.

Caderousse si rialzò: — Potenza di Dio! che mano avete voi sig. abate! disse Caderousse, strofinandosi il braccio quasi morto per le tenaglie di carne che lo avevano stretto.

— Silenzio, Dio mi dà la forza di domare una bestia feroce come sei tu.

— Ouf! fece Caderousse tutto addolorato.

— Prendi questa penna e questa carta, e scrivi ciò che ti detto. — Io non so scrivere, sig. abate.

— Tu menti; prendi questa penna, e scrivi! — Caderousse, soggiogato da questa forza superiore, si assise e scrisse.

«Signore, l’uomo che voi ricevete in casa vostra, ed al quale voi destinate vostra figlia, è un antico forzato, sfuggito con me dalla galera di Tolone; egli portava il n. 59, ed io il n. 58. Si chiama Benedetto; ma egli stesso non sa il suo cognome, non avendo mai conosciuti i suoi genitori.»

— Firma! continuò il conte.

— Ma dunque volete perdermi.

— Se volessi perderti, imbecille, ti strascinerei fino al primo corpo di guardia; d’altra parte, prima che il tuo biglietto sia recapitato all’indirizzo, è probabile che tu non abbia più nulla a temere; firma dunque. — Caderousse firmò.

— L’indirizzo: _Al sig. Barone Danglars banchiere, strada della Chaussée-d’Antin_.

Caderousse scrisse l’indirizzo. L’abate prese il biglietto:

— Ora, diss’egli, sta bene, vattene.

— Per dove? — Per dove sei venuto.

— Volete che io esca da questa finestra? — Ci sei entrato.

— Voi meditate qualche cosa contro di me, sig. abate?

— Imbecille, che vuoi che io mediti?

— Perchè dunque non aprirmi la porta?

— Con qual vantaggio vuoi svegliare il portinaro?

— Sig. abate, ditemi che volete la mia morte.

— Voglio ciò che vuole Iddio.

— Ma giuratemi che non mi colpirete mentre discenderò.

— Pazzo e vile che sei! — Che volete far di me?

— Lo domando a te! ho cercato di fare di te un uomo felice, e non ne ho fatto che un assassino!

— Sig. abate, tentate una seconda prova.

— Sia! disse il conte, ascolta, sai che sono uom di parola.

— Sì, disse Caderousse.

— Se tu rientri in casa tua sano e salvo...

— A meno che ciò non venga da voi, che ho a temere?

— Se rientri in casa tua sano e salvo, lascia Parigi, lascia la Francia, ed in qualunque luogo sarai, fino a che tu ti condurrai onestamente, ti farò passare una piccola pensione; poichè se tu rientri in casa tua sano e salvo...

— Ebbene? domandò Caderousse fremendo. — Ebbene! crederò allora che Dio ti ha perdonato, e ti perdonerò io pure.

— Quanto è vero che sono cristiano, balbettò rinculando Caderousse, voi mi fate morire di paura!

— Andiamo, vattene! disse il conte mostrando col dito la finestra a Caderousse. — Questi, ancora mal rassicurato da tale promessa, cavalcò la finestra, e mise il piede sulla scala.

Là si fermò tremando. — Ora discendi, disse l’abate incrociando le braccia sul petto.

Caderousse cominciò a capire che non aveva niente da temere da questo lato, e discese.

Allora il conte si avvicinò colla candela, di modo che un altro uomo potè distinguere dai Campi-Elisi un uomo che discendeva da una finestra illuminata.

— Che fate dunque sig. abate, disse Caderousse; se passasse una pattuglia... — E soffiò sulla candela. Indi continuò a discendere; ma non fu che allorquando sentì il suolo del giardino sotto i suoi piedi, che si credè sufficientemente sicuro.

Monte-Cristo rientrò nella sua camera da dormire, e gettando un rapido colpo d’occhio dal giardino alla strada, vide da prima Caderousse che, dopo essere disceso, faceva un giro nel giardino, poscia piantare la scala all’estremità del muro, affine di uscire da un altro posto diverso da quello pel quale era entrato. Indi passando dal giardino alla strada, vide l’uomo, che sembrava aspettare, correre parallelamente nella strada, e situarsi dietro l’angolo stesso, vicino al quale Caderousse stava per discendere.

