Fra Tommaso Campanella, Vol. 2 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia
Part 58
Su quest'ultimo punto, ed anzi su tutte le tribolazioni patite dal Campanella dopochè uscì dalle mani degli spagnuoli, nemmeno ci pare che siasi profittato davvero de' documenti del tempo, studiandoli da tutti i lati e con la necessaria equanimità. Si è riconosciuto oramai che il Campanella non finì col godere un tranquillo ed agiato riposo, come del tutto erroneamente era stato ammesso; ma si è posta anche troppo in mostra la sua irrequietezza, la sua imprudenza, la sua testardaggine, senza porre in altrettanta mostra la condotta di coloro che dapprima lo trattarono con benevolenza pel gusto de' dispetti politici e pel desiderio di trarne vantaggiosi consigli, e poi lo abbandonarono, lo sprezzarono, lo lasciarono perseguitare fino alla morte da due ribaldi invidiosi, il P.^e Generale dell'Ordine e il Maestro del Sacro Palazzo, d'accordo con un altro ribaldo, il Card.^l Nipote, i quali tutti avrebbero voluto vederlo assolutamente annullato. È certo che Papa Urbano, quando gli parve giunto il momento di scovrirsi partigiano di Francia, mostrò benevolenza ed accordò uno stipendio al Campanella, per far dispetto a Spagna ed anche per averne conforti nelle vive apprensioni circa la propria salute, essendo rimasto scosso dalle varie predizioni astrologiche venute fuori contro di lui, e poi dalle sciocche malie che Giacinto Centini con l'assistenza di un frate e di un eremita eseguì per affrettarne la morte: allora egli sentì il bisogno delle conversazioni del Campanella ed anche delle sue contro-predizioni astrologiche, benchè avesse solennemente condannata l'astrologia, onde molto si mormorò in Roma per questo, e il Card.^l Nipote vide necessario allontanare un poco il Campanella dal Palazzo Apostolico. È certo inoltre che quando i Card.^{li} di casa Barberini crederono conveniente di non tirarla troppo con la Spagna, la quale anche venne a rilevarsi di molto con la vittoria di Nordlinga, e d'altro lato Papa Urbano giunse a rinfrancarsi intorno alla sua salute mediante gli esorcismi del rinomato frate della Trinità de' monti, e le predizioni astrologiche di un ebreo Abramo che gli assicuravano 24 anni di regno avendo il Sole nella 9.^a casa, il Campanella fu abbandonato all'avarizia e alla perfidia del Card.^l Nipote, che desiderava risparmiare lo stipendio accordatogli ed era collegato col Generale de' Domenicani, il cui fratello Ludovico già trattava segretamente col Vicerè di Napoli per conto de' Barberini: così, alla richiesta del Vicerè che voleva riavere il Campanella nelle mani, si facilitò l'andata di lui in Francia donde non sarebbe più tornato, invece dell'andata a Venezia dove egli avrebbe voluto recarsi, e mentre il povero esule era ancora in viaggio, il Card.^l Nipote commetteva al Mazarini, Nunzio straordinario in Francia, di «screditarlo»[495]. È certo ancora che il Re di Francia lo accolse con benevolenza e gli accordò una pensione per far dispetto a Spagna, ed anche per averne consigli politici, come lo affermò un testimone irrecusabile, il Foerstner, che vide più volte il filosofo in colloquio col Re e col Card.^l di Richelieu su materie di Stato; ma poi la pensione non fu più pagata, e rimasero i dileggi del Richelieu ed anche del Mazarini, atti solo a provare una volta di più che in essi non c'era alcun senso di onestà e di giustizia. È certo infine che ben presto gli fu intimato da Roma di non stampare alcuna opera senza il permesso romano, il quale non veniva mai, altrimenti lo stipendio gli sarebbe stato tolto, esigendo pure che si fosse «quietato» a vedersi sospeso il _publicetur_ per le opere già approvate e stampate, come l'_Ateismo_, la _Monarchia del Messia_, i _Discorsi della libertà e felice soggezione_ etc., e a vedersi sospeso l'_imprimatur_ per altre opere da doversi stampare, come il _Reminiscentur_, il _Cento thomisticus de Praedestinatione_ etc., con la circostanza aggravante del non vedersi restituiti i manoscritti nè significate le proposizioni censurabili in essi rinvenute. Insomma egli avrebbe dovuto annullarsi, veder soppresse le opere sue benchè non condannate, vedersi trattato peggio del Galilei, il quale assistè all'abbruciamento del suo libro ma dopo che era stato condannato. E il Campanella non vi si piegò, e dategli appena 900 lire-tornesi fino al 15 marzo 1636 lo stipendio gli fu tolto, ed invano il povero vecchio, con una continua serie di lettere, fece conoscere le sue condizioni infelici esclamando, «mi muoio di necessità..; egestate premor..; non mi levate la lemosina che S. B. mi donò perchè la levate a Dio crocifisso..; sono uscito della memoria di V. B. in manera che mi lascia morir di fame e di necessità..; crepo di fame..; sto mendicando». Qual meraviglia se in una persecuzione simile siasi mostrato irrequieto, riottoso, imprudente? Sarebbe tempo oramai di non guardare taluni portamenti del Campanella senza tener conto degli strazii che gli furono inflitti, di non accogliere quasi con compiacenza certi giudizii sul conto di lui emessi perfino da chi non si fece scrupolo di trattarlo in un modo tanto abominevole, di riconoscere che tutta la sua vita fu un martirio continuato, e che ben pochi meritano quanto lui l'ammirazione e la gratitudine dovute a coloro i quali fortemente vollero e grandemente patirono.
