I moribondi del Palazzo Carignano
Part 2
--Poffar Iddio! signora, esclama il mio vicino impaziente; è colpa mia se il signor Valerio ha cominciato a parlare alle cinque? Per me, ne ho le mascelle dislogate! Infine, ingollo la mia pappa, e respiro. Mi si presentano, col caffè, delle lettere arrivate dalla Camera. È il signor presidente, il quale in nome di S. M. m'invita al ballo a corte e mi domanda il nome di nascita di mia moglie, se mi piace condurla meco. Figuratevi un po', miei cari, l'imbarazzo di un povero diavolo che abbia una moglie nata, per esempio, _Troia_, _Porcella_, _Vacca_! Figuratevi il dispetto di un uomo che abbia sposato la sua cuciniera o si sia semplicemente maritato alla leggiera, a passo di carica! Andate poi a persuadere ad una donna, dopo questo invito, che si debba rinunziare all'onore di ballare da S. M.! Di qui, delle baruffe, del dispetto.... E poi, infrattanto che il signor deputato difende alla Camera la causa dell'istruzione primaria, l'amico di famiglia o il cugino di sua moglie può dare in casa a questa onesta creatura, come alla moglie di ogni altro semplice mortale, un corso pratico d'istruzione superiore--di fisica per esempio--insegnandole la misura della superficie con quel metodo che si può leggere in un canto di Voltaire, ma che io non oso ricordar qui.
--Voi calunniate le donne, signore, grida mia moglie.
--E gli amici di casa sopra tutto. Perdono, signora--replica il mio vicino. Ma poichè S. M. vuol bene ammettere in casa sua una _Troia_ o una _Vacca_, prendiamo il nostro coraggio a due mani e rassegniamoci. Ma pensiamo innanzi tutto alla toeletta di madama. Un flagello, parola d'onore! Essa ne ebbe di già una per il ballo della Città; poi un'altra per il ballo del presidente del Consiglio; la terza per il ballo della Filarmonica.... Può dessa, la povera donna, presentarsi a Corte con una toeletta mostrata in così bassi luoghi? Le moine di madama raddoppiano: e la pioggia delle note dei mercanti diventa un diluvio. No, il posto di deputato non è tenibile....
Qui il treno si arresta. Si annuncia che noi siamo a Vercelli. Il mio grosso compare saluta la compagnia, pigia il piede in passando ai suoi vicini, e discende.
Le sue parole mi avevano colpito....
HORS D'OEUVRE
PER LE PERSONE SERIE.
II.
Come mi decisi a scrivere, a pubblicare ed a ripubblicare i profili de' miei colleghi.
Questi brani della conversazione del ciarliero viaggiatore della ferrovia provano ad evidenza che la posizione di un deputato non è constellata di rose. Egli urtasi ad ogni specie di grosse e piccole miserie, che lo turbano, che lo stizzano. Io sono dunque ben disposto in suo favore, ed a perdonargli se pecca, perocchè desso è mira di lunghe ed aspre tentazioni. Perciò mi son mostrato, in generale, benevolo. Se io avessi voluto rimuovere la belletta e squarciare i veli, avrei forse messo più brio e varietà in questa galleria, avrei avuto più vena e fatto più scandalo. Ho preferito scrivere mettendomi in guanti di velluto! Io non sono di que' tristi augelli che infettano il proprio nido. La moderazione e la temperanza sono la forza la più reale di questo mondo! D'altronde, io scrissi queste lettere per la _Presse_ di Parigi, a fior di penna e senza pretensione. Io non mi ammanto di infallibilità. Riproduco un'impressione personale.
