Part 6
Il papa ricevette l'indirizzo con entusiasmo, e, secondo il voto de'suoi fedeli mandatarii, mise il Concilio sotto la protezione di Colei che aveva calpestato la testa del serpente, e promise che, allorquando il Concilio si riunisse, verrebbe inaugurato nell'anniversario dell'Immacolata Concezione.
Il 29 di giugno del 1868, la bolla della convocazione del Concilio fu canonicamente promulgata.
L'8 di settembre dello stesso anno, comparve la lettera apostolica diretta a tutti i vescovi di rito orientale separati da Roma, invitandoli a presentarsi al sinodo, «come i loro predecessori erano stati presenti al secondo Concilio di Lione ed a quello di Firenze»,--dove però non ebbero il permesso di votare, e sedettero in disparte.
L'abate Testa fu poi incaricato di portare personalmente questa lettera ai vescovi e patriarchi scismatici.
Infine, il 13 di settembre, comparve la lettera apostolica ai protestanti, con la quale il caritatevole Padre de'fedeli li esortava «ad abbracciare l'opportunità di questo Concilio»--_occasionem amplectantur hujus concilii_. Ma il cuore indurito degli scismatici orientali non parve commosso dalla gentilezza dell'invito. La grazia proveniente da Roma li toccò ben poco!
Il patriarca di Costantinopoli non volle nemmeno guardare quella lettera, benchè essa fosse legata in marocchino rosso con lo stemma e col suo nome in cifre d'oro. Ei ne aveva saputo abbastanza da'giornali, e prevedeva che i Padri del Concilio non potrebbero riescire che ad assalirsi con ogni violenza ed a strapparsi la barba e i capelli, come altre volte.
Ora quel prudente patriarca, essendo calvo, ci tiene molto alla sua barba; e perciò il superbo volume fu posto sopra un cuscino, e restituto al delegato, che fu salutato cortesemente, e ricondotto al confine.
Il metropolita di Calcedonia restituì la lettera con una semplice, ma energica apostrofe in greco, la quale significava soltanto: lasciatemi in pace!
Il vescovo di Varna pensò che non avrebbe potuto accettare ciò che il suo superiore aveva respinto; e rimandò l'enciclica.
Il vescovo di Salonicco non addusse meno di cinque ragioni per declinare l'invito: 1.º Che ne direbbe il patriarca? 2.º Perchè un Concilio a Roma, piuttosto che in Oriente? 3.º Perchè il papa vuole attirarci tra'suoi artigli? 4.º Il papa porta una spada, ch'è stata vietata dalle Scritture: egli la lasci, senz'altro, e sciolga il suo esercito. 5.º Egli rinunci al _Filioque_, e prenda moglie; ed allora non vi saranno più gravi differenze dogmatiche tra'Greci e Latini.
Il vescovo di Trebisonda, più _burlone_, alla vista dell'enciclica, si atteggiò come una fanciulla dinanzi ad un ricco dono di nozze. Egli ricevette la lettera, la guardò con piacere, l'ammirò, se l'appressò alla fronte, alla bocca ed al petto: la fe'toccare, insomma, un po'dappertutto, la voltò e rivoltò tra le mani, ed alzò alcune piccole grida di gioia: Oh Roma! oh S. Pietro! oh il Santo Padre! Ma finì col dichiarare che non sapeva leggere i caratteri latini, che ignorava questa lingua, e che non vedeva la necessità nè aveva punto la curiosità di recarsi al Concilio.
Così l'ecumenicità, consacrata dalle parole di sant'Agostino: _Securus judicat totus orbis_, se n'andò in fumo. Il Concilio di Roma non sarà ecumenico che pei Latini.
I protestanti, più capziosi, più battaglieri, si rivolsero al cardinale Patrizi, segretario del Concilio, per sapere «se in quest'assemblea essi avrebbero la libertà di parlare e di formulare le cause per le quali si sono separati dalla Chiesa romana», poichè essi desiderano, come dicono nobilmente, _to give a reason for the hope that is in them_--di dare ragione della speranza ch'è in loro.
L'eminente presbiteriano John Cumming, che aveva preso questa iniziativa pei protestanti del Regno Unito, ha ricevuto una risposta negativa, aspramente e sgarbatamente categorica, fatta da Pio IX medesimo e diretta a mons. Manning[22].
