Il Concilio

Part 1

Chapter 13,431 wordsPublic domain

IL

CONCILIO

DI

F. PETRUCELLI DELLA GATTINA

MILANO

E. TREVES, EDITORE

1869.

IL CONCILIO

IL

CONCILIO

DI

F. PETRUCELLI DELLA GATTINA

MILANO

E. TREVES, EDITORE.

1869.

Quest'opera, di proprietà, per l'Italia, dell'Editore E. Treves di Milano, è posta sotto la salvaguardia della Legge per la proprietà letteraria.

TIP. E. TREVES.

INDICE

CAP. PAG.

I. 5

II. 7

III. 10

IV. 13

V. 17

VI. 19

VII. 21

VIII. 24

IX. 26

X. 28

XI. 30

XII. 34

XIII. 38

XIV. 40

XV. 43

XVI. 44

XVII. 47

XVIII. 49

XIX. 55

XX. 56

XXI. 58

XXII. 60

XXIII. 62

XXIV. 63

XXV. 66

XXVI. 68

XXVII. 69

XXVIII. 71

XXIX. 74

XXX. 77

XXXI. 80

XXXII. 83

XXXIII. 86

XXXIV. 90

XXXV. 94

XXXVI. 98

XXXVII. 101

XXXVIII. 105

IL CONCILIO

I.

Sinodo a Costantinopoli, sinodo a Pietroburgo, sinodo a Belgrado, sinodo in Irlanda, Concilio ecumenico a Roma. La Chiesa, di temperamento linfatico, è tutta in moto.

Questo fatto straordinario produsse, di contraccolpo, alcune preoccupazioni nel mondo laico, e le potenze cattoliche le provarono alla lor volta.

Il principe di Hohenlohe è stato il primo a ben considerare questo argomento ed a richiamarvi l'attenzione degli altri Governi. L'Italia s'è tosto allarmata; e la scossa si è comunicata alla Francia, al Belgio, al Portogallo, all'Austria e persino alla Prussia. La sola Inghilterra ha conservato la sua calma, per la ragione che il suo papa, sir Gladstone, ha conceduto indirettamente ai cattolici del Regno-Unito più che tutti i Concilii e i Concordati con Roma abbiano loro mai conceduto,--e per giunta la libertà. La Spagna non ha preso la parola, ma lo farà. Pel momento, essa ha ben altre gatte a pelare: i partigiani dei Borboni e i repubblicani, i quali colà, come in Italia, mostrano quel tatto di opportunità ch'è loro proprio.

L'immenso punto interrogativo che si eleva sulla situazione egli è questo: La Chiesa si lascerà trascinare dalla civiltà del mondo moderno? Ovvero indietreggerà? O si immobilizzerà nella sua dichiarazione d'inammissibilità, dicendo: Nè il mio regno nè io siamo di questo mondo?

Il mistero conservato dai membri della Congregazione direttrice dei lavori del Concilio e da quelli delle Commissioni speciali produce una mal celata agitazione tra i Governi europei. L'episcopato, che deve intervenire all'assemblea, è privo, come tutti gli altri, di qualunque lume. S'ignorano le materie che saranno presentate alla discussione de'Padri; ignorasi se questi Padri saranno chiamati a discutere, o soltanto a sancire de'canoni già stabiliti prima; se il potere laico sarà invitato ad assistere ai dibattimenti, non essendo stato preventivamente interrogato intorno alla convocazione del sinodo; e con qual titolo, con quali facoltà, i rappresentanti delle potenze parteciperebbero alle deliberazioni.

Malgrado le affermazioni contrarie, gli Stati cattolici rappresentati a Roma hanno fatto qualche passo per essere illuminati su questi diversi problemi. Ma non ottennero alcuna soddisfazione, sotto il pretesto che gli atti delle sezioni non erano ancor terminati e che il programma non era ancora pronto.

E siamo a questo punto.

Si domanda inoltre: quali saranno le tendenze del Concilio? in qual senso saranno le sue risoluzioni? e sotto qual forma verrà fatta la proclamazione dei canoni? Il sinodo si occuperà di dogma o di disciplina?