Quest'anno io mi sono uno dei girandoloni della Camera. L'anno scorso era uno dei suoi membri i più assidui. Arrivato il primo, me ne iva quando non vi restava più su i banchi che il signor Ranieri addormentato, battendo la diana. Io provavo una specie di fascino nello studio di questa riunione di quattrocento Italiani, mossi da tutti gli angoli della Penisola. Io mi sentivo impregnato di un magnetismo abbarbagliante. Ora, come gli objetti che si discutono alla Camera non sono poi sempre nè solazzevoli, nè interessanti, io riportavo le forze del mio spirito sull'analisi degli uomini. Io non conoscevo quasi alcuno; ero ad un dipresso isolato. E mi bisognò dunque da prima tutto indovinare, leggere a traverso le fronti discrete e fredde, pensieri ardenti, desiderii aspri e diversi. Ogni parola che cadeva da un labbro aveva per me il valore di una rivelazione. Per un lavoro psicologico assiduo e fisso, io arrivai a vedere le relazioni di questa parola con lo stato reale del cervello. Ed ei sarebbe davvero uno strano studio che presenterei al pubblico, se mi lasciassi sedurre e mettessi al nudo lo stato secreto dell'anima di ogni deputato. Io non parlo già delle ignobili avidità, nè della massa ordinaria degli _Onorevoli_. Ma non sarebb'egli straordinariamente curioso di prendere sul fatto la fisionomia dell'anima di certi uomini--qual Ferrara, per esempio, Guerrazzi, Pepoli, Brofferio, Depretis, Lanza, Conforti, Ratazzi, Tecchio ed altri, al momento proprio in cui essi parlano, e metter faccia a faccia il pensiero espresso e l'idea concepita? Non sarebbe egli singolare di segnalare la doppia corrente di concetti e di desiderii che partono dal banco dei ministri e da quelli dei deputati, e s'incrociano, s'urtano, s'intendono, si respingono, si rapprossimano, si attirano, si rompono? Curiosa sopra tutto era questa osservazione quando il conte di Cavour sedeva al posto--mira di tutti, segno ad odii, ad affetti, a vaghezza di stima o di ambizioni--ed all'altezza di tutto! Ora, il barone Ricasoli ed il signor Ratazzi non sono giunti ancora a dare alle loro eminenti persone questa natura magnetica che coagula tante passioni e tante volontà diverse, le gruppa, le maneggia, le domina, le foggia a suo modo, se ne impadronisce e le trasmette. Cavour morto, la storia segreta delle anime non avrebbe oggimai altra importanza che il valore di uno studio psicologico. La forza politica di questa rivelazione sarebbe minima oggidì. Il nuovo Mesmer del banco dei ministri non è ancora apparso.
Io lascio dunque nel mio portafoglio questi studi congetturali: l'ora loro forse verrà. E mi limito adesso a questi schizzi a vol d'uccello che colpiscono chiunque e soddisfano il più gran numero di gusti.
La fisionomia collettiva della Camera, che nell'anno scorso era nello spirito mio stesso un po' confusa, si rischiara e si svela quest'anno. Ecco perchè ho ritoccato qualche ritratto, ho aggiunto qui la ruga, ho fatto lì scomparire la piega. Dodici mesi della vita politica sono un secolo. E che che se ne sia detto in contrario, non vi è nulla di così mobile e di così cangevole che la figura degli uomini di Stato. Esaminate, per esempio, il signor Minghetti dell'anno scorso al banco dei ministri, ed il signor Minghetti di quest'anno al suo banco di deputato. Egli è irriconoscibile: è un altro uomo. La stessa figura di legno del barone Ricasoli ha subito queste stimmate. La fotografia del Parlamento italiano, così ritoccata, è più finita.
Io aveva esitato a pubblicare in un volume le lettere mandate alla Presse. Io credeva da prima che questo primo Parlamento italiano fosse un Parlamento di occasione, il quale avrebbe compiuta la sua missione di proclamare l'Italia una, spedita la bisogna la più urgente, e sarebbe poi ritornato a ritemperarsi al contatto dei suoi elettori. Ma questo Parlamento mira all'immortalità. Io mi decido dunque a rivedere il mio lavoro, tradurlo, e presentarlo al pubblico a nuovo e completo. Dico completo, perchè nelle mie lettere alla _Presse_ io non avevo parlato del centro della Camera, e ne parlo oggidì.
Ma, direte voi, voi spingete allo scioglimento della Camera; la sarà sciolta; il vostro libro diventa inutile. _Sero venientibus ossa_!
Niente affatto. Questo libro resta, da prima, come lavoro storico per quanto minima sia la sua importanza. Io poi ho avuto cura, principalmente tratteggiando questi abbozzi, di mirare a due scopi.
Indicare, cioè, coloro che possono essere eliminati dalle novelle assemblee d'Italia, senza il minimo inconveniente, anzi, forse, con una incontestabile utilità:
Poi ho rivelati coloro i quali, in ogni tempo, faranno parte della rappresentanza italiana, di cui sono l'onore, la gloria, l'ingegno.
