Part 5
Entrar' in casa con l'vscio posticcio.
Esser' viuo in inferno.
Esser sacco d'ogni formento.
Essendo la bacchetta torta, l'ombra non può esser dritta.
E meglio esser capo di lucerta, che coda di Lione.
E difficil cosa veder macinare, senza s'imbiancare.
E cortesia sciocca, per darlo altrui leuarselo di bocca.
Esser messo allo scacco.
Esser tonello senza capo.
Esser' in lauanda.
E meglio piegare, che rompere.
E meglio donar la lana, che la pecora.
E meglio inuidia, che pietà.
E più facil rinuersar' un pozzo, che riformar' un vecchio.
E meglio esser tristo e consolato, che buono e disperato.
E vitio il non amar le cose honeste.
E miseria il temer sperando nulla.
Essempij, e beneficij fanno gli amici.
E dolce il pianto, più ch'altri non crede.
E dolce a l'huomo, ciò ch'egli ha in vso.
E bello morir' in patria, e per la patria.
E graue il giogo, d'un gouerno ingiusto.
E mal'amico, chi a se è nimico.
E breuissimo il tempo, e l'hora incerta.
E meglio esser confessore, che martire.
E buono viuer' a l'ombra del campanile.
E meglio brusciar' vna città, che metter' vna cattiua vsanza.
E meglio esser' vccello di campagna, che di gabbia.
E meglio sdrusciolar co' piedi, che colla lingua.
E buon macinare, mentre l'acqua serue.
E meglio pascer febbre, che debolezza.
Esser un meco teco.
Esperto, credi Roberto.
E meglio viuer piccolo, che morir grande.
E meglio esser solo, che male accompagnato.
Esser dee chi regge, e saggio e forte.
Egli guarda le prune.
Esser giunto al verde.
Esser come il Cipresso, dar parole e non fatti.
Esser come il gallo, cantar bene e ruspar male.
E asino di natura, chi non sà legger sua scrittura.
E facil cosa al sano, consigliar l'amalato.
Esser sotto il rasoio.
E il diauolo quello toccar su il vino.
E più facil far' il Momo, che il Mimo.
E salute talhor', in chi si sprezza.
Egli è ben sordo, chi vdir non vuole.
Esser più tristo, che tre assi.
Esser guarito del braccio.
Esser faua in bocca di Lione.
Esser huomo da bosco, da confino, o da riuiera.
Esser sauio per scrittura, e matto per natura.
Esser' il fanciullo di mona Cibella.
E bèllo morir, mentre la vita è destra.
E mala cosa esser cattiuo, ma peggio l'esser conosciuto.
E meglio hauer' la paura, che l'angoscia.
Esser di quegli che tolgono il bene da monte.
Esser segnato con buona mano.
E meglio in pace goder' il poco, che con trauaglio bramar' il molto.
Empiastro grosso, vnguento sottile.
E due, disse il merlo, quando fù colto nel ceruello.
E fatto il becco a l'oca.
Esser spada a due fili.
E meglio volto, che strauolto.
E sempre buono, hauer due corde per un'arco.
E bella cosa pigliar due colombi con vna faua.
E meglio fare e pentirsi, che stare e pentirsi.
Esser brauo huomo, hauer buon occhio, e gambe leggieri.
E l'amico fedele vna protezzion forte.
Entrare nella valle di Giusafà.
E graue croce, non hauer croce.
E sauiezza, sparagnar per la vecchiezza.
E meglio seruitù in pace, che signoria in guerra.
E meglio esser cortese morto, che villan' viuo.
E meglio molto sapere, che molto hauere.
E meglio sudare, che tremare.
E meglio esser mendicante, ch'ignorante.
E segno di tempesta, quand'i dolphini vanno a torno.
E più la raspolata, che la racolta.
Entrar nel pettine di serte.
Esser dietro ad alcuno, con le canne aguzze.
E meglio vna penna in mano, ch'un'vccello in aria.
E più tosto muccia, che gatta.
Esser come il caual da l'onghia bianca, venir meno al bisogno.
Esser sempre il piglia il peggio.
Empir la dogana fino alla volta.
