Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine
Part 4
Oh beato terreno Del vago Eupili mio, Ecco al fin nel tuo seno M'accogli; e del natìo Aere mi circondi; E il petto avido inondi! Già nel polmon capace Urta sè stesso, e scende Quest'etere vivace, Che gli egri spirti accende, le forze rintegra, E l'animo rallegra; Però ch'austro scortese Qui suoi vapor non mena, E guarda il bel paese Alta di monti schiena, Cui sormontar non vale Borea con rigid'ale. Nè qui giaccion paludi, Che da lo impuro letto Mandino a i capi ignudi Nuvol di morbi infetto; E il meriggio a' bei colli Asciuga i dorsi molli..... Io de' miei colli ameni Nel bel clima innocente Passerò i dì sereni Tra la Beata gente, Che di fatiche onusta, È vegeta e robusta. Qui con la mente sgombra, Di pure linfe asterso, Sotto ad una fresc'ombra Celebrerò col verso I villan vispi e sciolti, Sparsi per li ricolti; E i membri, non mai stanchi Dietro al crescente pane; E i baldanzosi fianchi De le ardite villane; E il bel volto giocondo Fra il bruno e il rubicondo; Dicendo: Oh fortunate Genti, che in dolci tempre Quest'aura respirate, Rotta e purgata sempre Da venti fuggitivi, E da limpidi rivi! A voi il timo e il croco, E la menta selvaggia L'aere per ogni loco De' varj atomi irraggia, Che con soavi e cari Sensi pungon le nari.
Un rettifilo di via separa la _Santa_ da _Arcore_ terra lusinghiera pel ridente prospetto delle sue case, dove troverai un'antica chiesa ruinata[10], ed una nuova degna di visita, e i palazzi d'Adda e Giulini, due dei molti di cui vedrai prodigiosa ricchezza nelle terre di Brianza.
Ai quali Giulini toccò per eredità materna il principesco palazzo Belgiojoso del vicino _Velate_ con sì estesi poderi, che li rendono i più facoltosi signori di quei contorni e d'un buon tratto di paese all'incirca.
In questo palazzo ti tornerà piacevole vedere i freschi onde Vitale Sala abbelliva la sua natale Brianza, che doveva vantarlo fra i suoi primi ornamenti, ma perderlo quando aspettava la conferma delle grandi speranze concepite.
Gian Paolo Osio d'Usmate, quel desso che Manzoni condannò nei _Promessi Sposi_ ad un'obbrobriosa celebranza sotto il nome d'Egidio, il seduttore dell'incauta Geltrude, gittò in un pozzo di Velate la monaca Benedetta Felicia Omati che avea trafugata dal convento di Santa Margherita di Monza, dopo averle fracassate le tempie con molte scalciate d'archibuso, onde, sebben cavata fuori, pochissimi giorni dopo ne morì. L'Osio caricato di questi e d'assai altri delitti fu messo al bando, confiscati i suoi beni, rasa dalle fondamenta la sua casa in Monza. Salvatosi presso un amico, sperando aver bene, vi trovò quel fine a cui riescono il più delle volte questi ribaldi; in luogo di protezione e salvezza ebbe dall'amico tradimento e morte.
Rimettendoti sulla strada postale di fronte a Velate avrai _Usmate_, patria di Guidotto, che fu console dei nobili milanesi nel 1100, quando questi per un trionfo della parte plebea avevano dovuto abbandonare la città portando nell'esiglio il feroce desiderio della vendetta e del sangue. Passando per di qui osserverai il palazzo Ali-Ponzoni col suo giardino, e il buon fresco della _Vergine_ con _San Giovanni Battista_ e _Santa Margherita_ nella chiesa parrocchiale.
