Chapter 13
Si è fino alla nausea fatto del vieto romanticismo sopra le sventure umane; le deformità del corpo, le malattie, le passioni, la miseria, la vecchiaia, i cataclismi, le carestie, furono ritenute sciagure tutte da bagnare di pianto. Se esse fossero state un tantino approfondite, noi le avremmo già come le fonti più vive della nostra allegrezza. Nulla fu creato con malinconia, ricordatelo bene; NULLA È TRISTE PROFONDAMENTE, TUTTO È GIOIOSO.
Un giorno natura, questa vecchia pittrice da accademia, dopo avere impartite al suo quadro mille spasmodiche sfumature di luci e di colori, coi suoi tramonti e colle sue aurore, mille toni di verde e di azzurro, «Ecco!--ella avrebbe detto alla fine aprendo la porta del suo studio a un uomo senz'occhi:--venite, guardate!». E credete proprio che essa fosse così sciocchina da farlo, se ciò non era spiritoso?
Il cieco ci rappresenta la profondità, il privilegio di tutte le viste. Egli à chiusa in sè la gioia di tutte le luci e di tutti i colori. Se voi lo guardate con aria lagrimosa siete dei poveri cervellini da tre centesimi. E ridetegli pure in faccia, a questo beniamino! Natura ve lo indica per questo. Siete ancora degli esseri compassionevoli? Egli non vi vedrà. Siete ancora dei vili paurosi? Ma egli è il solo che non potrà battersi con voi.
Un gobbo, natura ve lo indica perchè gli ridiate dietro, e proprio dietro nella schiena essa gli pose il tesoro della sua giocondità. Un poeta gobbo che continuasse per tutta la vita a cantare dolorosamente non potrebbe essere mai e poi mai un uomo profondo, ma il più superficiale di questa terra. Egli si sarebbe fermato a piagnucolare alla superficie della sua gobba come un fanciullo alla parola «_bao_» dopo averci rubato lo scrigno del suo tesoro dorsale per non essere stato capace di penetrarlo.
MAGGIOR QUANTITÀ DI RISO UN UOMO RIUSCIRÀ A SCOPRIRE DENTRO IL DOLORE, PIÙ EGLI SARÀ UN UOMO PROFONDO.
Non si può intimamente ridere se non dopo aver fatto un lavoro di scavo nel dolore umano. L'uomo che ride del riso stesso, o servendosi della gioia già scavata da altri, o è un poltrone, o un impotente, e ride, come se uno gli facesse il solletico sotto la gola, un riso meccanico. È come se uno credesse di sfamarsi guardando mangiare. Così furono fino ad ora le arti, il teatro, la letteratura: galleggiare sul dolore umano, servirsi della gioia già scavata da un altro, facendocela vedere già fuori senza insegnarci il modo di scuoprirla. IL SOLILOQUIO DI AMLETO, LA GELOSIA DI OTELLO, LA PAZZIA DI LEAR, LE FURIE DI ORESTE, LA FINE DI MARGHERITA GAUTIER, I GEMITI DI OSVALDO, VEDUTI ED ASCOLTATI DA UN PUBBLICO INTELLIGENTE DEVONO SUSCITARE LE PIÙ CLAMOROSE RISATE.
Fissate bene in viso la morte, ed essa vi fornirà tanto da ridere per tutta la vita. IO AFFERMO ESSERE NELL'UOMO CHE PIANGE, NELL'UOMO CHE MUORE, LE MASSIME SORGENTI DELLA GIOIA UMANA.
BISOGNA EDUCARE AL RISO I NOSTRI FIGLI, al riso più smodato, più insolente, al coraggio di ridere rumorosamente non appena ne sentano la necessità, all'abitudine di approfondire tutti i fantasmi, tutte le apparenze funebri e dolorose della loro infanzia, alla capacità di servirsene per la loro gioia.
Per esercitare questo spirito di esplorazione nel dolore umano, fino dai primi anni li sottoporremo a prove facili. Gli forniremo giocattoli educativi, fantocci gobbi, ciechi, cancrenosi, sciancati, etici, sifilitici, che meccanicamente piangano, gridino, si lamentino, vengano assaliti da epilessia, peste, colera, emorragie, emorroidi, scoli, follia, svengano, rantolino, muoiano. Poi la loro maestra sarà idropica, ammalata di elefantiasi, oppure secca secca, lunga, con collo di giraffa. Le due saranno alternate ad insaputa della scolaresca, messe vicino, fatte piangere, fatte tirarsi i capelli, i pizzicotti, dire _ahi! ohi!_ in tutti i toni possibili e immaginabili, nelle maniere più desolanti.
