I primi due secoli della storia di Firenze, v. 1

Part 29

Chapter 293,322 wordsPublic domain

[202] _Annales II_, Cod. Nap. _ad annum_, VILLANI (V. 22). Dalle deposizioni dei testimoni, pubblicate dal Passerini, si vede che Montegrossoli dava noia ai vicini, ed anche il Villani dice che era posseduto da cattani, i quali movevano guerra continua ai Fiorentini.

[203] Vedi gli _Atti della Lega_ (11 nov. e 4 dic. 1197; 5 e 7 febb. 1198) in SANTINI, I, doc. XXI, e nel FICKER, IV, pag. 242, doc. 196. Il FICKER s'è giovato dei doc. che si trovano a Firenze, e di quelli che si trovano a Siena, i quali sono in alcune parti piú compiuti e corretti.

[204] _Sed Podiumbonizi possit recipi per capud._

[205] Vedi gli _Atti della Lega_ nel FICKER, IV, pag. 246.

[206] _Atti della Lega_. I Fiorentini la giurarono il 13 e 14 Novembre 1197. Il documento (Santini, I, XXII) dà i nomi di 16 Consoli e 133 Consiglieri che giurarono. In quello che precede e si riferisce anche al 5 e 7 febbr. 1198, si leggono i nomi di 10 Consoli, ma tre di essi sono in questi due giorni diversi, il che li porta, nel febbraio '98, a piú di 12. Oltre di ciò alcuni di essi si trovano in ufficio anche nel novembre 1197, e questo ci conferma nell'ipotesi già fatta, che cioè, nell'occasione solenne della Lega, i Consoli uscenti o parte di essi restassero ancora in ufficio, unendosi ai nuovi eletti. Né è un caso isolato. Il 2 Aprile 1212, il comune di Prato, facendo un trattato con Firenze, mandava a stipularlo tre _Consules veteri_ e tre _Consules novi eiusdem terre_. SANTINI, I. doc. LX.

[207] INNOCENTII III Epistolae, I. 15, 27, 34, 35; FICKER, II, parag. 363, p. 384.

[208] Invece di _Ducatus Tusciae_, cominciò a dire _magna pars Tusciae, quae in nostris privilegiis continetur_. Ai Pisani scriveva: _Post correctionem adhibitam, nihil invenimus quod in ecclesiastici iuris vel cuiusquam maioris vel minoris personae praeiudicium redundaret_. E nel febb. 1199 li incitava ad entrare nella Lega. INNOCENTII III Ep. lib. I, 401 e 555; _Gesta Innocentii_, c. 11; FICKER, II, parag. 363, pag. 385-6.

[209] SANTINI, I, doc, XXIII, XXIV, XXV. Il primo è del 10, il secondo del 15 aprile 1198, il terzo, che ha i nomi dei Figlinesi, i quali giurarono la Lega, è del 15. Nel secondo troviamo accennati i Consoli priori: _Comandamenta Consulum florentine civitatis omnium vel maioris partis aut priorum ex eis_. Nel terzo (pag. 43 e 44) troviamo che il giuramento fu dato: _In Florentia, in ecclesia S. Reparate et Parlamento, coram florentino populo iuracerunt_. E piú oltre: _In ecclesia S. Reparate, in Aringo_. Qui abbiamo un altro esempio del Parlamento radunato in chiesa.

[210] SANTINI, I, doc. XXVI. Si giurava obbedienza ai Consoli o Rettori _vel segnoratico aliquo extante_. Anche questa è una espressione che sente poco dell'antico carattere piú democratico.

[211] Il VILLANI (V. 26) lo chiama, per errore, conte Arrigo della Tosa. I della Tosa non erano conti. Il pseudo Brunetto Latini, in un paragrafo che non ha data, ma precede quello del 1200, dice: «Messer Arrigo conte di Capraia».

[212] Questa sembra, come dicemmo, essere la ragione per la quale il pseudo Brunetto fa ora cominciare l'ufficio del Podestà: «Novo fu fatto et eletto primamente Potestade in Firenze, per invidia del consolato, ciò fu Paganello Porcaro da Lucca».