Se ti venisse vaghezza di uscire dalla via principale, giunto che tu sii ad Arcore, potresti piegare a destra e per una via tagliata attraverso a fertili campagne recarti ad _Oreno_, indi a _Vimercate_, terra d'antica apparenza, ricchissima di memorie, feudo già dei De-Capitani, poi dei Secco-Borella, finalmente dei Trotti, per aver la contessa Giulia Borelli maritata Trotti riportata la vittoria contro il fisco e mantenuto l'imperio misto a favore del senatore Trotti suo figlio. Tanto ci è detto anche nella quasi inintelligibile iscrizione imbiancata sulla piazza della chiesa principale. Ogni ingresso nel borgo presenta un aspetto di passata grandezza, con segni evidenti d'antichità. La chiesa della Madonna, di architettura barocca, è grande, ricca e decorata d'un bel pallio d'argento cesellato; la chiesa di Santo Stefano del secolo XIII. mostra sulla sua tazza logori freschi di merito non comune, ed ai suoi fianchi una torre del 1261. Il palazzo e giardino De-Pedris ponno intrattenere per qualche mezz'ora piacevole il viaggiatore, che indarno però ricercherebbe qui il sorriso di molte altre terre briantee; non pendici di soave declino, non azzurri laghetti, non serie di palazzi, non continuo passaggio. Il suo collegio convitto, attraverso a varie vicende non sempre favorevoli, pervenne sino a noi e sussiste tuttora. Vimercate fu capo della Martesana nei tempi feudali, municipali e ducali; venuti gli Spagnuoli vi posero un vicario togato della Martesana che si eleggeva ogni tre anni, potendo però essere subito confermato. Francesco Sforza nel giardino di casa Corio, in Vimercate, dopo aver ridotta la città di Milano alle più strazianti miserie dell'assedio, per la smania di dominio, sottoscrisse ai 29 febbrajo 1450 i capitoli che lo dichiaravano successore dei Visconti. Nei tempi delle contese popolari e patrizie qui si distinsero i Rustici ed i Melosi che, cercando il vantaggio privato, cagionavano la ruina della patria.
Uscendo dalla porta opposta a quella per cui entrasti eccoti sur un tratto di via spopolata d'uomini e di case, melanconica, che per lunghi rettifili e per successive svolte dopo due miglia e mezzo di cammino, lasciando a destra il solitario _Carnate_, ti ridurrà ancora ad Usmate ove siamo già pervenuti per altra strada più ampia, più allegra, più variata.
Ed ecco, poco dopo calati dalla scesa settentrionale, sorridere dappresso lagotica faccialta della _Pirovana_, che deve tutta la sua bellezza a don Cesare Gherghentini, il quale con singolare magnificenza, elevando case, costruendo giardini, grotte, vigneti, strade acclivi, trasportò tutto il tripudio della bellezza su questo sito prima boschivo ed inameno, e chi sa dove sarebbero riusciti i suoi abbellimenti, se morte immatura non avesse troncata la vita d'un uomo, che tolto il danaro all'oziosità degli scrigni lo versava nelle mani degli artisti, degli agricoltori.
Se ti prendesse voglia di scender dalla costa occidentale di questa amenissima collina riusciresti a _Lomagna_, ove nulla ti invita, se ne eccettui il palazzo dei marchesi Busca, che n'erano i feudatari e quello, meglio grandioso che vago, recentemente costrutto per la dimora del curato; di qui corre una strada comunale a _Bernaga_, _Cassina Bracchi_ e _Casate Nuovo_ ove giungeremo d'altra parte.
Più bello, più ridente, più frequentato è _Osnago_, a cui perverrai, proseguendo per la strada principale, lasciando a destra _Ronco_, _Bernareggio_ e qualche altro paesello o di poche attrattive, o di bellezze comuni. Vuoi un testimonio dell'antica magnificenza? entra nel palazzo Aresi-Lucini, già abitazione de' feudatarj di questa terra, a cui sta dinanzi una larga spianata quadrilunga; ami piuttosto ricrearti coll'aspetto dell'eleganza moderna? t'aggira per le sale, pei viali, pei boschetti, pei disordinati andirivieni del palazzo e del giardino ove il cavaliere don Paolo De-Capitani vice-presidente dell'Imp. R. Giunta del Censimento Lombardo-Veneto viene di frequente ad innebbriarsi d'un bel cielo, d'un'aria dolce, d'un clima temperato. La chiesa parrocchiale più elegante che il campanile, è abbellita di buonissimi quadri e d'un presbitero eseguito in noce sul disegno dell'illustre ornatista professore Giuseppe Moglia. Ma ti duole fra tanta amenità di vedere come la via ond'è tagliato il paesello, dopo superata la chiesa proceda verso tramontana, stretta, a gomiti, a sghimbescio e poi superato il palazzo Aresi d'improvviso si avvalli prima di correre di nuovo larga e piana. Ignoriamo il motivo di questo sconcio, l'unico che si trovi da Milano infino a Lecco, ma speriamo, che non potrà tardare un necessario miglioramento. Qui veniva frequentemente il santissimo poeta Passeroni nella casa ospitale dei Crippa, e dalle tante bellezze ond'era circondato, tolse forse qualcuna di quelle descrizioni che riboccano nel suo poema e nelle sue rime.
