I divoratori: romanzo

Part 27

Chapter 272,492 wordsPublic domain

«Ed io--come tutte le madri--estasiata e a ginocchi, dò la mia vita alla creatura inconscia che la esige.

«Ecco: io ricado nell'ombra: la mia corsa non finita, la mia méta non raggiunta, la mia missione non compiuta. Che importa? Ciò che a me fu negato, sarà dato ad Anne-Marie. Mia figlia raggiungerà le vette ch'io non ascesi. Per lei sarà la Gloria ch'io non conquistai.

«O amico e amato mio, alla cui tetra sorte io debbo aggiungere questo dolore: comprendimi e perdona! Nella mia vita non vi è posto per l'amore. La mia vita è tutta turbine ed agitazioni, tutta fretta e furia, tutta ansia e febbri, e treni che corrono, e voci che gridano, e mani che applaudono...

«Non vedi tu la nostra esistenza come in un quadro? Il Pifferaro della Leggenda che turbina, suonando e danzando, davanti a noi. E via, per vette e balze e precipizii, gli vola dietro la piccola Anne-Marie, ebbra di musica, folle di gloria... ed io li seguo, correndo, ansando, palpitando, perdendo nella folle corsa tutto ciò che una volta fu mio, lasciando tutto, tutto dietro di me--i sogni, le speranze, l'Amore...

«L'Amore! l'Amore in questo quadro non è un giovinetto nume, radioso e ridente, coronato di rose e di passione. No. L'Amore è una figura austera, e triste, e solitaria... Oh, caro Selvaggio, io so quanto triste, e quanto solitario tu sei!

«Ma tu comprendimi e perdona! E di' addio. Addio a Nancy».

E il Selvaggio comprese. E perdonò. E disse addio a Nancy.

* * * * *

XXIX.

Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.

E i giorni lucenti e le notti stellate spinsero la piccola Anne-Marie di trionfo in trionfo. E le versarono flutti di mare negli occhi e flutti di sole sui capelli. Ed ella assurse fulgida come un giglio alla virginea e radiosa gioventù.

Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.

E i giorni e le notti versarono il loro crepuscolo su Nancy, e la spinsero indietro nell'ombra dove seggono le madri, con miti labbra che nessuno bacia, con dolci occhi di cui nessuno conta le lagrime.

Ella imparò a scordare. Scordò di essere stata giovane; scordò di essere stata poeta. Scordò di aver saputo un giorno la storia del Giardino azzurro:

_La belle qui veut La belle qui n'ose Cueillir les roses Du jardin bleu._

Il Giardino azzurro della gioventù chiuse pianamente le sue porte dietro di lei; e i fiori che Nancy non vi aveva colti, ora per lei non fiorirebbero più.

Ma per Anne-Marie, quando il tempo fu venuto, si spalancarono i dorati cancelli.

Allora il folle Pifferaro della Gloria la chiamò invano.

Anne-Marie aveva udito un'altra voce--la voce lontana del richiamo d'Amore. Frale e formidabile quell'appello le scuoteva il cuore.

Il Pifferaro gridava: «Vieni! che fai? Vieni! è per di qua la Fama; sei alla porta dell'Immortalità!»

Anne-Marie esitò... ristette. Poi si volse e seguì la voce novella.

E l'Amore le tolse di mano il violino. L'Amore le cinse di tenui fiori d'arancio la candida fronte, sulla quale già, grave e maestosa, la Gloria protendeva l'ombra del serto d'alloro.

XXX.

Per il giorno delle nozze, Giugno--quell'elementare pittore!--aveva spennellato il mondo di striscie azzurre, di chiazze verdi, di sprazzi d'oro.

La carrozza che doveva condurre alla stazione gli sposi aspettava alla porta del loro palazzo, circondata da una folla allegra e impaziente. I cavalli sauri scalpitavano scotendo le criniere. Quando, bionda e ritrosa, in cima allo scalone comparve Anne-Marie a braccio dello sposo, la folla diede un grande grido d'evviva, acclamandola come all'uscita d'uno dei suoi concerti.

La sposina sorrise cogli occhi luminosi, e la graziosa testa sotto al piumato cappello ondeggiò salutando a destra e a manca. Allora, dalla folla, cento mani si stesero verso di lei, ed ella leggiadramente sostò sull'ultimo gradino, e tese le sue mani a tutte quelle mani, e sorrise a tutti quei sorrisi, ringraziando e salutando.

