Gli amori

Part 3

Chapter 33,748 wordsPublic domain

-- Questo libro è dunque vostro? -- domandò, senza nessuna espressione di compiacimento o di stupore; e Valdara, stupito invece un poco per proprio conto, rispose:

-- Si, è mio... Ne gradite una copia?...

Allora, con l'espressione di chi si sovviene a un tratto di qualche cosa, la dama insistè:

-- Dunque voi siete Valdara, il poeta?... L'autore delle _Elegie d'autunno_?... -- E naturalmente, tranquillamente, come se il sapere che l'amico suo era uno dei più grandi poeti della patria non gli aggiungesse nè gli togliesse nulla, ella continuò: -- _Io avevo creduto che foste quell'altro, quello del lanificio..._

Per la verità debbo aggiungere che Valdara, quella volta, restò un po' male.

LA VEGLIA

_Cara Contessa,_

Pare che l'avventura di Guglielmo Valdara, se non l'ha proprio convinta, l'abbia scossa, almeno, e indotta a dubitare di ciò che prima asseriva con troppa fermezza. Infatti, concedendomi che le donne stiano attente alla bellezza degli uomini da amare più che non alla morale altitudine di essi, ella mi domanda: «E gli uomini, allora? Che altro cercano, se non le qualità fisiche? Che prezzo dànno alla bontà, all'intelligenza, alla virtù? E allora oserete fare una colpa a noi donne se la bellezza ci seduce? Ma se noi le diamo tanta importanza, se la cerchiamo con tanto impegno, se non amiamo senza trovarla vuol dire, mi pare, che siamo ad essa sensibili; voialtri, invece, non ne fate anche a meno, tantissime volte? Non avete riconosciuto che una donna qualunque, una femmina purchessia, è dai maschi desiderata e cercata? Dite benissimo; ma la conseguenza che traete da queste premesse è storta, stravagante e tutta opposta a quella che dovrebbe essere; perchè mentre la logica dovrebbe farvi riconoscere che gli uomini amano meno bene, la presunzione vi fa dire che essi soli sanno amare!...»

Io direi, contessa, di non ingolfarci in questo dibattito. Tanto, è fuori di dubbio che, dopo avere versato fiumi d'inchiostro, ciascuno s'affermerà nella propria opinione. Sarà anche inutile tirare in ballo i grandi scrittori passati e presenti; perchè, se Shakespeare ha detto che «l'impronta dell'amore nel cuore delle donne è come la figura disegnata sulla neve, che un raggio di sole cancella,» ella mi rovescerà addosso una quantità di moralisti, di pensatori, di poeti che dànno ragione a lei. Dunque, lasciamola lì. Soltanto, perchè ella non mi scambii le carte in mano -- tutte le signore sono felici quando riescono a barare al giuoco -- la pregherò di notare che noi parlavamo d'uomini e di donne, non già di maschi e di femmine. Nella bruta ed infima umanità, come in tutto il regno animato, l'ardenza dei bisogni mascolini è tale, che fa passar sopra ad ogni qualità nelle femmine da amare, mentre la freddezza femminile ha bisogno dello stimolo e dell'eccitazione prodotti da maschi appetibili per bellezza o per forza. Ma questi amori meccanici sono amori nell'umano senso della parola? Amori sono quelli delle creature dotate di spirito, d'anima, di mente, di cuore: or siccome il cuore, la mente, l'anima, lo spirito degli uomini sono più vasti, più potenti, più alti, più forti di quelli muliebri, così gli uomini amano meglio delle donne. L'istinto inferiore potrà bensì talvolta vincerli; ma anche allora essi trovano modo di riscattare le loro cadute. Ella mi dice che nessuna donna va in cerca del solo piacere, e sia come ella vuole; mentre un'infinità di uomini, soggiunge, e non già dei volgari ma dei più nobili, cercano un'infinità di volte «la pura -- l'impura! -- e semplice soddisfazione degli appetiti;» ma ciò che a lei par semplice non è poi tanto semplice come le pare; e ancora quando uno di costoro si trova in cospetto d'una mercenaria, sa ella che cosa prova? Invece d'imaginare i sentimenti che questi uomini possono provare in tali circostanze, ascolti piuttosto il fatto che voglio narrarle.