Succede ad Osnago _Cernusco Lombardone_ collocato alle falde della piramidale _Montevecchia_ cui discerni alle vette circostanti, all'albero che soverchia la chiesetta di San Bernardo posta sulla cima più orientale. O viaggiatori visitate quel sito allorchè l'autunno invita a ristar della fatica, a preparar salute ed allegria per le melanconiche giornate del verno! Spingete l'occhio sui piani sottoposti! sui monti che vi coronano. Visitate quel luogo quando sparge di nuove bellezze le rinate campagne, e diffonde i soavi incensi de' fiori
Il tepido spirar delle prim'aure Fecondatrici....
Nella pace di questa vetta l'illustre Gaetana Agnesi elevava la mente alla soluzione de' sublimi problemi onde facea meravigliare l'Europa, e poi, quando la gloria mondana si sfrondò per lei d'ogni sua lusinga, qui veniva a sentir più davvicino la presenza di quel Dio, che la riempiva di Lui, e nutriva in essa l'operosa carità onde volle segnalarsi negli ultimi anni a favore dell'umanità soffrente. Nella chiesa di San Bernardo si tengono, forse non bastevolmente conservati, due giovanili lavori d'Appiani. Le bellezze naturali vanno però di lungo intervallo dinanzi alle artificiali, e l'amenità de' suoi vigneti, d'onde si trae uno dei migliori vini di Lombardia, vince di lunga mano quella de' suoi giardini. Ma mentre il poeta e l'innamorato s'inspireranno alla vaghezza di quel colle, di quell'orizzonte, di quei prospetti, il geologo colle sue fredde indagini si chinerà ad osservare il terreno, e si recherà di preferenza nel bosco della _Cascina Ostizz_a a vedere gli strati verticali della roccia di color grigio-turchino, carichi di mica, e scintillanti sotto la pressione dell'acciajo, frammisti di pietre marnose e d'un'argilla che tira al vermiglio per la presenza del ferro idrato[11]. Troverà poi nella valle fra Montevecchia e Cernusco fondi torbosi, probabilmente deposito d'una palude rasciugata cogli scoli della Mòlgora, e del Curione.
Nel castello di Cernusco, onde restano pochi ruderi, Enrico da Cernusco ai tempi de' nostri municipj, podestà generale della Martesana, ristorò gli avanzi del brianteo esercito e si sostenne nel 1224, finchè cedendo alla superiorità degli avversarj milanesi dovette salvarsi nell'esiglio. Tutto il paese è decente, adorno di palazzetti e di giardini; l'architetto Moraglia eresse recentemente il bel campanile presso l'elegante e vasta chiesa di San Giovanni Battista ricostruita sulla prima metà del secolo passato. Questa fu una delle prime terre infette di peste nel 1630, e di qui fu da Giuseppe Bonfanti trasportata a Milano ove menò tanta strage.
Non è che un piacevole passeggio l'intervallo che disgiunge Cernusco dal piccolo casale di _Carsaniga_, seconda posta fra Milano e Lecco. Qui uscendo un cotal poco dalla via principale, arriverai a _Merate_, ove farai di trovarti in un martedì per recarti un'idea delle nostre villereccie unioni, della varietà elegante delle nostre contadine, dell'operosa faccenda di tanti compratori, venditori ch'erigono e distruggono botteghe a vento, banchetti posticci e trabacche.
