Chapter 13
Al prorompere di quella confessione, la marchesa non rispose verbo, non alzò neppur gli occhi. Se li avesse levati fino a lui, avrebbe veduto quel volto come trasfigurato dalla potenza arcana delle ricordanze. E in verità, da quella fronte corrugata nelle battaglie della vita, traspariva alcun che della giovinezza di Bonaventura; la passione, così a lungo rattenuta, lampeggiava dagli occhi, non già col soave baleno della preghiera, nè col torvo bagliore della minaccia, ma sì coll'aperto splendore, in cui si dipingeva l'audace alterezza del comando. Lilla non osava guardarlo, tremando tutta in cuor suo; non come si trema davanti ad un volgar tentatore, che un tocco di campanello può costringere alla temperanza delle parole e degli atti, ma come si trema al cospetto di un vincitore, che detta, superbamente composto, le sue condizioni. Perchè aveva egli tanto aspettato? Lilla lo intendeva assai bene; l'uomo forte aveva frenato gl'impeti del suo cuore, chiusi gli sdegni nel profondo, fino a tanto non avesse raccolte nella sua mano di ferro tutte le ragioni della vittoria. Epperò, indovinando, ella lo aveva sempre temuto; quell'apparenza di calma, a lei memore del passato, era sempre stata argomento di sospetto. Ed ora il sospetto diventava certezza; quelli erano tutti i segni della fiamma antica; l'incendio divampava tanto più forte, quanto più lungamente covato.
Fu un'altra pausa, durante la quale Bonaventura divorò degli occhi quella donna, quasi volesse trasfondere in lei quell'ardore che dal petto gli saliva alle tempie. Ed ella, sempre nel medesimo atteggiamento, pareva la statua dello stupore; solo il respiro affannoso la diceva viva.
--Votato a Dio!--ripigliò amaramente Bonaventura.--Sacrifizio fatto nell'ira colla preghiera sul labbro e la maledizione nel cuore, altro non porta che fumo ingrato lassù. Ho inteso allora perchè i sacrifizi di Caino non tornassero accetti al Signore. Ma che diceva quel sacrifizio, se non a Dio, alla donna? Io non amerò altra che voi; distruggo in un punto tutte le mie speranze; anniento la mia giovinezza; consacro tutta la mia operosità al nulla, tutta la mia vita all'inferno, e per voi, solamente per voi. E quell'altro, intanto, quell'altro? Egli che, amato da lei, non aveva saputo, nè voluto farla sua, egli ben seppe, ben volle insidiarla, quando fu d'altri, e la ottenne. Egli che aveva potuto vivere senza di lei, lontano da lei, volontariamente travolto nel turbine delle umane vicende, egli tornò, fu visto e vinse; poi sparve da capo, col frutto e colla testimonianza durevole del suo trionfo, lasciando a quella donna i dolori d'un tardo rimorso, e quel che è peggio, facendo di ghiaccio un cuore che avrebbe potuto riaprirsi alla compassione, all'amore, e condannando un altr'uomo a vivere obliato, non curato, fino alla tomba....--
In queste parole la voce di Bonaventura aveva trovato un accento malinconico, quasi soave, che commosse il cuore di Lilla.
--Non è egli il mio migliore amico?--diss'ella.--La gioventù e la bellezza passano; l'amore con esse; l'amicizia rimane.
--Lo credete?--diss'egli di rimando.
La marchesa sollevò allora lo sguardo, vide la faccia di Bonaventura, e n'ebbe sgomento.
--Vi amo!--soggiunse egli, alzandosi lentamente in piedi e andando a piantarsi vicino a lei, con una mano aggrappata alla ricurva spalliera del sofà dov'ella rimaneva accasciata.--Non m'inginocchierò a' vostri piedi; non piangerò. Queste sono le armi dei giovani, e la mia gioventù si è consumata in questa vana pugna contro il passato. Ma non vedete che soffro? che la vostra austerità mi ha scemate le forze, m'ha reso vile a' miei occhi medesimi? E quella vostra austerità ha pur ceduto ad un altro!...
--Il mio pentimento sarà eterno!--esclamò la marchesa, nascondendosi il volto nelle palme, come a celare il rossore che le era salito alle guance.
--Il pentimento! Che è ciò? a che serve, se non reca un conforto a chi per cagion vostra ha tanto patito?
--Che dite amico mio?--balbettò la marchesa, cercando, in quello stesso nome affettuoso, uno scampo.
