I divoratori: romanzo

Part 11

Chapter 113,804 wordsPublic domain

--Io, se fossi in te, starei a vedere. Se fossero dei quattro, allora non punterei che sui cinque e i sei.

Aldo riflettè, stropicciandosi il mento.

--Questa non è forse una cattiva idea,--disse,--ma bisogna che provi. Adesso voialtre dite «rosso» o «nero», così, a caso, come vi salta in testa.

Nancy e Valeria dissero «rosso» e «nero», a caso, come saltava loro in testa; e Aldo giocò il sistema, puntando degli scudi immaginari, e raddoppiandoli secondo le regole del De Cesari. In meno d'un quarto d'ora, dimostrò che aveva guadagnato quasi duemila lire.

Allora fu deciso ch'egli sarebbe andato a Montecarlo e avrebbe giocato il sistema e niente altro che il sistema. E sarebbe partito il più presto possibile.

--Non ditene una sillaba a nessuno,--disse.--De Cesari raccomandava sopra tutto che non se ne parlasse. Capirete. Se tanta gente lo sapesse, Montecarlo non esisterebbe più. E allora tutto sarebbe guastato.

Non dissero una sillaba a nessuno; ma cominciarono subito i preparativi per la partenza di Aldo.

--Non mi fermerò più di un mese per volta,--disse lui.--Bisogna stare attenti che il Casino non sospetti che si ha un gioco sicuro.

--Si capisce,--disse Valeria.

E Nancy disse:

--Non è un po' disonesto d'andar lì, sapendo di dover vincere?

Aldo spiegò che l'Amministrazione del Casino non era una persona, soggiungendo che, ad una società così ricca, quelle poche migliaia di lire che a lui occorrevano ogni anno non farebbero nè caldo nè freddo.

Nancy allora soggiunse:

--So che Montecarlo è un luogo terribile... pieno di cattive donne, strane e pericolose. Spero... oh Dio!...

Aldo le baciò la fronte rannuvolata.

--Mia cara, se vado a Montecarlo è per i denari. All'infuori di ciò, niente m'interessa.

Nancy sorrise e sospirò.

--Lo so! lo credo!--disse.--Ma certo quelle odiose creature ti guarderanno.

--Ah! a questo non c'è rimedio,--disse Aldo, blando e rassegnato.

Nancy rise e lo abbracciò.

--Che strano ragazzo sei tu!--disse.--Io credo che il tuo Giardino Chiuso, il tuo «hortus conclusus», non sia che un campicello di patate.... E ciò nonostante quante ore felici vi ho passato!

II.

Maggio portò alla bambina un dente. Giugno gliene portò un altro, e le gettò uno sprazzo di luce dorata sui capelli. Agosto le mise sulle labbra una parola o due. Settembre la mise ritta e titubante sui piedini. E Ottobre la spinse a correre con passi vacillanti, attonita ed estasiata, nelle braccia della mamma.

I suoi nomi erano Liliana, Astrid, Rosalynda, Anne-Marie.

--Ora che béby sa camminare,--disse Valeria a sua figlia,--tu dovresti riprendere il tuo lavoro.

--Sicuro che devo,--disse Nancy, sollevando tra le braccia la sua bambina e ponendosela in grembo.--Hai visto, mamma, i braccialetti che ha?--E tese verso Valeria le due brevi braccia paffutelle della bambina, a mostrare intorno al minuscolo polso una triplice lineetta rosea, che solcava deliziosamente le tenere carni.--Vedi? tre piccoli braccialettini «porte-bonheur»!

E Nancy baciò il polso grassetto, mordendolo un poco.

--Dove è stato messo il tuo manoscritto?--chiese Valeria.

--Oh! non so! disopra, forse... o altrove,--disse Nancy, fingendo di mangiare il piccolo braccio nudo della bambina.--Oh! che bontà! che bontà! Proprio ~stuisito~!... Mamma, questa creatura sa di erbetta e di vaniglia e di viole mammole. Assaggia un po', che buon sapore! Assaggia!