FINE.
NOTE:
[362] Ved. Doc. 395, pag. 457.
[363] Ved. Doc. 425, pag. 531.
[364] Ved. Doc. 395, alla pag. 464.
[365] Ved. Doc. 131, pag. 75.
[366] Ved. Doc. 193, pag. 97.
[367] Ved. Doc. 234 e 236, pag. 122 e 124.
[368] Ved. Doc. 426, pag. 531-32.
[369] Questo documento è rappresentato da un foglietto di pergamena, su cui a grossi caratteri si trovano segnati i nomi di tutti coloro le cui cause doveano spedirsi, frati ed anche secolari; ed è notevole che solamente a lato del nome di fra Dionisio si legge «aufugit», mentre a lato del nome del Bitonto non si legge nulla di simile. Tale foglietto stava insieme con le bozze e copie de' Riassunti degl'indizii presso il Vescovo di Caserta, e lo si dovè scrivere subito dopo la notizia della fuga di fra Dionisio, contemporaneamente all'ordine di cui si parla nel testo, forse nel determinarsi a rompere ogni altro indugio, fare le copie de' Riassunti ed inviarle sollecitamente a Roma; sicchè fino ad un certo punto esso confermerebbe il ritardo avvenuto nell'invio delle copie de' Riassunti oltre il 16 ottobre, e la non avvenuta copia del Riassunto contro fra Dionisio.
[370] Ved. Doc. 134, pag. 75.
[371] Giustifichiamo le proposizioni emesse nel testo. 1.^o «Se l'heretico pendente la sua causa diverra pazzo o furioso... bisognerà tenerlo ben custodito nè condannarlo fino à tanto che egli ò risani ò muoia nel furore: perchè risanandosi potria per avventura rihaversi, e convertito, ritornare al grembo di S.^{ta} Chiesa»; Masini, Sacro Arsenale, Roma 1639, pag. 381. art. 99.--2.^o «Il rilasso legitimamente convinto dee, ò confessando, ò nò, rilasciarsi al braccio secolare»; Id. pag. 331. art. 93.--«Quantumcumque poeniteat, nihilominus relapsus est tradendus Curiae saeculari, ultimo supplicio feriendus»; Eymerici Directorium Inquisitorum, Romae 1578. p. 331.--3.^o e 4.^o «... à gli heretici pentiti, oltre alla publica abiuratione s'impone anco la pena di carcere perpetuo, perchè altrimenti, non potendo i Sacri Canoni con pena di morte castigar alcuno, non ci sarebbe pena alla gravità del delitto confacevole»; Masini, pag. 325. art. 76.--«Carcer perpetuus est poena haeretici reversi»; Locatus, Opus Judiciale Inquisitorum, Romae 1570. pag. 269.--Prescrizione del Concilio Tolosano: «Haeretici autem qui timore mortis vel alia quacumque causa, dummodo non sponte redierint ad catholicam unitatem, ad agendam poenitentiam per Episcopum loci in muro cum tali includantur cautela, quod facultatem non habeant alios corrumpendi»; Pegna, Scholia in Eymerici Directorio, Schol. LXV. lib. 3. pag. 185.--Rescritto di Urbano IV: «Clericus, qui est perpetuo immurandus, prius debet a suis ordinibus degradari»; Id. ibid.--«Cum illis qui vel in perpetuum carcerem vel in perpetuum ad triremes condemnantur dispensari soleat, ideo non solent condemnandi ad has poenas actualiter degradari sed solum verbaliter»; Id. ibid.--5.^o «Poena perpetui carceris post lapsum triennii remitti solet»; Simancae Jacob. Enchiridion Judicum violatae religionis, Venet. 1578.--«Quaesitum scio, post quantum tempus solent in carcere perpetuo dispensari..; post lapsum triennii remitti solere scripsit Simancas. Quod si poena carceris irremissibilis fuerit imposita, elapso octavo anno solet relaxari»; Pegna, op. cit. p. 224.--Aggiungiamo a chiarimento dell'immurazione: «Eadem prorsus poena immurationis et carceris perpetui»; Pegna, op. cit. Schol. LXV. lib. 3. pag. 184.--«In aliquibus partibus.... Inquisitores habent in suis domibus carceres, quos vocant muros, quia domunculae illae adhaerent muro loci, qui est Episcopo et Inquisitori communis»; Locatus, op. cit. p. 39.
