I coniugi Varedo

Chapter 2

Chapter 23,633 wordsPublic domain

--Si lavora, si chiacchiera, si prende il the.

--Sempre soli?

--Di tratto in tratto capita questo o quel collega di mio marito... o una vicina... E poi, c'è Bardelli... Quello non manca.

--Chi è Bardelli?

--È il braccio destro di Alberto. È uno studente laureato da poco in giurisprudenza e che aspira a entrare nell'insegnamento.... Bravo e buono... Si getterebbe nel fuoco per mio marito... Lo vedrai... un tipo unico... Pare un bimbo.

--E--seguitò lo zio--il pianoforte non lo apri mai? Dov'è?

--È di là, nel salotto da ricevere, seppellito sotto i libri... Lo apro solo a lunghi intervalli... Alberto non è appassionato per la musica.

--Così m'immagino che non si parlerà neanche più di quelle tue esercitazioni letterarie, di quelle novelline, di quei bozzetti...

--Figurati!--interruppe Diana--Non oso rilegger neppur io i vecchi manoscritti.

--Li hai portati con te?

--Mi son trovato un quaderno in fondo alla valigia. Ma Alberto non ne sa nulla... Egli odia la cosidetta letteratura amena.

--E tu?

--Io faccio il mio dovere di moglie savia cercando d'uniformarmi ai gusti di mio marito.

Ella si chinò sulla teiera; Aldini non insistette. S'era contenta lei, o che gli era lecito di tormentarla con osservazioni inopportune? Certo che molte cose gli parevano strane: e ch'ella si acconciasse con animo sereno alla soppressione della propria personalità, e che la vita impostale da Varedo potesse appagarla, e che questo freddo pedante ne avesse veramente conquistato il cuore, ma, in fine, s'era contenta, s'era felice?

Con gli occhi intenti nella sua teiera, Diana sussurrò:--L'acqua bolle.

E diede un'occhiata all'orologio.--Alberto dovrebb'esser qui.

--Ha l'abitudine di farsi attendere?

--No, è puntualissimo... Tanto puntuale che verso il the anche per lui.

In fatti Varedo entrava di lì a un minuto, tirandosi dietro un giovinetto piccolo di statura, senza un pelo di barba, dai movimenti impacciati, dal vestire dimesso.

--Avanti, Bardelli, avanti--disse Diana tendendo cordialmente la mano al _factotum_ di suo marito. E si affrettò a presentarlo allo zio.--Il dottor Eugenio Bardelli, un professore in erba.

--Oh--fece il presentato divenendo rosso come un papavero.

Il professore mostrò a Bardelli una sedia.--Si accomodi... Le dò queste bozze corrette... Scusate, veh... Ma si tratta d'un articolo che deve comparir domani nella _Rassegna giuridica_.

--Ah, quello sul _Diritto ateniese_?--osservò Diana.

Gustavo Aldini guardò sua nipote con uno stupore doloroso. Come gliela riducevano, quella figliuola!

Ella intanto chiedeva a Bardelli:--Vuole una tazza di the?

--No, grazie... Non dormirei più.

--Un bicchierino di Marsala?

--Se mi dispensa mi fa un piacere.

--Un biscottino?

--Nemmeno... Ho pranzato tardi.

--Dio, che uomo incorruttibile sarà!

--Scusate--ripetè Alberto, mentre, sorseggiando il the, correggeva le stampe con la matita.

Terminata la revisione, passò ogni cosa a Bardelli.

--Mi fido di lei. Le porta in tipografia subito.

--Immediatamente--rispose il giovine alzandosi dalla sedia. Chiese a Diana se aveva comandi, e con molti inchini si accomiatò.

--Povero Bardelli!--disse la signora.--Si abusa di lui.

--No, no. È contentissimo di servirci.... E se l'anno venturo, come spero, lo nominerò mio assistente, non potrà lagnarsi d'aver perduto il suo tempo.

--Quanti anni ha?--domandò l'ingegnere.--Ne mostra meno di venti.

--Ne avrà ventitre sonati--rispose Varedo.

--Ed è già un'arca di scienza--affermò Diana.

Il professore sorrise.--Un'arca di scienza è troppo.... Ma è studiosissimo.

Diana si rivolse allo zio.--Ti farò conoscere anche i fratelli, anche la madre... È una famiglia esemplare.

--Nei pochi giorni che son qui me la lascerai per qualche ora tua moglie?--disse l'ingegnere ad Alberto.