--Dico, Lilla, che ho troppo sofferto, e che voi dovete esser mia.--
Un alito di fuoco sfiorò il capo di Lilla, a quelle parole, sommessamente profferite, e la povera donna ne fu sbigottita.
--I vostri voti....--accennò ella timidamente.
--I miei voti!--ripetè Bonaventura, la cui voce s'era fatta pari al sordo brontolio del tuono lontano.--I miei voti.... pronunciati per cagion vostra, per dimostrarvi che senza l'amore di Lilla il mondo non era nulla per me!... Io ho vissuto giorni d'angoscia ineffabile, patito tormenti, al cui paragone ogni tortura è nulla.... Che mi parlate di voti? Il mio cuore non li ha pronunziati; il mio cuore non ha accettato alcun vincolo oltre quello che lo stringeva a voi, e che stringerà pur voi, foss'anche a vostro mal grado!--
Come chi soggiaccia alle visioni d'un sogno pauroso, e, quasi sapendo di sognare, si sforzi con moto istintivo a liberarsi dalle strette dell'incubo, la marchesa di Priamar tentò sottrarsi a quella foga crescente del suo assalitore, e in uno sforzo supremo balzando in piedi, corse al lato opposto del ridotto, dove rimase, ritta, ansante e lo sguardo smarrito.
--Padre,--diss'ella con voce tremante,--non posso udirvi più a lungo.--
Bonaventura era rimasto fermo al suo posto, chiuso, accigliato, come il simulacro del destino.
--Mutiamo discorso;--rispose egli, asciutto.
--Sarà meglio per ambedue;--soggiunse la marchesa.
Egli fu per dare un sobbalzo a quelle acerbe parole; ma non si mosse, e finse non averle udite. In quella vece si morse il labbro, fino a far sangue; indi proseguì con piglio beffardo:
--Dov'eravamo rimasti, innanzi ch'io saltassi fuori a parlarvi di tutte queste sciocchezze? Ah, ecco! Parlavamo di vostra figlia, che, voglia o non voglia, dovrà farsi monaca. Mi sono pur fatto frate, io, che ero padrone di me, e non avevo da arrossire dei miei natali, come lei!--
Sentendo venir meno quel po' di forza che l'aveva tratta in piedi pur dianzi, la marchesa alzò la fronte al cielo, come implorando soccorso. Ma il cielo era muto: nessuna ispirazione le venne dall'alto, e flagellata in volto dallo scherno di Bonaventura, la povera donna andò ad occhi chiusi contro la vergogna.
--È orribile, orribile, ciò che voi dite!--esclamò.--Mia figlia.... sì! Credete voi che io abbia paura? Mia figlia! Orbene, io non la costringerò a maledirmi! Povera creatura innocente! Io non le farò espiare il mio fallo; ella sarà libera, uscirà dal convento, raccolta dalle braccia di sua madre....
--Adagio.... madre!--interruppe beffardo il Gallegos.--Anzitutto, come uscirà dal convento? Bisognerà parlare, dire come ella non sia una fanciulla orfana, derelitta. Bisognerà dire,--e qui la voce di Bonaventura andava facendosi a mano a mano più alta,--che la marchesa Lilla di Priamar, la severa matrona, la santa dama di misericordia, l'inflessibile giudichessa delle debolezze altrui, ci ha avuto ella pure le sue debolezze, le sue misericordie colpevoli; che Lucrezia rediviva ci ha avuto i suoi amorazzi, che ella non soggiacque alla violenza di Sesto Tarquinio, ma l'ebbe caro, e che quello stolido marchese di Priamar ebbe, senza volerlo, senza saperlo, una figlia....
--Parlate piano!--disse con accento supplichevole la marchesa.
Un lampo di gioia sinistra illuminò lo sguardo del Gallegos. Il suo trionfo cominciava in quel punto.
--Ah, voi temete!--soggiunse egli, con voce più rimessa.
--E voi sfidereste lo scherno dell'universale, voi che ora paventate l'orecchio di un servo, che potrebbe passare in questo mentre dall'anticamera? Non avevate paura! Siete balzata contro di me, in atto di minaccia! Eccolo, il vostro coraggio, dove vi ha tratta, e come presto vi manca!--
La marchesa, ridotta allo stremo, s'era lasciata cadere come corpo morto su d'una scranna.