Un maestro piccolino piccolino, gobbo rachitico, ed uno gigantesco dalla faccia impubere, dalla voce esilissima, e dal pianto come un filo di vetro. Un altro lo bastonerà, o lo rimprovererà con voce cavernosa, mentre il gobbettino gli farà il pizzicorino dietro i ginocchi. I varii tipi messi insieme, alternati, fatti piangere, rincorrere, dire _ahi! ohi!_ in tutti i toni, fatti morire.
Gl'insegnanti entreranno nelle classi sempre con svariata sapientissima maniera. Una mattina il maestro sarà fasciato per male di denti; una mattina avrà gonfia una guancia come per una patatata ricevuta o levandosi il cappello avrà sopra il cranio lucido un enorme bitorzolo in mezzo, roseo lucente grosso come una mela, bubboni e furoncoli geniali, bendaggi, e fisserà gli alunni, e girerà per la classe serio, irato o malinconico, nostalgico, romantico, stupidamente innamorato della maestra idropica, o non corrisposto dalla giraffa. Sarà zoppo, guercio, marcio, sciancato. A seconda delle loro più o meno intense qualità naturali saranno questi insegnanti retribuiti.
Per abituare i loro alunni a ridere sinceramente di tutte le cose dette serie dovranno certo possedere specialissime attitudini, intelligenza pratica delle giovani coscienze, dei teneri cervelli.
La signora idropica darà tre enormi soffi e cadrà morta sulla sua poltrona. Quella lunga lunga secca, col collo di giraffa, morirà con lanci da cavalletta e cadrà contro il muro colle gambe all'insù, dopo aver percorso in tutti i sensi la sua classe. Lunghe sapienti lezioni di boccacce, di pianti i più svariati, di tutti i possibili lamenti. Si faranno nel cortile della scuola falsi funerali: le bare verranno, dopo l'estrema benedizione del cadavere, scoperte e trovate piene di dolciumi o di figurine per i più piccoli, o partiranno da esse centinaia di topolini, prima bianchi, poi grigi, poi neri, o il cadavere sarà di pasta frolla per i più grandi, di cioccolata per i più piccoli, ed essi se ne contenderanno allegramente le membra. O si alzerà in aria terribile, o all'alzarsi del coperchio il suo naso si eleverà oltre due metri sulla sua faccia, per i più grandi ancora.
I tardivi, QUELLI PREDISPOSTI IRRIMEDIABILMENTE ALLA MALINCONIA, incapaci di addentrarsi un solo millimetro nell'interno delle cose, quelli che ridono poco e male, gl'imbecilli insomma delle nuove generazioni VERRANNO prima CURATI con amore, con lezioni private, con ogni possibile mezzo, per sviluppare ogni loro possibilità, verranno poi espulsi, MESSI IN APPOSITI RICOVERI, DOVE CRESCERANNO E VIVRANNO i poveri infelici serii.
Le morti delle persone più care, tutte le loro sciagure, vi forniranno i momenti della vostra gioia più intensa. Pensate: essi ne toccano in quegli istanti il fondo e ve ne comunicano la profondità, che voi rispecchiandoli sottrarrete dal dolore. Io credo che anche un povero idiota che sia stato per tutta la vita incapace di vedere da sè, dovrà almeno ricordarsi in quell'ora i soffi della maestra idropica, gli stiracchiamenti di quella lunga e secca, i gemiti, i gridi, le boccacce degli insegnanti ecc.; il funerale dal quale saltarono fuori tanti topolini, quello nel quale il cadavere gonfiò gonfiò e salì per l'azzurro, o quello nel quale gustò un delizioso dito di pasta dolce, o un occhio caramellato. Oh! i baccanali dei nuovi funerali! I ritorni dai cimiteri, nuovi carnevali! Gli spettacoli negli ospedali, teatri delle nuove generazioni! Pensate alla nostra felicità e a quella dei nostri malati abituati a vedersi intorno facce tetre che rispecchiano la morte, quando si vedranno intorno negli appositi palchetti di osservazione, dame gobbe torte guercie, piene di bubboni, in décolleté, sbirciarli coi loro occhialini; elegantissimi giovani intignati, senza naso, gobbi, guerci, guardarli ridendo a crepapelle, come non si sentiranno essi padroni della gioia che è in fondo alla loro stessa carne? Tutto è da sperare dalla buona educazione dei giovani. Combattiamo dunque una educazione falsa e sbagliata, il rispetto umano, la compostezza, la linea, la bellezza, la giovinezza, la ricchezza, la pulizia, la libertà! Cioè, approfondiamo queste cose e troveremo in esse la loro ultima sostanza, il vero.
