Il codice di Perelà

Part 8

Chapter 83,526 wordsPublic domain

— Che hai fatto? Perchè padre mio? Perchè padre mio? Perchè mi lasciasti? Perchè hai voluto troncare tutte e due le nostre vite?

— Perelà? Perelà? Perelà? — Tutti esclamano; la donna si contorce fra gli spasimi dei suoi singhiozzi.

— Divenire come Perelà?

— Ha voluto imitare Perelà?

— Non è possibile!

— Perchè non è possibile? Possibilissimo, sperava diventare di fumo anche lui.

— È diventato di carbone.

— Di fumo? Pianino!

— Diteci, povera ragazza, come vi venne questo sospetto?

— Da quando quell'uomo è qui, mi capite, Perelà, il mio povero padre è diventato pazzo! Egli, una volta, pochi giorni or sono, quasi mi fece intravedere la sua follìa, ma io non avrei mai supposto ch'egli fosse capace di tanto! Era divenuto demente di adorazione per quel mostro che viene qui ad introdurci la disgrazia!

— La disgrazia? La disgrazia? — Tutti ripetono sempre più stupiti. — La disgrazia?

— Sì la disgrazia! Assassino! Mio padre si è ucciso per lui? Egli ripeteva sempre: «Come potè divenire di fumo? Come fece?» Ed un giorno a me disse: «vorrei anch'io essere come lui!» E rideva di gioia al pensarlo. Oh! io non avrei mai creduto però che avesse osato tanto! Ed io sempre gli rispondeva: «credi tu che se noi bruciassimo rimarremmo come lui? Pazzo! Pazzo!» Io gli dicevo: «se tu bruciassi, tu moriresti, povero uomo, e faresti morire anche me di dolore!» Padre mio! Padre mio!

Le supposizioni erano svariatissime, chi non sapeva vedere un solo legame fra Perelà e l'accaduto, chi ce ne vedeva invece molti e strettissimi. Si assicurava che Perelà e Alloro erano stati veduti di sovente in segreto colloquio. Perelà gli affidava le sue commissioni, e il vecchio lo serviva pieno di giubilo, con tanto zelo, quanto non ne aveva avuto mai per nessun Re. Non gli avrebbe Perelà stesso inoculato la fisima nel cervello?

— In questo caso egli sbaglierebbe la sua propaganda. — Disse uno con un tono di straordinaria importanza.

— E di grosso!

— Come come come? Propaganda autoincendiaria? È formidabile! — Ripetè un altro con una pancia enorme ed una grossa faccia violacea.

— L'incendiario di se stesso! — Incalzò uno piccolo piccolo con un vocino da beccafico, e due baffettini aghiformi e le lenti sopra un nasino così fino sulla costola da sembrare una lama di coltello.

— Folle! Folle!

— Che liquidazione! — Interruppe bonariamente un bell'ufficiale.

— L'uno farebbe lume all'altro! — Rincalzò il gentiluomo beccafico — come ai tempi di Nerone, come ai tempi di Nerone! — e rideva un suo _ihihih_....

Qualcuno ricostruiva l'operato con Perelà collaboratore di Alloro; Perelà avrebbe legato il vecchio alla catena, e il vecchio fanatico si sarebbe lasciato legare.

— Oppure.... chi sa.... — diceva dimenando la testa quadra uno alto secco coi capelli corti corti e grigi che gli nascevano a mezzo centimetro dalle sopracciglia, tipo di criminale — chi sa.... Chi poteva udire quello che succedeva quaggiù stanotte o stamani prima dell'alba?

Mentre si facevano tutte queste supposizioni la vettura con Perelà e il suo seguito rientrava nel cortile della reggia. Perelà veniva subito condotto nel sotterraneo..

— Vedi? Vedi che hai fatto? Vecchio rospo affumicato?

La donna fu fatta tacere, tutti intorno fissavano Perelà spiando la sua espressione, anelando la sua parola. Egli, guardava serenamente l'uomo ciondoloni e dopo qualche minuto di assoluto silenzio si lasciò sfuggire dalla bocca alitate dolcemente queste tre parole: «voleva divenire leggero».

La perfetta calma colla quale furono pronunziate, la dolcezza dell'espressione colla quale Perelà guardava quell'avanzo di suicidio, quel teatro di morte, inasprì e stupì talmente gli astanti che tutti parlarono ad un tempo.

