I rossi e i neri, vol. 2

Chapter 17

Chapter 173,846 wordsPublic domain

Frattanto, insieme collo stuolo delle monache, giunse una conversa (quella ch'egli chiamava riverentemente la madre Bibiana) con una brocca d'acqua tra mani. E qui bisogna dirlo ad onore di mastro Pasquale, non badando al susurro, al tramestio che facevano quelle sante madri intorno a lui, non pensando più che tanto al suo danno imminente, egli si adoperò, stiam per dire colle mani e co' piedi, a far rinvenire la giovinetta, che fino a quel punto non aveva dato segno di vita.

--Povera piccina!--pensava egli, mentre le veniva spruzzando il viso.--Vedete mò, le buone notizie, quando vengono improvvise! Ho forse fatto male. Ma come si poteva fare diverso, con quell'altra alle costole?--

Tutto il sacro capitolo gli si stringeva curiosamente alle spalle. Ce n'erano d'ogni forma e d'ogni età, come diceva Leporello, grasse e magre, alte e basse, vecchie e giovani, belle e brutte; queste a dir vero più numerose dell'altre. Talune, dal mento fiorito di peli e dall'accento mascolino, apparivano, anzichè monache, carabinieri travestiti; talaltre, dal naso imbrattato di tabacco, dagli occhiali inforcati, dalla voce chioccia, si poteva argomentare che fossero consiglieri d'appello; nè ci mancava l'avvocato fiscale, che sotto le spoglie di Madre Maddalena, poteva mettere innanzi il corpo del reato e chiedere la condanna del colpevole ai signori giurati.

La povera Maria, tornata finalmente in sè, fu per comando della superiora portata dalle converse nella sua cella. Pasquale avrebbe voluto far lui quella impresa; ma un no imperioso gli avea fatte cadere le, braccia. Pensò allora di tornarsene ai suo pentolino, e mogio mogio sbiettò dietro un filare di viti.

--Chi mi scampa, adesso da quelle megere?--pensò egli; che, parlando con sè medesimo, non si reputava obbligato a tanti riguardi.--Se potevo giungere all'uscio, infilavo le scale, e buona notte! Ora, invece, eccomi colto come una volpe alla tagliuola....--

Mastro Pasquale aveva una battisoffia in corpo, da non dirsi a parole. Se avesse studiato mitologia, si sarebbe ricordato di Orfeo, e della mala fine che fece tra le Baccanti che ognuna ne volle uno spicchio.

--Dove andate, quell'uomo?--tuonò improvvisamente la voce della badessa.

--Ahi, ahi! Son già diventato quell'uomo!--borbottò il povero gobbo.--Con sua licenza, Madre reverendissima--rispose ad alta voce;--vado a dare una mano di colore; se no, mi secca nel pentolino.

--Non importa; venite qua!--

Mastro Pasquale ci andò come la biscia all'incanto. Teneva gli occhi bassi, ma non tanto che non gli fosse dato vedere il malaugurato biglietto tra le dita della badessa.

--Ho capito;--disse tra sè,--ci siamo!--

E armatosi di coraggio, quanto più gli venne fatto tirarne su dai precordii, sollevò la fronte a guardare l'eccellentissimo tribunale.

--Che cosa significa questo foglio di carta?--

Il legnaiuolo fece l'atto di stringersi nelle spalle, e spinse fuori il labbro inferiore; maniera volgare, ma eloquente, di dirle che egli non ne sapeva un bel nulla.

La madre badessa allora, volgendosi alle monache, e in mezzo alle loro esclamazioni di orrore, di raccapriccio, lesse ad alta voce il biglietto.

«--Non temete, signorina, non vi perdete d'animo; mostrate di accettare ogni cosa che vi si proponga. Lorenzo è in Genova; egli e i suoi amici vegliano su di voi; vi salveranno ad ogni costo, e tra breve.» Questo infame biglietto, che desta un senso di esecrazione in tutte le Madri qui raccolte,--proseguì la badessa, volgendosi da capo a Pasquale,--non può essere stato portato qua dentro se non da voi, confessatelo!

--Non so nulla, io, non so nulla!--gridò il legnaiuolo.

--Ah, nulla? proprio nulla? Bravo, Pasquale! Questo è il modo di governarsi in un sacro luogo? Questo è il modo di corrispondere alla fiducia che s'era posta in voi, nella santità dei vostri costumi? Vergognatevi! Avete già un piè nella fossa, e in cambio di mettervi in grazia al Signore, vi macchiate di sacrilegio, pagate di questa moneta la nostra bontà, il guadagno che fate da tanti anni in questo convento...