--Bisognerà pure che la fanciulla si faccia monaca!--proseguì spietatamente Bonaventura.--Sua madre non può arrossire per lei, non può dire oggi, manifestare in un giorno, ciò che ha nascosto gelosamente vent'anni, ciò che non può confessare, nè lasciarsi dire, a fronte alta, dall'uomo che, solo al mondo, conosce il suo segreto, dall'uomo che l'ha spiata giorno per giorno, seguita fedelmente come l'ombra il corpo. Il mondo è crudele, colle sue leggi; ma noi gliele abbiamo insegnate, e dobbiamo a nostra volta subirle. Mostrare i suoi falli, brutta cosa! Sono sciocchezze, lo so; l'amore si ride di certi nomi con cui si tenta avvilirlo, e dacchè mondo è mondo la infamia del nome non ha frenato mai gl'impeti dell'affetto prepotente. E tuttavia, voi lo sapete, marchesa di Priamar, si nasconde questo amore come un delitto; peggio ancora, come una vergogna. Si viola la legge, perchè è esorbitante; ma si rispetta, nascondendo la violazione. Non si vuole arrossire. Che direbbe la gente? Sapete la gran novità? Quella fanciulla, di cui non si sapeva l'origine, era sua figlia. Sì, davvero. Narrate; ha da esser sugosa, la storia. Sicuro! c'è di mezzo un amore antico, che nemmeno l'aria aveva a risaperlo; ma il diavolo, che fa le pentole, non sa fare i coperchi. Già, ci vuol pazienza; siam tutti fragili; ogni merce ha il suo calo, e la marchesa di Priamar, la Lilla, ci aveva pure il suo caro segreto. Tutte così, queste gran dame, che dànno la battuta alla plebe; più alte sono, e più cascano! E lei, anche lei come tutte le altre! Questa è ghiotta davvero; la racconterò in conversazione stasera.--
La marchesa si contorceva sotto quella scossa di sarcasmi feroci.
--Oh, la mia povera figlia!--gridò ella, perduta, tendendo le palme al suo flagellatore.--Pietà, Bonaventura, amico mio da tanti anni! Non avete voi cuore? Pietà, ve ne supplico a mani giunte! Debbo io abbracciare le vostre ginocchia!--proseguì ella, spiccandosi con impeto disperato dalla scranna.--Pietà, non per me, per mia figlia! Io l'amo. Alla sua vista ho sentito il mio seno commuoversi tutto, svegliarsi nel mio cuore un affetto ignoto dapprima, un affetto irresistibile, quell'affetto che senton perfino le belve per le loro creature. Perchè non lo sentirei io? Mia figlia! intendete? mia figlia! È stata una colpa; ma l'ho espiata con lunghi dolori; la espio terribilmente adesso, nella vergogna che mi assale e mi ricopre davanti a voi. Ma ella è innocente. Non fate che io la sacrifichi. Lasciate a me il mio buon nome. L'onore è la vita. Abbiate misericordia! Mio Dio! è impossibile che voi siate tanto spietato con me....
--Fanciullaggini!--disse Bonaventura, in quella che la respingeva tranquillamente da sè e la rimetteva a sedere sul sofà, presso cui era rimasto.--Vedrò piuttosto se l'amate davvero, la figlia vostra!
--Oh, dite, parlate!...
--Sì, c'è un mezzo. Ella potrebbe andar moglie a qualcuno che fosse di buon casato, degno di lei, ma che non avesse a domandare dond'ella venga....--
Gli occhi della marchesa pendevano da lui in quel punto; le labbra della povera donna mormoravano interrotte parole in guisa d'assentimento continuo alle parole di lui.
--Tutto ciò potrebbe ottenersi;--proseguì lo Spagnolo.--Voi sareste la sua protettrice, nient'altro, in apparenza, e l'apparenza tornerebbe tutta a vostro vantaggio. Voi che, per l'uffizio vostro di misericordia l'avete raccolta in mezzo alla strada, o quasi, voi potreste esserle madrina, voi darle uno stato. Nessuno ci troverebbe a ridire, anco se le assegnaste una dote. Siete ricca, siete sola, padrona di voi, e n'andreste anzi celebrata per ogni bocca, come esempio di onesta liberalità, di munificenza pietosa. E quella fanciulla, beneficata da voi, fatta felice da voi, vi amerebbe come una seconda madre, anzi come la vera madre, che ella non ha conosciuta. Non è egli ciò che vorreste?
--Sì, sì! ma come? dove trovare?
