Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine
Part 10
Di qui per una via a bacio della collina, melanconica, fatta per la meditazione, riuscirai a _Garbagnate Rota_, d'onde la viuzza si perde fra i canneti del lago, finchè riesce a _Casletto_, già _Castelletto_, casale di poco riguardo, a cavallo della strada che da Pontenuovo guida a Molteno, e che diviene in Casletto, ronchiosa, angusta e montuosa. Una strada comunale piegando verso mezzodì fra campagne ben coltivate conduce a _Rogeno_, alla cui comunità appartengono _Calvenzana_, _Maggiolino_, _Molino del Lione_ e _Molino del Maglio_; e di qui prosegue per _Brenno_ e _Camisasca_, ambedue terre sulla sponda sinistra del Lambro.
Ma noi continuando la strada che costeggia il lago arriveremo sotto _Mojana_, d'onde proseguendo tra fertili campagne da una parte, cannuccie, macchie e boschetti dall'altra giungeremo a riposare a _Ponte nuovo_, osteria isolata che ebbe nome da un recente ponte sul Lambro, ed è posta al confluente di questa strada, nella più grossa che da Erba conduce a Milano. Da qui puoi recarti a vedere il _Cavolto_, che somministra l'acqua pel reale parco di Monza, _Nobile_ casale di poca importanza, l'elevato _Monguzzo_ già castello di Gian Giacomo De-Medici, poi villa de' Rosales, che la cedettero, sono pochi anni.
Ora converrà che ci fermiamo alquanto ad esaminare la natura geologica di questi luoghi.
Questa parte della Brianza, che si confonde col Piano d'Erba in guisa sì indeterminata da non potersene indicare i limiti di divisione, era un tempo occupata da un vasto lago, chiamato da Plinio l'_Eupili_, il quale mantenuto dagli scoli delle circostanti montagne, per mezzo della Valmadrera, come dicemmo, comunicava col lago di Lecco. Quelli che ora sono ridentissimi poggi non erano allora che sporgenti isolette, dapprima inabitate e rivestite sole di piante e sparse di paludi: quindi ricovero di qualche famiglia peschereccia, che vivea in poveri casolari.
Questo lago in appresso, per qualche fenomeno della natura, scomparve e lasciò un terreno infecondo, che ben presto fu in gran parte ridotto a coltura, in gran parte rimase sterile per molti anni, poi migliorò, parte non fu ancora guadagnato all'agricoltura. Avanzo di questo vasto lago sono i tre bacini d'_Annone_, di _Pusiano_, d'_Alserio_, forse anche quello più discosto di _Montorfano_, e le lande infeconde che sono frapposte a questi laghi coperte solo d'erica, di cannuccie e di larice. Queste da alcuni anni furono assai diminuite; e principalmente la brughiera paludosa di _Sirone_, che venne posta a coltura dal curato Berretta di Sirone. Tra i laghi d'Annone e Pusiano trovi una delle più estese torbiere del Milanese, che secondo le misure d'Ermenegildo Pino (1785) occupa una vastità di 950 pertiche superficiali (621794 metri quadrati). Altre torbiere furono scoperte presso _Monguzzo_ ed _Alserio_, e pare probabile che in altri siti di questi paludosi terreni esista tal combustibile, che potrebbe tornar vantaggiosissimo a risparmio della legna. Questi tre laghetti sono ricchi di pesci fra cui abbondano specialmente le anguille (_murena anguilla_), i lucci (_esox lucius_), le tenche (_ciprinus tinca_), i barbi (_ciprinus barbus_), le arborelle (_ciprinus albor_), le scardorelle (_ciprinus brama_), i carpani (_ciprinus carpio_). Il monte di San Fermo contiene molti corpi organici marini od ammoniti misti a qualche rara venere.
Presso _Nobile_, al luogo detto le fornaci, sul pendìo orientale d'un poggio che tira dal nord al sud si stende un letto d'argilla alto 12 a 13 piedi, sotto 3 o 4 di terra vegetale. Ha quest'argilla la facoltà d'impastarsi coll'acqua, masticata sotto i denti fa sentire qualche parte silicea; appena estratta dalla terra ha un color piombino, asciugandosi diventa grigio-chiara, cotta nel forno è bianco-incarnata. Con questa argilla mischiata colla argilla gialla si formano i mattoni _marmorati_. Ma avendo tale specie d'argilla la facoltà d'assorbire facilmente l'umidità atmosferica e di _fiorire_, ne viene che le tegole fatte di essa sono di breve durata.