[372] Ved. Doc. 137, pag. 77.
[373] Ved. Doc. 427, pag. 532.
[374] Ved. la nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 2^o, fol. 124.
[375] Ved. Doc. 428 e 429, pag. 533 e 535.
[376] Ved. Doc. 430, pag. 537.
[377] Ved. Doc. 431, pag. 540.
[378] Ved. Doc. 432, pag. 543.
[379] Ved. Doc. 433, pag. 544.
[380] Ved. Doc. 434, pag. 546.
[381] Ved. Doc. 420, pag. 526.
[382] Ved. la così detta _Collectio Salernitana_, vol. 171, fasc. 1.^o fol.^o 166 t.^o: «Ego Scipio Marullus Stilensis» etc.
[383] Ved. Doc. 219, 220 e 221, pag. 116 e 117. Vi sarebbe anche un altro Documento, per brevità omesso, una lettera Vicereale che prescrive l'invio della persona stessa del Baldaia nelle carceri della Vicaria in Napoli, sempre per l'omicidio suddetto, senza alcun ricordo de' fatti della congiura. Ved. Reg. _Curiae_, vol. 55, an. 1603-1604, fol. 163 t.^o.
[384] Ved. Doc. 222 e 223, pag. 117.
[385] Ved. Doc. 224, pag. 118.
[386] Ved. Doc. 225 e 226, pag. 118 e 119.
[387] Intorno a' Grassi sarà bene conoscere ancora i documenti di data anteriore che abbiamo trovati nel Grande Archivio: 1.^o Registri _Curiae_ vol. 46, an. 1599-1601, fol. 40, t.^o «All'Audientia di Calabria ultra... Semo informati come Paulo, Pompeo et Scipione Grassi del Casale de Gionadi destritto di Melito hanno commesso molti delitti, per il che fu mandato Commissario dal nostro predecessore, et se le verificorno molti homicidii et furno reputati contumaci per la Vicaria, et dall'hora in poi sempre hanno (_sic_) armati in cometiva di dodici et più banniti commettendo delitti, et particolarmente li dì passati introrno in lo casale de S.^{to} Constantino et scassorno la casa de una vidua nomine Gratia, et pigliatole due sue figlie l'una zita, et l'altra vidua, et, violentemente conosciutole et stupratole, al che volendo noi provedere come conviene...» (segue l'ordine di catturarli, prendere l'informazione sul fatto e darne avviso) 27 giugno 1600.--2.^o Id. vol. 55, an. 1603-1604, fol. 195. «All'Aud. di Calabria ultra... Con questa v'inviamo l'alligate copie d'informationi contro Paulo Pompeo et Scipione grasso sopra il particolare della causa delle scoppettate tirate a francesco aquaro et sua cometiva, et vi dicimo et ordinamo che nella causa predetta debbiate procedere à quanto sarà de justitia che tal'è nostra voluntà. Dat. neap. die x^o 7bris 1604».--Al 1606 parrebbe che Pompeo fosse stato già ucciso.==Relativamente a' Baroni di Reggio, essi erano parecchi e si distinguevano da' Baroni di Tropea e da' Baroni di Annoya, egualmente fuorusciti ed anche più numerosi; intorno a loro abbiamo i seguenti documenti, contemporanei e successivi alla data de' processi: 1.^o Reg. _Curiae_ vol. 46, an. 1599-1601, fol. 30. «All'Aud. di Calabria ultra... Dal Capitaneo della città de riggio ci viene scritto che havendo havuto notitia, che alcune persone di quella si erano disfidati et che la città stava in... (_sic_) andò in persequtione di quelli et carcerò li capi de le due partite che si erano disfidati nomine francesco pesello et domitio barone, per la quale carceratione se quietò il rumore, et forno excarcerati. dopoi li sopraditti francesco et domitio giontamente con innocentio candeloro della medesima città, per causa che il caporale di detta Corte li havea carcerati, in presentia di detto Capitaneo assaltorno detto caporale et con scoppette et spade l'ammaczorno, et fattesi per esso alcune diligentie non ha possuto averli nelle mani stando in paliczi..» (segue il fatto di un altro caporale ammazzato per la stessa ragione, avendo carcerato Paolo Melissari «contumace et uno delli predetti che si disfidorno», e quindi l'ordine di catturare i delinquenti). Ultimo di 10bre 1599.