Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine
Part 8
E peu el _Gernet_ là in faccia, e peu in sostanza I caseggià de tutta la _Brianza_.
Eguale amenità di posizione ha _Besana_ divisa in due frazioni inferiore e superiore. Qui è la delizia Dragoni, e qui nel 1834 fu ampliata l'antica chiesa di Santa Catterina, venendo ridotta a tre navate, la maggiore delle quali ha la larghezza di circa braccia 14 sopra 66 di lunghezza totale. Fu un danno alle giuste proporzioni della chiesa che il valentissimo architetto Moraglia, il quale ne diede il disegno, abbia dovuto valersi della vecchia in quel tutto che potè. Nulladimeno anch'ivi appare la stessa perizia d'architettura che scorgi nell'attiguo oratorio dei Santi Luigi e Carlo, disegnato dallo stesso Moraglia.
Non si lascino innosservati i giardini di casa Prinetti, ove è uno studiato disordine di ajuole, di vigne, di boschetti, di praticelli, di frutteti, di spalliere, di tempietti, di case, di pescaje; come pure le belle case Delfinoni e Zappa la qual ultima fu disegnata dalla mano stessa che disegnò l'oratorio anzidetto. È notevole Besana pei suoi setificii.
La costa che da qui corre fino a _Monte_ gode incantevoli punti di veduta; è ridente di tutte le bellezze dell'agricoltura, e tra il verde dominante mostra la bella abitazione campestre Mazzola con giardino di recente costruzione, _Montereggio_ di proprietà Carnaghi, la villa Toffetti non ancor terminata, e il vistoso casino Lurani posto al sommo della costa.
Così stanchi ma non sazj di un lungo passeggiare ci riduciamo a sera alle care amenità di Monticello, ove troveremo ingenua schiettezza, universale cortesia, aria piena di vita, continuata variazione di scene sempre amene e sempre belle.
CAPITOLO SESTO.
DA MONTICELLO AD OGGIONO.
_Barzanò. — Cremella. — Cassago. — Il Baciolago. — Veduggio. — Bulciago. — Nibionno. — Sibrone. — Masnaga. — Barzago. — Crippa. — Madonna d'Imbevera. — Perego. — Rovagnate. — Cereda. — Monticello. — Santa Maria Hoè. — Campanone di Brianza. — Castelli di Brianza e di Nava. — Teodolinda. — Melodie briantee. — Caraverio. — Dolzago. — Sirone. — Molteno. — Ello. — Oggiono. — Imberido. — Sala. — Annone. — Lago._
Siamo nel centro della Brianza, nei luoghi de' più variati ed ameni prospetti. La terra che ci sorge dinnanzi e ci ravviva il desiderio di giungervi quanto più le siamo d'appresso è _Barzanò_, villaggio che vanta una storia abbastanza antica, per non far credere come veri certi antichissimi avvenimenti che una popolare credenza vorrebbe ammettere, ma da rifiutarsi in un tempo in cui la filosofia della storia fece sì luminosi progressi, e richiama tutto all'esame della critica. Talvolta uno storico dei giorni nostri può parere ignaro d'alcune notizie; ma il fatto è che anche sapendole, ha creduto bene di ometterle, come quelle che non reggendo alla prova, avrebbero infarcito il suo libro di opinioni grossolane e lo avrebbero messo in derisione presso coloro che nella storia non vedono solamente un ammasso di avvenimenti, ma un'opera di filosofia[20].
Viene a trovarsi Barzanò alle falde e in parte sul pendìo d'un insensibile poggio, che vede assai davvicino verso oriente l'altra vitifera collina di _Sirtori_, la quale a schiena di cammello si allunga e procede fino al maestoso Sangenesio. Un piano circolare tutto popolato di casali, variato di laghi e di ben coltivate campagne, di casolari, di palazzetti, di chiese, vedi aprirsi a settentrione. La vista poi rialzandosi dal fondo della valle corre a ponente per vette sublimi di monti fino alle ghiacciaje della Savoja. Nell'interno del paese i ruderi d'un antico castello, ruinato nel 1222 dal demagogo Ardigotto Marcellino a capo d'una banda di militi milanesi, potranno rammentare i tempi del feudalismo, ma giaciono muti come il cadavere d'un eroe. Non sarebbe improbabile che avesse servito di sede ai conti Sigifredo, Ugo e prete Berengario padre e figli, signori di questa terra, che poi ribellatisi contro l'imperatore Enrico di Germania furono posti al bando dell'impero, e il loro feudo per concessione reale dato al vescovo di Como (1015).