--Oh, per questo,--interruppe Pasquale, che vedeva andar la predica per le lunghe, e tanto, o prima, o dopo, bisognava rompere il ghiaccio,--la non si metta sui trampoli. Vossignoria reverendissima. Trecento lire genovesi, da ottanta centesimi l'una, e chiamato quassù tre volte almeno per settimana, ora per una cosa or per l'altra, che più ci ho rimesso di scarpe!

--Sì, neh?--entrò a dire Bibiana, la conversa;--e il bicchier di vino e i cantucci da inzupparvi dentro, che vi si davano ad ogni tanto, non li mettete in conto, bocca mia dolce?

--Mille grazie. Reverendissima!--ribattè l'altro alla conversa, con un piglio ironico che fece increspar le labbra a più d'una di quelle Madri.--Ed Ella non le mette mica in conto, le gazzette che io....

--Basta, basta!--gridò la badessa, dando sulla voce a lui e accennando alla conversa che si tenesse la lingua tra' denti.--Non è da noi il trattenerci qui a garrire con un pari vostro, così indurito nelle male opere.

--Metta che io sia una stiappa di merluzzo;--non potè tenersi dal rispondere il gobbo.

--E bisognerà dare un esempio;--soggiunse la badessa, senza scomporsi.

--Purchè non si tratti d'unghiate, io me la rido;--pensò mastro Pasquale. E stette imperterrito ad aspettar la sentenza.

--Meritereste di andare a marcire in una prigione;--proseguì la giudichessa;--ma noi non useremo i mezzi della giustizia umana, bastandoci i castighi della divina, che vi attendono, se durate nel vostro peccato. Quella è la porta, e badate! non metterete più piede qua dentro.

--Che io mi possa rompere il nodo del collo se ci torno!--gridò sollevato il legnaiuolo, in quella che sguisciava in mezzo a due file di monache per correre all'uscio.--Se ne cerchino pure un altro, le Signorie loro reverendissime!

--Oh, non ne mancheranno di certo, e più rispettosi di voi;--disse la madre badessa.

--E più timorati di Dio;--aggiunse la madre Maddalena.

--E meno gobbi!--chiuse la conversa Bibiana, che aveva, come il lettore argomenta, la sua vendetta da fare contro il manigoldo che le aveva data la baia.

Non l'avesse mai detta! Mastro Pasquale, che era gobbo come un dromedario, e da quella parte lì non pativa la celia, si rivoltò come una vipera a cui sia pestata la coda.

--Gobbo a me? Brutte streghe! gobbo a me? Sono i peccati delle Signorie Loro reverendissime, che mi tocca portar sulle spalle, e tutti i giorni s'accresce la soma. Vedete bel modo di trattare i galantuomini! Gobbo a me! Con questa gobba io ho trovato moglie, e Lei colla sua bazza non ha trovato nemmeno un orbo che la volesse per accompagnatura.

--Bibiana,--tuonò la badessa con piglio severo,--quest'oggi e dimani rimarrete a far penitenza. E voi andate una volta, malcreato!

--Ah sì? anche malcreato?--gridò il legnaiuolo, più inviperito che mai, piantandosi vicino all'uscio, come Aiace sul vallo.--A me gobbo? a me malcreato? Streghe, befane, versiere, biliorse, arcaliffe, che nemmeno il diavolo le vorrebbe in cucina per fargli la zuppa! Ma, l'hanno a pagar cara! Venga chi so dir io al comando, e se n'andranno tutte quante in mezzo alla strada, se n'andranno!

--Scellerato! Lo sentite?--esclamò la badessa, volgendosi con aria stupefatta alle suore.

--Sì, e voglio che mi sentano perfino da Mascherona, e dal pozzo di Sarzano!--incalzò il gobbo.--Sì, l'ho detto e lo ripeto, in mezzo alla strada!

--Sta bene,--soggiunse un'altra delle Madri;--intanto andateci voi.

--E non troveranno un cane che faccia loro la limosina di un osso.

--Santa pazienza!--esclamò la Madre Maddalena.

--Ma andate, suvvia!--gridarono allora, facendoglisi incontro, parecchie delle più robuste.