L'aiutante del Re si avvicinò a Perelà in tono molto mansueto, untuoso, quasi per condurlo a ragionare, e gli disse piano con molta deferenza:

— Divenir leggero.... va bene mio caro.... ma... egli voleva uccidersi mi pare! Divenir leggero.... altro che leggero, si è ucciso.... non è la stessa cosa....

— Capperi! — acutizzò il beccafico.

— Bisognerà chiarire questo torbo — borbottò il gentiluomo delinquente.

— Qui se non usciamo si crepa! — sbuffò il grassone dalla faccia violacea che era divenuta gonfia come un pallone. — _Ahuff!_

Perelà non disse altro.

Poco alla volta non rimasero nel sotterraneo che la figlia di Alloro, mezza stupidita dal dolore e con due lagrime ghiacciate all'argine delle ciglia che non potevano più sgorgare, rimasero alcuni domestici, e i gentiluomini e gli ufficiali e soldati risalirono tutti negli appartamenti della reggia.

Furono fatte grandi osservazioni sull'indifferenza di Perelà, egli fu trovato per la prima volta indifferente.

Si andò dal Re a riportare il resoconto dell'accaduto. La fine di Alloro e l'indifferenza di Perelà, indifferenza che taluno osò, tra un brivido e l'altro, chiamare timidamente cinismo. Nessuno però volle esprimere chiaramente il proprio parere, e l'uno invocava tacitamente quello dell'altro, ognuno sperando in ognuno come primo lanciatore di un'accusa senza volerlo essere nessuno.

Si concluse convocando per la sera stessa il consiglio di Stato.

La rivista militare, che doveva aver luogo domattina, è stata rimandata.

IL CONSIGLIO DI STATO

«Io lo vedo ancora quel piccolo vecchio dalla faccia sorridente, coi dolci occhi azzurri, eccolo là, tranquillo e calmo, giunto ai settant'anni di vita laboriosa, di probità e di obbedienza. Non un'ombra nella sua onesta vita, non una macchia nella sua anima. L'amore del suo Re, ch'egli servì con cuore fedele, l'amore della figlia diletta, l'amore del suo Dio su tutti e su tutto.

E l'uomo che visse fino al limitare della sua esistenza in questa serenità dello spirito, in tanto candore di dolcezza, ad un tratto si cambia, si muta; la mente si turba, si sconvolge, i pensieri più soavi più puri e lucenti si oscurano e divengono baratri tenebrosi dove si annida la passione insana, una vertiginosa follìa.

E dopo lo spettacolo di amore e di pietà ch'egli ci ha offerto per settant'anni, ci prepara lo spettacolo orrendo del suicidio, del più folle suicidio, e pone davanti ai nostri occhi una scena infernale di fiamme, di ceneri, e di fumo!

Ah! miei buoni signori, e figlioli diletti, io vi domando ora come poteva quella coscienza travolgersi ad un tratto, come poteva germogliare d'un colpo la sterile pianta del male se questi semi non vi furono in essa per il passato, come, senza che uno di questi semi fatali sia riuscito a penetrarvi? Come poteva da sola perdersi se taluno approfittando di un istante di debolezza della sua mente di vegliardo non l'avesse sconvolta e guidata sulla via irreparabile della perdizione?».

— Voi sapete però eminentissimo signore ch'egli fu sempre un adoratore fanatico di tutti i Re, e forse più per il loro altissimo grado che per la loro persona.

— E che cosa volete dire con questo, Pipper?

— Chi ci assicura che quell'umile persona non racchiudesse fino ad oggi inespressa una grande, sconfinata ambizione?

— Mio caro Pipper, come potete dire questo? Chi servì fedelmente il proprio signore voi lo chiamate ambizioso? Ma via....

— Servì quelli che ai suoi occhi erano grandi e privilegiati, e in quella esaltata ammirazione alimentò un sogno di grandezza che gli cresceva nel seno. Quando si è trattato di potere lui stesso divenire un essere privilegiato, capace ai suoi occhi di attirare la vana ammirazione di tutti non ha pensato nemmeno più alla propria vita.

— Ciò che per voialtre pecore è il colmo.

— Pilone non incominciate colle vostre solite parolacce.

— Pecore!

— Pilone state quieto.

— C'è tanto bisogno di raccoglimento.

— Bisognerebbe assolutamente espellerlo dal consiglio, si riduce tutti i giorni più insopportabile.