--È ufficio mio; ho l'uomo da ciò; giovine, costumato, ben avviato, diventerà anche un uomo ragguardevole in mezzo a questa turba di sciocchi.
--Oh, se faceste ciò!--
Bonaventura la interruppe, accostandosi a lei con satanico piglio, e sussurrandole due parole, due sataniche parole, all'orecchio.
Lilla abbassò gli occhi, e due grosse lagrime le scesero per le guance sul petto.
--Orbene?--chiese egli sommesso, ma con piglio riciso.
--Che debbo io dirvi?--esclamò ella alzando al cielo le ciglia lagrimose.--Che io possa vedere contenta mia figlia, non farla infelice per tutta la vita....
--E lo giurate?--incalzò Bonaventura.
Lilla si recò una mano sul volto, e singhiozzando gli porse, o per dire più veramente, lasciò ch'egli afferrase l'altra e la stringesse nella sua.
--Marchesa,--disse Bonaventura, pigliando subitamente commiato da lei,--oggi stesso mi adoprerò per questo negozio. Domani, innanzi di andare a San Silvestro, aspettatemi.--
Ed uscì dal salotto, con passo lieve e guardingo, quasi ella dormisse ed egli non volesse turbarla. Lilla rimase ancora un tratto così abbandonata sul sofà, colla testa supina contro la spalliera e le palme raccolte sul viso. Si alzò finalmente, guardandosi intorno con occhi smarriti, e prese barcollando la via della sua camera, dove andò a cadere sulla predellina d'un inginocchiatoio, dando in uno scoppio di pianto a' piedi di un crocifisso che pendeva dalla parete, e col capo chino pareva guardarla e compiangerla.
Povera madre!
XV.
Nel quale è detto perchè la signora Marianna sapesse di tabacco.
Quello era un gran giorno per Bonaventura Gallegos. Ogni cosa gli andava a seconda. Però egli uscì di casa Priamar con occhi fiammanti; scese le scale stropicciandosi le mani, e s'avviò verso il palazzo Vivaldi, dov'era il suo quartierino, col passo spedito d'un giovinotto di ventiquattr'anni.
Perchè se n'andava egli così difilato a risalutare i suoi fidi penati, trascurando le altre visite che ancor gli rimanevano a fare in quel giorno, mentre erano a mala pena le due dopo il meriggio, e alla vecchia governante aveva detto, innanzi di uscire, che sarebbe tornato sulle tre?
Bonaventura sentiva il bisogno di raccapezzarsi. Per la prima volta in sua vita egli era confuso. E veramente, egli non aveva avuto mai nella sua vita un giorno come quello. «__Il n'y a pas de grand homme pour son valet__ __de chambre__» fu detto argutamente da un gentiluomo di Francia; noi potremmo aggiungere non esserci grand'uomini dinanzi all'amore, il quale non è servo, pur troppo, ma signore di tutti. Quella vecchia passione, che abbiamo testè colta sul fatto, era il lato debole di Bonaventura, il punto vulnerabile di quel nuovo Achille, anch'egli, come l'antico, mal tuffato nello Stige. Egli era dunque confuso, inebriato dai fumi della vittoria. Tutto il passato, colle sue combattute speranze, co' suoi desiderii insaziati, colle sue ire profonde, gli ribolliva nel cuore.
Ogni cosa, abbiam detto, gli andava a seconda. Il trionfo della sètta e il suo particolare, venivano appaiati, come i serpenti di Tenedo. Aloise, il giovine ed animoso patrizio che accennava a ribellione, risospinto nell'inerzia, ridotto alla catena sulla soglia d'un ginecèo, e condannato, per la rovina delle sue sostanze, agli sdegni del vecchio nonno; sgominati i disegni dei rivoltosi e assicurata una nuova êra di pace feconda alla nera falange; il Salvani fuggiasco; il segreto della cassettina d'ebano e la giovinetta Maria, inconsapevole strumento di vendetta, in sue mani; tutto ciò era molto, più assai che egli non avesse ardito sperare, allorquando, sulla spiaggia deserta di San Nazaro, col vaticinio delle comuni vittorie, si faceva a racconsolare il suo tristo discepolo. Ma tutto ciò era ben poco, era nulla, innanzi alla gioia del trionfo ottenuto in quel giorno. La cittadella era venuta a patti; gli elementi della vittoria, così faticosamente raccolti, irrompevano alla conquista. E Bonaventura era fuori di sè; un'ora di calma solitaria, per rimettersi da quella commozione, per distrigare i suoi pensieri arruffati, era necessaria davvero.