Questi assentì con bastante disinvoltura.

--Quando crede.

Rimasero intesi che Aldini sarebbe venuto a prendere la nipote ogni giorno dopo colazione (perchè la colazione egli non s'impegnava a farla con loro) e che più tardi, fra le cinque e le sei, si sarebbero incontrati con Alberto o sotto i portici o altrove.

III.

La famiglia Bardelli.

L'ingegnere Aldini si divertiva un mondo a percorrere le vie di Torino a braccetto di questa nipote ch'egli teneva in conto di figlia e verso la quale, nonostante le molte dissomiglianze, lo attirava una simpatia ricambiata. Certo che s'erano bisticciati sovente; egli, scettico amabile, l'avrebbe voluta più duttile, più indulgente, meno recisa ne' suoi giudizi; egli, uomo d'ingegno, ma nemico d'ogni pedanteria, l'avrebbe voluta più chiassosa, più spensierata, più giovine insomma. Adesso il gran timore di lui era che il matrimonio con un uomo come Varedo avesse accresciuto i difetti di Diana. E in fatti egli la trovava, più ancora che a Venezia, noncurante del vestito e della persona, inesorabile nel condannare quello ch'ella chiamava il vizio elegante, pronta a correre agli estremi in tutto per amore di logica, onde il rompersi il capo sui volumi di giurisprudenza e di sociologia le appariva una conseguenza naturale dell'aver sposato un giureconsulto e un sociologo. Ma ella conservava intatte, e quest'era un conforto per lo zio, la sua bontà, la sua rettitudine, la semplicità de' suoi modi schietti e affettuosi. Quand'ella gli camminava a fianco, a passo rapido, in quelle giornate fredde, limpide, asciutte, e le guancie le si coloravano d'un vivo incarnato, e gli occhi le splendevano giovanilmente, egli s'illudeva che fossero tornati i bei tempi in cui strappando la fanciulla ai suoi maestri, al suo pianoforte, a' suoi libri, l'accompagnava al Lido a coglier fiori e a raccattare conchiglie... Anche ora egli la strappava alla stanza chiusa, alle carte polverose, alle occupazioni indigeste... perchè doveva egli ripartir così presto?... Ma forse era meglio. Egli non avrebbe potuto risparmiare a lei le sue osservazioni, a Varedo i suoi frizzi, e avrebbero finito con guastarsi.... E poi era evidente;... Varedo consentiva a lasciargliela perchè si trattava di pochi giorni; in caso diverso nè egli avrebbe rinunziato alla sua preziosa collaboratrice, nè ella avrebbe voluto disertare il suo posto. Già di tratto in tratto le venivano degli scrupoli.--Mi dispiace di non aver corrette io quelle bozze.--Oppure:--Povero Alberto! Ha da faticar per due oggi.

Lo zio Gustavo perdeva la pazienza.--O che razza di gente siete?... È come se aveste una dozzina di figliuoli e vi mancasse il pane da mettervi alla bocca... Non ho rimorsi, ho lavorato anch'io tutta la vita, e non per questo mi son voluto privar dell'aria, del sole, della compagnia de' miei simili.

--Belle parole!--ribatteva Diana.--Ma se tu avessi assunti degl'impegni!... Se tu avessi un programma scientifico da svolgere, un apostolato da esercitare!

--Questi sì che son paroloni--pensava Aldini. Ma si contentava di tentennare il capo in silenzio.

Ella enumerava con mal celata compiacenza le occupazioni molteplici di suo marito. _In primis_, la cattedra; poi la direzione di fatto (chè il direttore di nome era vecchio e malaticcio) della _Rassegna giuridica_; poi gli articoli per altre Riviste italiane e straniere; poi le lettere da scrivere (almeno una mezza dozzina al giorno); e in fine la grande opera sul _Dovere_, di cui la conferenza di Venezia aveva tracciato le linee generali e che Varedo si proponeva di dar compiuta agli editori entro un paio d'anni... insomma un cumulo di roba da spaventare chi non avesse avuto la fibra, l'energia, la potenza di applicazione d'Alberto.

--Ah--conchiudeva Diana--quando penso ai bei damerini che perdono il loro tempo a correr dietro alle signore, a organizzar gite di piacere, a diriger quadriglie e _cotillons_!... Che concetto hanno costoro della vita?

Aldini sorrideva maliziosamente.--Non ne hanno. Vivono alla meno peggio. E forse i savi son loro.