E meglio hoggi un'vuouo, che domani vna gallina.
Esser fatto come il cotal d'un frate.
Esser tra ostro, e tramontana.
Esser bestia con mille lancie.
Esser tenuto sù la gruccia.
Ella gli vola, memoria.
Ella gli monta, collera.
Ella gli passa, tosto pacifico.
E talhor bene, non hauer' un quatrino.
E meglio un gran d'vua per me, che duo graspi per tè.
E meglio viuer' virtuosamente, che nascer nobilmente.
E meglio un prossimo vicino, ch'un lontano cugino.
E meglio di man battuto, che di lingua ferito.
E meglio ricusar' e fare, che prometter e non fare.
E meglio dir, vuotu del mio? che dammi del tuo.
E meglio esser felice, che sauio.
E meglio non nato, che non insegnato.
E meglio star fermo, che leuarsi e cadere.
E buon dormire, con la pelle intiera.
Entro per vna, e fuor per l'altra orecchia.
Esser come i polli di mercato.
Egli ha fatto il pane.
Esser figura a caso.
Egli ha tocco l'herba del Tribolo a luna scema, è morto.
Egli ha tocco l'herba del Tribolo a Luna piena, è sano.
Egli è il diauolo a piatir co' cimitieri.
E sono vna coppia & un paio.
Entrar nel peccoreccio.
Esser' vso a pigliar gazzuole.
Egli si piglia i fastidij per bocca.
Egli ha dato del naso nella poluere.
Ella è donna d'assaj.
Egli suda mangiando, e trema lauorando.
Egli ha rese l'arme al tempo.
Egli si tira la calcia.
Egli s'è messa la giornea.
Egli ha paura che la terra gli manchi.
Egli sputa perle.
Ella è piu pesta che la strada Romea.
Egli va come la matta al fuso.
Egli è peggio ch'vna cimice.
Esser piu poltrone che Lippotopo.
Ei fa buono il buono.
Ei pare caduto dal nibbio.
Egli è più presto che la moglie di Gian Bresciano.
Egli mangia le lenti col pirone.
Ei vuole la gatta.
Egli vorrebbe cauarmi celegati di bocca.
Egli ha tolto su i mazzi.
Egli n'ha cauato il Marcio.
Egli m'ha mandato frate.
Egli è al cane.
Egli sta a cauallo del fosso.
Egli lo ha hauuto da riuelo.
Ei toglie in gola.
Egli si fa da la villa.
E forza che al'vltimo s'imbianchi, chi ha nera veste, & nel molin' s'intrica.
E troppo tardi di consiglio prendere, quando in battaglia bisogna scendere.
E cosa vile & non lodata mai, pianger' i morti, e per loro darsi guai.
E meglio esser' humile e corretto nel'auuersità, che superbo e maluagio nella prosperità.
E più intollerabile hauer' il cuore pieno di pensieri, che i piedi, & il collo cinto di ferro.
E ben ragione che Berto beua, se la botte è sua.
E meglio pagare, e poco hauere, che molto hauere, e sempre douere.
F.
Fvggi le volpi, o sangue di gallina.
Fallaci effetti, han la speranza e l'ira.
Facile è al sano, cosigliar l'infirmo.
Folle è cui muouon, feminil lusinghe.
Fragola in bocca d'orso.
Fuoco di San Bano, si spegne co sassi.
Facil concede il bene, chi il ben desia.
Fede promessa fà più debito, che beneficio ricevuto.
Forte per necessità, diuenta il timido.
Felice non è, chi non conosce d'essere.
Fingere, talhora è lecito.
Fortuna abonda, doue manca la prudentia.
Fortuna e virtù, di rado insieme.
Fame, spesso soffoca la fama.
Forza che d'altrui pende, è vinta e serua.
Fatto lo voto, gabbato lo santo.
Fatte la legge, trouata la malitia.
Fare la rota del Pauone.
Fa bene al villano, lui ti vuol male.
Fa male al villano, lui ti vuol bene.
Fammi indouino, io ti farò ricco.
Far due chiodi, in vna scalda.
Fratelli, sono de' cattiui flagelli.
Femine e galline, per troppo andar si perdono.