— Pecore no? Scimmie! Quali sono le bestie più ridicole? Le scimmie, rispondete voi, precisamente, sono quelle che vi somigliano di più.

— Pilone, fate il piacere di tacere fino al vostro momento.

— Dunque, eminentissimo, la vostra opinione sarebbe?...

— La mia opinione dunque... ecco... la mia opinione è molto semplice.... ed è precisamente questa, ecco... da un certo tempo su questa terra non si è fatto che seminare fumo, ora la terra incomincia a fumare, e mi sembra un fatto logico, naturale naturalissimo.

Se voi seminate sulla terra frumento raccoglierete spighe di frumento, avete seminato fumo raccogliete messe di fumo, ceneri e fiamme, si capisce, non potete certo raccogliere fascine di legna.

Daste un eccessivo valore ad un fatto che non lo meritava, parve non ci fosse al mondo di meglio del fumo, parve che con esso tutte le più gravi questioni si sarebbero risolte, non si vide più che fumo, uomini e donne vestiti di quel colore, feste, balli, banchetti, inni tutto in onore di questa orribile cosa....

— Eminentissimo, voi stesso però, ricordate, accorreste a porgergli omaggio quando egli giunse, siete stato anche voi dunque tratto nell'inganno come noi tutti.

— Va bene, è vero, anch'io sono corso, ma.... un momento, io corsi.... prima di tutto per vedere di che bestia si trattava, tutti correvano, pareva che il mondo dovesse divenir suo d'un colpo, capirete, volli assicurarmi coi miei occhi che razza di bestia fosse.... e m'accorsi subito.... che la bestia era molto pericolosa e non avrebbe tardato a nuocere, ecco, ci siamo.

— E perchè non lo diceste subito?

— E come lo potevo dire? Tutti bravo, bravo, bello, bello! Per poco non l'avete fatto imperatore. Dovei entrar nella corrente, e invece pensai: questo non è il momento di parlare, lasciamoli correre.... e corriamo, quando saranno stanchi si fermeranno.

— Che cosa vi disse nell'udienza che aveste con lui, eminentissimo?

— Mi disse.... che so.... le sue solite parole sconnesse.... ch'era leggero.... e che pareva non stimasse altra cosa al mondo all'infuori di questa sua leggerezza.... eresie.... affermazioni da miscredente della peggiore specie.

— E che cosa proporreste di fare?

— Riparare, siete ancora in tempo per riparare. Lo avete innalzato? E voi lo riabbassate. Gli avete affidate opere serie, gravi opere, senza comprendere quali enormi spropositi stavate commettendo, e quelle opere voi glie le togliete presto, subito, e sopra tutto.... allontanatelo dalla società.... fate in modo di farlo scomparire, per il bene di tutti.... escludetelo.

— Pilone se avete qualche cosa da dire....

— Oggi è una bellissima giornata, proprio bella, un magnifico e vivido splendore di sole, gli uomini sono tutti fuori senza ombrello, e si gongolano, passeggiando stupidamente come al solito, sculettano come tante oche, dondolandosi fra di loro, strofinandosi, rimescolandosi come le rane in una pozzanghera.... Ad un tratto il cielo si annuvola, in quattro e quattr'otto vien giù un bell'acquazzone; tutti scappano, saltano di qua, saltano di là, guardano in su, ah! eh! ih! oh! uh! i ranocchi, gridano, scivolano, si rintanano le vecchie talpe, e s'annaffiano tutti ch'è un piacere. Ah! Ah! Ah! Ah!

— Che uomo sconveniente!

— Domani il temporale si è dileguato e non si vedono che passare rapidamente, altissime e leggere le ultime nubi scariche. Tutti quelli che passano hanno sotto il braccio il loro ombrello, e se lo tengono bene stretto, i macacchi e le bertucce, nessuno passa senza. Giunge la sera, non è piovuto. Ah! Ah! Ah! Ah!

— Ma che manieraccia di ridere!

— Che paradossi santo Iddio!

— Ebbene?

— Che cosa intendete di concludere col vostro frizzetto?

— Che siete una manica d'imbecilli!

— E di Perelà che cosa ne pensate?

— Quello che penso di voi.

— E voi che cosa siete?

— Si crede di essere tanto in alto perchè deve pubblicare un libro che non esce mai.

— _Il giudizio universale._

— La grandezza è tutta lì.

— Caro Pilone, e il vostro prestigio sta tutto nel vostro disprezzo.

— Naturalmente.

