I Barbarò: Le lagrime del prossimo. vol. 1

Part 24

Chapter 243,842 wordsPublic domain

--Perchè? domando io; che sugo c'era?!... Sempre quel brutto vizio di ficcarti e di pettegolare!

--No, no, signor padrone!... Non creda proprio--rispose la donna ancora intimidita; ma poi facendosi coraggio e sforzando la voce, soggiunse:--Volevo saper tutto!

--Tutto?... tutto che cosa?

--Ciò che riguarda il mio Beppe.

--Va bene: e che t'ha detto l'avvocato?...

--M'ha detto--rispose la Veronica con un terrore e un'angoscia inesprimibili,--m'ha detto che, come s'è messa l'istruttoria, il mio Beppe non potrà cavarsela del tutto pulito.... Lo metteranno dentro!...

--È ancora minorenne!... Gli toccheranno, al più, due o tre mesi!--rispose il Barbarò alzando le spalle.

--Due o tre mesi?... Ma è come un anno, signor padrone!... Come dieci anni!... È il disonore per tutta la vita! Per sempre!...

--Chè!... La vita è lunga.... Basta saper fare....

--Ma dunque lei sembra disposto... lei potrebbe permettere, signor padrone, che mio figlio, che il... che Beppe... Beppe!... signor padrone, vada proprio in prigione?--esclamò la donna pallida, tremante, sbigottita.

--E che ci posso far io?

--Mi avevano ingannata allora!... Mi avevano promesso che mio figlio sarebbe stato assolto!

--Chi aveva promesso?... Io no, di sicuro.

--Beppe medesimo; tutti gli altri!

--E allora perchè vieni da me?

--Perchè lei può salvare il mio Beppe.

--Sei matta; io non c'entro!

--No, no, no, signor padrone!... Per carità, per amor di Dio, non dica così; la supplico in ginocchio, non dica così.

Pompeo girò su e giù per la stanza, bestemmiando fra i denti e pestando i piedi; poi si fermò crollando il capo e guardando biecamente la Veronica che si era lasciata scivolar giù dalla sedia ginocchioni. Singhiozzava e si asciugava le lacrime colla veletta.

--Su, alzati, marmotta!... Non hai parlato con Beppe?

--Sì, ma si vede che non mi ha detto tutto, che ha voluto nascondermi la verità--rispose la Veronica, rizzandosi, grassa com'era, con molta fatica. Essa piangeva sempre.

--Andiamo; smettila!... Pari un mantice!... Ti avrà detto che io sono... sono disposto a fare per lui un grande sacrificio?...

--Sì, ma credevo fosse... in cambio del silenzio; non già che il mio Beppe dovesse andar lui in prigione.

--Metti che sia andato a fare un viaggio, e breve perchè, ti ripeto, gli terranno conto dell'età.

--No, mai, mai, mai! Nemmeno un giorno!... Sapere il mio Beppe in prigione!... Dio, mi strozzerei!

--Avrai un bel fare con quella pappagorgia!

--E strozzerei anche... qualcun altro!--soggiunse la donna con voce sorda, avvicinandosi a Pompeo che indietreggiò d'un passo, istintivamente.

--Oh, oh!... Diventi matta davvero?

La Veronica pallida, colle ciglia aggrottate, colle labbra stirate e smorte sotto la riga scura de' baffi che in quel punto davano al suo viso un'espressione maschia e risoluta, tremava ancora, ma di collera e di sdegno. Non poteva più contenersi; il suo cuore era vicino a scoppiare; la rivolta, da tanti anni soffocata e domata, stava per prorompere.

Pompeo la fissava muto. Alla scarsa luce della candela fumosa quel donnone grasso e forte aveva alcunchè di terribile. Nella stanza si udiva solo l'ansimare del suo petto enorme, che a mano a mano si faceva più forte e più violento.

Tuttavia Pompeo Barbarò, più che impaurito, era maravigliato. Quella servaccia, che dinanzi a lui non osava fiatare, adesso alzava la voce e minacciava!... Eppure egli non le aveva mai dato troppa confidenza!... Ma forse, chi sa? Lo sapeva sulle spine, e voleva averci anch'essa la sua parte di provvisione, per i segreti della Ditta....--Ah, mondo ingrato!

--Senta, signor padrone,--disse in fine, balbettando la Veronica,--ho una parola sola da dirle. In prigione il mio Beppe non ci deve andare e.... a impedirlo ci pensi lei.

