I Mille

Chapter 22

Chapter 222,204 wordsPublic domain

Chi lo aveva da innalzare un sarcofago ai valorosi caduti del 30 aprile, del 3 giugno, dei monti Parioli, di Mentana?--Chi?--I nuovi venuti[64], i ministri del governo italiano?--gli uomini delle garanzie papali?--Ma essi hanno paura di Roma, si sgomentano al solo suo nome, e poi hanno ragione; i pigmei non arrivano a posarsi sulle sedie dei giganti, non si sentono degni di atteggiarsi tra i monumenti della grandezza umana, ove posarono in tutta la loro maestà sublime i padroni del mondo!--Sì, hanno ragione cotesti piccinissimi ermafroditi seguaci d'ogni potere che loro garantisca il ventre, caporioni della setta dei consorti che si ponno paragonare al maiale del Casti:

Qualunque sia governo al porco piace, Anche a furia che sia di bastonate Mangiar, bere e dormir lasciato in pace.

No! essi non son degni di sedere in presenza di quel Panteon che fu centro del mondo conosciuto. Essi, tremanti sempre davanti a qualunque prepotenza, non ponno pesare al cospetto di quelle macerie ove prestando l'orecchio s'ode ancora l'eco delle maschie ed eloquenti favelle che parlavano ai figli di Marte quando decidevano se un re dei Cimbri, uno delle Gallie od uno della Mauritania doveva trascinare il carro del trionfatore repubblicano.

Sul Gianicolo, sì! lo trovai un monumento coll'iscrizione: «Audinot ed il valoroso esercito di Buonaparte vincitore degli eretici e salvatore dell'infallibile Dio in terra!» Cotesti bestemmiatori e traditori dell'Italia l'avevano eretto il mausoleo della maledizione! E migliaia d'italiani passavano ogni giorno davanti a quel sacrilegio senza minarlo e farlo saltare in aria.

Ma portento!... mentre era assorto in tante e sì dolorose meditazioni, io contemplai una folla di Romani armati d'arnesi di distruzione che in un momento atterrarono quella nostra vergogna! Poi altri Romani io vidi occupati a disseppellire le ossa dei nostri martiri, e sulle rovine del mausoleo maledetto innalzare un tumulo somigliante a quelli che adornano le pianure di Morat e di Maratona, e lo vidi coprirsi d'una piramide di bronzo che mi sembrò della forma di quella di Cecilia Metella. Sui lati della piramide scorgevansi molti nomi, in lettere cubitali, degli eroi caduti per l'Italia sul maggiore dei sette colli.

Fui ben felice nello scorgere i nomi di quei valorosissimi: Masina, Manara, Montaldi, Mameli, Melara, Ramorino, Peralto, Carbonin, Daverio, Davide, Ceccarelli, Cavallotti, Settignani, Minuto, Pelizzari, i Cairoli, i Franchi, Oziel, Bronzetti, Debenedetti, Montanari, Schiaffino, Ciceruacchio.--Che nomi! dicevo tra me, e mi pavoneggiavo d'essere stato fratello d'armi di quello stuolo di prodi!

Sopra un altro lato della piramide scorgevansi i nomi non meno gloriosi di Ugo Bassi, Mosto, Ferraris, Perla, Imbriani, Rossetti, Rossi, Risso, Molinari, Taddei[65], Tukery, Coccelli[66] e tanti altri nomi di martiri che le venture generazioni pronuncieranno con orgoglio e rispetto!

Salendo la scala marmorea, che adorna al settentrione il palazzo dei Quattro Venti--scala famosa ove morì il prode dei prodi, il bolognese Masina alla testa d'un pugno dei più valorosi assaltando petto a petto i soldati del Buonaparte, già trincerati ed in gran numero nel palazzo--salendo quella scala, io mi trovai su d'un belvedere ove la vista spaziavasi meravigliosamente sulla vasta e deserta campagna romana.

Ma miracolo!... in un istante, invece delle micidiali paludi Pontine, presentavansi agli occhi miei magnifici campi coltivati che mi ricordavano la ubertosa e ben coltivata valle del Po coll'incantevole sua vegetazione.

Invece del deserto, graziosissime cascine con orti verdeggianti ed alberi carichi d'ogni specie di frutta, pianure immense coperte di biade color dell'oro.

E ciò che più mi stupiva nello stato mio di ammirazione, era il brulichìo di gente tutta occupata ai diversi lavori della campagna.

