I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 2
Part 6
Dopo lui sì regniò Othetana Can con suo primo genito, e gl'altri fratelli suoi andoro a guadagnare altri paesi e molti regni, infino alla terra di Prussia e di Rossia: e tutti si feciono chiamare Can; ma erono però sotto l'ubidienzia del lor primo fratello; sì che per questa cagione fu lo 'mperadore chiamato Cam; e dappoi successono tutti gli altri. Dopo Otetana Cam, regniò Brunon Cam, e poi Mango Cam[34], e questo fu buon cristiano battezato, e dette a tutti e cristiani lettere[35] di perfetta pace, e mandò suo fratello Alaon con gran multitudine di gente per guadagnare la terra santa, e per ridurla nelle mani de' cristiani, e per distruggere la lege di Maometto, e per pigliare el Califfe di Baldach, che era signiore et imperatore di tutti e saracini. E, quando fu preso il Califfe, tanto tesoro vi fu trovato, che appena ne doveva esere altrettanto nel resto del mondo. Alaon fece venire el Calife inanzi a sè, e dissegli per qual cagione e' non aveva tolti molti soldati per una parte di questo tesoro, per difendere il suo paese; e lui rispose, che si credeva assai avere di questi del suo paese propio. Allora disse Alaon: tu fusti a modo che Dio tra' e saracini, e li Dii non debono mangiare vivande mortale; imperò tu non mangerai altro che pietre preziose, e 'l tuo tesoro, che tu avevi tanto acomulato e tanto ragunato e amato. E fecelo mettere in prigione, e tutto il suo tesoro appresso a lui: e quivi si murì di fame e di sete. E dappoi Alaon arebbe guadagnato tutta la terra di promissione e messo nelle mani di cristiani, ma il Gran Cane murì fra quel termine; onde la impresa rimase tutta impedita. Dapoi Mango Cam, regniò Cobilla Cam, el qual fu cristiano e regniò XLII. anni: edificò la gran città di Ieuis in Catai, la quale è assai magiore di Roma. Gli altri Cam, che vennono dappoi, diventorono pagani, e così e successivi, tutti sono stati pagani infino al presente.
DEL TITOLO DEL GRAN CANE, E DEL GOVERNO DELLA CORTE SUA QUANDO SI FA FESTA, E DELLE MANIERE DE' BARONI CHE SERVONO A TAVOLA, E DELLI SAVI CHE VI SONO, E DI MOLTE ALTRE COSE MIRABILE E STUPENDE.
El Gran Cane è el più possente imperadore che sia sotto il firmamento, e così si chiama per titolo nelle sue lettere: _Cam, filius Dei excelsi, omnium universam terram colentium summus Imperator, et Dominus omnium dominantium_. Le lettere intorno al suo suggello suonano talmente, cioè: _Deus in cœlo, et Cam super terram, eius fortitudo omnium hominum Imperatoris sigillum_. E così è scritto nel suo piccolo sigillo. E quantunque questo imperadore non sia di presente cristiano, niente di meno lui e tutti e tartari credono in Dio immortale e onnipotente. E quando egli vogliono minacciare alcuno, dicono: Dio sa bene, che tu ti comprasti quello che io ti farò: tal cosa dicendogli, ciò che voglion fare. Poi che io v'ho detto la cagione, per la quale lo imperadore si chiama Cane, iscriverò ora il governamento de la corte sua, quando egli fa festa solenne, cioè le quattro principale feste dell'anno. La prima festa è de la sua natività; l'altra della sua presentazione nel luogo di Moisach, cioè nel tempio dove fanno una maniera di circuncisione: le altre due feste sono di duoi loro idoli; la prima quando l'idolo fu prima posto nel tempio e intronizzato[36]; l'altra quando l'idolo cominciò a parlare, o vero o fare il primo miracolo. Altre feste solenne non fanno, se non quando un de' suo figliuoli pigliassi moglie. Or sappiate, che a ciascuna di queste feste è grandissima copia di popolo, e molto ordinato e armato per migliaia e per centinaia e per decine; e ognuno sa ben chi el debe servire, e ciascuno si è ben acorto e atento a quelo che