— E credete che questo possa inalzarvi tanto?

— Oh! mi basta poco, tanto da potervi sputare in capo.

— Che uomo irragionevole!

— La sua presenza nel consiglio è perfettamente inutile oramai, si sa benissimo quello che Pilone dirà: «imbecille o imbecilli» a seconda dei casi.

— «Ebeti e scimuniti».

— Già.

— Ma via Pilone, voi passate per l'uomo più dotto della terra, dar del coglione a tutti a questo modo....

— E in consiglio di Stato.

— Ma se è mezzo analfabeta!

— Insomma che ne dite?

— Sbrigatevela.

— Che cosa ne dite di Alloro?

— Sbrigatevela.

— Che cosa ne dite di Perelà?

— Sbrigatevela.

— Rodella, che ne dite voi?

— Parmi che il nostro tempo sia assai male speso.

— Ma noi gli abbiamo affidato il codice per Dio!

— Bisogna toglierglielo!

— E come si fa?

— Bene, gli si leva, non gli si fa scrivere.

— Ma gli è stato affidato pubblicamente, con reale decreto!

— E gli si leva pubblicamente, con reale decreto!

— E la tessera?

— «_Ispettore generale dello Stato!_»

— «_Riformatore!_»

— «_Degli uomini delle cose e delle istituzioni!_»

— «_Con pieni poteri esecutivi!_»

— «_Materiali e spirituali...._»

— «_et ultra!_»

— Ah!

— Ah!

— Ah!

— Gli si ritira, e si brucia.

— Bruciatela per amor di Dio!

— E gli si rende di fumo come è lui!

— In carattere.

— Benissimo pensata.

— E l'opinione pubblica?

— Al Diavolo!

— Ma chi fu quell'idiota che parlò par il primo di codice?

— Il Re!

— Fu il Re!

— Che ne sa lui? Cosa c'entra lui?

— Fece per scaricarsi il peso dalle spalle, non l'avete capito?

— L'uomo di fumo credeva gli fosse stato mandato apposta chi sa da quale stella!

— Egli aspetta tutti i giorni dei messaggi dai mondi di là, si è così immedesimato nella parte.... e non sa poi che pesci si pigliare col mondo di qua.

— Ma il Re l'ha fatto per non scriverlo lui il codice, si capisce, ha pensato: chi sa quali baggianate saltano fuori, così io non c'entro, c'entra Perelà, se la rifacciano con lui.

— Perelà è di fumo, Perelà bisogna rispettarlo, e io me ne infischio di tutti i codici.

— Ha preso la palla al balzo.

— Ecco.

— E il baggiano è lui.

— I baggiani siamo noi!

— Eppoi sapete che cos'è?

— Che cosa?

— Il Re non teme Perelà, è di fumo.... dite quel che volete, il fumo sarà sempre fumo.

— Ma dopo la riforma del codice?

— Ah! Questo poi.....

— Sarebbe a dire, dopo la riforma?...

— Vedete a quali passi siamo arrivati?

— Non avevate pensato che quell'uomo riformando il codice poteva fare un primo articolo, per esempio, nel quale si dicesse che solamente gli uomini di fumo possono regnare e governare? Non ci avevate pensato a questo?

— È enorme!

— E farsi Re assoluto?

— Che gravità!

— Imperatore!

— Gesù mio!

— Nominarsi Zar!

— Bruciarci vivi tutti!

— Mamma mia!

— Ma perchè fummo così sciocchi?

— Perchè?

— Perchè?

— Perchè?

— In certo modo noi abbiamo consegnate nelle sue mani le chiavi del nostro stato, della nostra casa, della nostra vita, tutto! A un uomo di fumo!

— Pensateci, senza saper nemmeno se era un uomo o no.

— E non lo è.

— Dio mio!

— Al primo venuto.

— Certo, si poteva aspettarne un altro almeno.

— Chi sa poi quanti ce ne sono!

— Sarà meno raro di quello che si crede.

— Dicono che ci sia un paese dove nascono come i funghi!

— Chi sa chi è.

— È enorme!

— Che gravità!

— Ma scusate, ma scusate, e quando anche lui avesse scritto tutti gli articoli di questo mondo, noi abbiamo paura di lui?

— Il fumo sarà sempre fumo.

— E con una buona soffiata lo possiamo mandare a gambe all'aria anche dopo averci scritto diecimila codici.

— Fatelo portar via dal vento.

