Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine
Part 12
Ma della storia di questo borgo non intendiamo intrattenerci più a lungo per non uscire dal campo che ci siamo proposto, e per poter aver più agio di favellare delle sue proprietà corografiche ed artificiali.
E soprattutto vuole ragione che ci allarghiamo a parlare della villa Traversi, già Cusani. Il palazzo, se cede per magnificenza a tanti altri di questi contorni, difficilmente è da altri superato in agiatezza. In esso puoi vedere i primi felici tentativi delle pitture all'encausto dei fratelli Gerli; è fiancheggiato lateralmente da due bellissimi arancieri, il sinistro de' quali si unisce colle serre dei fiori più dilicati e peregrini. Ed ecco succedere il boschetto delle piante forestiere, a cui fa degnissima compagnia il vasto castagneto, tagliato da tre larghi viali che convergono fino a combaciarsi. Di là ti farà grata meraviglia recarti al labirinto, uscito dal quale, recati al villereccio casolare, rustico all'esterno, e che in un subito vedrai nel suo di dentro tramutarsi quasi per incanto in un'elegantissima sala adorna di pitture, di gusto egiziano, che circondano una squisitissima statua d'Apollo. Oh come ti sarà grato affacciarti alle placide onde del laghetto, vedere i nuoti del cigno, i guizzi dei pesci, e nel mezzo la circolare isoletta, popolata di pioppi e di cipressi della Luigiana! Oh come vedrai d'improvviso mutarsi la sera se ascenderai per la grotta al sommo del poggio vestito di smilaci, tassi, lauri, ginepri, e sempre verdi pini, d'onde la vista tira in lontananza fra quelle incantevoli prospettive di cui i soli Brianzuoli, abituati a goderle, sentono meno che dovrebbero le meraviglie! «Scendendo si passa il ponte, scrive il mio amico Michele Sartorio, da dove la veduta del lago si offre amenissima, e quindi per una grotta s'entra in una gentil capanna, in cui vennero dipinti dal signor Domenico Menozzi i compassionevoli casi d'Erminia; un bel monumento si trova quivi pure consacrato alla memoria dell'immortale Torquato. La capanna giace nella valle del fiume ed offre un ridente e tranquillo passeggio. Sul circolar pendìo un vasto bosco di pini che si prolunga, dà molt'ombra e guida al tempietto costrutto sopra disegno del professore Zanoja. Esso è monopetro e consta di colonne joniche striate sostenenti la cornice reale, che porta la tazza interiormente compartita a cassettoni co' rosoni. Circolari scalini introducono alla cella nel cui mezzo posa sopra piedestallo la statua d'Imene a cui il tempio è dedicato. Questo piccolo edificio per la sua bella proporzione, per la materia ond'è composto, per la precisione del lavoro e per l'amena sua situazione riesce oltremodo pregevole. Per sinuosi sentieri, che attraversano la costiera coronata di viti, giungesi al castello diroccato. Sul rialzato ponte del castello si domina il sottoposto tortuoso letto del ruscello, che mette nel lago e si gode all'intorno una vaga veduta, che può dirsi un eccellente quadro di paesaggio. Su di vicino rialto ombroso il punto di vista si fa più bello ancora. Movendo più innanzi alla diritta v'è il vivajo delle piante e degli arbusti forestieri ed indigeni. Per ultimo, dirigendoci al giardino de' vasi degli agrumi, di contro le aranciaje, guadagniamo il palazzo innanzi al quale si distende un vasto e ben ordinato _parterre_ ove, per cura di Giovanni Casoretti, direttore di codesta amenissima villa, prosperano ad ogni stagione i fiori più rari e più svariati, che profumano l'aria de' più soavi odori. Per ogni dove tu volga l'occhio, i colori più vivaci illuminati dal sole ci sfolgorano innanzi con una, direi quasi, discorde, ma pur grata armonia, che ti fa fantasticare d'aggirarti pei sentieri sempre fioriti dell'Eden».
Nè qui sta tutto il bello di questa villa, chè degnissima di ogni riguardo è la gotica torre che sorge superba d'essere uscita dalla mente dell'esimio pittore ed architetto Pelagio Palagi.