Non posso dirle a chi lo debbo. Il cantastorie di professione non avrebbe difficoltà di attribuirlo ad un personaggio fantastico, del quale foggerebbe lì per lì il nome e il cognome; ma se così facessi mi parrebbe di scemare la verità, di menomare il valore di questo fatto. E mi basterebbe, per un altro verso, dire il nome del mio confidente, che è uno dei più potenti e venerati Principi del Pensiero, perchè ella si disponesse a udirmi con più intensa curiosità e m'accordasse più sicura fede; ma io non posso e non debbo dirlo: giacchè, quand'anche l'usanza non vietasse di narrare intime cose del Genio finchè la manchevole vita lo tiene e quasi menoma la grandezza sua, il rispetto che ho per gli scrupoli di questo mio grande Maestro, i quali sono fra i più gelosi e delicati che la sensitiva Anima abbia mai educati, mi vieterebbe di tradire la confidenza della quale egli mi onorò. Ella si contenterà pertanto ch'io lo chiami Protagonista, senz'altro.

Protagonista significa, secondo l'etimologia, primo gareggiatore, ed egli era veramente alla sua prima gara d'amore. Non aveva ancora, non che posseduta, ma neppur vista una donna; intendo che il mistero della forma muliebre gli era sconosciuto. E doveva ancora compiere vent'anni, il che le dica se sentisse ardenti gli stimoli dell'istinto. E s'era abbeverato di poesia, il che le dica con quanto struggimento aspettasse e sognasse d'amare. Ma il tempo passava, egli avanzava nella vita, e la Terra Promessa non appariva. Egli sentivasi solo, monco, incompiuto: ma la metà di sè stesso della quale era privo, l'essere del quale aveva bisogno, non compariva ancora. Per appagare, con l'ardente bisogno, l'esasperata curiosità, egli non trovò di meglio che varcare, una sera, la soglia d'uno di quei luoghi dove si vende il Piacere, ma si compra il Disgusto. Quanti uomini sono stati iniziati alla vita nuziale in modo meno indegno? Pochi uomini, in verità; tanto pochi che non è da stupire se, dopo questo primo avvilimento, s'ode poi così spesso negare ogni ideale richiamo nei rapporti d'amore e tutto ridurre alla soddisfazione del cieco appetito. Ma la sete di qualche altra cosa, se fu provata una volta, potrà mai spegnersi del tutto, qualunque sia stato l'orror della prova? Ed ella udrà che cosa fece, per questa sete, il mio Protagonista.

Era la prima volta che aveva denaro da buttar via, e alle miserevoli creature che annegano la tristezza nel vino egli pagò da bere. Voleva forse annegare la sua propria tristezza? No, non era triste; era risoluto, cosciente di sè; aveva precisamente deliberato di fare ciò che faceva. Pagò del vino di Sciampagna, il vino delle cortigiane, e ne bevve anch'egli; poi condusse con sè una di quelle sciagurate. Seppe scegliere: in mezzo alle maschere di belletto e di cerussa, alle forme deturpate dal vizio, alle animalesche bellezze destituite d'ogni espressione, egli vide e preferì la figura più umana. Denudato, il corpo della Mercenaria appariva perfetto. Come mai, dirà ella, poteva costui giudicare intorno a questa perfezione, se ancora non aveva visto altre donne? Vive donne non aveva vedute; ma la pura idea della Bellezza che l'arte miracolosa ha saputo esprimere dalla greggia realtà gli stava da tempo dinanzi agli occhi dell'anima; e di che senso d'arte egli fosse e sia dotato, dissero e dicono i prestigi delle sue opere. Quand'anche il suo giudizio d'allora non paresse troppo attendibile perchè egli non aveva termini di paragone, i paragoni che più tardi istituì, nel corso d'una molto variata e sagace esperienza d'amore, gli fecero riconoscere che non l'accesa imaginazione nè la violenza dei desiderii conferivano a quella donna qualità che non possedeva, ma che veramente egli si trovò, per un caso fortunato e troppo infrequente, dinanzi a una grande bellezza avvilita.

