Part 3
Voi volete apprendere il come e il perchè Massimo Dias sia un perfetto amante? Vi dirò la ragione e il modo come l'ho amato io, e indovinerete, così, come se ne sono innamorate e come, ancora, se ne innamoreranno le altre donne. Anzi tutto, quando una di noi, la più casta, la più semplice, incontra un uomo giovane, ella calcola subito se l'amerebbe o se non l'amerebbe: e così gli uomini sono immediatamente divisi, nella mente femminile, in due categorie, quelli che si amerebbero e quelli che non si amerebbero mai. Coloro che appartengono a questa seconda categoria, non esistono più, per la donna: possono essere belli, ricchi, galanti, non serve, sono creature morte, sono larve che l'occhio muliebre non discerne neppure più. Massimo Dias appartiene alla prima categoria; vedendolo, si pensa che, in certo tempo, in certe condizioni, forse, se Dio volesse o se volesse il diavolo, lo si amerebbe. Beninteso che la donna, con tale pensiero, non si concede, non si dà; il pensiero è profondo, è tenue, è condizionato, svanisce subito, non ha l'aria di lasciar traccia, non riappare...., infine, è nulla, ma è un filo che si lega, sottilissimo, capillare, fra la donna e l'uomo. Questo filo si annodò fra me e lui, la prima volta che ci vedemmo; e passando il tempo, rivedendoci senza nessuna volontà apparente, mia o sua, altri fili si legavano e si riavvicinavano, indistintamente. Egli non mi faceva la corte, ma si interessava di me, senza troppa ostinazione: e aveva nei modi, con me, una certa dolcezza costante, simile al primo albore di una tenerezza. Questa dolcezza primordiale che non fu mai guasta da una parola troppo sensuale, che non rasentò mai il contegno solito verso le altre donne, che era una cosa _diversa_, infine, rassicurò e fece schiudere il mio cuore. Nulla che di tenero, io sentiva in me: ma in presenza di Massimo Dias mi era impossibile pensare ad altro che all'amore. Emanava dai suoi occhi, trapelava dalla sua voce, parlava da ogni sua parola, anche la più gelida, come un mite color vivo, come una suggestione giovanile, come quel soffio che fra l'aprile e il maggio dà tante rose ai giardini e alle colline. Compresi, poi, più tardi, che egli era un uomo fatto assolutamente per l'amore e solamente dell'amore occupato e preoccupato, essendo egli materiato e spiritualizzato d'amore; tutto questo non era che la manifestazione del suo temperamento e del suo carattere. Negli occhi, nella voce, nelle parole degli altri uomini può scintillare, vibrare, parlare ogni passione umana, nobile e ignobile: in lui null'altro che l'amore. La sua seduzione, quindi, lenta e fine, aveva anche qualche cosa d'inconscio: e la conquista del mio cuore come della mia persona, non subito, più tardi, fu fatta da lui senza violente richieste, senza drammatiche tristezze, senza fughe improvvise, senz'abbandoni che paiono inconsulti e sono meditati--mezzi, questi, che appartengono al comune degli uomini, a coloro che debbono conquistare le donne con gravi sforzi. Massimo Dias fu naturale: e fu amoroso, perchè la sua natura fu amorosa e perchè bastava che vi si abbandonasse, per essere efficace e attraente, per prendere possesso di tutta la mia volontà e di tutta la mia forza. Semplicemente, come un esercizio della vita, egli adoperava tutte le arti più squisite, per essere più amato, egli sapeva attendere: egli sapeva apparire al momento opportuno, egli sapeva andarsene. Mirabilmente, per quella felice intuizione amorosa, il suo amore si equilibrava col mio, senza che nessuna causa esterna li armonizzasse, e, nelle ore tristi, io trovava accanto a me l'uomo che seguiva tutte le indefinite malinconie della mia anima inquieta, come nelle ore brillanti, sfavillanti, io vedeva in lui l'eco della giocondità giovanile, io sentiva il suo cuore balzare per la gioia di vivere. Ma il suo gran segreto, quello che egli chiama il segreto di Pulcinella, dicendolo a chi vuole saperlo, mentre nessuno ne sa fare o ne vuol fare suo pro, il segreto era nell'amore che mi portava, vivo, continuo, costante, che mi giungeva da tutte le parti, che mi avvolgeva come in un'atmosfera di passione, che invadeva il mio ambiente e me, che mi chiudeva in un roveto ardente, come quello delle bibliche storie. L'amore sgorgava da l'animo di quell'uomo così e sempre, che egli non si affidò che a questo, per avermi sua. Chi ama, chi molto ama, chi ama bene, possiede il motto d'ordine della conquista: è come colui che possiede la fede e che arriva alla grazia: è come il mistico che a furia di evocazione e di ardore, ottiene la visione del suo Dio.
