I Puritani di Scozia, vol. 1

Part 8

Chapter 83,808 wordsPublic domain

»Nessuno (sclamò Enrico impadronendosi della bella mano che gli era sfuggita, e che Editta allora non cercò più di ritrarre). Che che possa omai accadermi, questo istante sarà stato il più delizioso della mia vita. Io il riconosco da voi, cara Editta... Ah! avrei dovuto dire miss Bellenden, ma vuolsi concedere alla sciagura un qualche diritto. — Sì, riconosco da voi il solo istante di felicità che abbia abbellita la mia esistenza, e fossi anche costretto a perdere la vita, una tal rimembranza ne conforterà l'estremo periodo.»

»Ma è egli possibile, sig. Morton, che voi, il quale finora non prendeste veruna parte nelle nostre civili dissensioni, d'improvviso vi troviate fra mezzo ad esse, e fra mezzo in guisa che ad espiare il vostro fallo non corriate rischio minore?...»

Qui tacque la giovinetta, poichè ritrose ne furon le labbra ad esprimer la voce che la sua idea le suggeriva.

»_Della vita_; gli è quanto volete dire, rispose Morton colla massima calma. Io credo cionnullostante che questa vita dipenda affatto dalla volontà di chi dovrà giudicarmi. Le guardie cui sono affidato mi dipingono, come cosa possibile, che io ottenga la permissione di prendere servizio in un reggimento scozzese, ovvero in terra straniera. Non ha guari, io contemplava con qualche soddisfazione una sì fatta probabilità, ma dacchè vi ho riveduta, sento che l'esilio sarebbe per me più crudele della morte.»

»È egli dunque vero che giugneste a tal d'imprudenza di mettervi in qualche lega con alcuno degli sgraziati uccisori dell'infelice arcivescovo?»

»Nè tampoco io sapeva che il delitto fosse stato commesso, allorchè diedi asilo per una notte ad un di costoro, il quale però in altri tempi avea salvata la vita a mio padre. Ma tale scusa non mi verrà fatta buona. Eccetto voi, miss Bellenden, chi vorrà credermi? e vi confesserò pur anco che se questa circostanza mi fosse stata nota, difficilmente mi sarei indotto a lasciare in pericolo i giorni d'un uomo a cui mio padre avea dovuto la conservazione de' propri.»

»E qual è il tribunale che dovrà decidere di vostra sorte?»

»Un tribunale, miss Bellenden? dimenticaste voi dunque che l'infelice nostro paese non ne conosce d'altri fuorchè i consigli militari? Mi venne annunziato che il mio giudice doveva essere il colonnello Graham di Claverhouse.»

»Claverhouse! sclamò Editta. Oh Dio! siete condannato prima d'essere inteso. Egli ha scritto alla mia ava che domani sarebbe qui a capo del suo reggimento. Egli viene ad assalire una mano di ribelli assembratisi nelle montagne di questa contea, e vie più infanatichiti dagli assassini del primate. Le espressioni della lettera di Claverhouse, le minacce che vi si contengono mi trassero a fremere, comunque fossi così lontana dall'immaginarmi che.... che un amico....»

»Non vi abbandonate però ad eccessive inquietudini, mia cara Editta. Sia pur severo Claverhouse! nessuno gli nega valore, nobiltà d'animo, generosità. Io son figlio d'un soldato e come soldato difenderò la mia causa. Forse ad una difesa franca e sincera Claverhouse concederà più favorevole ascolto che nol farebbe un giudice civile, tremebondo schiavo delle circostanze. Ve lo confesso. Oggi che tutte le molle della giustizia son rotte in una guisa la più deplorabile, mi sarebbe meno amaro il perdere la vita per una conseguenza del dispotismo militare, che condannato da una sentenza, in apparenza legale, d'un giudice corrotto, di un di que' tanti giudici, i quali, se conoscono ancora quelle leggi che sono instituite a proteggerne, le adoperano a' dì nostri per convertirle in istrumenti di dispotismo e di distruzione.»

»Voi siete nonostante perduto se Claverhouse vi dee giudicare. L'infelice arcivescovo ne era intrinseco amico. Nella lettera, di cui vi ho parlato ora, si esprime in chiare note non esservi da sperare grazia di sorte alcuna per coloro che avranno dato asilo o soccorso a qualcuno degli uccisori del primate: che non varranno nè scuse nè sutterfugi a salvarli; ch'ei vendicherà la morte del prelato col far cadere tante teste recise quanti capelli bianchi quel vegliardo aveva sul capo.»