L'illustre ingegnere signor Giuseppe Bruschetti vedrebbe utile alla navigazione interna del Milanese l'aprire «anche un canale da Malgrate al lago di Civate o d'Oggiono abbassando questo lago e facendo cambiar corso allo scaricatore del medesimo. Da questo lago poi attraversando un'altura, e dirigendosi verso _Molteno_, si troverebbe un colatore detto la _Bevera_, che scarica le acque nel fiume Lambro, il quale attraversa tutta la Brianza e si dirige a Monza. Continuando la navigazione di questo canale si avrebbe la comunicazione col naviglio Martesana poco prima di Crescenzago, ove il detto fiume Lambro entra e sorte dal naviglio medesimo[23]».
Proseguendo intorno al lago prendiamo a Pontenuovo la diritta in un ampio stradone ascendente, e costeggiando la destra del Lambro contenuto fra due vigorosi comprensorii, giungiamo al _Ponte della Malpensata_, ove entriamo ancora nella strada provinciale da Lecco a Como. Per essa piegando verso occidente dopo poco cammino eccoci a _Villincino_ a cui si penetra per una porta di non antica costruzione.
Quali siano le più comuni opinioni sul poco discosto _Incino_ (antico Liciniforo), ci venne detto nei cenni storici preposti a questo lavoro. Attestano la sua passata grandezza molte lapidi e monete, avanzi d'un'età trascorsa, che furono dissotterrate, fra cui basti riferire le due seguenti:
1.
HERCULI C. METILIUS SECUNDUS V. S. L. M.
2.
I O M COESIA. P. F MAXIMA SACERDOS DIVÆ MATIDIÆ
La chiesa d'Incino vuol essere veduta per la importanza delle sue antiche grandezze; fu capo d'una vasta pieve, ed ebbe una collegiata di ventiquattro canonici fino a' tempi di San Carlo Borromeo, che nel 1565 trasportò e la plebania e la collegiata, per indisciplina, alla chiesa di Villincino.
Sulla piazza di questa chiesa, sotto un portico di recente innalzato ogni giovedì è convegno di contadini, a farvi un operoso mercato di commestibili e mercerie. Una strada piana, attraverso ora a campagne fertili, ora a sterili lande, ora alla carice del lago d'Alserio va a sboccare nella strada principale che conduce da Pontenuovo ad Erba.
Oh clivi d'_Erba_! oh piani! — Oh lusinghiero Di natura l'aspetto ed il sorriso! Oh de' colli lombardi aere sincero!
Chi dettava questi versi è un giovane caldo d'amor del bello e questi ripetiamo noi pure alla vista della prospettica _Erba_. Questa terra s'altra mai considerevole, si presenta a guisa d'anfiteatro rivolta a mezzodì piegando in una curva dalla parte di ponente ove termina in un ferace vigneto con un delizioso casino di campagna, sul ridente poggio ricco di gelsi ove un tempo s'ergeva tremendo castello.
Il signor Valaperta proprietario di questa delizia raccolse le acque del torrente _Bocogna_, che si perdevano inutilmente pel sottoposto erbito _Pravalle_ e le ridusse a servire ad una grandiosa filanda ed all'unito filatojo. Il torrente di là precipita a _Mevate_, terra di poco felice prospetto, ma abbellita di fresco dalla casa campestre, dalla filanda e dal vasto giardino Biraghi. Qui esistono un antico fresco rappresentante i santi Rocco e Sebastiano colla Vergine in gloria; più che mediocre lavoro del 1490, fatto da Andrea Gentilino, come vi sta scritto, _1490 die 14 septembris magister petrus de petris de Sirtur f. f. hoc opus; Andreas filius magistri Zentilini pinxit_.
Sulle ruine del soppresso convento dei Riformati di _Santa Maria degli Angioli_ l'avvocato Rocco Marliani, consigliere d'Appello, innalzò la sontuosa _Villa_, che dal nome della sposa chiamò _Amalia_, di cui diede il disegno l'architetto Leopoldo Polak. Nel cortile una lapide dice:
ROCHUS PETRI FIL. MARLIANUS DOMO MEDIOLANO COENOBI VETERIS OPERIBUS A SOLO AMPLIATIS VILLAM EXTRUXIT ORNAVIT AMALIAM EX CONJUGIS KARISSIMÆ NOMINE APPELLANDAM ANNO 1801[24].