Caderousse salì lentamente sulla scala, e giunto agli ultimi gradini, passò la testa per disopra la cresta del muro per assicurarsi che la strada era del tutto solitaria. Non si vedeva nessuno, non si sentiva alcun rumore. Suonò un’ora all’orologio degl’Invalidi. Allora Caderousse si mise a cavallo sulla cresta della muraglia, e tirando a sè la scala, la passò per disopra al muro, indi si mise a discendere, o piuttosto si lasciò strisciare lungo i due montanti, manovra che operò con tale sveltezza, che provava l’abitudine che aveva in questo esercizio. Ma lanciato una volta sul pendio, non potè fermarsi. Invano vide un uomo scagliarsi fra l’ombre, al momento in cui era a mezza strada; invano vide un braccio alzarsi, al momento che toccava la terra; prima che avesse potuto mettersi in difesa, questo braccio lo colpì tanto furiosamente nel dorso, che abbandonò la scala, gridando.

— Soccorso! — Un secondo colpo gli giunse quasi subito nel fianco, ed egli cadde gridando: — All’uccisore! — Finalmente, siccome si rotolava per terra, l’avversario lo prese per i capelli, e gli portò un terzo colpo nel petto. Questa volta Caderousse volle gridare ancora, ma non potè mandare che un gemito, e fremendo lasciò scorrere i tre rivi di sangue che uscivano dalle sue tre ferite. L’assassino, vedendo ch’egli non gridava più gli sollevò la testa per i capelli; Caderousse aveva gli occhi chiusi e la bocca contorta. L’assassino lo credè morto, lasciò ricadere la testa, e disparve. Allora Caderousse sentendolo allontanarsi, si raddrizzò sul gomito; ed in un supremo sforzo, gridò con voce morente:

— All’assassino! io moro! sig. abate venite a me!

Questa lugubre chiamata fendè le ombre della notte.

La porta della scala segreta si aprì, indi la piccola porta del giardino, ed Alì ed il suo padrone accorsero coi lumi.

LXXXII. — LA MANO DI DIO.

Caderousse continuava a gridare con voce lamentevole:

— Sig. abate, soccorso! soccorso!

— Che c’è? domandò Monte-Cristo.

— Venite in mio soccorso; sono stato assassinato.

— Eccoci! coraggio.

— Ah! è finita, giungete troppo tardi; giungete per vedermi morire. Che colpi! quanto sangue! — Ed egli svenne.

Alì ed il suo padrone presero il ferito, e lo trasportarono in una camera. Là Monte-Cristo fece segno ad Alì di spogliarlo, e riconobbe le tre terribili ferite da cui era stato colpito. — Mio Dio! diss’egli. — Alì guardò il padrone come per domandargli ciò che doveva fare.

— Va a cercare il procuratore del Re Villefort, che dimora nel sobborgo Sant’Onorato, e conducilo qui; nel passare, sveglierai il portinaro, e gli dirai che vada a cercare un medico. — Alì obbedì, e lasciò il finto abate solo con Caderousse sempre svenuto. Allorchè il disgraziato riaprì gli occhi, il conte, assiso pochi passi da lui lontano, lo guardava con una tetra espressione di pietà, e le sue labbra, che si agitavano, sembravano mormorare una preghiera.

— Un chirurgo, sig. abate, un chirurgo! disse Caderousse.

— Si è mandato a cercarlo, rispose l’abate.

— So bene che è inutile, in quanto alla vita, ma potrà forse darmi forza, e voglio avere il tempo di fare la mia dichiarazione.

— Su di che? — Sul mio assassino.

— Lo conoscete voi dunque?

— Sì, io l’ho conosciuto! sì lo conosco, fu Benedetto.

— Quel giovine Corso? — Egli stesso.

— Il vostro compagno?

— Sì. Dopo avermi dato il disegno della casa del conte, sperando senza dubbio che io l’uccidessi, e che per tal mezzo egli ne diventerebbe l’erede, o che egli uccidesse me, e sarebbe così spacciato di me, mi aspettò sulla strada, e mi ha assassinato.

— Nello stesso tempo che ho mandato a cercare un medico ho pur fatto chiamare il procurator del Re.