Jenny stata sino allor silenziosa, in veggendo che i due amanti si diffondevano in flebili considerazioni senza trovare rimedio alla sovrastante disgrazia, si fece finalmente coraggio a dare ella pure il suo avviso.

»Vi chiedo scusa, miss Editta, ma noi non abbiam tempo da perdere. Che il sig. Morton metta la mia vesta e la mia mantellina; uscirà con voi senza che Holliday lo riconosca. Intanto che ha bevuto di più, non gli si dev'essere schiarita la vista. Voi indicherete al sig. Enrico la via per uscir del castello, indi tornerete nel vostro appartamento; io m'avvolgerò nel pastrano del fuggitivo, farò per una mezz'ora la parte di prigioniero, indi chiamerò Holliday e gli dirò di lasciarmi uscire[4].»

[4] In tempi ben di poco posteriori a quelli narrati ora, vale a dire dopo la spedizione tentata sfortunatamente dal re Giacomo per risalire sul trono d'Inghilterra, e propriamente nel 1716, milady Milhisdale si valse, ed efficacemente, di un tale espediente per far fuggire dalla torre di Londra il proprio marito condannato a perdere il capo sotto la scure del carnefice. Ella rimase in vece del reo, e la corte ordinò la libertà di questa generosa donna che andò a raggiugnere in Francia lo sposo; fatto identico, cambiati i nomi propri delle persone e dei paesi e le epoche, alla prova d'amor coniugale ben tornata nel 1815 alla rinomata Francese, madama De la Vallette. — _Nota del Traduttore_

»Di lasciarvi uscire, soggiunse Morton! nè sapete voi che la vostra vita pagherebbe per la mia fuga?»

»Non temete di ciò, rispose Jenny. Holliday avrebbe troppo interesse a non confessare d'aver dato accesso in questo luogo a veruno; e troverebbe tutt'altra scusa per dar ragione d'una tal fuga.»

»Molto bene! (sclamò Holliday che dopo avere ascoltato ogni cosa aprì in quell'istante la porta). Non si potevano combinar meglio le cose. Per tutti i diavoli, brava! Il male è che, se son cieco, non son poi sordo, e affinchè il vostro bel divisamento andasse a buon termine, non pensaste a parlar meno forte. Su via, miss Jenny, e anche voi signora cugina, lo siate o nol siate, _marche!_ è sonata per entrambe la ritirata.»

»Spero, mio caro amico (disse Morton ad Holliday con tuono conforme all'agitazione in cui il suo animo si trovava) che non farete motto di un tale divisamento, ed io per parte mia vi do parola d'onore di custodire il segreto sulla compiacenza che usaste a queste signore col permettere ad esse il vedermi. Se voi avete udito da principio a fine i nostri discorsi, vi sarete accorto ch'io non accettai il partito propostomi da questa buona figliuola.»

»Al diavolo la sua bontà! proruppe in tale esclamazione Holliday. Siate però certo ch'io non amo le ciance, e per altra parte è interesse di tutti noi il non farne. Ma quanto a questa galeotta, non mi garba che vada impunita d'aver cercato d'ingabbiare un povero diavolo, non colpevole se non se della troppa attenzione che fece alle sue scaltre moine.»

Pur queste furono di nuovo l'armi con cui si difese Jenny; perchè si mise il fazzoletto agli occhi e pianse, o almeno finse di piangere, »Orsù! disse Holliday raddolcendo il tuono, se avete ancora alcuna cosa da dirvi, che tutto ciò venga spacciato in due minuti! Ora non vi vorrebbe altro se non che il mio imbriacone di sergente fosse preso dalla fantasia di far la sua ronda una mezz'ora prima del solito, e saremmo tutti colti in un leggiadrissimo trabocchello.»

»Addio, Editta (disse Morton ostentando una fermezza d'animo che egli era ben lungi dal provare nel cuore) non indugiate oltre, e abbandonatemi al mio destino. Posso ora sopportare con più coraggio le mie sciagure, poichè ebbi la sorte di rivedervi, e poichè ad esse prendete parte. Addio. Involatevi al rischio di venire scoperta.»

Sì favellando la condusse verso la porta, d'ond'ella uscì senza aver forza di nulla rispondergli e reggendosi alla sua fedele Jenny.