Nella vasta sala delle armerie, entro la torre, sono stimatissime le vetriere colorate, venute qui, secondo la fama, da un convento di Svizzera. Su l'uno tu scorgi un apostolo nell'alto di levar la mano armata del brando, sull'altro si presenta San Benedetto che sostiene colla destra un libro aperto ad una pagina, che dice _Silentium_; nel terzo la Vergine trionfante fra cori d'angeli, San Carlo e Sant'Ambrogio, e questo è molto pregevole, con la data del 1689. Gesù all'orto è il soggetto rappresentato nel quarto; il miracolo d'un Santo prestò l'argomento al quinto che fu eseguito nel 1683 e porta il pregio su tutti gli altri. Il monumento di Diego Raminez De Guzman, colla data del 1528, fu qui, son pochi anni, trasferito dalla chiesa delle Grazie in Milano. L'edera e il semprevivo che serpeggiano sull'edificio ne ravvivano potentemente la bellezza, e parlano all'anima, come tutto quello che ci trasporta fra le idee del passato; e là siedi sotto la pioggia dei rami cadenti del salice che s'inchina sul sottoposto laghetto e canta coll'affettuoso Pindemonte:
Melanconia Ninfa gentile, La vita mia Consacro a te. I tuoi piaceri Chi tiene a vile Ai piacer veri Nato non è.
Tal si mostra il giardino Traversi, e allorquando la primavera ritorna l'esistenza alle piante e agli arbusti i fiori, vedresti rivestirsi di foglie i poggi, i platani, i peri, i pini ordinarj di rara grandezza, il pino più scarso del Chili. Allora risorgono rinvigorite di fresco umore le magnolie, le mimose, succedendo alle camellie, e la variatissima propagine delle rose, fra cui ti sarà grato conoscere quella che ebbe il nome della cortese signora di questa delizia.
In questa villa l'abate Amoretti scrisse la maggior parte del suo _Viaggio ai tre Laghi_, e gli uomini al pari di costui spasimati dall'erudizione leggano le romane epigrafi che vi restano tuttora, delle quali riprodurremo le tre seguenti valendoci della interpretazione che ne fece il principe degli archeologi italiani presenti, il dottor Giovanni Labus.
La prima dice:
_Iovi Optimo Maximo Comensi_ EX PRAEMISSA FULGURIS POTESTATE FLAVIUS VALENS _Vir. Clarissimus_ EX _Decreto_ _Votum Solvit Libens Merito_ _Datum Publice_
La seconda è così concepita:
HERC VLI IN VICTO MYRIS MOS ET QUIN TIUS _Votum Solvunt Libentes Merito_
La terza poi sta nei termini seguenti:
HERCVLI IN VICTO _Votum Solvit Libens Merito_ _Lucius_ DOMITIUS GERMANUS SALVO PATRONO
Avviandoci verso Monza ci converrà uscire alquanto della strada maestra se vogliamo recarci a _Lissone_, grossa e popolata unione di case, di decentissimo aspetto e piena di tumulto contadinesco, che fa un bel contrapposto coll'indolenza di tante borgate della bassa Lombardia.
_Muggiò_ villa autunnale dei Barnabiti di Monza, è l'ultima terra che s'incontra prima di giungere a Monza da cui è quasi egualmente distante come da Desio. Trovasi in un terreno fertilissimo tagliato da quattro strade principali. Rientriamo nella città, meta dei nostri viaggi, per la port presso la chiesa di San Biagio.
CAPITOLO DECIMO.
UNA CORSA NELLA VALLASSINA.
_Crevenna. — Lezza. — Ponte. — Caslino. — Castelmarte. — Proserpio. — Mariaga. — Brùgora. — Arcellasco. — Carpèsino. — Longone. — Galliano. — Lago del Segrino. — Canzo. — Corni di Canzo. — Scarenna. — Asso. — Pagnano. — Vicino. — Valbrona. — Rezzago. — Caglio. — Sormano. — Pian del Tivano. — La Buca Nicolina. — Lasnigo. — Barni. — Magreglio. — La sorgente Minaresta. — Civenna._
È la Vallassina una valle molto aperta al lato meridionale e che va ristringendosi più più che procede; quasi in forma di triangolo, fiancheggiata da due altissime catene di monti, che la dividono dai due rami del lago di Como. Questa estensione di terra è faticosa, ma d'una singolare purità di cielo e dolcezza d'atmosfera.
