Il Comento alla Divina Commedia, e gli altri scritti intorno a Dante, vol. 3

Part 22

Chapter 223,641 wordsPublic domain

che sia amor, del quale ogni persona tanto favella, e come nasca in noi. 105 L’abate li di San Zen da Verona

con altri assai correndo vede poi e con lui parla, e seguel nell’oscuro tempo, con altri retro a’ passi suoi,

come sentendo si rifá maturo 110 d’accidia l’acerbo. Indi ne mostra come, dormendo in sul macigno duro,

qual fosse vide la nemica nostra, e come da noi partasi, e, sdormito, come venisse nella quinta chiostra,

115 fattogli a ciò da uno angel lo ’nvito. Quivi giacendo assai spiriti truova, che d’avarizia piangon l’acquisito

in giú rivolti e, perch’el non sen mova alcun, legati tutti; e quivi parla 120 con un papa dal Fiesco; appresso pruova

l’onesta povertá, ed a lodarla Ugo Ciappetta induce, i cui nepoti nascer dimostra tutti atti a schifarla,

pien d’avarizia e d’ogni virtú vòti; 125 e come poscia contro alla nequizia, passato il dí, cantando, vi si noti.

Quindi, per tutto, novella letizia, ed il monte tremare infino al basso dimostra, mosso da vera giustizia.

130 Qui truova Stazio non a lento passo salire in su, al qual Virgilio chiede della cagion del triemito del sasso.

la quale Stazio assegna; indi succede al priego suo ancora a nominarsi. 135 Quindi, com’uom ch’appena quel che vede

crede, dichiara Stazio avanti farsi ad onorar Virgilio, e gli fa chiaro lui, per contrario peccato agli scarsi,

aver per molti secoli l’amaro 140 monte provato. E giá nel cerchio sesto, parlando insieme, uno albero trovâro

donde una voce lor disse il modesto gusto di molti; e, piú propinqui fatti, chiaro s’avvider ch’ogni ramo in questo

145 albero è vòlto in giú, e d’alto tratti vider cader liquor di foglia in foglia, e sotto ad esso spirti macri e ratti

vider venir piú che per altra soglia dell’erto monte, e pure in sú la vista 150 alli pomi tenean, che sí gl’invoglia.

Cosí andando infra la turba trista, raffigurollo l’ombra di Forese: con lui favella; e della gente mista

piú riconobbe, e, tra gli altri, il lucchese 155 Bonagiunta Orbiccian; poi una voce all’albero appressarsi lor difese.

Un angel quinci al martiro che cuoce gl’invita, ed essi, per l’ora che tarda era, ciascun n’andava sú veloce,

160 mostrando Stazio a lui, se ben si guarda, nostra generazione, e come l’ombra prenda sembianza di corpo bugiarda,

e come sia da passione ingombra: e, sí andando, pervennero al foco, 165 prima che ’l santo monte facesse ombra;

lungo ’l qual trapassando per un poco d’un sentieruolo udîr voci nemiche al vizio di lussuria, ed in quel loco

piú anime conobbe, che ’mpudiche 170 furon vivendo, e Guido Guinizelli gli mostra Arnaldo in sí aspre fatiche.

Ma, poi che s’è dipartito da elli, a trapassar lo foco i cari duci confortan lui, ch’appena in mezzo a quelli

175 il trapassò. Di quindi a l’alte luci salir gl’invita uno angel che cantava, pria s’ascondesser li raggi caduci.

Vede nel sonno poi Lia che s’ornava di fior la testa, cantando parole 180 nelle quali essa chi fosse mostrava.

Quindi levato nel levar del sole, Virgilio di sé stesso il fa maestro, sul monte giunti, e può far ciò che vuole.

Venuti adunque nel loco silvestro 185 truova una selva, ed in quella si spazia su per lo lito di Letè sinestro.

Vede una donna, che a lui di grazia parla e con verissime ragioni: del fiume il moto e dell’aura il sazia.

190 Di quinci a vie piú alte ammirazioni venuto, sette candelabri e molte genti precedere un carro, i timoni

del qual traeva, con l’alie in sú vòlte, un grifon d’oro, quanto uccel vedeasi, 195 l’altro di carne, alle cui rote accolte

da ogni parte una danza moveasi di certe donne, e nel mezzo Beatrice del tratto carro splendida sedeasi.