— Egli giungerà troppo tardi, disse Caderousse, sento che tutto il sangue se ne va.

— Aspettate, disse Monte-Cristo; — ed uscì: cinque secondi dopo rientrò con una boccettina.

Gli occhi del moribondo, spaventosi per la loro immobilità, non avevano in quest’assenza lasciato un momento quella porta, dalla quale egli indovinava per istinto che stava per venirgli un qualche soccorso.

— Spicciatevi, sig. abate, sento che torno a svenire.

Monte-Cristo si avvicinò, e versò sulle labbra paonazze del ferito tre o quattro gocce del liquido che conteneva la boccettina. Caderousse mandò un sospiro. — Oh! diss’egli, voi mi versate in seno la vita; ancora... ancora...

— Due gocce di più vi ucciderebbero, rispose l’abate.

— Oh! che venga dunque qualcuno al quale io possa denunziare il miserabile. — Volete che io scriva la vostra deposizione? voi la firmerete. — Sì, disse Caderousse, i cui occhi brillavano per la speranza di questa postuma vendetta.

Monte-Cristo scrisse, «Io moro assassinato dal Corso Benedetto, mio compagno di catena a Tolone sotto il n. 59.»

— Spicciatevi, spicciatevi, disse Caderousse, o io non potrò più firmarla. — Monte-Cristo presentò la penna a Caderousse che raccolse tutte le sue forze, firmò, e ricadde nel suo letto dicendo: — Voi racconterete il resto, sig. abate; direte che egli si fa chiamare Andrea Cavalcanti, ch’alloggia nell’albergo dei Principi, che... ah! mio Dio, ecco che moro!

E Caderousse svenne per la seconda volta. L’abate gli fece respirare l’odore della boccettina, il ferito riaprì gli occhi. Il suo desiderio di vendetta non lo aveva abbandonato durante lo svenimento. — Ah! direte tutto questo, non è vero, signor abate?

— Tutto questo, sì, ed altre cose ancora — Che direte?

— Io dirò, che vi aveva dato la pianta di questa casa nella speranza che il conte vi uccidesse; dirò ch’egli aveva prevenuto il conte con un biglietto; dirò che il conte era assente, e che sono stato io che ho ricevuto questo biglietto, e che ho vegliato per aspettarvi.

— Ed egli sarà ghigliottinato, non è vero? disse Caderousse; me lo promettete, io muoio con questa speranza, questa mi aiuterà a morire.

— Dirò, continuò il conte, ch’egli è giunto dopo di voi, ch’è stato all’agguato tutto il tempo che siete stato qui, che quando vi ha veduto uscire, egli è corso all’angolo del muro, si è nascosto...

— Voi dunque avete veduto tutto ciò?

— Ricordatevi le mie parole: «e se tu rientri in casa tua sano e salvo, crederò che Dio ti abbia perdonato, e ti perdonerò io pure.»

— E voi non mi avete avvertito, gridò Caderousse cercando di sollevarsi sul gomito; sapevate che avrei corso pericolo di essere ucciso uscendo di qui, e non mi avete avvertito?

— No, perchè nella mano di Benedetto vedevo la Giustizia di Dio. — Caderousse lo guardò con istupore.

— E poi, disse l’abate, Dio è pieno di misericordia per tutti, come lo è stato per te: egli è padre prima di essere giudice.

— Ah! voi dunque credete in Dio? disse Caderousse.

— Se avessi avuto la disgrazia di non averci creduto fino al presente, ci crederei vedendoti.

Caderousse alzò le pugna serrate al Cielo.

— Ascolta, disse l’abate stendendo la mano sul ferito, come per comandargli la fede, guarda ciò che ha fatto per te questo Dio, che tu ricusi di riconoscere nel tuo ultimo momento: egli ti aveva data salute, lavoro sicuro, ed anche amici, la vita finalmente tale quale deve presentarsi all’uomo per esser docile colla calma della coscienza e la soddisfazione dei desideri, che non sono in opposizione alla legge divina; invece di essere contento di questi doni del signore, così raramente accordati da lui nella loro pienezza, guarda ciò che ne hai fatto: ti sei abbandonato al non far niente, ed alla ubbriachezza e nella ubbriachezza hai tradito uno dei tuoi migliori amici.

