Part 3
E s'una Mente alfin l'ha scorta, vana non fu la guerra; i fremiti ne ammorza, la volge a un bene ch'ella stessa ignora.
Perchè la terra ha un'anima, che implora d'eromper da le viscere a la scorza e d'integrarsi in questa anima umana!
Le città.
Poi che raminga in pavidi ripari foggiò la fiera onnivora l'Arnese per uccidere e per creare, e scese lungo i pingui bacini e gli estuari,
presso le tombe edificati i lari, li ornò di templi e cinse con difese; strade ne irradïò: donde contese e tregue lungo i lidi e sovra i mari.
Pace, o fucine, dove su l'incudini del dolore l'uom foggia il suo futuro: niun nato d'uomo in voi più sia straniero!
Issate i fari per le latitudini a illuminar le vie del cielo oscuro, palpitando la terra a un sol pensiero!
Su un orologio.
Un anno, un giorno, un'ora... Ed anco un anno, un giorno, un'ora! Il tempo immobil dura. La lancetta procede con sicura costanza, senza sosta e senza inganno.
Con ugual legge per gli spazî vanno gli astri e ciascuno ai prossimi è misura. Docili intorno ad una Forza oscura per tutto il tempo ancor graviteranno.
Ma della vita l'indice è la noia lenta e fra lenti battiti l'ingoia tosto l'ignoto che ci è tomba e culla.
Pur quando guida il dito dell'Amore o del Dolore sul quadrante l'ore, l'attimo è tutto ed una vita è nulla.
Il pessimista.
Chiamatelo fra voi! Non lo vedeste giungere, cupo e solo, fra' tumulti vostri? Non par che il muto teste insulti ai vostri lutti ed alle vostre feste?
No. Tace. Guarda, e forse pianti occulti reprime sotto le pupille meste, e il suo petto, che par immoto, investe un impeto frenato di singulti.
Chiamatelo! Non lasci egli le soglie così. Implorerà? Senza che implori, ebben, fategli dolce vïolenza.
Poich'egli sa che non è viver senza gioir dei gaudii, soffrir dei dolori vostri, morire della vostra morte!
Riso e pianto.
Pianto ed oblio! Rugiada che i vapori dell'amore e dell'odio assorbi, esali; effusïone di prementi mali, balsamo che la gioia anche insapori!
E tu sorriso e riso alto che sfiori le guance adolescenti e vivo sali dai cuori offesi e i giochi dei mortali dinanzi ai savî d'ironia decori!
Salubri doni! Abbatte uno le fronti sul gorgo senza tempo, ove le terge l'Essere addormïente, animatore;
l'altro le aderge verso gli orizzonti serenatori, dove eterna emerge la verità redenta dal dolore.
Il Santo.
Pensava il Santo quant'è cosa acerba vivere. E non perchè la carne muore, ma perchè il vivo al vivo dà dolore. Ond'ei cessò di pascere pur l'erba.
E una voce gli sonò dentro: «Serba la pietà per la vita inferïore; ma da la tua, somma di vite e fiore, ne germogli una forma più superba.
Compiangi il mondo pur, ma più compiangi gli uomini, e torna a le lor case e addita le vie per cui si ascende nella vita.
Chè, mentre tu su l'erbe che ti mangi lagrimi, intorno ad un vitello d'oro i fratelli s'immolano fra loro!»
In Aracœli.
Vi schierate così, sotto la nave cristïana, sui plinti alti, o confitte inegualmente al suol, colonne invitte di un prepotente impero, or fatte schiave.
Greco scalpello forse da le cave d'orïente vi svelse, e pose, ritte a l'aria e al sole: or fra le turbe afflitte del Galileo v'accascia un'ombra grave...
Così, gettato il giogo del fratello, l'uomo, ch'esalta la Fortuna alterna, le campagne di lui, le case gode;
non senza farsi un Dio, cui volge a lode la propria gioia e l'abiezion fraterna: e il medesimo altare è per suggello.
Ecce homo.
Errante in suolo inospite a l'acquisto del cibo, l'uomo imaginò nemiche forze gravanti sul suo viver tristo a punirlo di colpe ignote antiche.
Giovine e amante poi, si finse amiche deità, un Olimpo ornò commisto di semidei, cospicui per fatiche e miracoli... Ed ecco, ultimo, Cristo.