[213] SANTINI, I. doc. XXVII (12 e 23 febb. 1200), doc. XXVIII (12 e 19 febb.); doc. XXIX (12 e 23 febb., 25 marzo). In questi documenti il Podestà si vede sempre menzionato insieme coi Consiglieri, e l'ufficio dei Consoli è sempre anch'esso ricordato: _Sive parabola Potestatis et Consiliariorum vel Consulum sive Rectorum Florentie_ (pag. 49). _A Potestate vel Corsiliariis eius, sive a Consulibus Florentie vel Rectoribus_ (pag. 48). In un documento posteriore (Santini, I, doc. XXXVII, del 14 agosto 1201) troviamo che i Consiglieri rappresentano il Podestà: _Sitio filio condam Butrighelli, Melio filio Catalani Consiliarii domini Potestatis Florentie, recipienti (sic) vice et nomine dicte Potestatis et totius Comunis Florentie_ (pag. 72). Questi Consiglieri non formano ancora un Consiglio speciale, ma ci si avviano, perché il Consiglio della Città, o Senato, è già chiamato Consiglio generale, il che suppone lo speciale: _In Florentia, in ecclesia S. Reparate, coram generali Consilio Civitatis, iuraverunt_. SANTINI, I, doc. XXVIII, pag. 53.

[214] SANTINI, I, doc. XXX.

[215] SANTINI, I, doc. XXXIV.

[216] Questo trattato fu concluso il 27 aprile 1201; nei giorni 28, 29 e 30 venne giurato da circa 500 degli abitanti di Colle. SANTINI, I, doc. XXXV e XXXVI.

[217] _ Per quinquennium guerra durante, et eidem omnibus de Tuscia prestantibus patrocinium... Tacere tamen nolo magnalia quae inter caetera vidi, guerra durante_. SANZANOME, ediz. fiorentina pag. 134-5.

[218] Il doc. si trova in Ildefonso di San Luigi, Delizie, VII, 178. Si esentavano da ogni imposta, in perpetuo, il Gonella ed i suoi compagni, _qui mortui fuere in turre de Bagnuolo et in muris apud Summumfontem, in servitio Communis Florentie_. V. anche HARTWIG, II, 100.

[219] SANTINI, I, XXXVIII, XXXIX. Il trattato di pace fu fatto tra Alberto da Montanto, signore di San Gemignano, pei Semifontesi, e _Claritus Pillii_, Console dei mercanti, per Firenze.

[220] Questa lettera, pubblicata dal Winkelmann (_Philipp von Schwaben_, I, 556) da un Ms. del fiorentino Boncompagni, nell'Arch. di Berna, n. 322, fol. 18, è in parte riferita anche dall'HARTWIG, II, 102.

[221] I patti furono da circa 800 Montepulcianesi giurati in mano del Console fiorentino. SANTINI, I, doc. XL, 19 e 24 ottobre 1202.

[222] SANTINI, I, doc. XLII XLIII, XLIV e XLV. Questi doc. dell'aprile e del maggio 1203 contengono i nomi dei cittadini e contadini senesi, che accettarono l'arbitrato in nome della Città; l'ultimo ha le deposizioni dei testimoni interrogati da Ogerio. Il doc. XLVII, 4 giugno 1203, è il lodo da lui pronunziato.

[223] Nei giorni 4, 7 e 8 giugno, il vescovo ed il Comune di Siena cedevano a Firenze tutto ciò che dovevano, secondo la sentenza. SANTINI, I, documento XLVIII. Il 6 dello stesso mese, 150 Consiglieri senesi giuravano l'osservanza dei patti. SANTINI, I, doc. XLIX.

[224] SANTINI, I, doc. LII.

[225] SANTINI, I, doc. XLVI.

[226] MURATORI, _Antiq. It._ IV, 576-83. V. ancora FICKER (II, parag. 312, pag. 229 e seg.), che da questo importante documento cavò la serie dei Podestà messi nel Senese, i quali dai testimoni son chiamati: _Comites teutonici, Comites comitatus senensis pro imperatore Federigo_, ed anche qualche volta _Comites contadini_.

[227] REPETTI, art. _Capraia e Montelupo_; HARTWIG (II, 106-9), che qui corregge la cronologia ed alcuni altri errori del Villani.

[228] Il trattato dovrebbe trovarsi nell'Arch. di Pistoia. Il Repetti, riferendolo dagli Aneddoti del Zacaria, lo dice del 3 giugno; altri lo dicono del luglio.