--2.^o Id. vol. 54, an. 1603, fol. 15. «A D. Garzía de Toledo (governatore di Calabria ultra)... Per la vostra delli 7 del presente havemo visto quel' che vi veneva havisato da riggio, che Paulo et Gio. Domenico barone fratelli haveano ammazzato Pietro Gueria per causa di una lite civile che tenevano fra loro, quali si sono andati à salvare dentro una Ecclesia di detta città, et havendoli posto le guardie attorno, il Rev.^{do} in Christo P.^e Arcivescovo non li ha voluto permettere se non per quaranta passi attorno detta Ecclesia dentro la quale si stanno detti delinquenti senza nessuno timore, supplicandoci ve si ordinasse quel' che doverete exequire. Al' che respondendo ve dicimo et ordinamo, che si l'homicidio predetto è stato commesso appensatamente, poi che non deve godere dell'immunità dell'Ecclesia debbiati procurare d'haverli nelle mani in ogni meglior modo avvisandoci di quel' che exequireti acciò ne si possi ordinare quel' che convenerà per castigo di detti delinquenti. Dat. neapoli die ultima mens. februar. 1603.»==Da ultimo relativamente a Carlo Bravo, costui scorreva la campagna già prima del 1599 con un suo fratello Fabrizio, e poi, rimasto solo, fu preso nel 1603, ma per delitti comuni, secondochè risulta dai seguenti documenti: 1.^o Reg. _Curiae_ vol. 45, an. 1596-1601, fol. 47 t.^o «Commissione in persona del magnif.^o u. j. d. Julio Cesare malatesta quale si conferisce nella terra di filogasi a pigliare informatione... A noi è stato presentato memoriale del tenor sequente videlicet: Ill.^{mo} et excell.^{mo} Sig.^{re} la povera gratia teti d'anni undici della terra de filogasi della prov. di Calabria ultra fa intendere a V. E. come li mesi passati da fabritio et carlo bravi et ferrante pisano di monte santo fu proditoriamente ammazzato Vincenzo teti patre d'essa supplicante ad instantia di Minico di tini della terra di filogasi per antiquo odio che detto Minico portava ad esso Vincenzo suo patre mediante una certa quantità di denari data a' detti tre assassini, quali fatto detto assassinio perchè poco distante veddero una certa donna nominata antonia quale haveria possuto vedere commettere detto assassinio l'ammazzorno, et dubitando detto minico di tini mandante che tale sceleragine non si scopresse fè dare subito tutore dal Capitaneo d'essa terra, come potente in quella et essendo persona facultosa, ad essa supplicante Masiello di nofrio con il quale proprio haveva trattato di farsi fare subito la remissione per potersi transigere con la corte baronale...» (segue la Commissione ad istanza del R.^o fisco e con la proeminenza della Vicaria). Ult.^o di ottobre 1597.--2.