--Finalmente!--pensava egli, mentre la mano scoteva la corda del campanello di casa.--La lotta è stata accanita; ma ella ha ceduto. Per me, l'essenziale era di rompere il ghiaccio. Come sono stato fanciullo! V'ebbero due momenti nel dialogo, che io quasi non riconobbi me stesso. Una donna m'aveva posto nel sacco. E adesso, a me! A quell'altro non gli parrà vero, aver bella donna e quattrini. Ella, pur di uscir di convento e cansare il velo che la spaventa, si piegherà; posta al bivio, sceglierà il minor male. Il minor male? __Respice finem__;--sentenziò ridendo la coscienza del gesuita.--O ch'io non sono più io, o che ella sposerà un furfante di tre cotte. Quello è un uomo da farla in barba a tutti i suoi, quando non ci sarà più Bonaventura per tenerlo a segno.--
Qui Bonaventura si rammentò di aver suonato pur dianzi inutilmente; epperò, afferrata da capo la nappa, diede una strappata padronale al campanello, che mandò tosto un subbisso di acutissime note.
--Chi è?--dimandò una voce lontana, vogliam dire che non era dall'anticamera.
--Son io, signora Marianna.
--Vengo, vengo.... Son qui col ferro alle mani.--Poco stante la signora Marianna si mosse; e Bonaventura udì il passo frettoloso della sua governante nell'anticamera.
--È lei, Padre?...
--Son io, apra, son io.
--Gli è perchè sono sola in casa;--disse la signora Marianna, con aria impacciata, in quella che faceva girar l'uscio sugli arpioni per lasciar passare il padrone;--e non si sa mai....
--Sta bene, sta bene;--interruppe egli.--Intanto ho dovuto suonare due volte.
--Non ho udito, padre, non ho udito. Ero in cucina a mutare i ferri sul fornello. Poi ci avevo una sua camicia sullo stiratoio....
--Chi è stato qui?--domandò Bonaventura, interrompendola un'altra volta.
--Nessuno, padre. Perchè?
--Credevo ci fosse stato qualcuno. Sento un certo puzzo di fumo....--
Alla parola fumo la signora Marianna si fece di fuoco.
--Fumo?--esclamò ella.--O non sa che io faccio cucina a carbone?
--Che carbone, che cucina? Intendo fumo di tabacco. Anzi, mi pare che ne sappia lei, signora Marianna.
--Gesummaria!--gridò la governante, giungendo le palme.--Ma sì.... ora che ci penso.... Ella ha ragione. Eppure, m'ero così bene risciacquata il viso!
--Che è avvenuto? Le doleva un dente, ed ha fumato un sigaro?
--Oh, grazie al cielo, li ho tutti sani, e poi il puzzo del sigaro non lo posso patire. Se sapesse piuttosto che cosa m'è accaduto stamane....
--Sentiamo; non mi tenga sulla corda.
--Ecco; quand'ella è uscita di casa, ho detto tra me: il padrone non torna prima delle tre; io ho dunque tempo a dar sesto a tutte le faccende di casa, ed anche a sentire la santa messa. Ella saprà che oggi è San Michele, arcangelo benedetto, e mi sarebbe parso peccato non andare in chiesa quest'oggi. Dunque, dicevo, andiamo a messa prima di tutto. E sono uscita per andare alle Vigne. Ma nel traversare la via della Maddalena per scendere dietro il coro delle Vigne, ecco tre marinai, od altro che fossero, perchè non li ho guardati, i quali, tenendosi tutti per braccio, m'impediscono la strada. Mi strinsi al muro per cansarli; ma essi, pareva lo facessero a posta, mi vennero addosso; e uno di loro, che mi era più vicino, e fumava la pipa, mi lasciò andar sulla faccia una boccata di fumo. Che brutta gente, padre, che brutta gente c'è a Genova! Venire a dar molestia alle persone che se ne vanno per la loro strada! E quando ebbero fatta quella bella impresa, e mi sentirono tossire, si fermarono ancora a ridere, a dirmi delle cosacce....
--Povera signora Marianna!--disse Bonaventura, ridendo,--si risciacqui ancora la faccia, e metta nel catino due o tre gocce d'acqua di Colonia.
--Oibò!--rispose la vecchia, con aria di raccapriccio.--Io non ne adopero, di queste diavolerie!
--Diavolerie! perchè mo'! Non è tutta roba creata da Dio?
--L'acqua di Colonia?
