Part 2
Ignazio da Lojola, nobilmente nato il 1491 a Guipuscoa, servì da paggio ai re cattolici Fernando e Isabella, che aveano assicurato la nazionalità spagnuola distruggendo la dominazione araba: e divenuto uffiziale, si distinse non meno per belle forme che per valore nel respingere dalla patria i Francesi. Ferito all'assedio di Pamplona, e obbligato al letto, prende a leggere alcune vite di santi, e al lume di quelle austere virtù scorge la voragine del male e la forza delle tentazioni, come Lutero; ma mentre questi disperando si sprofonda nell'abisso della predestinazione, Ignazio ricorre alle opere, e s'invoglia ad altre glorie che non quelle del mondo, a vive battaglie contro lo spirito del male. Vota la sua castità a Maria coi riti cavallereschi ond'altri dedicavansi a una donna: e diveltosi dalla famiglia, mendicando s'avvia pedestre a Gerusalemme. A stento indotto a surrogare al sacco un ferrajuolo, e cappello e scarpe, naviga da Barcellona a Gaeta, fra i ributti serbati a un pezzente, a uno straniero e in tempo di peste: sfuggendo, appena vedeva ai vilipendj sottentrare la riverenza. Baciati i piedi di Adriano VI, che non s'immaginava certo dover costui essergli ben più utile che i re, giunge a Venezia, sozzo, macilento, rejetto; poi nel pellegrinaggio di Terrasanta, risolve di non badare più soltanto alla propria santificazione, ma anche all'altrui, e fondare una nuova cavalleria, che combatta non giganti e castellani e mostri, ma eretici, idolatri, maomettani; e tratti sei amici nel suo disegno, fan voto di mettersi all'obbedienza del papa per le missioni. Tornati in Italia, e agitando le ampie tese de' patrj cappelli, in Lombardia predicano penitenza in quell'italiano spagnolesco, in cui i nostri erano troppo avvezzi a udire minacce e improperj. A Roma cercavano convertire male femmine, istituivano ricoveri per le pentite o le pericolanti, il che facilmente si prestava alle risa de' bajoni e alle calunnie degli ipocriti.
È solito de' tempi di partiti attribuire ad uno i vizj più opposti alle sue qualità. Si prese dunque sospetto che costoro fossero eretici mascherati, di quella setta degli Illuminati (_Alumbrados_) che in Ispagna pretendeano avere l'immediata intuizione de' misteri. L'Università di Parigi se ne adombrò; e il libro degli Esercizj Spirituali côlto fra le perquisite carte d'Ignazio, parve d'esuberante fervore, onde egli fu condannato alle staffilate[13]: anzi erasi divulgato che cotesti cherici fossero stati arsi dall'Inquisizione. Altrettanto si ripetè a Venezia. Ma essi aveano una dote che manca agli eretici, l'obbedienza; e il nunzio pontificio e Gian Pietro Caraffa ne compresero la virtù, della quale davano pruova assistendo agl'incurabili, e predicando la penitenza nei contorni di Vicenza e Verona. Paolo III, trovatili dotti e pii, gli ammise al sacerdozio, preparati con rigorosi esercizj, e ricevette da Ignazio il disegno d'un Ordine nuovo. Il clero superiore era scaduto per abitudini troppo disformi dalla ecclesiastica austerità; il basso si conformava a quegli esempj, nè veniva preparato alle grandi lotte contro l'errore: degli Ordini monastici alcuni destavano scandalo fra ozj opulenti; altri beffe per la povertà degenerata in sudiceria, per la semplicità ridotta a rustichezza, per lo stesso zelo ingenuo, dissonante a tempi di dubbio e di controversia. Ora Ignazio ne proponeva uno, diretto ad assodar la fede e propagarla colle prediche, cogli esercizj spirituali, coll'assistere a prigionieri e malati, e chiamato dei _Cherici della Compagnia di Gesù_ (1540). Ignazio, designato generale, la sua milizia, che prima era ristretta a sessanta persone, diffuse bentosto per tutta la cristianità; ed egli la governava senza che uscisse mai dal collegio di Roma, fuorchè due volte per ordine del papa: una, onde rimettere gli abitanti di Tivoli in pace coi loro vicini di Sant'Angelo; una, per riconciliare il duca Ascanio Sforza con Giovanna d'Aragona sua moglie. I famosi _Esercizj_ stese egli «per mettere in cuore di tutti lo zelo per l'eterna salute propria e degli altri», insegnando un metodo agevole a ciascuno di meditare sopra di sè e sopra la redenzione e gli adorabili misteri della condotta di Dio verso gli uomini. San Carlo dichiarò aver tratto da quelli le norme per avviarsi all'apostolica perfezione, e ne faceva ogni giorno soggetto di meditazioni: Paolo III gli approvò colla bolla speciale _Pastoralis officii_.
