Chapter 18
Stettero ancora qualche minuto uno di fronte all'altro, divisi dal letticciuolo ove giaceva la creaturina innocente che, viva, li aveva disgiunti, che, morta non valeva a riunirli.
La signora Valeria passò il braccio sotto quello di suo genero, e lo ricondusse fuori dalla camera.
--Avrai bisogno di un caffè, di una tazza di brodo... Ho fatto preparare nel tuo studio... C'è anche il letto pronto...
E continuò supplichevole:--Permettile di venire a Venezia... Oggi non potrebbe nè restar qui sola, nè andare a Roma che risveglia in lei così tristi memorie... Te la riporteremo noi... spero te la riporteremo guarita.
--Ma io non intendo ch'ella disponga di sè come se io non ci fossi--ribattè Varedo.--Non intendo che mi tratti come un malfattore.
--Devi perdonare all'eccitazione de' suoi nervi--disse la signora Valeria.--Ah se aveste ieri sera confuse le vostre lacrime!... Non ne avrai colpa... non ti giudico... Ma il Signore ha voluto aggravar doppiamente la mano sopra di noi... Mi concedesse egli almeno di riuscire a far sì che vi lasciaste in buona armonia!
Sulla scrivania dello studio Alberto trovò un mucchio di biglietti da visita, di lettere, di fogli, di telegrammi arrivati per lui quella mattina. E mentr'egli prendeva in fretta una cucchiaiata di brodo e beveva un sorso di vino, altri biglietti, altre lettere, altri fogli, altri telegrammi arrivavano via via senza posa. E capitavano pure ambasciate e richieste di colloqui.--A che ora potrebbe l'onorevole ricevere?
--Non rispettano neanche questo giorno!--esclamò, scandalizzata, la signora Valeria.
--Lo vede, mamma, se noi uomini pubblici siamo padroni del nostro tempo.
--Dà la consegna di non lasciar passare nessuno--insistè la suocera.
--Nessuno, è difficile... A ogni modo, non riceverò anima viva prima delle tre... a eccezione di Bardelli... che mi aiuterà a sbrigar tante cose... Non c'è di là, Bardelli?
--Non c'è, ma tornerà prestissimo, non dubitarne.
--Perchè pur troppo ci sono tristi necessità che non patiscono indugio.
--Di quelle si occuperà Gustavo... Ha detto che può servirsi d'un paio d'impiegati della sua Compagnia di Sicurtà.
--Grazie... In questo caso...
Varedo prese un foglietto di carta e tracciò in fretta due righe di partecipazione.
--Basterà inserirle in tutti i giornali cittadini... le partecipazioni private sono inutili... Ce vorrebbero troppe e si commetterebbero infinite dimenticanze... Aggiungerete l'ora... È fissata?
--Le nove di domattina--rispose la signora Valeria. E non potè frenare uno scoppio di pianto.
--Coraggio!--sospirò Alberto.
E nel riaccompagnarla fino alla soglia disse:--Fate tutto voi... Disponete voi... decorosamente... Circa a Bardelli, siamo intesi... Appena viene, mandatemelo.
--E non vuoi riposare?
--Mi butterò vestito sul letto per una mezz'ora.
Di lì a mezz'ora, l'onorevole era in piedi.
Camminando su e giù per la stanza, apriva i giornali, le lettere, i dispacci, gettava nel cestino, o sulle sedie, o per terra le carte inconcludenti; poi, seguitando a camminare, dettava un telegramma, un biglietto a Eugenio Bardelli, che, seduto al tavolino con la penna in mano, aspettava gli ordini. La vita lo aveva ripreso ne' suoi ingranaggi, le superbe promesse dell'avvenire lo distraevano dalle tristezze presenti. Era lui che, di tratto in tratto, diceva una parola di conforto all'altro.
--Si faccia animo... Sia un uomo... Scriva, scriva. Non c'è quanto il lavoro per stordirsi.
Docilmente, Bardelli s'asciugava le lacrime con la manica del vestito e si rimetteva all'opera.
E Varedo pensava che mai avrebbe trovato un segretario così fedele, così devoto, d'una devozione e d'una fedeltà che resistevano a tutte le prove e a tutti i disinganni. Anche lo pungeva il rimorso di non aver fatto per Eugenio Bardelli quello che avrebbe dovuto fare. Non gli aveva conservato il posto d'assistente, non lo aveva appoggiato nei suoi concorsi universitari, non aveva seguito con l'interesse che tanti professori mostrano verso i loro antichi studenti lo svolgersi della sua attività scientifica.