— E l'opinione pubblica?

— Un corno!

— Ma se davvero ci fosse stato mandato?

— Mandato?

— Da chi?

— Di dove?

— Non saprei....

— Dall'inferno!

— E perchè no?

— Dal diavolo volete dire?

— E perchè no?

— E al diavolo lo rimanderemo!

— Se fosse l'ombra del Diavolo?

— E perchè no?

— Ne ha tutta l'aria.

— _Jesus Maria!_

— Il figlio di Satana sulla terra!

— E perchè no?

— Il figlio di Belzebub!

— Uh!

— Non mandò Iddio il suo, ora ce lo ha mandato lui si vede.

— Poveri noi.

— E lo abbiamo ricevuto!

— Eccome!

— E con quali onori!

— Tutti gli onori!

— Che vergogna!

— Come ci siamo cascati bene!

— L'altro, quello del Dio sommo ed eterno, fu perseguitato e crocifisso.

— Questo lo abbiamo innalzato sugli altari.

— Non se ne indovina mai una.

— È una trappola che ci è stata tesa di sicuro.

— E noi ci siamo entrati.

— Fitto fitto!

— È il figlio di Satana!

— È il figlio di Satana!

— Il figlio di Banzebub!

— Il Cristo del Diavolo!

— Ma naturalmente, tutto nero a quel modo! Ci voleva tanto poco a capirlo.

— Ora capisco!

— Di dove volete che venga un uomo tutto nero, se non viene dall'inferno? Ci scommetterei.

— E lo dite con tanta indifferenza?

— _Jesus Maria!_

— E se fosse mandato da Dio anche questo?

— Impossibile!

— Non regge!

— Egli mandò un'altra volta il suo figliolo.

— Non lo rimanda più, statene certi.

— Non si può mai sapere.

— Ma egli disse pure che sarebbe ritornato.

— È impossibile!

— Ascoltate.... era di candide carni e pure essere di luce e d'amore, questo è un coso tutto grigio che non sente nulla, è come se fosse di mota, la stessa cosa.

— Effettivamente.

— Ma dopo tanti anni....

— Può aver cambiato di colore.

— Non regge.

— È scappato dall'inferno state tranquilli.

— Ascoltate, ascoltate, io sono il vostro Arcivescovo, e vi assicuro che il buon Dio lo ha sulle corna quanto me questo vostro uomo di fumo!

— È mandato dal demonio!

— Dio Dio!

— È il figlio del diavolo.

— _Brrrrr!..._

— Miseri noi che lo abbiamo raccolto!

— Eminentissimo! Benediteci, benediteci, per carità, egli è già entrato forse un poco in tutti noi!

— Bisogna cacciarlo!

— Come si fa?

— Incominciamo a fare gli esorcismi venite via.

— _In nomine Patris, et filii, et spiritus sancti, Amen._

— Se se ne andasse da sè sarebbe meglio.

— Fatelo portar via dal vento.

— È vero, è vero, non è mica tanto prudente sapete mettersi in ruzza anche col diavolo.

— Deve essere un certo arnese....

— Per amor di Dio!

— Bisogna allontanarlo bonariamente.

— Senza farglielo trapelare che ce ne siamo accorti.

— No! Ma che! Lasciatevi guidare da me, sono il vostro arcivescovo, coll'aiuto del buon Dio potremo schiacciarlo.

— E l'opinione pubblica?

— Sveleremo tutto!

— Diremo quello che è.

— Ha ucciso!

— Benissimo!

— Diremo che è il figlio di Belzebub e il popolo farà giustizia da sè, lo massacrerà.

— No, no, no! Non ci mettiamo tanto in ruzza col diavolo vi dico.

— Voi non volete mettervi in ruzza con nessuno!

— Ci sono degli uomini di stoppa a questo mondo!

— Ha ucciso allora!

— Sveleremo!

— Ci vuole un processo.

— Si farà.

— Benone!

— Un processo!

— Il processo!

— Il processo!

— Il processo del figlio di Satana.

— Io me ne lavo le mani!

— No, senza dire che è il figliolo del diavolo, non è necessario, non bisogna dirlo.

— È meglio fingere di non averlo capito.

— Il processo come a un malfattore qualunque, troveremo il modo.

— Ha ucciso!

— Voleva bruciarci tutti!

— Bene!

— Ha fatto fuoco sotto la reggia!

— Bravo!

— Incendiario!

— Omicida!