--Di' un po', crederesti di farmi paura.... Non ho paura di nessuno, io, e se credi di far la brava, farò metter dentro anche te.

--E che importa?... Faccia pure!... Io non voglio saper nulla! Solamente so che è ormai troppo, troppo, troppo! So che questa è un'infamia che non posso sopportare, e per dian de diana, non la sopporterò!... Lei ha sempre fatto di me, signor padrone, tutto quello che ha voluto; sissignore, scoppio, sento che scoppio, e glielo dico in faccia!... Lei si è servita a suo piacimento del mio corpo e della mia anima. Giovane mi ha cacciata nel suo letto con un pugno; vecchia, me ne ha scacciata con un calcio. Mi ha fatto mentire, mi ha fatto rubare, mi ha fatto assassinar la gente: io ho sempre taciuto, ho sempre obbedito, ho sempre fatto in tutto e per tutto ciò che lei mi comandava. Quando ha saputo che dovevo avere un figliuolo, per non trovarsi in impicci, mi ha imposto di sposare.... chi voleva lei. Un uomo che mi faceva schifo, e che aborrivo. Pure ho chinato il capo, e mi sono sacrificata. Ma la rassegnazione mia, il sacrificio mio avevano una mira. Non era per lei, sa, signor padrone, che inghiottivo tanti bocconi amari, ma per il mio Beppe!... Avevo creduto, avevo sperato di preparar la via, col mio corpo, e colla mia anima, alla fortuna di mio figlio!... Ma adesso, che per i suoi fini vorrebbe cacciarmelo in prigione, le dico no, no, no; questo poi no! Io non ci capisco molto in fatto di onori e di delicatezze: ma so bene che la prigione rovina un uomo per sempre, e in prigione mio figlio non ci deve andare, e non ci anderà. Non so che cosa gli ha promesso, che cosa hanno macchinato. Ma se il mio Beppe è tanto minchione di tacere a costo di andar dentro, per fargli servizio, badi bene, signor padrone, perchè questa volta parlerò, dirò tutto io!

--Zitta, zitta! Non far tanto rumore!... Siediti e ragioniamo.

Il Barbarò era inquietissimo, e guardava sovente verso l'uscio colla coda dell'occhio, temendo che ci potesse esser qualcuno sulle scale ad ascoltare. La Veronica, non più pallida, ma rossa in viso, col ciuffo arruffato e la grossa treccia di capelli ancor nera, che le cadeva dalla nuca sul collo, pareva in preda a una vivissima esaltazione, e si stringeva, si accomodava addosso, con strapponi convulsi, lo scialle a fiorami.

--Confessami la verità, bombolona; hai un po' bevuto questa sera?

--No, no! non ho bevuto, non bevo mai, altro che veleno. So benissimo quello che mi dico, e non c'è tanto da ragionare. Il mio Beppe non anderà in prigione, o farò io la frittata in tribunale, col signor Presidente, coi giurati!

Tuttavia lo scoppio di quel gran dolore e di quella gran collera era stato troppo violento; la Veronica non potè reggere a lungo, e di nuovo si lasciò cadere sulla seggiola, gemendo e singhiozzando. Pompeo respirò.

Dal momento che essa piangeva, non dovea poi sentirsi tanto forte... Allora le si avvicinò pian pianino, e battendole sopra una spalla, per iscuoterla, le domandò a bassa voce:

--T'ha detto Beppe che per compensarlo del danno, arrivo fino alle ventimila lire?... E non sono, bada, quel gran riccone che dicono a Milano!

--Gli poteva dare anche il doppio: è suo figlio!

--Non dire balordaggini; questa è sempre stata una tua fissazione!

--Ah una fissazione?!--tornò daccapo a gridare la Veronica alzandosi di colpo, e fissando il Barbarò con i pugni sui fianchi.--Una fissazione?

--Sia pure come dici; devi convenire per altro che, su questo punto, nè prima, nè dopo, nè mai, non ti ho lasciato alcuna illusione. Sono un galantuomo e parlo sempre schietto. Ti ho dichiarato subito, che tuo figlio non sarebbe mai stato il figlio mio, ma che invece (come si dimenticano i benefici!), invece ti avrei data una fortuna; avrei pensato io a trovare un padre, un nome per chi doveva nascere, e ti ho fatto sposare lo Sb.... il signor Micotti!

