Il Concilio

Part 2

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I Concilii cominciarono l'opera loro, ed apersero il fuoco del combattimento. Il Concilio di Saragozza condannò i Priscilliani. Questa condanna diede alla sètta un forte impulso, e la consolidò nelle Gallie ed in Italia. L'imperatore Massimo la fece giudicare dal Concilio di Bordeaux. Priscilliano e sei altri gnostici furono giustiziati, altri esiliati--e il priscillianismo prosperò[5].

Venne poi una serie di Concilii per sostenere o per combattere le opinioni di Origene e la corporeità di Dio; poichè parecchi Padri credettero Dio materiale, tra gli altri san Giustino martire, Lattanzio, Melitone e Tertulliano, che diceva: _Nihil est incorporale nisi quod non est...._

Nestorio ed Eutiche, che entrarono in iscena, fecero dimenticare la controversia di Origene e dell'antropomorfismo, il primo distinguendo, il secondo confondendo le _due nature_ di Cristo.

San Cirillo, l'assassino d'Ipazia, accusò Nestorio all'imperatore di non ammettere la divinità di Gesù e di ricusare a Maria il titolo di madre di Dio, «non potendo (egli diceva) essere nello stesso tempo la madre del Figlio e del Padre». L'imperatore Teodosio II convocò il terzo Concilio ecumenico ad Efeso l'anno 431. Nestorio fa il primo a giungervi con due ministri di Stato dell'imperatore, uno per assistere al Concilio, l'altro per difenderlo colla forza. Cirillo, che doveva presiedere, vi giunse alla sua volta. Nestorio e i commissarii imperiali domandarono che l'apertura fosse rimandata sino all'arrivo dei vescovi d'Antiochia e delle altre sedi dell'Oriente e dell'Italia; ma Cirillo tirò innanzi.

Il commissario imperiale protestò, e si ritirò. Nestorio non volle comparire dinanzi un tribunale incompleto, composto soltanto de' suoi nemici. Ma la condanna di Nestorio fu pronunciata a tamburo battente. Il commisssario imperiale e Nestorio spedirono all'imperatore la narrazione di quella procedura.

L'arrivo del vescovo d'Antiochia e degli altri vescovi peggiorò le cose. Essi si dichiararono contro Cirillo, e il commissario imperiale si schierò con loro. Allora il Concilio si divise in due, una parte sotto la presidenza di Cirillo, l'altra sotto quella di Giovanni d'Antiochia. Cirillo fu condannato alla sua volta; il che, dice Voltaire, imbarazzò molto lo Spirito Santo--il quale era in causa. L'imperatore, confermando pure la condanna di Cirillo e Nestorio, richiamò dinanzi a sè la discussione; e il nuovo commissario imperiale rimandò i Padri alla Corte, che allora risiedeva a Calcedonia.

Ecco ora la volta di Eutiche. Egli aveva combattuto Nestorio ad Efeso. Ora spinse più innanzi la sua dottrina, e disse che, dopo l'unione, l'umanità e l'essenza divina di Gesù non formavano che una sola natura. Il Concilio di Costantinopoli condannò questa dottrina. Eutiche ne appellò all'imperatore; poichè l'imperatore, che sosteneva la parte principale nella confezione del dogma cristiano, era altresì giudice supremo in materia di fede.

I commissarii imperiali sedettero co'vescovi in un nuovo Concilio, il quale confermò i decreti del primo; ond'essi indissero una terza assemblea, che doveva riunirsi egualmente ad Efeso, nel 479.

E fu questo il famoso Concilio _del brigantaggio_.

Centoventotto vescovi vennero in esso alle mani--come avevano fatto i loro predecessori a Cirta, nel 355, e nel piccolo Concilio di Cartagine. I Padri gridavano «che bisognava tagliare in due tutti quelli che dividevano in due Gesù-Cristo». E due Padri calpestavano il patriarca Flaviano, che morì per le ferite ricevute.

Eutiche fu riabilitato.

L'imperatrice Eudossia l'aveva ordinato.

Pur troppo le imperatrici, dappertutto e sempre, s'immischiano in tutto--in un dogma, del pari che in un'acconciatura.

VIII.

Il quarto Concilio ecumenico fu convocato. Marciano, o piuttosto Pulcheria sua moglie, rimasta vergine nel matrimonio, devota al vescovo di Roma, Leone, riunì il Concilio a Calcedonia nel 451. Questo Concilio fu l'ultimo degli ecumenici che fondarono la dottrina della Trinità.