— Soccorso! gridò Caderousse, non ho bisogno di un prete, ma di un medico; forse non sono ferito mortalmente, forse non sono ancora per morire, forse mi potran salvare.

— No, sei tanto ben ferito mortalmente che senza le tre gocce del liquore che ti ho dato, saresti già spirato. Ascolta.

— Ah! mormorò Caderousse, che prete strano che siete, invece di consolare i moribondi, li fate disperare.

— Ascolta, continuò l’abate; quando hai tradito il tuo amico, Dio ha cominciato non a punirti, ma ad avvisarti; tu sei caduto nella miseria, hai sofferta la fame, tu eri passato ad invidiare la metà di una vita, che potevi passare ad acquistarla, e già pensavi al delitto scusandoti colla necessità, quando Dio fece per te un miracolo, quando Dio per le mie mani t’inviò nel seno della tua miseria, una fortuna brillante per te, disgraziato, che non avevi mai posseduto niente. Ma questa fortuna inattesa, non isperata, inaudita non ti bastò più, dal momento che la possedevi, volesti raddoppiarla: con qual mezzo? quello di un omicidio: l’hai raddoppiata, e Dio allora te l’ha tolta, conducendoti avanti all’umana giustizia.

— Non sono stato io, disse Caderousse, che ho voluto uccidere l’ebreo; fu la Carconta.

— Sì, disse Monte-Cristo. Così la misericordia di Dio non rivolse lo sguardo da te neppur questa volta, perchè la sua giustizia ti avrebbe messo a morte; ma Dio sempre misericordioso, permise che i tuoi giudici si commovessero alle tue parole, e ti lasciassero la vita.

— Per bacco! per inviarmi alla galera a vita; bella grazia.

— Questa grazia, miserabile! tu però la considerasti come una vera grazia quando ti fu fatta. Il tuo cuore vile, che tremava davanti alla morte, balzò di gioia all’annunzio della tua perpetua infamia, perchè dicesti a te stesso come tutti i forzati: «nella galera vi è una porta, non vi è una tomba.» Ed avevi ragione, perchè la porta della tua galera è aperta per te in un modo non isperato: un inglese visita Tolone, egli aveva fatto voto di togliere gli uomini dall’infamia, la sua scelta cadde sul tuo compagno, una seconda fortuna discende per te dal cielo, ritrovi danaro ad un tempo e tranquillità, puoi ricominciare a vivere la vita di tutti gli uomini, tu che eri stato condannato a vivere quella soltanto dei forzati; allora, miserabile, ti metti a tentare Dio una terza volta: non ne ho abbastanza, dicesti, quando avevi più di quel che mai tu abbia posseduto, e commetti un terzo delitto, senza ragione, senza scusa. Dio si è stancato, Dio ti ha punito.

Caderousse si indeboliva a vista d’occhio: — Da bere! diss’egli; io ho sete... io brucio! — Monte-Cristo gli dette un bicchiere d’acqua: — Scellerato Benedetto, disse Caderousse restituendo il bicchiere; egli però fuggirà...

— Nessuno sfuggirà, sono io che te lo dico, Caderousse... Benedetto sarà punito!

— Allora sarete punito voi pure, disse Caderousse; perchè non avete fatto il dovere del vostro ministero... voi dovevate impedire a Benedetto di uccidermi.

— Io! disse il conte con un sorriso che agghiacciò di spavento il moribondo, io impedire a Benedetto di ucciderti, al momento in cui tu spezzavi il tuo coltello contro la cotta di maglia che mi copriva il petto?... Sì, forse, se ti avessi ritrovato umile e pentito, avrei impedito a Benedetto di ucciderti; ma ti ho ritrovato orgoglioso e sanguinario.

— Io non credo in Dio! urlò Caderousse, tu pure non vi credi... tu menti... tu menti!

— Taci, disse l’abate, perchè fai uscir fuori del tuo corpo le ultime gocce di sangue... Ah! tu non credi in Dio, mentre muori colpito dalla sua giustizia!... Ah! tu non credi in Dio, e Dio, che frattanto non chiede che una preghiera, una lagrima per perdonare... Dio che poteva dirigere il pugnale dell’assassino in modo che tu spirassi sul colpo... Dio ti ha dato un quarto d’ora per pentirti... Rientra dunque in te stesso disgraziato, e pentiti!