gl'apartiene; che non v'è difetto alcuno. Prima vi sono quatro mila baroni, richi e possenti, per guardare e ordinare la festa e per servire lo 'mperadore. Queste feste solenne son fatte di fuori nelle tende fatte di drappi d'oro di Tartaria e di camosciato, molto nobilissimamente. Tutti questi baroni ànno corone d'oro sopra le teste loro, molto nobile e molte riche, lavorate di gran pietre preziose e di perle grosse orientale, e tutti son vestiti di drappi d'oro di Tartaria, o vero di camossciato, e più pulitamente che nel mondo si potessi pensare nè scrivere. E sono queste vestimenta tutte fregiate d'oro d'intorno e lavorate di pietre preziose molto ricamente; e non dimeno drappi d'oro e di seta sono quivi a miglior mercato, che non sono di qua e panni di lana. Questi quatro mila baroni sono partiti in quatro parte, o sia compagnie; e ciascun migliaio è vestito di drappi d'un colore solo, e sono così bene adornati ricamente, che è una maraviglia a vedere. El primo migliaio, il quale è di duchi, di conti e di marchesi e d'amiragli, son vestiti di drapi d'oro, tessuti di seta verde, e ricamati d'oro e di pietre preziose, al modo come io ò detto di sopra. El sicondo migliaio è vestito tuto di drappi di colore di diaspro e di seta vermiglia, tuta fregiata a oro e a perle, molto nobilissimamente lavorate. El terzo migliaio è vestito di drapi di seta purpurina di India. El quarto miglaio è vestito di drapi bianchi, e tute le lor veste sono nobilissime e pulitamente lavorate d'oro, di pietre e perle, chè uno uomo di nostro paese, avendo una sola di queste veste, potrebe per vero dire, che mai non sarebe povero; però che le lor pietre e perle varebono un gran tesoro di qua, più che non fanno di là. E, in tal modo aconci e chiamati, vanno ordinatamente a due a due inanzi a lo 'mperadore sanza parlare, inclinandosi solennemente. Ciascuno di loro porta inanzi a sè una tavoletta di diaspro, o d'avorio, o di cristallo, o di ametiste: inanzi a loro vanno tutti e pifferi, sonando di molti e diversi strumenti. Quando el primo migliaio è passato, e fatto la sua mostra, e' si tirano da lato a una parte. Poi passa oltre l'altro migliaio, e così el terzo, e anche il quarto, a uno modo; nè uno solo v'è che parli una sola parola. A lato a la tavola dello imperadore, il quale siede in tribunale, seggono di molti filosafi e savi di molte scienzie, come d'astronomia, di geometria, di negromanzia, di idromanzia, di augurii e di molte altre scienzie. Alcuni di questi filosafi ànno, inanzi a loro, astrolabii, sproni d'oro, vasi d'oro pieni di sabione, teste di morti, ne le quali fanno parlare maligni spiriti; e alcuni vaselli d'oro pieni di carboni ardenti; vaselli d'oro pieni d'acqua; altri d'olio; altri di vino; oriuoli d'oro e molti altri loro istrumenti, sicondo le loro scienzie. A certe ore, quando pare a loro, e' dicono a' suoi vassalli e a' famigli, che tutta via stanno inanzi a loro, disiderosi e pronti per fornire e loro comandamenti: fate pace. Allora dicono e famigli: fate pace; ascoltate. Poi dicono e filosafi: ciascuno faccia riverenzia, e fortemente inchini allo imperadore, il qual è figliuol di Dio e signior superno di tutto il mondo, perchè l'ora è di presente: e ciascuno abassa el capo a terra. Poi dicono questi filosafi: levate su. Poi a un'altra ora dirà un filosafo: mettete il vostro piccol dito nell'orechio vostro: e subitamente egli el fanno. E un'altra ora dirà un altro filosafo: mettete la vostra mano inanzi alla vostra bocca: e egli il fanno. Poi dice un altro: mettete la vostra mano sopra la vostra testa: e egli subitamente el fanno. Poi dice, che egli la levino; e così fanno. E in questo modo, d'ora in ora, gli dicono diverse cose; e dicono