Guida per la costituzione e per l'impianto di latterie sociali cooperative

Part 3

Chapter 33,663 wordsPublic domain

Se la sorte loro ha posto fra le mani questo mio libro e se dessi lo hanno letto sino a questo punto, abbiano la pazienza di seguirlo sino alla fine.

Dopo di che quella brava gente sentirà il desiderio di visitare qualche buona latteria sociale che goda buona fama, che sia non lontana dal loro paese, vorrà vedere come funziona la latteria, quali risultati questa dà, quale ne è l'organizzazione amministrativa e tecnica, quale la spesa d'impianto e d'esercizio. La visita sarà molto utile, perchè si copierà quello che c'è di buono e si eviteranno gli errori che gli altri hanno commesso, due vantaggi questi che compenseranno largamente il tempo ed il denaro speso nella escursione fatta da una o più persone.

Sarà bene procurarsi lo statuto delle latterie che si visitano e possibilmente anche l'ultimo bilancio od il rendiconto annuale. Molte latterie hanno lo statuto stampato ed hanno altresì la savia abitudine di pubblicare per le stampe anche il rendiconto annuale. I promotori della latteria in progetto faranno tesoro di questi documenti, che sono la fotografia di cose viventi, che essi devono alla loro volta riprodurre.

Se dovessi citare il nome delle latterie che meritano di essere visitate, perchè atte a servire di modello o quanto meno ad offrire utili insegnamenti, sarei imbarazzato, perchè fortunatamente sono molte e perchè la inevitabile omissione di qualcuna potrebbe essere interpretata in un senso contrario alle mie intenzioni. Basti il dire che latterie meritevoli di osservazione si trovano nella valle d'Aosta, come in quella della Sesia, come nella Valtellina, nelle provincie di Treviso, di Belluno, di Udine, ecc.

3º _Riunione dei produttori di latte ad una conferenza._ — Nel frattempo in cui i promotori indagano, girano e studiano, circola la voce di tutto quanto nel comune, e la gente comincia a discutere dell'opportunità o meno di fare una latteria: così gli animi si vanno preparando e coltivando per diventare accessibili alla latteria sociale.

Viene il giorno in cui l'ambiente è diventato maturo per poter radunare i produttori di latte ad una proficua discussione, la quale vuol essere preceduta da una conferenza dimostrativa sull'utilità delle latterie sociali cooperative e sull'opportunità di farne una nel comune.

Questa conferenza può essere fatta da qualcuno dei promotori, se si trova fra questi la persona idonea, oppure si può chiamare persona competente dal di fuori. Non occorrono squarci di eloquenza, nè volate rettoriche, bisogna invece fornire dati numerici e nozioni pratiche, essendo che gli uditori non sono filosofi, nè scienziati, bensì persone di idee semplici e positive, che soltanto con mezzi semplici e positivi possono essere convinte e conquistate.

La conferenza, tenuta in giorno, ora e località adatta e consentanea alle abitudini del paese, desterà interessamento fra i produttori di latte convenuti all'adunanza. Se qualcuno degli uditori avrà obbiezioni a fare o schiarimenti o domandare, meglio così, ne nascerà una discussione che metterà in maggior luce la verità ed animerà i diffidenti e gli indifferenti, i quali formano di solito la maggioranza di un pubblico consimile.

In molti comuni di montagna sono le donne che si occupano delle vaccherelle e del relativo latte; sono desse che lo raccolgono, che lo sfruttano, quando pure lo sanno fare, e che trattengono i proventi della vendita del latte e de' suoi prodotti, quando la loro abilità e parsimonia arriva a tanto da conseguire dei proventi in denaro. Quelle donne devono dunque far parte dell'adunanza in discorso, perchè senza il loro consenso neanche il capo della famiglia si arrischierà ad impegnare il suo latte nella nuova latteria.