Seicentotrentasei Padri si arresero agli ordini dell'imperatrice.

I legati romani furono i presidenti del Concilio.

Le dottrine di Nestorio e di Eutiche furono condannate, e fu proclamato «che il Cristo godeva di _due nature_, ciascuna delle quali conservava la sua proprietà essenziale, benchè formanti _una sola persona_».

I monaci presenti alle discussioni grugnirono, urlarono. Si volle metterli alla porta, ma essi minacciarono di strangolare i vescovi. Gli agenti dell'imperatore ristabilirono l'ordine. Quand'ecco, non si sa più quale delle due formule sottoscrivere, se quella dei legati di Roma, o quella degli Eutichiani. Si pensò di metterle ambedue nel sepolcro di Santa Eufemia. All'indomani si aprì il sepolcro: la santa, dice Zonaro, aveva respinto a' suoi piedi lo scritto eutichiano, e teneva nelle mani la formula cattolica, ch'essa presentò graziosamente all'imperatore. Allora Marciano si recò al Concilio, e pronunciò il discorso di chiusura.

Questo Concilio, come gli altri, diede origine ad una serie d'altri Concilii e d'altri torbidi.

Il Concilio di Cartagine aveva già condannato la dottrina di Pelagio, monaco bretonne, e quella di Celestio, prete scozzese, che affermavano la libertà e dignità dell'uomo, respingevano la dottrina del peccato originale, e rendevano, per conseguenza, nulli il battesimo e la redenzione. Ma il Concilio di Diospoli cassò quel decreto. Egli è vero che i Latini intendevano poco il greco, e che i Greci non intendevano punto il latino. Il Concilio di Milevo confermò in appresso la sentenza di quello di Cartagine.

La Chiesa non esitò mai a pronunciarsi contro la libertà, qualunque sia la forma che questa prenda, politica, scientifica o religiosa.

Il Concilio d'Efeso (477) annullò le decisioni emesse a Calcedonia. Tutto l'Oriente si agitò per o contro codesto Concilio, e si suddivise in sètte e scismi infiniti. Le città furono turbate da sommosse; il sangue corse in Antiochia, a Costantinopoli ed altrove. Giustino perseguitò coloro che non pensavano come lui. Giustiniano, che si piccava di teologia, decideva in fatto di dogmi--malgrado l'imperatrice Teodora, che seguiva una credenza diversa dalla sua.

Giustiniano convocò poi un quinto Concilio ecumenico, raccolto a Costantinopoli nel 455, e fece condannare di nuovo alcune opinioni di Origene e le teorie di Ario, di Eunomio[6], di Macedonio, di Apollinare e di altri. Vigilio, vescovo di Roma, non volle assistere al Concilio, benchè si trovasse a Costantinopoli. Giustiniano lo maltrattò, e ne ottenne quello che volle.

Il quinto Concilio ecumenico non è accettato come tale dalla Chiesa latina.

IX.

Dopo, la quistione delle _due nature_, sorse la quistione delle _due volontà_.

A quell'epoca tutti si occupavano di teologia, come noi ci occupiamo di politica; e le donne discorrevano insieme delle due _ipostasi_, come oggidì discorrono di stoffe.

I monoteliti non ammettevano che una volontà ed un'azione sola nella natura del Cristo. L'imperatore Eraclio, essendo di quest'avviso, volle sapere che cosa ne pensava il suo vescovo di Roma. Onorio ammetteva invece due volontà, ammettendo le due nature. Eraclio non si arrese a questa opinione. E perciò, subito un Concilio monotelita ad Alessandria e un Concilio contrario a Gerusalemme.

Ma egli era il padrone, e il papa piegò.

Eraclio proibì, con editti, di parlare delle due nature e delle due volontà, ed impose il monotelismo all'Occidente.

Il Concilio di Roma condannò questa dottrina.

Costante II strappò il papa Martino dalla sua sede, non meno che altri vescovi, e li mandò a morire in esilio.

Costante II fa poi assassinato in Sicilia.

Costantino Pogonato volle imporre a' suoi sudditi d'Oriente le dottrine di quelli d'Occidente, per realizzare l'armonia della fede nell'Impero e cancellare lo scisma. Egli convocò dunque il sesto Concilio ecumenico.