O Cristo, quanto grave è l'esser dio per pietà dei fratelli! «Lungi» esclama «questo calice!» E, per la Vita, muore.
Adulto or l'uomo riconosce il pio sacrifizio di Cristo. Infine egli ama la terra, ama la vita, ond'è signore.
Il Martire.
Voi l'uccideste! Da l'uccisïone dei puri eroi castigo mai non venne. Non paventate, piangete! Vi tenne ira e follia. Gettategli corone.
V'amò quant'altri mai. La passïone di lui volle inalzarvi in un perenne volo e non vi bastavano le penne. Morì: nel suo riposo or si compone.
Portate l'urna sua con buone scorte lungo la vostra via. Caduto è il vento d'abisso e non atterra che le cime.
E stringendovi a lui quando v'opprime il destino, pensate, in un momento di sosta, a la giustizia della morte.
Gocce di sangue.
Gocce di sangue? È l'alba, mentre torno al lavoro. Le screzïò d'argento sul marciapiede il ghiaccio. Uno sgomento m'assale. Tutto ancora tace intorno.
L'oro, l'amore, il vino?... Era il ritorno della belva primeva. Ed un momento guizzò un'arma, sparì. Non un lamento forse. Silenzio ed ombra. Ed ora è giorno.
Perciò la Vita con tanto dolore s'orïentò, salì verso la Mente? Ecco, l'annienta un attimo d'oblio.
Altri guarda e sen va. M'affretto anch'io... Ricche arterie ha la Vita e non risente di due stille cadute dal suo cuore.
Ahasvero.
Gli esuli dissodavano le zolle d'una inospite landa, e l'uno chiese dell'altro. Ognuno avea patito offese dall'uomo. Uno esulò per fame, un volle
fuggir per non uccidere; contese altri per un amore, altri in un folle impeto uccise. Ora: «Tra il fiume e il colle-- diceano--leveremo ardue difese».
Quando un vecchio passò. Ristette l'Uomo errante, udì: scoteva il petto annoso un singhiozzo. Riprese il suo cammino.
--«Vecchio, perchè non sosti?»--«È nel destino ch'io vada ancora e non abbia riposo che in una terra ove l'uomo ami l'uomo!»
L'uomo tragico.
--«Vuoi obliare? Dietro te gigante t'inquieta il passato. Oh non sognare, tu vorresti, andar naufrago nel mare dell'essere; non viver che l'istante!
Ebben, segui il tuo sol come le piante, chiudi le ciglia quando il sol dispare; fuggi gli umani, ama le cose ignare... Dormi. Ed ecco un liquore inebbrïante...»
--No! Ricordare! Io sono la memoria degli esseri che fui. E mi commove tutto l'eterno ad ogni batter d'ore.
Vivere, quanto l'Uomo: esser la storia, la coscïenza della Terra, e altrove portar me stesso e 'l ricordo e 'l dolore!
Universo.
Le forme.
Vaporava la Terra: abbrividenti profili alzava incontro ai soli occidui e caotiche forme negli assidui sforzi espelleva, esseri incerti, lenti.
A stento si scioglieano dai residui del limo grave. Indi foreste e armenti sorsero, e guizzi dentro l'acque e i venti, e l'armonia di liberi individui.
L'ultima forma che la Terra espresse l'opera proseguì. Architetture pensose trasse dai fianchi materni.
Fasci di nervi or trama e raggi tesse. E l'uom stupisce per le creature che fioriscon da lui nei maggi eterni.
I Minimi.
È il corpo mio campo d'antiche sfide, come la terra dentro la caligine primeva. Forse qualche scaturigine di vita in me per sempre si recide?
Sotto ogni forma bella che al ciel ride l'uomo indaga, e l'afferra la vertigine. Luce in fondo l'idea. Dove ha l'origine? Un fermento la suscita o l'uccide.
Affrettan le agonie, le cose morte sgombrano per far adito ai viventi, indefessi operai del divenire.
Quando avverrà che domi l'uom quest'ire nemiche, e dolce viva, e l'addormenti sazio di giorni l'oblïosa morte?
Al Foro Romano.
L'uomo, re delle forme ultime, vuole dentro la terra approfondir l'indagine: assiduamente fruga la voragine che Dante ornò di sue divine fole.
Nel suol, come in vecchio albero, l'imagine simultanea degli evi scopre al sole; e nei fôri ove ruzza la sua prole, il passato si svolge in chiare pagine.