^o Id. vol. 55, an. 1603-1604, fol. 80. «Al Marchese de layno... Per la vostra delli 15 del passato havemo inteso come havete incominciato a procedere nella causa contra Carlo bravo conforme l'ordine nostro non obstante la remessione che dimandava il Prencipe de melito et Duca di Nocera, et como che tal remessione l'ha dimandata quessa città di Catanzaro, et per non farsene mentione nel predetto nostro ordine ci supplicate di posser procedervi non obstante detta remessione si dimanda per questa città con lo de piu che in cio andate significando. Alla quale respondendo ve dicimo che cossì si intende lo predetto nostro precalendato ordine ancorche non ci sia particulare expressione...» (segue la raccomandazione che si spedisca con sollecitudine, vedendo che «in questo negotio se ci procede con molta flemma») 19 decembr. 1603.--3.^o Id. ibid. fol. 175. «All'Audientia di Calabria ultra... Havemo visto la relacione che di ordine nostro ci havete fatta delli delitti che si ritrova inquisito Carlo bravo, per lo che considerato la gravità et moltiplicità delli delitti che hà commessi ve rispondemo et ordinamo che ci debbiate procedere all'espedicione della sua causa conforme à giustitia senza perdere un momento di tempo, et prima de publicare la sententia ci debbiate donare particolare aviso del voto che seranno quessi magn.^{ci} Auditori in tal causa et cossì l'essequirete che tale è nostra voluntà. Dat. neap. die 28 mens. julii 1604».--4.^o Id. vol. 64, an. 1605-1608, fol. 21. «All'Aud. di Calabria ultra... Per una nostra de li 18 del passato havemo visto per che voto è quessa Reg.^a Audientia di condennare à Carlo bravo carcerato in quesse carceri per l'inquisitione di suoi delitti, mà non haveti voluto publicare la sententia per exequtione del ordine che da noi teneti, et ci supplicati siamo serviti darvi ordine di quel tanto in ciò haveti da exequire, alla quale rispondendo vi dicimo et ordinamo che nella causa di detto Carlo bravo debbiate procedere à quanto vi parirà che convenga de justitia che tale è nostra voluntà. Dat. neap. die ult.^a mensis martii 1605».
[388] 1.^o Reg.^i _Curiae_ vol. 64, an. 1605-1608, fol. 138. «All'Aud. di Calabria ultra... Dal Capitanio della Baronia di precacore et S.^{ta} Agata di quessa provintia di Calabria ultra ci è stato scritto come alli 14 de luglio prossimo passato ritrovandosi in compagnia de Alexandro tranfo Barone di detta Baronia venne passando per avante di esso Barone Aquilio marrapodi suo vassallo armato di scoppetta a focile delle lunghe, et essendo passato con arroganza senza levarsi la barretta, et in contento dela Corte mentre era contumace per cause criminale, detto Barone havendoli detto per che causa passava cossi mal creatamente ordinò fosse carcerato, et detto Aquilio con la detta scoppetta che portava calò il cane drizzò la bocca di essa verso detto Barone dicendo adietro non passati avanti che vi ammazzo fando resistenza non lasciandosi pigliar carcerato, per lo che ni ha preso informatione et l'ha inviata a noi per che si proveda a lo che conviene..» (segue l'ordine che procuri aver nelle mani il detto Aquilio e lo mandi in Vicaria) Dat. Neap. 27 septembr. 1606.--Inoltre a fol. 178 t.^o trovasi pure una lettera sullo stesso tema al Cap. di Precacore.--2.^o Id. Ibid. fol. 142. «Al Gov.^{re} di Calabria ultra che faccia relatione di quanto per la vedova portia sotira della terra di precacore è stato scritto intorno all'eccessi et homicidii commessi per Gio. Angelo Marrapodi et Aquilio suo figlio in persona de molte persone di d.^{ta} terra et precise del suo marito à finem providendi». Lett. dell'ult.^o di ottobre 1606.