XXXIV.
Nessun invito è stato diretto ai Governi, che rappresentano il corpo laico de'fedeli.
Con tale contegno, Pio IX fa il suo piccolo colpo di Stato. Egli convoca un Concilio al di fuori e all'insaputa della società laica e de'suoi capi, re e imperatori, i quali finora avevano preso o imposto l'iniziativa di codeste riunioni; e si frega le mani.
Pio IX si rivolge ai vescovi, sudditi di Stati indipendenti, come a'suoi propri subordinati, violando così, di proposito deliberato, le leggi della convenienza diplomatica e della indipendenza degli Stati. Quest'atto è la dichiarazione più assolata che finora siasi fatta dal «vicario del Dio dei Faraoni», come l'intendeva Innocenzo III:--_citra Deum, ultra hominem, minor Deo, maior homini_--al di qua di Dio, al di là dell'uomo, inferiore a Dio, superiore all'uomo.
Questo modo di agire, per affermare l'indipendenza assoluta della Chiesa, ha offeso alcuni Stati cattolici--l'Italia, la Germania del Sud e la Spagna--; ne lasciò altri pressochè indifferenti--la Francia, la Svizzera e l'Austria. Ma gli uni e gli altri si posero innanzi la questione: quale attitudine devono prendere i Governi di fronte a codesta sfida della Chiesa?
Il signor Baroche rispose al Corpo legislativo, nel mese di giugno del 1868: che il Governo non opporrebbe alcuna difficoltà alla riunione del Concilio, ma che non vi manderebbe rappresentanti; importargli poco che l'Imperatore non fosse stato invitato; che la Chiesa e lo Stato non sarebbero separati; ch'egli ripudiava le dottrine del Sillabo; che non ammetteva l'infallibilità del papa; che si teneva fermo al Concordato ed agli articoli organici--l'arsenale delle armi antipapali, che vieta la pubblicazione di tutto ciò che emana dal papa, senza l'autorizzazione governativa.
L'Austria ha stracciato il Concordato, e, com'è noto, giudica e condanna i vescovi.
La Spagna medesima ha proclamato come principio la libertà di coscienza.
Il Governo bavarese ha interpellato le Facoltà teologiche delle Università, per sapere se il Sillabo intaccava le prerogative dello Stato. I professori hanno risposto: che il Sillabo, accettato _nude et pure, materialiter_, negativo o positivo, secondo la redazione del P. Schroder (il quale sta già lavorando per trasformare il Sillabo negativo in una specie di Magna Carta dogmatica), od altrimenti, implicava colle sue dottrine de'mutamenti considerevoli nelle relazioni tra la Chiesa e lo Stato. E la Baviera ha preso le sue misure.
Gli altri Stati, sino al cattolicissimo Belgio, hanno dichiarato, l'uno dopo l'altro, ch'essi non interverrebbero al Concilio e non s'immischierebbero nell'opera sua.
E il papa rallegrossi di siffatta emancipazione del potere spirituale, e si felicitò della propria indipendenza. L'isolamento in cui lo lascia il mondo laico, non ispaventa Pio IX. Questo sprezzo, questa indifferenza, questa noncuranza per le cose ecclesiastiche, «egli la chiama un trionfo sull'ingerenza secolare»! È la pace di Tacito: _solitudinem faciunt et pacem appellant_.
Constatiamo però con piacere che nessuno Stato ha vietato ai propri vescovi di accettare l'ingiunzione romana, come nessuno di essi vietò a'propri medici di recarsi al Congresso medico che si è tenuto testè a Firenze.
Nondimeno, siccome il papa non è soltanto un capo religioso, ma anche un sovrano temporale; siccome la Chiesa non è un'associazione nazionale, ma una corporazione internazionale, soggetta ad una gerarchia compatta e violenta, gli amministratori della quale non sono scelti dai soci, nè sottoposti al loro controllo, ma imposti da una volontà dispotica, infallibile, che non risponde nemmeno a Dio della condotta dei propri agenti, così è necessario provvedere.
Come provvedere? Su che provvedere?
XXXV.
La costruzione dell'anfiteatro pel Concilio in S. Pietro è già terminata, dietro il progetto del Vespignani, dopochè fu scartato quello del Sarti, troppo grandioso. Il trono del papa è ad una estremità. L'altare del Concilio è nel centro. All'ingiro vi sono sette ordini di stalli per circa 650 Padri.