--Grazie tante! Dopo avermi chiusa la bocca promettendomi che se accettavo le sue condizioni senza mormorare, senza accampare altre pretese, avrei fatto la fortuna della mia creatura, e minacciandomi, in caso contrario, che l'avrebbe messa agli esposti, e che la mia creatura non l'avrei più veduta!

--E non sono stato di parola?--Chi ha fatto allevare tuo figlio? Chi l'ha fatto istruire? Chi lo ha instradato negli affari?

--Vorrebbe anche instradarlo verso la galera lei!

--Ecco un'altra ingiustizia! Gli ho preso un avvocatone che mi costa un occhio, oltre alle ventimila lire che mi son levato di tasca.... in questo momento di crisi. Poi, dato il caso che il processo non finisca del tutto bene, quando avrà scontato quei pochi giorni, lo terrò sempre con me.

--E sarebbe questa la sua ultima parola?

--Ma....

--Dica, dica, sarebbe proprio questa?

--Ma.... non saprei diversamente come fare!

--Allora senta anche la mia: se Beppe deve essere condannato, vuol dire che andranno dentro insieme!

Il signor Barbarò provò a minacciare, a infuriarsi, a pestar i piedi per la rabbia; poi a pregare, a supplicare colle lacrime agli occhi.... ma non ci fu verso di smuovere la Veronica, la quale fuori di sè, trasportata e trasformata dal furore e dalla disperazione, e ormai risoluta, a costo della vita, a salvare suo figlio o a vendicarlo, minacciava alla sua volta quell'uomo che non temeva più, che odiava adesso, che esecrava, e andò via ripetendo:--Si ricordi bene: se il mio Beppe sarà condannato, andranno in prigione insieme!

Partita la Veronica, Pompeo Barbarò era rimasto sbigottito; ma poi si tranquillò un poco: la mattina dopo, avrebbe visto Beppe Micotti, e insieme avrebbero trovato il modo di calmare la vecchia. Uscì un momento per prendere una boccata d'aria, ma rientrò in casa quasi subito, e si ficcò in letto. Cercava sempre più di rassicurarsi, pensando al suo colloquio con Beppe, pensando all'influenza che questi poteva avere sopra sua madre per consigliare, e, occorrendo, imporle il silenzio. Poi, riflettendo allo strano e improvviso mutamento di quella donna che, dopo essergli stata umile e sottomessa per tutta la vita, a un tratto gli si era rivoltata contro come una furia, sperò ancora che la comparsa della vecchia fosse stata una commedia, combinata d'accordo col figliuolo per carpire altro danaro, oltre alle ventimila lire.

"In tal caso bisogna tener duro e non lasciarsi spaventare!... Ma... ma se invece non fosse stata una commedia? Se proprio la vecchia si fosse esaltata all'idea che suo figlio dovesse andare in prigione?..... Così pensando, lo sbigottimento di prima tornò a farsi strada nell'animo di Pompeo, diventando a mano mano, pel silenzio e l'oscurità della notte, più vivo e affannoso....

"Se Beppe non potesse calmar la vecchia?... Se questa facesse delle pazzie?... Se spiattellasse ogni cosa e facessero il processo anche a me?... Allora.... allora andrebbero a rivangare nel mio passato e...."

Il Barbarò, a questa terribile idea che gli apparì d'improvviso si rizzò spaventato a sedere sul letto; accese il lume, e rimase un pezzo a pensare colla faccia livida, cogli occhi sbarrati, col petto oppresso. Per la prima volta tutto il passato gli si affacciò chiaramente dinanzi, nella sua nuda verità.

Le scuse, gl'infingimenti, gl'inganni che per tanto tempo avevano addormentata e acquetata la coscienza erano spariti a un tratto: la paura stessa del grande pericolo da cui si credeva minacciato, rievocava il suo delitto e le sue colpe con una schiettezza brutale. "Sì.... era vero; aveva fatto la spia a Giulio Alamanni per rubare le cinquanta mila svanziche!... Sì.... era vero; aveva soffocato sua moglie per paura di essere scoperto!..." E dietro all'Alamanni e alla Betta, sfilavano, sfilavano tutte le altre sue vittime. Era una processione che non finiva mai!...

C'erano gli avventori dell'_Agenzia di prestiti sopra pegno_ in _Via del Pesce_ e c'erano i più ricchi clienti spogliati d'ogni loro avere; e chi per l'ingordigia sua aveva perduta la pace, l'onore.... chi era morto di crepacuore!... E mentre gli passavano dinanzi quelle facce pallide, disperate, lo chiamavano spia, ladro, strozzino, mercante di pellagra. E fra tutta quella gente c'era pure la marchesa di Collalto, il cui viso dolce e soave guardando Pompeo fissamente diventava severo, accigliato con un sorriso di sprezzo.