E porse il piccolo braccio da mordere anche a Valeria.

--~Saggia~,--disse la piccina.

La nonna assaggiò e trovò eccellente e squisito. Allora dovette assaggiare anche l'altro braccio; e lo trovò squisito. E poi un pezzetto di guancia; e poi l'altra guancia... e tutto era squisito. Poi la bambina alzò il piedino nella sua scarpetta di cuoio bianco, e lo tese alla nonna:

--~Saggia!~

Ma la nonna non volle assaggiarlo e disse:

--Beh! beh! cattivo!--E anche all'altro piedino teso perchè lo assaggiasse, la nonna disse--beh! beh!--e aggiunse anche un'altra parola, indicante grande schifo.

Ma la piccola disse:--~Saggia!~--e gli angoli della sua bocca cominciarono a curvarsi ominosamente in giù.

Allora la nonna assaggiò la scarpetta e la trovò molto gustosa; eppoi l'altra scarpetta e la trovò eccellentissima anche lei. Eppoi Nancy dovette cominciar da capo ad assaggiare tutto: le braccia, e le guancie, e le scarpette...

Così i giorni passavano affaccendati, pieni di importanti occupazioni.

Aldo, da Montecarlo, scriveva che il «sistema» era impareggiabile. L'unica sua paura era che l'amministrazione se ne accorgesse. Ora giocava con puntate doppie.

... Pochi giorni dopo scrisse che nel sistema c'era un difetto. Ma poco importava. Aveva scoperto un sistema nuovo, molto migliore dell'altro. L'aveva comperato per cento franchi da un individuo che era stato espulso dal Casino, perchè l'amministrazione aveva paura di lui e del suo sistema. Naturalmente Aldo s'era impegnato a fargli un regalo adeguato, a vincita fatta. La sera precedente aveva guadagnato ottocento lire in dieci minuti con questo nuovo sistema. Doveva però andar molto cauto, perchè il difetto di quell'altro sistema era stato disastroso.

Giunse una terza lettera. Aldo, dopo aver vinto costantemente per quattro giorni di seguito, era vittima della più incredibile disdetta; la vera «guigne»! Una serie di ventiquattro neri, mentre lui raddoppiava sul rosso. Comunque, intendeva di attenersi rigidamente al nuovo sistema. Era l'unico modo di salvarsi. La gente che esita, che cambia, che salta da un sistema all'altro, deve perdere per forza. Baci a tutti.

Due giorni dopo venne una cartolina. «Ho scoperto che tutti i precedenti S erano sbagliati. Ho fatto conoscenza di un Cr. che rimetterà le cose a posto.»

Valeria e Nancy restarono perplesse davanti al «Cr.». Naturalmente l'«S» significava sistema. Ma «Cr.»? che cosa poteva significare «Cr.»?

Valeria, inquieta, mandò un biglietto a Nino. Nino lasciò subito lo studio di Carlo e si affrettò a correre in via Senato dove, dalla partenza di Aldo in poi, Valeria abitava con Nancy e la piccina. Tutte e tre erano sul balcone ad aspettarlo, e gli fecero dei cenni di saluto non appena lo videro spuntare sul ponte di Sant'Andrea; Nino si affrettò traverso i Boschetti e salì a corsa le scale del numero 12.

--Come va, Valeria?--e la baciò in fronte.--Come va, Nancy?--e le baciò la mano.--Come va, Anne-Marie?--e la baciò sul capo biondo.--Cos'è successo? Che cosa ha fatto Aldo?

--Oh!--esclamò Nancy,--come hai fatto a indovinare che si tratta di Aldo?

Nino sorrise.

Valeria gli porse la cartolina, e coprendola tutta eccetto l'ultima riga, disse:

--Che cosa significa «Cr.»?

Nino guardò; poi domandò:

--Da dove scrive?

Nancy e Valeria scambiarono uno sguardo incerto. Poi risolvettero di affidarsi a Nino. Tanto, Nino non si sarebbe servito del sistema, nè lo avrebbe rivelato ad altri. Inoltre il sistema aveva un difetto...