Rispondono dirimpetto a questa iscrizione i quattro versi d'Orazio
_Hoc erat in votis: modus agri non ita magnus_ _Horkus ubi, et tecto vicinus jugis aquæ fons_ _Et paulum sylvæ super his foret; anctius atque_ _Di melius fecere; bene est nihil amplius oro._
Il palazzo è grandioso, e decorato nell'interno della decantata Aurora, lavoro giovanile del cavaliere Giuseppe Bossi, il quale con Monti e Foscolo solea goder qui la cortesia del Marliani. L'ampio giardino, lontano da ogni uniformità disgustosa, è variato da un bosco interciso da garrulo torrente, che cadendo dall'alto si sparpaglia in molte artificiali cascatelle, da un roseto, il più ricco sicuramente di queste vicinanze, da ajuole erbose e fiorite, da bel tempietto nel bosco dedicato alla Prudenza, che siede in mezzo di esso, poco discosto dal quale due statue s'ergono ad Atteone e Diana; in ogni luogo vedi quel tutto, che rende più delizioso il campestre soggiorno. Ma ciò che onora meglio la ricordanza del benemerito consigliere è il monumento che egli pose alla memoria di Giuseppe Parini: un busto di marmo fatto dal celebre scultore Franchi, collocato dove il bosco è più folto e protetto da una macchia di lauro. Tempo fa vicino a questo sepolcrale monumento usciva da un organo sotterraneo una flebile armonia, che arrestava d'improvviso il visitatore, ignaro d'onde e come venisse quel suono, a cui alludevano i quattro versi incisi nella base del busto e tolti dall'ode di Parini l'_Inclita Nice_:
Qui ferma il passo, e attonito Udrai del suo cantore Le commosse reliquie Sotto la terra argute sibilar.
Di qui Vincenzo Monti al prospetto di tante bellezze nel 1801 esclamava nella sua Mascheroniana:
I placidi cercai poggi felici, Che con dolce pendìo cingon le liete, Dell'_Eupili_ lagune irrigatrici; E nel vederli mi sclamai; salvete, Piagge dilette al ciel, che al mio Parini Foste cortesi di vostr'ombre quete! Quando ei fabbro di numeri divini L'acre bile fe' dolce, e la vestia Di tebani concenti e venosini. Parea de' carmi suoi la melodia Per quell'aure ancor viva; e l'aure e l'onde E le selve eran tutte un'armonia. Parean d'intorno i fior, l'erbe, le fronde Animarsi, e iterarmi in suon pietoso: Il cantor nostro ov'è? chi lo nasconde? Ed ecco in mezzo di recinto ombroso Sculto un sasso funèbre che dicea: AI SACRI MANI DI PARIN RIPOSO..... Uom d'alta cortesia, che il ciel sortille Più che consorte, amico: ed ei che vuole Il voler delle care alme pupille, Ergea d'attico gusto eccelsa mole Sovra cui d'ogni nube immaculato Raggiava immemor del suo corso il sole. E AMALIA la dicea dal nome amato Di costei, che del loco era la diva, E più del cor che al suo congiunse il fato. Al pio rito funèbre, a quella viva Gara d'amor mirando, già di mente Del mio gir oltre la cagion m'usciva. Mossi alfine, e quei colli, ove si sente Tutto il bel di natura, abbandonai, L'orme segnando al cor contrarie e lente.
In alto sorge il convento di _San Salvatore_ un tempo luogo di pacifica dimora, a cui Achille Mauri in una meditazione intitolata l'_Autunno_ allude colle seguenti strofe che mi permise di pubblicare:
Fra due ciglion vicini Una maggion si svela, Che in mezzo ai neri pini Solinga, umil si cela; Sacrato asilo un giorno Di poveri romiti, O placido soggiorno Tu dolcemente inviti Al gaudio i nostri cor! Sì, miei fratelli, al monte! Ivi per noi fia schiuso Di nuove gioje il fonte; Ivi non fia racchiuso Fra confin brevi il guardo Che scorrerà lontano, E la fiumana e il tardo Rivo e le vette e il piano Libero affiserà. Ed errerà dal colle Alle pianure erbose, Dalle fiorite zolle Alle campagne algose; E i limpidi cristalli Vagheggierà de' laghi, E i prati delle valli, E i molti color vaghi De' fior contemplerà.