Se ne attendevano molti di più.
Nel numero dei presenti, gli Italiani saranno come cinque a sette; il che assicura la maggioranza papale.
Una grande tenda nasconde codesto teatro. Essa verrà alzata al momento delle apoteosi, per offrire al pubblico una santa occasione d'applaudire e di buscarsi un cantuccio di paradiso. Il paradiso è la ricompensa ufficiale della Chiesa romana.
Furono scelti degli stenografi di tutte le nazioni, affinchè possano accomodare un po' il latino de'Padri. Lo Spirito Santo non è responsabile degli errori di lingua: egli guarda soltanto alla sostanza della dottrina.
Sette Commissioni, presiedute da sette cardinali, spinsero innanzi le faccende preparatorie, malgrado il caldo, le vacanze e la _malaria_. Il papa riceve giornalmente un rapporto sul lavoro che si va preparando.
Una Commissione speciale, composta di otto dignitarii, esercita le funzioni di quartier-mastro, e prepara gli alloggi pei vescovi, e i divertimenti--spirituali, s'intende--pei profani.
La Polizia garantisce la modestia immacolata del corpo di ballo del teatro Argentina. Si pregarono poi i Transteverini di astenersi dal coltello, e le Transteverine di farsi più belle, per la maggior gloria di Dio.
Il discorso d'inaugurazione brulica nel cervello del P. Luigi da Trento, arcivescovo d'Icona e predicatore apostolico al Vaticano.
Il più profondo mistero copre la _lista_ del Concilio. Ma siccome Roma è sempre la città _Là dove Cristo tuttodì si merca_, così il _Times_ ha potuto sapere come sarà composta la festa.
«Tre cose, esso dice, saranno trattate nel Concilio, il quale durerà tre settimane al più. Queste tre cose sono: la dichiarazione dell'infallibilità del papa, la quale sarà proposta, al principio della sessione, da un prelato inglese; il Sillabo dogmatizzato sarà convertito in legge; e finalmente sarà proclamato il dogma dell'Assunzione e dell'Immacolata Concezione, desunto da due scritti apocrifi del quinto secolo. Noi speriamo che tutto ciò riescirà a seconda dei desiderii».
Questo Concilio non rassomiglierà agli altri. Dal Concilio di Nicea sino a quello di Trento, codeste riunioni ebbero sempre uno scopo determinato da raggiungere, un nemico speciale da combattere, cominciando da Ario e terminando con Lutero,--ora Enrico IV di Germania ed ora Federico II, ora i Saraceni, i Templari, o gli Ebrei. Ma il Concilio attuale a qual fine è convocato?
L'enciclica dice: «È già noto da quale orribile tempesta è agitata la Chiesa.... La Chiesa cattolica e le sue salutari dottrine, il suo venerabile potere e la suprema autorità della Sede apostolica sono assaliti e calpestati dai più abbominevoli nemici di Dio e degli uomini; tutte le cose sacre disprezzate, i beni ecclesiastici saccheggiati, i vescovi e i più alti dignitarii della Chiesa vessati in tutte le forme, gli Ordini religiosi espulsi, ed ogni sorta di libri empii e di giornali pestiferi ... largamente diffusi.... In questo Concilio ecumenico, tutte queste cose saranno accuratamente esaminate, e sarà determinato ciò che, in questi tempi sommamente difficili, può riuscire alla maggior gloria di Dio alla integrità della fede, alla degna celebrazione del culto divino, alla salute eterna degli uomini, alla disciplina ed all'istruzione solida e salutare del clero, all'osservanza delle leggi ecclesiastiche, al perfezionamento della morale, all'educazione cristiana della gioventù, alla pace ed alla concordia universali. E noi dovremo sforzarci con la maggior energia ed allontanare il male dalla Chiesa, non meno che dalla società civile» ...
Con un programma così vasto e così vago, il Concilio può dunque entrare in tutte le quistioni, e portare il suo giudizio sul dominio del pensiero, non meno che su quello della fede e del sentimento, sui governi e sulla società. Quale sarà la condotta del mondo laico di fronte ad un giudice che non è stato chiamato a giudicare, ed al quale non si riconosce alcuna autorità, alcuna missione, alcuna competenza?