[229] Del 29 ottobre e 7 novembre 1204, in SANTINI, I, doc. LIII. Il giuramento fatto al console Guido Uberti diceva, che si starebbe ai comandi, _que... fecerint Potestas Florentie vel Consules Civitatis vel maior pars vel priores aut prior eorum._ E cosí nominavasi prima il Podestà anche in un anno nel quale erano in ufficio i Consoli, ai quali infatti si prestava il giuramento, in presenza _Angiolerii Beati, Doratini et Burniti Paganiti sexcalcorum Comunis Florentie_. Anche questo ufficio di _Sexcalcus_ (che trovasi ricordato pure in altro documento del 30-31 maggio 1203, in SANTINI, I, XLVI) è nuovo, ed accenna, secondo noi, al mutamento verso forme piú aristocratiche in Firenze. Il giuramento del Comune, dato il 29 ottobre 1204 (SANTINI, I, doc. LIV), incominciava: _Hec sunt sacramenta, quae Potestas et Consules Comunis et Consules militum, mercatorum et Priores Artium et generale Consilium, ad sonum campane coadunatum, fecerunt Guidoni Borgognoni comiti et filiis et Caprolensibus_. Giuravano i Consoli, non il Podestà, che non v'era, ma che anche qui veniva ricordato primo nella formula.

[230] La notizia si trova negli _Acta Sanctorum_, 1 maggio, pag. 14, e nello elenco di Consoli e Podestà, detto di S. M. Novella. V. HARTWIG, 197. Il nome non si trova però nei documenti di questo anno, i quali accennano in genere all'ufficio di Consoli o Podestà.

[231] Sizio Butrigelli o Butticelli trovasi nel catalogo di S. M. Novella. HARTWIG, II, 197.

[232] SANZANOME, pag. 139-40, HARTWIG, II, 111-12.

[233] SANTINI, I, doc. LVIII e LIX. Il giuramento fu dato da un grandissimo numero di Senesi al Podestà Gualfredotto Grasselli, _vice et nomine Comunis Florentie recipienti_, senza i _Consiliarii_. Trattandosi però d'una lunga operazione, egli si fece rappresentare, _procuratorio nomine_, da Ildebrandino Cavalcanti. I documenti di questa pace sono parte a Firenze, parte a Siena. I primi si trovano nel Santini; degli uni e degli altri dà notizie l'HARTWIG, II, 113-14.

[234] _Politecnico_ di Milano, luglio e settembre 1866.

[235] I particolari del fatto sono narrati diversamente dal Villani (V. 38), dal pseudo Brunetto Latini (_ad annum_) e da Dino Compagni in principio della sua _Cronica_. La sostanza però è la stessa, e noi ci siamo attenuti sopra tutto ai due primi, che ne parlano piú a lungo e con piú precisione.

[236] VILLANI, V, 38.

[237] VILLANI, VI, 5.

[238] Il VILLANI (VI, 33) dice: «Benché poi fossono le dette parti tra' nobili di Firenze, e spesso si guerreggiassono tra loro di proprie nimistadi, e erano in setta per le dette parti», pure il popolo ancora «si mantenea in unitade, a bene e onore e stato della Repubblica». (Vol. I, pag. 253). Gli _Annales II_, all'anno 1236, dicono che furono distrutti i palazzi del Comune e dei Galigai, il che sarebbe invece prova d'una vera rivoluzione.

[239] AMMIRATO, _Storie_, Lib. II (accresciuto da Ammirato il giovine), anno 1240.

[240] Questo è l'anno in cui si trova la prima menzione ufficiale dei Guelfi fiorentini. Federico II, dolendosi della loro condotta, dice: _pars Guelforum Florentiae, cui dudum nostra Maiestas pepercerat_. Gli _Annales II_ nominano la prima volta i Guelfi nel 1239, e nel 1242 nominano i Guelfi ed i Ghibellini. V. HARTWIG, QUELLEN, ecc., II, pag. 159-60 e 164. Questo autore crede che il nome dei due partiti in Firenze si sia cominciato ad usare nel 1239.

[241] LAMI, _Antichità toscane_, Lezione XV, Passerini, _Istituti di Beneficenza — Il Bigallo_: Firenze; Le Monnier, 1853.