Fu dunque, almeno in parte, l'onesto desiderio di riparare ai propri torti che gli suggerì la domanda:--Bardelli, accetterebbe ella un impiego a Roma?
Colto di sorpresa, il giovine alzò gli occhi mezzo trasognato.
Varedo proseguì, a modo di spiegazione:--Andando al Governo... parlo nell'ipotesi che la crisi si risolva secondo le previsioni generali... andando al Governo, avrei la facoltà di chiamar presso di me qualche persona di mia fiducia... Lei potrebbe essere, che so io, il mio segretario particolare... Ciò non pregiudicherebbe le sue aspirazioni all'insegnamento superiore... Ma quei benedetti concorsi son così rari e ci son sempre tanti aspiranti... Neppur la cattedra di Palermo sarà facile averla...
Bardelli lo sapeva già che a Palermo gli si preparava un nuovo fiasco e che probabilmente quel fiasco non sarebbe stato l'ultimo; lo sapeva che le sue condizioni economiche non eran tali da permettergli di restar lungo tempo disoccupato; e nondimeno sentiva che l'offerta del professore non era oggi accettabile... Ah, con che cuore l'avrebbe accettata quattro o cinque mesi addietro! Seguitar a vivere nell'intimità della famiglia Varedo, veder ogni giorno Diana, veder ogni giorno Bebè, non era stato questo il suo sogno?... Ora la famiglia era disciolta; Bebè era morta, Diana non avrebbe accompagnato il marito a Roma... E se pur si fosse indotta più tardi a raggiungerlo, avrebbe ella gradito la presenza assidua di un uomo che aveva osato farle una dichiarazione d'amore? Ed egli stesso, Bardelli, era sicuro appieno di sè, sicuro di non esser ripreso dalla sua follia?
Mentr'egli studiava una risposta, Alberto lo levò momentaneamente d'impaccio dicendogli:--Non importa che si decida subito... Rifletta fino a domani... Già, per oggi, non c'è nulla di positivo.
E in fatti non c'era ancora la notizia che San Giustino fosse stato invitato al Quirinale.
Alle tre cominciarono le visite. Venne il Rettore dell'Università, vennero alcuni professori, e il Sindaco che non s'era potuto recare la mattina alla stazione, e il Presidente del Consiglio provinciale, e i direttori di due fogli cittadini, e altri ch'erano o desideravano di esser creduti in dimestichezza con un uomo vicino ad afferrar il potere.
Parlavano poco della disgrazia, e molto della crisi, molto del discorso di Varedo che faceva le spese di tutti quanti i giornali. E giù elogi, auguri, pronostici di grandezza e di gloria.
Ma Varedo rifiutava gli elogi, gli auguri, i pronostici. Il ricordo di quel discorso sarebbe stato per lui un cruccio eterno. Già egli nemmeno si rendeva conto del come gli fosse riuscito trovar frasi appropriate, aggruppar gli argomenti in ordine logico avendo sempre il pensiero rivolto a casa sua... Certo era che per cagione di quel discorso egli aveva ritardato la sua partenza da Roma e giunto a Torino non aveva abbracciato che un cadavere... Ah, se i successi oratorî si pagano a sì caro prezzo!
Gli amici lo commiseravano, lo confortavano, e il collega Sali, della facoltà di lettere, citava vari esempi di personaggi storici trovatisi come Varedo nella necessità di sacrificare i loro interessi particolari e le loro affezioni più sacre a qualche supremo dovere pubblico.
Alberto tentennava la testa.--È la scusa di noi altri uomini... Non c'è dubbio poi che in parecchi casi le esigenze della vita esteriore ci distolgono dal ruminar troppo i nostri dolori privati. Le povere donne non hanno questa valvola di sicurezza.
Indi tutti gareggiavano in sollecitudine nell'informarsi di Diana. Il Sindaco, il Rettore, il professore Sali dissero che le loro consorti sarebbero venute volentieri a visitarla, ma avevano inteso ch'ella non riceveva.
L'onorevole la scusò.--Non è in grado di veder nessuno... È affranta...