Si può considerare la domanda da tre punti di vista:
1.º Dal punto di vista della soggezione della Chiesa allo Stato;
2.º Dal punto di vista del _concetto_ del conte di Cavour: libera Chiesa in libero Stato;
3.º Dal punto di vista della costituzione dell'avvenire: il prete libero nello Stato libero.
La Chiesa soggetta allo Stato è una teoria che perde giornalmente terreno. Questa teoria non è più scusabile se non nel paese in cui il clero è stipendiato sul bilancio, e perciò pubblico funzionario, come in Francia. Essa non ha più ragion d'essere che in un solo paese, l'Italia, ove il papa non fa soltanto dei Concilii, ma dei Mentana; non solo convoca dei vescovi, ma anche degli eserciti stranieri; non solo proclama dei dogmi, ma pronuncia inoltre delle sentenze di morte per causa politica; non solo s'appoggia ai Santi Apostoli, ma altresì ai sovrani stranieri. In fine, codesta teoria cesserà di avere da per tutto il menomo valore, appena La Chiesa cesserà d'essere una monarchia tory, e diventerà una democrazia nazionale.
Il conte di Cavour era una mente troppo elevata per crederlo capace di aver formulato seriamente la teoria di uno _Stato_ libero entro uno Stato libero; perocchè la Chiesa, col suo attuale organismo, non è meno di uno Stato--anzi uno Stato cento volte più autorevole che l'Impero degli czar. Quando codesta teoria fu proclamata dinanzi al Parlamento italiano, io la combattei naturalmente--mi sia permesso questo ricordo personale--, e perorai per l'indipendenza del vescovo di fronte al papa, per l'indipendenza del prete di fronte al vescovo: il prete libero nello Stato libero! Trovatomi, dopo la seduta, col conte di Cavour nei corridoj della Camera, io presi a scherzare sul suo bon-mot. Ed ei mi rispose, col suo sorriso così finamente malizioso: «Domandando ai cattolici quella ch'essi chiamano la lor capitale, Roma, bisognava bene prometter loro un compenso!»
E però l'apoftegma, che fa applaudito come un principio politico, non era in realtà, nella mente del suo autore, che un diplomatico: «passatemi la sena, ch'io vi passerò il rabarbaro».
Del resto, la Chiesa libera è già stata sperimentata in Ispagna da Filippo II, «il gran mangiatore di lardo, di cui faceva il suo pasto principale», a quanto raccontano le _Ambassades de M. de Nouilles_.
Ora, sappiamo benissimo quello che fece in Ispagna il regime della Chiesa libera. Pochi giorni sono, un Inglese venne quasi ucciso a Lorca come _uccisore di fanciulli_, de'quali prendeva il grasso per _spalmarne i fili del telegrafo!_ I due terzi dei partigiani di Carlo VII, dice il _Semplice_, sono preti.
Semplice davvero!
Finalmente la teoria del prete libero nello Stato libero è la dottrina democratica e nazionale dell'avvenire; quella che lascierà ai fedeli scegliere, pagare e controllare il loro curato, ed ai curati scegliere il loro vescovo, secondo l'interesse e la fede del loro paese, all'altezza de'bisogni morali ed intellettuali del popolo, ed in armonia con ciò che la scienza e la civiltà impongono alle credenze.
Scartando, per conseguenza, il principio della Chiesa soggetta, la soluzione pacifica e degna, che i Governi cercano, è tosto trovata.
XXXVI.
L'infallibilità dei papi, l'infallibilità dei Concilii non provocano più, ai giorni nostri, l'epigramma che si scagliava volentieri contro di esse a'tempi di Voltaire. Dalla storia de'Concilii abbiamo veduto un papa condannare quello che un altro papa aveva sancito; il Concilio decretare contro il papa, e il papa pagare il Concilio colla stessa moneta; un papa contraddire ad un altro papa, ed un Concilio scomunicare un altro Concilio; la discordia essere lo stato normale della Chiesa cattolica--_concordia discors_, la più disunita della cristianità. John Cumming premetteva che, se avesse assistito al Concilio, avrebbe opposto a tutto quanto decretavano i Padri, un decreto contrario d'un altro Concilio, o d'una bolla o d'una enciclica. Abbiamo veduto come la Chiesa possa accettare una parte de'canoni d'un Concilio e respingerne un'altra; come una nazione può ricusare in massa tutte le dottrine d'un Concilio, senza essere per ciò scismatica; come uno Stato possa vietare a'suoi sudditi l'adozione de'canoni d'un Concilio, anche ecumenico, e rimanere cattolico.