Accortosi di quanto vantaggio potesse tornargli questa milizia, incondizionatamente devota, il papa di privilegi la favorì nel fondare case e collegi, talchè quando Ignazio morì, contavansi più di mille Gesuiti, distribuiti in dodici provincie: Portogallo, Germania alta e bassa, Francia, Aragona, Castiglia, Andalusia, Indie, Etiopia, Brasile, e tre di lingua italiana; cioè la siciliana, l'italiana propriamente detta che comprendeva l'alta Italia, e la romana, immediatamente sottoposta al generale col collegio romano e col germanico, in cui si educavano ventiquattro Tedeschi alle dignità e fatiche ecclesiastiche, e con case per professi e novizj, e v'apparteneva anche Napoli. Claudio di Jay va ad estirpare da Brescia la pullutante eresia; dove Francesco Strada cento e più giovani guadagna a Dio; e a Ghedi, ove si toglieano in burla i predicatori, egli, col lasciare via i fioretti e la retorica, e col venire alle strette, ottiene copiosissimi frutti, come nella restante terraferma veneta. A Ferrara il duca e il popolo del pari gli ammirano e seguono. A Macerata festeggiandosi con isfrenata profanità il carnevale, alcuni Padri esposero il Sacramento, con preci ed istruzioni tali, che il popolo per assistervi abbandonò balli e maschere, e ne cominciò una devozione, che molto propagossi. Nimistà secolari sono spente in Faenza, e fatte gran conversioni, a malgrado dell'Ochino. Il Bobadilla rabbonaccia le furenti nimicizie dell'isola d'Ischia: il Lefevre apostola Parma; il Brouet riforma uno scandaloso monastero a Siena: il padre Silvestro Landini apostola la patria Lunigiana, la Garfagnana, il Lucchese, Spoleto, Modena, Reggio, dove trovava molto esteso il luteranismo, e «ammorbatine persino de' sacerdoti, e professarlo dove più e dove meno alla scoperta» (BARTOLI); rabbonaccia molte ire, principalmente a Correggio e in Garfagnana; poi passa a disciplinare la difficile Corsica e la selvaggia Capraja.
Fra gli Italiani ascritti pei primi a quella società ricorderemo Bernardino Realino di Carpi, caro alle Corti per bei modi, ai dotti per sapienza filologica e legale, al pubblico pel disprezzo degli onori e per pazienza, dolcezza e carità. Paolo da Camerino e Antonio Criminale apersero alla fede la Cina e l'Indie dove poi tanto si segnalarono il Nobili e il Ricci; e dove compironsi i fasti più insigni dei Gesuiti e un de' principali pretesti alla loro soppressione nella colonia del Paraguai, tana di antropofagi ch'essi convertirono in un paesaggio da idillio, governato con quanto di più giocondo immaginarono i socialisti moderni.
Benedetto Palmia convertì molti studenti a Padova, fra cui tre fratelli Gagliardi e Antonio Possevino, divenuti luminari della Chiesa. Achille Gagliardi, già più che sessagenario facea sin tre prediche al giorno; tutto zelo e abilità nel dirigere la gioventù nei collegi di Milano, Torino, Venezia, Brescia, e lasciò opere spirituali che vorrebbero mettersi a fianco dell'_Imitazione di Cristo_.