»Ciascuno ha i suoi gusti, diceva Holliday nel chiudere la porta. Il diavolo mi trascini s'io volessi dar dispiacere ad una giovane così avvenente per tutti quanti i Puritani che vivono nella Scozia!»

Rientrata Editta nel proprio appartamento, si abbandonò all'eccesso del suo dolore, e intanto Jenny si studiava addurle tutte quelle circostanze che poteano lasciar travedere qualche raggio di speranza.

»Non vi disperate in tal guisa, o miss Editta. Chi sa quello che può accadere? Il sig. Morton è un degno giovane, di buona nascita; non useranno con lui del tutto come son soliti con que' poveri diavoli che fermano nelle montagne, e che senza cerimonie fanno appiccare, se per grazia le palle degli archibusi non li finiscono. Lo zio del giovane Morton è ricco, e a furia di denari può trarlo d'impaccio. Vostro zio ancora potrebbe giovargli assai, perchè è in buona armonia con tutti questi _abiti rossi_.»

»Non la pensate male, o Jenny (disse Editta scotendosi allora dalla specie di letargia in cui la teneva il cordoglio). Questo è momento di operare, non di darsi alla disperazione. Trovate modo in questa sera medesima di incaricarvi d'una lettera per mio zio.»

»Ch'io vada a Charnwood, miss Editta! a quest'ora! Non pensate che è lontano più di sei miglia? che tutta la strada è coperta d'_abiti rossi_? che per giugnere fin là è d'uopo attraversare una foresta? Non so nemmeno se un uomo si prendesse un tale assunto. Povero Cuddy! foss'egli qui! Non avrei da dirgli che una parola, e partirebbe senza chiedere nè perchè nè come. Avessi almeno avuto il tempo di stringere amicizia col giardiniere venuto in sua vece! Ma non conviene pensarci! Ei sta per ammogliarsi colla brutta Meg Murdieson.»

»Eppure, Jenny, egli è mestieri che adoperando o preghiere o denari troviate chi si conduca subito da mio zio. La vita mia dipende da ciò.»

»Non vedo ancora troppo bene a chi volgermi. Però (soggiunse Jenny dopo avere meditato un istante) Gibby forse si prenderebbe un tale incarico.... Ma chi sa se nemmeno conosce le strade? Può perdersi nel mezzo del cammino. Può essere costretto a seguir ne' monti una banda di Presbiteriani, o venir messo prigione dagli _abiti rossi_? può...»

»_Può, può, può!_... Conviene avventurarci a tutte queste probabilità di disgrazie, quando non troviate un messo migliore. Cercate dunque tosto Gibby, e preparatelo a partire segretamente di qui. Se trova chi il fermi lungo la strada, non ha che ad addurre la sua commissione di portare a Charnwood una lettera indirizzata al maggiore Bellenden... Ch'ei però si astenga dal dir d'onde viene!»

»Faremo così: e gli prometterò un dollaro al suo ritorno.»

»Due, se adempie bene l'incarico.»

Intanto che Jenny andava a svegliare Gibby, solito a coricarsi ad una stessa ora coi polli affidatigli in custodia, Editta scriveva la seguente lettera al maggiore Bellenden.

Mio Caro Zio.

_Bramo notizie della vostra salute. Temo vi tormenti la vostra gotta, e mia madre ed io abbiamo provata grande afflizione non vedendovi alla rassegna. Se siete in istato di movervi da casa, avremo grande consolazione nell'avervi domani con noi. Viene a far colezione al castello il colonnello Graham di Claverhouse, e senza dubbio gli riuscirà più gradevole la compagnia d'un militare vostro pari che non quella unicamente di due donne. Vi prego dire a mistress Carlford d'inviarmi certa vesta di seta guernita di pizzi. La lasciai nel terzo cassetto dell'armadio posto nella camera verde, che voi avete la bontà di chiamare la camera di vostra nipote. Speditemi ancora il secondo volume del Gran Ciro. Non ebbi tempo di terminare la lettura l'ultima volta che venni a stare con voi. — Soprattutto non dimenticate di essere qui domani mattina alle otto. Non mancate a ciò assolutamente. Prego il cielo che vi conservi in buona salute e sono di voi carissimo zio_