La conclusione dell'adunanza dove essere la nomina di un comitato che s'incarichi di compilare lo statuto della costituenda latteria, da presentarsi ad una prossima assemblea, e l'apposizione della firma d'adesione al programma di massima, per parte di quei produttori di latte che lo accettano. Questo programma scritto può limitarsi ad affermare la volontà degli aderenti di costituire la latteria sociale cooperativa, secondo i concetti fondamentali concordati ed ammessi nell'adunanza.

Il verbale della conferenza, la nomina del comitato preparatore e le firme di adesione formano un documento storico, pel quale si può dire che la latteria passa dal regno delle ciarle a quello dei fatti.

Il comitato può essere composto di tre od al più di cinque persone, fra le quali si troveranno i promotori ed i fautori della latteria. È desiderabile che vi siano rappresentati i diversi interessi dei produttori di latte e le diverse competenze legali, tecniche, ecc., ma tuttavia, in mancanza di queste persone competenti, si fa quello che si può, e d'altra parte abbiamo veduto uomini di limitata coltura ma dotati di buon senso e di buona volontà cavarsi d'impaccio benissimo in simili faccende, senza essere diplomati in qualsiasi cosa, perchè il buon senso suggerisce che quando non si possiede la sapienza si va a prenderla dove c'è.

4º _Atto costitutivo dell'associazione._ — Il comitato dopo aver esaminato diligentemente gli statuti che si è procurato da diverse latterie, ne compila uno che reputa il più adatto alle condizioni locali, discutendone uno per uno i singoli articoli, allo scopo di penetrarne profondamente lo spirito e di prevederne le conseguenze pratiche, una volta che lo statuto sia applicato e che la latteria sia in funzione.

Lo _statuto sociale_ è il contratto fondamentale che i soci stipulano per regolare i loro reciproci rapporti; la firma di accettazione stabilisce per il socio un vincolo che deve durare un certo numero d'anni, d'ordinario non meno di un ventennio.

L'elaborazione di questo statuto è dunque cosa della massima importanza, ed i membri del comitato preparatore sentiranno certamente la serietà del loro mandato, tanto più riflettendo che di solito l'assemblea approva lo statuto senza modificarlo o tutt'al più con qualche piccola variante, poichè dessa ripone fiducia completa nella brava gente che compone il comitato.

Lo scoglio di tutti gli statuti di tutte le cooperative è sempre la questione finanziaria. Almeno un articolo dello statuto deve indicare nettamente il modo con cui radunare il capitale occorrente all'impianto della latteria; sul qual argomento mi riserbo di ritornare più avanti. Superato anche questo scoglio, e messisi d'accordo i membri del comitato, si dirama il progetto di statuto in iscritto od a stampa a tutti coloro che si conoscono avere i requisiti per diventare soci della latteria e si invitano ad apposita assemblea per la discussione ed approvazione dello statuto e costituzione definitiva della latteria sociale cooperativa.

Intendiamo per _costituzione legale_ della latteria la costituzione fatta per atto pubblico, secondo le norme del _Codice di commercio_, vigente in Italia dal 1882.

Nei tempi remoti le consociazioni di latte si facevano colle minori formalità possibili, cioè senza patti scritti, senza firme di persone, senza registri di sorta; nelle mutue prestazioni di latte non si adoperava nè penna, nè carta per registrarne la quantità, ma s'indicava il numero delle secchie piene di latte mediante tacche fatte sopra un bastone di legno.

Ma dai tempi remoti a quelli d'oggi molta strada s'è fatta; l'istruzione ha progredito anche nelle nostre campagne, la cooperazione si è imposta anche ai nostri legislatori, il codice di commercio non è più espressione cabalistica, e la protezione che accordano le leggi dello Stato, come pure il rispetto alle leggi stesse, sono ritenute da tutte le persone assennate come indizio di civiltà e di progresso.

Il lettore ha capito che io consiglio la costituzione legale della latteria, secondo le norme segnate dal codice di commercio; precisamente queste norme si leggono all'art. 220 e seguenti, art. 91 e seguenti.

