Chapter 5
"Presto, Don Geronimo, presto accorrete," diceva al Parroco da lontano;--"la poverina si muore; venga a confessarla, e porti seco la pisside e la borsa dell'olio santo..."
Ma Don Geronimo, che pativa di gotte, sì era già posto a giacere; nonostante balzò subito seduto sopra il letto, e siccome in quel moto sentì certe trafitte che gli fecero vedere tre soli, pensò tra sè:
"Oh benedetta! poteva morire qualche ora prima:"--e subito riprese:--"o piuttosto molte ore.... anzi anni dopo;--ma..." aggiunse "l'uomo muore quando Dio lo chiama, e il sacerdote deve accorrere sempre allo esercizio del suo solenne ministero..."
E volle gettarsi giù dal letto, ma non potè; e pian piano, aiutato dal servo e dal Presidente, si vestì, reprimendo i sospiri che il povero uomo offriva a Dio in isconto dei suoi peccati.
Dopo lunga ora sì posero in via: il Parroco sorretto dal Cappellano andava avanti come poteva; il Presidente lo seguiva tenendo aperto l'ombrellino di seta.--Avrebbe riso anche il diavolo.
Quando giunsero a casa, la peccatrice era moria. I tre sacramenti rimasero a terra.
Il Presidente vide un foglio caduto accanto al letto; lo raccolse, e conobbe essere la lettera di Guglielmo, dono atrocissimo della insidia di sangue; lo bruciò, avvertendo che si consumasse intero; e quando fu ridotto bene in cenere nera, si volse al Parroco in suono di rimprovero e di dolore, ed esclamò:
"Abbiamo fatto tardi!"
E il Parroco chinò il capo umiliato.
"Maladetta gotta! Dio mi perdoni, perchè la gotta si può maledire senza scrupolo di coscienza;--ma la contrizione l'avrà... anzi deve averla salvala..."
"Così sia, Don Geronimo, Intanto non mi par bene divulgare che Ella non fu a tempo a confessarla...--Don Geronimo capisce che ne scapiterebbe il suo decoro. Le faccia un mortorio onorevole, e suffragi per l'anima sua... quanti bastano; le dia sepoltura cristiana... ed... io... pagherò... le... spese..."
"Oh non importa!" replicò il Parroco arrossendo... "a farle suffragi mi credo obbligato anche io..."
"Oh bravo via. Don Geronimo... faremo mezzo per uno... nè tutto pagato, nè tutto regalalo..." rispondeva il Presidente stropicciandosi con soddisfazione le mani.--"Basta, io me ne rimetto alla sua carità..."
Il funerale fu fatto e pomposo: la donna ebbe sepoltura in chiesa con lapide di marmo bianco, ed epitaffio a lettere di oro, e il Presidente fu dichiarato _insignis pietatis vir_, nè più nè meno dello antico Enea.
Adesso pensa che il danaro non era poco, e poni in mano un ventimila scudi a tale uomo qual è il Presidente, e tu vedrai quello ch'ei saprà fare mediante traffici di ogni maniera, condotti con prudenza e destrezza ch'egli possiede grandissime;--e aggiungi ancora che sovente gli accadde di fare assicurare così per distrazione le sue navi e i suoi carichi a Londra e a Costantinopoli. Fortuna volle che per lo appunto quando meglio assicurava, e più perdeva; ed egli non già a fine di male, ma proprio per distrazione, risquoteva le due sicurtà. Insomma volle possedere tesori, ed ecco ei li possiede. Che cosa gli manca? Egli ricco, egli accasato ottimamente, egli giocondo di famiglia egregia, tenuto in pregio, blandito, festeggiato, lodato; già illustre per onori ricevuti, e in aspettativa di nuovi, egli morrà..."
"Contento?"
"No"--drizzando la persona incurvata Zabulone ed agitando le chiome grigie come un profeta in atto di maladire, proruppe con molto terribile voce,--"lui non puniranno i rimorsi: questi non varrebbero a spaventarlo; egli se n'empirebbe le materasse, e vi dormirebbe sopra più morvido. Dio lo punirà nella sorgente del suo peccato. Egli ambiva lasciare nome e famiglia di fortune e di pompe superba, e il suo nome morirà con lui; egli seppellirà i suoi figli che lo conoscono, ch'egli non può ingannare, e lo disprezzano; il suo retaggio andrà disperso come un nuvolo di polvere sospinta dal vento. La mano del Signore toccherà le radici di questa pianta maligna, e prima di morire vedrà cadersi tutte le sue foglie maladette dintorno. Egli ha radunato per riempire una fossa... Erede di tutti i suoi, egli vi getterà dentro in confuso moglie, figli, e tesori... e Satana infine ridendo vi getterà lui stesso.--La vita, o Gualberto, è un lungo conto corrente; ma prima di morire, la coscienza, computista senza errore, tira a tutti la somma, e quanto più ella tarda, o fa improvvisi i conti, tanto maggiormente giungono pieni di paura. La giustizia di Dio vive e governa. A ogni uomo verrà retribuito secondo le sue opere, e questa persuasione unita a molte altre cause varrà non poco a migliorare questa nostra specie.--Però le cose procedono lente al bene, spesso si arrestano, qualche volta deviano: le generazioni umane, come le generazioni delle foglie, ora nascono, ora muoiono; il verno le disperde, aprile le rinnuova, e tu guarda al tronco che non muore mai. La opera dei secoli non può conseguirsi in giorni o in anni, ma la sapienza governata dalla speranza visse nei tempi passati, nei presenti sonnecchia mercè le nuove ipocrisie, e vivrà in quelli che non furono peranche generati dal volere di Dio; e tu in ispirito puoi assistere al giorno della creazione, in cui furono appesi al firmamento il sole e la luna, come al giorno della distruzione, ove una gran voce scrollerà l'universo dicendo:--Basta!--E cotesti luminari si spegneranno a modo di lampade a cui manca l'alimento.--Zabulone ebreo ti dava questi ammaestramenti perchè ti consolassero, e tu tienli avanti gli occhi come le tavole della testimonianza, ricordandoti quello che Rabbi Santo favellava a Don Pietro:
Por nascer en espino La rosa, ya no siento Que pierde; ni el buen vino Por salir del sarmiento; Ni vale el Azore menos Por que en vil nido siga Ni los exemplos buenos Porque Judio los diga.¹
NOTA.
_Pag_. 156.--(1) Rabbi Santo chiamava se stesso Don Santo Judio de Carrion, perchè nato a Carrion de los Condes nella Castiglia vecchia:
Señor noble rey alto Oid este sermon Que os dise Don Santo Judio de Carrion
Nacque sul principio del secolo XIV. Nel 1360 essendo già vecchio, diresse a Pietro il Crudele, re di Castiglia, un poemetto intitolato:--_Consejos y documentos del Judio Rabbi Don Santo al rey Don Pietro_. Dicesi si chiamasse veramente Don Mose, e fosse chirurgo del re. Attribuiscono a lui il poema:--_La Dansa general de la Muerte_, o _Dansa Macabra_.
End of Project Gutenberg's I nuovi tartufi, by Francesco Domenico Guerrazzi