Qui i carri carichi d'ogni ben di Dio e maestrevolmente guidati da preti, dal sacrestano agli eminentissimi; e, ben fissando, scopersi nella folla dei chercuti anche un santissimo padre, non più panciuto e colle pantofole dorate, ma calzato con un buon paio di stivali, snello e robusto che consolava il vederlo. Egli mi sembrava occupato a dirigere i lavori ed a stimolare alcune schiene diritte di quei buoni curati che avevano passato la loro vita tra il fiasco e la Perpetua.

Là altri servi di Dio, facili a distinguersi dalle chieriche, che colla vanga, colla zappa o coll'aratro, lavoravano la terra ch'era una delizia.

Le strade ferrate solcavano la vasta e ricca campagna in tutte le direzioni, e mi sembrò di distinguere sulle locomotive, facendo le funzioni di macchinisti, fochisti, ecc., una quantità di finanzieri d'ogni classe, di pubblica sicurezza, di impiegati al lotto e tanta altra gente inutile alla società ed ora resa utilissima.

Ora, dicevo tra me, capisco la meravigliosa trasformazione della campagna romana mettendo all'opera tutta cotesta schiera di fannulloni.--E che sarà quando i quattro o cinquecentomila giovani che formano oggi ciò che si chiama esercito regolare, saranno resi alle officine ed alla campagna di cui sono i più robusti coltivatori?

Lì consiste il principal morbo dell'Europa--lì la causa vera delle perenni sue guerre; e la pace potrà esser duratura soltanto quando gli eserciti permanenti saranno sostituiti dalla nazione armata mettendo, s'intende, i preti a bonificare le paludi Pontine.

«Non più imposti governi nè guarentigie all'impostura, ma governo scelto da noi e culto del Vero» si udiva cantare da molti operai e contadini (non dai preti e dagli altri fannulloni cresciuti all'ombra d'uno stipendio vergognoso ed ora obbligati a piegar la schiena al lavoro).

«Vengano avanti al giudice supremo tutti cotesti uomini a nuove grandi fortune senza fatica, e lo ragguaglino sul modo da loro usato per accumularle».

Ed allora si scorgevano nella folla dei subalterni predoni gli uomini delle regìe, i ministri che, oltre al loro stipendio, avevano accumulato dei milioni appropriandosi un tanto per cento sui prestiti con cui avevano rovinata la nazione; scorgevansi, dico, cotesti messeri che si facevano piccini piccini e nascondevano l'antipatico ceffo dietro alcuni inferiori della stessa risma ch'erano stati complici dei loro misfatti.

«Noi (son sempre i manuali che cantano) lo possiam provare l'acquisto di questi cenci; possiam provare la fame patita dalle nostre povere famiglie che, malgrado l'abbondanza presente, conservano ancora sulle loro fronti sparute i solchi dei patimenti, e gli stenti, e le desolazioni da noi sofferte.

«Noi le possiam provare le nostre miserie su cui si satollarono tutti cotesti epuloni, lenoni e mascalzoni venduti corpo ed anima ai potenti».

Inaspriti e stimolati dal melanconico canto, tutti quei poveri braccianti avanzavano in massa colle loro falci, zappe e vanghe in aria per dar addosso ai preti e compagni..... Ma una voce potente come quella del tuono, uscita dal Foro, ristabiliva la calma in un momento.

«Ite ai vostri lavori!» tuonava la favella del savio.

«Ai tiranni ed ai preti conveniva la vendetta e la strage, essendo la loro potenza edificata sulla violenza e sulla menzogna; a voi, uomini liberi, umanitari e che avete il culto del Vero, conviene la tolleranza, e solo con essa potrete raggiungere la sublime meta di affratellare i popoli tutti della terra».

E tutti tornavano alle loro occupazioni, e si udiva nella folla la parola _tolleranza_ ripetuta da tutti e con rispetto.

«Tolleranza» gridavano altri «meno però per i lupi, le vipere ed i preti, sinchè tornati alla condizione d'uomini onesti, se ne son capaci».

NOTE:

[63] Nelle presenti controversie della Democrazia mondiale, in cui si scrivono numerosi fascicoli per provare Dio gli uni, per negarlo gli altri, e che finiscono per provare e per negare nulla; io credo sarebbe conveniente stabilire una formola edificata sul Vero, che potesse convenire a tutti ed affratellare tutti. (Col dottrinarismo intollerante per il mezzo, certo sarà un affare un po' serio).

Per parte mia accenno e non insegno.