Dunque la sua vista pascevasi alfine del fantasticato spettacolo, questa volta alfine non i sogni lo visitavano; materiata di elastiche polpe e di purpureo sangue, palpitante di vita, docile e pronta gli stava al fianco una donna, la Donna. Perchè, dove ogni altro avrebbe visto una femmina, il Protagonista, dimentico del luogo che l'accoglieva e del mestiere che vi esercitava, o non dimentico, anzi cosciente di queste cose, vedeva e sentiva che, nonostante, la creatura distesa accanto a lui era la creatura aspettata e promessa, il sospiro delle sue solitarie notti, il bisogno della sua monca esistenza; vedeva e sentiva che, qualunque fortuna l'avvenire gli potesse serbare, mai più egli sarebbe riuscito a dimenticare la turbata meraviglia, il piacer trepido e quasi pauroso del quale era pieno in quell'iniziale momento. Di chi la colpa, se la prima donna ch'egli aveva al fianco non era una vergine come lui ignara e turbata, ma una mercenaria? Non di lui, non di lei. La colpa era degli uomini, delle loro dure leggi, o piuttosto della più dura, dell'iniqua e incorreggibile legge della vita. E un bisogno di ribellarsi alla stolta logica umana, di giudicare con la sua mente e col suo cuore, dall'alto; di correggere la tristezza della profanazione che questa vita gli faceva commettere; e una tenerezza pietosa per la sciagurata che gli s'offeriva, e un istinto di nobiltà e di rispetto dal quale ella potrà giudicarlo; il cumulo di queste e d'altre ragioni non bene precise nella sua coscienza, lo indussero... a che cosa? A restare tutta una notte con la mercenaria, senza toccarla.

Ella sa l'usanza della cavalleria, ai tempi andati: un libro immortale, il romanzo di Don Chisciotte, l'ha fatta nota a chi meno s'intende delle cose della Tavola Rotonda. Il giovane signore, prima che fosse armato cavaliere, doveva passare tutta una notte vegliando l'arme. Rammenta ella la scena che descrive Cervantes? Don Chisciotte, raccolti e indossati i pezzi spaiati d'un'arruginita armatura, li dispone entro una pila, accanto a un lavatoio, nel cortile d'una taverna: per l'imaginoso hidalgo della Mancia quegli oggetti in quel luogo si trasformano prodigiosamente, sono il più forbito e prezioso arnese nella chiesetta del più signorile e potente castello; la qualità reale delle cose sfugge ai sensi del sognatore: l'anima sua accesa dalla bellezza conferisce a tutto le qualità desiderate. Come l'eroe leggendario, il Protagonista non vide, dimenticò, volle ignorare la mercenaria e la suburra: egli si sentì come dinanzi a una Sposa, e come dinanzi a una Sposa restò timido e trepidante.

Ella sorride; anzi non sorride, deride. Ella pensa un bisticcio e dice tra sè che anche questo mio Cavaliere fece una «trista figura.» Io debbo disingannarla. Certo non è raro che il morale turbamento impedisca le operazioni dell'istinto, ed è vero che il segno del massimo amore consiste nel non potere temporaneamente amare. L'amor proprio, che si caccia dovunque, rende insoffribile agli uomini il fiasco stendhaliano che invece suol essere molto lusinghiero all'amor proprio delle donne. Ne godono esse perchè è sintomo del sentimentale invasamento, o non piuttosto perchè, l'amore essendo fatto di odio e l'abbraccio dei due amanti somigliando troppo alla lotta di due nemici, le sconfitte e le mortificazioni dell'uno sono naturalmente vittorie ed esaltazioni dell'altra? Lasciamo che ciascuno risponda a suo modo: il fatto è innegabile, e una donna molto esperta, ad un amante che, per assicurarla dell'amor suo, le rammentava la foga del primo amplesso, ebbe ragione di dire: «_Ciò non prova nulla, al contrario!..._» Ma, per tornare al nostro soggetto, tutt'altro fu il caso del Protagonista. Non i sensi gli disobbedirono, ma egli stesso si dominò. A cogliere il frutto delizioso egli era pronto; niente e nessuno gl'impediva d'assaporarlo, fuorchè la sua propria volontà. Egli non doveva metter opera ad eccitarsi, come accade a coloro cui manca d'improvviso l'ardire; al contrario, faceva di tutto per domarsi, per resistere a un impulso veemente.