Femine e gazze, sempre cicalano.
Febraio corto, peggio di tutti.
Fuoco di camino, non fà nissun meschino.
Facendo s'impara.
Fame, è la miglior salsa.
Fortuna aiuta i pazzi, e disaiuta i paurosi.
Ferrar la mula.
Fra carne & vnghia, nissuno gli punga.
Fuoco, e stoppa, non s'accordano.
Freno indorato, non migliora il cauallo.
Fin contra fino, non fa buona doppiura.
Fù per somma beltà vil' voglia spenta.
Fuga di naue, e volo d'vccello è la nostra vita.
Fortuna indebolita, rende le armi.
Fulmine d'amicitia, è il fato auuerso.
Fine d'ogni mercante, è il guadagno.
Feni, e paglie d'Auicenna.
Fare un sequestro alla barba.
Fa bene, e non guardar' a cui.
Fra tosto e bene, non c'è conuenientia.
Fauole al sordo, canzoni al morto, sono indarno.
Far d'vna mosca, un'elephante.
Far di sette nulla.
Far' i miracoli di Machometto.
Far più che non fece Carlo in Francia.
Fra la gatta & il cane, non è vera amicitia.
Farina d'orgio, non fa pan bianco.
Faccia chi può, ch'ogni pentir dà doglia.
Fare di necessità virtù.
Foglio imbrattato.
Fare d'ogni lana drappo.
Fare d'ogni herba fascio.
Fare Calandrino d'vno.
Far' il cane del'hortolano.
Falce fenaia.
Fare latino a cauallo.
Farina da far cialde.
Fare la rondine.
Fare la piega del ciambellotto.
Far buon vino a cattiua botte.
Far buon tetto.
Far la volpe.
Fornace da calcina.
Fare i conti col capezzale.
Fare le fusa storte.
Frati, putti, cani, e polli, giamai son satolli.
Fare d'vna lancia, vna spina.
Fondar case, sopra ruote.
Fama più che del ver, del falso relatrice.
Fortuna il tutto vince, eccetto che virtù.
Fare la gatta morta.
Fare la riccolta, mentre è la state.
Fanciulli angeli, nel'età son diauoli.
Fatto per timor, nulla è il contratto.
Formica di sorbo, che non esce per bussare.
Fare come gli auuocati.
Felice colui, che impara a spese altrui.
Fare come la candela, bene agli altri, male a se.
Fare come i pifari.
Fuggon le hore, ne mai fian più raggionte.
Fare come la putta del filatoio.
Far bene non è inganno, gittar via il suo, non è guadagno.
Fa bene a te, & a' tuoi, e poi a gl'altri se tu puoi.
Frati osseruanti, mangiano quel d'altri, e sparagnano il loro.
Far' il guadagno di cazzeto, dar tre pecore bianche per vna nera.
Fuggi quel piacer presente, che ti da dolor futuro.
Fortezza che viene a parlamento, e vicina a rendersi.
Finger talhora è lecito.
Finger d'amar' e non lo fare, è peggio ch'esser monetaro.
Femine sono le gatte.
Fra pace e tregua, chi cade non si leua.
Fanno delle belle pampane, huomini becchi, e donne puttane.
Fame piccola, fà vista, fà grande, fà trista.
Fammi bene o male, in cinque anni siamo eguali.
Femina, vino, e caualli, mercantia da casa.
Figlio del'oca bianca.
Formaggio, peri e pan, è pasto da villan.
Formaggio, pan e pero, è pasto da caualliero.
Farlo in tre paci.
Far la sposa.
Fare la capra.
Fanciulli di cento anni.
Frate Gaudentio.
Fede Greca.
Farsi mal volere a bello studio.
Far caualcar la capra alla china.
Ficcar' i giunchi per gli occhij.
Far la suppa, per la gazza.
Far d'un pruno, un mel'arancio.
Fare essercito, per essercitio.
Fedele, brutta, e forte, sia la massaia.
Felice è la magione, doue regna la ragione.
Fra molte nouelle, son delle couelle.
Fanciullo troppo carezzato, non è mai ben regolato.
Fuoco di terra, non ha brascia, carbon, ne cenere.