Il potere laico avrà diritto di censura, di osservazione, di emendamento? I vescovi sono convocati come rappresentanti delle diocesi, ovvero come mandatarii del papa presso queste diocesi? Avranno essi un voto deliberativo e il diritto di respingere le proposte che offendono la loro coscienza? La votazione si farà per nazione o per individuo? Il popolo cattolico, che deve accettare come infallibili i decreti del Concilio, come e per mezzo di chi vi sarà rappresentato, poichè i vescovi non hanno preventivamente ricevuto il loro mandato nei comizi de'fedeli, o nei sinodi diocesani o provinciali? Il potere papale sarà superiore o subordinato al potere costitutivo de'Padri?... Sono questi ed altri i quesiti, che il mondo cattolico si pone innanzi, e sui quali i Gabinetti stessi paiono ansiosi di ricevere una risposta.

Ma la Corte di Roma si tace.

Ha essa ragione di tacere? E c'è ragione d'esserne ansiosi?

Diciamolo a prima giunta; il silenzio è forse sconveniente, ma l'apprensione è fuor di luogo.

Una riunione di teologi non è nè un Congresso di diplomatici, che tiene in mano la pace e la guerra; nè un Parlamento doganale, nè un Congresso di economisti, che possono, al postutto, influire colle loro deliberazioni sulla prosperità d'una nazione. I canoni di Roma non s'imporranno come i cannoni della Francia s'imposero all'Austria a Solferino, e come quelli della Prussia s'imposero alla Germania a Sadowa. Nondimeno bisogna prenderne atto e tenerne conto, poichè la Chiesa domina ancora su quella parte della popolazione che i Governi sottraggono all'istruzione primaria, e su quella che i mariti ed i padri non sanno tenere entro il santuario della famiglia.

II.

Per apprezzare ciò che sarà il Concilio ecumenico del 1869, o piuttosto ciò che può essere, bisogna rivolgere addietro il nostro sguardo e rammentarci quello che furono i Concilii che lo precedettero. Nella Chiesa nulla decàde, nulla si distrugge. Essa vive del passato; essa impiega tutte le sue forze a modellare il presente su questo tipo: il che non vuol dire ch'essa non cammini. La Chiesa si rassegna ai fatti compiuti ed alle nuove teorie, ma come ad una necessità, e rimanendo sempre abbrancata ai vecchi principii, come un uomo che stesse in piedi sopra una zattera rimorchiata da un battello a vapore.

Infatti, egli è soltanto mediante il raffronto col passato che noi possiamo intendere il significato dell'attitudine della Corte di Roma in questa circostanza, di fronte al corpo episcopale ed alle potenze. Non è che interrogando la storia de'Concilii che noi possiamo indovinare quale estensione la Chiesa attuale intende dare a'suoi decreti, e quale importanza essa attribuisce a coloro che devono eseguirli. Questa indagine storica è utile altresì per ricordare attraverso quali vicissitudini è passata la dottrina romana prima di costituirsi: non foss'altro, per insegnare a'nostri dottori della 6.ª Camera con quanta circospezione bisogna giudicare in materia teologica. E poi, quanti lettori sanno veramente che cosa è un Concilio?... Dopo questa rassegna, noi potremo cavare l'oroscopo del prossimo Concilio e presentare le nostre conchiusioni come il verdetto dell'esperienza e della ragione.

La storia dei Concilii è la storia stessa del cristianesimo, o piuttosto del cattolicismo, che n'è la burocrazia. La nuova assemblea dee registrare le perdite, le riforme, i dogmi nuovi, la liturgia nuova, le concessioni fatte ed ottenute ...--in una parola, la fase nella quale la Chiesa è entrata, confermando tutto, non distruggendo nulla, attestando il diritto, ma piegando la testa dinanzi al progresso, che non risparmia la religione di ieri, più che non risparmii la scienza di stamane.

Questi Stati generali del mondo cattolico sono talora assemblee costituenti, ma più spesso sono Camere di registrazione. Essi seguono sempre i grandi cataclismi che scuotono il mondo laico, e che producono delle rovine nel mondo religioso, già tarlato.

Vi sono più specie di Concilii: i provinciali, i nazionali, i diocesani, e gli ecumenici, ossia generali.

I Concilii particolari, per consueto, si dicono sinodi.

