I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 2

Part 9

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--Chiamate Antonio, subito!--disse al portinaio sbattendo l'uscio dello stanzino.

--Ma...--il portinaio guardava la Mary titubante. Egli non la conosceva. Tuttavia avea subito capito trattarsi di persona cui stava molto a cuore il signor Giulio, e che, forse, era al fatto di ogni cosa.

--Chiamatemi subito Antonio... ditegli che c'è la signorina Alamanni che lo vuole.

A quel nome (il nome della fidanzata del padroncino era ben conosciuto nella casa) il portinaio alzò, istintivamente, le braccia con un atto di sorpresa, di sgomento, di pietà.

--Sta male? Ditemi, sta molto male?...--domandò la ragazza con voce tremante.

Il portinaio invece di rispondere scrollò il capo, uscì in fretta dallo stanzino e corse su per le scale in cerca di Antonio, chiamandolo ad alta voce. Allora la Mary, più esaltata che mai, invece di attendere giù, gli corse dietro, seguita pure dalla marchesa, che in quel momento di ansia non ebbe più testa per pensare ad altro. Attraversarono l'anticamera, passarono in fretta tutte le stanze, chiamando sempre "Antonio, Antonio," ma con voce più sommessa, finchè questi rispose, aprendo l'uscio di un gabinetto attiguo alla camera del padroncino.... La Mary distinse subito, sopra un tavolino, bambagia, fasce, filaccie... udì un lamento, e si precipitò nella camera di Giulio che, preso dal delirio, la chiamava per nome.

Ecco in qual modo era successo che la Mary e la marchesa Angelica furono trovate presso il ferito dal professore Eugenio quando giunse da Panigale.

Giulio Barbarò, dopo un leggiero delirio, era passato al sopore. Di tanto in tanto pareva destarsi... scoteva la testa sul guanciale... apriva, sbatteva le palpebre, ma non riconosceva nessuno e lo riprendeva subito il sonno morboso.

Nel frattempo, prima sempre dell'arrivo dello Zodenigo, c'era stata una seconda visita del medico, in compagnia di un consulente suo amico. Fu giudicato che lo stato del ferito si manteneva sempre assai grave: la palla aveva perforato il polmone sinistro e si era fermata nella parete posteriore toracica, ma per il momento non era possibile l'estrazione.

Insomma, quantunque tutte le speranze non fossero ancora perdute, i medici non nascondevano il timore che potesse succedere la catastrofe anche improvvisamente.

--Io non mi muovo da qui finchè c'è pericolo,--avea detto la Mary all'Angelica.--Pensa tu ad avvertire lo zio Francesco.

E levatosi il cappello e spogliatasi del mantellino, senza versare una lacrima, ma cogli occhi spenti e le guance inaridite dal dolore, si sedette accanto al letto del ferito.

Angelica non tentò nemmeno di smuoverla dal suo proposito: forse essa sentiva in cuor suo che in un caso simile avrebbe fatto altrettanto.

Scrisse invece a Donna Lucrezia perchè venisse subito, presso la nipote, mentre lei sarebbe tornata dall'Alamanni; ma non le disse nel biglietto di che si trattava e nemmeno le anticipò alcuna notizia circa il fatto. Voleva prima, spaventandola un poco, imporle il segreto, essendosi persuasa ormai anche la marchesa che ciò era necessario per tutti.