Nè io spiegai altrimenti il mio consenso all'amore di Massimo Dias che l'amor suo: e sentii che solo coloro hanno ragione, che dànno passione per passione, e che sanzionano il vile peccato con la suprema legge del premio. Ebbene, fu allora che io cominciai a misurare lucidamente la perfezione di Massimo Dias. Mi amava, mi adorava, e io amava lui, con tutta me stessa, ed ero sua, ed egli non mi ebbe subito, egli aspettò qualche giorno, qualche settimana, perchè l'abbandono più profondo e più completo dell'anima rendesse più alto e più impetuoso l'amore della persona. Egli aspettò! Egli soffriva, la passione lo torturava, ma ebbe la sublime pazienza di aspettare, perchè l'amore nostro raggiungesse quella magnifica maturità che riempie i cuori di ebbrezza. Quanto gli fui grata, io, di quest'aspettazione che doveva essere insopportabile e che era piena di delicatezza, come sentii in lui il rispetto della donna, dell'amore, di sè stesso, come intesi che, in lui, l'amore aveva un tempio e che le feste che vi si celebravano avevano tutta la squisitezza delle grandi aspettazioni, delle grandi purificazioni, delle grandi preghiere!
* * * * *
Un perfetto amante, sì. Naturale, cioè _disuguale_. L'un giorno di nostro amore non rassomigliava all'altro, e i convegni avevano la più bizzarra varietà, e la curiosità dello spirito raddoppiava il tumulto dell'amore. Disuguale: io l'ho visto, ai miei piedi, piangere come un fanciullo, per una tristezza improvvisa, capitatagli nel momento più lieto del nostro amore, domandare a me la consolazione di questo indefinito e infinito dolore che gli saliva dal cuore agli occhi: io l'ho visto, innanzi a me, pallido d'ira gelosa, fremente, indomabile, soffocare e non poter dire i motti ingiuriosi che gli si affollavano sulle labbra, e fuggire, e ritornare, sempre furibondo, in tali impeti, che io aveva di essi una paura mortale: io l'ho visto, accanto a me, in una confidenza fraterna, in una famigliarità deliziosa, aprirmi tutto il cuor suo, come a una sorella, a una madre: io l'ho visto trascorrere delle ore, chiuso, tetro, senza risponder verbo alle mie domande, senza muoversi alle mie scosse, vinto da una inerzia e da un accasciamento, che non sapeva spiegare: e tutte le faccie del suo spirito amoroso mi apparivano e mi sparivano, innanzi agli occhi, come una visione, e mi stringevano a lui, così indissolubilmente! Disuguale: talvolta così vinto da una crisi di amor passionato che egli non conosceva, non vedeva, non sapeva e non voleva altro che me, che la mia presenza, che la mia persona, come se io dovessi sfuggirgli l'indomani, come se avesse bisogno del continuo possesso, per esser certo dell'amore, con tale un'ardente sete di me che mi sgomentava: talvolta, preso da un eccesso così strano di sentimentalismo, come se l'anima sua fosse partita per i paesi dove solamente di pensiero e di sentimento si vive, come se tutte le cose di questo basso mondo gli fossero perfettamente estranee: talvolta, nei peggiori momenti, assalito dal demone del sarcasmo, per cui il mio cuore era trafitto ed egli aveva l'aria, il mio amante, di godere delle mie trafitture, e non ristava neppure quando vedeva i miei occhi pieni di lacrime, e aveva come la voluttà feroce dei miei e dei suoi tormenti. Frivolo e profondo, geloso e indifferente, scherzoso e tetro, appassionato e sprezzante, il mio amante non era un sol uomo, ma dieci uomini presi insieme, e tutti nuovi, tutti attraenti, tutti affascinanti: e a ogni nuovo colloquio io mi domandava, irrequieta, diffidente, ansiosa, che avrei trovato, in lui, e ciò dava un sapore immenso a tutti i nostri convegni, e ciò metteva il mio cuore in uno stato di continua veglia. Vi erano minuti così intensi in cui io era certa della sua adorazione, poichè io vedevo la verità dell'amore nei suoi occhi ardenti, perchè la udivo nel balbettio della sua voce, perchè io sentivo, con orgoglio e con tenerezza, che quell'uomo mi apparteneva completamente: ma il minuto dopo io ricadeva nel dubbio, tanto le parvenze di Massimo Dias erano singolari, e il dubbio suscitava in me tutte le forme della passione. Vi erano dei periodi in cui sembrava che egli mi sfuggisse intieramente: neri periodi di desolazione, di disperazione: e, forse, forse, in quei tempi egli più mi amava, e io non intendeva l'enigma. Tanto che, a poco a poco, tutta la mia esistenza morale e materiale appartenne al mio amante: io sentii assolutamente che solo il suo amore mi rendeva importante e cara la vita, e che egli era il _solo_ uomo che io potevo amare.