Da cosí alta vista e sí felice 200 percosso, da Virgilio con Istazio esser lasciato lagrimando dice.

Appresso questo non per lungo spazio, con agre riprension la donna il morde, senza aver luogo a ricoprir mendazio;

205 per che le sue virtú quasi concorde li venner meno, e cadde, né sentisse pria ch’alle sue orecchi, ad altro sorde,

pervenne:—Tiemmi;—onde, anzi ch’egli uscisse, da una donna tratto per lo fiume, 210 l’acqua convenne che egli inghiottisse.

Poi quattro donne, secondo il costume di loro, il ricevettero, e menârlo di Beatrice avanti al chiaro lume.

Qual gli paresse il suo viso, pensarlo 215 ciascun che ’ntende può; poi la virtute gli mancò qui a poter divisarlo.

I casi avversi appresso, e la salute della Chiesa di Dio, sotto figmento delle future come delle sute

220 cose, disegna; poi il cominciamento di Tigri e d’Eufrate vede in cima del monte, e con Matelda va contento,

e con Istazio, ad Eunòe prima; donde bagnato, e rimenato a quelle 225 donne beate, finisce la rima,

«puro e disposto a salire alle stelle».

AL PARADISO

«La gloria di Colui che tutto move» in questa parte mostra l’autore a suo poder, qual ei la vide e dove.

Ed invocato d’Apollo l’ardore, 5 di sé incerto, retro a Beatrice pe’ raggi sen salí del suo splendore

nel primo ciel, lá, onde a ciascun dice, men sofficiente, che retro a sua barca piú non si metta fra ’l regno felice.

10 E mentre avanti cantando travarca, de’ segni della luna fa quistione alla sua guida, e quella se ne scarca.

Poi c’ha udita la sua opinione, e, premettendo alcuna esperienza, 15 chiaro nel fa con aperta ragione,

Piccarda vede, e della sua essenza nel primo cielo «per manco di voto» con lei favella; e, della sua presenza

partita, Beatrice a lui divoto 20 qual violenza il voto manco faccia distingue ed apre; e simil gli fa noto

perché gli paia i cieli aprir le braccia a diversi diversi, e come siéno però presenti alla divina faccia;

25 quindi, con viso ancora piú sereno, se sodisfare a’ voti permutando si possa o no, a lui dichiara appieno;

e nel ciel di Mercurio ragionando veloci passan. Lí Giustiniano 30 prima di sé sodisfá al dimando;

appresso, quanto lo ’mperio romano sotto il segno dell’aquila facesse gli mostra in parte, e poi a mano a mano,

parlando seco, volle ch’el sapesse 35 Romeo in quella luce gloriarsi, che fe’ quattro reine di contesse.

Induce poi Beatrice a dichiararsi, «come giusta vendetta giustamente fosse vengiata»; e quindi trasportarsi

40 nel terzo ciel, veggendo piú lucente la donna sua, s’avvide. Ivi con Carlo Martel favella, il quale apertamente

gli solve ciò che ’l mosse a dimandarlo, come di dolce seme nasca amaro; 45 quindi Cunizza viene a visitarlo,

e del futuro alquanto gli fa chiaro sovra i lombardi, e con Folco favella, che gli mostra Raab. Indi montâro

nella spera del sole, onde una bella 50 danza di molti spiriti beati vede far festa, e nel girarsi snella;

de’ quai gli furon molti nominati da Tommaso d’Aquin, che di Francesco molto gli parla poi e dei suoi frati.

55 Poi scrive un cerchio sovraggiugner fresco a questo, e ’n quel parlar Bonaventura da Bagnoreo del calagoresco

Domenico, nel qual fu tanta cura della fé nostra e dell’orto divino, 60 quanta mai fosse in altra creatura.

Poi rincomincia Tommaso d’Aquino com’egli intenda: «Non surse il secondo» di Salamone, e con chiaro latino

gliele dimostra, ed un lume giocondo 65 l’accerta lor, piú lieti e piú lucenti, come i lor corpi riavran del mondo.

