Fra Tommaso Campanella, Vol. 2 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia
Part 42
[298] Nel Grande Archivio non mancano notizie intorno ad alcuni di costoro, e propriamente intorno a quelli che hanno maggiore attinenza co' soggetti della nostra narrazione. Luzio Gagliardo finì ammazzato con taglia promessa dal Governo, come si rileva dal seguente dispaccio Vicereale all'Audienza di Calabria ultra: «Magn.^{ci} viri etc. Per parte de Vincenzo Schinosi ci e stato fatto intendere come ritrovandosi Cap.^{to} della città di S. Agata di quessa Prov.^a andando in perseq.^{ne} di Banditi ammazzò lutio Gagliardo Capo di Banditi, la testa del quale ha presentato a D. Garsia de Toledo olim Governatore di quessa prov.^a et per tal causa li spettano D.^i cento in virtù deli regii banni.....» (dietro la dimanda di pagamento il Vicerè vuole informazioni) 14 10bre 1603. Ved. Reg. _Curiae_ vol. 55, an. 1603-1604, fol. 78.--Ed anche il Veronese dovè saldare qualche conto, come si rileva da un altro dispaccio parimente diretto all'Audienza di Calabria ultra: «Magn.^{ci} viri etc. Si è ricevuta l'informatione che ci havete inviata con la vostra delli 4 di maggio prox.^o passato presa di nostro ordine in Gerace ad instantia del Rev.^{do} Vescovo di quella città contra alcuni particolari laici di essa, et essendosi vista per noi et referitaci in questo regio Collaterale cons.^o ci è parso per risposta di detta vostra dirvi sincome per questa ve dicimo et ordinamo che al recevere di questa la debbiate (_sic_) incontinente con ogni diligenza procurare de haver in mano Pietro Veronese inquisito tra l'altri in essa et carcerato che l'havereti debbiate incontinentemente mandarlo sotto buona e cauta custodia nelle carcere della gran Corte della Vicaria con vostro aviso a noi, verum offerendove plegiaria di venirsene à presentare fra termine di un mese dandola di d.^{ti} mille debbiati liberarlo e permettere che venga inviandoci copia di detta plegiaria et aviso del dì della sua scarceratione acciò che non venendo fra d.^{to} tempo si possa procedere all'accusa di quella. Dat. neap. die 30 junii 1612. El c.^{de} de lemos». Ved. Reg. _Curiae_ vol. 83, an. 1612-1616, fol. 24 t.^o.
[299] I Registri _Curiae_ (vol. 30 an. 1581-1588, fol. 241) recano solamente, in data del 21 gennaio 1587, l'ordine al dot.^r Vello, Commissario di campagna contro fuorusciti e malfattori, di avere in ogni modo nelle mani il Duca di Amalfi. Il processo di eresia, che abbiamo potuto esaminare, reca la notizia della carcerazione sofferta, secondo i diversi tempi, nella Vicaria, nel Castello nuovo, nel Castello dell'uovo, e così pure quella della condanna avuta e della grazia concessa, oltre tutti i particolari de' fatti in materia di S.^{to} Officio. Vi abbiamo notato fra' testimoni «carcerati in Castello» fin dal 1595, anche il Sig. Cesare d'Azzia (che fu in relazione col Gagliardo nella faccenda delle scritture proibite) insieme con altri nobili di primo ordine, come Alvise d'Aragona, Arimanno Pignone, Francesco Loffredo. Il duca aveva posseduto egli pure una copia della Clavicola di Salomone, e fin dai primi anni suoi, nel 1579, passando per Venezia, con un monaco del convento de' Frari si era occupato di sortilegi, continuati poi di tratto in tratto con altri frati e preti in modi spesso curiosi. Abiurò il 21 agosto nella Chiesa di S. Maria a Cappella, dove fu tradotto dal vicino Castello dell'uovo. Il rescritto di abilitazione da parte di Clemente VIII, in data del 6 gennaio 1600, fu firmato anche da fra Alberto (Tragagliolo) Vescovo di Termoli Commissario generale del S.^{to} Officio; e la commutazione dell'anno di carcere in penitenze salutari fu decretata dallo stesso fra Alberto il 13 gennaio 1600. La rimozione dell'empara fu fatta il 24 marzo 1600, e a questa data il Duca dovè uscire in libertà, ma alla guerra andò nell'anno seguente e durò molti anni nella vita militare.--Il Residente Veneto, effettuata l'abiura, la partecipò al suo Governo in data del 7 7bre 1599 in questi termini: «Il Sig. D. Alessandro Piccolomini Duca di Amalfi, che per antichità di titolo era uno de' primi SS.^i di questo Regno, dopò havere alienato il stato et consumato affatto ogni altro suo havere, et permesso che sua moglie con potestà Pontificia si sia sacrata monaca, et essendo poi lui per diverse colpe stato dal Conte d'Olivares confinnato xij anni in Castel novo si è questi ultimi giorni nella Chiesa di Capella alle mure della Città abiurato in valida forma di cose hereticali». Di poi, il 23 maggio 1600, partecipò il desiderio del Duca «già libero» di servire la Repubblica Veneta. Infine, il 9 gennaio 1601, partecipò l'andata del Principe di Avellino alla guerra con 24 compagnie e 43 capitani, tra' quali il Duca di Amalfi.