L'atto costitutivo deve essere steso da un _notaio_ presente all'assemblea dei soci o per meglio dire di quegli individui che intendono diventare soci e che colla loro firma affermeranno questa loro volontà.

Il notaio, che sa il fatto suo, farà un rogito, nel quale sarà registrata l'approvazione dello statuto e quanto altro ha relazione colla costituzione della nuova cooperativa. Siccome anche i componenti del consiglio d'amministrazione devono essere eletti in forma legale ed i loro nomi devono essere comunicati al Tribunale od alla Pretura, così, a risparmio di tempo e di denaro, conviene che i soci facciano nella stessa adunanza di costituzione l'elezione dei consiglieri della latteria, i quali devono essere scelti fra coloro che hanno firmato l'atto costitutivo. In tal modo il notaio registra in seguito all'atto costitutivo anche i nomi dei consiglieri d'amministrazione liberamente eletti dai soci.

La costituzione legale obbliga l'amministrazione della latteria a seguire certe norme riguardo le assemblee, i bilanci, la tenuta dei libri amministrativi. Queste norme, volute dal codice di commercio, sembrano a molti niente altro che superfluità, seccature, vessazioni, non compensate da equivalenti vantaggi. In vero se tutti i vantaggi offerti dal codice di commercio alle cooperative si riducessero all'esenzione delle tasse di registro e bollo dell'atto costitutivo (art. 228) e dei loro documenti o registri entro certi limiti di tempo e di capitale (legge 13 settembre 1874 n. 2077, serie II, sulle tasse di bollo), non ci sarebbe a rallegrarsi gran fatto dall'aver seguìto il codice di commercio, piuttosto che il sistema patriarcale antico, a base di buona fede reciproca e di parola detta piuttosto che di parola scritta.

Ma i soci devono considerare che i vantaggi materiali derivano dai vantaggi morali, che solo si ottengono mediante la costituzione legale dell'associazione, la quale dà valore di legge ai diritti ed ai doveri dei soci e dei relativi amministratori; affinchè ciò avvenga occorre che l'atto costitutivo, recante lo statuto sociale, sia approvato dal R.º Tribunale, il quale può del resto respingerlo o modificarlo, se non trova lo statuto conforme alle disposizioni del codice di commercio ed alle leggi dello Stato in genere.

Mercè la costituzione legale, gli amministratori sostituiscono la responsabilità del sodalizio a quella della loro persona, il che è di particolare importanza in tutte le operazioni finanziarie che cagionano onere all'associazione; e quando si tratta di ricorrere al credito non v'ha dubbio che le cooperative legalmente riconosciute siano favorite in confronto a quelle di carattere semplicemente confidenziale.

Non intendo sviluppare vieppiù questo argomento, perchè soverchia il mio compito. Molto ci sarebbe a dire prò e contro il principio della costituzione legale; ma venendo ai casi pratici, si osserva che le latterie che sorgono oggidì si regolano a norma dell'ambiente, ossia delle attitudini morali ed intellettuali delle persone che vi agiscono.

Del resto, chi volesse studiare la questione a fondo ricorra ai buoni libri pubblicati in questi ultimi anni in merito alle cooperative.[4]

CAP. V.

Questione di danaro.

Non si fondano latterie sociali senza danaro sul tavolo. Bisogna spendere per fare l'impianto della latteria, cioè preparare locali ed attrezzi; bisogna avere un gruzzolo alla mano per supplire alle spese d'esercizio almeno nei primi mesi, sinchè vengano riscossi i denari della vendita dei formaggi e sia avviata la circolazione di cassa; se lo statuto concede un determinato prezzo al latte, bisogna assicurarsi anche la somma occorrente a pagare il latte ai singoli soci. Prudenza vuole che sia preveduto il modo di colmare le eventuali lacune che si manifestassero in caso di cattivi affari della latteria. Occorre dunque il cosidetto _capitale sociale_.