Alto e serio al suo fianco, lo sposo avrebbe voluto farle fretta a salire nella carrozza; ma Anne-Marie, dolce e volontaria, sostava, rispondendo a tutti, ringraziando tutti; dicendo «addio! addio! arrivederci!... addio!»

Il giovane marito la sospinse dolcemente verso l'aperta portiera, e poi come ella con un piede già sul predellino s'indugiava ancora, egli la sollevò per l'esile vita e la mise nella carrozza; poi saltò dentro accanto a lei e chiuse lo sportello.

Spronati e spaventati dagli evviva della folla, i cavalli si lanciarono al galoppo battendo scintille dal selciato. In un attimo furono in fondo alla strada e fuori di vista.

... Nancy era rimasta sola in casa.

Sola. Ritta, immobile in mezzo alla stanza dove l'ultimo bacio di Anne-Marie l'aveva lasciata, ella udiva salire dalla via le acclamazioni e gli evviva. E per un istante si figurò che fosse la fine di un concerto, e che ella ed Anne-Marie salissero in carrozza per tornare a casa. Ecco: la portiera era chiusa, mille visi ignoti sorgevano intorno agli sportelli, ed Anne-Marie, la sua bambina, salutava--prima dall'una finestra, poi dall'altra--agitando le mani, ringraziando, ridendo... I cavalli partivano, ed Anne-Marie ricadeva indietro tra le braccia di sua madre, nascondendole il viso sul petto con un piccolo sospiro di felicità. Ed erano sole, dopo tanta folla e tanto rumore; sole, nella penombra della carrozza piena di fiori. E Nancy sentiva nella sua mano la tiepida manina di Anne-Marie; e ne vedeva diffusi sul suo petto i morbidi capelli biondi... Udiva la dolce domanda puerile, che era come il ritornello d'una canzone: «Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes?... Sei felice, cara mamma mia?»... Poi non si parlava più fino all'arrivo a casa. La casa per loro era sovente un albergo ignoto, in una sconosciuta città di un paese straniero. Ma era sempre «casa loro», perchè erano insieme!...

Ed ora... Nancy era sola. ~Sola!~ Il silenzio le sussurrò all'orecchio la terrificante parola.

~Sola!~ Le desolate mura lo ripeterono... Poi l'universo parve urlarlo al suo spaventato cuore.

Nancy si mosse come in sogno e s'avvicinò alla finestra.

La strada era vuota.

La casa era vuota.

Il mondo era vuoto.

Nancy traversò barcollando la stanza, e uscì nel corridoio. Si fermò davanti alla porta chiusa della camera di Anne-Marie. Sporse tremando la mano e aprì l'uscio... Vuota, vuota la chiara stanza ridente!...

Sul letto giaceva, socchiusa, una cassetta da violino: era il Guarnerius del Gesù, abbandonato nella sua piccola cassa da morto.

Nancy si guardò intorno, disperata e convulsa. Dalla parete le sorrideva Fräulein, morta a Parigi qualche anno prima. E sopra il caminetto, tra Joachim e Beethoven, pendeva un piccolo ritratto di Bemolle, tornato umilmente a Praga ad assistere il Professore ormai vecchio, amareggiato, e quasi cieco.

Finito tutto... passato tutto... vano tutto...

E Nancy d'un tratto vide stesa davanti a sè la Vita--la Vita, in tutta la sua iniqua e spaventosa inutilità--la breve, vana, tragica, sonnambulesca corsa dal Nulla al Nulla.

Allora Nancy pianse e gridò--gridò forte, come una creatura ferita, inginocchiata presso la finestra, stendendo al cielo le braccia desolate.

--Anne-Marie, Anne-Marie!... Mio Dio! mio Dio! ridatemela! Fate che tutto questo sia un sogno! Fate ch'io mi svegli a trovare Anne-Marie ancora piccola nelle mie braccia!... Mio Dio, ma che cosa farò io ora? Che cosa farò?...

Nulla.

Non c'era più nulla da fare per Nancy.

Ormai era tardi. La sua creatura era partita. Il suo Libro era morto. Il Giardino azzurro era chiuso.

LIBRO TERZO.

I.

Anne-Marie si mosse, sospirò--e aprì gli occhi.

La camera era buia e silenziosa. Ma in breve un piccolo suono ritmico e sommesso le giunse all'orecchio, e le parve assai dolce. Era un suono regolare e pacato, come il battito d'un orologio, come il pulsar d'un cuore. Era l'oscillare d'una culla!

Anne-Marie, nel dormiveglia, sorrise; e una immensa pace le invase lo spirito. Il dolce battito ritmico la ricondusse verso il sonno. Essa si sentiva ineffabilmente calma e felice. La vita apriva più vasti portali sopra orizzonti più immensi.