[242] Vedi _Statuta Populi et Communis Florentiae_, pubblicati colla data di Friburgo, Vol. I; CANTINI, _Saggi_, Vol. III, cap. XVI; _Delizie degli Eruditi Toscani_, Vol. IX, pag. 256 e seguenti.

[243] Il Villani dice: «Levarono la signoria alla podestà che era allora in Firenze, e tutti gli ufficiali rimossono» (VI, 39). Il Malespini copia al solito il Villani (cap. 137). Ma leggendo piú oltre si vede chiaro, che il Podestà continuò ad essere eletto, che fu costruito per esso un palazzo, e che il cronista vuol dir solo: fu mutata la forma di governo, furon tolti d'ufficio coloro che governavano. La parola podestà è ivi adoperata in senso generico di magistrato supremo.

[244] VILLANI, VI, 39 e 40. V. anche COPPO STEFANI.

[245] Attribuito a Lapo o Iacopo, creduto maestro d'Arnolfo.

[246] VILLANI, VI, 39.

[247] Marchionne di Coppo Stefani, nella sua Storia fiorentina (Lib. II, rubr. 63), parlando della prima divisione de' Guelfi e Ghibellini, dice: «Quasi tutte le famiglie che teneano ghibellina parte, cioè con Imperio, erano nobili del contado, perché teneano feudo o castella dell'Imperio». E l'Ammirato, che aveva assai studiato le cronache e i documenti del tempo, facendo discorrere i popolani, a proposito appunto delle riforme del 1250, dopo aver notato che gli Uberti, come capi dei nobili, eran la cagione di tutti i mali di Firenze, ecco in che modo fa continuare il discorso: «Chi ora sono i dissipatori dei nostri beni e delle nostre fatiche, con le immoderate tasse e imposte, se non gli Uberti? Questi dispettosi uomini reputarono per cosa onorata, fra gli altri lor belli e nobili costumi, d'esser nostri nimici; perciocché vantandosi d'essere discesi dai principi d'Alemagna, chiamano noi altri villani e contadini, e ci disprezzano, come fossimo composti d'un'altra massa.» AMMIRATO, _Storie_, Lib. II, _ad annum_.

[248] Infatti il Villani ne parla solo assai piú tardi. La loro esistenza però apparisce dai documenti. Uno ne dà l'_Arch. Stor. Ital._, S. III, Vol. 23, pag. 222. Doc. del 30 apr. 1251. Vedi M. di Coppo Stefani, rub. 90.

[249] GIANNOTTI, _Opere_, ediz. Le-Monnier, Vol. I, pag. 82.

[250] MACHIAVELLI, _Storie_, Lib. II. A questo proposito sarà bene riconfermare l'osservazione da noi fatta altra volta, che il Machiavelli, cioè, assai spesso è tanto poco esatto nel determinare i fatti, quanto è profondo nell'indagarne il carattere e lo spirito. Finito il primo libro delle sue Storie, in cui fa una generale introduzione sul Medio-Evo, comincia nel secondo a narrare la storia di Firenze. Egli è, dopo L. Aretino, il primo che abbandoni quasi del tutto i favolosi racconti dei cronisti sulle origini, ed incominci coi fatti veramente storici. Se crede ancora alla distruzione di Firenze per opera di Totila, ed alla sua riedificazione per opera di Carlo Magno, non che alla distruzione di Fiesole, nel 1010, pei Fiorentini, noi possiamo facilmente scusare questi errori, pensando quanti altri racconti leggendari abbandonò, e quanto tempo ci è voluto, per trovare la verità storica in quelle tradizioni meno incredibili, che egli ancora seguiva. Se non che, il Machiavelli va quasi d'un salto dal 1010 al 1215, senza nulla dirci della prima e seconda costituzione di Firenze, né dei moltissimi fatti d'armi, né delle rivoluzioni politiche che in quel tempo seguirono. Ed in ciò tutti i cronisti potevano aiutarlo. Egli ancora pone la prima radice, e l'unico principio delle discordie dei Fiorentini nel fatto del Buondelmonti, e da questo errore potevano anche i cronisti, e doveva il suo acume storico salvarlo. Continuando poi a dimostrare la piú singolare e strana noncuranza, salta nuovamente dal 1215 al 1250, per dirci che allora Guelfi e Ghibellini si posero d'accordo, e «parve loro tempo da pigliar forma di vivere libero», quasi fosse questa la prima volta, che i Fiorentini pensassero ad ordinarsi in libertà. Ora noi abbiamo visto come nel 1115 la libertà e la prima costituzione fiorentina furono fondate, e come quella del 1250 non era la prima, ma la terza costituzione, e non fu fatta dai Guelfi e dai Ghibellini d'accordo, come dice il Machiavelli, ma dai popolani guelfi a danno dei nobili ghibellini. Né ciò è tutto. Il Machiavelli continua: «e per levar via le cagioni delle inimicizie che nei giudicii nascono, provvidero a due giudici forestieri, chiamato l'uno Capitano e l'altro Podestà, che le cause cosí civili, come criminali, intra i cittadini occorrenti giudicassero». E cosí riduce questi due magistrati politici a semplici giudici; non pone alcuna differenza fra di essi, e non osserva che se il Capitano veniva creato adesso, il Podestà esisteva già da piú di un mezzo secolo. Egli dice del pari che, per dare maestà agli eserciti, fu nel '50 ordinato il carroccio, che già da piú tempo era in uso presso i Fiorentini. E nel determinare l'ordine degli eserciti, dimostra una uguale trascuraggine, né pone differenza alcuna tra le milizie del Comune e quelle del Popolo, sebbene i cronisti apertamente ne parlino. «Poiché avemo,» cosí scrive il Villani, «detto de' gonfaloni e insegne del Popolo, è convenevole che facciamo menzione di quelle de' cavalieri e della guerra». Con tutto ciò Machiavelli riman sempre colui che meglio d'ogni altro definisce il carattere generale delle rivoluzioni fiorentine, ogni volta che si ferma a parlarne, massime dopo il 1250.