che queste cose ànno grandissimo misterio. Io gli domandai da parte, qual misterio e qual significazione avevono queste cose. Egliono mi risposono, che l'abassar le teste in questa ora aveva così fatto misterio, che, tutti quegli che l'avevono abassata, sarebono sempre ubidenti a lo imperadore, che nè per doni nè per promesse poterebono mai esere corroti, nè, per alcuno avere, inclinati a fare alcuno tradimento. Di mettere il dito nell'orechie dicevono, che niuno di quegli poterebe mai udir cosa contro a lo imperadore, che subito non gliene dicessino, se ben fussi il padre, figliuolo o fratello che 'l dicessi. E così di ciascuna persona o di cosa ch'egli dicono o fanno fare, eglino dànno diversi misterii. Siate certi che nessuna cosa si fa che appartenga allo imperadore nè drappi, nè panni, nè veruna altra cosa, salvo che a quella ora che dicono e filosafi, e' non moverebono un passo, se none a punti di stelle. E se nella terra de lo 'mperadore si fa guerra, o vero cosa a lui contraria, questo subito e filosafi e negromanti el vegono, e dicono a lo 'mperadore, o al suo consiglio: Signiore, di presente nella terra vostra, o in tal parte, si fa la tal cosa. E subito lo 'mperadore manda gente verso quella parte, e fa la sua providigione. Quando e filosafi ànno così fatto e suoi comandamenti, e' pifferi cominciono a sonare, e ciascuno el suo istromento, l'uno e poi l'altro, e fanno una gran melodia. Quando ànno sonato un gran pezzo, uno de' pifferi dello imperadore monta alto sopra una sedia lavorata molto nobilmente, e grida, e dice: fate pace; e ciascuno si tace. Da poi vengono tutti quegli del parentado dello imperadore, aparechiati molto nobilmente di drapo d'oro, e quali ànno aparechiati cavagli bianchi, quanti ne possono avere; e poi il siniscalco della corte chiamagli tutti, e nomina prima il più nobile, dicendo: siate aparechiati con el tale numero di cavagli bianchi per servire il nostro imperadore, signior nostro. E così, digradando, chiama tutti quegli dello 'mperadore; e poi, quando gli à così chiamati tutti, e' passono inanzi a lo 'mperadore l'uno dietro a l'altro; e, così ordinati, entrono l'uno dopo l'altro e presenton loro cavagli bianchi a lo 'mperadore, e passono oltre. E dapoi viene gli altri baroni, ciascuno di quegli gli dona, o vero presenta gioielli, o vero altra cosa, sicondo la lor condizione. Dipoi vengono e prelati de la lor legge, e ciascun gli dona qualche cosa: poi quando egli ànno tutti oferto a lo 'mperadore, el magiore de' prelati dona la sua benedizione, dicendo l'orazioni de la sua legge. Poi cominciono e pifferi a sonare un'altra volta; e quando gl'ànno così un pezzo sonato, e' restono e fanno venire inanzi allo 'mperadore lioni provati e altre bestie, aquile e avoltoi, e altre ragione d'animali, di pesci e serpe, per fargli riverenzia, perchè e' dicono che ogni criatura debe ubidire a lui e fagli onore e riverenzia. E poi vengono giocolatori e incantatori, che fanno trope maraviglie; però che fanno venire nell'aria el sole e la luna per sembianza (per fare riverenzia al Re), di tanta chiarezza, che quasi l'uno non può veder l'altro. Poi fanno venire la notte, sì che e' non si vede quasi niente. Poi fanno ritornare el dì: poi fanno venire danze con le più belle fanciulle del mondo, sì come paiono; e fanno venire altre fanciulle, che portono coppe d'oro piene di latte di vacca, e dànno da bere a' gran signiori e a gran donne; e po' fanno venire cavalieri che giostrono nell'aria, armati molto pulitamente di tutte l'arme che s'apartengono a giostra, e rompono le lance sì ferventemente, che e tronconi volano per tutte le tavole. Poi fanno venire cacce di cervi, e di cinghiali, e di cani coridori, e in somma fanno