Meglio conservato dei castello è l'attiguo battistero, oggi chiesa di San Salvatore, che alcuni vorrebbero avanzo del paganesimo ma che dalla configurazione appare opera de' primi tempi cristiani, sebbene non abbia che una sola nave con vôlta pesante, variata da una tazza e sostenuta da piloni variati. È evidente però che la parte anteriore è più recente della restante. Nel mezzo è la solita vasca battesimale, ottangolare, di marmi, colla circonferenza di sette braccia ed oncie tre, ed alta un braccio ed un terzo, girata di fuori da un gradino di sarizzo e nell'interno da due gradini di marmo a pezzetti bianco e rossi alternati. Sull'unica porta d'ingresso, molti rabeschi, che erano parte integrale delle prime chiese cattoliche, fregiano una rozza immagine della Vergine che appare di mezzo all'arco. La capra che spicca da questi ornamenti è uno dei fregi della simbolica architettura della prima cristianità e raffigura i peccatori, i quali nella chiesa trovavano un rifugio, un perdono. Il culto del paganesimo in questa terra è attestato da tre cippi ora collocati in questa medesima chiesa. Una, scoperta nel 1821 dall'egregio signor consigliere Celestino Mantovani uomo versatissimo negli studj della storia, e votiva a Giove e Summano dio de' fulmini, dice, secondo i supplementi del chiarissimo archeologico dottor Giovanni Labus, _Votum Solvit Libens Merito_ JOVI AL-TO (_vel_ ALTITO_nanti_) _et_ SUMM-ANO FELICI-ANUS PRI-MIUS CU-M-SUIS _Locus. Datus. Decreto. Decurionum._ Altre due ricordano un Novelliano Pandaro, quasi inintelligibili ma anch'esse secondo lo stesso antiquario dovrebbero dire:
I.ª
_Jovi Optimo Maximo Novellianus Pandarus ex voto pro se et suis omnibus aram deo donum posuit._
II.ª
_Novellanus Pandarus Jovi optimo maximo votum soluto libenter merito pro se rem domum fecit quum diis deabus omnibus dono dedit._
Ma usciamo dall'antico, e vediamo attiguo al battistero la casa S. Pellegrini, altra delle villeggiature di Balestrieri, ed ora proprietà del già nominato signor consigliere Mantovani, che intende ridurla fra poco a forma migliore. Saliamo quindi alla chiesa parrocchiale di recente costruzione che non manca di merito; ha tre navate corinzie; è disegno del professore Magistrelli; con chiaroscuri de' fratelli Palazzi di Milano.
Magnificenza ed eleganza abbellirono la villa Pirovano, una delle migliori della Brianza, che occupa un ricinto di più che cento pertiche di terra, con casino a sala svizzera, sala da bigliardo benissimo addobbata e superiormente sala chinese che ritrae vivamente le foggie di quella nazione. Risponde a questo un appartamento rusticale a modo di castello elvetico a cui danno maggior verità i merli dei ricinto. Qui fiori e frutti destinati dalla natura ad altri climi, sotto altri cieli; qui lago, qui isoletta, e monumenti d'affezione, qui boschi di platani e di pini, e fonti di limpid'acque, e tortuosi viali, e tempietto, e grotte, e capanne rustiche al di fuora, al di dentro abbellite da gabinetti, e torre rotonda con ricca armeria, e cippi sepolcrali, e di là poco discosta feconda ragnaja (_roccol_). Spiace però il vedere apposte a tanti bellissimi luoghi un ribocco d'iscrizioni poco lodevoli per senso e per lingua. Siane di prova questa sì male espressa
Mal sì non s'alloggia Che non sia peggio star fuori alla pioggia
collocata sull'ingresso d'una capanna. E quell'altra apposta al monumento che ricorda un'amante perduta con parole fredde, inarmoniche:
Egual candor giammai di qua non fucci
Lo stesso si dica di quelle all'ingresso della torre, che sfigurano assai più trovandosi in compagnia d'alcune piene di verità e di sentimento, come sarebbe la seguente:
_Qu'heureux est le mortel qui du mond ignoré_ _Vit content de soi meme en un coin retiré._
E ripetiamo pure questa sentenza e riteniamola per moralissima, fino a quando il nostro ritiro dal mondo non sia prodotto da misantropia, da alterigia, da infingardaggine.