--No--protestava la nipote scandalizzata.--Lo dici per farmi arrabbiare.

--Parlo sul serio... È tanto difficile averlo giusto questo concetto della vita che può esser sapienza il non averne nessuno. «_Salvate, oimè, le membra--Dal tarlo del pensiero._»--Ricordi questi versi?

--Oh, dei versi e delle sentenze ce ne son per tutti.

Tornavano a bisticciarsi così, come una volta, pur provando un gusto immenso ad essere insieme.

Un giorno, in Via di Po, furono fermati da una vecchietta piccolina, svelta, asciutta, vestita di scuro, con un cappellino di forma vetusta, sormontato da un pennacchio nero.

Diana fece la presentazione. E spiegò allo zio.--La signora Marianna Bardelli è madre di quel dottore Eugenio Bardelli che hai conosciuto da noi.

Il pennacchio nero si agitò ripetutamente in segno di simpatia.--Lo sapeva da Eugenio che era qui lo zio della madama... Eugenio mi discorre sempre di loro... Lo colmano di gentilezze il mio figliuolo.

--Dica piuttosto ch'egli è troppo buono con noi e che noi siamo troppo indiscreti.

A sentir questa enormità il pennacchio nero parve assalito dalle convulsioni.--Signora Diana, signora Diana, per amor del cielo! Il mio Eugenio non si sdebiterà mai col signor professore che lo ha incoraggiato ne' suoi studi e che continuerà ad aiutarlo.... Perchè è pieno d'intelligenza, ma è timido, Eugenio, non sa farsi valere, e se non c'è chi gli dia la spinta...

--Eh non si lagni--interruppe Diana.--Lei è stata fortunata co' suoi figliuoli...

--Questo sì, questo sì.... Anche Paolo.... Andavo appunto da lui, nel suo studio.... a un passo di qui, alla svolta di Via Montebello.... Paolo aspetta sempre una visita della signora Diana.

--È vero.

Diana interrogò con lo sguardo lo zio, e a un cenno affermativo di lui disse alla signora Bardelli:--Se la facessimo adesso la visita?

La vecchietta si profuse in ringraziamenti. Forse era il momento buono, perchè Paolo aveva terminato il bozzetto per un monumento a Garibaldi da presentare a Mondovì, a un concorso.... Non aveva mica grandi speranze di vincere, con tanti altri artisti provetti che concorrevano... Ma guai a non tentare!...

Al giungere dei visitatori, Paolo Bardelli gettò lungi da sè il berretto di carta che gli copriva il capo e scese frettoloso da un'impalcatura ove stava dando i primi colpi di stecca a una massa di creta tuttora informe. Poteva avere due o tre anni più del fratello Eugenio a cui somigliava nella statura e nella completa assenza di barba; nella nervosità dei movimenti e nella loquacità un po' disordinata ricordava la madre.

--Ah, il bozzetto!--egli disse scoprendo il modello del suo Garibaldi, un Garibaldi ritto sopra la roccia, appoggiato all'elsa della spada nuda, non senza una certa espressione di fierezza nel viso.--Una cosa dozzinale.... Sonetti a rime obbligate... Arte subalterna... Si fa anche quella per necessità... per cedere alle istanze della famiglia... ma non ci si mette dentro tutta la propria anima... Garibaldi!... Sicuro, un eroe... Ma tra in marmo, in bronzo, a piedi e a cavallo ce ne sarà un centinaio di Garibaldi in Italia... Come non ripetersi?... E con lo sforzo dell'originalità si cade nel grottesco... No, non me lo lodino il mio bozzetto... non ne vale la pena...

Il giovine scultore alzò gli occhi verso il masso di creta tuttora informe, e borbottò:--Quello... chi sa?

--E che cosa dovrà rappresentare?--chiese l'ingegnere Aldini.

Paolo Bardelli abbozzò due grandi gesti con le piccole braccia, tentò due volte una frase; poi la sua fisonomia si contrasse dolorosamente, ed egli balbettò:--È impossibile... impossibile... L'idea è nel cervello dell'artista, c'è tutta... come fin dal primo giorno c'è tutto il bambino nel ventre materno; ma a volerla tirar fuori innanzi tempo... è impossibile... è impossibile.

--Non ti domandavano mica di scendere a particolari--disse la madre, alquanto mortificata.