Nascose il capo sotto le lenzuola; aveva paura. Ansiosamente aspettava e desiderava il mattino per alzarsi subito, e correre da Beppe....

"Dio, Dio, com'era eterna quella notte...."

Rannicchiato nel letto, non osava voltarsi, nè muoversi. Non gli riusciva di chiuder occhio; di minuto in minuto cresceva la sua agitazione, il suo orgasmo; batteva i denti; aveva la febbre!... Già si figurava che la vecchia avesse parlato, che le guardie venissero ad arrestarlo, e quantunque i gendarmi austriaci non ci fossero più, erano gli stessi che avevano condotto in prigione l'orefice del _Gobbo d'oro_!... Già si vedeva trascinato dinanzi ai giudici.... ma la folla rumoreggiante insorgeva fischiandolo, e voleva ammazzarlo per vendicare i Garibaldini traditi.

"Dio, Dio santo! Perchè mai era andato a cacciarsi in quell'impresa?... Perchè?!... Era già ricco, ricchissimo; poteva tenersi quietamente alle operazioni sicure.... e onorate.... Perchè?... perchè Dio non paga il sabato; perchè è proprio vero che il diavolo insegna a far la pentola, ma non il coperchio!... Dio?... Il Diavolo?... Che ci fossero proprio davvero?... Che! Tutte storie dei preti; tutte superstizioni!... Ma pure dal momento che hanno inventato il proverbio, _qualcosa_ ci dev'essere; sarà magari il destino, sarà magari la combinazione, ma _qualcosa_ ci dev'essere."

"E poi, continuava a pensare Pompeo atterrito, io ne sono una prova: ci sono cascato da solo in questo pasticcio, senza che nessuno mi abbia dato la spinta!"

E a questo punto si rammentò a un tratto che da molto tempo non andava più la domenica in quella certa chiesa, ad ascoltare la messa, vicino a quel certo altare che gli portava fortuna. Anche quella era una combinazione; non poteva essere altro; ma pure ecco che si ripeteva ancora!

".... E se vi avesse fatto dire una messa per combattere la jettatura?... Sì, sì; prima del processo l'avrebbe fatta dire."

Tuttavia il suo giuramento lo aveva mantenuto scrupolosamente. Aveva sempre aiutata la Mary; aveva fatto in modo che suo figlio se ne innamorasse, e gliel'avrebbe data in moglie quantunque non avesse un soldo di dote. E la Betta, la Betta, che sapeva ogni cosa, gli aveva pur perdonato, facendosi promettere soltanto che avrebbe restituite alla piccina le cinquantamila svanziche.

"Altro che cinquantamila svanziche!... Un giorno o l'altro avrebbe finito per avere tutto il suo!"

In quel punto un _brum_ passò di corsa sotto le finestre, facendo tremare i vetri e rintronando nella camera: Pompeo respirò. Non era più solo. Pensò che anche la casa era piena di gente; che il servitore dormiva proprio sopra alla stanza sua; che Giulio era lì, poco distante.... Allora cominciò a muoversi più liberamente, ad allungar le gambe sotto le coperte, a mettersi bene per dormire. ".... Non era proprio vero che avesse soffocata la Betta; era morta.... dopo, mentre lui anzi correva in cerca del medico!... In quanto poi alla vecchia, avrebbe pensato due volte prima di aprir bocca. Che interesse aveva a perdere il padrone quando Beppe, in ogni modo, non lo poteva salvare?... Certo.... certo.... un po' colle buone, un po' colle cattive, questo calcolo le sarebbe entrato nella zucca!..."

L'alba era vicina; al _brum_ tennero dietro altre carrozze; poi, in fine, si udì in istrada la voce e il fruscìo degli spazzini, e Pompeo si addormentò.

XVIII.

La mattina seguente Pompeo Barbarò si mostrava preoccupato pensando a' casi propri, ma era assai più tranquillo, e dopo il colloquio che ebbe con Beppe Micotti fu del tutto rassicurato. Il figlioccio gli promise di pensarci lui a far tacere la vecchia, e ad ogni buon fine l'avvocato, accampando per la Veronica la sua condizione di madre d'uno degli accusati, avrebbe chiesto che fosse cancellata dalla lista dei testimoni.