Figlie da maritare, fastidiose da gouernare.
Folle è chi del suo pugno, fa un cugno.
Folle chi del suo proprio coltello si taglia.
Folle è la pecora, che al lupo si confessa.
Fortuna cieca, i suoi accieca.
Fuggi dadi e vino, & il sesso feminino.
Fa l'vscio al'oriente, se vuoi viuer san e contento.
Fatto come le lasagne, che non han dritto ne rouescio.
Fra Bernardo, picchia la porta del conuento.
Farlo di quello che men si siede sopra.
Fortuna come donna, fauorisce la giouentù.
Far gli huomini, di pezze.
Fiche Ferraresi.
Faue Mantoane.
Far la barba di stoppa ad Aristotile.
Fare, a' chi si ha, habbia.
Fango di Maggio, e spighe d'Agosto.
Fa come dice il pagatore, se vuoi hauer gratia, & fauore.
Fare come fa la cimia, piu va in alto più mostra il culo.
Far come il papagallo, non si leua se non ha pieno il becco.
Far la salsa a l'oca.
Fatta a Ferrara, e temprata a Piombino.
Far' il mestier di Michelazzo.
Far come la volpe, strascinarsi la coda dietro.
Far come la scimia, ha la bocca piena, e pur domanda.
Far la bestia a due dossi.
Farlo a pasci pecora.
Fare l'honesta de' campi.
Far' il seme alle faue, & alle castagne.
Far venir gattarigole.
Fra gli vguali, è l'amicitia.
Far d'una lancia un fuso.
Far due schiacciate in un fiato.
Far tre tuoni senza baleno.
Far baco baco.
Fingere honestà di monaca.
Fù prima vino, che aceto.
Fauor di signor, cappello da matto.
Fare seco faue e fagiuoli.
Fare la donna nouella.
Finger d'esser cordoano.
Fare vna caualletta, esser' astuto.
Forse che lei non fa le gite a martiri.
Fare come la coda del porco.
Fare che non vadi nulla in capperuccia.
Fare a saluum me fac.
Fare la riuscita d'una girandola.
Farci su capo grosso da buon senno.
Fauellare da real zingano.
Far la suppa nel panieri.
Far' i miracoli del zebedei.
Far del mantello saio.
Felice colui, che non passa porta altrui.
Formaggio e pan', è medicina al san.
Fa la tua farina, e non bucina.
Fauori, donne, e denari, fanno cauaglieri di vaccari.
Frenesia, gelosia, & heresia, mai son sanate per alcuna via.
Fratello mio non pigliar moglie, se non vuoi tormento e doglie.
Fregare alla Marchiana.
Fin che la pende la rende.
Fortuna fortuna, e mettemi in mare.
Fumo, pioggia, e donna senza ragione, a la fin caccia l'huomo di sua magione.
Fù il vincer sempre mai laudabil cosa, vincasi per fortuna o per ingegno.
Fare coma la nostra cimia, che leuaua le castagne dal fuoco con le mani della gatta.
Faccia chi può prima ch'il ciel si mute, che tutte le lasciate son perdute.
Fortuna anco più bisogna assai, che senza val' virtù raro o non mai.
Femina è cosa mobil per natura, e piccol tempo amor nel suo cor dura.
Far come i pisari da Luca, che andaron' a sonare, e furono sonati.
Figlia a tempo non maritata, spesso si ritruoua suerginata.
Far carezze oltra il douere, ben pagar douend'hauere, far bel volto, e dar da bere, fa star saldo ogni messere.
Freno, bastone, e soma al'asino, pane, disciplina, e opera al seruo.
Fù sempre la virtù perseguitata, da la inuidia, e da la gente ingrata.
Fare come i Genouesi, che ingrauidano le mogli, cento miglia da lontano.
Facciam pur quel che si può far per noi, habbia chi regge il ciel cura del resto.
G.
Gran fallo, aspetta gran flagello.
Gli pazzi crescono, senza innaffiarli.
Giamai per un soldo, non esser manigoldo.
Gran forza è nascosta in dolce impero.
Gittar' il manico, dietro alla manara.
Granata nuoua, spazza bene.