Ma Diana s'interpose.--No, suo figlio ha ragione... Lo capisco perfettamente... Credo che nel suo caso farei lo stesso.

Lo scultore la ringraziò con un'occhiata.

Dopo aver esaminato altre tre o quattro cosuccie incompiute, zio e nipote presero congedo.

La signora Marianna uscì con loro; doveva passare dal suo terzo figliuolo, che, viceversa, era il primogenito, Girolamo, quello che teneva bottega d'orefice sotto i portici di Po. Non aveva l'ingegno de' suoi fratelli, Girolamo, ma era maestro nella sua arte, e alla morte del padre aveva assunto la direzione del negozio che, grazie a Dio, continuava a prosperare abbastanza... Ed era buono, laborioso, onesto, economo... Amministrava lui il modesto patrimonio, e per sè non consumava nulla.... dava tutto in casa, per la madre, per i fratelli.

Diana Varedo conosceva già questo Girolamo Bardelli ch'era nel suo genere un finissimo artista; ora volle farlo conoscere allo zio. Così ella manteneva la sua promessa di presentargli l'intera famiglia.

--Che onore, che onore!--andava esclamando lungo la strada la vecchia Bardelli. E agitava le braccia e scoteva la testa, tantochè il pennacchio nero del suo cappellino tremolava come la cima d'un pioppo in un giorno ventoso.

Nella bottega modesta d'aspetto, benchè le vetrine e le scansie e la cassaforte accogliessero oggetti di raro pregio, Girolamo Bardelli, curvo sul suo banco, attendeva a uno di quei sottili lavori d'oreficeria che i grandi artisti del Rinascimento non reputavano indegno di loro. Una lampada ad alcool che gli ardeva vicino mandava una luce azzurrognola sulla sua faccia pallida e sulle sue dita scarne, annerite all'estremità; a portata della mano stavano lime e ceselli di varia forma e misura ch'egli prendeva alternativamente al tasto, senza levar gli occhi dall'opera sua.

--Girolamo, guarda chi c'è--gridò la madre, entrando con la solita vivacità.

--Piano, mamma, piano!--diss'egli. E alzò adagio la testa, dissimulando sotto un languido sorriso la noia che gli recava l'esser disturbato in quel momento.

La signora Bardelli tornò a discorrere dell'onore che la madama e suo zio avevano fatto a Paolo visitandone lo studio, dell'onore che facevano a lui, Girolamo, venendo adesso nella sua bottega, delle grandi benemerenze che il professore Varedo aveva acquistate verso il loro Eugenio fornendolo di libri e di consigli e interessandosi pel suo avvenire. Bisognava che anch'egli, Girolamo, ch'era il capo della casa, ringraziasse la signora.

--Sicuro--balbettava l'orefice.--Anzi....

S'era ritto in piedi, rosso, confuso, con un'aria di gatto spaurito che cerca il modo di sguisciar via.

Poi le maniere affabili di Diana e dell'ingegnere lo rinfrancarono, ed egli parlò semplice e modesto di sè e dell'arte sua mostrando alcuni de' suoi ultimi lavori condotti con isquisita finitezza, e schermendosi dagli elogi col dire ch'erano imitazioni dall'antico.

--Imitazioni che possono stare a petto degli originali--notò Gustavo Aldini.

Girolamo Bardelli negò risolutamente.--No, signor ingegnere, scusi.... Agli antichi non s'arriva.

Tirò fuori dalla cassaforte un calice d'argento dorato del cinquecento la cui sottocoppa era formata da sei busti d'angeli ad ali aperte sostenenti tralci e grappoli di vite, e si fermò con infinita compiacenza, quasi con tenerezza, a rilevarne i pregi a uno a uno.--Certo quegli uomini del cinquecento--egli diceva--avevano l'occhio più acuto, la mano più sicura di noi... E che fioritura inesauribile di fantasia! Guardi, signora, quegli archetti ogivali che formano le nicchie del nodo. E, nelle nicchie, quegli altri sei angioli con gli strumenti della Passione!

--Questo calice--raccontò la signora Marianna--mio marito buon'anima l'ebbe per poco a un incanto... Poteva rivenderlo per una somma venti volte maggiore, e non volle... Anche Girolamo avrebbe avuto più d'una occasione...

--Non lo si vende--dichiarò in tono reciso l'orefice. Indi soggiunse:--Perchè lo si venderebbe? La bottega è bene avviata e ci basta... Col tempo i fratelli guadagneranno anche loro...