Orfeo capì allora che non c'era più tempo da perdere, e passò incontanente la porta. Le Madri finalmente respirarono; ma Pasquale non aveva anche finito, poichè, comparso da capo nel vano, alzò il braccio, tese l'indice in atto di maledizione, gridando con quanto fiato aveva in corpo:--se n'andranno; sì, se n'andranno!--

E fu la sua ultima: dopo di che scese le scale brontolando, seguito dalla conversa, che gli aperse la porta di servizio e gliela richiuse tosto sulla gobba.

Egli era già in istrada, allorquando, vedendosi colle braccia penzoloni e le mani inoperose, si sovvenne del suo pentolino, che nella fretta aveva dimenticato lassù.

Tornò indietro, col proposito deliberato di bussare e andarsi a pigliare il fatto suo; ma quando fu per abbrancare la corda del campanello, un'altra cosa gli sovvenne, cioè il voto che avea fatto pur dianzi di rompersi il nodo del collo, se riponeva piede nel monastero. Ora mastro Pasquale era superstizioso, e portava al suo collo quel ragionevole amore che ci hanno, si può dire, tutti i figli d'Adamo.

--Se me lo rompessi davvero?--pensò il legnaiuolo.--No, no, Pasquale; la donna che te l'ha fatto, l'è ita in gloria, e non potrebbe più fabbricartene uno nuovo. Aggiungi, che da questo ginepraio ne sei uscito a buon patto, e la Provvidenza non s'ha a tentarla due volte. Ma adagio un tantino; ne sono io poi uscito tanto a buon patto? Un trecento di lire le buscavo, e dove quelle andavano, non ne occorrevano altre. Ora, chi m'avesse visto e udito poc'anzi, trar calci a quella moneta, non m'avrebbe tolto pel banchiere Parodi? Sicuro, il cognome ce l'ho, e il banco del pari; ma un banco da menarvi la pialla; il cognome, poi, posso andarmelo a spendere!--

In questi discorsi il nostro Pasquale era sceso dall'erta di Mascherona, per andarsene poco lontano, dove ci aveva casa e bottega. Ma più s'avvicinava ai dolci penati, e più gli sbollivano le ire.

--L'ho fatta, e adesso mi bisognerà rasciugarla. Del resto, domando io, come potevo uscirne altrimenti? Mi fossi anco buttato ginocchioni e tanto mi mandavano a spasso, dopo quel negozio della lettera. Non avrei dovuto mettermi in quella briga, e ricordarmi il detto de' miei vecchi, che cenci van sempre in aria; ma sì!... Quel Garaventa è un così allegro compagnone, che s'ha da volergli bene per forza, e fare tutto ciò ch'egli vuole. E che buon vino si beve, in sua compagnia! Altro che il vino delle monache! Peccato ch'egli baci a mala pena il bicchiere! Si direbbe che n'abbia paura, lui, un vecchio soldato d'America! Basta, quel che non imbotta Michele imbotta Pasquale, e i conti si pareggiano. L'ho a far rimanere di princisbecche, or ora, quando gli racconterò che il colpo è fatto a dovere. E quell'altro signore, quello della gazzetta, sarà certamente con lui ad aspettarmi, poichè ci ha il diavolo dell'impazienza in corpo. Giovani, giovani! Quand'ero giovine io, ne ho fatte la mia parte, per sposarmi la Tecla!... E adesso anche lei m'è diventata una vecchia brenna, piena di guidaleschi, brontolona, balorda. Chi me l'avesse detto, quando s'era promessi e s'andava a far la nottata fino alla Madonna della Guardia, per trovarci lassù prima dell'alba? Che grazia di Dio! Al primo raggio di sole ci si specchiava tutti nelle nostre facce scialbe e nei nostri occhi lividi; ma lei, la Tecla, era là, colorita e fresca come una mela carla. E ce n'erano di volti a strizzarle l'occhio, ce n'erano, di questi damerini che vanno attorno per le fiere; ma lei dura; volle Pasquale, ed ebbe Pasquale. E l'ha tuttavia, il su' omo, ma con trent'anni di sopraccarico. Povero cavallo bolso, ha finito anche lui di trottare; le spalle poi gli si sono incurvate, come per fargli vedere la fossa. Ma vedete un po' quelle scimunite, quelle teste imbacuccate! Perchè la fatica m'ha concio a questo modo, s'ha a darmi del gobbo?--

XIX.

Come una buona azione ricevesse il suo premio.

Mastro Pasquale era frattanto arrivato in bottega, dove s'aspettava di veder Michele coll'altro «della gazzetta», ma dove non vide altri che il suo fattorino, giovine allocco che se ne stava guastando colla sgorbia un pezzo di legno di tiglio, per farne non sappiam quale balocco.