La prima pubblicazione era indirizzata principalmente all'Europa, onde insegnarle che, nel primo Parlamento italiano eranvi degli uomini all'altezza di tutti gli altri Parlamenti. Con questa seconda pubblicazione, io voglio segnalare all'Italia la portata dei rappresentanti, affinchè essa possa, nelle elezioni posteriori, avere un criterio alla sua scelta. Per l'Europa, io scrissi da Italiano: per l'Italia, scrivo da patriota.
Impresi il mio lavoro per distrarmi dalle noje delle sedute, ove non si trattano che affari di campanile. Il mestiere di deputato, a farlo con coscienza, è un mestiere a rendere cheto l'uomo lo più svegliato, a capo di tre anni! Lo pubblicai, perchè mi sembrò utile alla causa italiana. Lo ripubblico, perchè parmi una buona azione, in questi tempi nebulosi ed incerti, di concorrere, secondo le mie forze ed i miei mezzi, a spandere un po' di luce. Io non ho nè amore, nè odio per chicchessia. Avevo dei dubbi e delle prevenzioni; ma ho saputo dominarmi. Mi sono astenuto, quando non ero convinto. _Dilexi justitiam_!
Ora, che mi sia permesso di aggiungere qui _l'avant-propos_ con cui M. A. Peyrat volle annunziare la pubblicazione delle mie lettere nella _Presse_, affine di attestargli la mia riconoscenza. Gli dovevo un ringraziamento pubblico: glielo fo.
«Noi segnaliamo all'attenzione dei nostri lettori la lettera seguente indirizzataci da Torino. Questa è la prima di una serie di lettere, in cui il signor Petruccelli della Gattina, uno dei membri i più distinti del Parlamento italiano, si propone di tratteggiare a grandi linee la fisionomia dei suoi colleghi i più rinomati ed i più influenti, e noi mettiamo assai volentieri a sua disposizione le colonne della Presse. Si leggono poco in Francia i libri ed i giornali italiani, e non si sa mica abbastanza quanto l'Italia in sè rinchiude di uomini rimarchevoli in ogni genere, di teste veramente politiche, di scienziati, di pubblicisti e di oratori, che non temono alcun paragone. L'occasione si presenta di far conoscere un giornalista, noi la cogliamo con piacere.
Arriverà probabilissimamente al signor Petruccelli della Gattina di esprimere delle opinioni che non saranno interamente conformi alle nostre, di portar dei giudizi di cui noi potremmo contestare la rigorosa esattezza, d'indirizzare a degli uomini che hanno la nostra simpatia, il nostro rispetto e la nostra ammirazione, degli epigrammi che noi saremmo tentati di cancellare: nol faremo punto. Noi conosciamo il suo spirito e la rettitudine dei suoi sentimenti; noi siamo d'accordo con lui sui principii essenziali: ciò è l'importante. Quanto alla varietà delle tinte ed ai dettagli sugli uomini e sulle cose, noi gli lasciamo la più completa libertà.
Noi non vogliamo dir nulla dello ingegno dei signor Petruccelli, i nostri lettori lo apprezzeranno; egli ci è impossibile nondimeno di non esprimere lo stupore che noi proviamo sempre, vedendo uno straniero scrivere la nostra lingua con quella naturalezza, quella chiarezza e facilità, sì rara anche fra noi. Sotto questo rapporto ancora gl'Italiani sono eccezionalmente e maravigliosamente dotati. Basta, per convincersene, di leggere le lettere dell'abate Galiani, i dispacci del conte di Cavour, le ultime opere del Ferrari, numerosi lavori di Mazzini, e parecchi scritti del nostro amico Bianchi-Giovini, questo pubblicista eminente che la malattia ha disgraziatissimamente forzato di sospendere la pubblicazione del suo giornale, ove egli ha così valorosamente combattuto e reso dei così grandi servigi alla causa d'Italia e della libertà religiosa.»--A. Peyrat.
I MORIBONDI
DEL
PALAZZO CARIGNANO.
I.
Il Parlamento riepiloga la nazione.--Lo dipingo al punto di vista francese.--Sono imparziale perchè repubblicano.--Statistica della Camera.--Sua divisione.--Le farfalle.--I pretendenti della destra.--Gli agenti provocatori.--Gl'invalidi del centro.--Gli uomini di Stato abbozzati della sinistra, ed il _terzo partito_.--Garibaldi tentenna.--Guazzabuglio della estrema sinistra.--Gruppi per provincie, e loro carattere distintivo.--I fabbricanti ed i traffichini degli ordini del giorno.--L'addormentato.--Lo stanco.--L'indiscreto.--I legislatori.--I Grandi di Spagna.--L'amico di tutti.--Crispi e la sua posa.--L'ex-Mirabelli.--I successori di Turati e di Proto.--Fisionomia degli oratori.--I lettori di giornali ed il signor Boggio.