A questo proposito la vecchia Bardelli ricordò il figliuolo che urgeva rimettere un'imposta nello studio di Paolo.

--Ho già dato l'ordine--rispose pronto Girolamo.

L'uscio della bottega s'aperse a mezzo, e una signora elegante insinuò la testa fra i due battenti.--Il mio fermaglio è pronto?

--Sissignora... Fin da questa mattina.

--Quel Bardelli è d'una puntualità!--ripigliò la signora avanzandosi verso il banco.

Diana e lo zio Gustavo, scambiatisi un'occhiata d'intelligenza e rinnovati i complimenti e i saluti, s'accommiatarono.

--È ancora presto per incontrarci con Alberto--osservò Diana.--Facciamo un giro per Dora Grossa.

--Come vuoi.

E s'avviarono chiacchierando.

Argomento della conversazione era la famiglia Bardelli. Per l'ingegnere Aldini, Girolamo valeva incomparabilmente meglio degli altri; Diana ne riconosceva i meriti, ma non trovava giusto di deprezzar i fratelli più giovani. E si accalorava a difenderli contro lo zio il quale pronosticava che non avrebbero cavato un ragno dal buco. A un tratto ella s'interruppe e domandò:--Perchè sorridi?

--Nulla. È una sciocchezza.

--Sentiamo.

--Effetti dell'ambiente. Senz'accorgermene, almanaccavo anch'io intorno al dovere.

--Cioè?

--Pensavo che il dovere somiglia un poco ai còmpiti di scuola. Questi còmpiti c'è chi non li fa, chi li fa soltanto per sè, e chi li fa per sè e pei compagni. Così il dovere. Io per esempio sono convinto che quel Girolamo Bardelli lo faccia per sè e per tutti della famiglia. Ed è uomo capace di non parlarne mai.

IV.

Al Lido.

Lungo quel tratto del Lido ove sorgono, allineate sull'arena, le capanne dello Stabilimento dei bagni, dando a chi le vede dall'alto l'idea d'un villaggio abissino, era, nel caldo pomeriggio di luglio, come un brulichìo d'alveare. Donne e fanciulli in succinto vestito da nuoto si rincorrevano per la spiaggia, si ravvoltolavano nella sabbia, diguazzavano nell'acqua che toccava loro appena l'anca o il ginocchio, si spruzzavano a vicenda fra gridi allegri e risate sonore. I bagnanti più tranquilli, che avevano fatto la loro immersione al mattino, o che non la facevano mai, paghi d'una cura d'aria e di sole, stavano intanto dinanzi alle loro capanne a godersi la brezza del mare, gli uni sonnecchiando e dondolandosi sui lunghi seggioloni di vimini, gli altri stringendosi in crocchio a mormorare del prossimo. Ma alla vivacità della scena contribuiva sopratutto la folla variopinta e sempre rinnovellantesi dei visitatori che passavano, con volubilità di farfalle, da questo a quel crocchio; signore eleganti e giovinotti cincischiati, profumati, azzimati all'ultima moda, come si conviene a degni campioni della cretineria cosmopolita. Portavano essi in giro le cronache galanti, scandalose, ridicole dello Stabilimento e della città, e la pianta del pettegolezzo fioriva dietro di loro come, dopo la rugiada, fioriscono sui campi le margherite.

Sulla soglia d'una delle ultime capanne, ove il chiasso giungeva molto attenuato, sedevano due signore di nostra conoscenza, la Valeria Inverigo e la Diana Varedo.

--C'è un gran movimento quest'anno al Lido--disse la madre.

--Troppo--rispose la figliuola.--Ci si starebbe così bene se non ci fosse gente.

La signora Valeria sorrise.--Cara mia, non possono mica tener aperto lo stabilimento apposta per noi.

--Lo so, ma penso che sarà difficile persuadere Alberto a venir qui un'altra estate.

--O che vorrebbe restar nelle vacanze a Torino?

--No; credo ch'egli preferirebbe d'andar in montagna, in un posto quieto.

La signora Valeria, ordinariamente così calma, scattò infastidita.--Per lavorare e farti lavorare come un cane?... Ci vada lui nel posto quieto, e ti lasci per un mese qui a riprender lena.... Perchè, già non te lo nascondo, hai l'aria stanca, affaticata.

--Se dacchè sono a Venezia non faccio nulla!