Il comitato promotore deve stabilire il modo di radunarlo e questo deve essere sanzionato in apposito articolo dello statuto sociale, come ho già detto. Siccome la spesa grossa è quella richiesta dall'impianto, è naturale che il comitato stesso prima di presentare lo statuto all'assemblea debba fare studi e preventivi in proposito, pur evitando di limitare l'orizzonte della latteria in quanto riguarda l'indirizzo tecnico da dare alla stessa.

Ho detto spesa grossa quella dell'impianto. Ma qualcuno potrà opporre che certe latterie si sono fondate con qualche centinaio di lire appena, racimolate o qua o là sotto forma di donazione per parte del comune o di qualche altro corpo morale; esse spesero poco o nulla pei locali, che ebbero in affitto anche gratuitamente; da qualche benefattore ebbero gli attrezzi principali, come bacinelle, zangola, ecc. dagli stessi soci, che già li possedevano, tutt'al più comperarono la caldaia di rame. Sono encomiabili i corpi morali ed i privati che conferiscono sussidî per la fondazione di latterie sociali, sono ammirabili gli ingegnosi contributi di attrezzi e di materiali e di lavoro manuale che si videro applicati in certe latterie sociali, ma è bene affermare che queste sono le vie di ripiego e che se fossero le sole vie capaci di dar vita a latterie sociali, la parte maggiore e migliore delle latterie cooperative italiane oggidì non esisterebbe.

Insomma l'esperienza insegna che il capitale sociale occorrente per una latteria, atta a lavorare da 4 a 10 quintali di latte al giorno, varia da quattromila a dodicimila lire, secondo l'importanza dell'impianto e secondo che occupansi locali già esistenti oppure che si fabbrichino locali appositi.

Per procurarsi un capitale di parecchie migliaia di lire, il modo più equo e più razionale è certamente quello di cotizzare tutti i soci indistintamente, facendo loro versare una somma proporzionale al numero delle vaccine che possedono, somma che si può anche concretare sotto forma di _azioni fruttifere o no_, rimborsabili o no, per quanto lo permettono le risultanze dei futuri bilanci.

Per esempio, una latteria che abbia 250 vaccine inscritte potrà avere circa 10 quintali di latte al giorno, ritenendo una consegna media di 4 kg. di latte per ogni vaccina e dedotto il latte che ogni socio trattiene pel consumo della famiglia.

Per radunare un capitale di 10,000 lire bisogna imporre un azione di 40 lire per ogni vaccina; se però i soci escludono la costruzione del caseggiato, riducono l'acquisto degli attrezzi al minimo possibile ed approfittano di qualche facilitazione o donazione, allora il capitale occorrente può essere ridotto a circa 2500 lire, per cui basta l'obbligazione di 10 lire per ogni vaccina a raggiungerlo.

Questo sistema di reclutamento del denaro cammina speditamente finchè si tratta di proprietari che hanno qualche diecina di capi lattiferi, e che unitamente ad un certo grado d'istruzione hanno anche un gruzzoletto di soldi deposto sopra un libretto di risparmio, oppure nascosto in fondo del cassettone.

Ma quando si tratta di povera gente, che possiede una o due meschine vaccherelle, che a mala pena vive alla giornata, tirandola coi denti e forse con qualche arretrato da pagare, il sistema di reclutamento del capitale sociale in discorso incontrerebbe difficoltà gravissime. Se poi al vuoto della borsa si combina la scarsa preparazione degli animali e la debole fiducia nell'esito della latteria, si può essere certi che neppure un soldo anticiperanno codesti presunti soci.

Ed allora bisogna ricorrere ad altro espediente e cioè al prestito presso qualche istituto di credito o presso un privato. Non poche latterie furono sovvenute da Banche popolari, anzi talune si possono chiamare emanazioni di una qualche Banca popolare. Dunque i soci assumono un capitale a prestito, con obbligazione collettiva, a mite interesse, capitale da restituirsi a rate annuali entro un decennio, aumentate dei corrispondenti interessi maturati.