[251] Nel novembre del 1252.

[252] _Arch. Stor. It._ Serie III, vol. 23, pag. 220.

[253] VILLANI ed AMMIRATO, _ad annum_.

[254] VILLANI, VI, 51. AMMIRATO, _ad annum_.

[255] AMMIRATO, _ad annum_, dà il sunto del trattato.

[256] VILLANI ed AMMIRATO, _ad annum_.

[257] VI, 70.

[258] Cintura di cuoio con fibbia.

[259] Pezzo di panno quadro, attaccato al mantello e da potersi portare in capo.

[260] VILLANI, VI, 70.

[261] V. _I Capitoli del Comune di Firenze, inventario e regesto_, vol. I pubblicato da C. Guasti: Firenze, Cellini, 1866.

[262] L'AMMIRATO, _ad annum_, dà il sunto del trattato.

[263] VILLANI, VI, 62. Questo fatto che dal Villani venne molto esaltato, come esempio di magnanimità, servi invece a qualcuno, per provarsi a dimostrare la pretesa corruzione del popolo fiorentino, in un tempo nel quale si decretava singolar monumento ad un cittadino, solo perché non aveva venduto la patria. Ma prima di tutto è da notare, che il monumento fu decretato, non per questo fatto solamente, ma, come dice lo stesso Villani, perché «Aldobrandino morí in tanta buona fama, per le sue virtuose opere fatte per lo Comune». E se poi si vogliono trovare troppo enfatiche le lodi del Villani pel fatto stesso, ed in ciò vedere un segno di corruzione, bisognerebbe attribuirla ai tempi del Villani, non a quelli, assai piú antichi, di Aldobrandino e del Primo Popolo, che furono, senza alcun dubbio, tempi di molta virtú e di vero patriottismo.

[264] Storie, Lib. II.

[265] VILLANI, VI, 65.

[266] C. PAOLI, _La battaglia di Montaperti_ (Estratto dal Vol. II, del _Bollettino della Società senese di Storia patria_): Siena, 1869. A questo lavoro il prof. Paoli aggiunse nel 1889 un'altra pubblicazione importantissima: _Il libro di Montaperti_, nei _Documenti di Storia italiana_ della R. Deputazione per la Toscana, Umbria e Marche, Vol. IX.

[267] MARCHIONNI DI COPPO STEFANI, _Stor. fior._ rubr. 120.

[268] VILLANI ed altri cronisti fiorentini.

[269] Queste cifre date dai cronisti fiorentini sono sempre incerte; si possono ritener solo come approssimative.