Francesco Adorno genovese fu primo rettore del collegio di Milano, provinciale di Lombardia e direttore spirituale di san Carlo, che tanto operò ad introdurre questi cherici in Lombardia. Il padre Acquaviva, dell'insigne famiglia dei duchi di Atri, generale de' Gesuiti per trentaquattro anni, molte cose scrisse intorno alla sua Compagnia e alla religione, e a lui si attribuiscono i _Monita secreta_, librettaccio riconosciuto falso persino dal Gioberti, eppure riprodotto oggi pomposamente, ad insulto del buon senso. Luigi, figlio del prode don Ferrante Gonzaga di Castiglione delle Stiviere, lasciò la reggia per entrare nella Compagnia, e nella brevissima vita si rese modello d'interiore perfezione non meno che di carità nel soccorrere i poveri e gli infermi. Il suo direttore spirituale Girolamo Piatti milanese, attirò molti alla vita ascetica coll'esempio e coll'_Ottimo stato di vita del religioso_.
Istituiti pel popolo, presto divennero i favoriti delle classi elevate. In Sicilia il vicerè di Vega gli ajuta ad aprire la prima casa di novizj: il padre Domenecchi gl'introduce a Messina, poi a Palermo, ove presto ottengono l'Università: il valtellinese Pietro Venosta, spedito da sant'Ignazio a missionare in quell'isola, vi è ammazzato nel 1564. A Montepulciano Francesco Serda traeva persone d'alto posto a mendicare seco; egli bussava alle porte, essi riceveano le offerte. Il padre Alfonso Salmeron a Napoli predicava per le piazze; nelle pubbliche e private librerie cercava i libri empj da bruciare: e appena egli v'ebbe condotto i Gesuiti, Ettore Pignatelli duca di Monteleone assegnò loro una casa nel vicolo del Gigante, ove allevavano giovani nel cattolicismo: poi nel 1557 comprarono la casa del conte di Maddaloni; indi ebbero il famoso collegio, pel quale il solo principe della Rocca spese ventimila ducati. Il doge di Venezia chiese due Gesuiti ad Ignazio, fra i quali il Laynez che, divenuto generale, spiegava il vangelo di san Giovanni pei nobili, e predicava ai tanti eretici chiamativi dal commercio. Alloggiava nello spedale di San Giovanni e Paolo, ma tanti doni vi affluivano, ch'egli protestò dal pulpito non ne riceverebbe più. Poi il priore Lippomani provvide colà d'una casa i Gesuiti, che n'ebbero pure a Padova, a Belluno, a Verona.
Se Ignazio non era meglio che un ignorante entusiasta, come alcuno vuole, cresce la meraviglia che fondasse una Compagnia di accorgimenti proverbialmente sottili, e che più d'ogni altra rivelò quanta potenza morale acquisti un'associazione robusta in una società che si sfascia[14].
Le costituzioni de' Gesuiti portano i tre voti consueti: ma alla povertà si obbliga il privato, mentre i collegi e i noviziati ponno possedere onesta agiatezza. Non legavansi ai voti prima dei trent'anni, con lungo e scabroso noviziato prevenendo le incaute professioni e i tardivi pentimenti. Non che isolarsi, vivono in mezzo alla società, pur senza mescolarvisi; non hanno chiostri ma collegi ben fabbricati; abito ecclesiastico, non monacale, e che possono mutare con quello del paese ove dimorano; vita tutta di opere reali, efficienti, avendo per ogni condizione un posto, per ogni capacità una destinazione. Ciascuna provincia aveva un luogotenente e gradazione di cariche, dipendenti dal generale, che, a differenza degli Ordini monastici, era perpetuo, sedeva nella capitale del mondo cristiano: conosceva ciascuno per le relazioni trasmessegli dai capi; vegliava sull'amministrazione de' beni, e disponeva de' talenti e delle volontà. Acciocchè l'obbedienza fosse più intera, aveano divieto di chiedere dignità, anzi da principio asteneansi da qualunque impiego permanente. La Riforma avea tolto a pretesto l'ignoranza e la corruttela del clero? ed essi mostransi studiosi, e d'una costumatezza che i maggiori avversarj non poterono se non dire ipocrisia. Si sono paganizzati i costumi e la disciplina? essi gli emendano cogli spedienti migliori, cioè l'esempio e l'educazione. L'alto insegnamento è negletto? essi se ne impadroniscono. Piaciono le rappresentazioni? ed essi ne danno di sacre. È tacciato di venalità e ingordigia il clero? ed essi insegnano gratuitamente, gratuitamente si prestano alla cura delle anime; moltiplicano scuole pei poveri, esercitano la predicazione, e ne colgono mirabili frutti, sino a portare all'entusiasmo della devozione. Il secolo tende alla disunione? questa società si rinserra in modo, da parere un uomo solo. Il secolo assale la Chiesa nel suo capo? essi se ne fanno l'antemurale, i gianizzeri come si disse allora, i granatieri come diceva Federico di Prussia. Obbediscono incondizionatamente ad ogni accenno di lui: Caldeggiano a propugnarne l'autorità, non la temporale scassinata, ma quella che poneva Roma alla testa dell'incivilimento; a restituire, oltre l'apostolato del diritto, anche quello dell'azione, cioè della scienza e della pietà.