— No, disse Caderousse, io non mi pento, non vi è Dio, non vi è Provvidenza.

— Vi è Dio, vi è Provvidenza, disse Monte-Cristo, e la prova si è, che tu sei là gemente, disperato, rinnegando Dio, e che io sono qui ritto davanti a te, ricco, felice, sano e salvo, e giungendo le mani davanti a questo Dio, al quale tu ti sforzi non credere, ma al quale pure tu credi nel fondo del tuo cuore.

— Ma chi siete dunque allora? domandò Caderousse fissando gli occhi moribondi sul conte.

— Guardami bene, disse Monte-Cristo prendendo il lume, ed avvicinandolo al viso.

— Ebbene! l’abate... Busoni. — Monte-Cristo si levò la parrucca che lo sfigurava, e lasciò ricadere i suoi bei capelli neri che inquadravano tanto armoniosamente il suo pallido viso.

— Oh! disse Caderousse spaventato, se non fossero questi capelli neri, direi che siete l’Inglese, direi che voi siete Lord Wilmore.

— Io non sono, nè l’abate Busoni, nè Lord Wilmore, disse Monte-Cristo; guarda meglio, guarda più lontano, guarda nelle tue prime rimembranze.

In queste parole del conte vi era una vibrazione magnetica nella quale furon vivificati i sensi sfiniti del miserabile ferito.

— Oh! in fatto, diss’egli, mi sembra di avervi veduto... di avervi conosciuto in altri tempi... ma chi dunque siete allora? e perchè, se mi avete veduto e conosciuto, mi lasciate morire?

— Perchè non vi ha cosa alcuna che possa salvarti, Caderousse; perchè le tue ferite sono mortali. Se tu avessi potuto essere salvato avrei veduto un’ultima misericordia del Signore, ed io pure sarei accorso per restituirti alla vita ed al pentimento, te lo giuro per la tomba di mio padre.

— Per la tomba di tuo padre! disse Caderousse rianimato da un’ultima scintilla, e sollevandosi per vedere più da vicino l’uomo che faceva questo giuramento, sacro a tutti gli uomini; eh! chi sei tu dunque? — Il conte non aveva cessato dal seguire i progressi dell’agonia; egli capì che questo slancio della vita era l’ultimo, si avvicinò al moribondo, e coprendolo con uno sguardo pacifico e tristo ad un tempo.

— Io sono... gli disse all’orecchio, io sono... — E le labbra appena aperte, lasciarono passare un nome pronunciato tanto a bassa voce, che il conte sembrava temesse di sentirlo egli pure.

Caderousse, che si era alzato sulle ginocchia stese le braccia, fece di tutto per indietreggiare, poi giungendo le mani, ed alzandole con un estremo sforzo: — Oh! mio Dio! diss’egli, perdono per avervi rinnegato; voi esistete, sì voi esistete, e nella vostra infinita misericordia e giustizia, voi siete il padre, il giudice degli uomini. Mio Dio, e Signore, non vi ho per lungo tempo conosciuto! mio Dio, e Signore perdonatemi, mio Dio, e Signore ricevetemi!

Caderousse chiuse gli occhi, cadde rovesciato in addietro con un ultimo sospiro. Il sangue si fermò subito sulle labbra delle sue larghe ferite. Egli era morto.

— _Uno!_ disse misteriosamente il conte, cogli occhi fissi sul cadavere già sfigurato per questa morte terribile.

Dieci minuti dopo, il medico ed il procuratore del Re giunsero, condotti, l’uno dal portinaro, l’altro da Alì, e furono ricevuti dall’abate Busoni, che pregava vicino al morto.

LXXXIII. — BEAUCHAMP.

Per quindici giorni in Parigi non si parlò d’altro, che del tentativo di rubamento, fatto con tanta audacia, in casa del conte: il moribondo aveva firmata una dichiarazione che indicava Benedetto come il suo assassino. La polizia fu invitata a lanciare tutti i suoi messi sulle tracce dell’omicida.