--E così, non c'è nessuno?--dimandò il legnaiuolo.

--Sì, principale, ci son io.

--Lo vedo, babbaccione, che ci sei tu. Dico se non c'è stato ancora nessuno.

--Sì, c'è stato il Trinca che andava all'osteria a pigliarsi una zuppa, e voleva darvi il buon giorno.

--Va là, bietolone; chi ti domanda del Trinca? Ti domando se è venuto nessuno che avesse bisogno di parlarmi.

--Ah, ho capito; sì, c'è stato uno, ma il nome non lo so.

--E se n'è andato?

--Sì, principale.

--Senza lasciar detto nulla?

--Non lo so, perchè è passato di sopra, da vostra moglie.

--Bestia! potevi dirmelo subito, e non avrei perso tanto fiato con te.

--Non me lo avete domandato, principale....

--Uff! Riporrai que' ferri, che poi a raccapezzarli ci metterei tre ore, infingardaccio, buono a nulla, balordo che sei!

--Questo è l'acconto che mi dà sulla settimana!--disse tra sè il garzone, mentre riponeva la sgorbia nel cassetto e appendeva il gattuccio al muro.--E quando gli dico che ho quindici anni e che mi aggiunga qualcosa sul salario, me ne dice altrettanto.--

Il vecchio legnaiuolo s'era avviato a una porticina che dal fondo della bottega metteva nell'andito delle scale, per salire al primo piano della casa, dov'era il suo alloggiamento. Colassù, tutta imbacuccata in un vecchio scialle, accoccolata su d'una vecchia scranna presso la finestra, stava una femmina dal volto giallo, malazzato, che doveva essere appunto quella tal brenna di cui aveva detto nel suo soliloquio il nostro Pasquale.

--Siete voi?--diss'ella, voltandosi all'uscio, mentre egli compariva nel vano.

--Son io, Tecla. Vi siete alzata da letto?

--Non ci stavo troppo bene, e sono venuta a cercare un po' di sole qui presso.

--Chi c'è stato a cercarmi?

--Ah, sì, fate bene a rammentarmelo. C'è stato or fa mezz'ora il garzone del panattiere. Quel lasagnone del vostro fattorino lo ha fatto salire quassù, e io ho dovuto sentire l'antifona. M'ha detto che il suo padrone non vuol più aspettare, e che domani, se non gli saldate il conto, se ne va dove bisogna.

--S'incammini!--brontolò il legnaiuolo.

--Sì, bravo, perchè venga anche l'usciere, e crescano le spese! Io gli ho detto invece che tornasse alle cinque, stasera, che ci sareste stato voi.

--Bella trovata! E che gli dirò io stasera, che voi non poteste già dirgli senza di me?

--Ma....--rispose la donna;--ho pensato che andando oggi dalle monache a finire il vostro lavoro, vi avrebbero pagato il conto, e allora....

--Sì, me l'hanno proprio pagato!--interruppe Pasquale.--Non servo più monache, io; vadano in malora le monache!

--Che diavolo dite, Pasquale?

--Dico,--rispose il legnaiuolo, sedendo a cavalcioni su d'una scranna, coi gomiti puntellati sulla spalliera e il mento puntellato nelle palme,--dico che l'ho mandate a quel paese, e non voglio più saperne. Brutte bertucce! dar del gobbo a me! Dite su, voi, Tecla; m'avete visto gobbo, quando v'ho dato l'anello?

--Che cos'è quest'altra novità? Avevate, sì, le spalle tozze....

--Ma non ero gobbo?

--Questo no; ma perchè mi domandate queste cose?

--Perchè, vedete, quelle scioperatacce di San Silvestro m'hanno dato del gobbo senza tante cerimonie.

--E per questo siete montato in bizza? Ci avreste ancora grilli in capo?

--Che grilli e che cavallette d'Egitto! Statemi a sentire. Ho fatto servizio a un amico. Che male c'era? Chi le ha cercate, loro! Nessuno vuol frodare la gabella per quella brutta merce là. Ma quella povera ragazza....

--E adesso che cosa m'andate voi borbottando, di ragazza, di gabelle e di merci? Parlate chiaro, se volete essere inteso.

--Ho fatto servizio ad un amico;--ripigliò mastro Pasquale.--C'è là dentro una povera ragazza che vogliono far monaca per forza. Orbene, i suoi parenti ed amici, il fratello, l'innamorato, e che so io, quelli insomma che ci hanno le loro ragioni per cavarla di là, com'ella ci ha le sue per uscirne, volevano farle giungere una parola di conforto, perchè stesse di buon animo, che non l'avrebbero abbandonata.