I Barnabiti possiedono qui una delizia autunnale e nella loro chiesa recente sono da vedersi i due angioli dello scultore Monti.
Uscendo da Barzanò, dalla parte d'occidente, si arriva ad un trivio d'onde, prendendo la strada più ascendente, costrutta nel 1826, si sale a _Cremella_, ove i Kramer possiedono un giardino all'inglese, e nel già convento delle monache, fondato dalla regina Teodolinda, hanno una fabbrica di cotone.
Di là si progredisce a _Cassago_, che molti pretendono sia il Cassiciaco, dove si ritirò Sant'Agostino presso Verecondo gramatico, mentre si preparava al battesimo. Qui merita essere veduto il vasto palazzo Pirovano-Visconti, e la chiesa decorata dei recenti freschi di Carlo Ronchi. Oh se io fossi, senza danno d'alcuno, possessore del _Baciolago_! sclamai la prima volta che mi venne veduta questa deliziosissima collina poco discosta da Cassago, coi suoi viali a chiocciuola, colla sua vista portentosa, con quel tutto insieme che la rende sì ricercata e vagheggiata. Oh fosse perenne la vita! dove goderla più felice? Se non che il poco discosto monumento sepolcrale Visconti che si sta erigendo dall'architetto Clerichetti, ricorda che passano come un lampo i giorni dell'uomo tra i cenci e la porpora, tra le delizie e le miserie.
Come il Baciolago arresta lo sguardo colle bellezze della sua posizione, così la chiesa del vicino _Veduggio_ colla sua grandiosità chiama a sè gli sguardi di chi mira dalle circostanti collinette e pianure. Sorse nel secolo decimosettimo per le pietose largizioni d'un frate Domenico Cruceolano, del quale conservasi nella segrestia il ritratto sotto cui si legge la seguente iscrizione:
R. D. JO. DOMENICUS CRUCEOLANUS VULGO DE CUZZOLANT, FILIUS DOMINI JOANNIS BAPTISTÆ ECCLESIASTICÆ DISCIPLINÆ GENERALIS PREFECTUS AC MONIALIUM, SANCTÆ REDEGUNDÆ, SANCTI AUGUSTINI, P. LUDUVICÆ, PHILIPPI NERII, AC ALIORUM PROTECTOR, TEMPLI HUJUS, POPULIQUE EXIMIUS PERPETUUSQUE BENEFACTOR ÆTATIS ANNORUM 78 OBIIT 29 MAII 1684[21].
Questo edificio ha quattro tribune nel piano superiore, che comunicano colla chiesa, mediante scala di vivo comodissima, e visibile stando in chiesa; quattro stanze al piano inferiore che mettono tutte nella chiesa per mezzo delle cappelle, così che i sacerdoti senza essere veduti ponno passare dalla sagrestia ad ognuna di esse. Il buon organo di Luigi Marone di Varese nella cantoria disegnata dal Moraglia accresce il suo decoro. Un difetto ravvisato a prima vista in questa chiesa è l'angustia del coro, a cui fanno ala due spaziose sagrestie adorne di pregiati quadri. Alla maestosa facciata di pietre lavorate corrisponde assai bene il sacrario, fatto con buon ordine, e due gradinate assai alte di sarizzo, ciascuna delle quali fiancheggiata di piedistalli che sarebbero stati abbelliti di statue, quando la morte del Cruceolano non avesse lasciata l'opera incompiuta. A questo motivo dobbiamo pure attribuire l'essere rimaste vuote le quattro nicchie sulla facciata. La torre di vivo, d'ordine corinzio, colla cupola di rame ed alta più di settanta braccia, a cui si ascende per centoventi comodi gradini, è uno de' punti preferibili per godere la veduta della Brianza. Peccato che le sue campane non corrispondano a tutto il rimanente! Il cadavere dell'ottimo frate, a cui è dovuto anche questo campanile, fu sepolto in questa medesima chiesa, sotto l'altare della Madonna, come era sua intenzione. La vicina e vasta casa parrocchiale con bel giardino adorno di cipressi, fu da meschinissima che era, ingrandita e resa più comoda dall'attuale parroco D. Nazzaro Perego.