Quando il pensiero si rivoltava contro ogni restrizione, quando scrollavasi ogni autorità, Ignazio organizza la cieca obbedienza, la sommessione dell'intelletto e della volontà a un capo, il quale invierà il figliuolo del principe a mendicare, il grand'erudito a insegnare l'abicì, l'eloquente oratore a convertire selvaggi.
È il tempo delle grandi scoperte, ed essi gettansi ad apostolare i Barbari nelle missioni, convertono la Cina e l'America, il Giappone e l'India. È il tempo degli studj, ed essi ne fecondano il fiore; in ogni ramo dello scibile si collocano fra i primi dotti, e i letterati d'allora hanno una voce sola per magnificarne le scuole. È il tempo delle controversie, ed essi le accettano, e liberi pensanti e scopritori di nuove verità, fondano sistemi filosofici e teologici, che possono combattersi, non trascurarsi nella storia della scienza; e combattono i Protestanti con ogni modo, eccetto la violenza; avendo anzi impetrato il privilegio d'assolvere gli eretici dalle pene corporali.
Dapertutto erano cerchi a maestri, a predicatori, e massime a direttori spirituali. Non stitichezze nel confessare, non vulgarità nel predicare, non rigorosa disciplina che maceri un corpo destinato a servigio del prossimo; non istancar i giovani, nè prolungarne l'applicazione più che due ore, e ricrearli in villeggiature ed esercizj ginnastici; officiosi, affabili, l'uno all'altro coadiuvanti, scevri da ogni personale interesse a segno, che vennero imputati d'affievolire gli affetti domestici.
Non v'è forte pensatore che i meriti de' Gesuiti non confessasse; non v'è cianciero da caffè che non vi lanciasse accuse, sicuro d'essere creduto, come l'accertava due secoli fa il maggiore scettico[15], e come ne diè prova fino il secol nostro ove la sistematica miscredenza portò la tolleranza, e che la ricusa solo a costoro, e a chi osasse non rivomitar contr'essi il vomito antico.
E per vero una società che proponeasi inculcare il sentimento e dare l'esempio dell'unità, che annichilava la propria dinanzi alla volontà superiore, sommetteva la propria ragione al decreto altrui, urtava talmente gli istinti orgogliosi e l'irruente fiducia dell'uomo in se stesso, che non è meraviglia se fu segno d'inestinguibil odio, e se ad ogni lampo di libertà tenne dietro un fulmine su di essa. La podestà secolare poi armavasi allora per reprimere lo spirito di rivolta, e Casa d'Austria, costituitasi guardiana e restitutrice dell'ordine, arrestava il torrente rivoluzionario; onde i novatori nell'avversione a questa confusero i Gesuiti, che ne pareano o istigatori o stromenti. Ma la storia vive d'indipendenza e di libertà; se esecra i persecutori forti, peggio ancora i persecutori pusilli; e pronta a lodare le virtù perchè non disposta a dissimulare i vizj, non può adagiarsi in beffe e leggerezze nel giudicare quest'associazione, fusa e robusta come l'acciajo, in mezzo alle moltitudini che perdevano ogn'altra coesione fuor quella de' Governi; questa milizia che, dovendo offrire il perfetto contrapposto del protestantismo, professava obbedienza e venerazione al pontefice, unità, organamento; questa milizia che, quando ogni stabilità è scossa dal calcolo, dall'interesse, dal dubbio, lasciasi distruggere piuttosto che cangiarsi, e morrà esclamando, _Aut sint ut sunt_, _aut non sint_.