Tuttavia il giorno in cui Pompeo dovette proprio presentarsi all'udienza, tornò a sentirsi poco bene, e quando si trovò nella stanza dei testimoni, gli pareva d'essere già messo in prigione. Sudava, era impacciato, confuso, gli tremavano le ginocchia, ma per mostrarsi disinvolto salutava tutti, sorrideva con tutti con una smorfia stentata, parlando del più e del meno. Appena l'usciere lo chiamò, gridando forte il suo nome sulla porta, si sentì soffocare. Pure rispose subito alla chiamata "Eccomi! Eccomi!" e intanto sempre più sbalordito, cercava il cappello che aveva in testa, e inciampò nello scalino che dalla stanza dei testimoni metteva nella sala dov'era la Corte. Appena fu dentro, dinanzi alla maestà delle toghe, fra il rumore del pubblico e l'afa soffocante, ebbe un po' di capogiro, ma gli passò subito.

La folla stipata, ansiosa, accolse l'importante testimonio con un lungo mormorìo; non era per altro che un semplice mormorìo di curiosità; il Barbarò se ne avvide subito, e dopo le prime domande del Presidente non era più tanto impacciato. Le cose per lui si mettevano bene. Era sicuro, oramai, che non avrebbe avuto nè fischi, nè busse.

In quegli ultimi giorni era successa realmente nell'opinione del pubblico una certa mutazione in suo favore. Il suo nome, non molto noto prima che si cominciasse a discorrere del famoso _Processo dei fonitori_, era diventato celebre in breve tempo, e tutti ormai a Milano sapevano che c'era al mondo il milionario Pompeo Barbarò; e mentre la litania delle sue bricconate, essendo poco più, poco meno, sempre la medesima per tutti coloro che han fatto malamente una grande fortuna, aveva finito col non divertire più nessuno; i particolari, invece, delle sue ricchezze straordinarie, delle sue ville, dei suoi immensi possessi, de' suoi capitali accumulati alle banche e, più di tutto, della somma assai notevole in moneta effettiva che aveva sempre in cassa quantunque il marengo si negoziasse allora in Borsa "a _ventidue_ e anche a _ventidue e mezzo_" suscitavano molta maraviglia e moltissima curiosità.

"Gran città, Milano!... Piena di _risorse_!..." si andava dicendo. "Quando meno si crederebbe salta fuori un nome affatto nuovo e: Chi è? Chi non è? È un Creso che ha dieci, dodici, venti milioni!... Gran città Milano, e piena di _risorse_! Ci sono, sì, gli ambiziosi, i matti, gli imbecilli che vanno a gambe levate; ma ci son pure le persone pratiche e positive, che lavorano sul serio e che, senza tanto lusso e senza tanto chiasso, mettono insieme patrimoni colossali!... Anche quel Pompeo Barbarò, per esempio, viveva quieto quieto, non faceva spacconate, aveva una tavola modestissima, e tutto il suo gran lusso erano un paio di rozze e una vecchia carrozzaccia colla quale andava in campagna a curare i propri affari!"

E però la gente, in generale, faceva un merito e si mostrava grata a quel riccone che non l'offendeva colla pompa sfacciata delle proprie ricchezze. Era quel sentimento assai diffuso e complesso d'invidie, di gelosie, di desideri non soddisfatti, che procura ai ricchi avari, nel mare magno della vita quotidiana, non solo maggiore considerazione, ma anche maggiore simpatia a fronte dei ricchi prodighi, i quali finiscono coll'essere mal visti, e appena appena si tollerano per la speranza che andranno presto in malora.

E oltre a tutti questi vantaggi, un'altra ragione giovava per far ricredere il pubblico a poco a poco sul conto suo: ne aveva fatte tante, e tante se ne raccontavano, che la gente s'era stancata di sentirle e non le credeva più.... o ci faceva la tara.

"Figurarsi, che storie!... C'era stato il--tal di tale--al _Caffè Martini_, il quale voleva sostenere che il Barbarò aveva messi insieme i primi danari facendo la spia, all'Austria. Era proprio una linguaccia sopraffina--quel tal di tale!"

...."E un altro non si ostinava a dire che, tempo addietro, il Barbarò scannava il prossimo tenendo un banco di prestiti sopra pegni, in _Via del Pesce_?...

"Tempo addietro?... Ma quando?... Se nessuno era buono a ricordarsi che nemmeno ci fosse stato un ufficio simile in _Via del Pesce_?!"