Con un fremito di gioia essa pensò che il breve silenzio del trascorso anno era ormai terminato. Di nuovo la musica fluirebbe dalle sue mani, come un'incantata fontana, sopra il mondo in ascolto.

Il suo violino!... Sotto le chiuse ciglia Anne-Marie lo rivedeva nel pensiero. Rivedeva le curve bruno-dorate della voluta; l'alacre slancio degli «_f_» nella tavola armonica; e le sensitive corde tese sopra l'agile ponticello: tutto quel perfetto istrumento silenzioso, aspettante il tocco delle sue ardenti dita giovanili, per ridestarsi di nuovo alla vita e al canto!

Soavi lagrime le fluirono nei chiusi occhi. Come lavorerebbe ora! come studierebbe!... Quanti nuovi canti, quante sublimi sinfonie ella creerebbe! Tante cose ella aveva a dire che nessuno ancora aveva detto!...

Ora scriverebbe anche un'Opera--una grande Opera in cui darebbe al mondo una nuova musica, una musica pura, splendida, rigenerata.

Già l'Ispirazione, vaporosa e vaga, le avvolgeva la mente di tenui melodie come mistici nastri diafani... già le battute si allineavano ferme e splendide nel suo pensiero... e gli accordi scrosciavano come fanfare trionfali.

Nel suo cuore la gioia corse come una cosa viva.

Essa vide la vita come un paesaggio di luce steso innanzi ai suoi giovani passi: ella ascenderebbe la bianca via dell'Immortalità, sorretta da un immutabile amore; il Genio le cingerebbe la fronte d'un serto d'astri fiammeggianti--e la musica, la divina Musica che le cantava come una fontana perenne nel cuore, inonderebbe d'armonia il mondo...

La creaturina nella culla aprì gli occhi e pianse: «Ho fame».

FINE.

OPERE DI ANNIE VIVANTI

=Lirica= Nuova edizione (Bemporad).

=I Divoratori= Romanzo.--8ª edizione (Bemporad).

=Circe= Il Romanzo di Maria Tarnowska.

=L'Invasore= Dramma in tre atti.

=Væ Victis!= Romanzo.

="Zingaresca"=

=Le bocche inutili= Dramma.

=Naja Tripudians= Romanzo.--2ª edizione (Bemporad).

=Gioia!= Novelle.--Nuovissimo (Bemporad).

GIUDIZI DELLA STAMPA su «CIRCE»

=Le Journal= (Parigi).

.... Le hasard d'une conversation a jeté Annie Vivanti, romancier frémissant, poète profond, sur le nom de la prisonnière, sur l'acte, sur la secret de cette histoire. Un ami lui apporte un manuscrit de la condamnée, un cahier de classe haché d'une écriture régulière, élégante, indifférente, un carnet de bal--de quelle sarabande!--sur papier rugueux. Elle se passionne et son génie divinatoire, fraternel dans la peine, évocateur, transfigure ces pages mornes et qui n'ont que le sceau du malheur. Elle obtient de voir--avec quelles difficultés!--la reclusionnaire dans sa maison de force.

Quelle révélation! Elle discerne, dévoile, retrouve une petite fille, une éternelle enfant vagabonde dans ses pensées et dans ses voyages, étonnée de se marier, étonnée de n'être pas aimée de son mari, étonnée de devenir femme, de devenir mère, étonnée de sa beauté qu'elle ne découvre, qu'on ne découvre que tard. Et tout se précipite, dans ses étonnements. C'est avec stupeur qu'elle apprend de lui le désir et le dégoût, qu'elle se donne, au plus beau lancier du monde, quelle le voit mourir dans ses bras, longuement, tué par l'époux soudainement jaloux--pourquoi? C'est une surprise pour elle de trouver au chevet d'une amie d'enfance qui l'a appelée pour mourir celui qu'elle doit faire mourir, le mari de l'agonisante, Emilie Komarowska...

Mais je ne veux pas déflorer l'oeuvre inoubliable d'ANNIE VIVANTI. C'est un lucide et incessant tourbillon d'action, de rêve, d'inconscient, de fatalité. C'est harmonieux et terrible, c'est la vérité et c'est l'art.