_Affezion. ed Ubbid. Nipote_

Editta Bellenden

_P. S. Una banda di soldati ha condotto arrestato qui il vostro giovane amico sir Enrico Morton di Milnwood; notizia che senza dubbio vi arrecherà dispiacere. Ve ne avverto, caso mai giudicaste opportuno il parlare al colonnello Claverhouse in favore dell'arrestato. Non ne ho fatto discorso di sorte alcuna a mia madre. Voi sapete che ella non è troppo bene impressionata per riguardo alla famiglia di questo giovane._

Dopo avere suggellata la lettera, la consegnò a Jenny, che non perdendo tempo la rimise a Gibby, già allestitosi alla partenza. Nello stesso tempo gli additò con tutta accuratezza la strada da tenersi, temendo molto di qualche sbaglio per parte di costui, possibile vie maggiormente, perchè ei non avea fatto più di cinque o sei volte un tal viaggio, nè la memoria meglio dell'ingegno servivagli. Finalmente per metterlo con maggior segretezza fuor del castello il fece uscire per una finestra, che essendo contigua affatto a un grande salice, i rami della pianta gli furono soccorrevoli a scendere sino a terra senza che gli accadessero disgrazie.

Tornata allora presso miss Editta, la persuase a mettersi in letto, e si sforzò parimente a darle speranze, che Gibby riuscirebbe nel suo messaggio, non senza però sospirare l'assenza di Cuddy, in cui vi sarebbe stato più da fidarsi.

Cionnullameno Gibby fu più felice messaggero di quel che fosse stato cavaliere avventuroso nella trascorsa rassegna. Convien dire ad un tempo che il caso lo aiutò meglio della sua intelligenza. Non ismarrì il cammino che nove volte, e impiegò quasi ott'ore in un tragitto di sei miglia, talchè al solo apparir dell'aurora si trovò innanzi al castello di Charnwood.

CAPITOLO X.

»Qui fa posa l'armata. Odi i cenni severi »Del duce. _Halt_ ai pedoni; _scendete_ ai cavalieri.

_Swift._

Il vecchio cameriere del maggiore Bellenden entrò nella stanza del padrone un'ora prima del solito, annunziandogli il corriere che giugnea allora allora dal castello di Tillietudlem.

»Un corriere! esclamò il maggiore mettendosi a sedere sul letto: apri le finestre, Pique, e alza le cortine. — Non vorrei credere che mia cognata fosse inferma. — Ma leggiamo e sapremo tutto. — Ah! è lettera della mia nipotina. — Hum! _la gotta!_ Che diamine! Ella lo sa pure; son sei mesi e più che non odo parlare di gotta — _La sua vesta di seta!_ Par che non ne abbia d'altre! — Il _Gran Ciro_! Vada al diavolo il _Gran Ciro_! — È divenuta matta? Mandarmi un corriere a posta, farmi svegliare a cinque ore del mattino per tutte queste baie! — Vediamo pur anche il poscritto. — Oh! mio Dio! Presto, Pique! sellare il mio, il tuo cavallo! Conviene partir sul momento!»

»Spero, signore, che non vi sieno cattive nuove dalla parte di Tillietudlem!» disse Pique maravigliato del modo subitaneo e commosso onde questi ordini gli vennero dati.

»Sì....no....sì. In somma è d'uopo ch'io mi trasporti là immediatamente per parlare con Claverhouse. Dunque presto, Pique, il mio cavallo! Oh mio Dio! in che tempi viviamo! — Il figlio del mio antico collega! — E questa piccola zingara mi salta fuori colla _mia gotta_, colla _sua veste di seta_; e riserva a un poscritto la cosa la più importante della sua lettera!»

Pique non perdè tempo: onde il vecchio maggiore fu ben tosto a cavallo e sulla strada che mena a Tillietudlem. Cammin facendo deliberò di non dir nulla alla cognata sull'affare principale che colà il conducea, perchè ben conosceva l'odio inveterato che questa donna nudriva contro quanto sapeva di Presbiteriano, alla qual setta tutti i Morton appartenevano. Per altra parte viveva nella fiducia, che la sola fama del proprio nome sarebbe stata possente ad ottenere da Claverhouse la liberazione del giovine amico.

»Leale come debb'esserlo, dicea fra se stesso, non può negare una grazia ad un vecchio soldato mio pari; dovrebbe anzi ascrivere a sua ventura il poter prestar servigio al figlio d'un altro vecchio soldato. Non ho mai conosciuto buon militare che non fosse franco ed umano ad un tempo, e benchè il nostro dovere ci obblighi talvolta alla severità, val sempre meglio che l'esecuzione delle leggi sia affidata a noi anzichè a que' praticoni del foro, gente di testa fredda e di falso cuore.»