_Torino, 15 aprile 1861 e febbraio 1862._
Io credo--fatuità d'italianismo a parte--che un abbozzo a grandi linee della fisionomia del Parlamento italiano potesse interessare i lettori francesi--e, soggiungo, tanto più gl'italiani. Una nazione che si attesta così altamente, che si alloga così francamente in mezzo alle nazioni, rovesciando trattati, dinastie, vecchio dritto internazionale, bravando minaccie e convenienze politiche.... non può essere una nazione volgare e senza portata. Vi è in essa qualche cosa di grande e di vivace che agisce e che crea. Ora una parte di questi elementi debbonsi naturalmente concentrarsi in questo foco dell'energia nazionale, che addimandasi Parlamento. Si deve trovar quivi il pensiero di questa nazione, il segreto del suo movimento, il meccanismo della sua vita. Ebbene, osservare questa nazione all'opera, prendere quasi i lavoratori sul fatto, esaminare le molle interiori che li muovono, specificare, classificare, disegnare i differenti centri, i differenti elementi di questa forza; vi sembra desso un proposito a negligere?
Io tratteggerò questi schizzi al punto di vista extra-nazionale, vale a dire, senza dettagli inutili, senza simpatie di campanile. Tutti i miei onorevoli colleghi sono degli uomini, relativamente, ragguardevolissimi: ma essi non lo sono mica tutti allo stesso grado al di là delle alpi ed al di là dei mari. Che io scriva due colonne sul signor Borella, sul signor Bonghi, sul signor Capone e che so altri ancora, l'Europa non ne saprà affatto più sull'Italia che la non ne sapeva ieri, che non ne saprà domani.
D'un altro lato, io credo poter giudicare gli uomini ed i partiti con imparzialità. Avendo abitato per dodici anni la Francia e l'Inghilterra, io sono straniero a molte passioni ed a tutte le rivalità. Essendo quasi il solo repubblicano della Camera che non ha idolo--nè Mazzini, nè Cavour, nè Garibaldi--che non ha alcun partito preso, come il mio amico Ferrari; non vedendo alcuna probabilità prossima al successo delle mie idee, io riguardo la lotta dei partiti con la più grande calma, e giudico il conte di Cavour, Mazzini, Garibaldi, Ratazzi e perfino Antonelli, come se essi non appartenessero più a questo mondo, come la posterità. Questa piccola dichiarazione fatta, alziamo il sipario.
E da prima due parole di statistica. La statistica non è mica solazzevole, ma essa è l'osteologia della società. Su questa ossatura si fabbrica sempre con solidità, con sicurezza.
Il Parlamento italiano componesi di 443 membri; ciò che sur una popolazione di circa ventitre milioni di abitanti dà quasi un deputato per sessantamila anime. La Camera ha validate 438 elezioni. Si è in via di rifare le altre. Su questi 438 deputati vi sono: 2 principi; 3 duchi; 29 conti; 23 marchesi; 26 baroni; 50 commendatori o gran croci; 117 cavalieri, di cui 3 della Legion d'onore; 135 avvocati; 25 medici; 10 preti--fra i quali _Apollo_ Sanguinetti, uno degli stuzzicatori del Ministero, _Ippolito_ Amicarelli, e _Flaminio_ Valente--sacerdoti silenziosi; 21 ingegneri; 4 ammiragli; 23 generali; un prelato; 13 magistrati; 52 professori, ex-professori, o dantisi come tali; 8 commercianti o industriali; 13 colonnelli; 19 ex-ministri; 5 consiglieri di Stato; 4 letterati; un Bey nell'Impero ottomano--il signor Paternostro; 2 prodittatori; 2 dittatori; 7 dimissionari; 6 o 7 milionari; 5 morti che non contano più, ben inteso; 69 impiegati, sopra 88 che sono ammessi dallo Statuto; 5 banchieri; 6 maggiori; 25 nobili senza specifica di titolo; altri senza alcuna disegnativa di professione--e Verdi! il maestro Verdi.