Ridere quando se ne à voglia, quando cioè il nostro ingegno, il nostro istinto più profondo ce ne suggeriscono il diritto, sviluppare questa che è la sola facoltà divina dell'essere umano. Ò veduto persone giovani, in special modo fanciulli, scappare a ridere istintivamente alla notizia di una sciagura che colpiva la loro famiglia o taluno dei loro amici. Se vi fosse stato taluno che avesse rimproverato quella creatura precocemente geniale, sviandola dal giusto cammino sul quale istintivamente muoveva i primi suoi passi, per colui s'innalzi pure la ghigliottina, che il giocondo spettacolo dell'universo non è per i suoi occhi.
Io affermo che anche nelle attuali circostanze della nostra coscienza umana rovesciata, sviata da una falsa educazione, l'uomo il più grave, il più maturo, che dopo aver superata una delle più gravi difficoltà della sua vita non si è sentito la voglia di fare uno sgambetto e non l'abbia addirittura fatto, era indegno di vincere quella battaglia. D'ora in poi, pensate, tutta la nostra vita sarà una serie interminabile di sgambetti.
Giovani, la vostra compagna sarà gobba, orba, sciancata, calva, sorda, sganasciata, sdentata, puzzolente, avrà gesti da scimmia, voce da pappagallo, ecc. Sono queste le sole creature che hanno in loro realizzato già il patrimonio della felicità. Non vi attardate sulla sua bellezza, se disgraziatamente per voi ella vi sembra bella, approfonditela, e ne avrete la deformità. Non vi adagiate mollemente sull'onda del suo profumo; una spira acuta di quel puzzo ch'è la verità profonda della sua carne che adorate, potrebbe un giorno sorprendervi, sfasciare d'un tratto il vostro fragile sogno, farvi prigionieri del dolore. Non vi attardate sull'ora breve della vostra e della sua giovinezza, rimarrete per forza a galla sul dolore umano. Approfonditela e ne avrete la vecchiaia, verità che altrimenti vi rimarrà sconosciuta quando la possederete e sarete preda della nostalgia. Non vi fermate a nessun grado del deforme, del vecchio, essi non hanno come il bello e il giovane un limite; essi sono infiniti.
Voi godrete di più a veder correre tre carogne, rassicuratevi, che tre puro-sangue. Il puro sangue à in sè la carogna che sarà; cercatela, scuopritela, non attardatevi sulle sue linee di fugace splendore. Pensate con gioia alla sua ed alla vostra vecchiaia. In fondo ad essa è la profondità della vostra vita. Avrete la gioia di creare un nuovo essere. Pensate alla felicità di vedervi crescere attorno tanti piccoli gobbettini, orbiciattoli, nanerelli, zoppuncoli, esploratori divini di gioia. Invece di far mettere la parrucca alla vostra compagna, se non è calva del tutto voi la farete radere fino alla lucidità, e fatele imbottire la schiena, se non è proprio gobba.
Sganasciata sia la mobilia della vostra casa; sedie, letti, tavolini che cadono, che si rovesciano, che s'infrangono. Quando le vostre scarpe sono nuove pensatele e vedetele vecchie e rotte, per carità non cercate di vederle in buono stato quando saranno sfasciate: voi sarete perduti. Sganasciate, sdrucite mentalmente il mobilio della vostra casa, rompete mentalmente le vostre scarpe, i vostri abiti. Prevedete fra i vostri figli un gobbo, o sappiate vedere uno storpio nel vostro figlio più sano, una vecchia bagascia rauca in una giovinetta dalla voce d'usignuolo. Approfondite, approfondite sempre; fissate la vecchiaia.
Venite! Venite! Nuovi eroi, nuovi genii della risata, sbucate nelle nostre braccia che vi attendono, fra le nostre bocche che ridono ridono ridono, fuori dalla macchia pungente del dolore umano.