Varie sono le strade che dal Piano d'Erba introducono nella valle, una delle quali passa per _Crevenna_, per _Lezza_, indi per _Ponte_, ove sono ragguardevolissimi una vasta chiesa architettata dal Cantoni, molto operoso filatojo, ed alcuni pregevoli freschi in un monastero distrutto, raffiguranti caccie e ritratti. Di qui si viene a _Caslino_, celebre pei _caccini_, d'onde si prosegue nell'interno della vallata. In questa gita potresti salire da Ponte all'alpestre _Castelmarte_, dove, appena giunto, dimenticherai la stanchezza della fatta via, diportandoti nella galleria dell'illustre dottor Giulio Ferrario vice-bibliotecario dell'Imp. R. Biblioteca di Brera. È ricchissima d'incisioni nostre e peregrine, e di qualche oggetto d'antichità, e di là per un buonissimo telescopio si può vagheggiare l'ampio orizzonte, che si stende a mezzogiorno, e distinguere come da vicino le ville che fregiano i nostri colli, e le maestose guglie della basilica milanese. In un gabinetto separato stanno raccolte le edizioni della grandiosa opera dei _Costumi di tutte le nazioni_, _I Romanzi di Cavalleria_ ec. ec. I più distinti pennelli moderni concorsero ad abbellire l'attigua delizia Bertolio, e questa del pari che la Ferrario otterrai facilmente di vedere dalla cortesia de' loro proprietarj. Nelle mura della parrocchiale stanno incastrati gli avanzi d'un sepolcro antico; sopra la porta interna del campanile un leone in bassorilievo e due tirsi per istipite della porta medesima; nell'alto del campanile verso ponente un ipogeo contenente un busto di donna frammezzo a due di uomini con sotto le parole MA..... CONISIMAXIMUS. L'iscrizione che doveva essere applicata a questo monumento sepolcrale fu probabilmente cancellata per sostituirvene un'altra stranissima in ricordanza di Ugone Francesco ed Ubaldo Prina. Ivi entrano in iscena Goffredo da Buglione, Boemondo, Tancredi, Baldovino, tutti personaggi reali confusi con Rinaldo estense, personaggio uscito di getto dalla fantasia del Tasso. L'Ubaldo Prina si dice appunto nella lapide capitano fedele e compagno d'esso Rinaldo, onde ne viene di conseguenza che deve essere un personaggio ideale non meno del suo compagno[25].
I nomi di Castelmarte e di _Proserpio_, terra vicina ed egualmente montuosa, dove sono d'antico i ruderi d'un castello, di moderno la villa Staurenghi, ricordano il culto di _Marte_ e di _Proserpina_.
Un'altra via si stacca al ponte della _Malpensata_ sul Lambro, rade questo torrente per qualche tratto, indi si suddivide in varie stradicciuole che si diramano nei villaggi di _Mariaga_, _Brùgora_, _Arcellasco_, ed alcuni altri compresi anticamente sotto il nome colletivo di _Corte di Casale_; indi procede a _Carpèsino_, poi a _Longone_ da cui è pochissimo discosto _Galliano_ di recente adornato dal palazzo Carpani. Ed ecco aprirsi dinanzi il melanconico laghetto del _Segrino_, giacente fra i due monti di _Canzo_, coperti di foreste la cui ombra gettandosi sulle onde del lago le rende costantemente nericcie. Intorno al lago corrono due strade bastevolmente agiate, che si riuniscono ancora alla _Cassina Meda_.
La strada procede serrata fra due linee di monti che si vanno allargando e formano un'amena valletta intorno a _Canzo_ capo del distretto e sede del commissario. Bisognerebbe trovarsi in questa terra in un bell'autunno per godere l'amenità della sua posizione e delle sue feste campestri; un vago teatro, allegre danze, vivaci merende, e tutte quelle altre festività che piacciono tanto più, quanto più siamo disgiunti dalle città. Giace questo paesello alle falde dell'erta e brulla montagna a cui la somiglianza della configurazione diede il nome di _Corni di Canzo_, lunati cocuzzoli, il più alto de' quali sorge piedi parigini 1076 al di sopra del livello del mare. La materia ond'è composto il nocciolo del monte è il sasso calcare, e in alto il marmo rosso. Un tempo produsse molto ferro e se ne scorgono ancora le miniere.