Così la Terra, per l'essere emerso ultimo dal suo grembo, apre le ciglia e scorge sè piccola, oh quanto! Eppure,
più vasto è il cielo e pieno di venture per la solare piccola famiglia in questo breve angolo d'universo.
Mosè.
Fra piccole virtù teologali Michelangelo sculse un esemplare di umanità, sì forte, che destare lo volle: «Vivi, e scendi fra' mortali».
Poi lo volse sdegnoso ad aspettare, sui genuflessi sudditi papali, che potesse fra un popolo d'eguali sciogliere un dì le membra alte e parlare.
Secoli ancora! Poi, gli occhi iracondi serenerà. Verrà possente, fuori, nel sole, vòlto a la Terra Promessa.
Sarà la terra allor folta ed oppressa d'uomini, e pronti molti migratori verso l'azzurro, fertile di mondi.
Altrove!
O bella nel mare artico Atlantide, presso al polo fiorita di ninfee!... Gelò, sparì. S'inizian l'odissee umane: in alto eran le alate guide.
Scesa lungo le tepide maree a la zona che verde e mite ride, rigurgita ora a le plaghe omicide l'umanità non mai sedata, Andrée?
Andrée, lontano e in alto! Ha messo l'ale l'uomo e rimira oltre le nubi, pensa un'odissea per un ben altro mare.
Avvolgerà la terra il glacïale lenzuolo? V'è nella corona immensa del Sole al piccol uomo altro alveare?
Marte.
Otto grandi fratelli in suo regime il Sole tien, che la sua lampa accese: lontani e ignoti: ora nel ciel sublime due, l'uno all'altro han le pupille intese?
Fratello, in te già mossero le prime forme di vita al padre sol protese? vegetasti, sentisti, alfin da l'ime profondità la chiusa anima ascese?
Forse già sei qual noi sarem domani, e indaghi dentro l'etere stellante con desiderio senza fine intenso,
accennando con segni non umani a questo piccol astro, radïante l'inappagata anima nell'immenso...
L'astro morto.
I.
Una stella sparì da l'armonia del cielo e ancor noi la guardiamo, quale tremolava in un tempo immemoriale, e ci sorride da l'antica via.
Dal cuor pulsava forse un'energia onde la vita svolse le sue scale; onde a prova l'argilla e l'ideale lottaron fra un vagito e un'agonia.
Forse una stirpe nel suo firmamento tenne incarnata un'anima solare e risplendè co' suoi genii ed eroi...
E il gran cuor s'allentò, ristette. Poi silenzio... Oh sole! Ed ecco il cielo appare innumerato e senza mutamento.
II.
Efimeri occhi! Là risplende un sole dove per voi la nebulosa sciama: un urto infiammò il ciel, pende una mole, là dove nessun lume ancor vi chiama.
Forse non lungi una fraterna prole per una terra l'opre sue dirama, lancia nel cielo numeri e parole, cerca, foggiasi dèi, sè dio proclama.
Anima mia smarrita! È giunta l'ora che una nenia nostalgica t'appella: «Uomo, ignora e dispera, ignora e adora!»
No. Tu gl'ingegni ai sensi rinnovella, e per gli spazî e per i tempi esplora, occupa l'universo a stella a stella!
Al timone!
E voi, nel vostro aereo ritiro, sul cuor pulsante della terra intenti, pronti a l'annunzio di trasalimenti micidïali al piccol uomo, ammiro:
e voi, che interrogate nelle ardenti stagioni e nelle gelide il respiro corso da nembi e da fólgori e il giro delle linfe nel gran corpo fluenti:
e voi, che i nostri numeri nei regni dell'infinito seminate, e l'ieri vi brilla agli occhi e illumina il domani...
Però che un dì starete, sui congegni divinatori, come timonieri saldi e securi de' vïaggi umani!
Elevazione notturna.
Notte profonda, immensa, refrigerio delle forme che il sole agita e stanca, riposo e sonno dove si rinfranca la volontà di vita e il desiderio!
Mare insonne, specchiante l'emisperio stellare, luna saliente bianca, abisso che d'intorno si spalanca e assorbe in un armonïoso imperio.
Profondo anch'io come la notte, e immenso come il sidereo palpito ove penso il flusso del mio cuore essere immerso!
E umil fidente nel silenzïoso ordine onde son parte, ove pur oso, nulla essendo, sentirmi l'Universo!
NOTA.