Il numero di queste riunioni non si conosce esattamente. Noi ne abbiamo notato trecentotrentanove tra quelle che spiccano di più, senza tener conto delle due o tre assemblee degli apostoli a Gerusalemme, nel primo secolo, chiamate da Wathely conferenze, nè di quella riunione di vescovi a Roma, a cui Pio IX annunciò da ultimo la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione.

Oh ben si vede che la Chiesa è ancora molto lontana dal mondo moderno, in cui l'idea sociale della maternità primeggia sull'idea afrodisiaca orientale della virginità! La Chiesa è rimasta asiatica.

Di codesti sinodi ve n'ebbero tre nel II secolo, undici nel III, dodici nel IV, dodici nel V, trentasette nel VI, venticinque nel VII, quindici nell'VIII, quarantasette nel IX, undici nel X, trentaquattro nell'XI, ventidue nel XII, quaranta nel XIII, ventisei nel XIV, dieciotto nel XV, quindici nel XVI, uno nel XVII, cinque nel XVIII, cinque nel XIX.

L'ultimo Concilio tenuto a Parigi fu quello del 1811, per sottrarre al papa l'istituzione de'nuovi vescovi. V'intervennero novantanove Padri, presieduti dal cardinale Fesch. L'ultimo sinodo tenuto in Europa fu, io credo, quello di Nevers o di Langres, nel 1843, per istabilire l'uniformità della liturgia; e l'ultimo nel mondo è stato quello d'Australia (1844), per rimondare i costumi e la disciplina.

Tra codesti Concilii, venti sarebbero stati ecumenici, secondo la Chiesa di Roma. Ma in realtà non furono che otto, poichè dopo quello di Costantinopoli (869), la Chiesa orientale non si mescolò più con la latina, ed al nono Concilio ecumenico, detto Lateranense (1122), convocato da papa Calisto II, l'imperatore d'Oriente e i Padri greci non intervennero. L'ultimo Concilio ecumenico, secondo Roma, fu quello di Trento (1545-63).

III.

I Concilii de'quattro primi secoli ebbero per oggetto le cerimonie del culto, anzichè il dogma. I dogmi cristiani nacquero verso la metà del terzo secolo, nella scuola d'Alessandria, dal miscuglio della filosofia platonica colle semplici tradizioni degli apostoli. L'insegnamento di questi dogmi procreò l'eresie, e le eresie stabilirono i dogmi. Da ciò la necessità di convocare dei sinodi per discutere le dottrine che pullulavano con grande vigore, per accettare le une e respingere le altre. E perciò, nel sinodo di Pergamo (152) si condannò Colarbasio, gnostico ed astrologo; in Sicilia, Eracleone, il quale insegnava che il battesimo toglie la possibilità di peccare; a Jerapoli, Teodoto, conciapelli, che aveva sacrificato agl'idoli, e credeva Gesù un uomo ordinario; ed altri eretici. A Cartagine, a Roma, ad Arles furono condannati Novato e Novaziano, che rifiutavano ogni perdono ai _Caduti_ o _Lassi_; il manicheo Manete, Donato e i donatisti, i puritani della disciplina; Montano, Marcione, Valentino e le loro sètte gnostiche--specie di mistici sognatori, del resto molto calunniati, i quali proscrivevano il matrimonio, ma non disdegnavano la comunità delle donne[1].

Tutti questi sinodi erano specie di _meetings_, pressochè come i nostri Consigli provinciali, determinati, circoscritti in un luogo e da un argomento; meno però il Concilio d'Antiochia contro Paolo di Samosata, che voleva scalzare il fondamento stesso della nuova religione. Questo Concilio, tenuto nel 264, condannò l'ardito vescovo, che combatteva il dogma della divinità di Gesù.