S'interteneva ancora in tali meditazioni, allorchè Gudyil tuttavia avvinazzato gli prendea le briglie del cavallo per aiutarlo a mettere il piede a terra nel cortile di Tillietudlem.

»Ebbene, Gudyil! il veterano gli disse, mi pare che abbiate letta la scrittura per tempo: _Il buon vino fortifica il cuore dell'uomo._»

»Che volete, signor maggiore? la vita è breve; voi ed io siamo fiori di campo, gigli di valle, che fioriscano e che...»

»_Fiori, gigli!_ camerata mio, che vi lasciate sfuggire? i vecchi peccatori pari nostri son piuttosto cardi selvatici e ortiche. Vedo però che non vi state dall'innaffiare queste erbe?»

»Io sono, per la grazia di Dio, un vecchio soldato, sig. maggiore...»

»Dite un vecchio dissoluto, Gudyil.... Ma non monta. Annunziate il mio arrivo alla vostra padrona.»

Gudyil condusse il maggiore in una sala, ove lady Margherita si dava grandi brighe nel fare gli apparecchi convenevoli al ricevimento del colonello Graham di Claverhouse, uomo rispettato ed onorato siccome eroe da una delle fazioni che laceravano la Scozia, detestato come sanguinolento tiranno dall'altra.

»Ve l'ho pur detto! (tai rimproveri ella volgeva in quel punto ad una delle sue cameriere) quante volte dovrò ancora replicarlo? Tutte le cose hanno da essere quest'oggi nello stessissimo ordine in cui si trovarono quel dì memorabile quando sua maestà si degnò far colezione nel mio castello.»

»Sì, milady, e mi ricordo...»

»Mi pare che non vi ricordiate nulla. Sua maestà colle proprie mani spinse un fiaschetto di Bordò che gli stava a destra, verso un pasticcio di salvaggina posto a sinistra. Ne rammento le parole: _Il Bordò ed il pasticcio sono due buoni amici; non è lecito scompagnarli._ Tutto questo vi è passato dalla memoria?»

»Oh no, milady! tanto più che me lo avete ripetuto più d'una volta; ma ho creduto dover ordinare le cose, come erano all'atto che sua maestà entrò in questa sala, ed allora il pasticcio stava a sinistra.»

»Non sapete quello che vi diciate. Le cose devono essere poste in conformità del gusto che sua maestà si degnò manifestare. I gusti di sua maestà devono essere legge per noi e per chiunque non sia stanco del soggiorno di Tillietudlem.»

»Egli è facile il secondare i vostri voleri, o milady (soggiunse Misia operando il cambiamento ordinatole dalla padrona) ma volendo mettere tutte le cose nello stato in cui sua maestà le lasciò, sarebbe d'uopo fare una breccia famosissima in questo pasticcio.»

La porta della sala apertasi in quel momento, trasse ad altre considerazioni lady Bellenden.

»Che cosa volete, Gudyil? In questo momento non posso ascoltare nessuno. — Ah! fratello mio, siete voi! disse con tuono di maraviglia al maggiore. Quest'è veramente una visita mattutina!»

»Nè sarò quindi meno benvenuto, almeno lo spero, rispose il maggiore. Ho saputo che Claverhouse facea oggi colezione con voi, ed ho giudicato che questo giovane moschettone non avrebbe sgradito di trovarsi un istante in corrispondenza con un vecchio archibuso qual mi son io.»

»Faceste ottimamente, o fratello; e vi avrei invitato, ma temei che me ne mancasse il tempo. Voi vedete le faccende che mi dà quest'apparecchio. Voglio che tutte le cose si trovino nello stesso ordine in cui erano allora...»

»_Che il re fece qui colezione._ (La interruppe il maggiore che, non meno di tutti gli altri amici e familiari di lady Margherita, tremava quando la vecchia matrona intavolava questo capitolo; e ciò accadendo, si studiava di terminarlo presto.) Me ne ricordo ottimamente. Sapete ch'io mi teneva in piedi dietro la sedia di sua maestà.»

»Sì fratello mio, e venite a proposito per aiutare la mia reminiscenza su tutte le particolarità di quella imbandigione.»