Donna Lucrezia arrivò come un fulmine, carica d'interrogazioni; ma poi, appena Angelica l'ebbe messa, in breve, al corrente dell'accaduto, alzò le lunghe braccia al cielo, stralunò gli occhi, e spalancò la bocca, ma senza profferire una parola, tanto avea paura di guastar le cose. Solamente, quando Angelica se ne fu andata, Donna Lucrezia (che era rimasta con Antonio nel gabinetto, senza entrare nella camera di Giulio, perchè il medico lo aveva proibito) confidò al servitore che anche lei "in una circostanza tremenda, in cui _ghe gera in balo el cuor_" avea bevuto "_un goto de velèn_" e che cinque dottoroni "uno _drio_ l'altro" l'avevano spedita. Era stata la Mary, la sua Mary a salvarla; quel "_fior de tosa_" dalla quale i barbari del giorno l'avevano divisa per puntiglio e per gelosia, ma senza cavarne alcun costrutto in quanto che, adesso avrebbero dovuto finire _anca lori_, insieme al Papa, coll'accettare i fatti compiuti. Angelica avrebbe messo al posto _el sior Todaro_. Oh, la marchesa Angelica aveva un tatto, un garbo, e insieme un'imponenza grande, che incuteva molta _sugizion_ alle persone. A lei no, per altro, niente affattissimo, perchè lei era dello stesso sangue: i Badoero, i Collalto, e i Balladoro erano sempre stati insieme fin dai tempi della _guerra_ di Lepanto e, di più, la marchesa Angelica era sua cugina tanto come Collalto, quanto per via dei Castelnovo, e l'aveva vista nascere e _venir su_ più bella d'un _fior_!... Povero _fior_, proprio _sacrificà_ nel suo profumo e nella sua bellezza; perchè _so cusin_ Alberto era "un tiranno, una bestia, tanto quanto" che "_ghe n'aveva fate passar a sua mugier de tuti i colori_" e che al presente, dopo un colpo che lo aveva preso, prima alle gambe e poi anche alla testa, si ostinava a restar al mondo a dispetto dei santi. Non si poteva più muovere; da poco tempo aveva perduto affatto il ben dell'intelletto... Era diventato grosso, grasso con un faccione tondo come una Pasqua; parlando, balbettava come _fa i tati_; rideva, _pianzeva de niente_, aveva imparato a far le calze e _tutto 'l dì_ non faceva altro, mentre lo conducevano attorno nella sua carrozza. Che pena, poveretta, che pena, per sua cugina, la marchesa Angelica, in _tuto_ lo splendore della gioventù! Ma, per altro, poteva proprio dirlo, perchè Angelica, per lei, non aveva mai avuto segreti, era una donna _indomita_ d'altri tempi e che all'occorrenza, sapeva comandare anche alla _passion_!... E così, Donna Lucrezia continuò a parlare, finchè la marchesa non fu di ritorno. Antonio, allora, prudentemente si ritirò... Aveva la testa gonfiata come un pallone.... La Mary, udito il passo e il sussurro delle vesti di Angelica, venne sull'uscio, in punta di piedi, per sentire la risposta dello zio.

--E così?... Che cos'ha detto quell... quel _longobardo?_--domandò la Balladoro.

--Ha detto--rispose Angelica avvicinandosi alla Mary in atto di farle coraggio--ha detto che se lo stato di Giulio si mantiene grave, tu puoi rimanergli vicina, perchè, come la coscienza, anche il cuore ha i suoi doveri.

--Bravo!... _me piase... e ghe perdono!_--esclamò donna Lucrezia, mentre la Mary si gettava piangendo fra le braccia di Angelica. Dopo tante ore di angosce terribili, il pianto avea trovata finalmente la via per prorompere.

Quando, alcune ore dopo, lo Zodenigo entrò nel gabinetto preceduto da Antonio donna Lucrezia non c'era più. Era scappata a casa per mangiare un _bocconcin_ in fretta e in furia; tanto da reggersi in piedi. Al professore bastò un colpo d'occhio, e poche parole fatte prima col servitore, per venire in chiaro di quanto era successo, e approfittarne.

La marchesa lo aveva interrogato con grande premura per sapere quando il Barbarò sarebbe giunto a Milano (non voleva correre il rischio d'incontrarsi con lui). Egli rispose, diplomaticamente, di non avergli detto ancora nulla del figliuolo, perchè in tal caso sarebbe certo precipitato a Milano, destando uno scandalo; onde la rovina del cavaliere, e di Giulio insieme, sarebbe stata inevitabile.

--Non bisogna illudersi, _signooina_!--esclamò, chiudendo prima gli occhi gravemente, poi aprendoli e soffiando mentre li teneva fissi in quelli della Mary--non bisogna illudersi; non c'è altro che un mezzo per tentare di salvar la vita al figliuolo: bisogna salvar l'onore del padre!

--Fate, fate tutto ciò che sta in voi!--esclamò la Mary congiungendo le mani in atto supplichevole.

Lo Zodenigo s'inchinò con molta gravità e con molta degnazione, poi, tornando a soffiare, guardò la marchesa, come per interrogarla su tal proposito.

--Sì, sì!--rispose Angelica indovinando il pensiero dello Zodenigo,--anche Francesco Alamanni, ormai, non crede più conveniente, nè possibile l'opporsi, e se... e appena il signor Giulio si sarà rimesso un poco, avrà luogo il matrimonio.

Sul viso smorto della fanciulla passò in quel punto una fiamma viva, e abbassò confusa gli occhi, ancora pieni di lacrime.