E soggiunse:--La mando per alcune settimane a Venezia con la sua mamma... Qui rischierebbe di rimaner sola, perchè io non sono sicuro di non esser chiamato a Roma...
Qualcheduno interruppe:--O piuttosto siete sicuro che vi chiameranno.
--L'avvenire è sulle ginocchia degli Dei--replicò Varedo con circospezione.--Ma non importa. Io volevo dire che se mi trasferissi a Roma non mi fiderei di condurvi tosto mia moglie, indebolita com'è, fissa nell'idea che a Roma appunto la nostra figliuola abbia preso il germe della malattia che l'uccise. Ci verrà più tardi, quando si sarà ritemprata e rinfrancata.
Da savio politico che fa apparir quali concessioni spontanee le necessità a cui gli tocca piegarsi, Alberto Varedo si premuniva così contro le interpretazioni sfavorevoli che altri avrebbe potuto dare al viaggio di Diana. Egli aveva meditato sulle parole dettegli dallo zio Gustavo in strada ferrata. «Tu hai la legge per te. Hai la forza. Vedi se ti conviene d'usarne».
Come esitar nella risposta? Come non capire che uno scandalo famigliare, in quei giorni, con le ire e le invidie destate dalla subitanea fortuna avrebbe avuto conseguenze incalcolabili? Una cosa ormai sarebbe bastata a Varedo: che Diana smettesse verso di lui quella sua aria di giustiziera, che riconoscendone l'autorità spogliasse i suoi atti d'ogni carattere di ribellione.
Ma mentr'egli col suo linguaggio calmo e misurato lasciava nell'animo degli ascoltatori l'impressione di un marito pieno di mansuetudine e di riguardi verso la moglie, e con tutto il suo contegno infondeva nei presenti il mite benessere ch'è proprio di chi, recatosi a fare una visita di condoglianza, si trova al cospetto di persone bell'e rassegnate, Diana implorava da sua madre e da suo zio la grazia di risparmiarle un colloquio con Alberto.
--Date retta a me--ella diceva--consigliatelo di non insistere. Correrebbero tra noi le parole irreparabili che tolgono perfino la remota possibilità d'un ravvicinamento... E credete pure ch'io non m'illudo... Anche nell'infinita miseria di questi momenti ho la mia testa lucida... Non mi illudo... Il mondo mi chiamerà un'esaltata, una visionaria, una pazza... Io dovrei gloriarmi d'esser la signora Varedo... Che mi manca? Di che mi lagno?... O, piuttosto, quante ragioni non ho di essere invidiata?... L'uomo di cui porto il nome non è già illustre nella scienza e nella politica? Non passa di trionfo in trionfo? Non sarà domani sottosegretario di Stato e forse tra qualche mese Ministro?... E, ciò che più vale, non è onesto in mezzo a tanti corrotti, semplice nella vita, austero nei costumi, alieno da quelle galanterie che pur si considerano peccatucci veniali?... Sì tutto questo è vero; ma il mondo non sa che mio marito mi ha a poco a poco disseccato il cuore... Ero timida, schiva, ritrosa, ma ero anche assetata di affetto... Egli non ha inteso il grido che dal fondo della mia anima si levava verso di lui... Finchè ha potuto avermi docile strumento nelle sue mani, pronta a sopprimer me stessa per compiacerlo, gli fui, o gli parvi, cara... senza entusiasmo però, senza espansione, senza tenerezza... Non ubbidivo io, servendolo, a quella legge del dovere ch'egli predicava con fervore d'apostolo?... Ma quando un nuovo dovere è sorto per me e per lui, un dovere che poteva sprigionar la scintilla onde le nostre intime fibre avrebbero finalmente vibrato all'unisono, allora egli mi ha gettato in un canto come un abito frusto... Ha gettato in un canto me, e la mia, la _sua_, bambina... Mai non le ha voluto bene, mai non s'è occupato di lei... Sana, ella lo infastidiva con la sua vivacità; malata, coi suoi lamenti... Non le ha sacrificato un giorno, un'ora, un minuto... Poche settimane fa, io che prevedevo, l'ho scongiurato di non partire, di non lasciarci sole.
--Appunto perchè non restaste sole ha scritto a me di anticipare la mia venuta--notò, indulgente, la signora Valeria.
Diana ebbe un gesto d'impazienza.