Con qual denaro si pagano le rate annuali? Col profitto della latteria. Infatti mettendo a parte soltanto un centesimo per ogni chilog. di latte lavorato, una latteria, per esempio, che dispone anche di soli 4 quintali di latte al giorno, mediante la trattenuta sugli utili spettanti ai soci di un centesimo per chilog. di latte, raccoglie 4 lire al giorno e quindi 1440 lire all'anno. Si vede dunque che così facendo, in dieci anni si pagano dei grossi debiti. I soci non si accorgono del centesimo loro trattenuto ed alla fine dell'opera si trovano comproprietari della latteria senza aver cavato colle loro mani un soldo di tasca.

Ma non tutti gli affari in cui entra quel coefficiente morale che è la fiducia procedono a rigor di logica e sopra una falsariga comune; fra le altre cose può darsi il caso che non tutti i soci si dichiarino solidali circa il prestito che intendono contrarre, ed allora bisogna che firmino il contratto i più fiduciosi, i più audaci ed i più danarosi, sostituendo così la loro responsabilità personale a quella della totalità dei soci.

I due sistemi di reclutamento esposti si possono anche associare, ossia si può stabilire che i soci paghino una piccola _tassa di compartecipazione_ per ciascuna vaccina inscritta nella latteria, tassa che può essere di qualche lira ed anche meno di una lira per ogni vaccina, poi procurare la parte più grossa del capitale mediante un prestito.

Il far contribuire i soci alla fondazione della latteria con un po' di denaro, sia pure pochissimo quando non possono darne molto, ha un alto significato morale, poichè è indubitato che l'interessamento dei soci pel buon andamento della latteria è più grande quando essi sanno che la latteria loro costa denaro spillato dalle loro tasche. Il concetto della solidarietà e della cooperazione trova in tal caso una più verace ed intima estrinsecazione.

Il sistema delle _azioni fruttifere_ è il migliore di tutti; ed i promotori della latteria non rinuncieranno a questo razionale mezzo di radunamento del capitale sociale senza aver tentato tutte le vie per applicarlo e farlo entrare nella convinzione dei presumibili soci.

Tra gli altri vantaggi che offre, esso permette di estendere l'ingresso all'associazione anche a persone che non siano produttori di latte; costoro diventano dunque azionisti interessati a far prosperare la latteria, così l'associazione attrae nel suo seno maggior numero di persone, prendendole nel ceto dei proprietari, dei professionisti, dei reddituari, ecc., tutta gente che oltre a fornir danaro, fornisce anche un elemento prezioso per occupare le diverse cariche sociali, poichè la loro media istruzione e la competenza negli affari amministrativi è di solito superiore a quella dei semplici coltivatori e poi possono più facilmente di questi trovare nella loro giornata quel tempo che occorre per eseguire le mansioni inerenti alla carica sociale loro affidata.

CAP. VI.

Lo Statuto sociale ed il Regolamento interno.

Ho detto che lo _Statuto sociale_ è il contratto fondamentale che regola i reciproci rapporti dei soci. Esso viene intercalato in totalità od in parte nell'atto notarile di costituzione della Società e viene depositato presso il R. Tribunale. Una volta omologato da questo Tribunale, lo Statuto sociale ha forza di legge, e quindi tutti i soci sono obbligati ad osservarlo ed a farlo osservare.

Non sarà dunque eccessiva la ponderazione sia nel compilare questo documento, sia nell'esaminarlo, interpretarlo e modificarlo prima della sua approvazione ufficiale.

Di solito le latterie in via di costituzione si procurano lo Statuto di qualche altra latteria e lo adottano dopo avervi introdotto quelle modificazioni che sono richieste dai particolari casi.

A facilitare il compito delle costituende latterie espongo anch'io un modello o saggio di _Statuto per una latteria sociale cooperativa_. È impossibile che desso risponda a tutte le esigenze di tutte le latterie, perchè ogni latteria ha la sua fisonomia particolare, ma c'è una quantità di articoli che possono e devono essere comuni a tutte quante le latterie.

Se il lettore avrà letto un certo numero di statuti di latterie sociali, ne avrà trovati di quelli assai lunghi e di quelli invece assai corti. Secondo me, questi estremi sono entrambi da evitarsi.