Les paradis artificiels chantés par Thomas de Quincey et Charles Baudelaire flottent autour de plus lourdes ivresses et apportent leur relief inconsistant à des paysages d'âmes dignes de Dostoïewski. Le mélodrame se purifie en élégie, sans perdre rien de son intensité, de sa fureur, de sa furie. La plus rare, la plus universelle émotion fait palpiter ces pages de fièvre, cette reconstitution idéale et forcenée.... Et sur cette beauté éparse et condensée, au dessus du sang apaisé et de la fange bue par le soleil, les grandes ailes de la pitié apportent au jour de souffrance d'une prison tout le ciel et tout le rêve....

ERNEST LA JEUNESSE.

GIUDIZI DELLA STAMPA su «I DIVORATORI»

=Truth.=--È un'opera di genio questo affascinante racconto di ANNIE VIVANTI. In esso vi è una forza e un pathos, una veracità di vita e di natura, che ci tengono incatenati dalla prima all'ultima pagina.

=Fortnightly Review=.--La vera forza di questo libro sta nello stile, ora morbido e delicatamente allusivo, ora fluente e fantastico. ANNIE VIVANTI è maestra nell'arte di evocare un ambiente, dandone la speciale atmosfera ed illuminazione. Nel humour è scintillante come una Rosalinda Shakespeariana.

Quest'opera, per quanto scritta in prosa, deve essere giudicata come poesia. Difatti essa ci fa l'impressione non di un lungo ma di un grande poema.

(Georges Brandés).

GIUDIZI SUL DRAMMA «L'INVASORE»

_Renato Simoni_ nel =Corriere della Sera=.

Opera strana e forte.... opera di una scrittrice fortissima, tutta ardente di una irresistibile passione....

_Massimo Bontempelli_ nel =Secolo=.

.... Poesia e teatro di primissimo ordine....

=La Sera=.

.... Dal breve racconto della vicenda si vede quante bellezze siano nell'audacissimo dramma. L'autrice ha involto un problema di aspro materialismo in una atmosfera purissima di poesia.

GIUDIZI DELLA STAMPA su VAE VICTIS!

=Sir Conan Doyle=, il creatore di Sherlock Holmes, scrive all'editore Arnold di Londra:

«Ho letto un libro veramente terribile e veramente potente. «Vae Victis» di Annie Vivanti. _Non ho mai letto nulla che mi abbia fatto realizzare con tale forza ciò che la guerra significhi per il paese invaso._»

Il «=Liverpool Courier=»:

«Se esistesse un ministero di propaganda per pubblicare il nefando vangelo della brutalità germanica e i fatti compiuti dai demoni incarnati del Kaiser, quell'ufficio dovrebbe far tradurre in tutte le lingue il libro di Annie Vivanti e disseminarlo per ogni paese della terra».

=Savino Varazzani=, nel _Popolo d'Italia_:

«È sopratutto, un magnifico romanzo; è un'opera di arte d'alto valore e della più schietta ispirazione; è uno studio di psicologia pieno di profondo e delicato acume; questo in primo luogo; poi è anche, fortunatamente, un fiero libro di battaglia e un'opera buona, generosa e santa.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

«Ha la felicità e sicurezza d'intuito e la potenza d'analisi che Annie Vivanti rivelò primamente in quei Divoratori ch'ebbero così alta e vasta fama nella letteratura internazionale. Ha lo stesso procedere rapido, passionale, travolgente».

=G. Mambelli=, nel _Giornale del Mattino_:

«Poema dolorante e poema di fede insieme, attraverso ad una virtù di narrazione vibrante come un sonito di guerra. La nostra letteratura, oggi, si è arricchita d'un nuovo potente documento umano».

«=L'Idea Nazionale=» (Simplex):

«L'una figura e l'altra (Luisa e Chérie) sono tragicamente vive, e spira dal racconto sempre commosso, ansioso, mai stanco dalla loro storia, un profumo intenso di martirio che riconforta nel lettore lo spirito di giustizia inesorabile contro chi, con la sua malvagità, potè costringere l'esistenza in così angosciose strette».

=Mario Ferrigni=, nella _Sera_:

«La più geniale scrittrice nostra ha scritto come sempre delle pagine squisite».

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]:

13 - Mi spiace tanto pel [pei] suo cappello 22 - razors a-flyin' [a-flyin] in the air 155 - dissero all'unisono [all'unissono] 212 - --Faccio un lavoro letterario,--disse. E soggiunse [Nell'originale manca una riga. Versione inglese: "Some literary work. I find it _very interesting_." Abbiamo inserito "molto interessante"] 282 - ma come [come come] vivrò io 373 - al «Berliner Tageblatt [Tagblatt]» 406 - dans ses pensées [pensers] " - de rêve, d'inconscient [d'incoscient] " - Shakespeariana [Shaxespeariana]