Quanto ai punti allora disputati, i Gesuiti stavano per la maggior libertà dell'uomo; Dio non vuol niente per noi senza di noi; volle tutto per gli uomini e per mezzo degli uomini. Di qui la loro speciale tendenza ad educare ancor più le volontà che gl'intelletti.
Propensi alla democrazia come tutti i teologi cattolici, e derivando il potere principesco dal popolo[16], furono tacciati di insinuare odio ai tiranni, e scolpare il regicidio; eppure la prima conseguenza della loro distruzione fu un regicidio legale. Ma neppure la distruzione ammorzò l'odio contro della Compagnia; e mentre gli antichi avversarj ne intaccavano l'istituzione, i moderni ebbero parole eloquentissime affine di esaltarla, e vantarne come i meriti intrinseci così gli effetti, per soggiungere che n'erano traviati. E ancora mette i brividi di paura perfino nel suo sepolcro, come allorquando, armata di gioventù e di abnegazione, identificando l'utile del genere umano col trionfo della Santa Sede, offrivasi per la giornata campale ai pontefici, i quali, se fino allora erano indietreggiati davanti alla Riforma, allora voltarono faccia e ripigliarono l'attacco[17].
Erasi dunque in via d'una riforma, diversa da quella de' Protestanti, in nome dell'autorità, opponendosi all'individualità di opinioni e di morale, quand'anche l'individuo fosse il papa, soggetto esso pure a debolezza. Nella Chiesa il principio era santo, s'anche pervertiti i ministri, ond'essa galleggiava nel naufragio di questi, e sentiva in se stessa la forza di rigenerarsi. I Protestanti intaccavano il principio stesso, quasi avesse usurpato i diritti della parola scritta di Dio; ed eccolo invece attestare la propria vitalità; e senza accordo, e prima del Concilio, e non per opera del capo della Chiesa nè tampoco dei vescovi, uomini privati e ignoti restringersi attorno al gran dogma dell'autorità ch'è vita della Chiesa, e questa utilizzar quale riformatrice delle genti civili, com'era stata dirozzatrice delle barbare.
Questi riformatori non si ascondono nel deserto come i primi anacoreti; non si approfondano nella povertà come i Francescani, ma gettansi nel mondo, fra la società colta e gaudente, pure accorrendo a Roma a chiederne l'ispiramento e la sanzione; proclamando così i due grandi canoni della visibilità della Chiesa e della sua autorità.
Varj i mezzi di organamento, tutti però aspirano alla riforma, e con concetti opposti a quelli de' Protestanti; tutti alla santità del principio religioso e sociale congiungono quello della peccabilità dell'uomo. Disputino i teologi se le opere sien necessarie o no alla salute: intanto essi operano, e più della contenzione irritante adoprano la carità pacificante. Di tal guisa la fede veniva suscitata dalla parola, avvivata dalle opere, e non cercavasi soltanto di formare consorzj che leggessero la Bibbia, ma che imitassero Cristo e acquistassero lo zelo e l'abnegazione, che sono necessarj alla salute propria e a quella del prossimo.
NOTE
[1] NICERON, _Mêm._ tom. XXI, p. 115.
[2] SPONDANO, _Ann. ad_ 1543.
[3] Vedi _Consilium delectorum cardinalium et aliorum prælatorum de emendanda Ecclesia: S. D. N. D. Paulo III ipso jubente conscriptum et exibitum 1538_. Nelle riforme proposte dicesi pure: _Solent in scholis_ Colloquia Erasmi, _in quibus multa sunt quæ rudes informant ad impietatem_.
[4] G. CONTARINI _Epistolæ duæ ad Paulum III_. Coloniæ 1538, p. 62.
[5] _Injustæ secessionis ab ecclesiæ romanæ sinu jam damnati... sectarii, lutherani præsertim... ad ovile Christi revocantur._ Roma 1750.
[6] _Imago optimi sapientisque pontificis in gestis Pauli III expressa._ Brescia 1743. Quel sozzo di Gregorio Leti, nella edizione del conclave di Giulio III, dice: «Al governo di Paolo III non fu altro apposto che il soverchio amore che portò al duca Pier Luigi, e dicesi che la morte sua fu causata dal grandissimo dispiacere ch'ebbe della crudel morte di detto Pier Luigi».