Il professore Eugenio s'inchinò una seconda volta, esprimendo con una mimica composta, ma efficace, i suoi voti e le sue congratulazioni.

A vederlo di fuori, non tradiva la muta e rigida impassibilità inglese, ma internamente gongolava, e un tremito quasi impercettibile delle labbra sottili avrebbe svelato, ad un osservatore attento, lo sforzo fatto per reprimere la contentezza.

--Dica a Francesco Alamanni,--esclamò poi rivolgendosi alla marchesa con solenne pacatezza e tenendo abbassate più a lungo le palpebre, come volesse concentrare in sè tutta la mente per trovar la forma più adatta al suo pensiero,--dica a Francesco Alamanni che i suoi _avveesaai_ (nemici un Alamanni non ne può avere), sono costretti ad _ammiiaae sempee_ più, da leali gentiluomini, la rettitudine del suo _spiito_, l'elevatezza de' suoi sentimenti e la bontà squisita del suo _cuoee_.

Ciò detto prese la manina della Mary, la strinse forte, con una smorfia, e se ne andò inchinandosi, senza aggiungere altro per non commettere la debolezza d'intenerirsi.

Andò prima, sollecitamente, all'ufficio del _Moderatore_, poi nientemeno che in _via della Spiga_... da donna Lucrezia!

Il professore, in quei pochi istanti, avea già pensato e fissato bene in mente il proprio disegno.

All'ufficio per prima cosa gli toccò una sorpresa poco gradevole: trovò il Carpani che lo aspettava per dare le sue dimissioni. Era un'altra conseguenza, certo affatto impreveduta per lo Zodenigo, del famoso dispaccio di Nicola Mazza.

--Sostenere l'Alamanni,--gli aveva dichiarato il Carpani per spiegare la propria condotta,--sarebbe in contradizione co' miei principii; ma difendere il Barbarò ripugna troppo, ora, alla mia coscienza. Tacere equivarrebbe ad una diserzione... però preferisco ritirarmi dal giornalismo. Non ci vedo più chiaro!...

--E allora mettetevi gli occhiali!--aveva risposto lo Zodenigo, alzando le spalle stizzito.--_Baloodo! Baloodo!_ I giornalisti non devono avere altra mira che il trionfo del _paatito_: non sapete che, in politica, il fine giustifica i mezzi?...

Il Carpani crollò il capo e non rispose. Prese fra i giornali vecchi di cambio un numero della _Perseveranza_, lo distese sul proprio tavolo, vi ammucchiò insieme un piccolo vocabolario _francese-inglese_, unto e scucito; un calamaio tascabile che usava quando assisteva a qualche adunanza; una giacchetta logora di _orleans_, che metteva sempre in ufficio; un mezzo pettine d'osso; l'_Iliade_ di Omero; i guanti neri, pei funerali di parata; una lettera di Quintino Sella; un biglietto di visita di Marco Minghetti; il verbale di un duello; un pane ed una fetta di carne fredda, avanzi della colazione: involse il tutto nella _Perseveranza_ (era il suo intero bagaglio giornalistico: le glorie raccolte, e i tesori guadagnati nella lunga carriera), si cacciò il pacco sotto il braccio, e uscì dall'ufficio del _Moderatore_ più lacero e dimesso che non vi fosse entrato... con una ruga di più sulla fronte, e molte illusioni di meno nel cuore.

"Balordo!..." ripetè lo Zodenigo, dopo averlo salutato appena con un cenno del capo, mentre se ne andava. "Dubita forse che, per questo incidente, il _Moderatore_ debba morire?... Balordo! È adesso invece il momento di raddoppiare la _tiiatura_!"

Un'altra sorpresa, di diverso genere peraltro, e di ben diversa importanza, aspettava lo Zodenigo anche in _via della Spiga_: la scoperta di un successore alla tavola e nel cuore della vedova romantica.

Lo Zodenigo era passato davanti al bugigattolo della portinaia senza un rimpianto per la Rosetta, alla quale aveva fatto tanto male; senza un rimorso per la povera vecchia, la mamma, finita di crepacuore all'ospedale, e senza nemmeno un pensiero per l'innocente frutto dei _canti patrii_ e sentimentali.

Altri tempi, altre cure!