Queste case de' curati sono pure i tranquilli soggiorni! lussi moderati, discreta pulitezza, pace ignota a chi si avvezza tra i frastuoni del gran mondo. Sotto questi tetti la rondine fa sicura il suo nido; i piccioni calano dalla colombaja a bezzicare i grani nella corte; il poverello viene colla certezza di non partire a mani vuote; la povera vedovella vi trova consigli e conforti più che di parole; gli sposi vi entrano con lieta baldanza, e proferiscono in privato quella promessa che sarà poi santificata all'altare. Da queste placide case esce sulla sera un uomo di soave aspetto con una campestre e decente libertà, col breviario sotto le ascelle, attraversa il villaggio, riverito da tutti, ora s'arresta ad accarezzare uno stuolo di ragazzetti che al suo venire sospendono i giuochi e corrono a deporgli un bacio sulla mano, ora si sofferma per un applauso, ora per un rimprovero, finchè entrato nella via dei campi, guarda il colore rubicondo del sole che tramonta, apre il suo libro, e recita i salmi. Scena affettuosa che mi si offerse in più luoghi della mia Brianza!
Oh bel teatro verdeggiante e vago Di ville e piante e d'aurea luce ed ombra Sparso così che sembra opra di mago!
Questi versi di Pindemonte si acconciano assai bene al delizioso _Bulciago_, coi suoi bei giardinetti, col suo ampio palazzo Taverna, coi suoi vitiferi ronchi, coi piccoli ma bei casinetti Sangalli e Rusca, coll'attiguo _Samarino_, ove è operosa fornace di argilla.
Di qui proseguendo per vie tortuose giungerai a _Nibionno_, poi a _Sibrone_ a quindi a _Masnaga_, infine alla _Costa_ ove ti arresterà la vasta piazza declinante, fregiata di cappelle, colla chiesa dell'Assunta, amplificata e ridotta, secondo il disegno del più volte citato Moraglia, a vaga forma, a tre navate, laddove prima non ne aveva che una.
Per una strada solitaria e sepolta fra i boschi, tornando verso oriente giungesi a _Barzago_, paesello distinto per la sua alta torre, poco discosto della via grossa che da Monza guida a Lecco, dalla quale noi siamo usciti a Barzanò. In questa terra si distinsero nel secolo XV. gli Isacchi favoreggiando Francesco Sforza; due secoli dopo (1647) essa divenne feudo della famiglia Brebbia, che possedeva pure il vicino _Crippa_, ove è a vedersi tuttora quasi intatto un robusto castelletto feudale. Riprendiamo ancora, dopo il giro che abbiamo fatto, la strada maggiore al luogo di _Bevera_, presso cui è il santuario della _Madonna_, meraviglioso convegno, agli 8 di settembre, di contadini, di negozianti, di possidenti, di ricchi, di plebei, di nobili; la più celebre delle nostre sagre, e sicuramente del Comasco e del Milanese, a descrivere la quale basta appena il buon numero di pagine, animate ed eloquenti, onde si chiude il divulgato racconto che porta appunto il titolo di _Madonna d'Imbevera_.
Qui la Brianza presenta un bacino, che dal paesello principale porta il titolo di _Valle di Rovagnate_. È chiuso a mezzodì dall'altura, su cui stanno Barzago, _Brongio_ e _Perego_, luogo d'antica fortificazione presso il quale è posto Rovagnate paese mercantile colla chiesa rialzata sopra una collina, e cinto dalle terricciuole di _Cereda_ e _Monticello_. Da oriente la valle prosiegue fino alle falde del Sangenesio e termina a Beverate; a settentrione è chiusa dai monti di Galliano su cui stendesi la striscia di case chiamate _Santa Maria Hoè_, dove si tiene settimanale mercato sulla piazza d'un convento di Serviti soppresso, attiguo al quale sorge una bella chiesa d'ordine corinzio. Quel mercato umile in tutto il resto dell'anno assume l'aspetto della più alta importanza nel mercoledì della settimana, in cui presso a poco comincia il riccolto dei bozzoli, convenendovi i proprietarj nostri e forestieri, i filatori, i curiosi per istabilirvi il prezzo di sì vistosa produzione dei nostri paesi.