»No in fede mia! dopo quella colezione ne ho fatte tante, che m'hanno dileguato dalla memoria la vostra. Ma a che servono questo baldacchino, questi cuscini, questo gran seggiolone?»

»Trono, trono, fratello mio!»

»Bene dunque _trono_! Ed è da questo _trono_ che Claverhouse dee dare l'assalto al pasticcio?»

»Oh no, fratello mio! questo trono avendo avuto l'onore d'essere seggio a sua maestà, nessun altro dee più profanarlo. È posto qui soltanto a commemorazione di quella gran giornata.»

»Faceste dunque male a collocarlo così in vista di un uomo che per arrivare sin qui avrà fatto dieci miglia a cavallo, e troverebbe molto piacevole l'adagiarvisi. — Ma dov'è Editta?»

»Sulla torre maggiore del castello. L'ho incaricata di avvertirmi dell'arrivo de' miei ospiti.»

»Ah! l'avete posta alla veletta! Vado dunque a trovarla colà, e lascio che terminiate di ordinare la vostra linea di battaglia; o se, come mi sembra, avete già finito, vi consiglio accompagnarmi. Non sapete voi che bello spettacolo da vedersi è un reggimento di cavalleria quando marcia?»

Sì dicendo offerse in cerimonioso atteggiamento di vecchio cortigiano il braccio a lady Margherita, la quale lo accettò ringraziando il fratello con una di quelle riverenze che usavano un secolo prima dei tempi ora descritti.

Saliti su per una scala a chiocciola, giunsero sul pianerottolo della torre; ove trovarono Editta, non già in atto di chi aspetta con impazienza e curiosità l'arrivo d'un reggimento di dragoni, ma pallida, smarrita, e dando a divedere in ogni suo lineamento, che il sonno non ne aveva visitate le palpebre in tutta la precedente notte.

»Ebbene, cattivella! le disse il maggiore. Che cosa dunque vi sentite? Avete trascorsa la notte pensando al _gran Ciro_, o non piuttosto allo spasimato _Artamene_? Voi mi sembrate la moglie d'un ufiziale, che tiene in mano la gazzetta il dì successivo ad una battaglia, e teme trovare nel novero dei feriti o morti il nome di suo marito.»

Fortunatamente per Editta, si fece udire in quel momento un lontano fragor di tamburi; laonde non si pensò più a lei, e tutti gli occhi furon volti alla parte d'onde si aspettava il reggimento. Prima che si scorgessero gli uomini a cavallo, vedeansi a quando a quando per traverso agli alberi lampeggiare le loro armi, che i raggi del sole ripercotevano. Finalmente il reggimento comparve avanzandosi al suono di musica militare; e di trecent'uomini in circa n'era la forza.

»Questo spettacolo mi leva trenta anni dalle spalle, gridò il vecchio maggiore, benchè per vero dire non mi garbi niente il genere di servigio cui questi poveri diavoli sono costretti; non contrasto già d'avere io pure avuta la mia parte nelle guerre civili; ma non ho mai combattuto più di buona voglia come allora quando era sul continente, e vedendomi a fronte faccie di stranieri la cui lingua diversava dalla mia. È una cosa che v'accora l'udire uno sfortunato chieder compassione nella vostra lingua medesima, ed essere obbligato a menargli colpi di sciabola, come se fosse un Francese che gridasse _miséricorde_. Eccoli che scendono ora dalla montagna! Bella gente! e come ben messi e come ben armati! Quegli che galoppa di fianco è senza dubbio Claverhouse. Sì: ora si mette a capo di tutto il corpo per passare il ponte. Cinque minuti ancora, e gli avremo qui.»

Passato ch'ebbero il ponte, si separarono in due bande. I soldati condotti dai sottufiziali presero la via della cascina, ove lady Bellenden avea fatto preparare quant'era necessario a riceverli; gli ufiziali collo stendardo e colla scorta che lo custodiva salirono soli il sentier discosceso che guidava al castello.

Lady Bellenden, Editta, e il Maggiore, allora scesero giù dalla torre, sicchè il loro giugnere nel cortile fu contemporaneo a quello degli ufiziali. Il portastendardo abbassò la bandiera ad onore di milady e della nipote di milady. Intanto le vecchie mura di quel castello rintronavano e del gradevole suono dei militari strumenti e dello strepito prodotto dallo scalpitar de' cavalli.