--E voi ve ne siete incaricato!

--To'! sicuro, che me ne sono incaricato; e con che gusto! Ma il diavolo ci ha messa la coda. La fanciulla ha letto il foglio, un foglio aperto (mi capite? aperto) ed è svenuta dalla contentezza. Il foglio è stato veduto; e allora, addio roba!

--Ah, Pasquale, Pasquale!--esclamò la Tecla, crollando il capo in atto di rimprovero.--Perchè andate a mettere il naso dove non ispetta a voi? Sapete, la pentola di terra, quando l'andò a cozzare col paiuolo di rame, che cosa le avvenne?

--Bella scoperta! s'è rotta.

--E anche voi, Pasquale, vi romperete le costole, a volervi mettere co' più forti di voi. Vedete, intanto, avete perduto un pane sicuro, il pane dei vostri figliuoli. Ne aveste a palate! Ma lo sapete meglio di me, che il po' che guadagnate non basta a tenerci ritti. Le due ragazze vanno alla sarta, senza buscare un soldo, ed è già molto che imparino l'arte. I vostri due figli, tanti ne guadagnano, tanti ne spendono, e li vedete appena all'ora del pasto; sanno venire a prendere; ma per portare, aspettateli! E voi, per giunta alla derrata, colla vostra esperienza, vecchio come Matusalemme, ne fate ancora di queste!

--Tecla!

--E in un santo monastero!--proseguì, riscaldandosi, la donna.--In un posto di confidenza come quello! Vi ricordate di quel che vi diceva il Padre parroco di Castello, il mio santo confessore, offrendovi or fanno i quindici anni, quel pane?--«Pasquale, badate a voi; dovete esser cieco, sordo e muto, tutt'insieme; fare il vostro servizio e non impacciarvi d'altro. Or come gli avete voi dato retta? Facendo il procaccino alle novizie.

--Tecla! Tecla! Non mi fate perdere la tramontana! Quel che ho fatto, l'ho fatto a buon fine, e non me ne pento.

--Bravo! Vedo i guadagni che n'abbiam fatti. Vo' che mi compriate uno scialle di tartano con quei denari, poichè l'inverno è vicino, e questo è ragnato così che pare una mestola bucherata.--

Pasquale era lì lì per rispondere a que' sarcasmi con qualche buona sfuriata; quando s'udì la voce del garzone che gridava dal basso:

--Principale! principale!

--Che c'è?--dimandò il legnaiuolo, andando in fretta ad alzare il saliscendi.

--Due signori che vi vogliono quaggiù,--rispose il garzone.

--Ma se lo dicevo io, che non avrebbero tardato!--esclamò Pasquale, rasserenandosi a un tratto.--E non sapevano mica che io dovessi spicciarmi così presto lassù. Ero una bestia io, e un pochino anche voi, Tecla, colle vostre intemerate.

--Grazie del complimento!

E qui mastro Pasquale, fattosi tutto zucchero, si avvicinò per farle una carezza. Ma Tecla gli rispose con una alzata di spalle.

--Vedete che grazietta!--disse il vecchio legnaiuolo tra sè, in quella che scendeva le scale.--Se la mi avesse fatto sempre così, non ci sarebbero quattro mangiapani di più, senza contarne altri due, che, poveretti, mangiano quello degli angioli. Basta, pigliamo quello che Domineddio ci ha mandato.--

Con questa chiusa filosofica, mastro Pasquale giunse in bottega, dov'era Michele ad attenderlo, e con Michele quell'altro delle gazzette come lo chiamava il legnaiuolo, e che era (i lettori l'hanno capita da un pezzo) il nostro bravo Giuliani.

--Buon giorno e buona sera, Pasquale!--disse il nostro Michele a mala pena ebbe veduto il legnaiuolo.--Passavamo da queste parti, e siamo entrati a vedere se per caso foste già di ritorno.

--Diffatti eccomi; quest'oggi mi sono sbrigato più presto.

--Orbene?--gli chiese il Giuliani.

--Ho fatto ogni cosa.

--Da Senno?

--Sì;--disse Pasquale;--la ci ha avuto il foglio, e l'ha subito letto.

--Da bravo, raccontateci come.