Non si dirà per certo giammai che il nostro è un Parlamento democratico!
Vi è di tutto--il popolo eccetto. Non vi sono neppure artisti, se ne togli Verdi--e Verdi stesso darebbe bene il suo _Trovatore_ per fare il più povero e piccolo discorso, che farebbe lo stesso Baldacchini. Il più vecchio tra i deputati è il signor Zanolini, un avvocato distintissimo, che è stato presidente di età e che riempì questa funzione con moltissima capacità. Io credo nondimeno che il conte Sanseverino, il signor Abatemarco, Avezzana, Gustavo di Cavour, Vegezzi.... siano così vecchi per lo meno che il signor Zanolini. Il più giovine è un siciliano, un tal Bruno, il quale siede.... alla destra! D'ordinario, io ho veduto in Francia, in Inghilterra, in America, i giovani--i quali sentono piuttosto che non calcolano--sedere alla sinistra. In Italia servirebbero di _tabouret_ ai piedi di un ministro! Giovani come il Bruno, ma più modesti e più degni, seggono altresì alla destra od al centro, i signori di Sierra, Campagna, Barraceo, Serra, Mureddu... Noi abbiamo inoltre sei balbuzienti, cinque sordi, tre zoppi, un gobbo, degli uomini ad occhiali, un gran numero di calvi--quasi tutti. Non un sol muto! ciò che è una sventura. Imperocchè parlando tutti, ciascuno dimanda l'ora sua per farsi udire--non fosse che per farsi leggere dai suoi elettori.
Noi abbiamo, come in tutti i Parlamenti, la distinzione di destra, di centro, di sinistra. Ma questa distinzione non è assoluta. Vi sono parecchi deputati che seggono alla sinistra e votano costantemente con la destra: altri che, anche sedendo alla destra, votano talvolta con la sinistra.--Verdi, per esempio, Gallenga. Poi vi sono le farfalline. Sfido chi possa assicurare a qual _nuance_ della destra appartengono Broglio, Alfieri, Scialoia ed oggi Minghetti--ed altri parecchi. Nelle prime settimane videsi anche qualche cosa di più curioso. Un deputato siciliano, il signor Paternostro, andarsene alla destra per attaccare qualche deputato dell'estrema sinistra, onde esser sostenuto e sedere nondimeno alla sinistra, a lato di Lafarina, suo capo di fila. Queste due altre farfalle si sono ora fissate--non è duopo dir dove. Un bey dell'Impero ottomano ed un consigliere di Stato del Regno d'Italia non poterono incanagliarsi tra gli onorevoli della sinistra.
La destra non ha tinte ben recise; se non che seggono su i suoi banchi parecchi pretendenti, parecchi rivali più o meno mascherati del conte di Cavour--o di qualunque altro ministro--cui cercano rimpiazzare. Ricasoli, Mamiani, Buoncompagni, Farini, Lanza.... sono là, spiando l'ora, l'occasione, il pretesto sia per dare addosso al Gabinetto che naufraga, sia per essere chiamati a farne parte. Essi hanno un occhio al banco dei ministri, un altro alla sinistra dove accampa il _terzo partito_. Essi attendono un segnale. La massa della destra vota come un sol uomo col Ministero. Su questi banchi sonovi altresì gli agenti provocatori, gli abbaiatori del conte Cavour. Trattasi di offendere qualche membro della sinistra, di gittare una parola malevola contro Garibaldi, di accusare il partito di azione? un uomo è presto trovato: un siciliano--o Spaventa--scatta su da questi banchi, e mugge, e morde, e bava. Ma su questi banchi siedono altresì degli uomini convinti, di una grande considerazione, di un'onoranza a tutta pruova, di una probità irreprovevole, i quali votano col Ministero, non perchè esso è il Ministero, ma perchè la loro coscienza comanda loro di sostenerlo. Io non voglio nominare che il signor Gustavo di Cavour e Menotti.
La morte del conte di Cavour non ha fatto cangiare la tattica. Gli stessi uomini, ed altri ancora, seguono le stesse evoluzioni d'incontro al barone Ricasoli. Che questi cada domani, e la stessa manovra comincia col suo successore. La strategia dei Parlamenti è invariabile.