Parecchi fra questi sonetti vennero già pubblicati dal 1899 in qua su alcune riviste:
_In memoria di F. De Amicis_ (ILLUSTRAZIONE ITALIANA, 1899). _Sul fiume_, _In memoria_, _Abbandonati_, _Su un orologio_ (NUOVA ANTOLOGIA, 16 giugno 1901). _Bellezza femminea_, _L'iniziazione_, _Ella?_, _Amanti_, _L'amica_ (NUOVA ANTOLOGIA, 16 marzo 1902). _Villaggio natìo_, _Circolo vitale_, _A uno straniero_, _I dissodatori_, _Bruto ultimo_, _Garibaldi_ (NUOVA ANTOLOGIA, 16 gennaio 1903). _Aer_, _Pan_ (RIVIERA LIGURE, 1903). _Le forme_, _È nato!_, _In piedi!_, _Mosè_, _Al Foro Romano_, _Lotta per la vita_, _L'uomo tragico_, _La morte_ (NUOVA ANTOLOGIA, 1º gennaio 1905). _L'astro morto_, _Marte_ (RIVIERA LIGURE, febbraio 1905).
Un breve poemetto, _Nubi e sogni_ (NUOVA ANTOLOGIA, 1º giugno 1899) ed altre poesie composte dal 1899 al 1903 e non consentanee al carattere generale di =Homo= l'autore raccoglierà in una prossima edizione di =In Umbra=.
INDICE.
Homo: Visione di meriggio _Pag._ 7
Le età dell'uomo: È nato! » 11 Fratelli » 12 Mistero » 13 La marcia dei fanciulli » 14 Il sapere » 15 Hodie mihi... » 16 La Scuola » 17 A Edoardo Rod » 18 Fiorita » 19 Guidarello » 20 Amanti » 21 Maternità » 22 Le sorelle » 23 Don Giovanni all'inferno » 24 «Genialis Lectus» » 25 Vecchiaia sterile » 26 I Longevi » 27 È morto » 28
Amore: Donna » 31 Eva » 32 Amore » 33 Beatrice » 34 «Mia!» » 35 A due sposi » 36 Davanti a Sant'Orsola » 37 Leopardi » 38 Sibilla » 39 Omnis caro fœnum--I » 40 II » 41
Episodî: L'orfano » 45 Abbandonati » 46 L'iniziazione--I » 47 II » 48 III » 49 In memoria » 50 Ella? » 51 Schiava » 52 L'amica » 53 La cortigiana e l'apostolo » 54 Dopo il festino » 55 Nascita » 56 Il gorgo » 57 Le zanzare » 58 Sull'altura di Greenwich » 59
Patria: Villaggio natìo » 63 Circolo vitale » 64 I dissodatori » 65 A uno straniero » 66 Al popolo d'Italia--I » 67 II » 68 L'appello » 69 Bruto ultimo » 70 In un museo lontano » 71 Garibaldi--I » 72 II » 73 III » 74
La natura: Pan » 77 Tu lavorerai! » 78 La Ruota » 79 Linguaggio » 80 Musica » 81 Aer » 82 O mare! » 83 Il padre » 84 Il figlio » 85 Oro » 86 Occhi » 87 L'asceta » 88 In piedi! » 89 Bellezza femminea » 90
Il mistero: Nostalgia mistica » 93 Scienza » 94 San Giovanni » 95 Anima » 96 In memoria di Furio De Amicis--I » 97 II » 98 III » 99 Stupor Sacro » 100 Le Ipotesi » 101
Umanità: Duplex, omnis et unus » 105 Lotta per la vita » 106 Le Città » 107 Su un orologio » 108 Il pessimista » 109 Riso e pianto » 110 Il Santo » 111 In Aracœli » 112 Ecce homo » 113 Il Martire » 114 Gocce di sangue » 115 Ahasvero » 116 L'uomo tragico » 117
Universo: Le forme » 121 I Minimi » 122 Al Foro Romano » 123 Mosè » 124 Altrove! » 125 Marte » 126 L'astro morto--I » 127 II » 128 Al timone! » 129 Elevazione notturna » 130
Nota » 132
+Biblioteca Romantica della «Nuova Antologia»+
1. _Cenere_, romanzo di GRAZIA DELEDDA. L. 3.
2. _Gli Ammonitori_, romanzo di GIOVANNI CENA. L. 2.50.