Ora, il Concilio si pronuncierà sopra due principali categorie di fatti: il dogma e la disciplina. Noi abbiamo, per conseguenza, due _criterii_ assicurati: la libertà della coscienza, l'eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge.
Si tratterà di proclamazione di dogmi? Siccome ciò risguarda il sentimento intimo della coscienza, e rimane sotto il nome di fede, così nessun Governo ha il diritto di violarla, penetrandovi. Il credente accetta o respinge il nuovo dogma, a suo beneplacito, secondo la propria intelligenza, salvo al Governo il combattere l'errore logico, come può, mediante l'istruzione gratuita ed obbligatoria.
Si tratterà di disciplina? Siccome ciò risguarda il clero--ed il prete è anch'egli uomo e cittadino--così lo Stato ha il diritto e il dovere di provvedere, affinchè codesta disciplina non rechi alcun torto, alcuna offesa ai diritti ed alle libertà di questa classe sociale, a cui esso deve protezione non meno che alle altre.
Ecco dunque lo Stato armato del diritto di difesa, senza ricorrere alla misura preventiva del divieto ai vescovi di recarsi al Concilio, senza imporsi la necessità d'immischiarvisi per inspirarlo, dirigerlo, controllarlo.
Il Concilio deve aver luogo al di fuori d'ogni ingerenza laica. Quando poi l'opera sua sarà terminata, se le dottrine proclamate feriscono la società nella sua dignità, nel suo sviluppo materiale o morale, nel suo lavoro, nel suo benessere, ne'suoi diritti, nelle sue libertà, lo Stato ha il diritto di respingere l'opera del Concilio, come la Francia e l'Inghilterra respinsero l'opera del Concilio di Trento, come Roma rinnegò l'opera dei Concilii di Costanza e di Basilea, come gli Stati misti lascieranno concordemente in disparte l'opera del Concilio di Roma, non riconoscendo pei loro sudditi altra direzione legittima fuori di quella che emana dai rappresentanti del paese e dalle leggi della nazione.
E questa è la condotta che osserveranno l'Inghilterra, la Germania del Nord, la Svizzera, l'Italia, e crediamo anche l'Austria.
Formulino pure i cattolici la loro fede, com'essi la intendono; si accomodino nel loro foro interiore intorno al _Credo_ ch'essi più desiderano. Ma qualora tutto ciò prendesse una forma e si manifestasse all'esterno con un atto--la parola, lo scritto, l'insegnamento, il culto--, codesta manifestazione esterna dovrebbe subire, come gli altri atti della vita pubblica de'cittadini, il controllo delle leggi del paese e dei regolamenti di polizia.
E perciò, nessuna inquietudine preventiva; nessuna agitazione politica o diplomatica per porsi d'accordo, circa la resistenza; nessun intervento, o per mezzo d'ambasciatori speciali al Concilio, o per mezzo d'istruzioni speciali ai vescovi, come ai cardinali protettori nei conclavi; nessun consiglio dato, o timore espresso, o minaccia lanciata, o diritti eventuali evocati; ma dopo il fatto, se esso è biasimevole o pericoloso, la maggior fermezza nel proibirlo, come si proibiscono le derrate malsane per motivo d'igiene.
Il Concilio è come l'Accademia d'un sovrano straniero, che tiene le sue sedute: i membri corrispondenti delle nazioni europee vi si rechino pure, e ciancino in pace. La logica e il senso comune hanno sostenuto ben altro!
XXXVII.
Ma le sinistre previsioni sul Concilio di Roma si realizzeranno?
Non si può giurare di nulla.
I tempi, è vero, non sono inclinati alle stravaganze collettive. Il papa ha potuto pubblicare il suo piccolo Sillabo come un fatto personale; ma un Concilio, nel secolo decimonono, indietreggerà forse davanti l'enormità di proclamare codeste follie come principii di fede.
Noi siamo, in realtà, più serii e più positivi de'nostri antenati--così nel mondo laico, come nel mondo ecclesiastico.