Può il Vero, o l'Infinito, che sono la definizione l'uno dell'altro, servire all'uopo? Io lo credo.

V'è il tempo infinito, lo spazio, la materia, come lo prova la scienza, quindi incontestabile.

Resta l'intelligenza infinita.

È essa parte integrante della materia? Emanazione della materia?

La soluzione di tal problema è superiore alla mia capacità, e sinchè non si risolva matematicamente, io mi attengo ad un'idea che nobilita il mio povero essere, cioè: all'Intelligenza Infinita, di cui può far parte l'infinitesimale intelligenza mia, siano esse emanazione della materia o no.

Di più, devo confessare, che non capisco come sian la stessa cosa: l'incudine, il ferro che batte il fabbro, e la sua idea di farne una marra. Non capisco come sian la stessa cosa: il pianeta, l'orbita elittica, in cui rota e traslata, la legge che ha circoscritto il suo moto in quell'orbita, e la mente di Kepler che scopriva questa legge....... Accenno!

Il cadavere conserva ancora la materia. Ma ove? L'intelligenza dorme o si è divisa?.....

[64] Mi si perdoni un anacronismo--era un sogno.

[65] Taddei, brillante ufficiale dei Mille, morto poi alla battaglia di Custoza.

[66] Il tenente Coccelli venuto da Montevideo coi 73 nel 48. Uno dei più brillanti ufficiali di quella schiera.

CONCLUSIONE

I preti diventati uomini laboriosi ed onesti.

Tutte le cariatidi della monarchia--come i primi--consueti al dolce far niente ed a notare nell'abbondanza, oggi piegando la schiena al lavoro.

Non più leggi scritte[67].--Misericordia! grideranno tutti i dottori dell'universo, oggi obbligati anch'essi a menare il gomito per vivere.

Finalmente una trasformazione radicale in tutto ciò che abusivamente chiamavasi civilizzazione--e le cose non andavano peggio! Anzi scorgevasi tale contentezza sul volto di tutti, e tale soddisfazione per il nuovo stato sociale, ch'era un vero miracolo.

Era però un sogno!--Io mi svegliai beneficato certamente dalla visione--amareggiato però subito dopo dalla nauseante realtà della società odierna.

E cercai quindi, addolorato, di ripigliare la strada dell'isolata e deserta mia dimora.

FINE.

NOTE:

[67] Circa la religiosa osservanza delle leggi scritte, si legga una lettera del re d'Italia a Bonaparte;

«Garibaldi è stato arrestato due volte contro le nostre leggi, e lo sarebbe stato una terza senza la crisi ministeriale.

«19 ottobre 1867.»