Quindi nel quinto ciel di lucolenti spiriti vede una mirabil croce, della quale un de’ suoi primi parenti

70 gli fa carezze, e con soave voce gli si discuopre, e mostra quale stato Fiorenza avesse, quando nel feroce

e labil mondo fu da pria creato; quindi le schiatte piú di nome degne 75 nomina tutte, da lui dimandato.

Poi gli fa chiare le parole pregne di Farinata, e ’n purgatoro udite, a lui mostrando del futuro insegne.

Appresso ancor con parole espedite 80 gli nomina di quei santi fulgori Iosuè, Iuda, Carlo e piú, scolpite

da lui nel nominar per gli splendori cresciuti. E quindi nel Giove sen sale, dove un’aquila fanno i santi ardori

85 di sé mirabile e bella, la quale gli solve il dubbio d’un che nato sia su lito, senza udire o bene o male

di Dio, mostrando quel che di lui fia; quindi Davit e Traiano e Rifeo 90 gli mostra, ed altri en la sua luce dia.

Poi ’l chiarisce d’un dubbio che si feo in lui, de’ due che appaion pagani nel primo aspetto. Quindi uno scaleo,

salito nel Saturno, di sovrani 95 lumi ripien discerne, onde altro scende ed altro sale, e con Pier Damiani

ragiona lí; e qual quivi risplende gli parla e noma piú contemplativi quel Benedetto onde Casin dipende.

100 Sal nell’ottavo del poscia di quivi, e, nel segno de’ Gemini venuto, le sette spere ed i corpi passivi

si vede sotto i piè. Poi conosciuto Cefas, sua fede e suo creder confessa, 105 da lui richesto, a lui tutto compiuto.

Con voce appresso lucolenta e spressa al baron di Galizia la speranza dice che è, e che spetta per essa;

indi venire a cosí alta danza 110 Giovanni mostra, il qual del corpo morto di lui di terra il cava d’ogni erranza.

Poi seguitando, al suo domando accorto, che cosa sia la caritá, risponde, e qual da lei gli proceda conforto.

115 Appresso scrive come alle gioconde luci s’aggiunse quel padre vetusto che prima fu da Dio creato, e donde

tutti nascemmo, e per lo cui mal gusto tutti moiamo: il qual del suo uscire 120 laonde posto fu, e quanto giusto

in quello stesse, e quanto il gran desire di quella gloria avesse, e la dimora quanto fu lunga qui dopo ’l fallire

gli conta, ed altre cose. Indi colora, 125 quasi infiammato, il vicaro di Dio contr’a’ pastor che ci governano ora.

Poi come nel ciel nono sen salío discrive, dove l’angelica festa in nove cerchi vede e ’l suo disio;

130 di lor natura lí gli manifesta con sermon lungo assai mirabil cose, e della turba che ne cadde mesta.

Poi vede le milizie gloriose del nuovo e dell’antico Testamento, 135 che bene ovrando a Dio si fêro spose

nel ciel piú alto sovra il fermamento, dove ’l solio d’Enrico ancor vacante discerne. E quivi lui, che stava attento

a riguardar le creature sante, 140 lascia Beatrice, ed in loco di lei Bernardo con lo sguardo il guida avante,

dove, poi c’ha orazione a lei, cui seder vede dove la sortiro gli merti suoi, gli è mostrata colei

145 che sposa antica fu del primo viro, Rachel, Sara, Rebecca e ’l gran Giovanni, che pria il deserto, e poi provò il martíro.

Appresso poi in piú sublimi scanni Francesco ed Agostino e Benedetto, 150 e quei che trapassar ne’ teneri anni,

vede, de’ quali il dottor sopra detto, dico Bernardo, ragionando ad ello, caccia ogni dubbio fuor del suo concetto.

Quindi il santo grazioso e bello 155 piú ch’altro di Maria gli mostra il viso, e davanti da lei quel Gabriello

che ’l decreto recò di paradiso della nostra salute, tanto lieto che qui per non poter ben nol diviso:

160 onesto l’uno e l’altro e mansueto. Adamo e Pietro e poi il vangelista Giovanni lí seder vede, ripleto

d’alta letizia, e quindi il gran legista Moisé vede, e poi Lucia ed Anna; 165 e punto fa alla gioiosa vista.