La pittoresca cascata della _Vallategna_ è formata dallo scolo delle acque di _Valbrona_ e della _Valle di Vicino_, che dopo aver dato anima lassù in alto a varj edificj di seta, discende per quattro canali, scavati dall'impeto dell'acqua, finchè si confonde ancora in un solo sul ciglio d'un precipizio, d'onde con fragoroso slancio si trabalza al basso, candidamente spumeggiante. Dal bacino, in cui raccogliesi caduta si sparpaglia in rigagnoli, che vanno placidamente a riposare nel vicino Lambro. Ben pochi pittori di vedute hanno omesso di tradurre sulle carte e sulle tele i candidi fiocchi di questa cascata che piomba a settentrione di Canzo.
Una strada pochissimo frequentata corre nella gola fra il _Monte di San Miro_ e i già nominati Corni di Canzo. La strada o meglio viottolo ascende sulla costa del primo di questi monti, e fa di leggieri scordare la fatica della sua ascesa mediante i variati e pittorici prospetti che di tratto in tratto presenta; dei quali, uno, e forse il migliore, è la fontana di _Gajumo_, in un bacino quasi circolare posto ai piedi del romitaggio di San Miro.
_San Miro_ è luogo di devoto pellegrinaggio, visitato da' terrieri vicini, e dove ai dì festivi si celebra il sagrificio, quando appena la stagione non corra rigidissima o nevosa. Il povero convento e l'umile chiesetta, innalzata in onoranza del santo, giacciono in un luogo eminentemente pittoresco; poco orizzonte, chiuso da nudi scogli, variato dal rapido torrente della _Ravella_ e da alcune macchie d'alberi antichi. La prima domenica d'agosto al profondo silenzio di quel ritiro succedono i canti di festa, i suoni monotoni, ma sempre cari, delle fistule, delle zampogne; tutta l'altura è gremita di terrazzani festosi, che, finiti gli uffici divini, calano dall'altura e si fermano a merendare lietamente in un ameno valloncello, intorno alle labbra della già nominata fontana di _Gajumo_.
Brevissimo e variato sempre dai multiformi serpeggiamenti del Lambro è il tratto di via che disgiunge Canzo da Asso restando sulla riva destra del torrente il casale di _Scarenna_.
_Asso_ era l'antico capoluogo della valle, ed una delle pievi che componevano la Martesana. Anche oggi è ecclesiasticamente la prima terra della Vallassina a cui dà anche il nome. Gli avanzi del suo antico castello rimangono tuttora ben conservati; la chiesa ha di particolare una considerevole ricchezza di tarsii principalmente negli stalli del coro. Vi si conserva ancora l'iscrizione d'un cippo dedicato ad Esculapio che diamo qui secondo la interpretazione favoritaci dal signor Labus.
GENIO ASCL_EPII_ L_UCIUS_ PLINIUS BURRUS ET P. PLINIUS TERN_US VOTUM SOLVUNT_
Asso è paese di molta mercatura e attività, ma di povere e disagiate contrade. Quanta vaghezza però non lo circonda! Un giorno io sedeva stanco d'un viaggio faticoso a raccogliere gli spruzzi che mi gettavano addosso le onde del Lambro nel frangersi contro de' massi di cui è ripieno quel letto. Mirava il grosso borgo al fondo d'una valle angusta, e diceva fra me: di quali austere bellezze fu prodiga la natura a questo sito! Se io fossi un signore!... ma troncava di mezzo la frase, vedendo l'impossibilità del mio progetto, e dando una svolta al pronome proseguiva: Quante volte un signore va sbracciandosi a creare fiumi e laghi e monti e grotte dove la natura pose terreni piani, o incolti, o ridenti; a mettere boschi ove dovrebbero biondeggiare le spiche, a far saltare il camoscio, ove dovrebbero sbrucare le giovenche ed i buoi. Ma ne viene che i suoi monti, i suoi laghi, i suoi boschi, se tu li paragoni a' naturali, si cambiano in mucchietti di talpa, in pozzette d'acqua piovana, in cespugli di rovi. Qui potrebbe trovar tutto creato dalla natura; un ripido torrente quando ruinoso, quando pressochè asciutto, nel cui letto brillano migliaja di petruzze di svariatissimi colori; monti maestosissimi che s'ergono colla cima acuminata, quasi affilata lancia; su loro crescono al basso vigneti e noci, sul dorso prati, in alto giganteggiano i castagneti, i faggi e le quercie; cascatelle quasi perenni soverchiate da ponti di legno, donde l'occhio avezzo alla pianura guarda con titubanza. Un po' di tutto questo si potrebbe chiudere in un bel parco, e la delizia naturale vincerebbe di lunga mano qualunque altra potesse l'arte più lusinghiera contrapporle.