Il collegio, un dì casa de' padri Somaschi, è vasto edificio, capace d'assai più giovanetti che non ne contenga di presente; la torre rotonda di casa Prinetti gode uno dei più vistosi prospetti della Brianza; il principesco palazzo già Novati, ora Belgiojoso, con giardini e lunghi pineti, merita d'essere partitamente visitato; la parrocchiale di Sant'Ambrogio di recente ornata di freschi potrà parere a molti più presto elegante che devota, almeno a chi provò quanto sia più propizia alla meditazione una vôlta acuta, illuminata scarsamente da piccole finestre, o da vetriere colorate. In una cappella fatta erigere dai principi Belgiojoso, i Meratesi innalzarono un monumento di riconoscenza al vicario Andrea Vanalli, uno dei pochi che attesero alla poesia latina, sebbene nè dei più conosciuti, nè de' più fortunati, forse perchè lo distraevano di troppo le cure del suo importante ministero a cui si consacrò fino alla morte con zelo degnissimo d'imitazione. L'iscrizione appostavi dice:
ANDREÆ VANALLI OBLATO QUI LITERAS SCIENTIASQ. SACRAS. SCITISSIME PROFESSUS SCRIPTOR ET IPSE PROSA VERSUQ. POLITIOR DEIN CURIAM HANC GERENDAM NACTUS VITAM CURIS OMNIGENIS EXHAUSTAM ANNO MDCCCXXXIII ÆTATIS LXXIX CURIÆ XXXVII SANCTIUS CLUSIT PAUPERUM ET PATRIÆ PATER TOTO CIRCUMFUSO PLORANTEQ. OPPIDO ADCLAMATUS ULTRONEO MERATENSES ÆRE P. P.[12].
E poichè abbiamo stabilito di far qui la prima posa di questo viaggio, sarà bene che guadagniamo tempo, per visitare le molte ville onde siamo circondati.
Appena fuori di Merate s'innalza il _Subaglio_ ruinoso palazzo in un'invidiabile posizione, a cui viene appresso _San Rocco_ ove un'elevata croce fregiata dei simboli della Passione ti annunzia la devota semplicità dei cenobiti che facevano un tempo risuonare delle loro pietose melodie il silenzio di quella collina. Poco discosto è _Montebello_, delizia di casa Roma, che sorge a cavaliere della piccola valle di _Sabbione_, dove giardini, viali, ed ogni guisa d'eleganza accrescono le bellezze della natura; _Sartirana_ ove scorgerai il vasto palazzo dei Calchi al labbro d'un laghetto limaccioso e melanconico, senza emissario apparente, che straripando allaga un canneto ed un fondo torboso. La _Cassina Fra Martino_, poco discosta da Sartirana ebbe nome da un _Fra Martino_ De-Capitani di Vimercate cavaliere gerosolimitano che ne era proprietario nel secolo XVII.; essa nulla presenta delle molte delizie che ti verranno gustate nell'attigua _Grugnana_ che ha voce d'essere il miglior punto di vista nei suoi contorni. Difatti da questa casa erra lo sguardo non solamente sulla cresta delle colline briantee e sulle pianure del Milanese, ma domina anche la sottoposta valle di Brivio, il lungo serpeggiamento dell'Adda, gli angusti piani e le verdeggianti montagne e colline del Bergamasco. Da una finestra di quel palazzo provasi con quanta verità l'abate Passeroni ritraesse la Brianza quando diceva:
Ombrose valli, amene vigne e piante Di frutti onusti e mille oggetti e mille Allegri e vaghi scuopre l'occhio errante. Sparse qua e là deliziose ville; Eccelse torri, e bei palagi alteri Rallegran le mie stupide pupille. Piacevoli giardini, e bei verzieri Tolgono tutto quel, che di lugubre, E di mesto aver ponno i miei pensieri. Ma quel, che più mi piace nello Insubre Terreno, che s'accosta alla montagna, È quel ciel di zaffiro, e sì salubre; È quell'aria, che sana ogni magagna. Che non avendo in sè nulla di crasso Torpido non mi rende e non mi bagna.
Per altra strada si sale da Merate a _Sabbioncello_, a cui mette un'ascesa fiancheggiata da cappelle dipinte nel 1715, e sul sommo scorgesi ben conservato ancora il convento dei Riformati, eretto nel 1540 colle donazioni raccolte dalla confraternita degli scolari della Madonna di Sabbioncello e che fu soppresso definitivamente nel 1810 in cui venne in proprietà della famiglia Perego di Cicognola. Di lassù volgendo lo sguardo tra mezzodì ed occidente vedi il gotico prospetto della villa Bagatti-Valsecchi a _Vizzate_, e più in là _Pagnano_, che ha chiesa e campanile recenti.