Circa duecento vescovi si riunirono a Costantinopoli l'anno 680. Costantino presiedette il sinodo, avendo alla sua destra il patriarca di Costantinopoli, alla sinistra i legati di Roma.

Il monotelismo fu condannato, il papa Onorio riprovato, e proclamato il dogma delle _due volontà_.

Alcuni cattolici confondono questo Concilio con quello detto _in Trullo_, che i protestanti dichiarano il settimo Concilio ecumenico.

Questo Concilio, ordinato da Giustiniano, si raccolse a Costantinopoli l'anno 692, in una torre o salone del palazzo imperiale. Più di duecento vescovi risposero all'appello dell'imperatore. Roma non mandò a questo sinodo alcun legato speciale, ma vi si fece rappresentare dagli agenti ordinarii che il vescovo di Roma manteneva alla Corte.

Giustiniano presiedette l'assemblea, ne firmò e notificò gli atti. Vi fu lasciato il posto per la firma del papa; ma Sergio ricusò la sua segnatura, a cagione di sei canoni consacrati dal Concilio e respinti dalla Chiesa latina--tra gli altri, quello del matrimonio de' preti.

Altri Concilii impugnarono, per ordine dell'imperatore Filippico, le decisioni di questo.

Lo scisma tra'Greci e Latini si estese.

Il monotelismo rimase sommerso dalla controversia delle immagini, che prese posto nell'attenzione e nelle preoccupazioni pubbliche.

Inoltre il maomettanismo ed i barbari stringevano sempre più da presso il mondo imperiale.

X.

La controversia delle immagini cominciò dall'editto di Leone Isauro, che proscrisse le immagini, ad esempio dei Maomettani. Il papa Gregorio II fece delle rimostranze, ma Leone insistette. Il papa riunì un sinodo, scomunicò l'imperatore, e gli tolse la sovranità dell'Italia. Leone tentò di far assassinare il papa; ma questi fece alleanza co'Franchi, e consegnò loro Roma e l'Italia.

Gregorio stabilì il principio che l'imperatore non aveva ad immischiarsi nelle cose della Chiesa: _Non oportere imperatorem de fide facere verbum._

Lo scisma religioso prendeva quindi proporzioni politiche e nazionali.

La controversia si rincrudì, e provocò sommosse e proscrizioni. Il potere del papa si consolidò ed ingrandì; quello de' signori d'Oriente, già tanto spregevoli, perdette ogni giorno terreno.

Nuovo Concilio a Roma, che scomunicò i nemici del culto delle immagini. Costantino Copronimo convocò il settimo Concilio ecumenico a Costantinopoli nell'anno 754.

Trecento trentotto vescovi, dopo aver tenuto, per ordine dell'imperatore, delle assemblee provinciali in tutto l'Impero, sedettero nel palazzo imperiale di Ieria. La sessione teologale durò sei mesi, e l'idolatria delle immagini fu condannata.

Ma Roma rispose. Il Concilio di Stefano IV scomunicò quello di Costantino e gl'iconoclasti greci. Un mutamento succedette però ben presto nel Bosforo. L'imperatrice Irene, donna atroce e pia, che uccise il marito e fece acciecare il figlio, si dichiarò iconolatra, ossia partigiana degli adoratori delle immagini.

Irene era donna, quantunque devota; e le immagini sono un ornamento, un oggetto di toeletta. Una donna non può essere iconoclasta.

Irene riunì un Concilio a Nicea nel 787, il settimo ecumenico de' Latini. Trecento cinquanta Padri vi accorsero. Irene li arringò, e il Concilio condannò gl'iconoclasti. Ma Carlomagno gli oppose un sinodo di trecento vescovi, riuniti a Francoforte (794), e, più tardi, Luigi il Buono una seconda assemblea, che decise tutto il contrario, e proscrisse gl'iconolatri.

Un Concilio, indetto da Leone Armeno, non solo proibì le immagini, ma ordinò di bruciarle. Parigi ebbe nello stesso senso un Concilio nell'824. Si dovette cedere. Il papa Anastasio, sempre infallibile come i Concilii, fece, spezzare le statue e raschiare le pitture di San Pietro.