Chi è venuto nella valle, non come i più, per dire: ci sono stato, ma per esaminarne ogni parte, abbandoni per un istante la strada provinciale, e prendendo la montuosa di _Pagnano_ che tira ad oriente, si rechi a _Vicino_, e quindi a _Valbrona_, solitario casale fra monti maestosi. Amico, pasci l'animo di melanconiche idee? senti il bisogno di trovarti un giorno lontano dalle clamorose agitazioni della città? senti che la tua salute invochi aria più vibrata e purgata? ascendi a questi romiti paeselli d'onde godrai ad un tempo deliziosissimi prospetti. Poco discosto da Valbrona, fra una selva di castani, sorge sur un poggio la chiesetta della _Madonna della Febbre_, meta ai devoti pellegrinaggi di questi alpigiani, soprattutto quando sono affetti di quartana. Una strada ronchiosa discende da qui fino ad Onno sul labbro del lago di Lecco.
Tre altre strade si staccano da Asso a nord-ovest e conducono una a _Rezzago_, l'altra a _Caglio_, presso cui sono buone argille, la terza a _Sormano_, luogo considerevole. Ivi il marchese Lodovico Trotti si rese benemerito per alcune fabbriche, onde il padre Guidone Ferrari gli fece quest'iscrizione:
COEMPTIS ALPIBUS BELLASII MAGRELLII CIVENNÆ ITEM SURMANI QUÆ ET TURNI ET CLARÆ VALLIS OLIM DIRUTISQUE MAPALIBUS ÆDIFICIA BENE MACERIATA CUM CASEALI ET STABULIS PASTORIBUS AC BUBULO PECORI MARCHIO LODOVICUS TROTTUS EXTRUXIT A MDCCXVII
Tutte queste tre strade riescono nel _Pian del Tivano_, elevato piedi 5566 sul livello del lago, luogo di prati, e fecondo d'erbe farmaceutiche, d'anemoni, di ranuncoli, astranzie, ec.; ricco di torbiere, di pietre calcari, che strofinate danno un odore di petrolio. È tradizione che in questi dintorni la regina Anfelda, moglie di Teodorico, possedesse un castello di amenità. I monti che coronano questo piano sono tutti a strati calcari o marnosi, nè vi sono rari i grossi massi di granito e di schisto, come pure la breccia. Nel mezzo del piano, vuol essere veduta la _Buca Nicolina_, che si crede un antico ricetto di ladri.
Dal Piano del Tivano si discende al ramo del lago di Como per _Velleso_ o per _Zelbio_ riuscendo alla terra lacunale di _Nesso_.
Proseguendo da Asso per la via principale, ed assecondando il corso del Lambro, arrivi a _Lasnigo_, uno de' paesi più antichi di questa pieve. Avea già un mercato e si conserva ancora il nome del luogo ove si tenea.
Poco dopo passato il fiume giungi a _Barni_, rinomato per le sue lumache, a cui succede _Magreglio_, presso cui vedesi la sorgente _Minaresta_, che per tre minuti fa un sensibile aumento, indi per cinque continua a decrescere, e dà vita al _Lambro_, che poi rinvigorito dagli scoli delle montagne circostanti, scende maestoso a tagliare di mezzo la vallata. La poco discosta acqua _della Febbre_, d'un sapore amarognolo, è secondo alcuni febbrifuga.
Per tortuosa strada giungiamo quindi a _Civenna_ che al pari della sottoposta Limonta appartenne fino al 1797 come feudo al monastero di Sant'Ambrogio di Milano. Poco dopo, ad una cappella solitaria quando la strada cessa di ascendere per piegare a Bellagio, ti si offre il più giocondo e magnifico prospetto della valle; tre laghi ad un giro d'occhio, montagne succedenti a montagne, il ridente Menaggio, la maestosa Varenna, la variata fuga di tante terre, gli spumeggianti spruzzi di tante cascate, un cielo mite e ridente. Ciò tutto ravviva questo mirabile spettacolo di scena.