A questo monte succede il così detto _Monte di Brianza_, che piegando poi alquanto ad occidente chiude da questa parte la valle di Rovagnate. È volgare opinione che questo bacino fosse un lago e che venisse poi rasciugato da quella regina Teodolinda, mito storico, alla quale si riferisce tutto ciò di cui non si sa rendere altrimenti una ragione. La qual regina, sempre secondo la popolare credenza, aveva sul monte di Brianza un suo palazzo, posto dove sorge il famoso campanone destinato a chiamare i popoli briantei nei loro comizii. Ivi difatti rimangono ancora ruderi di castello ed un cascinotto chiamato _Porta Vedra_, forse _porta vetus_. Chi va più innanzi colle opinioni crede che vi sorgesse una città distrutta da Barbarossa, ma non v'è storico nè contemporaneo nè posteriore che comprovi questa vulgare credenza. Nel castello di _Nava_ posto su questo medesimo colle si vedono ancora alcuni freschi raffiguranti una caccia di caprioli e cinghiali, molto somiglianti a quelli di San Giovanni di Monza, onde si vuole che ricordino la memoria della celebre regina. Ricchezza di questa valle è una quantità di pudinga, diversa dalla comune per cui è dagli abitanti chiamata moléra e se ne fanno mole di macina, principalmente alle _Cassinette bianche_; a Nava, a _Giovenzana_, a _Calliano_. Ma per essere in luogo molto disagiato le mole ben di rado giungono intatte al piede del monte, per quanto siano, a riguardo della loro durezza, preferibili a quelle di tutta la Brianza. I valligiani di Rovagnate hanno bellissime canzoni popolari, nascoste sotto la corteccia di ruvide espressioni. Il signor professore Samuele Biava ricercando i vestigi delle più poetiche tradizioni popolari pei monti di Lombardia, vi ritrovò come R. Burns per quei di Scozia, e V. Bellini per quei di Sicilia, alcune arie canore, che fanno testimonianza dell'indole morale dei volghi, come i frutti dell'indole fisica dei paesi da essi abitati; e di quelle voci che sono i suoi ritmi come echi, che più lontane, più intelligibili a tutti espanderanno le parole. Noi però staremo paghi a quelle della sua valle materna, di cui ne intese alcune e le ridusse in forme poetiche. E giacchè me ne volle far dono io le do a' miei lettori per compensarli della noja che vien loro da interminabili descrizioni.
EPISTOLETTE RUSTICALI
o
MELODIE ITALICHE DELLA VALLE DI ROVAGNATE
MESSE IN LUCE DA SAMUELE BIAVA.
I.ª
IL PENSIERO MISTERIOSO.
Se così su su fra i nugoli Ti sollevi, o pensier mio, E frenar non sai quell'impeto, Che trascorre col desio, Tu sarai di te la vittima, E per prova il so ben io! _O pensier, affè, dirò,_ _Se tu vivi, io morirò!_ Deh, non va così fantastico Oltre i termini segnati, Dietro beni dai frenetici Sempre indarno ricercati! Deh, non va seguendo i reprobi, Dove avrai molesti fati! _O pensier, affè, dirò,_ _Se tu vivi, io morirò!_ Sta nell'ansia de' tuoi palpiti Una trista ricordanza, Come ai sibili del turbine Sta fra l'onde la speranza! Contro i guai, che ti minacciano Col pentirti avrai possanza! _O pensier, affè, dirò,_ _Se tu vivi, io morirò!_ Non ti affanna di raggiungere Sulla strada più romita Un intento inaccessibile Al destino della vita! Qual selvaggio, qual ignobile Ogni meta avrai smarrita! _O pensier, affè, dirò,_ _Se tu vivi, io morirò!_
II.ª
L'IMMAGINE DEL PRIMO AMORE.
Su pel monte snella snella Nell'ascender pastorella Mi lasciò: _Dove mai senz'essa andrò?_ Io m'inerpico affannoso Per sentiero mal sicuro, Mentre il passo frettoloso Ella volge all'abituro. E la incognita bellezza Nel fuggir da quell'ertezza Mi turbò: _Dove mai senz'essa andrò?_ Colla voce schernitrice Il suo cor, che non è pio, Odo lunge, che mi dice, O pastor, ten sta con Dio! E quest'anima negletta, Prigioniera sulla vetta Si fermò: _Dove mai senz'essa andrò?_
III.ª
LA MATTINATA.