Nondimeno la controversia non s'acquetò; e fu soltanto più tardi, in un Concilio convocato dall'imperatrice Teodora a Costantinopoli nell'842, che, dopo una lotta di centodieci anni, il culto delle immagini fu definitivamente riconosciuto.

Così le belle arti devono a due donne, Irene e Teodora, la conservazione di questo campo glorioso de'loro trionfi--e noi non ce ne lagniamo.

XI.

Ma i Concilii mutarono natura. Finora essi erano stati quasi tutti dogmatici; d'ora in poi diverranno quasi tutti politici o disciplinari.

La Chiesa latina aveva anch'essa mutato carattere. Erasi emancipata dall'autorità degl'imperatori d'Oriente, e mostrava la sua superiorità di fronte a quelli d'Occidente. Essa non aveva, quindi, più bisogno di discutere le sue dottrine: le formulava, le promulgava e le imponeva. Chi resisteva era appiccato od arso.

Lo scisma, per conseguenza, erasi complicato con l'elemento politico.

L'imperatore d'Occidente si levava contro quello d'Oriente, e lo respingeva in Asia.

Un Concilio ecumenico, l'ottavo dei Latini, sancì per un momento l'unione delle due Chiese, sotto Adriano II; ma ben presto l'ottavo ecumenico dei Greci (879) ruppe l'accordo, cassò i canoni del sinodo latino, e l'anatomizzò, alla presenza stessa dei legati di quel papa Giovanni VIII, ch'era stato scacciato dal popolo romano, e che, poco dopo, da uno de' suoi parenti venne ucciso a colpi di martello.

La rottura fu allora compiuta e per sempre. I Padri delle due Chiese non si riunirono mai più, sino alla famosa mistificazione del Concilio di Firenze (1439).

Il potere laico godeva frattanto di un'assoluta supremazia sull'ecclesiastico. Un Concilio tenuto a Roma, sotto Adriano I, aveva riconosciuto in Carlomagno e ne' suoi successori l'autorità di nominare il vescovo di Roma--detto il papa.

Carlomagno non s'era servito di questa autorità, ma aveva esercitato il diritto di controllare e confermare la scelta fatta dal popolo e dal clero romano, di sorvegliare il clero e le forme del culto, e di tassare i beni ecclesiastici. D'altra parte, il Concilio aveva il diritto di decidere in quanto ai dogmi ed alle discipline.

Il Concilio era un potere costituente, al di fuori e al disopra del potere pontificio, così in Occidente come in Oriente. Il solo imperatore era al di sopra del Concilio, in quanto poteva convocarlo, scioglierlo, presiederlo, ratificarne e proclamarne i decreti; ma non già imporre, per diritto, questa o quella formula di credenza, più che il papa o il patriarca. Ora si trattava di rovesciare, per mezzo dei Concilii od altrimenti, codesta autorità laica del re, codesta supremazia del Concilio sul papa. Inoltre trattavasi di ottenere l'autorità suprema sulla monarchia, sulla Chiesa, sul popolo e sul mondo. E fu questa impresa che produsse tutte le sciagure de' secoli successivi.

Gli scismi, per lo più, provennero dalla parte de' papi; i Concilii, dalla parte de' principi. Ecco perchè i papi li hanno sempre temuti e respinti; ecco perchè essi cercarono di sovrapporre la loro autorità a quella del Concilio.

Sarebbe superfluo il continuare a tessere la storia particolareggiata de' Concilii, dopochè abbiam visto in quale strano modo, da quali mani e con quali materiali la dottrina di Cristo venne alterata e la dottrina cattolica fabbricata. I costumi essendo mutati, non sarebbe oggidì che a titolo di curiosità storica che noi potremmo raccontare come il sacerdozio è stato rimondato, reso docile e servile a'vescovi ed al papa, e come i papi hanno a poco a poco costruito la propria autorità[7].

Ma, siccome per la Chiesa, del pari che per la diplomazia, un canone o un trattato, che cessò di aver forza di legge, rimane sempre in vigore come precedente, utile ad essere ricordato in certe eventualità, così noi abbozzeremo ancora il racconto di qualche Concilio. D'altra parte, se la Chiesa s'è cristallizzata sovra un banco di dottrine ch'essa dice ortodosse, l'eresia--cioè l'opposizione, la riforma, il progresso--non ha punto abdicato; ieri ancora la Congregazione dell'Indice condannava dei libri eretici, e domani il ventunesimo Concilio ecumenico di Roma deciderà sulla incompatibilità della scienza e della civiltà col dogma. Seguiamo dunque di lontano codesta permanente protesta dell'eresia, l'usurpazione del potere spirituale sul temporale, e la resistenza laica contro l'invasione ecclesiastica.