Gambaro cotto, pare rosso.
Gli anni ci aprono il foglio della cognitione.
Giuoco di mano, giuoco di villano.
Gran vacca, piccole corna.
Grattarsi doue non mangia.
Giuocar' e perdere, lo sa far' ogniuno.
Gli huomini si trouano, ma le montagne nò.
Guarda la gamba.
Gran parole, piccoli fatti.
Grasso ventre, non genera sottile ingegno.
Gli huomini sono pochi, ma la gente assai.
Gran temenza, gran desir raffrena.
Goda chi puote, chi non puote, stia in pace.
Grama quella cà, doue soldato, o prete và.
Gatta piatta, chi non la vede la graffia.
Gli stà bene, la lingua in bocca.
Gremiale di pittore.
Gente, cui si fa notte inanzi sera.
Greco in letto, greco in mare, greco in tauola.
Gli occhij hanno più credenza, che l'orecchie.
Gramezza, fa dir mattezza.
Gratuccia con gratuccia, non fa cascio.
Genoua la superba.
Gatto guantato, non piglia sorgij.
Guardati d'aceto di vin dolce.
Grand'amore, gran dolore.
Gran romore, e poca lana, diceua chi tosau' il porco.
Giobbia venuta, settimana perduta.
Gli auanza il senno, come la cresta all'oche.
Guarda inanzi che tu salti.
Gli huomini alla moderna, e gli asini all'antica.
Guerra cominciata, inferno liberato.
Gatta di massino, serra gli occhij per non pigliar topi.
Gli indugij sanno di vieto.
Giuoco, donna, e vino, consuma l'huom ridendo.
Gli asini non mangiano caponi.
Grande è il danno, che perde fede, e fama.
Gran premio, e grand honor, fa far gran cose.
Giudica l'huomo, secondo l'opre sue.
Graue è l'imperio del'uso.
Governo vnito, è publica salute.
Gola de gl'adulatori, sepolcro aperto.
Grossa testa, non fà sottile ceruello.
Gran credito acquista, chi poco debito paga.
Giusto è che chi pianta l'arbor colga il frutto.
Gli honori, mutano i costumi.
Gittar l'arco, presso la saetta.
Gioua a pigliar la medicina a tempo.
Guarda sempre la soprascrittione.
Gittar la pietra nel pozzo.
Gratie non aspettate, sogliono esser più grate.
Guanto, figa, e beretta, non fù mai troppo stretta.
Giuoco, puttane, e questione, mandano in bordello.
Guarda sè il Diauolo caca stoppini.
Gli asini volano.
Gola di piu solari.
Gitta la pietra cento volte in alto, sempre torna in giù.
Guanto per guanto.
Gli amici, pigliali quando tu puoi.
Gran naue, gran pensiere.
Guardati dal rosso, e diauol come da esso.
Gli infelici figliuoli lodano i padri.
Giuocar' alla falsetta.
Gemma ligata in piombo.
Gli huomini si conoscono al parlare, e le campane al sonare.
Golosia viene per impotentia, per opinione, o per esperientia.
Gentile come i sparagi da monte.
Gli monta il moscarino al naso.
Giuocar su la veste.
Gli orli delle torte sono migliori che quelli de' fossi.
Guardati da mangiatore che non beue.
Glie è auuenuto, come a ser ben venuto.
Gratioso è l'huomo, s'egli è huomo.
Guastando, s'impara.
Goder' il beneficio del tempo.
Gran vanto, e picciol merto.
Gli par' esser' Argo per tutti.
Gli infreddati, non sentono gli odori.
Genaro, e febraio, o empie, o vuota granaio.
Graue è la tristezza, che segue l'alegrezza.
Grassa cucina, magro testamento.
Gotta ne le ossa, dura fin' a la fossa.
Gran vantatore, picciol fattore.
Guardati dal crudo, e d'andar col piè nudo.
Gran peccato, non può star celato.
Guerra, molti atterra.
Gran fecondità, non viene a maturità.
Giouane otioso, vecchio bisognoso.
Giudice, e scriuano, vuol souent' il pied' in mano.
Giamai l'Insulano, habbi per compagno.