Or che l'alba rinnovella Della vita l'esultanza, La tua gaia fenestrella Apri all'aura di fragranza, Nunziatrice, o verginella, Della vigile speranza, Che ti manda in un saluto Di quest'anima il tributo! Di rugiade inebbriati Son gli aromati del fior, E di lagrime innaffiati I sorrisi dell'amor! Viene il limpido momento Al tuo placido soggiorno, E con l'ilare concento Dell'augel ti reca il giorno, Quel sospiro del contento Suscitando intorno intorno, Che ti manda in un saluto Di quest'anima il tributo! Di rugiade inebbriati Son gli aromati del fior, E di lagrime innaffiati, I sorrisi dell'amor!
IV.ª
UNA ROSA.
Vedi rosa, che si rende In un giorno inaridita, Da quell'alba, in cui la vita Tra gli aromi, tra la porpora Esultando dispiegò! E pur gajo si distende Sulla sera l'orizzonte Oltre il vertice del monte, Su cui candida con Espero Già la luna s'affacciò! Ecco un nugolo, si accende, Guizza il fulmine, rintrona, Sparpagliata la corona, È dal nembo, che già rorida, Sotto il sole sfavillò! Tal con lugubri vicende È dell'anima il destino: Ebbe il limpido mattino Del sorriso, e nelle tenebre Col sospiro trapassò.
V.ª
UNA FOGLIA DI ROSA.
Vedi foglia, che del vento Via con l'impeto cammina, Col torrente pellegrina Corre, sperdesi su margine Di un inospite squallor. Così mesto un sentimento Va con essa fra le prove, Della vita, non sa dove... Ma là dove sarà polvere Anche il serto dell'allor.
Proseguendo per una ripida discesa cali alla _Mojacchina_ ove la gora di Bevera s'allarga a guisa di laghetto, anima filatoj e mulini, e prosegue il suo corso per gettarsi poi nel Lambro. Ed eccoci a _Caraverio_, abbellito dalla villa Aureggi, presentemente Nava, amena di vitiferi ronchi. In essa Vincenzo Monti soleva godere l'ospitalità del cortese Luigi Aureggi pel quale nel suo giorno natalizio detava un voto poetico in questa medesima villa. Due altri augurj d'eguale natura facea per Teresa moglie di esso poeta, uno dei quali comincia:
Non avea le porte ancora Ben dischiuso al dì l'Aurora, E nel cielo ancor splendea L'alma stella Dïonea, Quando io sazio di riposo Di mia cuccia uscia, bramoso Di mirar sull'ardue cime Di Brianza il sol sublime Sollevarsi e de' colori, Che la notte avea rapiti Rivestendo l'erbe e i fiori, Ridestar co' dardi igniti Nelle cose la sopita Allegrezza della vita.
E termina
E già chiaro il sol vincea Di Brianza l'emisferio, E di schietti raggi empiea Il vallon di Caraverio. Lieto alzando a lui la fronte: Salve, dissi, eterno fonte Della luce come pura Tu la vibri alla Natura! ec.
Vidi più d'una volta il venerabile vecchio seduto fuori di questa villa intendere il mancante acume degli occhi ad osservare le bellezze della natura e il tumulto di chi andava, l'otto di settembre, alla Madonna d'Imbevera. Io, a quei tempi, fanciullo non scorgeva in lui che un povero sgraziato; ignorava quale favilla d'ingegno animasse quelle membra logorate.
Le molte pudrighe di Caraverio sono miste a piriti assai brillanti.
_Dolzago_ che gli sta appresso è tagliato dal torrentaccio che cala dai monti di Nava e che dà moto ad alcuni filatoj d'Ello, Cogoredo e Dolzago. Lasci a manca _Sirone_ posto in un fondo uliginoso, ricco di torba, della quale si potrebbe trar un utile e alla combustione ed al concime, poichè ognun sa quanto la cenere di essa giovi ad impinguare i terreni. Qui sono le più ricche cave di pudinga di compattissima grana, onde si fanno moltissime mole da mulino; a ponente di Sirone è _Molteno_ colla chiesa posta sur una vetta piramidale. A Dolzago è benemerito il nome del conte Annoni che mise a coltura molti boschi e che possiede un casamento colonico dipinto a guisa di palazzo, e un vasto filatojo al casale di Zero. Ad _Ello_ poi, terra di molti setificj, ha la sua delizia campestre con bel giardino; a cui farà bella compagnia fra poco la casa Prinetti che si sta rinovando.