CAPITOLO UNDECIMO.
STRADA ALZAJA.
_Naviglio di Paderno. — Le tre corna. — Il Paradiso. — Trezzo. — Concesa. — Vaprio. — Canonica. — Cassano._
L'Adda uscendo dal bacino del lago di Brivio si fa rapida, e trascorre in un letto scosceso, che giunto al porto d'Imbersago si seppellisce fra due sponde di sasso ora calcare stratificato, ora schistoso, ora di pudinga. L'opinione volgare è che questo tratto da _Imbersago_ a _Porto_, da _Paderno_ a _Callusco_ fosse un laghetto, che _Medolago_ rialzato sul dosso d'una collina ricevesse il nome dall'essere di mezzo al lago, e che Porto fosse pure denominato dalla sua posizione. Questo laghetto vuol essere distinto da uno più vasto chiamato _mar Gerundo_ che occupava il terreno della _Gerradadda_.
Sotto _Paderno_ comincia il _Naviglio_ aperto da Francesco Sforza nel 1475 destinato a condurre alla capitale della Lombardia l'acque dell'Adda, che qui cessa d'essere navigabile infino a _Trezzo_, per gli enormi massi che ne ingombrano il letto. Le _Tre corna_, nome spaventoso, sono tre minacciose rupi, che si affacciano al navigante quando cauto rivolge la poppa del suo burchiello nella bocca del naviglio. Guai se la correntia del fiume vincesse la sua perizia!
Un'amena strada, quando tagliata sul dorso d'un bosco, quando ricavata nel nudo ceppo, quando artefatta con terra e sassi di trasporto asseconda tutto il corso del fiume da _Brivio_ sino a Paderno, e da qui costeggia il naviglio fino al suo termine. È questo il sentiere tenuto dai cavalli, che traggono le barche.
Andando per questa vedrai gli avanzi della conca fatta nel secolo XVI. dall'infelice architetto Meda, e poi altre sei conche moderne, più profonde di quelle intorno a Milano, ciascuna con tre aperture laterali facili a chiudersi ed aprirsi.
Nulla di particolare più t'arresta fino al _Paradiso_, già villa dei Gesuiti, ove la rapidità dell'Adda è profondissima; nè meno lo è sotto _Trezzo_ urtando ferocemente contro lo scoglio, su cui sta piantato il castello.
È Trezzo luogo oggi molto importante, vago per la sua posizione, per la decenza di molti palazzi e case signorili, e per l'ampiezza delle sue strade e delle sue piazze. Ma la cosa più importante però è il castello.
Quadrato eccelso torrion, di cui Le nerissime bugne adamantine Rotte l'Adda riflette ed ondolevoli. Fra il bollente biancor delle sue spume Solo egli sta di quelle amene rive Terribile signor, cui la minaccia Siede sul volto e l'imponente rabbia Innacesso a mortale orma, di strigi Stanza e d'impuri rettili e d'upùpe...
P. MAROCCO.
Varj assalti sostenne e ribattè questo forte, che gareggiava con quelli di Cassano e di Brivio, e si distinse maggiormente ai tempi del Barbarossa, e d'Ezzellino da Romano. Bernabò Visconti, fatto prigioniero dall'ipocrito nipote Gian Galeazzo vi fu rinchiuso coll'amica Donnina dei Porri e vi terminò la vita fra i rimorsi e gli strazj. Tempo fa s'additava ancora la sua prigione e le parole scritte col suo sangue _qual a mi, tu la ti_. «Tutto il castello, pochi anni fa, trovavasi in migliore forma; ora l'avidità privata, che poco si cura delle poetiche e delle storiche ruine, l'ha ridotto in misero stato: ma pure merita essere visitato, perchè l'immaginazione può facilmente ricostruirlo intero e sognar battaglie e guerrieri armati di ferro sino ai denti, colà dove serpeggian l'ellera e le parietarie; e figurarsi i gemiti de' prigionieri nelle grotte ove annidano i topi ed i ramarri». C. Cantù.