Appresso, acciò che la divina manna discenda in lui, e faccial poderoso a veder ciò per che ciascun s’affanna,

umile quanto può, nel grazioso 170 cospetto della Madre d’ogni grazia, insieme col dottor di lei focoso

orando, priega che la vista sazia del primo Amor gli sia, e per lo lume, che senza fine profondo si spazia,

175 ficca degli occhi suoi il forte acume; poi, disegnando quanto ne raccolse, termine pone al suo alto volume,

mostrando come in quel tutto si volse l’alto disio ed alle cose belle, 180 e come ogni altro appetito gli tolse

«l’Amor che muove il sole e l’altre stelle».

V

RUBRICHE IN PROSA ALLA «DIVINA COMMEDIA»

INFERNO

Comincia la prima parte della _Cantica_, overo _Comedia_, chiamata _Inferno_, del chiarissimo poeta Dante Alighieri di Firenze, e di quella prima parte il canto primo. Nel quale l’autore mostra sé smarrito in una valle e impedito da tre bestie, e come Virgilio, apparitogli, se gli offerse per duca a trarlo di quel luogo, mostrandogli per qual via.

Comincia il canto secondo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, fatta la sua invocazione, muove un dubbio a Virgilio della sua andata. Il quale Virgilio, mostrandogli chi ’l mosse, e come tre benedette curan di lui nel cielo, gliel solve, e rassicuralo, ed entrano in cammino.

Comincia il canto terzo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore mostra come in quello entrasse e vedesse i cattivi piagnendo correr forte, trafitti da vespe e da mosconi; e appresso come molte anime s’adunavano alla riva d’Acheronte, le quali tutte Caron passava, ma lui passar non volle.

Comincia il canto quarto dello _’Nferno_. Nel quale l’autor mostra come si ritrovò nel primo cerchio di quello; e quivi scrive esser quegli che per difetto di battesimo son dannati, e dichiaragli Virgilio come giá n’avea veduti trarre alquanti. Poi, venuti loro incontro quattro poeti, con loro entrano in un castello, dove nobili uomini d’arme, filosofi e valorose donne vede.

Comincia il canto quinto dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, discendendo nel secondo cerchio, truova Minos, e appresso i peccatori carnali da aspro vento percossi; e quivi con madonna Francesca da Polenta parla, e ode come con Paolo de’ Malatesti si congiugnesse per amore.

Comincia il canto sesto dello _’Nferno_. Nel quale l’autor discende nel terzo cerchio, nel quale sotto grave pioggia son tormentati i gulosi. Quivi truova Cerbero, e parla con Ciacco, il quale gli predice certe cose future a’ fiorentini divisi.

Comincia il canto settimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, scendendo nel giron quarto, truova Plutone, e vede i prodighi e gli avari incontro a sé volger grandissimi sassi; e Virgilio gli dimostra che cosa è la Fortuna; e quindi, scendendo nel giron quinto, vede la padule di Stige, e in quella ode esser tormentati gl’iracundi e gli accidiosi.

Comincia il canto ottavo dello _’Nferno_. Nel quale l’autor mostra che, salito sopra la barca di Flegias, s’avventò alla banda di quella Filippo Argenti, e come, sospinto da Virgilio nell’acqua, fu straziato dagli altri spiriti; e appresso come, venuti alla porta di Dite, fu da’ demòni serrata nel petto a Virgilio.

Comincia il canto nono dello _’Nferno_. Nel quale, poi che Virgilio ha detto che altra volta fece quel cammino, gli mostra le tre Furie, e chiudegli gli occhi, accioché non vegga il Gorgone. E appresso scrive come messo di Dio fece aprir la porta, ed essi entraron dentro, e trovaro l’arche affocate degli eretici.

Comincia il canto decimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autor parla con Farinata, il quale alcuna cosa gli predice, e solvegli alcun dubbio.