--Da dove scrive?--ripetè Nino.

--Da Montecarlo,--dissero all'unisono Valeria e Nancy.

Nino strinse le labbra come se stesse per zufolare. E poi non zufolò.

La piccola, seduta sul tappeto, lo osservava, e quella smorfia le piacque. Sperò che la rifarebbe.

--Allora suppongo che «Cr.» significhi «croupier»,--disse Nino.

Vi fu una pausa. Indi Nino disse:

--Quanti denari ha preso con sè?

--Tutto,--disse Valeria.

Allora Nino rifece la bocca di prima; e la piccola se ne rallegrò.

--Non c'è che andare a prenderlo!--disse Nino, guardando Nancy.--E subito.

--Oh Dio!--fece lei, trasalendo.--Ma ti pare che ci sia qualche cosa di grave?

--Di gravissimo,--disse Nino.--Probabilmente a quest'ora metà delle tue quarantamila lire sono sfumate.

--Non ne aveva che diciotto,--disse Nancy, con un lampo di malizia negli occhi chiari.

--Meglio così,--disse Nino.--Ma ad ogni modo farai bene di andarlo a prendere.

Nancy si sentì molto agitata e anche lieta. La piccola vedrebbe il Mediterraneo! Valeria... la nonna! sarebbe venuta anche lei, ben inteso...

--No, cara; impossibile,--disse questa.--Ho promesso alla zia Carlotta di aiutarla nel suo ricevimento domani sera. Ma ti accompagnerò per un tratto di strada. Fino ad Alessandria o a Genova.

--Ma tu, Nino,--disse Nancy, volgendosi a lui,--tu potresti pur accompagnarmi, non è vero?

--Oh sì!--esclamò Nino. Poi disse subito di no; gliene spiaceva tanto, ma non poteva abbandonare lo studio di Carlo.--D'altronde,-- soggiunse,--t'intenderai meglio con Aldo senza di me.

La mattina seguente Nino era alla stazione per vederle partire. Valeria portava in braccio Anne-Marie; e Nancy le camminava a fianco, e pareva la sorella maggiore del béby. Non avevano altro bagaglio che una piccola valigia, poichè Valeria ritornava a Milano quel pomeriggio stesso, e Nancy era certa che anche lei vi tornerebbe con Aldo il giorno seguente.

Nino salì nel vagone a trovar due buoni posti; poi ridiscese, e stette davanti allo sportello, guardando su, verso di loro, con quell'espressione vuota, quel mezzo sorriso vacuo ed indeterminato che tutti hanno davanti al treno in partenza, quando gli addii sono fatti e il treno non si muove ancora.

Nancy affacciata, gli sorrideva con occhi soavi. V'era sul suo cappello qualche cosa di azzurro che faceva sembrare più azzurri i suoi occhi. Dietro di lei, in braccio a Valeria, la piccina agitava una piccola mano, inguantata di lana bianca, in segno di addio. Ecco: la campana battè il suo rintocco; si udì il fischio: il treno si mosse. Allora Nino con subitaneo impulso balzò sul predellino del vagone, girò la dura maniglia dello sportello, ed entrò.

--Vengo anch'io fin dove andrà Valeria.

Fu salutato con giubilo da tutti, e la piccola continuò con grande entusiasmo a fargli «addio, addio!» colla mano inguantata di lana bianca.

Oltrepassarono Alessandria. A Genova telegrafarono ad Aldo; e proseguirono verso Savona. La bambina guardava il Mediterraneo, e Nancy guardava la bambina, e Nino guardava Nancy. E Valeria li guardava tutti, avvolgendoli tutti nel suo doloroso amore materno come in un invisibile manto di Madonna.

Giunti a Savona Nino e Valeria smontarono. Avevano da aspettar mezz'ora il treno di ritorno che li avrebbe ricondotti a Milano. Ritti sulla piattaforma davanti allo sportello del vagone, guardavano in su, verso Nancy, coll'espressione vaga, il mezzo sorriso indefinito di coloro che hanno già detto addio....