* * * * *
Perfetto amante e traditore, anche. Mi sembra inutile di descrivervi quello che io abbia sofferto, di atroce, la prima volta in cui il suo tradimento mi fu palese come la luce del sole. Io ho creduto di morire. Gli ero stata così lealmente fedele, ero così innamorata di lui, ero così saldamente legata a lui, che tutti i sentimenti in me erano crudelmente offesi, e palpitavano di angoscia e le loro ferite gemevano sangue. Amore, amor proprio, vanità, sincerità, non una cosa che non avesse la sua tortura, in quel tradimento. Egli negò sempre, continuamente, anche innanzi alle prove: e la sua negazione che mi parve una sfrontatezza, irritò maggiormente il mio furore geloso. Compresi, più tardi, quanta tenerezza e quanto rispetto vi era in quella negazione del tradimento. Ma in quella scena terribile, io aveva smarrita la testa. Lo lasciai, così. Non volli più vederlo; lo fuggii. Indescrivibili tormenti! Ero innamoratissima di lui e tutta la mia anima come la mia persona gli apparteneva: figuratevi, dunque, quale violenza io doveva fare a me stessa per non vederlo, per non scrivergli, per non pronunziare neppure il suo nome. L'ambiente del suo amore perdurava, intorno a me. Egli continuava ad apparire, dovunque potesse credere che io andassi, e dovetti, man mano, quasi chiudermi in casa, o uscire per vie deserte e lontane, abbandonando tutti i comuni ritrovi. Egli continuava a scrivermi e io non aveva modo d'impedirglielo, mentre m'imponevo delle pene atroci per non aprire le sue lettere che erano intatte in un cassetto. Tutte le vie, tutte le case, tutte le cose mi ripetevano un episodio del nostro amore: egli aveva messo il suo amore dappertutto: egli seguitava a farmi giungere l'eco della sua passione, come se mai mi avesse tradita infamemente, vigliaccamente. E tutto, senza lui, mi sembrava ombra e silenzio: inutile ogni dolcezza della vita; inutile il lieto trascorrere del tempo; inutile la mia esistenza istessa. La vista di qualunque uomo mi disgustava: Massimo Dias, il mio perfetto amante, mi aveva divisa dal resto dell'umanità e mi teneva per sè, tutta per sè, senza che mai, mai, fino a che avessi sangue nelle vene, un altr'uomo potesse esistere, come amante, per me.