E comprende ella lo sbalordimento di quella donna? Alla sciagurata per cui le fantasie dei clienti erano leggi, qual altra fantasia dovè far sospettare quel nuovo contegno? Per un poco si sforzò di comprenderlo, invano; perchè se il Protagonista racconta ora quella sua avventura a chi è capace d'intenderla, non poteva allora aprire alla mercenaria l'animo suo. Che stranezza, è vero? E come stranezze simili sono frequenti in più degni amori! Una donna c'ispira uno scrupolo ideale, ci fa provare un sentimento raro e ineffabile, ci procura impressioni insolite e squisite; noi l'amiamo per questo, l'amor nostro è fatto di questo... e non possiamo aprircene con lei, perchè sentiamo che non c'intenderebbe; e, ciò sapendo, continuiamo ad amarla... Che cosa prova questo fatto, se non che l'amore è un impulso prepotente ed una fioritura miracolosa soltanto nei sensi e nel cuore degli uomini? Se la Mercenaria non poteva comprendere lo scrupolo di rispetto e il bisogno di nobiltà che tormentavano il Protagonista, quante altre donne comprendono la poesia che a loro insaputa suscitano nel cuore dei loro amanti? E di quasi tutte non si potrebbe dire ciò che un Poeta disse di una:

Ce que j'aimais, en toi, c'était ma propre ivresse; Ce que j'aimais, en toi, je ne l'ai pas perdu.

Ta lampe n'a brûlé qu'en empruntant ma flamme. Comme le grand convive aux noces de Cana, Je changeais en vin pur les fadeurs de ton âme, Et ce fut un festin dont plus d'un s'étonna.

Tu n'a jamais été, dans tes jours les plus rares, Qu'un banal instrument sous mon archet vainqueur, Et comme un air qui sonne aux bois creux des guitares, J'ai fait chanter mon rêve au vide de ton coeur...

La mercenaria, rinunziato a capire il capriccio del nuovo cliente, finì col prender sonno. Ella dormì fino all'alba stupidamente serena. Il Protagonista, il Poeta, l'Uomo, vegliò, si tormentò per vegliare, senza toccarla, la Forma della Bellezza, per non profanarne la prima rivelazione, per fare di quella notte, che doveva essere una stupida orgia, un puro ricordo. All'alba si levò, baciò in fronte la mercenaria, e andò via.

IL SOSPETTO

_Amica mia,_

Siamo alle solite! Noi non riusciremo a metterci d'accordo mai. Non neghiamo i fatti, non ne disconosciamo il significato, ma diamo ad essi un diverso valore: ciò che io considero come regola, a lei pare eccezione, e viceversa.

E se provassimo un poco a rammentarci di quel precetto secondo il quale ogni eccezione è conferma della regola? Ecco qui, per esempio: ella se la prende un'altra volta con me perchè «sfondo le porte aperte.» Dovendo provarle che, in amore, gli uomini mettono sentimenti rari, forti, delicati; dovendo darle una prova della poesia con la quale essi sanno condire le cose meno poetiche, le ho narrato l'avventura d'uno dei più insigni poeti, di un Principe del Pensiero. «Che Sua Altezza sia tant'alta non è da stupire! Ma per un Principe capace di fare ciò che m'avete riferito, che spaventevole numero di borghesi bassissimi ed infimi i quali non amano -- cercate un'altra parola! io non voglio profanar questa usandola a tale proposito! -- se non nei luoghi dove il vostro cavaliere fece la veglia dell'arme? Invece le donne capaci di soli amori d'epidermide esistono, sì; ma sono, per buona sorte e ad onore del nostro sesso, tanto poche che, quando ne trovate qualcuna, voi la considerate come un'inferma degna non solo di compatimento ma anche di cure. Senza un qualche morale richiamo -- e siano pure, come voi dite, quelli poco morali della vanità e della curiosità -- le donne non capiscono ciò che voi altri capite troppo bene. Molte volte, è vero, il sentimento della pietà le spinge ad appagare i loro amanti per farne cessare le pene, per vederli lieti e felici; molte volte ancora l'idea di padroneggiarli, di farne quel che vogliono, le riduce a fare ciò che vogliono essi; ma sia l'idea di un dominio da esercitare, sia la commozione pietosa, siano gli eccitamenti della curiosità, siano le soddisfazioni di vanità procurate dall'adulazione mascolina, bisogna che almeno un'idea, se non proprio un sentimento o un affetto, le persuada e le pieghi. Senza di ciò, state pur certo che tutte saranno dell'opinione della duchessa d'Orléans....»