Ma dai pacifici conventi e dalle deliziose ville ti tornerà egli discaro presentarti all'aspetto d'un campo di battaglia? eppure non potrai evitarlo se ami vedere a parte a parte il terreno fra cui ti aggiri.
Il campo è a _Verderio_ inferiore, ove avresti potuto recarti, anche da Osnago, piegando a destra oltrepassando la _Canova_, il _Brugarolo_, come è indicato da una croce innalberata sul lembo della strada colle dolorose parole:
AI MORTI DELLA BATTAGLIA DEL 28 APRILE 1799 ETERNA PACE
Il combattimento infierì tra i Francesi comandati dal generale Serrurier e gli Austro-Russi sotto la condotta del generale Wukassovich; durò poche ore, ma assai per bagnare di sangue il terreno della battaglia. Finì colla decisiva disfatta dei repubblicani, di cui non solo rimasero molti feriti; ma tutti i superstiti vi perdettero la libertà.
Poco dopo la funesta giornata il milanese conte Ambrogio Annoni, dipintore di quadri sacri, uno dei primi possidenti di Verderio, eresse questa affettuosa lapide a compiangere la morte d'un valoroso.
QUI GIACCIONO LE OSSA DEL PRODE GIOVINE CAPITANO SAMUELE SCHEDIUS NOBILE UNGHERESE DI MODRA CHE NELLA BATTAGLIA ARDENTE IN VERDERIO AI 28 DI APRILE DEL 1799 FRA LE ARMATE AUSTRIACHE E LE FRANCESI SEGNALÒ COL SUO SANGUE LA PIENA VITTORIA DELLE PRIME IL CONTE AMBROGIO ANNONI FECE INNALZARE ALLA MEMORIA DEL VALORE DI LUI E DEI COMMILITONI QUESTO MONUMENTO
Allato al campo di battaglia sorge il vasto palazzo Confalonieri, nelle cui muraglie s'additano ancora le palle del cannone; nella chiesa maggiore puoi vedere un San Carlo, quadro di Giovanni Pock, ed una Pietà del pittore milanese De-Giorgi.
Sulla strada che corre da Merate a Verderio la più grossa abitazione è _Paderno_ collocato in un'amena ed aperta pianura. Qui presso comincia il sottoposto naviglio finito nel 1777 per ordine dell'operosa imperatrice Maria Teresa, lungo il quale ci riserbiamo a fare un'apposita scorserella. Nella sua chiesa sono de' buoni quadri.
Più ameno di Paderno è _Robbiate_, ai piedi della vitifera collina del _Mont'Orobbio_, d'onde si premono i vini più squisiti del Milanese. Una generale credenza suppone che tanto la collinetta, quanto il paesello alle falde, ricevessero vita e nome dagli Orobi, (abitatori de' monti) pretesi come i primi cultori del nostro paese. Onde il padre Guidone Ferrari disse di questo sito in una bella iscrizione:
HARUM ABORIGENES SEDUM GRÆCI DIXERE OROBIOS INDE COLLI ET CIRCUMJECTIS FINIBUS NOMEN MANET[13].
Basilio Bertucci tradusse una popolare credenza in poesia colle forme predilette al principiare del secolo scorso là dove scrive nel _Bacco in Brianza_:
Ha di Brianza il monte Colle eminente aprico, In cui già per occulta Istoria, e a pochi nota, Visse in la prisca etate Gente bibace, al Dio del vin divota, Che a lui per poter fare Sacrifizj divini Inalzaro un altare, E vi posero in fronte ARA DEO VINI Onde al luogo si feo Prima il nome ARA DEO, Che in corrotto vocabolo appellato Poi fu ARODIO, or AROBIO è chiamato. Qui (o sia, che alla pietade Di quella buona gente abbi voluto Prestar il grato Dio premio dovuto, O sia, che i rai del sole ivi raccoglia Tutta quanta del monte La vivace vinifera virtute) Producon le beate Viti a l'uman palato Ambrosia sì soave Che giurare ardirei Che non invidia al nettar degli dèi.
Di là per _Santa Maria del Piano_ e _Novate_, già feudo dei Pietrasanta, potrai ritornare a Merate, ove troverai desiderio di maggior proprietà negli alberghi.
CAPITOLO QUARTO.
DA MERATE A BRIVIO PER LA VIA MILITARE.