--Volentieri; ma prima di tutto si accomodi. E tu che fai costì ritto, a bocca aperta, bighellone?--

Quest'ultima frase, già i lettori indovinano, era rivolta al garzone, che vedendo quei personaggi a colloquio col suo principale, si era ficcato dentro anche lui, per esser quarto tra cotanto senno.

--Vedete che bel muso, da volersi mettere in riga colla gente a modo!--prosegui il legnaiuolo.--Vattene!

--Dove?--chiese con aria melensa il garzone.

--Dove ti pare. To', per l'appunto, portami questa cornice all'indoratore.

--In due salti, vado e torno;--disse il ragazzo, afferrando la cornice.

--No, non occorre; vattene a dare una capatina all'Acquasola, e fa anche il giro delle mura, da Santa Chiara alle Grazie; così ti sgranchirai le gambe, mammalucco!

--Che stranezze son queste?--pensò il garzone, mentre, colla sua cornice ad armacollo, saltava fuor di bottega.--Quando sto fuori mezz'ora per giuocare alla lippa, mi sgrida; e adesso che sto in bottega, mi manda a spasso.--

Come furono soli, incominciò il racconto del legnaiuolo. Il Giuliani s'era adagiato sul banco; Michele gli stava di costa; Pasquale chiacchierava e gestiva nel fondo, come un attore in scena. Quello ch'ei raccontò non ripeteremo, che già i lettori lo sanno, e non vi porrebbero certo quell'attenzione con cui il Giuliani e Michele stettero ad udire il buon successo della loro intrapresa.

Lo ascoltarono, diciamo, con grande attenzione, quasi senza, batter palpebra, e sebbene qua e là ci fossero ripieni, fioriture, lungherie (chè il gobbo, come è noto, ci aveva una buona parlantina) non si fecero con parole o con atti ad interromperlo mai. Solo quando egli fu giunto alla fine, Michele, che s'era fortemente commosso all'udire dello svenimento, non potè trattenersi dal gridare: «E come starà ella, adesso, la mia povera padroncina?»

--Che?--disse il legnaiuolo.--Siete il suo servitore?--Pasquale non aveva mai pensato che quell'uomo così lindamente vestito da vecchio militare in ritiro, col suo cappello di feltro e il topazio alla cravatta, potesse essere un servitore; Michele, dal canto suo, non aveva avuto bisogno nè occasione di dirglielo. Neppure si vergognò di averlo a confessare in quel punto; che a' suoi occhi, servire la signorina Maria e il signor Lorenzo, valeva quanto il viver d'entrata. Gli dolse in quella vece d'essersi lasciato sfuggire quelle parole di bocca, perchè da alcuni mesi aveva imparato a sue spese che cosa fruttasse il parlare a vanvera, e raccontare alla distesa i fatti suoi.

A lui che taceva, facendo le mostre di non avere udita la domanda del legnaiuolo, venne in aiuto il Giuliani.

--Servitore no; dite in cambio l'amico, il vecchio arnese, il ser faccenda di casa. Voi siete un galantuomo, Pasquale; per farci servizio vi siete guastato colle sacre vergini di San Silvestro; a voi dunque bisogna dire ogni cosa. La fanciulla è orfana; Michele è il vecchio compagno d'armi del padre di colui che la deve sposare.

--O non è forse Vossignoria, lo sposo?

--No; anch'io non sono altro che un amico di casa.

--To', ed io avrei giurato che fosse Lei!

--Non prendo moglie, io, caro Pasquale;--soggiunse il Giuliani ridendo;--io voglio che si possa mettere sul mio cataletto una corona di candidi fiori; poniamo anche artefatti, ma candidi.

--In fede mia, la pensa bene. Chi piglia donna, piglia una mala gatta a pelare.

--Michele,--disse il Giuliani,--beccatevi questa, voi che meditate un pateracchio __in facie Ecclesiae__. Eh via, non vi fate rosso; che male c'è?

--Son vecchio!--rispose sospirando Michele.

--Baie! Vecchio è chi muore; non è vero, mastro Pasquale? Ma, non ci dilunghiamo in chiacchiere; come la è finita? Per colpa nostra ci avete perduta la clientela?

--Sicuro, e il pentolino per giunta, che ho lasciato nell'orto.

--Lasciare il pentolino in mano al nemico, non fu mai disonore se non pei Giannizzeri, i quali portavano le pentole in luogo di bandiere;--sentenziò il giornalista.--Eccovi da comperarne un altro.--

Il legnaiuolo strabuzzò gli occhi e diede un sobbalzo, alla vista di dieci marenghi che gli metteva dinanzi il Giuliani.