Codeste eresie, codesti dogmi male coordinati, ammessi dagli uni, contestati dagli altri, mantenevano una viva agitazione nell'Impero, e disturbavano Costantino, il quale aveva accordato il suo imperiale favore ai Cristiani per fare dispetto al suo rivale Licinio, sostenuto dai Gentili. Ma Ario sconvolse tutta la dottrina, e sedusse le menti. Egli insegnava «che il Figlio fu generato, ebbe principio, ed è di una sostanza diversa da quella del Padre, il quale è eterno; ch'egli è stato fatto dal nulla, è variabile, e può anche avere dei vizi». Il popolo correva dietro a questa dottrina, che non era quella dell'imperatore e dei suoi partigiani. Si tenevano sinodi contraddittorii. I pagani deridevano il cristianesimo. Costantino risolse di por fine a siffatta opposizione, che poteva avere delle conseguenze politiche. Egli fece redigere il simbolo del suo cristianesimo ufficiale, e nell'anno 325 convocò un Concilio ecumenico a Nicea nella Bitinia.

IV.

Per impegnare i vescovi a rispondere al suo appello, Costantino li fece invitare da corrieri particolari, latori della lettera imperiale scritta da Osio. Poi, lungo tutte le vie, fece approntare cavalli e carrozze, e mise a disposizione de'prelati il denaro pel viaggio. Duemila e quarantotto vescovi si recarono all'invito dell'imperatore, accompagnati da un meraviglioso numero di diaconi e di preti, colle mogli e figli loro, e di curiosi. Una parte de'Padri era ammogliata. Il vescovo di Roma, Silvestro I, non v'andò, «Questi Padri, dice lo storico Socrate, erano ignoranti e rozzi», in modo che l'imperatore pose al loro fianco sofisti ed avvocati per dirigerli. La formula del dogma era pronta, e si cominciò a discuterla nelle riunioni preparatorie.

_Mille settecento e trenta vescovi_ la respinsero, e non parteciparono al Concilio; _trecento e dieciotto_, più compiacenti, l'accettarono. La sessione generale fu fissata.

L'adunanza doveva aver luogo in una sala del palazzo imperiale, poichè a quell'epoca non v'erano le maestose cattedrali che sorsero più tardi. Le chiese, in generale, erano come certe sale odierne di Londra, le quali, durante la settimana, servono ai balli pubblici ed ai meetings d'ogni sorta, e la domenica si trasformano in cappelle[2]. V'erano collocate delle sedie uniformi pei Padri del Concilio, ed una sedia, allo stesso livello, per l'imperatore, ma in oro massiccio e tempestata di pietre preziose.

I vescovi entrarono nella sala, e rimasero in piedi. Costantino, coperto di porpora, d'oro e di gemme, giunse più tardi, traversò solennemente l'assemblea, e andò a collocarsi al suo posto in capo alla sala. Fe' segno ai vescovi di sedere, e sedette. Non v'erano designati nè presidenti nè segretaria ma, in realtà, l'imperatore diresse le discussioni.

Singolare organo dello Spirito Santo! poichè, a quell'epoca, Costantino era supremo pontefice de' pagani, non intendeva che imperfettamente il greco parlato da'vescovi, e non era ancora cristiano.

Valesio tenne nel Concilio le funzioni equivalenti a quelle di Gentz nel Congresso di Vienna: egli redigette gli atti. Appena furono tutti seduti, Eustazio d'Antiochia fece un complimento all'imperatore. Costantino rispose, leggendo un discorso d'apertura, che doveva valere di programma per la sessione, ed esortò i Padri alla moderazione ed alla concordia. Questo invito non fu però molto ascoltato, poichè, appena la seduta fu aperta, essa si mutò in uragano. Tutti i vescovi presero a parlare ad un tempo per accusarsi reciprocamente; ma l'imperatore li calmò, e gettò sul fuoco le denuncie che gli erano state presentate dagli uni contro gli altri. E le discussioni sulla dottrina incominciarono.

Costantino non impose apertamente alcuna opinione: si limitò a proclamare le decisioni prese ed a considerarle come definitive. Del resto, egli aveva formulato la sua fede ufficiale, e non fu che dopo averla accettata che i Padri poterono partecipare al sinodo.

Nondimeno ventidue vescovi ariani erano riesciti a penetrare nell'assemblea, ed a presentare un simbolo ariano. La maggioranza, non solo lo respinse, ma lo fece a brani. Venti di que'vescovi abiurarono, persuasi forse da un motto spiritoso di Costanza, sorella di Costantino ed ariana. All'_omusios_, che significa _consustanziale_, essa consigliò di sostituire _omiusios_, che significa _simile in quanto alla sostanza_. Prodigio d'un iota! tutti si arresero.