Nancy si sporgeva dal finestrino guardando nel viso di sua madre, alzato così teneramente verso di lei. Poi guardava Nino; poi di nuovo sua madre.

La bambina, in piedi sul sedile accanto a Nancy, agitava le due brevi braccia in segno d'addio, e i riccioli ambrati le cadevano sugli occhi.

--In vettura!--gridò il conduttore.

--Saremo di ritorno dopo domani,--disse Nancy per la terza o quarta volta,--anzi, forse domani.

--~Folse~ domani,--ripetè la piccola, che faceva sempre eco a quello che si diceva.

Nino si avvicinò alla finestra e stese la mano per toccare la manina della bimba.

--Cosa dici tu?--chiese ridendo.--Domani? Ma tu non sai neppure quando sia domani.

Anne-Marie lo guardò, seria... Nino sentiva nella sua mano il tepore di quella piccola mano imprigionata.

--Dunque, sentiamo: quando è domani, Anne-Marie?

Anne-Marie lo guardò, grave e concentrata.

--Domani--disse--è quando... domani è quando mi daranno sempre tutto quello che voglio.

--Ahi, che giornata lontana!--disse Nancy, ridendo.

--Molto lontana!--disse la nonna.

--Molto lontana,--fece eco la bimba.

--Partenza!--gridò il conduttore.

--Addio, Nancy! Addio, béby!--disse Valeria tremando un poco.

«Pronti!» S'udì il fischio e la campana.

Il treno si muoveva e Nancy salutò colla mano.

--Addio, mamma mia cara!

Valeria sentì nel cuore uno strappo strano e profondo.

--Addio, Nancy! Addio, béby! Addio, miei due tesori!

Il treno correva.

--Forse domani!--gridò ancora Nancy, sporgendosi dal finestrino.

Poi si ritrasse, per paura che una scintilla volasse negli occhi alla piccina.

Valeria, immobile, guardava il treno fuggente... e le parve di sentirselo correre sul cuore.

--Addio, Nancy! Addio, béby!

Erano partite.

E «domani» era molto lontano.

III.

«Montecarlo!»--L'indolente treno della Riviera entrò brontolando e sbuffando sotto la tettoia, e Nancy si affacciò nervosamente, perchè Aldo la vedesse subito. Sulla piattaforma Nancy non vide che un crocchio di donne chiaro-vestite che ridevano forte, e due inglesi taciturni con le mani in tasca, e una coppia di sposi tedeschi. Nessun altro. Aldo non c'era.

Un languido facchino aiutò Nancy a scendere colla piccina, e afferrando la loro valigia le precedette verso l'uscita. Quando Nancy lo raggiunse fuori della stazione, trovò che aveva consegnato la valigia al conduttore dell'omnibus dell'Hôtel de Paris.

--«Non, non»,--disse Nancy.--«J'attends mon mari».

--Ah!--disse il facchino al conduttore d'omnibus,--«elle attend son mari».

Poi sghignazzarono entrambi, sputarono, e stettero a guardarla.

--«Donnez-moi ma valise»,--disse Nancy.

--«Donnez-lui sa valise»,--disse il facchino.

--«Eh!, on va la lui donner»,--disse il conduttore, arrampicandosi lentamente sulla scaletta dell'omnibus. Poi tirò giù la valigia.--«Voilà la valise».--E la pose in terra.

Nancy disse al facchino di prenderla. Ma tanto lui come il conduttore si mostrarono assai sorpresi.

--«Quoi»?--disse il conduttore,--«et moi donc? Pas de pourboire»?

Il facchino sorrise, sputò, e disse a Nancy:

--«Faut lui donner son pourboire».

Allora Nancy diede cinquanta centesimi al conduttore, e disse al facchino di portare la valigia all'Hôtel des Colonies. Egli se la caricò sulla spalla e s'avviò prontamente. Salì rapido la scalinata che conduce alla piazza del Casino.