Comincia il canto decimoprimo dello _’Nferno_. Nel quale Virgilio mostra, dal luogo dove è in giú, lo ’nferno esser distinto in tre cerchi, e che gente si punisca in quegli, e assegna la ragione per che quegli, che lasciati hanno, non son nella cittá di Dite racchiusi.

Comincia il canto decimosecondo dello _’Nferno_. Nel quale mostra l’autore come Virgilio facesse partire il minotauro, fattosi loro incontro, e rendegli la ragione d’una grotta caduta; e come truovano i centauri, e pervengono al fiume di Flegetone, nel quale vede bollire rubatori e tiranni; e poi Nesso il porta dall’altra parte.

Comincia il canto decimoterzo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore mostra esser puniti quegli che se medesimi uccidono, trasformati in bronchi, di ciò parlando con Piero dalle Vigne, e appresso coloro li quali giucarono e guastarono i lor beni, dicendo loro essere sbranati da cagne nere.

Comincia il canto decimoquarto dello _’Nferno_. Nel quale l’autor mostra sé esser venuto sovra un sabbione ardente, sopra il qual piovono continue fiamme, e dove si puniscono quegli che violentamente hanno adoperato incontro a Dio e contro alla natura, e avanti agli altri vede punir Campaneo. Poi gli dimostra Virgilio come d’una statua di diversi metalli si creano tutti i fiumi dello ’nferno.

Comincia il canto decimoquinto dello _’Nferno_. Nel quale l’autore di scrive il tormento de’ sogdomiti, e truova ser Brunetto Latino, il quale gli predice alcuna cosa della sua futura vita.

Comincia il canto decimosesto dello _’Nferno_. Nel quale l’autor parla, in quel medesimo luogo che di sopra, con tre spiriti; poi, data una corda a Virgilio, mostra come egli, con quella pescando, facesse venir fuor Gerione.

Comincia il canto decimosettimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore discrive la forma della fraude e il tormento degli usurieri, e come, saliti sovra Gerione, passarono il fiume.

Comincia il canto decimottavo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore prima discrive come sia fatto Malebolge; e appresso mostra come i ruffiani siano con iscuriate battuti da demòni; e ultimamente come i lusinghieri piangano in uno sterco.

Comincia il canto decimonono dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, disceso nella terza bolgia, dimostra qual sia il tormento de’ simoniaci, e parla con papa Niccola, il quale gli predice d’alcun papa futuro simoniaco; e quindi esclama l’autore contro al detto papa.

Comincia il canto vigesimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore discende nella quarta bolgia, nella qual truova coloro li quali vollero antivedere, fatturieri e maliosi, tutti travolti; e alcuna cosa parla della origine di Mantova.

Comincia il canto vigesimoprimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, venuto nella quinta bolgia, mostra come in una bogliente pegola si puniscano i barattieri e come in quella è gittato un lucchese; e come, volendo andare avanti, son dati loro dieci diavoli in compagnia.

Comincia il canto vigesimosecondo dello _’Nferno_. Nel quale l’autor discrive come i dimòni presero con gli uncini un navarrese, il quale, alcune cose raccontate, subito si gittò nella pegola; per lo qual ripigliare i demòni, volando sopra la pece, s’impegolarono.

Comincia il canto vigesimoterzo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore scrive come, temendo de’ dimòni, li quali impacciati avean lasciati, Virgilio il ne portò nella sesta bolgia, dove trovarono gl’ipocriti, vestiti di cappe rance.

Comincia il canto vigesimoquarto dello _’Nferno_. Nel quale l’autore mostra come trapassasse nella settima bolgia, nella quale trova i ladroni, tormentati variamente da serpi, tra’ quali primieramente truova Vanni Fucci, il quale alcuna cosa gli predice.

Comincia il canto vigesimoquinto dello _’Nferno_. Nel quale l’autore nella sopradetta bolgia mostra come, veduto Caco, vide certi fiorentini trasformarsi maravigliosamente in diverse forme.

Comincia il canto vigesimosesto dello _’Nferno_. Nel quale mostra l’autore come pervenne all’ottava bolgia, nella qual dice esser puniti i frodolenti consiglieri in fiamme di fuoco; e qui vi ode da Ulisse il fine suo.