Ebbene, io gli perdonai il suo tradimento. Per quali illusioni, io mi convinsi, non so bene: per quale ineluttabile bisogno di amore e dell'amore di Massimo Dias fui così debole, io so bene, ma non vi debbo spiegare. So che ridivenni l'amante di Massimo Dias, un giorno, così, naturalmente, in cui egli m'incontrò e io non ebbi la forza di evitarlo, in cui eravamo soli e non ebbi la forza di fuggirlo: un giorno in cui egli mi apparve così triste e così innamorato che io dissi a me stessa la gran parola, se non era un errore e una colpa rinunziare alla propria parte di felicità, comunque essa sia, questa felicità. Massimo Dias mi amava, me ne convinsi: il segreto della sua rinnovellata seduzione era sempre nell'amore, di cui era fatta l'essenza della sua anima e dei suoi nervi. Noi avemmo, in questa ripresa, dei grandi giorni, indimenticabili: nell'ora della morte io potrò tutto scordare, ma quelle giornate mi saranno in mente, nelle confuse visioni dell'agonia! Egli mi giurò che non mi avrebbe tradita mai, mai più, che se un errore aveva commesso--non poteva più negare, gli era impossibile--era stato _così_, senza che lui neppure lo sapesse. _Così!_ Parola strana, è vero? Egli mi volle far credere che il tradimento era stato un fatto istintivo, di cui era inconscio, fuori della sua volontà, anzi, forse, contro: certamente, contro, poichè mi amava. _Così!_
Che dirvi? Massimo Dias mi tradì una seconda volta e anche più gravemente: e se questa seconda volta il colpo fu meno forte, la mia dignità fu più resistente. Egli negò ancora: diceva di no, di no a tutto, come un bimbo; alle mie ingiurie impallidiva e negava, sempre. Dopo questo secondo dolore, afflittissima, ma meno furente, io ebbi la cura dolorosa di analizzare tutta la mia sventura. Posatamente, io misurai tutto l'amore che avevo portato e che portavo a Massimo Dias: misurai il suo tradimento e il tempo e le circostanze. Freddamente, scesi in fondo al mio cuore e tastai la catena che mi serrava a Massimo Dias: mi parve incrollabile. Gelidamente, pensai che solo partendo, espatriando, non rivedendolo mai più, avrei potuto spezzare questa catena; ma che se restavo dove egli era, mi sarebbe bastato di rivedere il mio perfetto amante per esser sua, di nuovo. E, partendo, non sarei forse ritornata da me a rimettermi nelle sue mani? Con la massima glacialità, di fronte a così assoluta necessità, decisi di perdonargli novellamente, e sempre, e di esser sempre la sua amante, malgrado ogni tradimento. Più tardi, conoscendolo meglio, sono stata e sono anche più giusta con lui. Se si vuole un amante perfetto, bisogna subire il tradimento, soffrendo in silenzio. Il tradimento è uno dei caratteri della perfezione, in amore. Sarà una verità crudele, ma è così. Dalla sua stessa perfetta natura amorosa Massimo Dias trae questo istinto della mutabilità e, in fondo, egli non inganna nessuna donna, neppur me, anzi, me molto meno delle altre. Giacchè egli è sempre innamoratissimo della donna cui dice di amare, come ad ogni perfetto amante si conviene. Fedele all'amore, fatto di amore, egli non mente mai, parlando della sua passione. Fedele, incostante e perfetto.
IL PERFETTISSIMO AMANTE
_(Luigi Caracciolo)_.
Uno sbadiglio atroce contrasse la bella bocca di Maddalena Herz e un piccolo grido esasperato di noia, un piccolo ruggito di sciacallo, le sfuggì dalle labbra:
--Che hai?--le disse gravemente Beatrice Albano uscendo dal torpore pieno di pensiero, dove era immersa.
--Tutti gli uomini sono sciocchi,--sentenziò Maddalena, con un atto sprezzante della mano.
--Tutte le donne sono ingiuste.
--Sciocchi e seccanti, gli uomini: così seccanti, tanto seccanti,---soggiunse Maddalena con uno scoramento profondo.
--Perchè seguiti ad occuparti di loro?
--Sono essi che si occupano di me.
--Fuggili: dividiti dal mondo.
--Io lo farò,--disse Maddalena, con una perfetta convinzione, girando e rigirando i suoi anelli gemmati.
Poi dopo una pausa di silenzio:
--Nessun uomo vale nulla.
--E nessuna donna capisce niente--le replicò Beatrice, guardandola coi suoi larghi e severi occhi, dove una gran bontà attenuava la durezza dell'affermazione.
--Tu mi contrasti per farmi arrabbiare, Beatrice?
--No, cara.
--Tu disprezzi gli uomini, come me, confessalo, pensosa signora.
--Non li disprezzo; e tu neppure.
--Come, io neppure? Il mio disprezzo è mondiale, anzi universale, per non dimenticare il cielo.
--T'inganni, su te stessa: non li disprezzi, li conosci poco, o male, ecco tutto.
--Tu li conosci meno di me, cara donna Beatrice, che non avete voluto nè amanti, nè corteggiatori, dandovi il raro e nobile lusso di essere virtuosa.
--Io non sono virtuosa,--replicò Beatrice, con un lieve sorriso sulle labbra vivide e sinuose, ma come suggellate in un volontario silenzio.
--Andiamo, tu ami la contraddizione, questa sera. Tu sei virtuosa, te lo giuro: e io sono una donnina esecrabile.