La via meno disagiata per ascendere da Erba a godere l'interminabile orizzonte di questo convento, è di recarsi a _Crevenna_, terricciuola leggiadra, e di là ascendere per una strada erta che guida all'_Alpi_ (così chiamansi ivi per analogia i pascoli montuosi), e che può fino al convento guadagnarsi dai cavalli e dei buoi aggiogati.
Sei tu saldo sulle gambe, hai tu coraggio nei cuore? ascendi al decantato _Buco del Piombo_, spelonca ricavata dalla natura nel monte, e murata in sull'ingresso, per cui v'ha chi crede, indotto anche dal nome, che fosse questa una miniera di piombo, ma per ricerche che siano state fatte non vi si trovò mai reliquia di questo metallo.
L'accesso nella caverna è pericoloso, dovendosi ascendere per un'angusta scala ricavata dalla natura nel greppo, di qualità saponacea, senza sbarra che difenda il salto e a cui si possa agrappare. La bocca dell'antro presenta una stanza spaziosa, larga 38 e alta 42 e lunga 55 metri, e contiene quattro muraglie formate con ceppo rosso e marmo di granito indigeno, e legate da un cemento di calcinaccio, e poste alla distanza fra loro di circa quattro metri. Il primo muro è alto otto metri, grosso un mezzo, con porticina d'onde sgorga l'acqua naturale della spelonca, coll'avanzo d'un portone più grande; il secondo alto metri dodici, grosso 1½, rotto da tre porte, con varj pertugi; del terzo e quarto non restano che pochi ruderi alti circa quattro metri e grossi come i due antecedenti.
La caverna procede quindi, dove più, dove meno angusta, ma quasi sempre colla larghezza approssimativa di metri 9 e coll'altezza di 8 e fino alla distanza di 188 metri dalla bocca, non manca di luce. Tanto la caverna continua diritta. Da quel punto è indispensabile un lume artificiale, e dopo altri 18 metri vedi a destra dello speco principale un'altra caverna lunga non più di metri 1, 30, e dopo 30 altri metri si arriva dove fu già posta una lapide ad attestare la venuta fin là di
S. A. I, IL PRINC. RAINERI VICERÈ CONSIGLIERE DE CAPITANI CIAMBELLANO CONTE PAAR GLI 8 MAGGIO 1819.
Credo pochi vorranno innoltrarsi di più, correndo la caverna bassa bassa e rialzandosi sempre più le acque, che ne sgorgano fino, probabilmente, a riempirne tutta la bocca. Quest'acqua, carica di materia calcare, forma sulle pareti delle graziose incrostazioni.
L'uscita è più disagevole che l'ingresso! guai se ti sdrucciola un piede, se ti assale un capo giro! Il burrone del sottoposto _Boa_ non accoglierebbe di te che miserabili frantumi! Tanto pericolo della vita non mi pare compensato da un corrispondente vantaggio! Eppure quanti si vergognerebbero d'aver temuto d'avventurare i loro giorni per appagarsi di questa curiosità e non si farebbero carico d'essersi rifuggiti di arrischiarli per salvare un loro fratello, per temprare le angoscie d'un contagioso! A che servisse questo antro è ancora un mistero nella storia. È certo però che per qualche tempo valse di abitazione, e forse i Longobardi cacciati dai Franchi vi trovarono un asilo; forse supplì di ricetto durante le contese fraterne; forse una masnada di predoni esercitava di lassù le sanguinose escursioni. Queste domande faceva Lorenzo Santambrogio in una sua romanza inedita:
Oh quale da destra nel masso s'interna Orribile al guardo, profonda caverna Che d'archi munita — la fronte turrita De' secoli edaci l'insulto sfidò! All'armi, al valore d'Italia fu segno? Di prodi Lombardi fu nobil convegno? O forse delitti — d'erranti proscritti Quel masso nascose, quel covo celò?
Da San Salvatore ascende la strada fino alla _Colma_ (cima del monte) e di là cade dalla parte opposta fino a Torno sul lago di Como.