Comincia il canto vigesimosettimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore nella sopradetta bolgia discrive aver trovato il conte Guido da Monte Feltro, a cui racconta lo stato di Romagna, e ode le colpe sue.

Comincia il canto vigesimottavo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore dimostra nella nona bolgia con l’esser tutti tagliati punirsi i scismatici; e quivi, riconosciutine molti, parla con Beltram dal Bornio, e con certi altri.

Comincia il canto vigesimonono dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, disceso nella decima bolgia, mostra primieramente come in quella, essendo maculati di rogna e di scabbia, si puniscano gli alchimisti; e quivi parla con Capocchio d’Arezzo; poi, piú avanti, mostra con altre pene punirsi ogni falsario.

Comincia il canto trigesimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, continuando nella predetta bolgia, ne nomina alquanti, e tra gli altri maestro Adamo, discrivendo la riotta stata tra ’l maestro Adamo e Simon greco in sua presenza.

Comincia il canto trigesimoprimo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore dimostra sé esser pervenuto al pozzo dello abisso, e quello essere intorniato di giganti, e sé con Virgilio essere da Anteo disposti nel nono ed ultimo cerchio dello ’nferno.

Comincia il canto trigesimosecondo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, andando per la Caina, dove nel ghiaccio si puniscono coloro che tradiscono i fratelli e’ congiunti, parlando con Camiscion de’ Pazzi, n’ode piú nominare. E poi, procedendo nell’Antenora, dove in simil pena si puniscon coloro che tradiscon le lor cittá, truova Bocca degli Abati, il quale piú altri gli nomina dannati in quel luogo; e ultimamente vede il conte Ugolino rodere la testa di dietro all’arcivescovo Ruggieri.

Comincia il canto trigesimoterzo dello _’Nferno_. Nel quale l’autore, udita la ragione e ’l modo della morte del conte Ugolino, procedendo nella Ptolomea, truova frate Alberigo, il quale gli dice quivi cader l’anime, parendo qua sú ancora il corpo vivo.

Comincia il canto trigesimoquarto dello _’Nferno_. Nel quale l’autore passa nella Giudeca, e vede il Lucifero e Giuda Scariotto e altri spiriti; e quindi, appigliatosi Virgilio a’ velli del Lucifero, si cala e esce dello ’nferno; e, per luoghi vacui procedendo, perviene a riveder le stelle.

Qui finisce la prima parte della _Cantica_, over _Comedia_, di Dante Alighieri, chiamata _Inferno_.

PURGATORIO

Comincia la seconda parte della _Cantica_, overo _Comedia_, chiamata _Purgatorio_, del chiarissimo poeta Dante Alighieri di Firenze. E di quella seconda parte comincia il canto primo. Nel quale l’autore, fatta la sua invocazione, discrive sotto qual parte del cielo sia la regione dove arrivò; e quindi, trovato Catone uticense e il suo cammin dimostratogli, ne va alla marina, dove Virgilio, secondo il comandamento di Catone, gli lava il viso e cignelo d’un giunco.

Comincia il canto secondo del _Purgatoro_. Nel quale l’autore mostra come, essendo alla marina piú spiriti arrivati e smontati in terra, tra essi riconobbe il Casella, ottimo cantatore, al canto del quale mentre essi stavano tutti attenti, sopra venne Catone, dal quale ripresi, tutti verso il monte cominciarono a fuggire.

Comincia il canto terzo del _Purgatoro_. Nel quale Virgilio mostra perché egli come Dante non faccia ombra. Appresso, al cominciar dell’erta, truovano il re Manfredi con piú altri, della porta del purgatoro schiusi a tempo, percioché morirono scomunicati.

Comincia il canto quarto del _Purgatoro_. Nel quale Virgilio mostra la ragione all’autore, per che quivi dal sole sieno feriti in su l’ómero destro. Poi truova Belacqua con quegli che in sin lo stremo indugiaron la penitenza.

Comincia il canto quinto del _Purgatoro_. Nel quale l’autor mostra aver trovato Bonconte di Monte Feltro e altri assai, stati per forza uccisi e indugiatisi ad pentere in fino a l’ultima ora.