Giamai il discreto, a donna dice il suo secreto.
Gallina negra, fa le vuoua bianche.
Giamai col bramare, il sacco puoi colmare.
Giamai di stoppa, buona camicia.
Gridar confessione.
Gittar faue al muro.
Gittarsi l'honor nelle scarpette.
Guardar con sicurtà di maritata.
Gli hosti vecchi, non dan da mangiar' a scroco.
Gran naue vuol grand'acqua, e grasso monaco, grasso vitello.
Gatto gridatore, non è buon cacciatore.
Gli vccelli se ne son' volati.
Grattar' l porco grasso.
Grattarsi doue non cuoce.
Guardati fin da le rondine rase.
Giunger piu a tempo che l'arosto.
Gia era il tempo ch'andauano presi alle grida.
Garbuglio fa per i mali stanti.
Gli arbori orecchi, & i campi sono occhi.
Gotta inossota, mai fi sanata.
Greco, non hauer a far seco.
Giustissima è l'inuida, che l'autore, tosto punisce e li consuma il core.
Gia fù l'ingegno più che l'oro in pregio, hor non posseder nulla è gran dispregio.
Guardati da' mattutini di Parigi, e da vespri di Sicilia.
Giugno, Luglio, & Agosto, non toccar ne donna ne mosto.
Grande e grassa mi faccia Dio, che bella & bianca mi farò io.
Gente d'Esaù, chi gli ha vna volta non gli vuole più.
Gente di susagna, chi perde il suo amore, assai guadagna.
Guastar la coda al fagiano, accozzando cornioli con rubbini.
Guardati da l'acqua quiete, nella corrente entra sicuramente.
Giouine alle fatiche intendi lieto, che vecchiezza verrà col pie secreto.
Gouernati bene in giouanezza, se vuoi hauer da viuer' in vecchiezza.
Gallinetta che va per casa, o la becca, o l'ha beccà, se la non becca al desco, l'ha beccà di fresco.
Gli amici benche siano di vista disgiunti, restano però con gl'animi congiunti.
Gli Italiani a pisciare, i Francesi a cridare, gl'Inglesi a mangiare, gli Spagnoli a brauare, & i Tedeschi a beuacchiare.
Giaci la notte, senta la mattina, stà ritto a mezzo dì, e la sera camina.
Gemma, donna, bruta o bella, guarda di non tor mai alla candela.
Guardati dal dauanti della donna, dal dietro della mula, e da tutti i lati de monaci.
H.
Hauer' il viso minutello, & il ventre rondinello.
Hauer fatta la pietà.
Hauer del'intendaccio in quantità.
Hauer fatto buon piede.
Hauer' vna cosa da riuelo.
Hauer fatta la robba, ma non la persona.
Hauer bisogno di Heleboro.
Hauer pisciato in più d'una neue.
Habbi sempre nel cor fisso, Giesù Christo crocifisso.
Hauer' a far con gente strascinata da cani.
Hauer del seuo del becco di laneda.
Hauer' il male del cauallo.
Hauer più carte che pane.
Hauer' il volto inuetriato.
Hauer più riguardo al calendaio, ch'a tutti santi.
Hauer del Modonese, non esser geloso, o esser matto.
Hauer più macchie ch'il cauallo di costa.
Hauer le ceruella in buccato.
Hauer le ceruella nella stufa.
Hauer buona volontà, e triste gambe.
Herba da buoi.
Hauer' il lauorar de' cani.
Hauer' il capo pieno di grilli.
Hauer' il grasso di capo della schena.
Humor da Modona.
Hauer buona superscrittione.
Hauer' vno in passo lega.
Hauer la faua.
Huomo da bosco e da riuiera.
Huomo rosso, cane lanuto, piu tosto morto che conosciuto.
Ha cattiui occhij, e pur gli vuol fissar' al sole.
Ha più bisogno di cerotti, che d'argomenti.
Hoggi mercante, domani viandante.
Hoggi in canto, domani in pianto.
Hoggi creditore, domani debitore.
Hà gran sapientia, chi a la morte pensa.
Huomo solitario, o bestia, o angelo.
Huomo indebitato, non può viuer beato.