[389] 1.^o Reg.^i _Curiae_ vol. 64, an. 1605-1608, fol. 60. «A D. luise de moncada gov.^e di Calabria ultra... A nostra notitia è pervenuto come francesco strivieri, Gioseppe Serra, Gio. thomase di franza, Gioseppe di Paula et aurelio biase di quessa città di Catanzaro non lassano ogni dì fare assassinii, robare chiese, svergognare monasterii de donne monache, stuprare vergine, uccider hor questo et hor quel altro, tagliar facci ad homini et donne honorate, mantener latri et far altri delitti, et che nel mese di 8bre prox.^o pass.^o non contenti delle cose predette habbiano svergognato a una casa nobile di quessa città in haver appostatamente struppiato un povero homo delli più honorati di quessa città in havendoli tagliato il naso, cavato un occhio et tagliatoli le labra et datoli una ferita in testa, delitti veramente molto imperiosi...» (segue l'ordine che coll'intervento dell'Aud.^{re} Barbuto s'informi) 18 9bre 1605.--2.^o Ibid. fol. 71. «A D. luise de moncada... Dall'Auditor fabritio auletta, et Marc'Antonio rossino advocato fiscale di questa reg.^a Audientia, et anco dal Capitaneo di quessa città di Catanzaro semo stati avisati como essendono stati occisi Gio. francesco, et vitaliano bonelli patre et figlio da Geronimo et Gio. Paulo di Cordua di d.^{ta} città di Catanzaro, che nel pigliare dett'informatione sia stato maltrattato il detto Capitaneo dalli Commissionati et soldati di quessa Regia Audientia..» (segue l'ordine che prenda subito informazione) 15 10bre 1605.--3.^o Ibid. fol. 81 t.^o «Risposta à don loise di moncada per conto delli forasciti di Catanzaro... Havemo recevuta la vostra relatione de nostro ordine fattaci intorno li delitti se pretendono essere stati commessi per francesco strivieri, Gioseppe Serra, Gio. thomase di franza, gioseppe di paula et aurelio biasi di quessa città di catanzaro, et come per voi sono stati inviati in certi lochi destinati, et de poi usate tutte le deligentie possibile per scoprir li detti delitti non haveti possuto in sin adesso havere tracza alcuna de essi, solo havete inquisito à Gio. thomaso del stroppio fatto in facci de gio. domenico marcello per la causa contenta in detta relatione, et como non l'haveti possuto havere alle mani, narrandoci come li predetti insieme a gio. paulo di cordova ammazzorno gio. francesco et vitaliano bonelli padre e figlio et anco insultorno al dottor fabio Conte...» (lo loda e ordina che continui) 30 gen.^o 1606.--Questo per la sola città di Catanzaro, dove è manifesto che il Franza, il Cordova e lo Striveri con gli altri, aveano intimidato tutti; e senza uscire dallo stesso sud.^{to} vol. _Curiae_ si può vedere cosa accadeva a Stilo, dove (fol. 59) trovandosi il Capitano in Guardavalle, «alla casa del giudice di Stilo absente fu fatta petriata due notte» etc. etc.
[390] Ved. Doc. 228, pag. 120.
[391] Ved. Doc. 263, pag. 175.
[392] Ved. Doc. 132, pag. 75.
[393] Ved. Doc. 133, pag. 75.
[394] Ved. Doc. 135 e 136, pag. 76 e 77.
[395] Let. del 6 aprile 1601; ved. Doc. 119, pag. 71.
[396] Ved. Doc. 266, pag. 183.
[397] Ved. Registri _Privilegiorum_ vol. 124, an. 1602, fol. 114. Il Privilegio per D. Pietro in data «Vallis Oleti 16 xbris 1602» ebbe l'esecutoria in Napoli il 18 marzo 1603.
[398] Ved. il ms. della Biblioteca Nazionale di Napoli (X, c. 20), intitolato «Desgratiato fine di alcune case napolitane», fol. 62. Pur troppo si rinvengono in questo codice registrate molte nostre conoscenze, il Principe di Conca, D. Ottavio Orsini Conte di Pacentro, Fabrizio di Sangro Duca di Vietri, Marc'Antonio d'Aponte, Gio. Battista De Leonardis. Non la finiremmo più a voler dare anche un piccolo cenno delle miserie patite da tutti costoro.
[399] Ved. Registri _Privilegiorum_ vol. 137, an. 1607-1608, fol. 80, ove trovasi il Regio assenso alla convenzione tra D.^a Livia e D. Scipione Sanseverino Duca di S. Donato, pel pagamento di D.^{ti} 15mila assegnati in dote con molti patti e clausule dalla madre e balia D.^a Lucrezia Carafa Marchesa di Corleto già moglie di D. Ippolito Sanseverino, ed è citato «l'albarano» tra la Marchesa e D. Pietro nella data suddetta.--Ved. inoltre il Carteggio del Residente Veneto anno 1603, Dispaccio del 29 aprile.
[400] Ved. Doc. 138, pag. 177.
[401] Ved. Doc. 139 a 142, pag. 77 e 78; inoltre Doc. 144, pag. 79.
[402] Ved. Doc. 200, pag. 99.
[403] Ved. Doc. 201, pag. 100.
[404] Ved. Doc. 237, pag. 124. Si noti che _il 12 di luglio_ avvenne la partenza dell'armata: il 27 già poteva il Governo Vicereale averlo conosciuto, poichè soleva contemporaneamente partire un legno sottile con una spia, che in quindici giorni toccava le coste del Regno e trasmetteva le notizie a Napoli.