tante diverse cose, che è una maravigliosa cosa a vedere. E questi giuochi fanno insino a ora di mangiare. Questo imperadore à molte gente per servirlo, come io v'ò altre volte detto, e di piferi el numero è di XIII. cornuas: uno di questi cornuas fa di numero X. migliaia; ma e' none istanno però tutti con lui: però che tutti e piferi vengono inanzi a lui di qualunque nazione: egli gli fa tenere nella sua stanza; e quantunque e' vadino in altre terre, egliono non dimeno si chiamono piferi dello imperadore; e però n'è così gran numero de' valenti. E famigli[37] che sono diputati a la guardia degl'ucegli, astori, girifalchi, sparvieri, falconi gentili di riviera, e pappagalli parlanti, e altri uccegli; e così quegli che guardano le bestie salvatiche, mille elefanti e più, e altre diverse bestie arabiche, scimmie, marmotte, e altre bestie sono per numero XV. cornuas: e li fisici per la sua persona sono CCº., e i più sono cristiani, e sonvene XX. saracini; però che più si fida nell'opere de' cristiani che de' saracini. L'altra comune gente e famiglia è quasi innumerabile, e tutti ànno ciò che bisogna dalla corte dello imperadore. Ne la corte vi sono molti baroni e servidori che sono cristiani, che ivi stanno convertiti a la buona fede per le predicazioni de' religiosi cristiani che ivi sono; ma vi è molti, che non vogliono che si sappia, che sieno cristiani. Questo imperadore può spendere quanto vuole sanza istimazione, perchè egli non fa spendere oro nè ariento; nè d'altro fa moneta, che di corame e di papiro improntato. Ed è la moneta di vario pregio, sicondo la impronta sua; e quando la moneta è fatta vechia per molto manegiarla e è rotta e guasta, el tesoriere dello imperadore ne dà della nuova per la vecchia, una per una, per tutto el suo paese e per tutte le sue province, perchè ivi, come ò detto, non fanno monete d'oro nè d'ariento; e però pote egli spendere assai; ma dell'oro e dell'ariento, che è in suo paese, fa tutta via lavorare nel suo palazo e far cose diverse e mutare e rimutare sì come a lui piace. Nella sua camera è una colonna d'oro, sopra la quale è un rubino de la lungheza d'un piede, el quale di notte alumina tutta la camera. Questo rubino non è però diritto vermiglio, ma tiene di colore d'un bruno amatista: ivi sono molte pietre preziose e molti altri rubini, ma questo è el meglio e il più prezioso che lui abia. Item, al tempo della state sta lo imperadore a una città, che è inverso Bissa, la qual si chiama Sedon: ivi è assai freddo. Al tempo di verno sta in una città di Camacalech, ove è molto caldo paese, ma comunemente sta a Chaida, o vero in Ions, che è buon paese e asai temperato, secondo el paese di là: ma di qua parrebbe troppo caldo[38]. Item, quando lo imperadore cavalca da un paese a l'altro, egli fa ordinare IIIIº. oste delle gente sue. El primo oste va inanzi a lui una giornata, però che questo oste giace la notte, dove lo 'mperadore debe giacere la mattina: ivi truova ogni uomo ciò che gli bisogna; e a questo primo oste, e da cavalo e da piede, son per numero L. cornuas: un altro oste va a la destra parte, di lungi una meza giornata, e l'altro a la sinistra parte altrettanto; e a ciascuno di questi due osti son tante genti, quante nel primo. El quarto, che è assai magiore che niun degl'altri, va dietro a lo 'mperadore, lontano a una arcata; e ciascuno oste ànno la sua giornata ordinatamente in certi luoghi, dove debono star la notte, e ivi egli truovono quanto fa di bisognio: e se aviene che una di quelle oste muore, subito n'è rimesso un altro in suo luogo, sì che il numero rimane sempre intero.
DELLA MANIERA DEL GRAN CANE QUANDO LUI CAVALCA, E DI COLORO CHE CAVALCANO SECO, E DELLA SIGNIORIA E GRAN POSSANZA SUA.