CONCLUSIONI
NOI FUTURISTI VOGLIAMO GUARIRE LE RAZZE LATINE, E SPECIALMENTE LA NOSTRA, DAL DOLORE COSCIENTE, LUE PASSATISTA aggravata dal romanticismo cronico, dall'affettività mostruosa e dal sentimentalismo pietoso che deprimono ogni italiano. Vogliamo perciò sistematicamente:
1. DISTRUGGERE IL FANTASMA romantico ossessionante e doloroso DELLE COSE dette GRAVI, estraendone e sviluppandone il ridicolo, col sussidio delle scienze, delle arti, della scuola.
2. Combattere il dolore fisico e morale con la loro stessa parodia. Insegnare ai bambini la massima varietà di sberleffi, di boccacce, di gemiti, lagni, strilli, per preservarli dagli abituali pianti.
3. Svalutare tutti i dolori possibili, penetrandoli, guardandoli da ogni lato, anatomizzandoli freddamente.
4. INVECE DI FERMARSI NEL BUIO DEL DOLORE, ATTRAVERSARLO CON SLANCIO, PER ENTRARE NELLA LUCE DELLA RISATA.
5. Crearsi fino da giovani il desiderio della vecchiaia, per non essere prima turbati dal fantasma di essa, poi da quello di una giovinezza che non potemmo godere. Sapersi creare la sensazione di tutti i possibili mali fisici e morali nell'ora di maggior salute e di serenità della nostra vita.
6. Sostituire l'uso dei profumi con quello dei puzzi. Fate invadere un salone da ballo da un odore fresco di rose e voi lo cullerete in un vano passeggero sorriso, fatelo invadere da quello più profondo della merda (profondità umana stupidamente misconosciuta) e voi lo farete agitare nell'ilarità, nella gioia. Voi prendete ai fiori le loro cime, i loro petali: siete dei superficiali; essi vi domandano quello che ci avete in fondo al vostro corpo di più intimo, di più maturo per la loro felicità: sono più profondi di voi.
7. Trarre dai contorcimenti e dai contrasti del dolore gli elementi della nuova risata.
8. Trasformare gli ospedali in ritrovi divertenti, mediante five o' clock thea esilarantissimi, café-chantants, clowns. Imporre agli ammalati delle fogge comiche, truccarli come attori, per suscitare fra loro una continua gaiezza. I visitatori non potranno entrare nei palchetti delle corsie se non dopo esser passati per un apposito istituto di laidezza e di schifo, nel quale si orneranno di enormi nasi foruncolosi, di finte bende, ecc. ecc.
9. Trasformare i funerali in cortei mascherati, predisposti e guidati da un umorista che sappia sfruttare tutto il grottesco del dolore. Modernizzare e rendere comfortables i cimiteri mediante buvettes, bars, skating, montagne russe, bagni turchi, palestre. Organizzare scampagnate diurne e bals masqués notturni nei cimiteri.
10. Non ridere nel vedere uno che ride (plagio inutile), ma saper ridere nel vedere uno che piange. Istituire società ricreative nelle stanze mortuarie, dettare epitaffi a base di bisticci, calembours e doppi sensi. Sviluppare perciò quell'istinto utile e sano che ci fa ridere di un uomo che cade per terra e lasciarlo rialzare da sè comunicandogli la nostra allegria.