Infatti gli statuti troppo lunghi dicono molte cose di secondaria importanza, od anche inutili, perchè appartengono alle regole del buon senso, che tutti sono obbligati a conoscere ed a praticare; oppure sono troppo lunghi perchè si ripetono od amplificano cose già dette, quando pure non si contraddicono e non si confondono. Questi statuti imbarazzano la gente di campagna, che non ha l'abitudine del leggere e finiscono col non essere letti affatto.

Gli statuti troppo corti sono difettosi per questa ragione, che non considerando tutte le questioni caratteristiche di un'amministrazione a base industriale, lasciano adito all'arbitrio degli amministratori, come dei soci, quindi al disordine, alle parzialità, ai dissensi, alle lotte intestine, che portano quasi sempre alla morte della latteria.

Nel compilare il saggio di statuto che presento, mi sono tenuto lontano dai due estremi; vi ho contemplato le questioni essenziali al funzionamento della latteria, rimettendo le questioni secondarie al _Regolamento interno_; ho procurato di tenerlo in armonia alle prescrizioni del Codice di commercio, gli articoli che desso contiene li ho spigolati negli statuti di varie latterie sociali e di altre società cooperative. Piuttosto che roba mia, è dunque materia passata pel vaglio dell'esperienza di molte persone, e perciò spero che il lettore le faccia buon viso.

Il carattere sostanziale di uno statuto è dato dalla questione finanziaria, cioè dal metodo adottato per raccogliere il capitale necessario all'impianto della latteria. Nel mio saggio di Statuto ho adottato il metodo delle azioni, perchè parmi quello più logico, più facile ad essere capito ed applicato. Ma tutte le volte che le condizioni locali, ovverosia l'ambiente economico-sociale non ne consente l'adozione, vorranno i promotori della latteria fare al Titolo II «_Capitale sociale_» quelle varianti che saranno del caso prima di presentare lo Statuto.

A taluni sembrerà forse troppo minuzioso il contenuto del Titolo IV «_Ordinamento sociale_». Le norme che contiene non sono pedanterie, nè semplici formalità; anzi io sono convinto che più i soci si atterranno ad esse, più chiaro, speditivo e semplice sarà l'andamento della Società. Non seguendo quelle norme, si cade nei così detti sistemi patriarcali, ammirabili fin che volete quando sono a base di buona fede reciproca, ma che troppo facilmente generano arbitrii, confusioni e diffidenze.

È vivamente a consigliarsi che lo Statuto sociale venga stampato e poscia distribuito ai soci. Se questa massima viene accettata, è bene che nella adunanza destinata alla costituzione legale della Società ed all'approvazione del relativo Statuto, questo venga presentato all'assemblea in forma di bozza col nome di _progetto di statuto_, e che ogni persona facente parte dell'assemblea ne abbia un esemplare. Sarà anzi cura dei promotori di recapitare le dette bozze qualche giorno prima dell'assemblea a quelle persone che si conoscono o si presumono aderenti alla costituzione della latteria cooperativa.

Espongo anche un modello o saggio di _Regolamento interno per una latteria sociale cooperativa_, che sembrami adottabile ed applicabile nel maggior numero di latterie.

Il Regolamento riferisce quelle norme di secondo ordine, che sono più facilmente mutabili e che si possono anche modificare quando le circostanze lo richiedono. Mentre lo Statuto determina e scolpisce la fisonomia economico-morale della Società, il Regolamento considera le operazioni interne della latteria nei loro rapporti coi singoli soci e precisa le mansioni del personale assunto con retribuzione.

Mentre che non si deve chiedere all'assemblea dei soci modificazioni allo Statuto se non in casi di alta importanza, e colle volute garanzie di forma, il Regolamento essendo materia più plastica e più pedestre, può e deve essere ritoccato tutte le volte che il Consiglio d'amministrazione lo creda utile: questo però sempre col consenso dell'assemblea.