Il centro è _le radeau de la Méduse_. Là sonosi aggruppati tutti i naufraghi. Tutti i frantumi, _épaves_, del partito del conte di Cavour, che si ruppe nell'Italia meridionale, sono venuti a posarsi su questi banchi. Questa consorteria può essere denominata il partito delle pretensioni impotenti, degli ambiziosi fulminati.--Icari di cartone imbrattato. Il centro è l'albergo degli Invalidi del presidente del Consiglio. Non vi è quivi un sol uomo che non sia sfregiato, _éclopé_, politicamente, o che non lo sarebbe prestissimo se lo si mettesse all'opera: imperciocchè essi sono fusi quasi nello stesso stampo, _moule_. Gli uomini dei centro non hanno più forza, ma essi non mancano perciò di speranza. Al centro siedono Liborio Romano, De-Vincenzi, Poerio, Piria, Conforti, Cicconi, Senegli, Scialoia, Pisanelli.... l'è il quartier generale dei deputati napoletani, di cui Poerio si crede il capo--il capo putativo--ma che non ha capo. _Pulvis et umbra!_ Essi non hanno che un voto, cui cercano utilizzare.
Se il centro è l'accampamento degli uomini politici storpiati, la sinistra è la sede degli uomini di Stato in isbozzo, per il momento. Io dico per il momento, perocchè è là che si carica la mina, la quale deve fare saltare il Gabinetto attuale--_l'attuale_ è di tutti i tempi--è là che si formano, che si aggruppano, che si concentrano, che si distribuiscono le parti coloro i quali--non passa giorno--si mostrano sulla arena per dar battaglia a qualunque presidente del Consiglio. Il capo naturale della sinistra ove tiensi il terzo partito è il signor Ratazzi. Egli è l'ammiraglio di questo naviglio minaccioso, carico di cifre, di lirismo, di libertà, di risparmi, d'entusiasmo italiano, di armi e soldati a metter su, cui vedesi spuntare all'orizzonte, e di cui capitano è Depretis, e secondo il marchese Pepoli, il quale aprirà probabilmente il fuoco. È il terzo partito che rappresenta veramente lo stato, non naturale ma amministrativo, fattizio, officiale dell'Italia di oggidì. Se questo partito arriva a costituirsi, se arriva sopra tutto ad intendersi con le grandi individualità--tal che Garibaldi, Ricasoli--esso avrà con lui il paese tutto intero, al di fuori della Camera, ed al di dentro, il centro, il quale non sa a qual santo o a qual diavolo votarsi, onde rivenire a galla--egualmente che la maggior parte di coloro stessi i quali seggono all'estrema sinistra. Garibaldi è per due terzi con essi--forse egli non è con noi, democratici, che per una vaga aspirazione.
Dopo l'avvenimento del barone Ricasoli agli affari, dopo il ritorno del Ratazzi da Parigi, la situazione ha subito qualche cangiamento--e ne subirà-ancora dei nuovi--ma non radicali ed inevitabili. Il Parlamento è un corpo vivo, animato da passioni forti e mobili, d'ambizioni subite e calcolate, lungamente meditate, nascoste, carezzate. Le esplosioni arrivano inattese. Così i calcoli sono avventurosi e non si può, tutto al più, che riprodurre la situazione del giorno. Spiri il vento, e queste foglie che chiamansi deputati si rimescolano in un senso diverso.
L'estrema sinistra componesi di individui isolati, i quali hanno quasi tutti un passato, un nome, una personalità morale, netta, recisa. Tutti questi elementi non si accordano tra loro. Ve ne sono anzi che risaltano, e di molto, sul colore dell'insieme. Amari, Ondes-Reggio, Ugdolena, per esempio, sono cattolici ed un tantino autonomisti, ed essi seggono a fianco di Ferrari, di Bixio, di Crispi, di Brofferio, di Mellana, di Musolino, di Ricciardi--mio vicino--di Tecchio, di Mordini, di Guerrazzi, di Sirtori, di Garibaldi, che ha preso posto in mezzo di noi, accanto a Macchi, se tuttavia Depretis non riescirà, quando il generale ritorni, ad allogarlo a fianco suo. Tutti questi signori, ed altri, rispondono sia al nome di Mazzini, sia a quello di Garibaldi, ovvero muovonsi nella loro propria orbita, un po' scoraggiati, un po' stanchi.
Ma io ritornerò su ciascun partito e su ciascun lato della Camera. Che vi basti, per il momento, questo colpo d'occhio sintetico dato rapidissimamente.