Se ella pone così la quistione, io le dirò, contessa, che sono del suo parere e che non abbiamo più bisogno di discutere. Che le femmine animali siano fredde e si possano considerare addirittura come ghiacciate a paragone dei maschi ardentissimi, è un fatto che la storia naturale dimostra fino all'evidenza. Che l'ardore dei sensi sia estremo negli uomini, e che i sensi muliebri non ardano come fiamma, ma covino piuttosto come brace sulla quale occorre soffiare perchè dia vampe e riscaldi, lo abbiamo già detto, nessuno lo mette in dubbio e non accade più dimostrarlo. Ma perchè nella costituzione dei sessi corre questa differenza innegabile, dovremo noi dire, come a lei piace, che tutte le donne sono come la duchessa d'Orléans? Dichiarava costei che quella di fare i figliuoli è «une vilaine, sotte et dangereuse chose qui ne m'a jamais plu». Ma se ella mi concede che, a parte le differenze araldiche, una marchesa vale, come donna, quanto una duchessa, io le riferirò l'opinione della marchesa di Richelieu, la figlia della duchessa di Nevers. «Tous les romans qui paraissent,» diceva dunque la marchesa di Richelieu all'abate di Grécourt, «sont bien denoués d'évènements piquants; si j'écrivais ma vie, vous verrez bien d'autres aventures. Par exemple, en allant un jour à la campagne, je fus arrêtée dans un bois, loin de tout secours, par un voleur. Mes gens prirent la fuite; quand il m'eut bien volée, le galant s'avisa de me trouver belle et, en conséquence, il fallut passer par ce qu'il voulut; il demandait d'une façon si pressante et si tendre -- avec un pistolet à la main -- qu'il n'y avait pas le moyen de le refuser. Eh bien, l'abbé, croirez-vous bien qu'il y eut un moment où je ne pus m'empêcher d'écrier: _Ah! charmant voleur! Oh! voleur charmant!..._»

Bisogna credere, è vero? alla narratrice; perchè la sua confessione è di quelle che, per universale consenso, recano pregiudizio alla reputazione di una donna; ma se l'avventura le pare poco persuasiva come troppo romanzesca, io glie ne narrerò un'altra assolutamente autentica. Il fatto è successo in Sicilia ed è per molti rispetti caratteristico dei costumi isolani.