--Oh la bella cosa di scaricarsi dei propri pesi sulle spalle degli altri... specialmente per chi si atteggia a moralista!... E che conto ha fatto delle mie lettere... delle notizie sempre più sconfortanti che gli mandavamo da qui?... Già. il _dovere_ lo tratteneva a Roma... quello de' suoi doveri che si conciliava con la sua ambizione... Te ne ricordi, mamma? Te ne ricordi, zio Gustavo? Voi mi dicevate «Vedrai, almeno una corsa a Torino la farà». Io che lo conosco, io vi rispondevo: «No...» Neanche il mio telegramma è valso a scuoterlo... E sì che quella era la tavola di salvezza che si getta al naufrago... Perchè non l'ha afferrata? Perchè non ha udito il mio appello, il mio ultimo appello?... Perchè ha lasciato morire la sua figliuola?... Ebbene, è morto anch'egli... come lei.
Diana si pentì dell'eresia che l'era scappata di bocca, e voltandosi verso l'uscio della camera dove la bambina giaceva, tra i fiori, sul suo letticciuolo:--Che dico mai?--esclamò.--Tu non sei morta, il mio caro tesoro... Tu vivi qui dentro...
Si portò la mano al cuore che si spezzava, e balbettò:--Egli, egli è morto.
La signora Valeria le sussurrò piano, baciandola in viso:--Perdona... Ah tu non sai quante cose le donne perdonino! Perdonano il tradimento, perdonano l'infedeltà...
Ma Diana l'interruppe con un'energia ch'era veramente meravigliosa in quel corpo sfatto dalle veglie, distrutto dall'angoscia:--Oh, il perdono è facile alle donne che sono state amate, alle donne che amano... Dove c'è l'amore, c'è posto per tutto... Io non l'ho trovato mai nel mio matrimonio, l'amore... per quanto l'abbia cercato... Io non ho sentito parlare che di dovere... E ho creduto che potesse bastare!... Tu taci, zio Gustavo.... Ma allora tu leggevi nel futuro... Tu sorridevi tristemente di quella nostra pretesa d'edificar una famiglia sul solo dovere...
--Non curarti di quello che ho potuto pensare--rispose lo zio.--Io penso adesso che convien sempre fare quanto dipende da noi perchè la vita non sia peggiore di quella che è... La via che hai scelta non conduce a nulla di buono...
--Sicchè tu pure, come la mamma, sei per il perdono, per la riconciliazione?
L'ingegnere accennò affermativamente col capo.
--E io--replicò Diana--sono costretta a ripetere a te e alla mamma: No... Una riconciliazione oggi sarebbe un'ipocrisia, e io ho mille difetti, ma non sono ipocrita... Del resto che bisogno ha _egli_ di me? Egli ha raggiunto la sua mèta; passata che sia (e passerà presto per lui) l'emozione di questa sventura domestica, egli sarà un uomo felice... Non ha bisogno del mio perdono, nè della mia compagnia... Che ne farebb'egli a Roma d'una donna sempre in lacrime, sempre fissa in un'idea dolorosa? Via, mamma, tu gli rendi un servizio portandomi teco... Solo un puntiglio feroce potrebbe indurlo ad opporsi....
--Non si opporrà, ne sono convinta--disse la signora Valeria.--Ma non ha tutti i torti se desidera che tu gli chieda licenza.
--Chiedetegliela voi in mio nome--rispose Diana.--Ancora una volta, ve ne supplico a mani giunte, risparmiatemi la prova terribile di un colloquio con mio marito... Ve ne supplico in nome stesso di quelle speranze che voi coltivate nel segreto dell'anima vostra.... Ditegli che non lo odio, che riconosco i suoi meriti, che gli auguro gloria e fortuna... ma che oggi non posso... non posso...
I singhiozzi le impedirono di continuare; le forze le vennero meno; levatasi in piedi, si sentì vacillar sulle gambe, ma prima che sua madre o suo zio accorresse a sostenerla, ella ebbe il tempo di precipitarsi nella camera vicina e di cadere ginocchioni presso il letto di Bebè.
La signora Valeria la seguì e si chinò amorevolmente a lisciarle i capelli.
--Calmati, Diana.... Non ci ostiniamo più... Faremo a modo tuo... Ma tu pure sarai compiacente, non è vero?
Diana alzò, interrogando, il viso bianco come quello della piccola morta che le aveva strappato il cuore.
--Ti coricherai per qualche ora.