--Adagio a dar retta alle chiacchiere--esclamavano gli uomini savi e imparziali.

".... A Panigale, chiamavano il Barbarò _Mercante di pellagra_... sì, questo era vero; ma d'altra parte i fondi rendevano una miseria, e gli speculatori non pensavano certo a seppellire il danaro sotto terra, quando si poteva comperare la rendita al 40 e al 41!... Poi se le annate erano cattive il Barbarò non poteva certo fare un contratto col sole o colla pioggia per favorire i raccolti e i contadini!"

Un altro appunto che gli facevano era di aver rovinato il marchese di Collalto.... "Ma se il marchese di Collalto era da dieci anni che si rovinava da sè?..." Dunque non bisognava mai precipitare nei giudizi; bisognava mettere in quarantena le ciarle dei malevoli, degli invidiosi, degli interessati. Se era proprio il figlio di un cuoco, tanto maggior onore per lui! Che talento, che occhio, che attività!....--Ma la storiella del nome?...--Non era vero che il nome l'avesse mutato; aveva aggiunto al suo quello di sua madre.... o di sua moglie.... Tutte scioccherie che non significavano nulla!... Sì, in quel pasticcio dei fornitori c'era del torbido assai, e nessuno certo voleva concludere che il Barbarò fosse candido come un agnellino; ma bisognava vedere dal processo, fino a che punto c'era entrato. Lui, in fine, da quel poco che si sapeva, non avea fatto altro che prestar danari alla Ditta Micotti.

--Il vecchio Micotti?... quello era una canaglia davvero, e hanno fatto benone ad ammazzarlo!

--Ad ammazzarlo?... Come?...

--In Tirolo.... l'hanno freddato con una fucilata mentre svaligiava i cadaveri!... Ma ha lasciato un figliuolo che non smentisce la razza!...

--Quel piccolo mariuolo cogli occhi loschi e la faccia vizza da vecchietto?

--Appunto.

--Starebbe bene in galera per tutta la vita!

Beppe Micotti, col suo contegno cinico e sfrontato, si era attirato le antipatie e gli odii del pubblico durante l'udienza; e però anche la grande canaglia dai colori incerti e fantastici del Micotti padre, ritrovava in quel farabuttino primaticcio la propria incarnazione. Tutte le furfanterie della Ditta Micotti ricadevano dal babbo morto sul figlio vivo... ed anche per questo motivo quando Pompeo si presentò nella sala del dibattimento fu accolto più bene che male, con un senso di maraviglia e di curiosità, cui non erano affatto estranei nè l'Eccellentissimo Presidente, nè il Procuratore del Re.

"Come mai?... Quell'omicciattolo da niente aveva tanti milioni? Era il Nababbo di Milano?" E, su quel subito, la volgarità dell'aspetto, dei modi, degli abiti del Barbarò, fu presa per una cert'aria di bonarietà modesta, mentre anche nel tempio magno della giustizia i molti quattrini del signor Barbarò infondevano a tutti, sebbene a tutti inconsapevolmente, un certo rispetto.

Il Presidente medesimo, dopo le prescritte formalità, invece di mandarlo al posto coll'imperativo "sedetevi!" gli si era rivolto con un "s'accomodi pure" assai garbato, e aveva poi continuato a interrogarlo dandogli del _lei_.

Il Procuratore del Re, s'era messo l'occhialino per guardarlo bene, e lo stava ad ascoltare, spianate le ciglia, sembrando approvare con un moto regolare del capo, mentre si lisciava le fedine nere, lucenti, colla bella mano lunga e bianchissima.

I giurati poi, appena avevano udito chiamare il Barbarò, s'eran messi a bisbigliar piano fra loro, e adesso lo mangiavano cogli occhi.

--Lei, non è vero, era in istretti rapporti col defunto Micotti?--chiese il Presidente, dopo aver fatte alcune altre domande a Pompeo.

--Sì... ecco... per l'appunto. L'ho conosciuto giovane, ancora ragazzo. Era stato al servizio di mio padre, il quale avea preso a volergli bene... e mi aveva raccomandato di aiutarlo, come avrei potuto.

Il Barbarò prendeva animo, e rispondeva sempre più spedito.

--E che uomo era questo Micotti?...

--Per dire la verità non saprei bene. In questi ultimi anni non lo vedevo quasi mai. Poco espansivo, parlava di rado, tutto dedito agli affari....

--Ma lei, questo vorrei sapere, lo riteneva un galantuomo?