E sappiate, che lo 'mperadore colla sua persona non cavalca mai: el simile e gran signiori di là, salvo se eglino volessino andare in alcuna parte con poca compagnia secretamente; e questo per non essere conosciuto. Lo 'mperadore va in una carretta di IIIIº. ruote, sopra la quale è una bella camera fatta d'una ragione legno chiamato aloes, el quale è condotto per un fiume dal paradiso, come io ò detto di sopra. Questa camera è molto odorifera, per cagione di questo legnio, e è tutta coperta di dentro, la camera, di piastre d'oro con pietre preziose e perle grosse: quattro elefanti e quattro destrieri bianchi, coperti di riche coperture, tirono questa carretta, e sei gran signiori vanno d'intorno a la carretta, a cavallo e aparechiati molto nobilmente: e niuno s'aprossima a la carretta, salvo questi signiori e quegli che son chiamati dallo imperadore per parlare. Sopra questa camera sono posti certi girofalchi, a ciò che, vedendo lo 'mperadore uno uccello salvatico, e volendo vedere e aver piacere di quello, gli lascia uno d'essi suoi girofalchi e più, come gli piace: in questo si piglia diletto passando pel paese. E, come io ho detto, niun cavalca inanzi a lui di sua compagnia, anzi tutti vengono dipoi, lungo lui, e niuno s'ardisce apressarsi a la camera, ecetto que' signiori che sono intorno a lui: e tutto l'oste vien dopo lui pianamente, dove è gran moltitudine di gente. In una simile carretta, e similmente ordinate vanno le imperadrici, ciascuna per sè, in IIII. osti, a modo che va lo 'mperadore, ma non con così gran moltitudine di gente. Dappoi il primo genito suo va in un altro carro e per un'altra via, per questa e con questa medesima maniera, ed è una maravigliosissima cosa a vedere la gran multitudine di gente: nissuno crederebbe la somma, chi non la vedessi! Alcuna volta aviene, che lo 'mperadore non va molto dilungi da loro, anzi va insieme, e sono loro gente nobile e ordinate e partite in IIII. parte[39]. Item, lo imperio di questo Gran Cane è partito in XII. province: in ciascuna provincia sono più di duo mila città, e ville sanza numero; e 'l suo paese è molto grande, però ch'egli à XII. Re principali, de' quali ciascuno à molti Re sotto posti a lui, e tutti ubidiscono al Gran Cane. La sua terra e la sua signoria dura tanto, che si starebe a andare da l'un capo a l'altro, per mare e per terra, più d'un anno: e pe' diserti, dove non si truova alcuna villa, vi sono ordinati ostelli per giornate, dove i trapassanti possin trovare quel che gli fa bisognio, a ciò che si possa andare per lo paese.
DEL MODO CHE OSSERVONO E CORRIERI SUA IN PORTARE PRESTO LE NUOVE, E DELLE COSE CHE SI FANNO AL GRAN CANE QUANDO CAVALCA PER LO SUO PAESE.
In quello paese è una maravigliosa usanza, ma è utile, perchè quando alcuno contrario viene, o altre novelle che tocchi allo imperadore, sì sa tanto in un dì, che un altro non saprebbe in tre, perchè ha gli cavallari ordinati che subito montono sopra durmedrari, o vero cavagli corridori, e vanno sempre correndo infino a uno oste de' predetti; e, quando lui s'appressa, suona un corno, e colui che è all'oste lo intende, e subito è aparechiato un altro e dà le lettere, e va correndo; e così, correndo, tramutandosi l'uno e l'altro, giugne a lo 'mperadore; e a questo modo à presto novelle: e son questi corrieri nel lor linguaggio chiamati adilla, che tanto vuol dire, quanto messaggieri. Quando lo 'mperadore va da un paese a un altro, sicondo il modo che io ò detto, e passa per le città e per le ville, ciascuno inanzi al suo uscio fa fuoco, e ardono polvere d'incenso molto odorifero, per donare buono odore a lo 'mperadore; e le genti s'inginochiono intorno a lui; e lungo le contrade sì gli fanno gran riverenzia: e i cristiani e i religiosi, che stanno nelle sue terre, gli vanno inanzi a la procissione colla croce e aqua benedetta; e andando verso lui cantano ad alta boce:_ Veni, creator spiritus_. E quando egli ode, comanda a' signiori, che sono dallato a lui, che cavalchino e faccino venire inanzi a lui questi religiosi. E quando e' s'appressono e che vede la croce, si leva el suo galeotto, che siede sopra a la sua testa a modo d'un cappello di feltro, fatto d'oro e di pietre preziose e di perle grosse, el quale è tanto ricco, che sarebe stimato un reame di quel paese; e poi s'inginochia contro a la croce e fagli riverenza. Poi il prelato di questi religiosi dice inanzi a lui orazioni, e poi lo benedice colla croce; e lui s'inchina