Huomo peruerso, va sempre di trauerso.
Huomo fino, si leua la mattina.
Huomo di paglia, vale vna donna d'oro.
Herba conosciuta, sia la ben venuta.
Ha ben pescato, ma ha preso vna rana.
Ha mandata la balla sotto la corda.
Hauesti paura?
Hauer del nuouo vccello.
Hauer' a fare con un sonaglio, semplice.
Hauete bel dire, i poeti nascono.
Hor via a l'altra, disse il cacciatore.
Hora vien' il buono diceua la volpe quando cacaua rasoij.
Habbi donna di te minore, se ne vuoi esser signore.
Habbiamo pur fiorini, che troueremo cugini.
Huomo di grosse campane, sordo.
Hauer' oro è un timore, & il non hauerne è un dolore.
Hauer' acqua nel'vna, e fuoco nel'altra mano.
Huomo saggio mai non dice io viurò ancora, viui hoggi che diman tardi sia l'hora.
Hor da fortuna, hor toglie, e col suo giro, prestamente riuolge Creso in Iro.
Hauer' il male del colombo toresano, che ha mal di dietro & il becco sano.
Ha per poco piacer gran penitentia, chi la sampogna sua presta a credenza.
Ha bisogno di cucchiar longo, chi ha da mangiar col diauolo.
Huomo rosso e donna barbuta, tre miglia di lontano gli saluta.
Hoggi chi non ha la borsa piena, altro non truoua che trauaglio & pena.
Habbi più tosto il piccol per amico, ch'il grande per nimico.
I.
Il vin nel Fiasco, non caua la sete del corpo.
Impacciati co fanti, e lascia star' i santi.
Il serpente tra fiori, e la herba giace.
Il vino, non ha timone.
Il nobil'ama, & il villano teme.
Il far' il letto al cane, è cosa difficile.
I signori, hanno longhe le mani.
Il liscio non può d'Hecuba, far' Helena.
I secondi pensieri, sono i migliori.
Ingannar se stesso, è cosa facile.
Il peggior male, e hauer cattiua moglie.
I panni, rifanno le stanghe.
In terra d'orbi, chi ha un'occhio è signore.
Inanziche ti fidi del'amico, magia seco molto sale.
In vna mano il pane, ne l'altra il bastone.
In vna hora, Dio lauora.
In vna notte, nasce un fongo.
Il diauolo non è cosi brutto, come vien dipinto.
Il frutto, vuole vino.
Il fine, fa il tutto.
Il molto & il poco, rompe il giuoco.
Il lupo, non mangia mai termini.
Il sole abbaglia, chi ben fisso il guarda.
In picciol tempo, passa ogni gran pioggia.
Il gran calore, ogni neue sface.
In torbido terren, gentil pianta non conuien.
Il fine, è quello che giuoca.
I rispetti, guastano le contentezze.
Il pentirsi, è vna morte.
Il noce fà trist'ombra, e non la ficaia.
Il rispetto, non torce l'huomo dritto.
Il principio di far' altri animoso, è la villanìa.
Il pro del mangiare è quel' ch'ingrassa, non il sempre.
Il mondo è de' gabbadei.
Imagine del animo, è il volto.
Il frutto d'amore, è amore.
Il tempo scuopre ogni verità.
Il vero al fine, ogni menzogna abatte.
Il suono del'honesto, a far bene desta.
Inuidia ne gli honori, la pace turba.
Ignobiltà, non toglie sapientia.
Il sauio domina le stelle.
Il sauio solo, può far quel che vuole.
Il sauio è secreto.
Il saggio a comandar, piu val ch'il forte.
Il corruccio è vano, senza forte mano.
Il coruo non può esser più negro che le sue ale.
Inuitta copia, è confidentia & arte.
Il caso, non riceue consiglio.
Il non vietar l'ingiuria, è un far' ingiuria.
Il giusto, contro ogni poter resiste.
Il timor di Dio, è principio della sapientia.
Il morso della gelosia, non sana mai.
Il cuor gioioso, allegra il volto.
Il barbier, non si contenta del pelo.
Il vuoto pelegrin, canta fra' ladri.