— Vile!

— Deve, finire da vile!

— Ha ingannata l'opinione pubblica!

— Benissimo!

— È enorme!

— Si è burlato di tutti!

— Si è burlato di noi!

— Del governo!

— Che spavento!

— Ha ucciso!

— Incendiario!

— Assassino!

— Morte!

— Morte!

— Morte!

— Imbecilli!

— Ma Pilone....

PERCHÈ?

Il consiglio ebbe luogo la notte stessa del giorno nel quale Alloro fu trovato carbone.

Prima di salire alla reggia l'eminentissimo Cardinale arcivescovo era disceso nel sotterraneo ad impartire, non già come a un suicida, ma in quanto assassinato, l'assoluzione alla misera salma del vecchio. La mattina seguente i poveri avanzi dovevano essere trasportati al cimitero. E vi furono trasportati per tempissimo, quasi segretamente, poche persone vi assisterono, poche persone poterono accorgersene. La figlia di Alloro era stata pietosamente trattenuta alla reggia, anche perchè essa non mettesse sottosopra tutta la città col suo disperato dolore.

Non si voleva ancora prendere una decisione precisa sul contegno da adottare dinanzi all'opinione pubblica. Si doveva d'un tratto far cadere l'accusa, risultata dal consiglio di urgenza, come un bolide sopra la città, si doveva dichiarare Perelà in istato di arresto, o era meglio agire con qualche riserbo, spiando prima bene quale dirizzone prendesse l'opinione pubblica? Non era meglio spingervela piano piano con qualche astuzia sul cammino voluto?

Una volta che il popolo avesse gridato «morte» tutto era a posto e si poteva uccidere finchè si voleva, ma era bene però quest'ultima parola farla venir fuori dalla viva voce di esso.

Intanto Perelà dal momento della scena nel sotterraneo non era più uscito dal suo appartamento. Nessuno si era recato a chiamarlo, nessuno a chiedergli spiegazioni.... nulla. «Perchè?» Fu convocato il consiglio d'urgenza, la seduta ebbe luogo senza che si fossero fatti vivi ad avvertirlo, come tutte le altre volte, ad invitarlo a parteciparvi. «Perchè?»

Egli passò la nottata pensando a tutte queste faccende, ricordandosi una ad una le facce dei presenti nel sotterraneo al momento del suo arrivo. Quelle facce erano molto cambiate verso di lui, i gentiluomini lo avevano guardato in una tale maniera che a lui giunse completamente nuova. «Perchè?» Per lo scalone, quando erano risaliti negli appartamenti della reggia, avevano tenuti discorsi a voce bassa, in modo che lui non potesse capire, pure accorgendosi che si parlava di lui appunto. «Perchè?» Che cosa aveva fatto? Non aveva detto la verità? Non si era comportato come sempre? Non aveva egli tenuto il solito contegno? Forse non era stata compresa la sua frase? Come potevano dubitare di lui? Che cosa ne sapeva lui? Quel vecchio non gli aveva mai neanche lontanamente fatto dubitare la sua idea, egli lo avrebbe istantaneamente distolto. Come avrebbe potuto insegnargli il suo segreto, s'egli stesso lo ignorava? Che cosa aveva con lui di comune il vecchio Alloro?

Egli spontaneamente gli aveva un giorno rimesso le parole della donna che lo amava, ma lui non aveva fatto che accettare quelle carte senza mai restituirne indietro una sua. Ricordava ancora il sorriso luminoso del vecchio, caldo come i raggi del sole, quella faccia che mentre lo guardava diveniva rossa, rovente, qualcosa che veramente generava luce e calore. Povero vecchio, pensava Perelà, diranno che è la mia vittima ora, voleva divenir leggero, ma sarà vero? Perchè non dirmi una sola parola? Perchè nessuno è venuto qui ierisera, perchè nessuno viene nemmeno stamane?

In tutta la mattinata nessuno si fece vivo nell'appartamento di Perelà.

Le ore passavano ed egli non sapeva che fare. Doveva uscire e recarsi a dimandare? O doveva attendere pazientemente? Si affacciò alla finestra, guardò lungamente il cielo, quasi immergendovisi. Era una magnifica giornata, il sole splendeva sovrano potente nel suo infinito regno celeste, l'aria era azzurra, e Perelà ad occhi socchiusi si sentiva tutto immerso in quella luce, attratto.

Venne mezzogiorno, attese ancora.