Nancy lo seguì, con Anne-Marie aggrappata alle sue gonne. Appiè della scalinata sedeva una donna con una cesta di aranci, e ne profferse a Nancy. Ma Nancy disse: «non, merci», e proseguì frettolosa. Ma Anne-Marie voleva un'arancia. Era stanca, e aveva fame, e si mise a piangere. Allora Nancy tornò indietro e comprò un'arancia. Poi, presa in braccio la piccina, si affrettò su per i gradini dietro al già lontano facchino.

In cima alla scalinata si fermò, guardandosi dintorno.

Era un chiaro crepuscolo di giugno. Là dove il cielo era più pallido, la luna novella pareva un piccolo taglio nel firmamento, un taglio netto e sottile, traverso cui--come per uno spiraglio--il buon Dio concedeva agli umani d'intravvedere il fulgore del suo Paradiso.

Anne-Marie ricominciò a piangere perchè voleva che la mamma sbucciasse l'arancia; e Nancy, che voleva affrettarsi dietro al facchino, dovette fermarsi. Sollevò la bambina, la baciò, la consolò, la fece sedere sul parapetto della scalinata e, sedendole vicino, pelò l'arancia. Tanto, la sua valigia a quest'ora era probabilmente sparita per sempre. Ma che importava? Nulla pareva di grande importanza purchè Anne-Marie non piangesse più.

Nancy guardò il cielo chiaro, e le palme, e il placido mare grigio-perla. Chi sa dove era l'Hôtel des Colonies? Chi sa perchè Aldo non aveva ricevuto il telegramma? La leggenda delle tragedie che avvengono a Montecarlo le traversò per un istante la mente... Poi Anne-Marie, che non era mai stata seduta su un muro a mangiare arancie, alzò il visetto impiastricciato di sugo e di lagrime, e disse:

--Buono. Buono tutto. Piace tutto questo a Anne-Marie.

Allora tutto piacque anche a Nancy.

Dopo molto vagare trovarono l'Hôtel des Colonies; ed ecco il languido facchino seduto ad aspettarle colla valigia, chiacchierando intanto colla magra ed energica proprietaria.

Nancy si avanzò timidamente.--Abitava qui il signor Della Rocca?--Sì, sì, Monsieur abitava qui.--Sapevano se avesse ricevuto un telegramma?--No, il telegramma era là, nel bureau, non aperto. Monsieur non era ancora rientrato.--E sapevano forse dove si trovasse Monsieur?

--Eh! lo troverà al Casino!--disse la proprietaria.

Nancy la pregò di condurla nella camera del marito; ma trovò che era una piccolissima «mansarde» in cima alla casa. Allora Nancy prese per sè e per la bimba un'altra camera; e Anne-Marie andò a letto, beata di dormire sotto a una zanzariera. E subito si addormentò.

Nancy scese al salone. Era buio. La padrona sedeva in giardino con una vecchia signora e un ragazzetto grasso.

--Se volete andare al Casino--disse amabilmente a Nancy--baderò io alla vostra bambina.

Ma Nancy disse:

--Oh! no, grazie.

--«Allez, allez donc»,--interpose la vecchia signora;--«vous savez bien, les hommes! Ça pourrait ne pas rentrer»....--Poi soggiunse:--Io sono qui da dodici anni. Questo mio nipotino è nato in questo Hôtel. Potete andare tranquillamente. Il vostro piccolo angelo sarà ben custodito.

Allora Nancy ringraziò e tornò disopra a prendere il cappello. Anne-Marie dormiva e non si mosse.

Nancy uscì con passo esitante dal giardinetto, e volse nella direzione del Casino. Le strade a quell'ora e in quella stagione erano quasi deserte. Nel suo semplice vestito da viaggio nessuno badava a lei. Passando davanti all'Hôtel de Paris vide la gente che pranzava ai tavolini illuminati da lampadette rosse. Sulla piazza, sulle panche in giro alla grande aiuola di fiori, della gente sedeva in crocchi; e dirimpetto, nel Café de Paris, gli tzigani in giubba rossa suonavano «Sous la feuillée».

