Il Conte di Monte-Cristo

Part 114

Chapter 1141,310 wordsPublic domain

«Ritroverete per voi una feluca all’ancora, Jacopo vi condurrà a Livorno, ove il sig. Noirtier aspetta sua nipote, che egli vuol benedire prima che vi segua all’altare. Tutto ciò che è in questa grotta, amico mio, la mia casa ai Campi-Elisi e il mio piccolo castello di Trèport sono i regali di nozze che fa Edmondo Dantès al figlio del suo padrone Morrel; Madamigella de Villefort vorrà bene prenderne la metà, poichè la supplico di dare ai poveri di Parigi tutte le ricchezze che le possono venire dal lato di suo padre divenuto demente, e dal lato di suo fratello morto in settembre con sua madre.

«Dite all’angiolo che veglierà sulla vostra vita, Morrel, di pregare qualche volta per un uomo che, simile a Satana, follemente per un momento si è creduto uguale a Dio, e che ha riconosciuto, con tutta l’umiltà di un cristiano, che nelle mani soltanto di Dio sta il supremo potere e la infinita sapienza. Queste preghiere addolciranno forse i rimorsi ch’egli porta seco nel fondo del suo cuore.

«In quanto a voi, Morrel, ecco tutto il segreto della condotta che ho tenuto verso voi: non vi è nè felicità nè infelicità in questo mondo, vi è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quello che ha provato l’estremo infortunio è atto a gustare la suprema felicità. Bisogna aver voluto morire, Massimiliano, per sapere qual bene è il vivere.

«Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: _Aspettare e sperare._

Vostro amico EDMONDO DANTÈS _Conte di Monte-Cristo_.»

Durante la lettura di questa lettera, che le apprendeva la follia di suo padre e la morte di suo fratello, morte e follia ch’ella ignorava, Valentina impallidì, un doloroso sospiro le sfuggì dal petto, e lagrime non meno pungenti per essere silenziose scorsero sulle sue guance; la sua felicità le costava ben cara! Morrel guardò intorno a sè con inquietudine: — Ma, diss’egli, in verità il conte esagera la sua generosità; Valentina si contenterà della mia modesta fortuna. Dov’è il conte, amico mio? conducetemi a lui.

Jacopo stese la mano verso l’orizzonte.

— Che! che volete dire? domandò Valentina; dov’è il conte? dov’è Haydée?

— Guardate, disse Jacopo. — Gli occhi dei due giovani si fissarono sulla linea indicata dal marinaro; e sulla linea di un blu cupo che separava all’orizzonte il cielo dal Mediterraneo, si scoperse una bianca vela, grande come l’ala di un gabbiano.

— Partito! gridò Morrel; partito! Addio, amico mio, addio padre mio.

— Partita! mormorò Valentina. Addio, amica mia! addio sorella mia!

— Chi sa se li rivedremo mai più? disse Morrel asciugandosi una lagrima.

— Amico mio, disse Valentina, il conte non ci ha egli lasciato scritto che l’umana saggezza tutta intera sta riposta in queste due parole: _Aspettare e sperare_?

FINE.