C'era una volta un avvocato, giovane, nè bello nè brutto, eccessivamente barbuto, con due occhi che parevano cinti di fiamme, il quale s'era innamorato a modo suo d'una buona e bella signora, lontana sua parente. Dico che s'era innamorato a modo suo, perchè, senza parlarle mai d'amore, non pensava ad altro che ad averla. È pur vero che se non le parlava d'amore ciò dipendeva dalla difficoltà di parlarle d'una cosa qualunque. Ella avrà sentito dire che laggiù i mariti sono molto gelosi; e se pure, a suo giudizio, gli uomini sentono tutti ad un modo, non mi negherà che la diversa latitudine sotto la quale vivono eserciti una certa influenza almeno sui costumi; ora in Sicilia, se la gelosia non è più fortemente sentita, è certo che i gelosi hanno maggiori mezzi di garentirsi. La libertà che le signore godono nel mondo un po' cosmopolita delle grandi città continentali è ignorata nell'isola rude e mezzo selvaggia; la casa maritale ha ancora molto dell'_harem_ dove nessun altro fuorchè il signore può penetrare. A poco a poco la civiltà occidentale distrugge queste tradizioni, specialmente nelle classi più alte; ma il caso che un uomo innamorato non possa trovar mezzo d'accostare la donna amata, anche innocentissimamente, nè in casa di lei, nè in casa altrui, nè per istrada, nè in chiesa, è tutt'altro che raro. Il nostro avvocato, però, vedeva di tanto in tanto la signora da certe comuni cugine. Tutte le volte che la incontrava lì, i suoi occhi mandavano vampe più fosche. Ella era una di quelle donne semplici e pudiche che, dal modo col quale si vestono al modo col quale guardano -- o meglio, non guardano -- tolgono ogni speranza ai seduttori. Aveva il viso bianco, quasi pallido, un po' magro; i capelli nerissimi, raccolti in una treccia attorcigliata sulla nuca; le forme modeste, l'aria dolce e serena. L'avvocato struggevasi, arso, disperato; quando un giorno, andato da quelle sue parenti e non trovatele in casa, la vide apparire mentre egli stava per andarsene. Veniva a cercare anch'ella delle cugine, e udendo che non c'erano si disponeva a tornarsene indietro dopo essersi riposata un istante; ma l'avvocato concepì repentinamente un piano di aggressione. Mandata via la persona di servizio con un pretesto qualunque e chiuso a chiave l'uscio, si gettò ai piedi della donna. Ella s'alzò, gridando dalla paura, tentando di sfuggirgli. Ma l'altro che -- come quasi tutti i suoi conterranei -- portava sempre a spasso il revolver, lo cavò di tasca e ne diresse la canna contro il petto dell'inerme e debole creatura. Consideri dunque: abbiamo qui una donna naturalmente casta, alla quale non è stata detta una parola d'amore, che si vede aggredita inopinatamente e selvaggiamente, che è minacciata di morte; alla quale il disgusto, l'orrore, il terrore, tolgono quasi i sensi. Orbene: quando l'avvocato la ebbe, con mezzi così eloquenti, persuasa a udire ciò che aveva da dirle, ella rimase muta e sorda; ma quando egli, non contento di una prima.... dichiarazione, la ripetè con nuova lena, ella si riscosse, e la terza volta anche gli rispose....

Ella nega ancora, dice che tutto ciò non prova niente. E io le dirò che, prima di credere alle donne che dichiarano di sentire repugnanza per l'amor fisico, bisogna aspettare di vederle in presenza di un Ottavio di Malivert. E siccome ho cominciato con le storielle, eccone subito un'altra.

Personaggi: Lui e Lei. Lui faceva la corte a Lei. Dicendo _corte_, non adopero un'espressione molto propria, perchè essa implica l'idea d'una certa tal quale disinvolta leggerezza, poco compatibile con la passione vera. E Lui amava Lei appassionatamente. Era un uomo d'affari; ma, giovanissimo ancora, le cifre ed i conti non gli avevano tolto il bisogno e la capacità d'un puro affetto. Lei non era alle prime armi; anzi molto sinceramente soleva dire che con i grandi lavoratori, con gli artisti, con tutta la gente che ha poco tempo da perdere, non bisogna eccedere nella resistenza. Tuttavia, quanto più era abituata a cadere, tanto più aveva bisogno di dimostrare agli altri ed a sè stessa che solo l'irresistibile slancio dell'anima determinava le sue molteplici cadute; quindi, benchè disposta, per dirla col gergo legale, ad affrettare i termini, pure recitava la commedia del sentimento e allontanava il momento della capitolazione. Ciò le riusciva tanto più facile, quanto più sincero era l'amore che il giovane le portava. Non sapeva costui adoperare se non il linguaggio della più devota e disinteressata passione; e le confessava la passione sua con tanti riguardi e scrupoli, che ella temette veramente d'essersi mostrata troppo crudele e d'aver tolto ogni ardire a quel poveromo parlandogli troppo del cielo, delle stelle, delle anime erranti e degli angelici sponsali. Pensò dunque che le convenisse scendere un poco verso terra perchè egli non dimenticasse che entrambi erano di carne.

E infatti, quando, senza offrirgli nulla, ella gli suggerì l'idea di prendere tutto -- arte della quale ogni donna è maestra -- egli tentò, delicatamente, timidamente, di prendere non tutto, ma qualche cosa; proprio in quel punto, pensando che un ultimo conato di resistenza non era fuori di posto, ella si ritrasse, come crucciata.