Poco meno d'un miglio da Erba è discosto _Buccinigo_, che una popolare opinione vorrebbe così chiamato da un _buco iniquo_, esistente ancora in un giardino, e che, secondo crede il volgo, fu luogo di martorio ai tempi feudali. Però i dotti sostengono essere chiamato dai Celti di cui è propria la cadenza in _igo_ ed in _iga_ di moltissime nostre terre. La sua torre, che rimane in parte tuttora, fu teatro di fraterne rappresaglie, fra le famiglie Sacco e Parravicino, ambidue comprese nel catalogo dei nobili steso da Ottone Visconti 1278. Poco appresso la strada si apre in due diramazioni, che vanno dopo qualche miglio a riunirsi ancora, ed egualmente buone per giungere a Como. La più meridionale guida a _Pomerio_, dove sono antica chiesa e avanzi di fortificazioni, a cui sta poco discosto _Paravicino_ distinto alla sua torre inclinata nella direzione sud-ovest nel mezzo d'un ameno giardino; vicinissimo è _Casiglio_ ov'è chiesa antica, eretta da Beltramino Parravicino vescovo di Como e poi di Bologna, la cui tomba è un monumento nella chiesa stessa; _Tassera_ villa Imbonati in elevata posizione e lieta di giardini e getti, d'acque perenni che bagnano il giardino e i prati, e cadono fino al lago d'Alserio. Poco discosta è la sorgente _Retusa_, limpida e salubre; a _Castellazzo_ i Milanesi costrussero un forte nel luglio 1162 contro il robusto castello di _Carcano_, ove si erano accolti i fautori del Barbarossa, e qui presso il bellicoso arcivescovo Uberto da Pirovano di Barzanò, nel giorno del famoso combattimento di Carcano o d'Orsenigo, cantò la messa dal carroccio, e tenne un vigoroso discorso ai soldati frementi battaglia. Nel primo scontro Federigo vincitore conquistò il carroccio de' Milanesi e lo distrusse nel luogo detto il _Carudo_. Si pretende che nel pantano delle _lische amare_ s'impigliasse il destriero dell'imperatore, per cui dovette perdere un po' di tempo che gli riuscì fatale. Il lago vicino di forma quadrilunga e che manda l'emissario nel Lambro riceve nome da _Alserio_, paesello collocato sulla sua riva occidentale appiedi d'un colle beato d'una salubre fontana sì abbondante che fa aggirare varie macchine idrauliche. Tutto questo bacino si vede in un colpo d'occhio dall'elevato _Parzano_.
Da Alserio si propagano varie strade, una molto diritta guida ad _Anzano_. Qui un antico monastero diede luogo al sontuosissimo palazzo Carcano abbellito da un vastissimo parco, ove laghi, ove selve, ove svariatissime ajuole, ove tempietto, grotte, fiere, e nostre e peregrine, e donde si gode un esteso prospetto delle terre d'intorno. A cavaliere di _Fabbrica_ sorge il palazzo Durini sur un'insensibile altura, a cui deve salire chi è vago di scene varie ed incantatrici; di lassù lo sguardo scorre di poggio in poggio, di lago in lago, fra vigneti e campagne, sul dorso d'austere montagne che ravvivano col loro contrasto la bellezza delle nostre colline.
L'altra strada accennata che da Buccinigo procede verso Como guida al montuoso e deliziosissimo _Villa Albese_, ove sorge vasta e bella chiesa; molti bei casini, una fontana di buon gusto; ha di dietro un monte ricco di castaneti, fecondi di saporiti frutti; all'intorno vigneti di squisita qualità; poco dopo _Albese_ che ricevette di recente vaghezza dalla strada che lo taglia di mezzo; poi _Cassano_ ove è il vasto giardino Raimondi, poco discosto in alto _Tavernerio_, quindi _Camnago_ dove potrai inchinarti sulla tomba di Volta, e di là ti vedrai vicino il _Baradello_, antica difesa della sottoposta Como. Al sud di _Cassano_ è un placido laghetto.
Il villaggio sulla sponda orientale di questa laguna riceve il nome di _Montorfano_ dalla solitaria altura che si erge al suo lato settentrionale, ricco di trovante sarizzo, onde si formano mole da macina di squisita durezza. Questo casale ha più antiche memorie, che recenti bellezze.
CAPITOLO OTTAVO.
DA ERBA A PAINA.