Ma se il professore Eugenio era dotato di memoria labile, in cambio la vista l'aveva buona, e entrato appena nello stanzino per domandare se la Balladoro era in casa, osservò subito, quantunque fosse di sera, al fioco chiarore d'un lumicino ad olio, la nuova portinaia, che era pure belloccia, e prima d'incamminarsi per le scale le strizzò l'occhio sussurrandole un complimento manzoniano: "Bel sangue _lombaado_!"

Arrivato sul pianerottolo, mentre stava per tirare il campanello, si fermò sospeso: indovinò allora che aveva un successore. Due voci giungevano ben distinte al suo orecchio, due voci, insieme cogli accordi d'un pianoforte. Una, fessa, tremula, afona, stonata, non c'era dubbio, era la voce di donna Lucrezia; l'altra acuta, sottile, belante... doveva essere quella del rivale.

"Povero diavolo" mormorò lo Zodenigo sorridendo, mentre tirava forte il campanello, "deve aver buono stomaco!"

Quasi subito sentì uno strascicare di zoccoli nell'anticamera. "Oh, guarda!" pensò fra sè "c'è ancora quella vecchia zoppaccia che mi faceva la guerra!"

Infatti fu la Filomena che gli aprì la porta, e al primo momento rimase come stupefatta per quella visita inaspettata.

--Donna _Lucheezia_ sta per andare a pranzo, non è vero?

La Filomena, rimboccando il grembiule greggio, accennò di sì col capo, fissando il professore con un'aria che, tra la meraviglia, si faceva quasi sospettosa.

--Ebbene, non ho da dirle altro che due parole, e poi la lascio in libertà.

Dopo la tirata di campanello il canto era cessato. La Filomena, fatto entrare il professore, lo precedette per annunziarlo a Donna Lucrezia, che, invece del _bocconçin_ in fretta e in furia, aveva pranzo in onore del suo maestro di canto, il quale, aspettando che il riso fosse cotto, le faceva ripassare la _Sonnambula_.

Al nome dello Zodenigo, proferito dalla vecchia con un tono particolare, Donna Lucrezia si voltò scattando in piedi dal panchetto sul quale era seduta accanto al pianoforte; si strappò gli occhiali dal naso e li ficcò in tasca; poi, chinandosi all'orecchio del maestro (un pezzo d'omaccione con una testa da toro, e due spalle da Ercole), gli sussurrò in fretta, pianino:

--Fermo, tesoro, che lo faremo crepar di rabbia.

Ciò detto, ordinò maestosamente alla Filomena di far passare il professore. La vecchia, dopo aver lanciata sul maestro una di quelle occhiataccie che nei tempi andati erano riservate al professore, spalancò l'uscio....

Il professore tardava a venir innanzi perchè si stava levando il soprabito, ma Donna Lucrezia ebbe intanto un sussulto di gioia. "_Corocochè!_" Il traditore non l'avrebbe trovata piangente come una Didone nel salotto rimesso a nuovo e senza più nemmeno l'ombra d'un _patacon_!... L'avrebbe riveduta, il mostro!, al fianco di una persona di merito e di proposito, che... che non aveva gusti plebei. In quell'attimo lanciò pure un'occhiata alla sua _toilette_: era sfolgorante!... Guardò la tavola preparata con un'abbondanza e un lusso insolito, con sopra due di quelle rinomate bottiglie di barolino che davano la stura al genio dell'esule poeta, e tutto ciò mentre dalla cucina entrava nel salotto, insieme col professore, il profumo dello stufatino famoso, cucinato da lei, colle sue proprie mani!... Allora "_Corocochè!_" pensò che la vendetta fosse anche più piena, e raggiante in viso e gongolante nell'animo cominciò con enfasi le presentazioni.

--Il maestro Forapan di Verona, celebre compositore, che ha scritto la _Regina delle Antille_, che sarà applaudita (non fate il modesto _fora de logo_)--interruppe rivolgendosi al maestro che ascoltava senza scomporsi quegli elogi--che sarà applaudita, quanto prima, in uno dei nostri principali teatri.

A questo punto il maestro Forapan strappò un accordo sul pianoforte coll'aria distratta, ma poi appena sentì pronunziare il nome dello Zodenigo si alzò tutto cerimonioso, gridando forte con una vocina da pecora che contrastava ridicolmente in quel corpaccione macchinoso, e in mezzo a un diluvio di complimenti cominciò subito a lagnarsi del critico musicale del _Moderatore_ perchè non si occupava abbastanza delle composizioni di carattere serio, mentre empiva le appendici colle lodi delle operette.