[270] Eccone un esempio tratto da una legge del 1284. — «Item quod nullus presumat consulere, vel arengare super aliquo quod non sit principaliter propositum per dominum Potestatem, vel aliquem loco sui. Et qui contrafacerit, in soldos sexaginta florenorum parvorum vice qualibet puniatur, et plus et minus ad voluntatem domini Potestatis. Et quicquid dictum vel consultum contra propositionem, non valeat, nec teneat». _Consigli Maggiori, Provvisioni e Registri._ I, carte 12 retro. _Archivio di Stato_ in Firenze.

[271] VILLANI, VI, 78.

[272] ALDOBRANDINI, _Croniche_, pag. 9; PAOLI, _La battaglia di Montaperti_, pag. 46.

[273] Nel Duomo di Siena si conservano anche oggi le antenne che la tradizione crede essere appartenute al carroccio fiorentino. Ma gli eruditi senesi, con ragione credono ora, che appartenevano invece al carroccio della loro città.

[274] PAOLI, op. cit., pag. 58.

[275] Il Sismondi, dopo aver paragonato i cronisti, fa ascendere a 10,000 i morti, ad altrettanti i feriti.

[276] VI, 19.

[277] Signore del castello di Poppi in Casentino, s'era separato dagli altri conti Guidi, ch'erano guelfi.

[278] Tutto ciò è narrato dal Villani e da altri cronisti, è ricordato anche da Dante nella _Divina Commedia_. Alcuni han voluto mettere in dubbio il fatto, ma a ragione osservò l'Hartwig, non essere facile supporre che i cronisti guelfi avessero voluto inventare una leggenda, tutta a favore del capo dei Ghibellini.

[279] Su queste demolizioni dà molte notizie il Del Lungo, nel suo scritto: _Una vendetta in Firenze_, nell'_Arch. Stor. It_. Serie IV, vol. 18 pag. 355 e segg.

[280] P. ILDEFONSO, _Delizie_, ecc., Vol. IX, pag. 19 e segg.

[281] MACHIAVELLI, _Storie_, Lib. I, pag. 37.

[282] Si dice che Manfredi, nel vederli combattere, ammirasse il loro ardire, esclamando: di chiunque sarà la vittoria, quei Guelfi non perderanno.

[283] DANTE (_Purgatorio_, III, 121-32) pose Manfredi nel Purgatorio, sebbene, al pari di Federico, di Farinata e di molti altri Ghibellini fosse allora tenuto eretico.

Orribil furon li peccati miei, Ma la bontà infinita ha sí gran braccia Che prende ciò che si rivolve a lei. Se il pastor di Cosenza, che alla caccia Di me fu messo per Clemente, allora Avesse in Dio ben letta questa faccia, L'ossa del corpo mio sarieno ancora In co' del ponte presso a Benevento, Sotto la guardia della grave mora. Or le bagna la pioggia e move il vento, Di fuor del Regno, quasi lungo il Verde, Ove le trasmutò a lume spento.

[284] MACHIAVELLI, _Storie_, Lib. II, pag. 73.

[285] Questo è un fatto cominciato assai prima, che si ripete costantemente in tutta quanta la storia fiorentina, ed ora apparisce piú visibile che mai. Il Malespini, nella sua Cronica, cap. 104, prima della incoronazione di Federico II, già parla di alcune famiglie che, «cominciavano a essere grandi, che prima di poco tempo non se ne faceva menzione.... I Mozzi, i Bardi, i Iacopi detti Rossi, i Frescobaldi, tutti questi erano venuti in piccolo tempo, perocché ancora erano mercatanti e di piccolo cominciamento: poi i Tornaquinci e i Cavalcanti di piccolo cominciamento, ed erano mercatanti, e 'l simile i Cerchi, e molto cominciarono questi sopra detti in piccolo tempo a sormontare».

[286] La piú parte di queste lettere si trovano pubblicate nel Martène, altre ne dà il Del Giudice nel suo Codice diplomatico di Carlo I e Carlo II d'Angiò.

[287] MACHIAVELLI, Storie, Lib. II, pag. 75.

[288] _Il Codice diplomatico di Carlo I e II d'Angiò_, pubblicato dal Del Giudice a Napoli, vale qui a correggere molti errori dei cronisti.

[289] «Quasi spenta del tutto o almeno invecchiata quell'antica cittadinanza, s'incominciava a veder sorgere, quasi in una nuova città, un'altra propagine di genti». AMMIRATO, _Storie_.