Due soli vescovi ariani, Secondo di Tolemaica e Teonate di Marmarica, ricusarono di accettare codesta transazione, malgrado la pena dell'esilio, minacciata da Costantino ai dissidenti.

E fu così che la parola _consustanziale_, condannata nel Concilio d'Antiochia contro Paolo di Samosata, fa adottata dal Concilio di Nicea! Ario fa condannato ed esiliato. Costantino, con una circolare, notificò al mondo cattolico le decisioni del Concilio, e il cristianesimo imperiale fu fondato. È però vero che più tardi Costantino richiamò Ario dall'esilio, e morì ariano.

Il matrimonio de'preti fa rispettato.

Lo Spirito Santo fu trattato assai nobilmente, secondo l'espressione di Voltaire; poichè di lui si disse soltanto: «Crediamo nello Spirito Santo».

Due Padri ariani non sottoscrissero gli atti.

In compenso, due Padri ch'erano morti durante la sessione non vollero mancare al loro cómpito. Si posero nottetempo gli atti suggellati entro le loro tombe, e la mattina seguente si trovarono firmati.

Il Concilio fu chiuso il 24 di luglio. Costantino diede ai Padri uno splendido banchetto, in cui Eustazio d'Antiochia fece un suntuoso brindisi in suo onore.

Costantino aveva sostenuto tutte le spese del viaggio e mantenimento de'vescovi. Inoltre ei li colmò di doni, e li rimandò pure a sue spese.

Ecco il tipo d'un Concilio ecumenico. Vedremo come le cose andarono in appresso.

V.

Il Concilio di Nicea aveva promulgato una specie di Costituzione dell'anno VIII. Costantino, avendo fondato il cristianesimo ufficiale e dogmatico, credeva aver decretato la pace de'suoi Stati e l'armonia delle anime. Ma non fu così. I _trecento dieciotto_ vescovi, che l'imperatore aveva scelto tra' _duemila quarantotto_ Padri giunti al Concilio, erano una minoranza compiacente, che non poteva imporre nè la sua volontà nè il rispetto del suo verdetto. La maggioranza dell'Impero era ariana; la dottrina ariana era la più filosofica; non si volle dunque rassegnarsi. D'altra parte, le idee sono naturalmente elastiche: più si comprimono, e più si dilatano. Una conflagrazione generale scoppiò nell'Impero: si faceva a gara per protestare con maggiore energia, per difendersi con maggiore accanimento. E però, un Concilio ad Antiochia favorevole agli ariani; un Concilio ariano a Tiro, che condannò sant'Atanasio di Nicea, malgrado l'appoggio potente di Costantino, che v'intervenne con la forza--poichè era sempre lui che convocava queste assemblee;--un Concilio a Gerusalemme, che trovò buona la professione di fede di Ario, presentata dall'imperatore medesimo--il quale si compiacque questa volta di trovarla eccellente;--i Padri del Concilio di Tiro, chiamati a Costantinopoli dall'imperatore, che condannarono di nuovo Atanasio; un Concilio a Costantinopoli, convocato da Costanzo, figlio di Costantino, ariano; ed un nuovo Concilio ad Antiochia.... sempre contrarii alla professione di fede di Nicea, ch'è la nostra odierna.

Poi un Concilio a Roma in favore di questa professione di fede; un Concilio a Milano contro Fotino, che negava la Trinità e la divinità di Gesù; un Concilio a Costantinopoli (360) contro Macedonio, che nell'esilio fondò la sètta dei _Pneumatomachi_[3]; un Concilio a Sardica, nel 347, convocato dai due imperatori, in cui i vescovi orientali, in minoranza, rifiutarono di sedere, deliberarono a parte in favore dell'arianismo, scomunicarono di nuovo i Padri occidentali, niceani, che li avevano scomunicati, e cominciarono quello scisma che divise la Chiesa cattolica in Chiesa greca e in Chiesa latina, Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente.