--Non giurare, non giurare....--e Beatrice sorrideva ancora, in una posa così tranquilla, con le mani bianche abbandonate sulla copertina di seta antica del libro che aveva finito di leggere.
--Non mi farai mai credere che tu conosca gli uomini, per averne ben conosciuto uno: non crederò mai che tu abbia avuto un amante,--esclamò Maddalena Herz con un gesto risoluto e definitivo.
--Veramente, io ho avuto un amante,--dichiarò Beatrice Albano, con molta tranquillità.
--Bugia!
--Sull'anima mia, io ho avuto un amante.
--Io non ti credo.
--Fa come vuoi, ma la verità è una sola.
--Un amante, tu, la impeccabile? No, no. Nessuno lo ha mai saputo.
--Infatti, nessuno lo ha mai saputo. Uno dei meriti speciali e grandissimi di questo mio amante, era il segreto.
--Il segreto? Tu hai potuto ottenere il segreto?--chiese Maddalena Herz, di già accendendosi all'istoria.
--Sì. L'amore nostro è stato solamente conosciuto da me e da lui. Siccome egli, mi amava solo per amarmi, assolutamente ed esclusivamente per amarmi, così volle e mantenne il segreto.
--E non lo violò giammai?
--Giammai.
--Forse vi siete amati per poco tempo?
--Per tre anni, insieme: però egli mi amava da molto più tempo.
---Forse vi vedevate raramente, così il segreto ha potuto esser conservato.
--Non tanto raramente, cara. Spesso, anzi: quanto più spesso potevamo.
--Allora.... avete realizzato un miracolo. Io ho sempre creduto che il segreto non esistesse, in amore,--mormorò Maddalena Herz, che pareva sprofondata nelle riflessioni.
--Anche io, prima, così credevo.
--E vi è stato un uomo che non ha proclamato sui tetti il suo amore, che non lo ha mormorato, sottovoce, a varii suoi amici e confidenti, che non lo ha, almeno, lasciato compiacentemente trapelare?
--Vi è stato: è stato il mio amante.
--Ti amava, poi, costui?
--Immensamente.
--Come lo sai?
--La donna se ne accorge.
--È vero. Tu lo amavi?
--Moltissimo: meno di quello ch'egli meritava.
--Era bello?
--Non bello, probabilmente brutto....
--Ma ti piaceva?
--Era riuscito a piacermi molto.
--Basta così; era bellissimo. Giovane?
--Aveva trentacinque anni.
--Sicchè, aveva amato, prima?
--Egli non mi disse mai nulla.
--Perchè?
--Per rispetto, credo. E per riconoscenza, io non gli domandai nulla. Però, tanto nell'ardore, quanto in una certa ingenuità, mi parve che egli fosse al suo primo amore.
--Ti avrà ingannata.
--Allora, ha saputo ingannarmi. Ma, sai, alle volte il primo amore viene molto tardi.
--O mai--disse malinconicamente Maddalena Herz.--Era geloso questo tuo amante?
--M'immagino di sì.
--T'immagini di sì? Non lo sai?
--Non mi fece mai nessuna scena: ma era geloso. Lo vedevo dai suoi occhi, in certi momenti; pure, subito si reprimeva.
--Amico di tuo marito?
--No: punto. Nè volle diventarlo mai.
--Tu glielo proponesti?
--Io? mai. Era una cosa che mi faceva ribrezzo.
--Già, tu sei stata sempre virtuosa, Beatrice.
--Chi ha avuto un amante, Maddalena, non è virtuosa.
--Un amante, un amante! Quello era un angelo!
--No, ti assicuro che era un uomo.
--Sentimentale?
--Mi amava.
--Molto fantastico?
--Mi amava.
--Molto appassionato?
--Mi amava.
--Ma che era, dunque?
--Niente altro che un uomo innamorato, senza divisioni e classifiche. Innamorato, ecco.
--Hai detto tutto. Quante lettere al giorno ti scriveva?
--Due, ordinariamente: talvolta tre.
--E tu?
--Nessuna.
--Come sarebbe a dire? Non gli scrivevi?
--Egli aveva rinunziato alla dolcezza di avere mie lettere. Temeva che mi sorprendessero, temeva che le lettere si perdessero, temeva che in casa sua un ladro o un male intenzionato gliele rubasse.
--E aveva rinunziato alle lettere? Questa creatura maschile eccezionale, che rinunzia alle lettere, è esistita?
--Sì.
--Forse ti amava poco,--soggiunse Maddalena Herz, ricaduta nel suo scetticismo.