--Questa, no, ma gli elementi dei quali è composta;--seguitò Bonaventura, che in quel giorno e a quell'ora aveva voglia di scherzare.--E quando la si adoperi con buone intenzioni.... Non si veste Ella, non si mette in fronzoli, per andare alla chiesa? Dico fronzoli così per dire; ma la gala nel cuffiotto....
--È vero, padre!--disse la governante con aria contrita;--non ci avevo pensato. E poi, male non fare....
--Paura non avere;--conchiuse il gesuita.--Vada ora alle sue faccende, signora Marianna, e quando verrà il dottor Collini, che non può star molto a giungere, lo faccia entrare da me.--
Ciò detto, Bonaventura s'avviò alla sua camera da studio. E la signora Marianna, dall'altro lato, prese la via della cucina borbottando, fino a tanto potè argomentare che la udisse il padrone: che brutta gente! dar molestia alle perone che vanno per la loro strada!--
Ma quando ella fu giunta in un'altra camera di là dal corridoio, e si richiuse l'uscio dietro, la timorata governante mutò solfa ad un tratto, dicendo ad un tale, che sbucava allora allora dalla viottola d'un letto, tutto ingombro di biancheria, dietro il quale s'era rimpiattato:--L'ho risicata bella, per voi! Quando smetterete di fumare que' vostri sigaracci?
--O come?--esclamò l'altro, parlando con quell'accento sommesso che era consigliato ad ambedue dalla presenza del padrone in casa;--e non me li avete dati voi, questi sigari? Di che cos'era, forse di ravanelli, quel mazzo che m'avete regalato oggi, pel mio giorno __monastico__?
--Sì, sì!--disse Marianna, dandogli sulla voce.--Fortuna che non mi sono perduta d'animo, e quando m'ha chiesto donde venisse quell'odor di tabacco....
--Che cosa gli avete risposto?
--Ho dovuto raccontargli di un incontro fatto per via.... di certi marinai che erano venuti a darmi la baia....
--E sarebbe vero?--saltò su l'altro, facendo cipiglio.--Badate, Marianna; se qualcheduno vi ronza attorno, lo concio io come va.
--Sareste geloso?
--Come un Turco!
--Zitto là, omaccione. Non vi vergognate? esser geloso d'una vecchia....--
E dicendo queste parole, la signora Marianna faceva la bocca piccina e l'occhio tenero.
--Vecchia!--ripigliò l'altro, ingrugnato.--Vi fate sempre più vecchie che non siete, voi altre donne, per aver libertà di girandolare a vostro piacimento.
--Ne ho quarantadue sulle spalle, pur troppo, e nessuno me li leva; nemmeno la vostra gelosia;--soggiunse la signora Marianna, crollando la testa, in atto di rassegnazione.--Ma non andate in collera, ora, che non ci mancherebbe più altro. Ho raccontato quella storia al padrone, perchè subito non m'è venuto altro in bocca.
--Non è dunque vero nulla?--disse il geloso.
--Che, vi pare?
--Ah, meno male!--esclamò l'altro; e trasse un lungo sospiro, che fece andare la signora Marianna in brodo di succiole.
--Vedete, ora,--proseguì ella, mentre ripigliava il lavoro interrotto, e abbronzava maledettamente, con un ferro troppo caldo, lo sparato di una camicia del padrone,--quanto era meglio che ve ne andaste, quando io ve lo dissi la prima volta. Adesso vi bisognerà rimanere nascosto fino a tanto egli non torni ad uscire.
--__Alma de mi alma__, si sta così bene presso a voi!
--Parlate piano! E adesso che c'è? Tenete le mani a casa!
--Come si fa, quando si è presso a voi?
--Tiratevi in là!--ripiccò la donna torcendo le labbra.
Lasciamo un tratto bisticciarsi gli amanti, e contentiamo una curiosità a cui, dal fitto di queste righe, vediamo foggiarsi le labbra dei nostri lettori. Che diamine! sembra di udirli a gridare. La signora Marianna, la timorata signora Marianna.... tirarsi un amante in casa! Sicuro, un amante; ma l'ara d'Imeneo non è molto lontana. Questo almeno ella crede, la nostra colomba; e questo le mette l'anima in pace. Ma chi poteva innamorarsi di lei? chiederà un altro e più sofisticoso lettore. Di lei che non contava già più i suoi cinquanta autunni, e ci aveva il naso bitorzoluto e il mento fiorito di peli?