D'un tratto Nancy si sentì smarrita e spaventata. Perchè era qui? Che cosa faceva, sola, di notte, in questo luogo ignoto? E la piccola, la sua piccola che dormiva in quel gran letto tutta sola in un albergo sconosciuto? Le pareva di fare un sogno folle e incoerente. Spaurita e triste si affrettò.

Un uomo, passando, le disse: «Bonsoir, mademoiselle!» E Nancy si mise a correre, e salì, col cuore che la soffocava, la gradinata del Casino. Fece per andare nell'atrio, illuminato e gaio, ma due uomini in livrea azzurra e scarlatta la fermarono, domandandole qualche cosa ch'ella non comprese. Le fecero segno di entrare a sinistra in una sala aperta dove, dietro a due lunghi banchi, sedevano degli uomini che parevano giudici o avvocati, e avevano l'aria di aspettarla.

Essa si avanzò incerta; poi si fermò davanti a uno di essi; era calvo, con la barba in punta, e la guardava con occhi penetranti.

--«Pardon»...--balbettò Nancy.--Cerco il signor Della Rocca...

--Ah, davvero?--disse l'uomo dalla barba.--Non ho il piacere di conoscerlo.

Un uomo biondo che gli sedeva vicino, sorrise.

--Non saprebbe dirmi dove posso trovarlo?--disse Nancy, sentendosi arrossire al punto che le lagrime le vennero agli occhi.

--Che cos'è questo signore? Cosa fa?--domandò l'uomo biondo.

--E'... è venuto qui tre settimane fa... ha un sistema,--balbettò Nancy.--Gli ho telegrafato, ma non ha ricevuto il dispaccio. La padrona dell'Hôtel m'ha detto che lo troverei qui.

Erano entrate alcune altre persone, che la ascoltavano, divertendosi.

--Ah! ah! Dunque questo signore ha un sistema!--disse a voce alta e marcata l'uomo colla barba.

E Nancy vide che faceva un cenno significante a qualcuno rimpetto a lui, ch'essa non vedeva perchè gli volgeva le spalle. Una paura immensa la invase. Cosa aveva fatto? Aveva detto del sistema a questi uomini che erano probabilmente i proprietari del Casino!

Comprese che facendo ciò ella aveva rovinato per sempre le fortune di Aldo. Ma nulla le importava ormai... Nulla, eccetto di ritrovarlo, e di non esser più in giro così sola per il mondo.

--A quale Hôtel state, signorina?--domandò l'uomo biondo.

--All'Hôtel des Colonies,--disse Nancy, con voce tremante.

--E vi chiamate?

--Giovanna Desiderata Felicita Della Rocca.

Tutta la fila d'uomini sorrise, mentre quello che le parlava scriveva i nomi su un pezzo di cartone, e poi consultava un grande registro.

--La vostra professione?

Nancy arrossì.

--Scrivo delle poesie...--balbettò.

Nancy da bambina aveva letto con grande interesse le avventure di «Alice nel paese dei Sogni». Ora ella si diceva: «Io so che dormo. Io so che sogno. Non è possibile ch'io sia sveglia, e stia raccontando a questi uomini che scrivo delle poesie».

L'uomo colla barba si pizzicò il naso e si arricciò i baffi per non ridere. E Nancy, guardando quella fila d'uomini, vide che tutti ridevano, a testa bassa, chini sulle loro carte, ridevano--_ils pouffaient!_--e non volevano farsi scorgere.

--E... non faceva altro? Niente altro che scrivere poesie?

--No, niente altro,--disse Nancy. Poi, siccome le parve che l'uomo colla barba le fissasse nel viso due occhi acuti, indaganti, terribili, aggiunse spaurita:--Veramente... sì; ho cominciato anche un libro... in prosa. Ma non è finito.

L'uomo biondo le stese a un tratto un cartoncino azzurro e le disse:

--Firmate!