--Mi adorava; io vedevo bene, in lui, quanto gli costasse il suo sacrificio: io l'ho visto pallido e scoraggiato, spesso, di lontano, e ho tentato di consolarlo, con una lettera: ma, sentendo la stessa ebbrezza del suo sacrificio, non l'ho fatto.
--Era un amore triste, però.
--Sì, spesso.
--Molto triste?
--Moltissimo. Ma l'amore non è sentimento gaio.
--Gli uomini lo guastano.
--Forse,--disse Beatrice Albano, incrociando le mani sulle ginocchia.
--Ma siete stati felici?
--Per quanto è possibile, felici.
--Poco felici, allora?
--Come tu vuoi. Giudica: due creature che si adorano, che s'intendono perfettamente, che vivono in un'armonia completa, che credono all'amore, che credono nella vita.... giudica.
--E che mi raccontavi di tristezze? Voi siete stati felicissimi!--esclamò Maddalena Herz.
--Io lo credo,--disse con un fugace sorriso Beatrice Albano.
Un silenzio regnò fra le due donne. Maddalena Herz aveva gli occhi assorti nel roseo, grande paralume che copriva la lampada.
--Beatrice, che faceva questo tuo amante?
--Nulla. Mi amava.
--Non giuocava, non fumava, non andava al _club_, non scommetteva alle corse?
--Nessuna di queste cose.
--Era disoccupato, dunque?
--Era occupatissimo ad amarmi.
--Tutto il giorno?
--E la notte, anche. Pensa che le difficoltà erano enormi, che la pazienza doveva essere infinita e infinita l'audacia, che l'occasione fuggiva sempre, che la lotta era accanita.... e che egli ha sempre vinto.
--Sempre vinto?
--Sì, egli era forte, paziente, acuto, sagace, audace, ostinatissimo: e tutte queste qualità gli venivano dall'amore e all'amore servivano.
--I pericoli sono stati grandi?
--Grandi e imminenti. Non li ha curati. Era un uomo che credeva nell'amore.
--Tanto pochi uomini ci credono!...--osservò tristamente Maddalena Herz.
--E pochissime donne. Neanche io. Vedi! È lui che mi ha ispirata questa fede.
--Chi ha fede, non naufraga: ma tanta gente affonda.
--Perchè non ha intesa la parola salvatrice; io l'ho udita.
--Beata te! Se fosse accaduto uno scandalo, che avresti tu fatto?
--Eravamo decisi. O lo scandalo era grave e allora saremmo morti insieme: o lo scandalo era ridicolo, e saremmo andati via insieme.
--Morire? Avete parlato di morte?
--Sì, si è parlato di morte,--disse Beatrice, a voce più bassa, chinando il capo.
--Egli era pronto a dar la vita, per te?
--Pronto. E io per lui.
--Lo avevate giurato?
--Ce lo eravamo detto, molto semplicemente. Poichè egli era un uomo semplice, cara Maddalena.
--Alle volte, la semplicità viene da una raffinata corruzione.
--È vero, ma che importa? Ciò che preme è la conseguenza, non la causa. Una virtù che si acquista vale una virtù naturale: vale di più talvolta.
--È una bizzarra teoria, ma mi piace. Forse il tuo amante era un infame, e ha voluto essere una creatura celestiale.
--Non lo so. Io non ho mai vista la bruttura, e ho sempre vista la virtù.
--Dissimulava?
--Non credo. Pure, se ha dissimulato, anche questo era un omaggio dell'anima sua all'amore: Maddalena, Maddalena, nessuna delle azioni di quell'uomo, nessuno dei suoi pensieri, che non partisse e non ritornasse all'amore. Per l'amore egli poteva essere laido come un malfattore e apparire innocente come un fanciulletto: per l'amore egli era profondamente buono, ma poteva arrivare al delitto.
--Oh Beatrice, quanto lo hai amato!
--Quanto, quanto!
--Non lo tradisti, tu?
--Io? Io? Puoi chiedermi questo?...
--Ed egli, ti tradì?
--Mai, mai.
--Ne sei certa?
--Certissima.
--Chi te lo ha detto?
--Nessuno: lo so. Non mi ha mai tradito.
--Qual donna può esser sicura?
--Io solamente.
--Pure.... non lo vedevi sempre.... eravate lontani....
--Che importa!
--....egli incontrava delle altre donne.... l'assenza.... il tempo....