[7] Oltre gli storici e i polemici, appare da questo sonetto satirico, che trovammo fra carte di quel tempo:
L'aquila altera, valorosa e magna Minaccia al Gallo fiamma, sangue e guerra: Al che concorso è il gran re d'Inghilterra, Gran parte dell'Italia e tutta Spagna. Fassi la gran dieta in Alemagna Per porre il papa, i preti e i frati in terra. Marco nelle sue terre genti serra Perchè non fa per lui star in campagna. Fansi leghe secrete, e pur si sanno: E tal nol crede che n'udirà 'l duolo. Al Turco il re di Persia dà il malanno. E or tant'alto è dell'aquila il volo Che, non potendo il Sol farle alcun danno, Dominerà dall'uno all'altro polo. Far cerca il papa nolo Con molti, acciò 'l Concilio non si fia. Marco sta in fantasia Di dar soccorso al quasi arido giglio, Che teme pur dell'aquila l'artiglio.
[8] Relazioni degli ambasciatori veneti, pag. 318.
[9] Per Paolo III, Alessandro Cesari detto il Grechetto fece una medaglia, vedendo la quale, Michelangelo dichiarò non esser possibile che l'arte andasse più innanzi. Sul rovescio aveva un Alessandro Magno, che s'inchina al sacerdote di Gerusalemme.
[10] Or ora spiegheremo questo aggettivo.
[11] _Lettere_, lib. II, c. 9.
[12] _Lettere_, lib. IV, c. 71.
[13] BULCEUS, _hist. Universitatis Parisiensis_, t. VI. Anche più tardi l'insigne Melchior Cano cercava far proibire quel libro.
[14] Il trigramma IHS, che si imprime sugli azimi sacrosanti, ha questa particolarità d'esser formata dalle lettere greche I, H e della latina S. Nelle monete di Giovanni Zemisce, che prima lo pose senza l'immagine imperiale, è segnato I C: in quelle di Giustiniano Rinotmeta IHS XC: in quelle di Romano IV, IhS XRS, già mescolatavi la S latina. L'immagine del Crocifisso fu aggiunta da papa Onorio III nel 1222.
Vedi FR. VETTORI, _De vetustate et forma monogrammatis nominis Jesu_. Roma 1747. RATMAYER, _De oblatis quæ hostiæ vocari solent_. Amsterdam 1757. QUARANTA, _Di un sileno in bronzo ecc._ nel rendiconto della R. Accademia di Archeologia di Napoli, 1864, p. 191.
Non fu dunque invenzione di sant'Ignazio o de' Gesuiti: e già a' suoi tempi san Bernardino da Siena lo fece imprimer sopra tabelle, ed esporre alla venerazione; e il popolo vi pose tanto affetto, che per esso distruggeva le carte da giuoco. Le solite contrarietà incontrò questa nuova devozione; il santo fu tacciato d'eresia e di connivenza coi Fraticelli, allora diffusi; fu citato ai tribunali ecclesiastici, onde papa Martino V lo chiamò a Roma, ma compresane la santità, lodò quella devozione. Ripetute le accuse sotto Eugenio IV, n'ebbe nuove lodi.
San Bernardino introdusse anche di segnare con quel monogramma le case, onde preservarle dalla peste, ed è ricordata la solennità con cui lo fece porre sulla facciata di Santa Croce a Firenze nel 1437.
Di ciò si sovvenne taluno quando il cholera minacciava Modena nel 1836, e insinuò d'imitarlo. In fatti, con una premura pari allo spavento, tutte le case si videro segnate del devoto monogramma, e alcune lo perpetuarono in pietra. Venuti i sovvertimenti del 1859, volendosi in ogni modo denigrare le condizioni di quella pia città, si spacciò che quasi tutta essa apparteneva ai Gesuiti: così vero, che l'emblema di questi vedeasi su tante case!
[15] _On n'a qu'à publier hardiment tout ce qu'on voudra contre les Jésuites, on peut s'assurer qu'on en persuadera une infinité de gens._ BAYLE, _in Lojola_.
[16] La teoria di san Tommaso, che deriva il potere pubblico dal popolo, cioè dal comune perfetto, fu sostenuta testè dal padre Ventura _Del potere politico cristiano_.