_Cicognola. — Calco. — Bevolco. — Il San Genesio. — Aizuro. — Biglio. — Galbusera. — Bagagera. — Mondònico. — Tegnone. — Porchera. — Il campo di Francesco Sforza. — Olgiate. — Brivio. — Inno alla Malinconia. — Arlate. — La Madonna del Bosco. — Imbersago. — San Marcellino. — Paderno. — La Val San Martino._
Una volta sempre nuovi disagj di via; istradicciuole selvaggie, affondate, sassose, perdute fra macchie, fra boscaglie e fra lande, dove dirupate, dove fangose per acquitrini o scabre, o rialzate, od avvallate, o a schiena di cammello isvogliavano dal viaggiare in questi luoghi. Oggi le cose camminano diverse. Uscito da Merate, e ripresa la via principale, giungi a _Cicognola_, recentemente avvivata dalla filanda Gallavresi, e di là per una strada sempre comoda e lisciata pervieni a _Calco_ dopo un cammino di venti minuti a passo ordinario, che ti sono di subito ingannati dai tanti svariati oggetti che ti stanno dintorno.
Non ti accaderà di rado d'incontrare in questo tratto di strada qualche abbronzata contadina, che povera di modi, ma ingenua, schietta e riguardosa ti saluti con quella cortesia naturale che non ha ancora risentito l'artificio dell'educazione. State un'ora in Brianza e conoscerete le sue abitatrici; di leggieri aprano l'anima ai teneri sensi d'un affetto innocente, ma in generale parlando sono dure, indomabili alla voce d'una meno che onesta lusinga. In una domenica d'estate quando terminarono gli uffici della chiesa le vedresti a vivacissimi crocchi, dove uscir dal villaggio e prendere il largo de' campi, o l'ascesa delle colline, dove entrare in un leggiero battello e fendere placidamente lo specchio dei loro laghetti; ad alcune scorgeresti sul volto la compiacenza dei vicini sponsali; negli atti, nei modi di altre ravviseresti l'ardore della tenerezza materna; scerneresti negli sguardi di molte quella muta corrispondenza d'affetti che non è ancor palesata dalle labbra, ma che è già indovinata dal cuore. Oh siedi qualche volta ad ascoltare le loro armoniose canzoni, senti le devote cantilene onde fanno risuonare il sacro ricinto che custodisce le ceneri dei loro avi! Attendi che il curato del villaggio si frammetta ai loro innocenti trastulli, e tu vedrai come il sacerdote, qui assai più che altrove, governi il cuore de' suoi parrocchiani; egli giudice, egli maestro, egli consigliere; e o s'interponga a comporre i domestici dissidj, o ravvii sul diritto sentiero qualche sviato, è ben raro che la sua eloquenza cada infeconda «quei pantaloni lunghi, dice talvolta, ti dan aria di bulo, dimettili — quei ricci, o ragazza, sono a pericolo della tua onestà, domani ch'io più non li veda» e il garzone e la ragazza per quanto affezionati a queste galanterie il più delle volte compaiono domani senza i ricci, senza i lunghi pantaloni. Tali osservazioni vi somiglieranno cose da poco, eppure, chi ben le esamini, ritraggono una parte dei nostri costumi.
Ora, tornando al viaggio, siamo arrivati a _Pomè_, terra che dalla nuova strada militare ebbe vita, mentre il vicinissimo _Calco_, donde un tempo non era lecito ad un galantuomo passare senza essere squadrato dai capelli ai piedi, fu abbandonato e perdette, starei per dire, ogni esistenza.
Dalla chiesa di questo paesello dipende quella di _Bevolco_, degnissima d'essere visitata come una di quelle che rimontano ai primi secoli del cristianesimo. Sussiste ancora d'antico tutto l'esterno del coro, il rimanente fu rimpicciolito e rimodernato. Una lapide collocata di fronte all'altare ricorda due nobili fratelli Oaldo e Soaldo trafitti, non si dice quando, da una medesima spada; un'altra lapide fu dalla ignoranza de' muratori spezzata e usata a far muro; nel giardino Cavallieri, ed in altri siti del paesello rimangono tuttora grosse muraglie; nel vicino piano della Molgora furono dissotterrate ossa umane. Tutto attesta qualche catastrofe dei secoli passati.