--Sei da una settimana, e ci vuol altro!... No, abbi pazienza... È un sistema sbagliato. Le donne non son nate per logorarsi sui libri... E quando avrai figliuoli....

--Se ne avrò....

--Spero bene che ne avrai... E allora...

--Allora--disse pronta Diana--i figliuoli andranno in prima linea... Ma--ella soggiunse per mutar discorso--a che ora si dev'esser sulla terrazza?

--Basta alle sette, mi pare. A meno che tuo marito non anticipi e non venga a prenderci.

--No, egli sa che il pranzo è ordinato per le sette e mezzo. Non si farà aspettare ma non anticiperà.

--Il resto della comitiva--ripigliò la signora Valeria--si disponeva a partire da Venezia col vaporino delle 6.40.

--Mi dispiace--notò Diana--che la presenza dei Nocera sarà una sorpresa per Alberto.

La signora Valeria si annuvolò in viso.

--Non capisco l'antipatia di Alberto per i Nocera. A ogni modo, io non li avevo invitati; non avevo invitate nemmeno le Duranti; volevo che si desinasse qui in famiglia, tu e tuo marito, mio fratello ed io. Invece jeri le Duranti, oggi sul tardi i Nocera mi hanno avvertita che sarebbero dei nostri. Non potevo usar loro uno sgarbo. Del resto, l'Adelaide Nocera, perch'è con lei che l'avete, avrà i suoi difetti, ma è tanto simpatica, tanto buona...

--Troppo buona--replicò Diana con un filo d'ironia.

--A badare alle ciarle del mondo....

--Via mamma, non puoi negare ch'ella porti in trionfo la sua intimità con lo zio Gustavo.

--Si conoscono da bambini... sono cresciuti insieme.

--Eppure assai pochi credono che si tratti di un'intimità fraterna--replicò la Varedo.

--Sembra che il consiglier Nocera sia uno di quei pochi--disse la madre.--_Ne soyons pas plus royalistes que le roi._

Diana si strinse nelle spalle.

--Per me--seguitò la signora Inverigo,--ho la massima, in mancanza di prove, di accettar sempre l'interpretazione più benevola.

--Tu sei un angelo, mamma, ma qualche volta anche la soverchia indulgenza ha i suoi inconvenienti.

--Tutti gli eccessi ne hanno; ciò nondimeno io preferisco l'eccessiva indulgenza all'eccessiva severità.

Tacquero entrambe, nel timore di lasciarsi sfuggire una frase pungente, di guastar bisticciandosi la dolcezza ineffabile di quei giorni che stavano insieme. E, in fondo, ognuna delle due sentiva che l'altra aveva una parte di ragione. La signora Valeria non aveva visto con piacere il ritorno della Adelaide Nocera a Venezia, nè approvava ora nell'Adelaide e in Gustavo, già maturi d'anni, il riaccendersi di una passione colpevole che pareva sopita dal tempo e dalla lontananza; ma il suo affetto per l'amica, la sua tenerezza pel fratello la facevano pronta ad accorrere alla difesa de' due traviati. La Varedo, dal canto suo, trovava che suo marito era talora troppo ispido ed intollerante ma non voleva riconoscerlo, non voleva tradire nemmeno coi prudenti silenzi, quei rigidi principî che, nel suo pensiero, erano il fondamento della famiglia e della società. Perciò, nel caso presente, ella stava in guardia contro sè stessa, contro la simpatia che le inspirava lo zio Gustavo, sopra tutto contro il fascino che quella sirena della Nocera esercitava intorno a sè.

Mancavano dieci minuti alle sette e la folla dei bagnanti, incalzata dall'ora, risaliva frettolosa, simile a fiume che risale il suo corso, verso il piazzale dello Stabilimento o verso lo stradone di Santa Elisabetta, chi per prender il tram a cavalli, chi per fare una breve passeggiata fino al vaporino. Sul suono smorzato dei passi affondantisi nella sabbia, sul fruscìo leggiero delle vesti, sul confuso borbottìo delle voci si levava qualche nota squillante: appelli e risposte, richiami e saluti:--Presto, presto!--Buon divertimento!--Buon viaggio!--arrivederci stasera in piazza!

--Vuoi che ci moviamo?--chiese la signora Valeria alla figliuola.

Diana assentì.--Moviamoci pure.

Si alzò per la prima, si avvicinò alla madre e le diede un bacio in fronte, quasi a scancellare l'impressione delle parole di poco fa.

S'avviarono lentamente, a braccetto.