11. Trarre tutto un nuovo comico fecondo da una mescolanza di terremoti, naufragi, incendi, ecc.
12. Trasformare i manicomi in scuole di perfezionamento per le nuove generazioni.
INDICE
MARINETTI.--_Fondazione e Manifesto del futurismo_ Pag. 3
MARINETTI.--_Uccidiamo il Chiaro di Luna!_ » 11
BOCCIONI--CARRÀ--RUSSOLO--BALLA--SEVERINI.--_Manifesto dei pittori futuristi_ » 23
BOCCIONI--CARRÀ--RUSSOLO--BALLA--SEVERINI.--_La pittura futurista._ Manifesto tecnico » 27
MARINETTI--CARRÀ--BOCCIONI--RUSSOLO.--_Contro Venezia passatista_ » 32
PRATELLA.--_Manifesto dei musicisti futuristi_ » 37
PRATELLA.--_La musica futurista._ Manifesto tecnico » 45
MARINETTI.--_Contro la Spagna passatista_ » 52
BOCCIONI--CARRÀ--RUSSOLO--BALLA.--_Prefazione al Catalogo delle Esposizioni di Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Vienna, ecc._ » 60
VALENTINE DE SAINT-POINT.--_Manifesto della Donna futurista_ » 69
BOCCIONI.--_La scultura futurista_ » 75
BOCCIONI.--_Manifesto della 1ª Esposizione di scultura futurista_ » 84
MARINETTI.--_Manifesto tecnico della letteratura futurista_ » 88
PRATELLA.--_La distruzione della quadratura_ » 104
VALENTINE DE SAINT-POINT.--_Manifesto futurista della Lussuria_ » 118
RUSSOLO.--_L'Arte dei rumori_ » 123
MARINETTI.--_Distruzione della sintassi.--Immaginazione senza fili.--Parole in libertà_ » 133
GUILLAUME APOLLINAIRE.--L'_antitradizione futurista_ » 147
CARRÀ.--_La pittura dei suoni, rumori e odori_ » 152
MARINETTI.--_Il Teatro di Varietà_ » 158
MARINETTI--BOCCIONI--CARRÀ--RUSSOLO.--_Programma politico futurista_ » 167
PALAZZESCHI.--_Il Controdolore_ » 170
_Indice_ » 181
FIRENZE 1914--EDIZIONI DI "LACERBA"
* * * * *
=Nota del Trascrittore=:
L'ortografia e la punteggiatura originale sono state mantenute.
Le lettere maiuscole accentate, rappresentate nel testo originale come _A'_, _O'_, ecc., sono state trascritte con i caratteri _À_, _Ò_ ecc.
Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (correzione nella riga sotto):
deliziosamente, dal ferro arroventato della gioia.! deliziosamente, dal ferro arroventato della gioia!
di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente di pittori e scultori che vanno trucidandosi ferocemente
come si va al Camposanto nel giorno dei morti.... velo come si va al Camposanto nel giorno dei morti.... ve lo
lavati già da ogni sozzura di logica lavati già da ogni sozzura di logica.
prender lo slancio. Esso provò lugamente la propria prender lo slancio. Esso provò lungamente la propria
sulla cima del Gorisankar!.. sulla cima del Gorisankar!..»
Noi vogliamo cambattere accanitamente la religione Noi vogliamo combattere accanitamente la religione
una stomachevole rifioritura di classiscimo rammolito; una stomachevole rifioritura di classicismo rammolito;
strappino brutalmente le tue tenebre misterose, ammalianti strappino brutalmente le tue tenebre misteriose, ammalianti
di arrichire la Società dei grandi alberghi, di arricchire la Società dei grandi alberghi,
avvelenati dalla febbra di Venezia, e potrete, ridendo avvelenati dalla febbre di Venezia, e potrete, ridendo
e il misoenismo che riducono la musica italiana e il misoneismo che riducono la musica italiana
nuovo, ma sempre sistema, e, di consegueza, volontaria nuovo, ma sempre sistema, e, di conseguenza, volontaria
pur rimenendo ancora primitivo e lontano da pur rimanendo ancora primitivo e lontano da
dallo czarismo mercantile e dilentantesco nella musica.--Con dallo czarismo mercantile e dilettantesco nella musica.--Con
suoni del modo di scala a cui appartenava. suoni del modo di scala a cui apparteneva.
personalità e con l'imporre lori i propri errori e i proprî personalità e con l'imporre lori i proprî errori e i proprî
nell'unica visione, dell'estetica nusicale. L'operista, nell'unica visione, dell'estetica musicale. L'operista
e propria della musica futurista. è propria della musica futurista.
4.--CON LA FUSIONE DEL'ARMONIA E 4.--CON LA FUSIONE DELL'ARMONIA E
L'importanza decisiva della nostra rivoluzione artisitica L'importanza decisiva della nostra rivoluzione artistitica
di Raffello, di Tiziano, del Veronese è tale da disgustarci! di Raffaello, di Tiziano, del Veronese è tale da disgustarci!
gli ogetti imprimono alla nostra sensibilità. gli oggetti imprimono alla nostra sensibilità.
intero, ma semplicemente le note inziali, centrali o intero, ma semplicemente le note iniziali, centrali o
e urto di ritmi assolutamente opposti, che rinconduciamo e urto di ritmi assolutamente opposti, che riconduciamo
Ci si rimproverà certamente di voler troppo definire Ci si rimprovererà certamente di voler troppo definire
CIO CHE MANCA DI PIÙ ALLE DONNE COME CIÒ CHE MANCA DI PIÙ ALLE DONNE COME
Abolito qunque il profilo come valore a sè, ogni Abolito dunque il profilo come valore a sè, ogni
e solidi, quantunque lontanissimi. e solidi, quantunque lontanissimi.)
per sè stessa, cioè l'alleanza imconprensibile e inumana per sè stessa, cioè l'alleanza incomprensibile e inumana
per esmpio, alla penetrazione di un obice. Il per esempio, alla penetrazione di un obice. Il
che si divide e si ricompone senza intervento umano che si divide e si ricompone senza intervento umano.