INDICE DEI CAPITOLI

Prefazione. Alla Gioventù Italiana Pag. V

Capitolo I. I Mille " 1

" II. Il Cinque Maggio " 6

" III. Talamone " 13

" IV. Da Talamone a Marsala " 16

" V. Marsala " 21

" VI. Calatafimi " 24

" VII. Lina e Marzia " 29

" VIII. Da Calatafimi a Renne " 33

" IX. I Precursori " 38

" X. Le due Eroine " 41

" XI. Italia " 45

" XII. Maniscalco " 48

" XIII. Il 4 aprile " 54

" XIV. La Prigionia " 58

" XV. Il Tentatore " 67

" XVI. Cozzo ed i cinquanta Palermitani " 70

" XVII. Ancora il Tentatore " 75

" XVIII. L'Assalto disperato " 84

" XIX. L'Assalto fortunato " 90

" XX. Il 27 maggio " 94

" XXI. La Capitolazione " 99

" XXII. Il Riscatto " 102

" XXIII. Il Riposo " 105

" XXIV. Roma " 109

" XXV. Melazzo " 116

" XXVI. La Borbona " 124

" XXVII. Messina " 127

" XXVIII. Talarico " 136

" XXIX. Il Pesce Spada " 139

" XXX. Il Ratto " 144

" XXXI. La Dittatura onesta " 147

" XXXII. Agli Aranci " 150

" XXXIII. Roma " 153

" XXXIV. Reggio " 160

" XXXV. La Conversione " 170

" XXXVI. La Vittoria " 184

" XXXVII. Il 7 settembre " 188

" XXXVIII. La Libertà " 193

" XXXIX. L'Amore " 198

" XL. Il Conclave dei rubati " 208

" XLI. I Trecento " 216

" XLII. Liberazione " 226

" XLIII. Napoli " 237

" XLIV. La Camorra " 245

" XLV. Giorgio Pallavicino " 254

" XLVI. Osteria della Bella Giovanna " 261

" XLVII. Caiazzo " 276

" XLVIII. Battaglia del Volturno " 279

" XLIX. Jessie White Mario " 289

" L. Continua la Battaglia del Volturno " 292

" LI. Ancora la Battaglia del Volturno " 295

" LII. Il Gesuita " 298

" LIII. I Trecento " 304

" LIV. Subiaco " 312

" LV. La Simpatia " 315

" LVI. Combattimento di Sora " 325

" LVII. Isernia " 331

" LVIII. Tora " 352

" LIX. Amplesso della Morte " 355

" LX. Il Racconto " 374

" LXI. La Morente " 379

" LXII. Battaglia del Volturno " 384

" LXIII. Cozzo, Lia ed i nostri feriti " 389

" LXIV. Il Sogno " 394

Conclusione " 405

ELENCO GENERALE DEI SOTTOSCRITTORI[68]

all'opera

I MILLE

del Generale G. GARIBALDI

A

Abignente F., _Deputato_. Abondrazzato G. B. Acerbi Alfredo. Acerbi Bartolo. Aceti Giacomo. Aceto Emilio. Achbleites. Acchiardi Enrico. Adami F. Adami Filippo. Adami Francesco. Adami Oreste. Adamoli Domenico. Adamoli G. Adamosi Giuseppe. Addimandi Nicolò. Aducci Giosuè. Agabiti Avv. Francesco. Agarbati Tommaso. Agazzi Luigi Isaia. Aglizzi. Agnelli Antonio. Agnelli P. Agnesi Pietro. Agnini Gregorio. Agosti G. Agosti Dott. Leonardo. Agostini A. Agostini G. Agostini Luigi. Agostini. Agostini S. Aguzzi Annibale. Aguzzi Giovanni. Airoldi-Carrara Odoardo. Aita Ing. Luigi. Albani G. Albonico Romoaldo Albergo Bozzeni. Albergoni Cermes. Alberoni Ettore. Albertani Avv. Celso. Alberti Giovanni. Albertini F. Albrini Prof. Giuseppe. Albulla Valente. Alessio G.B., Med. Veter. Aldinghieri. Alfieri Eugenio. Alietti Attilio. Alietti Ignazio. Alimenti Pietro. Alimenti. Alinero. Aliprandi Giuseppe. Allasia Giovanni. Allievi Cav. Cesare. Allievi Gaetano. Allochio Giovanni. Almagia Graziadio. Almagia Sabato. Aloè Vincenzo. Alpron Giacomo. Amadei Giusto. Amadei Michele. Amadei R. Amalgia Giuseppe. Amarosi V. Ambrogio Med. Bartolom. Amendola V. Andolfato, Avv. Andreetta Domenico. Andreini E. Andreucci. Andreucci Luigi. Andreuzzi Dott. Antonio. Andronio Avv. Girolamo. Angelini Avv. Andrea. Angeloni G. A. _Deputato_. Angeloni Liborio. Angeloni Stefano. Angelucci F. Angiolini Ottavio. Angnier Alessandro. Annigoni Antonio. Ansaldo Michele. Ansano Sabadini. Anselmi, _Deputato_. Anselmi, Ingegnere. Antinori Dott. Giuseppe. Anlonacci Fortunato. Antonaz A. Antonelli Beniamino. Antongini Alessandro. Antongini Carlo. Antoni. Antoniani F. Antonini Adriano. Antonini Antonio fu Luigi. Antonini Francesco. Antonini Giacomo. Antonucci Rodolfo Ernesto. Appoloni B. Appoloni. Apuzzo Francesco. Aquillanti Francesco. Aquiluchia Luigi. Aragona Antonio. Arcangeli Isacco. Arcangelo D. Fortunato. Archetti Gio. Maria. Ardemaio Carlo. Ardisson F. Ariotti Giovanni. Arnaldi Bernardo. Arnoldo Mario. Arnone Pasquale. Arrigoni Avv. Arrivabene Ing. Ugo. Ascoli G. A. Ascoli G. Ascoli e Gaggiotti. Asquini Dott. Francesco. Asquini fratelli. Astori Felice. Attimis Conte P. Antonio. Avanti Cav. Antonio. Avena G. Aventi A. Aventi Conte Francesco. Avezzana Gen. Giacomo. Avotis Ingegnere. Aziz G. Azzati F. Azzolini Fulgenzio.

B