--Ma perchè?--disse Nancy, prossima a piangere.

L'uomo fece con le spalle un gesto d'indifferenza. Pareva dire: «Ah, non volete firmare? Tralasciate!»

E tutti gli altri sorrisero di nuovo e abbassarono le teste fingendo di scrivere.

Nancy si guardò attorno con un'espressione di coniglio inseguito. Un uomo entrava con le mani in tasca, alto, lento, incurante. Era un inglese; Nancy se n'avvide al primo sguardo. Le rammentava un poco Mr Kingsley.

La figlia di Tom Avory mosse dritto verso il nuovo arrivato.

--«Are you English»?--chiese col cuore che le batteva in gola.

Egli le disse di sì.

--Vorrebbe aiutarmi? Mio padre era inglese,--disse Nancy, colla voce piena di singulti.--Questa gente... questi uomini vogliono che io scriva il mio nome. Devo farlo?

L'inglese sorrise un poco sotto i brevi baffi chiari.

--Desidera di entrare nelle sale da giuoco?

--Sì,--rispose lei.

--Allora scriva il suo nome;--e si avvicinò con lei al banco.--Vedrà--aggiunse sorridendo--che lo faccio anch'io.

E porse all'uomo biondo un cartoncino ricevendone un altro in cambio, su cui scrisse: «Frederick Allen».

Gli impiegati avevano tutti ripreso il loro contegno serio, e pareva che avessero dimenticato l'esistenza di Nancy. Ella firmò il suo cartoncino ed entrò nell'atrio a fianco dell'inglese.

--Cerco mio marito,--gli spiegò ella timidamente; e gli narrò la storia del sistema, del telegramma e dell'Hôtel.--Mi sembra di avere raccontato tante e tante volte questa storia... come la Storia del Lupo!

Sorrise, e la fossetta s'incavò leggiadramente nella sua guancia. Aveva il viso acceso e i morbidi capelli bruni le si attorcigliavano in riccioli sulla fronte.

Mr Allen la guardò con curiosità.

--E' strano, signora,--disse,--ma io l'ho già veduta. Non so ricordarmi dove, ma certo l'ho già veduta.

Nancy disse:

--Non credo. Non credo davvero.

--Oh! ma io ne sono certo,--disse Mr Allen.--Ricordo benissimo il suo sorriso.

Ma il sorriso che egli ricordava era quello di Valeria, quando nella lontana Hertfordshire, su un ponticello bianco nel sole, ella gli aveva preso dalle mani un cappello da giardino sgocciolante d'acqua...

Attraversarono insieme le sale; e il persistente tintinnìo dei denari, e i profumi acri e sottili, sbalordivano Nancy, e le facevano girare il capo. Aldo non si vedeva. Passarono da tavola a tavola guardando i giocatori, interrogando i visi estranei. Aldo non c'era. Entrarono nella sala del «trente et quarante», crepuscolare e silenziosa; poi passarono nel buffet. Finalmente tornarono fuori nell'atrio. Nancy alzò verso il suo compagno gli occhi chiari in cui fluttuavano le lagrime.

--Non so cosa pensare! Dove può essere andato? Mio Dio, credete... credete?...

Nei suoi grandi occhi impauriti passò la visione di Aldo esanime sotto una palma nel giardino, spenti i divini occhi, i morbidi capelli aggruppati nel sangue...

--Io credo che lo troveremo sano e salvo,--disse l'inglese.--Andiamo a vedere al Cafè de Paris.

Lasciarono l'atrio, e scesero per i gradini sulla piazza del Casino.

I tzigani lanciavano nel profumato crepuscolo la dolcezza triviale della «Valse Bleue».

Nancy sussultò: ecco Aldo! Ma sì! Certo, era lui! Usciva dal Cafè de Paris, con una donna grassa, vestita di bianco. Sì, era Aldo. Nancy mosse rapida un passo verso di lui, poi si fermò. L'inglese si fermò anche lui, tacendo e volgendo per discrezione lo sguardo verso gli alberi del giardino.