1. IL RUMORE (manifestazione del dinamismo degli oggetti; 1. IL RUMORE (manifestazione del dinamismo degli oggetti);
3. L'ODORE (facoltà di sparpagliamento degli oggetti. 3. L'ODORE (facoltà di sparpagliamento degli oggetti).
escrescenze fessure tane calcinacci demalizione acido-fenico escrescenze fessure tane calcinacci demolizione acido-fenico
MISURA DI TEMPO DI 2 MOVIMENTI o di un numero MISURA DI TEMPO DI 2 MOVIMENTI o di un numero di
movimenti MULTIPLO DI 2 (UNO DI POSA e DUE DI MOTO movimenti MULTIPLO DI 3 (UNO DI POSA e DUE DI MOTO
3 + 4² = (7/4) RELATIVO di 3 + 4³ = (........), 3 + 4² = (7/4) RELATIVO di 3 + 4³ = (........);
DEL RITMO (1 × 2 e 3 e LORO MULTIPLISTA A DEL RITMO (1 × 2 e 3 e LORO MULTIPLI) STA A
per delirio o inconscienza) degli esseri forzatamente per delirio o incoscienza) degli esseri forzatamente
moltiplicati dalle illusioni inevitabili deg'indomani imprevisti, moltiplicati dalle illusioni inevitabili degl'indomani imprevisti,
Balla, Soffici, Papini, Cavacchioli, ascoltavo l'esecucuzione Balla, Soffici, Papini, Cavacchioli, ascoltavo l'esecuzione
sileziose, la macchina ha creato oggi tanta silenziose, la macchina ha creato oggi tanta
più ridicolo di venti uomini che s'accaniscono a radpiare più ridicolo di venti uomini che s'accaniscono a raddoppiare
sempre la sensazione staordinaria che non viene mai. sempre la sensazione straordinaria che non viene mai.
_ciaciacia ciaciaak su giu là là intorno in alto _ciaciacia ciaciaak su giù là là intorno in alto
7--Semi-ugualianza dell'uomo e della donna, e 7--Semi-uguaglianza dell'uomo e della donna, e
all'uomo o ad un'altro animale, il che equivale ancora, all'uomo o ad un altro animale, il che equivale ancora,
CINQUE TEMPI,--I PALI ANALITICI ESPLICATIVI CINQUE TEMPI.--I PALI ANALITICI ESPLICATIVI
che servono a regolere lo slancio, i rallentamenti e gli che servono a regolare lo slancio, i rallentamenti e gli
tutto il vestiario, storico e il _bric-à brac_ romantico che tutto il vestiario, storico e il _bric-à-brac_ romantico che
nello stesso carattere) nella prima linea di ognuno depli nello stesso carattere) nella prima linea di ognuno degli
SEVERINE--SEVERINI--DERAIN--RUSSOLO ARCHIPENKO--PRATELLA--BALLA-- SEVERINE--SEVERINI--DERAIN--RUSSOLO--ARCHIPENKO--PRATELLA--BALLA--
MANZELLA-FRONTINI--A. MAZZA T. DÉRÊME--GIANNATTASIO--TAVOLATO--DE MANZELLA-FRONTINI--A. MAZZA--T. DÉRÊME--GIANNATTASIO--TAVOLATO--DE
e del Settecento non intuirono mai la possisibilità e del Settecento non intuirono mai la possibilità
ricerche deg'impressionisti. Non è il caso d'indagare ricerche degl'impressionisti. Non è il caso d'indagare
2. Il senso tutto banale del velluto, della sete 2. Il senso tutto banale del velluto, delle sete
8. Come soggetto universale e sola ragione d'essere 9. Come soggetto universale e sola ragione d'essere
d'oceani e di cieli. d'oceani e di cieli).
coito, la priva di ogni mistero, di ogni angoscia dedeprimente coito, la priva di ogni mistero, di ogni angoscia deprimente
faccia di negro (30 m. altezza + 150 m, altezza della faccia di negro (30 m. altezza + 150 m. altezza della