alla benedizione molto divotamente: e poi il prelato gli dona alcun frutto al numero di nove in un piattello d'ariento, cioè pere, o frutte, o pomi, o altre frutte; e lui ne piglia uno, e poi ne dà agli altri signiori che son d'intorno; però che l'usanza è tale, che niuno forestieri venga inanzi, che non gli doni qualche cosa, sicondo l'antica lege, che dice. _Non apperebis in conspectu meo vacuus_. Di poi lo 'mperadore dice a li religiosi, che si tirino indietro, a ciò che non sieno soffocati per la grande multitudine de' cavagli che vengono. El simile fanno a quelli che stanno nel campo della imperadrice: il simile fanno al primo genito, presentandogli dei frutti. E sapiate, che queste tante genti, che sono in queste tante oste d'intorno a lui e intorno alle moglie e i suoi figliuoli, non istanno continuamente con lui, ma, ogni volta che gli piace, son comandati, e poi tornono nelle propie stanze, salvo quegli che stanno per servire a lui e alle sue moglie e lor figliuoli per governare la sua corte. E quantunque tutti gli altri si partino, non dimeno comunemente e onorevolmente si stanno con lui nella corte L. mila uomini da cavallo e dumila da piedi, sanza e pifferi, e sanza quegli che guardano le bestie salvatiche, e gl'uccegli; el numero de' quali ò di sopra detto. Sotto il firmamento, nè sopra terra, nè sotto terra non è sì gran signore[40], come è il Gran Cane. El prete Giovanni, el quale è imperadore dell'alta India, e 'l Soldano di Babillonia con lo imperadore di Persia, nè di nobilità, nè di richezze non ànno comparazione alla sua possanza; imperò che egli avanza tutti i principi terreni. Adunque gran danno è che e' non creda in Dio fermamente. Lui ode molto volentieri parlare di Dio, e lascia farsi cristiano chiunque vuole per tutto el suo paese; però che a niuno è negato e vietato a mantenere qual legge si vuole. In questo paese uno à cento moglie, uno XL.; e chi più, e chi meno: egli pigliono le loro parenti per moglie, ecetto la madre, e le figliuole, e le sorelle; ma egli possono pigliare le sorelle da parte di padre d'un'altra femmina, e le moglie de' frategli, dopo la morte. E' portono tutti e drappi larghi sanza foderare, e sono interi dinanzi e di dietro, e dallato è allacciato e formato di seta; e portono le pelliccie di sopra, e non portono nè vestono nè usono cappucci. Usono una maniera di mantegli fessi dallato, sopra e quali si vestono e capucci a modo d'un capperone. Le femine loro si vestono a modo che gli uomini, sì che e' non si conoscono gl'uomini dalle femine, se non le maritate, che portono un segno sopra 'l capo; e gl'uomini non istanno insieme colle femine, ma ciascuno da sè; e l'uomo va da quella che gli piace a la sua casa; uomini e femine. Le case loro sono ritonde, fatte di bastoni, con una sola finestra ritonda di sopra, la quale fa i' lume, e dove n'esce il fummo: il coperto e le parete dentro sono di feltro. Quando e' vanno in guerra, e' portono le case seco a modo che noi facciamo le tende e' padiglioni, e fanno el fuoco nel mezzo della casa. Item, egli ànno grandissima moltitudine d'ogni maniera di bestiame, salvo che de' porci, de' quali egli non notriscono.
DEL MODO DEL SACRIFICARE LORO, E DE' NOMI DEI FIGLIUOLI DEL GRAN CANE.
Costoro credono in uno Dio, il quale criò e fece ogni cosa, e non dimeno egli ànno idoli d'oro e d'ariento e gli offeriscono sempre latte di bestie loro; così delle vivande e del vino prima ch'egli mangino; e ispesse volte oferiscono cavagli e altre bestie, e chiamono, lo Idio di natura, Iroga; e il loro imperadore, abia il nome come si voglia, egli lo chiamono Cane. Quando io fui in quel paese, il loro imperadore aveva nome Tinth Cane, e 'l suo figliuolo aveva nome Cosuc, e quando sarà fatto imperadore si chiamerà Cosuc Cam. Questo imperadore aveva XII. figliuoli, sanza quello, e nomi de' quali son questi: Cahadai, Vinim, Neag, Vocab, Cadi, Sida, Tuie, Soalac, Rabi, Cam, Gare, Gan[41]; e aveva tre moglie; la prima e principale fu figliuola del prete Giovanni, e aveva nome Serocam, e l'altra Heracam. Queste genti cominciono a fare ogni cosa a luna nuova, e molto onorono la luna e il sole, e spesso s'inginochiono verso di quegli. Egli cavalcono comunemente sanza isproni, ma portono sempre una sferza in mano, colla quale isferzono il cavallo.
DELLE COSE CHE E' TENGONO PER PECATO E DELLA PENITENZIA CHE GLI CONVIENE FARE PER QUESTI PECCATI, E DEL MODO CH'EGLI TENGONO A PRESENTARE IL GRAN CANE.