XII.

Il Concilio di Magonza (848), poi quello di Cressì sulla Sara, alla presenza di Carlo il Calvo, ed altri posteriori proscrissero la dottrina di Gottescalco, il quale, basandosi su S. Agostino, professava il fatalismo sotto il nome di _predestinazione_, e insegnava il dogma d'una triplice divinità nella trinità.

La dottrina della grazia e del libero arbitrio fu fondata.

Quattro Concilii si tennero a Costantinopoli (859-869): i Greci e i Latini vi si scomunicarono a più potere. Fozio vi fu, alla sua volta, eletto e deposto; Martino II vi fu deposto da Fozio; e Fozio fu riconosciuto da Giovanni VIII, il quale dichiarò Giuda tutti coloro che dicevano che lo Spirito Santo procedeva dal Padre e dal Figlio--sempre infallibilmente!

Ottone convocò un gran Concilio nella basilica di San Pietro a Roma (963) per porre un termine ai disordini del papa Giovanni XII, cui il Concilio accusò d'omicidio, d'incesto e di sacrilegio. Il papa rispose, scagliando la scomunica al Concilio; ma il Concilio gli fe' notare ch'egli aveva commesso un errore di grammatica nel suo interdetto, e lo condannò. Giovanni scomunicò l'imperatore Ottone; ma questi lo destituì, ed elesse in sua vece un laico, Leone VIII[8]. Un marito geloso che, trovando Giovanni presso sua moglie, lo uccise a colpi di martello, non semplificò la situazione: un altro successore fu dato a codesto bel vicario di Cristo!

Leone VIII, nel Concilio di Roma (964), depose Benedetto V, e confermò che il solo imperatore ha il diritto di eleggere i papi. Dichiarazione inutile! Tutti elessero, specialmente le cortigiane, che fecero nominare i loro figli e i loro amanti[9].

Nel Concilio di Pavia (996), Gregorio V scomunicò il papa Giovanni XVI ed il tribuno Crescenzio[10]. Altri Concilii scomunicarono i preti maritati. Enrico III, e Clemente II da lui eletto[11], fecero condannare i simoniaci nel Concilio di Sutri (1047). Poichè tutto si vendeva a quell'epoca[12]; e i costumi ecclesiastici erano così infami, che non oso citare nemmeno in latino le indignate parole di S. Pier Damiano.

Il Concilio di Tours (1055) condannò Béranger e Giovanni Scott; e il dogma della presenza reale nelle due specie fu sancito. Stefano IX[13] e Niccolò II rinnovarono i Concilii (1057-1059) contro il matrimonio dei preti e i simoniaci; ma i fabbricatori de' Concilii erano essi medesimi così incancreniti, che il papa Alessandro II fu costretto a giurare dinanzi al Concilio di Mantova (1067), che non era un simoniaco, come il suo competitore Cadulo[14].

Nel Concilio Lateranense (1076), Gregorio VII scomunicò l'imperatore Enrico IV, lo dichiarò decaduto dall'Impero, e sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà. Quattro anni dopo (1080), nel settimo Concilio di Roma, egli riconobbe Rodolfo come capo legittimo degli Stati germanici, e fondò il potere dei pontefici romani sulle corone delle cristianità.

Enrico IV rispose al Concilio di Bressanone, e depose il papa.

Così i Concilii di Roma, sotto Gregorio VII, annullarono quello che il Concilio di Roma, sotto Leone VIII, e quello di Sutri, sotto Clemente II, avevano stabilito circa l'elezione de' papi e la supremazia del poter temporale sullo spirituale.

Il Concilio di Magonza scomunicò poi il Concilio di Quedlimburgo.

Nel Concilio di Clermont (1095), Urbano II benedisse la prima Crociata, predicata nel Concilio di Piacenza da Pietro l'Eremita; ed assolse l'imperatrice Prassede, la quale pubblicamente si confessò, _senza arrossire_ (dice il papa), delle immonde pratiche, a cui suo marito, come essa affermava, l'aveva assoggettata--_tantas spurcitias non tam commisisse quam invitam pertulisse._ E nessuno de' Padri arrossì.