Se un Bonifazio VIII si pensasse oggidì di trattare il regnante Filippo il Bello come quella del decimoterzo secolo, il sig. Rouher non lo accuserebbe dinanzi l'Assemblea nazionale delle villanie formulate da Guglielmo di Plasian; ma piuttosto d'aver fatto uccidere, conficcandogli un chiodo nella testa, quel povero Celestino V, il quale, dopo la sua elezione, osò entrare in Roma sopra un asino, come Gesù in Gerusalemme; che visse sulla sedia papale come in una gabbia ripiena di vipere; che si affrettò ad abdicare, non potendo risolversi a vivere da Sardanapalo, e cui Dante rinchiuse nel suo _Inferno_, appunto perchè egli aveva vilmente abdicato: «_Che fece per viltade il gran rifiuto_».
Pio IX viaggia, in ferrovia[23], in una carrozza colle tende mirabilmente dipinte da Gérôme, mentre il suo predecessore non credeva nemmeno alle strade ferrate. Quando il principe di Piombino, reduce da un viaggio a Londra, gliene parlò, Gregorio XVI rispose: «Non è possibile: Aristotile ha detto: _Quidquid movetur ab alio movetur_[24]. Ora, chi muove il vapore?» E siccome il principe, dotto come il papa, si limitava a replicare: «Ma, Santo Padre io ho viaggiato così»; e per meglio spiegargli la meraviglia, aggiungeva: «Figuratevi che in poche ore si andrebbe da Roma a Firenze, da Firenze a Torino, e da Torino a Parigi»; Gregorio rimase stupefatto; poscia in tuono melanconico osservò: «E dove andremo noi di questo passo?»
Il successore di Pio IX risponderà alla domanda di Gregorio XVI.
I vescovi, meno i romani, giungono tutti da paesi liberi, e la libertà è come la luce: essa rallegra chi la vede, e riempie di dolore coloro che non possono contemplarla.
Il vescovo di Fulda, dirigendosi ad una riunione di vescovi, sopra la tomba di S. Bonifazio, disse: «Non crediate che il Concilio abbia ad essere una guarigione magica di tutti i mali, abbia a scongiurare tutti i pericoli e mutare la faccia della terra.... Giammai un Concilio generale potrà stabilire un dogma, che non sia contenuto nelle Scritture e nelle tradizioni apostoliche.... Giammai un Concilio ecumenico potrà proclamare delle dottrine in contraddizione coi principii della giustizia, del diritto dello Stato e della sua autorità, della cultura generale--_Gesittung_--e degl'interessi della scienza--_Wissenschaft_--in contraddizione colla libertà legittima e col benessere delle nazioni.... Nè alcuno deve temere che il Concilio generale prenda alla leggiera ed in fretta delle risoluzioni che lo metterebbero necessariamente in antagonismo colle circostanze attuali e coi bisogni de'tempi moderni: ovvero ch'esso voglia, al modo degli entusiasti, trapiantare nel tempo presente idee, costumi, istituzioni dei tempi passati»....
Noi pure siamo un poco di questo avviso, malgrado la dichiarazione dell'ultimo paragrafo del Sillabo, il quale condanna come un errore la semplice supposizione che il papa «potesse o dovesse riconciliarsi e venire ad un componimento--_reconciliare et componere_--col progresso, col liberalismo e colla civiltà moderna».
Malgrado la sua immobilità, la Chiesa è trascinata come un edificio situato sopra una frana. Essa condannò un tempo il rispetto ai parenti, il sentimento dell'onore e della patria, l'amore della vita, la dottrina della proprietà. Lattanzio considerò il commercio come un furto, perchè vi era lucro; S. Ambrogio, il prestito ad interesse come un omicidio per strangolazione; Alessandro III proibì di seppellire gli usuraj; Tertulliano disse che un cristiano non potreb'esser re, più che un re possa essere cristiano. S. Clemente Alessandrino insegnò essere pel cristiano un sacrilegio il radersi, il bere vino, il mangiar carne, il fare dei bagni. La tragedia e la commedia furono condannate dallo stesso Tertulliano, come un impegno preso col demonio. S. Gregorio il Grande assicurò che un cristiano non può, senza empietà, leggere gli autori profani, imparare ed insegnare la grammatica. S. Ambrogio professò essere il matrimonio essenzialmente cattivo, e l'adulterio non essere criminoso, se non da quando la legge ne fece un peccato....