Il Concilio di Sirmico tentò una transazione, togliendo dal simbolo il famoso _omusios_, non meno che l'_omiusios_--consustanziale, e simile in quanto alla sostanza,--e persino la parola sostanza. Ma Costanzo fece un decreto, che cassò questa formula, e impose a' suoi sudditi il semi-arianismo. Liberio, vescovo di Roma, si oppose: Costanzo lo mandò in esilio. Liberio si ritrattò, si conformò alla volontà imperiale, e fu richiamato. Ed ecco un papa eretico!

Del resto, son trentacinque gli eretici[4].

VI.

Aezio ed Eudossio predicarono la differenza assoluta del Padre e del Figlio. Costanzo firmò la loro condanna nel Concilio d'Ancira, e convocò un Concilio a Rimini per gli Occidentali, a Seleucia per gli Orientali. I Padri di Rimini accettarono la fede della Corte; quelli di Seleucia, tutti ariani, resistettero. Il Concilio di Costantinopoli, composto di delegati delle due assemblee, sancì la formula di Rimini.

Giuliano, salito al trono, riaperse i tempii degli dei per tenersi neutrale in mezzo a tutti i culti. Ma ei non teneva conto de'partiti. Altri Concilii si riunirono; ed in fine, l'Occidente rimase pressochè fedele alle dottrine di Nicea, l'Oriente si divise tra le differenti sètte ariane.

Gioviano, benchè consustanzialista, lasciò piena libertà a tutte le sètte. Il Concilio d'Antiochia (363) si uniformò alle credenze di Rimini, e, risalendo alla formula di Nicea, tenne per l'_omiusios_. Il semi-arianismo trionfò.

La tolleranza di Valentiniano diede buon giuoco ai consustanzialisti.

Il Concilio di Lampsaca diede un forte colpo all'arianismo orientale. Il Concilio di Roma decise il trionfo, estendendo la consustanzialità sino allo Spirito Santo. Quello d'Illiria confermò queste decisioni: e Valentiniano, notificandole alle Chiese dell'Asia, ordinò di rendere i vescovi, più ch'era possibile, ereditarii.

Graziano fu tollerante come il padre.

L'ondulazione della fede seguiva la credenza degl'imperatori, che davano il tono alla Chiesa. Il vescovo di Roma prudentemente la subiva. E però la pace stava forse per istabilirsi, allorchè Teodosio impose a tutto l'Impero il consustanzialismo professato dal vescovo di Roma. Ma le sètte ariane si opposero a quest'ordine; e Teodosio convocò il secondo Concilio ecumenico a Costantinopoli, per far prevalere le sue dottrine e dare all'Impero l'unità della fede.

Centocinquanta Padri si affrettarono, come sempre, ad adempiere la volontà imperiale. Nel 381 essi ratificarono la formula di Nicea, e conservarono sulla sedia di Costantinopoli Nettario, un vecchio non ancora battezzato, ma protetto dall'imperatore. Poi usarono allo Spirito Santo la cortesia di dichiararlo _signore vivificante_, che procede dal Padre.

Più tardi, la posizione della terza persona, «che prima degli Ariani era stata poca cosa», dice Potter, fu regolata dal _Filioque_, aggiunto al simbolo, prima in Spagna nel 447, poi in Francia, nel Concilio di Lione, l'anno 1274; e finalmente a Roma, che lo fece procedere anche dal Figlio.

Teodosio convertì in legge dello Stato i decreti del Concilio, e li promulgò. San Gregorio Nazianzeno chiamò codesto Concilio _scena da taverna_. Roma non lo considera come ecumenico.

Proscritta l'eresia per decreto sovrano, Teodosio credeva di poter incrociare le braccia; ma la sua gioia non durò più di quanto duri codesto genere di decreti--otto giorni di terrore! La reazione succedette in breve: l'arianismo mutò forma in Asia, ma si stabili in Europa ed in Africa.

Teodosio capi d'essere ridicolo ed impolitico, e moderò il proprio zelo.

VII.

Il cristianesimo orientale prese allora tendenze mistiche. Queste tendenze produssero un numero considerevole di sètte, tutte comprese sotto il nome di _gnosticismo_. Le credenze de' gnostici, mescolate di sogni i più strani e di pratiche carnali le più esagerate, dovevano naturalmente sedurre le donne. Esse si diedero quindi a praticare, propagare e predicare le dottrine gnostiche, ne divennero le apostole e le sacerdotesse.