Ma, dopo tutto, Prassede era brutta, ed aveva tutte le smanie d'una donna di quarant'anni.

E non fu canonizzata.

XIII.

Passo oltre il Concilio di Roma (1099), in cui Urbano scomunicò il suo rivale; quello Lateranense contro i Greci separati dalla comunione latina, a proposito della procedenza dello Spirito Santo, sempre in quistione; quello di Reims, in cui Calisto II scomunicò «Carlo-Enrico, imperatore nemico di Dio, e Burdin, falso papa[15]»; quello Lateranense, il primo ecumenico indetto dai papi dopo la loro separazione dai Greci (1122), nel quale Calisto III accettò la rinuncia delle investiture, consentita da Enrico V alla Dieta di Worms: il che però non troncò la controversia tra il sacerdozio e l'Impero.

Nel Concilio Lateranense, X ecumenico (1139), il papa Innocenzo II dichiarò di diritto divino le decime ecclesiastiche, e condannò Valdo e i Valdesi, Pietro de Bruys, che negava la validità del battesimo ai bambini--i quali non possono credere per procura,--e Arnaldo da Brescia, che combatteva il poter temporale ed annunciava parecchie dottrine, insegnate più tardi da Abelardo e Lutero.

Il Concilio di Sens, infatti (1140), condannò Abelardo, del quale il violento san Bernardo diceva: «che parlava della Trinità come Ario, della grazia come Pelagio, e della persona di Cristo come Nestorio».

Il Concilio di Pavia, riunito da Federico Barbarossa, scomunicò Alessandro III, e riconobbe Vittore, malgrado il parere della Chiesa, che lo designa come antipapa.

Alessandro non si rassegnò. Riunì un Concilio ad Anagni, si fe'dichiarare eletto canonicamente, e scomunicò il suo rivale, l'imperatore e i Padri di Pavia. Fu questo papa che, secondo la leggenda, mettendo il piede sulla testa di Barbarossa, vinto dagli Italiani alla battaglia di Legnano, esclamò: _Super aspidem et basiliscum ambulabis!_

_--Non tibi, sed Petro!_ rispose il Barbarossa umiliato.

_--Et mihi et Petro!_ replicò Alessandro.

Il terzo Concilio Lateranense, XI ecumenico (1179), fulminò gli eretici con pene atroci. Essi erano già stati terribilmente trattati al Concilio di Reims (1148), in cui S. Bernardo, divinamente feroce, aveva fatto condannare Gilberto de la Porée, eterodosso circa la dottrina della Trinità, ed Eone, il quale, basandosi sul testo _per eum_ (per Eon) _qui venturus est_, spacciavasi un po' come un Messia.

Gli eretici erano già stati posti al bando dell'umanità dal Concilio di Verona (1184) contro i Paterini--specie di Manichei;--da quello di Parigi (1210), che condannò Amaury, e fece bruciare i libri d'Aristotile--poichè Amaury aveva fatto ogni sforzo per maritare la filosofia aristotelica col cristianesimo, come nel terzo secolo erasi amalgamata la dottrina di Gesù con quella di Platone; e nel Concilio di Laterano (1215), XII ecumenico, in cui Innocenzo III, circondato da ambasciadori di imperatori e di re, indisse una Crociata contro i Vodesi, e specialmente contro gli Albigesi, e scomunica l'imperatore Ottone, per aver chiamato _re dei preti_ il suo rivale, quello stesso Federico II che vedremo scomunicato alla sua volta.

La parola _transustanziazione_ non fu conosciuta che dopo questo Concilio. Fu vietato di fondare nuovi Ordini religiosi; il che non tolse che se ne fondassero poscia altri novanta, i quali si accasarono meglio che poterono nel mondo, ove i loro predecessori avevano già preso i migliori posti:

_Bernardus montes, colles Benedictus amabat, Nemora Franciscus, dives Ignatius urbes._

(Bernardo amava le montagne, Benedetto le colline, Francesco i boschi, ed Ignazio le ricche città.)

Il dodicesimo e tredicesimo secolo furono fecondi di eresie, non meno del terzo, quarto e quinto; e furono, per giunta, insanguinati. Il braccio secolare si tuffò senza posa nel sangue, ed accese i roghi, sempre per ordine del potere ecclesiastico.

XIV.