--Oh.... perchè?... È inutile.
--Per essere in grado di partire domani--ripigliò la madre.--Tu non vuoi restar qui dopo che...
--No, no--disse Diana con terrore.--Non un minuto...
--Vedi dunque...
La signora Valeria passò il braccio sotto l'ascella della figliuola e l'aiutò a rimettersi in piedi.
Diana ribaciò sulla fronte e sugli occhi il cadaverino che già si dissolveva e svaniva, e mormorò con un filo di voce:--Torno, sai, Bebè.
Indi, con la testa appoggiata alle spalle materne, col fazzoletto alla bocca per soffocare i suoi gemiti si lasciò condur via docilmente.
XXIV.
Un Ministero fatto e una famiglia disfatta.
Quante corone! Quante corone! Del Rettore e dei professori dell'Università, dell'onorevole San Giustino (bellissima, ordinata telegraficamente da Roma), di Eugenio Bardelli, degli studenti della facoltà giuridica, dell'Associazione costituzionale monarchica, degli elettori liberali del collegio rappresentato in Parlamento da Alberto Varedo, della casa editrice che pubblicava l'opera sul _Dovere_, delle Redazioni di due giornali politici e di un giornale scientifico, ecc., ecc.
E quanta gente dietro il piccolo feretro! Quante carrozze di privati e di autorità, da quella del Sindaco a quella del Prefetto, il quale, la sera prima, guarito improvvisamente dalla sua indisposizione nel ricever alle sette la notizia ufficiale dell'incarico dato da Sua Maestà a San Giustino, era voluto venir in persona alle otto a casa Varedo a rinnovar le sue condoglianze! A farlo apposta la povera Bebè non avrebbe potuto scegliere un momento più opportuno per morire ed esser sepolta in mezzo a unanimi attestazioni di simpatia e di compianto.
Chiuso nel suo soprabito nero abbottonato d'alto in basso, Alberto seguiva a piedi il carro funebre, e la sua fisonomia, bench'egli si sforzasse di frenarne i moti, assumeva atteggiamenti sempre diversi. Era a volte una commozione sincera, a volte una concentrazione a cui la triste realtà del presente sembrava estranea, a volte un cruccio segreto contro qualcheduno e contro qualche cosa, un lampo fugace d'orgoglio, o una mal repressa impazienza d'uscir da quell'atmosfera di morte, di tornar nella lotta, nella vita che lo chiamava.
Nondimeno, sciolto il corteo, scambiate le parole d'uso e le strette di mano automatiche, egli entrò con Gustavo Aldini, Eugenio Bardelli e altri pochi nel recinto del cimitero, deciso a rimanervi sino alla fine. Vide calar nella fossa la bara, ahi così lieve a quelli che la portavano, udì il sordo rimbombo delle palate di terra gettate a colmar l'orribile buca, e il fruscìo delle ghirlande ammucchiantisi sul tumulo ove in brevi giorni le avrebbe arse il sole e sbattute la pioggia... E gli parve che di sotto a quei fiori, di sotto a quelle zolle venisse, fra timida e maliziosa, un'esile voce:--_Papà citto._
L'ingegnere gli toccò il braccio.--Andiamo.
Varedo si scosse con un movimento brusco, come di chi vuol liberarsi da un incubo.--Eccomi.
Fuori dal cancello li aspettava un landau chiuso.
--Monti anche lei. C'è posto--disse Gustavo Aldini a Eugenio Bardelli ch'era in uno stato da far pietà.
--Sì, monti, monti pure--ripetè Alberto.--E non si lasci abbattere in quel modo.
Ormai egli aveva ripreso l'assoluta padronanza di sè, e le lacrime di Bardelli lo infastidivano.
--Bisogna sapersi dominare--egli sentenziò in tuono cattedratico.--È più penoso, ma è più virile.
Indi si volse allo zio Gustavo.
--È stata una dimostrazione molto lusinghiera, una dimostrazione di cui serberò eterno ricordo... Scrivine tu a tua nipote.
S'interruppe per guardare il suo ex-assistente che seduto di fronte a lui seguitava a passarsi sugli occhi il fazzoletto inzuppato come una spugna, e stette in forse se continuare il discorso. Ma riflettendo che Bardelli era persona fidata cedette alla tentazione di sfogar l'animo suo.