Lo Zodenigo non soffiava più, ma sbuffava, e risposto appena con un cenno del capo al celebre maestro di Verona, mormorò senza nè manco guardarlo in faccia--Bella città... Verona!--Quindi rivolgendosi alla Balladaro:--_Donna Lucrezia_,--le disse,--mi spiace assaissimo incomodarvi, ma vi _doveei diie_ due parole..

La Balladoro sfavillò negli occhi per un lampo d'orgoglio. Si rizzò dritta, impettita, esclamando--Sempre a vostra _dis_...--ma a questo punto si fermò, strizzò le palpebre, spalancò la bocca, alzò la testa al soffitto e scoppiò in uno starnuto, mormorando:--Sempre a vostra _disposizion_!

--Salute, bella madama!--esclamò il maestro inchinandosi.

--Parlate, parlate pure Euge.... Professore, parlate. Il maestro qui presente conosce _tuti_ i miei segreti.

Lo Zodenigo non badò più che tanto al senso minaccioso e fiero di quella parlata; invece si sforzò di far intendere a Donna Lucrezia che non trattandosi di lei, ma di segreti riferentisi ad altre persone, il colloquio doveva farsi a quattr'occhi.

--Allora, scusatemi un momentino,--disse la vedova volgendosi al maestro.--Vi domando licenza cinque minuti soli!... Già, tanto e tanto, la nostra _lezion_ per oggi la _gera bela è andata_. Se ne avanzerà tempo _ghe daremo un'altra ripassadina_ dopo pranzo! E chiudendo lo spartito ch'era sul leggìo, canterellò a mezza voce, accompagnandosi con una crollatina di capo:

Ah perchè non posso odiarti, Infedel, com'io vorrei!

--Professore, vi precedo,--ed entrò nella stanza vicina. Nella sua camera da letto.

Chiusa la porta, Donna Lucrezia sospirò, si soffiò il naso, coll'intenzione di asciugarsi gli occhi, e mutando a un tratto di voce, di viso, di espressione--Per _averghe el muso de tola_,--esclamò,--_de comparirme_ ancora davanti dopo tanti spasimi sofferti, dopo tante lacrime sparse al vento, bisogna proprio _dir_ che _ghe_ sia un motivo importante _assàe_!

--_Impootantissimo_,--rispose lo Zodenigo seccamente, e col tono di chi intende spicciarsi.--Prima di tutto, ditemi, non avete fatta parola dell'accaduto...--e strizzò l'occhio--al compare di là?

--Il maestro Forapan,--proruppe Donna Lucrezia risentita,--è un gentiluomo di garbo! Uno che...--ma si fe' forza, si contenne, e sottolineando le parole,--uno di quei pochi nobili _de cuor_,--continuò,--in cui una donna _pol ancora fidarse sicura che nò i lassa drio de lori_ "l'amaro fior del disinganno!" Tuttavia siccome il segreto non mi appartiene, basta così: non sono una _piavola_.

Lo Zodenigo le fece su ciò i suoi complimenti, soggiungendo che era venuto appunto per raccomandarle, a nome del signor Barbarò, il segreto più assoluto. Quindi con destrezza rara di diplomatico, un po' lusingando la Balladoro, facendole intravvedere quanto il cavalier Pompeo le si sarebbe mostrato riconoscente; un po' spaventandola, e minacciandola, che in tutti i casi, visto la guerra di coltello che si faceva, avrebbe ricorso a qualunque spediente pur di non avere la peggio, anche a quello di pubblicare, occorrendo, i documenti conservati dal cavaliere, come _ricevute_ ed altro, le fece scrivere e firmare una lettera diretta a lui medesimo. In essa Donna Lucrezia, protestando contro l'infame accusa lanciata a danno di Pompeo Barbarò, dichiarava ch'egli era sempre stato fedele e devoto alla famiglia Alamanni; che la signora Lucia e Giulio Alamanni avevano sempre riposta in lui fiducia sconfinata, e che, in fine, Pompeo Barbarò, in tutti quegli anni, aveva sempre tenuta la signorina Mary in conto di figlia, e come tale protetta e sorretta. Lo Zodenigo aveva suggerito _soccorsa_, ma la parola era sembrata troppo bassa alla Balladoro.

--Giuratemi... per quanto nei vostri giuramenti non ci possa più credere,--esclamò la vecchia, mentre consegnava il foglietto al professore,--giuratemi di non pubblicare questa lettera sul _Moderatore, in nissun caso_, e di farla vedere soltanto al Comitato _Elettoral_ di Panigale!...