3. _I Nipoti della Marchesa Laura_, romanzo di DANIELI-CAMOZZI e MANFRO-CADOLINI. L. 3.
4. _Storia di Due Anime_, romanzo di MATILDE SERAO. L. 3.50.
5. _Il fu Mattia Pascal_, romanzo di LUIGI PIRANDELLO. L. 3.
6. _L'Ultima Dea_, romanzo di C. DEL BALZO. L. 3.
7. _Nostalgie_, romanzo di GRAZIA DELEDDA. L. 3.50.
8. _L'Illustrissimo_, romanzo di A. CANTONI. L. 2.50.
9. _Ore Calle_, sonetti romaneschi di AUGUSTO SINDICI. L. 2.50.
10. _Dopo il perdono_, romanzo di MATILDE SERAO. L. 4.
11. _La via del male_, di G. DELEDDA. L. 3.50.
12. _I Cantanti celebri_, di GINO MONALDI. L. 3.
13. _L'ombra del passato_, romanzo di GRAZIA DELEDDA. L. 3.50.
14. _Homo_, sonetti di GIOVANNI CENA. L. 2.50.
Presso la Direzione della «Nuova Antologia», Via San Vitale, 7--Roma e presso i principali librai.
NUOVA ANTOLOGIA
RIVISTA DI LETTERE, SCIENZE ED ARTI
Si pubblica il 1º ed il 16 di ciascun mese in fascicoli illustrati di circa 200 pagine ciascuno
ROMA
Direttore: MAGGIORINO FERRARIS DEPUTATO AL PARLAMENTO
La _NUOVA ANTOLOGIA_ è la più antica e la più importante Rivista italiana di lettere, scienze ed arti. Fondata nel 1866, nel corso di quarant'anni, essa ha continuamente accresciuta la sua diffusione in paese ed all'estero e rappresenta il movimento del pensiero della Nuova Italia.
I 24 fascicoli della Rivista formano ogni anno sei grossi volumi e costituiscono una ricca collezione letteraria, scientifica ed artistica.
La _NUOVA ANTOLOGIA_ è la Rivista delle famiglie distinte e delle persone colte. Essa pubblica regolarmente romanzi, poesie, articoli critici e viaggi degli autori e delle scrittrici più eminenti.
Alle più importanti questioni di politica interna ed estera ed ai problemi economici e sociali del tempo, la _NUOVA ANTOLOGIA_ dedica studii ed articoli dovuti alla penna dei più autorevoli Senatori, Deputati e Professori d'Università. Questi articoli, che sono una vera specialità della Rivista, sollevano sempre le più larghe discussioni nella stampa internazionale.
La _NUOVA ANTOLOGIA_ è indispensabile a tutte le persone che aspirano ad avere una cultura moderna e che amano seguire il movimento del pensiero italiano ed estero.
I principali articoli d'arte, di storia e di viaggi sono riccamente illustrati.
AMMINISTRAZIONE E DIREZIONE
ROMA
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NOTE DI TRASCRIZIONE:
--Ovvi errori di punteggiatura sono stati corretti;
--Sia il termine "desiosi" sia il termine "desïosi" vengono utilizzati nel testo;
--Sia il termine "folgori" sia il termine "fólgori" vengono utilizzati nel testo;
--Sia il termine "generazioni" sia il termine "generazïoni" vengono utilizzati nel testo;
--Sia il termine "inquieti" sia il termine "inquïeti" vengono utilizzati nel testo;
--Sia il termine "italiano" sia il termine "italïano" vengono utilizzati nel testo;
--Sia il termine "oblìo" sia il termine "oblio" vengono utilizzati nel testo;
--A pag. 20, la preposizione "Nel" è corretta in "nel" all'interno del titolo della poesia "Guidarello";
--Altre inconsistenze grammaticali nei titoli delle poesie sono mantenute come nel testo originale;
--A pag. 40, il termine "lavorio" è mantenuto (Sotto un tessuto come di corolle tepide un lavorio profondo sento);
--A pag. 125, "V'e" è un errore di stampa corretto con "V'è" (V'è nella corona immensa del Sole);
--A pag. 133, i puntini di sospensione sono aggiunti al titolo della poesia "Hodie mihi...";
--A pag. 134, il numero di pagina de "La cortigiana e l'apostolo" è stato corretto;
--A pag. 136, l'articolo "la" è stato aggiunto al titolo della poesia "Lotta per la vita".