_Soldo. — Orsenigo. — Alzate. — Verzago. — Torrenti Lubiana, Terrò, Lobbia. — Fecchio. — Cantù. — Galliano. — Intimiano. — Vighizzolo. — Figino. — Novedrate. — Carimate. — Mariano. — Cabiate. — Meda. — Lurago. — Lambrugo. — Inverigo. — Cremnago. — Villa Romanò. — Romanò. — Bigonzo. — Arosio. — Giussano. — Robiano. — Verano. — Agliate. — Carate. — Grotta di Realdino. — Paina._
Due linee di strada, che partendo da Erba vanno a riunirsi ancora a Paina, costituiscono una specie di triangolo, un lato del quale è formato dalla striscia che da Erba corre a Cantù, l'altro da quella che unisce Cantù con Paina, il terzo, che sarebbe l'ipotenusa, da un'altra striscia che va a dirittura da quest'ultima terra infino ad Erba. Noi seguiremo tale configurazione per parlare de' paesi che si trovano sulla sinistra del Lambro.
Partito da Erba e superato Paravicino e Carcano eccoci sotto al magnifico _Soldo_, poggio di rara bellezza, a cui si ascende per un'agevolissima via.
L'estensione dell'orizzonte, non chiuso che da altissime montagne, le comode stradicciuole, i variatissimi filari di vite, i giardini inglesi, i boschetti, le ombrose alee, i paretai (_bressanell_) danno a questa collina una squisita amenità. L'attuale proprietario D. Giacomo Appiani d'Aragona, vi fece erigere una semplice abitazione campestre, secondo il disegno del distintissimo Moraglia, a cui sta vicina una bellissima cappella, ed il casolare del giardiniere, dipinto a guisa di castello dal tanto rinomato Alessandro Sanquirico. Questo delizioso soggiorno non era, buon tempo fa, che un'aspra eminenza, coperta d'annose piante, che impedivano di godere le tante bellezze di cui le era stata liberale la natura.
_Orsenigo_, villaggio acclive, ha sulla piazza della chiesa la bella casa Carcano, architettata di recente dal Moraglia. Proseguendo per la via grossa giungiamo ad _Alzate_, pittoresco paesello, alquanto rialzato, ove l'austero antico è frammisto ad un ridente moderno; allato al vecchio castello, reliquia forse di romana potenza, sorge il palazzo Clerici, chiamato di fresco a forma più nuova ed abbellito d'un vasto giardino. L'antica costruzione puoi vederla anche nella delizia e nell'ameno giardino Odescalchi. Sulla piazza della parrocchiale di San Pietro posta a settentrione del paese sorge un cippo di Minerva, ora convertito in un piccolo monumento ad onore del Principe degli Apostoli. Un'iscrizione appostavi dice:
MINERVÆ V. S. L. M. VITALIO MAXIMI FILIUS
Da qui spingendo lo sguardo a nord-ovest appare di fronte la villa Giovio di _Verzago_, distinta al boschetto dei pini che le sorge davanti.
Subito dopo Alzate la strada diviene faticosa, ripida, attraversa la roggia _Lubiana_ ed i torrenti _Terrò_ e _Robbia_, che bagnano un terreno tutto variato di colline, d'altipiani, fin che arriva a _Fecchio_, popolato casale frammezzo a numerosi cascinotti, e case isolate, a cui succede il poco discosto borgo di Cantù.
Non è chi al primo affacciarsi a questa ultima terra non s'accorga tosto della sua antichità, tanti segni tuttora conserva d'una passata grandezza. _Cantù_ di fatti guerreggiò nei tempi municipali coi rivali Comaschi; fu la seconda capitale della Martesana e anche oggi è borgo assai considerevole. Duole però che l'interno del paese mal risponda al numero della sua popolazione ed all'importanza delle sue manifatture, alcune vie e viuzze ripide e sassose; una piazza vasta, ma irregolare e pendente, chiese di poca considerazione. Vogliono però essere veduti i palazzi Archinto e Salterio, già dei Pietrasanta. I suoi abitanti sono attivi; la maggior parte agricoli, il resto artieri; le donne si occupano di preferenza a far de' merletti, gli uomini brocchette di ferro, che vanno per tutta Lombardia ed anche nella Toscana, nella Svizzera, nel Parmigiano e nel Piemonte; i merletti hanno una maggiore estensione di commercio.