--Non dubitate!... Non dubitate!... Ne useremo appena in un caso estremo!--E così dicendo, chiusa la lettera nel portafoglio, lo Zodenigo se ne andò grave e composto, lasciando i saluti per il maestro Forapan.

Il giorno dopo, la dichiarazione di Donna Lucrezia era stampata tutta intera nel _Moderatore_, e in prima pagina, con un cappello della direzione, in cui era detto soltanto che mentre il cavalier Pompeo Barbarò si riservava di procedere a termini di legge contro la _Colonna di Fuoco_, il _Moderatore_, pur tenendo apocrifo il dispaccio attribuito a Nicola Mazza, pubblicava, per edificazione del pubblico la lettera di una strettissima parente di Giulio Alamanni, Donna Lucrezia Balladoro, una di quelle nobilissime gentildonne, il cui eroico patriottismo aveva inspirato i più bei canti dell'Aleardi; ed annunziava pure come "una primizia certo assai gradita ai lettori" la lieta novella del matrimonio di Giulio Barbarò colla signorina Maria Alamanni.

VII.

Quelle poche righe di Donna Lucrezia, coll'aggiunta fatta dallo Zodenigo, ottennero un effetto straordinario a Panigale e a Milano. Gli avversari dell'Alamanni si rianimarono e i suoi fautori rimasero sbigottiti da quel colpo imprevisto. Il Cammaroto erasi subito precipitato da Francesco Alamanni per avere spiegazioni, e solo rimase un poco rassicurato dalla serenità del suo amico. In fatti l'Alamanni aveva già telegrafato al Barbarò perchè dichiarasse esplicitamente, e pubblicamente, che nessuno della sua famiglia gli aveva mai chiesto, nè mai aveva avuto un soldo da lui; e dopo il colloquio avuto col Cammaroto, era corso da Donna Lucrezia per chiarire l'equivoco, sicuro che "quella scema" doveva aver operato per inganno e per suggestione altrui, senza intender bene tutta la gravità della cosa, sperando fors'anco di vendicarsi per essere stata allontanata dalla Mary.

Invece Donna Lucrezia, che alle prime domande e ai primi rimproveri dell'Alamanni si era impermalita, avea finito in breve col turbarsi, col cercare scuse e pretesti per attenuare la propria colpa, buttandola tutta su quel _gesuitone_ dello Zodenigo, che l'aveva ingannata.

--Non è di ciò che si tratta,--esclamò l'Alamanni che, notando la confusione della Balladoro, sentiva il sangue montar alla testa,--non è di ciò che si tratta!... Voglio sapere se voi siete caduta così in basso da toccare il danaro di quel turpe uomo, di quella spia?!...

--Ma, per amor di Dio, _Checchin_, non mi guardate con quegli occhi spiritati!... _No' giàsseme_ l'anima con tanti spaventi!... Santi Numi benedetti, ognuno fa i suoi affari per andar avanti con un pochetto di decoro, e un contratto _notificà_ e scritto in carta bollata non è, come si dice, un atto di favore; non si riceve un' _obbligazion_!...

--Finiamola colle chiacchiere, colle scenate!--proruppe l'Alamanni afferrando un braccio della Balladoro e scotendolo violentemente.--Avete avuto danari dal Barbetta, sì o no?

--Diventate matto, _Checchin_?... Per amor di Dio, sono una debole donna!

Il braccio, che si trovava preso come in una morsa, ebbe una stretta più forte.

--Sì, o no?...

--Ahi!... Ahi!... _molème_, vi dirò tutto!...

--Poche parole!... Sì, o no?...

Donna Lucrezia non poteva quasi rispondere, soffocata dallo spavento.

--In quanto a me,--balbettò,--posso morir subito se dico una _busìa_, non volevo saperne. È stato il _consiglier_ Spinelli, a pregarmi, minacciarmi, a confondermi!... Quell'austriacante famigerato me ne fece un caso di coscienza, e mi costrinse ad accettare, per via della Mary!...

--Ma se mi toglievo il pane di bocca per la Mary?... Se le ho ceduto tutto il mio?!...

--Voi, si sa bene, avete sempre avuto un vero _cuor_ da Cesare; ma,--sospirò la Balladoro levando al cielo gli occhi stralunati,--certe volte in cui le lettere subivano qualche ritardo.... erano spasimi.... _che nò se pol dir_!

--Siete in mala fede adesso....

--Oh _Checchin.... possa morir se...._