INDICE

Capitolo Pag. I. Marsiglia — L’arrivo 1 II. Il padre ed il figlio 5 III. I Catalani 8 IV. Il complotto 13 V. Il pranzo degli sponsali 16 VI. Il sostituto del procuratore del Re 22 VII. L’interrogatorio 27 VIII. Il castello d’If 32 IX. La sera degli sponsali 38 X. Il piccolo gabinetto delle Tuglierie 41 XI. Il lupo di Corsica 43 XII. Il padre ed il figlio 46 XIII. I Cento Giorni 50 XIV. Il prigioniero furioso ed il prigioniero pazzo 54 XV. Il numero 34 ed il numero 27 59 XVI. Lo scienziato 67 XVII. La camera dello scienziato 71 XVIII. Il tesoro 80 XIX. Il terzo accesso 85 XX. Il cimitero del castello d’If 89 XXI. L’isola di Tiboulen 92 XXII. I contrabbandieri 98 XXIII. L’isola di Monte-Cristo 101 XXIV. L’abbagliamento 105 XXV. Lo sconosciuto 109 XXVI. L’albergo del ponte di Gard 112 XXVII. Il racconto 119 XXVIII. I registri delle prigioni 124 XXIX. La casa Morrel 127 XXX. Il 5 settembre 134 XXXI. Italia — Sindbad il marinaro 141 XXXII. Risvegliamento 152 XXXIII. I briganti 155 XXXIV. Le apparizioni 167 XXXV. Il patibolo 177 XXXVI. Il Carnevale di Roma 184 XXXVII. Le catacombe di San Sebastiano 193 XXXVIII. Il convegno 201 XXXIX. La colazione 204 XL. La presentazione 220 XLI. Bertuccio 226 XLII. La casa d’Auteuil 228 XLIII. La vendetta 232 XLIV. La pioggia di sangue 242 XLV. Il credito illimitato 248 XLVI. La pariglia grigio-pomellata 253 XLVII. Ideologia 259 XLVIII. Haydée 264 IL. La famiglia Morrel 265 L. Piramo e Tisbe 270 LI. Tossicologia 275 LII. Roberto il diavolo 282 LIII. Alto e basso dei fondi 289 LIV. Il maggiore Cavalcanti 294 LV. Andrea Cavalcanti 298 LVI. Il recinto a trifoglio 303 LVII. Il signor Noirtier de Villefort 308 LVIII. Il testamento 312 LIX. Il telegrafo 315 LX. Mezzo di liberare un giardiniere dai ghiri che gli mangiano le pesche 320 LXI. I fantasmi 324 LXII. Il pranzo 328 LXIII. Il mendico 333 LXIV. Scena coniugale 338 LXV. Disegni di matrimonio 342 LXVI. Il gabinetto del procurator del Re 347 LXVII. Un ballo in estate 352 LXVIII. Le informazioni 355 LXIX. La festa di ballo 359 LXX. Il pane ed il sale 363 LXXI. La signora di Saint-Méran 365 LXXII. La promessa 370 LXXIII. La tomba della famiglia Villefort 383 LXXIV. Processo verbale 388 LXXV. I progressi del sig. Cavalcanti figlio 394 LXXVI. Haydée 399 LXXVII. Ci scrivono da Giannina 408 LXXVIII. La limonata 416 LXXIX. L’accusa 421 LXXX. La camera del fornaio in ritiro 424 LXXXI. La rottura 432 LXXXII. La mano di Dio 438 LXXXIII. Beauchamp 441 LXXXIV. Il viaggio 444 LXXXV. Il giudizio 450 LXXXVI. La provocazione 456 LXXXVII. L’insulto 459 LXXXVIII. La notte 464 LXXXIX. L’incontro 468 XC. La madre ed il figlio 473 XCI. Il suicidio 476 XCII. Valentina 481 XCIII. La confessione 484 XCIV. Il padre e la figlia 490 XCV. Il contratto 494 XCVI. La strada del Belgio 500 XCVII. L’albergo della Campana e della Bottiglia 504 XCVIII. La legge 508 IC. L’apparizione 513 C. Locusta 517 CI. Valentina 519 CII. Massimiliano 522 CIII. La firma di Danglars 527 CIV. Il cimitero del Padre Lachaise 532 CV. La divisione 538 CVI. La fossa dei leoni 546 CVII. Il giudice 549 CVIII. Le Assise 554 CIX. L’atto d’accusa 557 CX. L’espiazione 560 CXI. La partenza 564 CXII. La casa dei viali di Meillan 567 CXIII. Il passato 570 CXIV. Peppino 576 CXV. La carta di Luigi Vampa 582 CXVI. Il perdono 585 CXVII. Il cinque ottobre 587

NOTE:

[1] _Monte-Cristo, piccola isola del mar Tirreno sulla costa occidentale del Granducato di Toscana vicino a Gianuti a 14 leghe dalla provincia di Siena da cui dipende, e a 10 leghe Sud dall’isola d’Elba. Lat. Nord 42° 20′ 26″ long. E. 7° 57′ 55″, anticamente detta_ Oglaia. (_Nota del Trad. Napol._)

[2] _Ognun sa che in Italia, forse più che altrove, le donne non solo del mezzo ceto, ma anche del ceto infimo ricevono o per mezzo di istituti particolari, o per mezzo degli Asili Infantili, quella decente educazione scevra da ogni caricatura che può giungere a formare delle oneste mogli ed eccellenti madri di famiglia. Questa è cosa ormai tanto conosciuta che l’asserzione del sig. Dumas ha ben poca figura in confronto ai continui elogi, che uomini di merito e coscienziosi, tanto Italiani che esteri, elargiscono a quella non piccola classe di persone di ambo i sessi che in Italia si occupa per l’incremento dell’educazione, in ispecie delle donne. (T.)_

[3] _Io credo ora ai banditi Italiani._

[4] _I francesi chiamano _baignoire_ alcuni palchi del piano terreno, che sono chiusi sul davanti da un graticcio; genere di palchi poco morale, ma tutto proprio del teatro francese. (T.)_

Nota del Trascrittore

L'ortografia originale è stata mantenuta, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici (soprattutto incoerenze nei nomi dei personaggi, le cui diverse varianti sono state riportate alla stessa grafia). È stato necessario apportare numerose correzioni alla punteggiatura, in particolare nei dialoghi, per rendere più comprensibile il testo.

Per comodità di lettura un indice è stato creato a fine volume.