--Le dirai che c'erano ottimi mariti e ottimi padri i quali non avevano l'aria di giudicarmi un padre e un marito snaturato... Ah, oggi Diana ha vinto il suo punto... È partita con sua madre senza nemmeno prender commiato... Per evitare pubblicità non mi son voluto valere de' miei diritti... ma ch'ella non faccia assegnamento sulla mia debolezza... E sopra tutto che non s'atteggi a vittima... Non lo tollererei; e se ci mettessimo in lotta aperta si vedrebbe...
--Non parlare con quell'asprezza--rispose l'ingegnere Aldini.--Dà tempo al tempo... Fidati nell'opera conciliativa di mia sorella.
--Di mia suocera non ho che da lodarmi--convenne Varedo.--E anche di te... che pur non avevi nessun dovere....
Aldini gli chiuse la bocca con un gesto.
--Voi avete un torto--egli disse....--intendo tu E Diana,... sicuro, anche Diana.... Avete il torto di parlar troppo di diritti e di doveri.
--E su che altra base vorresti piantare i rapporti sociali?
--Amare, compatire e perdonare--replicò l'ingegnere--sorridere qualche volta delle debolezze umane, ecco tutta quanta la mia filosofia.... Ma non discutiamo, per carità... Io non sono in grado di misurarmi teco... E poi sono uno spirito pigro e credo poco all'efficacia della discussione... Sono convinto che ogni uomo abbia le opinioni che meglio si adattano al suo temperamento e al suo ingegno.
Eugenio Bardelli taceva. Ma durante questa piccola disputa fra i due congiunti egli sentiva crescere l'ostilità latente contro il suo antico idolo, contro Varedo, reo di non aver amato Bebè, di non aver compreso Diana e di non tener adesso sul conto di lei un linguaggio abbastanza rispettoso... Oh perchè, perchè non poteva egli proclamarsi campione di quella donna santa, di quella donna perfetta?... Perchè non poteva almeno infonder maggior calore nelle difese, secondo lui, fiacche ed insufficienti che della nipote faceva l'ingegnere Aldini?
E Bardelli si risovveniva altresì ch'egli era in debito d'una risposta al professore, e che quella risposta era attesa entro la giornata. Mille ragioni lo costringevano a rifiutare l'offerta, ma non si dissimulava le conseguenze che questo rifiuto avrebbe esercitato sul suo avvenire, prevedeva le querimonie di sua madre, le beffe dei conoscenti, le aumentate difficoltà di trovare un posto anche mediocre dopo essersi lasciato sfuggir l'occasione d'averne uno di ottimo.
Tali erano i pensieri che lo angustiavano, quando, poco prima che la carrozza si fermasse, il deputato lo chiamò a nome.
Egli si scosse e arrossì fino alla radice dei capelli.
--Abbia la compiacenza di salir con noi--disse Alberto.--Sarà arrivata la posta e dovrò forse pregarla di qualche commissione. In ogni caso le staccherò uno chèque da riscuoter subito alla Banca popolare.
E soggiunse, voltandosi verso l'ingegnere:--Mi passerai la nota del danaro che hai sborsato per conto mio.
--Sì, sì, non c'è fretta....
--Anzi ce n'è molta, perchè probabilmente partiamo entr'oggi tutti e due per destinazioni diverse.... Vai a Parigi?
--Ma! Sono incerto....
Il portinaio venne ad aprir lo sportello e consegnò a Varedo un fascio di lettere e dispacci e giornali.
Su in casa la cameriera aveva apparecchiato la colazione in salotto da pranzo.
Varedo invitò Bardelli a sedere a tavola.
Il giovine si schermiva.--Se mi dispensasse... Proprio non ho appetito...
Già sulle scale s'era sentito di nuovo empir gli occhi di lacrime, aveva provato la tentazione di andarsene.
--E crede che noi ne abbiamo dell'appetito?--replicò Alberto, seccato che altri manifestasse un dolore più forte del suo.--Si prende un boccone per tenersi ritti.
E tra due cucchiaiate di minestra egli cominciò lo spoglio della sua corrispondenza. I semplici biglietti da visita li metteva da parte, senza nemmeno guardarli. E metteva insieme con quelli le lettere e i dispacci che portavano soltanto parole di condoglianza.
--A tutti questi signori converrà spedir le nostre carte di ringraziamento. Se ne incaricherà lei, Bardelli, con comodo...