[300] Ne diamo alcuni brani per saggio. «Prologho (_sic_). Se 'l verno coprisse di continuo la terra di giaccio, e di neve, e gli estivi, et tepidi soli non la disfacessero, come potrebono gli alberi e gli pianti produrre i fiori et frutti? cossì se qualche breve riposo non iscemasse tal volta la fatica, et alleggiasse il peso de' continui fastidj, et de noiosi pensieri ch'agravano gli animi nostri, come potremmo noi lungamente vivere? non à dubio che per ripararci dell'arma della morte più che si può, ne fa bisogno d'alcun soccorso honesto, ò utile, ò dilettevole, et che soccorso può dunque trovarsi più convenevole che la Comedia, che à in se tutte questi tre parti, è honesta, perche fu trovata per ritrarre gli huomeni dell'ampia strada de vitii, et guidarli per lo stretto sentiero della virtù...» etc. «Ma all'età nostra si prezzano si poco che rarissime si ne veggono a rapresentare, nè so si di ciò debba incolpare l'avaritia o il poco amore che si porta alla virtù, dall'un canto mi cade nel pensiero di darne cagione all'avaritia poi che non e chi voglia scomodarsi di un mino danaro (_sic_) per fare una scena, e dall'altro canto m'induco ad accusare il poco amore della virtù, per che gli ascoltanti, vedendosi porgere a gli occhi un vitio, del quale essi sono machiati, temono in presentia dell'altri non arrosirse, et conferma questa mia oppinione il vedere che non voglino in quelle poche comedie che si fanno, che si reprendino vitii ma solo si dicano ciance et cose ridicole e di nisuna sostantia, servendosi della Comedia per uno spasso et per un gioco, e non a quel fine che fu ritrovata, et sono alcune persone che essendo elle degne di riso, come sentonu una parte che move meraviglia à dolorore (_sic_) à compassione ò ad altro effetto contrario o diverso dal riso si sentono svenire, et bisogna apparechiare lo aceto per unger loro i polsi, et stimano più una chiachiarata all'improviso et fori di proposito d'un vecchio venetiano o di un trastullo accompagnata di quattro accione disonesti et vili usati farsi da bagattellieri, che una Comedia grave che si serra stentato tre anni a comporla et sei mesi a recitarla, vedete a chi termine e ridotto il poeta Comico, che essendo stato ripotato da ingegni eccellentiss.^{mi} più difficile a comporre che lo Epico e 'l tragico, non mancano infiniti che non havendo pure una minima notitia di poesia solo con un certo loro discorso naturale, o per dir meglio materiale, et con l'osservanza secca c'hanno fatta in leggere quattro o sei comedie, stimandosi dotti senza arte presummono darne giudicio, et poi come sentono una protassis, una epitassis, una catastrophe, o simil altra sorte di voci convien loro di ricorrere ogni tratto al Calepino: et perciò (_intend._ se perciò) l'autore havesse pensato di contentare tutti i cervelli non si sarrebbe mai messo a durare questa fatica, perche non à tanta albaglia (_sic_) nel capo, che presumma esser miglore di Plauto, e di terentio, et di gli altri Autori moderni eccellenti, le Comedie de i quali non hanno potuto passare senza reprensione per li mani di certi Maestri Aristarchi, che con la barba quadra et col mantello lungo, col passo della picca, col far carestia delle parole et non dire che non sieno sesquipedali et preugne di sententie, aquistono credito appresso gli ignoranti et fanno profissione di havere i nasi critici che sentono l'odore insino al vetro, et non componendo essi mai, sono severissimi Giudici delle compositione altrui...» etc. «La Comedia è nova non più recitata e pur hora uscita di sotto il pennello del pittore e chiamasi torti Amorosi, da torti grandi che fa Amore alle persone che ne intervengono, facendole seguir chi le fugge scacciar chi li brama e i desiderii loro difformi et non corrispondenti, ma acortosi al fine che la Comedia sì rapresenta in Gerace che è questa che vedete, che è lugo (_sic_) dove si puniscono severamente le ingiustitie et i torti ben che legerissimi, et però temendo che costoro non ricorressero per gustitia (_sic_) al tribonal dello sdegno, si risolve far raggione a ciascuno, et farlo rimaner contento. Di silentio non ardisco ricercarvi, perchè mi parrebbe far inguria (_sic_) alla cortesia et alla gentileza vostra vedendove stare cossi chieti, attendeti che adesso si derra principio».
[301] Notiamo di passaggio che questo Michele Cervellone, propriamente messinese, fu poi uno de' 4 principali imputati nella così detta 2^a congiura del Campanella, che finì col supplizio di fra Tommaso Pignatelli il 1634.
[302] Ved. la nostra Copia ms. de' proces. ecclesiast. tom. 2^o, fol. 215-1/2.
[303] Il decreto leggesi nel Carteggio del Nunzio, Filz. 216. Esso è stampato, e fu così trasmesso al Nunzio per farlo conoscere a tutti, con lett. del 18 10bre 1602; bensì la sua data è anteriore, e rimonta al 1601. Le ragioni del decreto sono espresse ne' considerandi: «Ut causae et negocia quovismodo spectantia ad Sanctam Inquisitionem cognoscantur et expediantur omni qua docet integritate, amotis quibusvis sordibus ac pecuniariis solutionibus» etc. Vero è che la Camera Apostolica non dava mai nulla e non compensava neanche il Ministro Generale della S.^{ta} Inquisizione; si attesta infatti in una lettera a proposito della morte di Mons. Carlo Baldino predecessore del Vescovo di Caserta, che egli avea «servito 30 anni all'officio dell'Inquisitione senza mercede» (Lett. di Roma del 10 aprile 1598, Filz. 211). In che modo dunque dovea provvedersi alle spese? Ne' tribunali Diocesani vi provvedeva il Vescovo con l'entrate del Vescovado, e infatti in un'altra lettera, scritta a tempo della vacanza della Chiesa Napoletana per la morte del Card.^l Gesualdo, si ordina al Nunzio, amministratore temporaneo, che faccia pagare dall'entrate dell'Arcivescovado «le spese del vitto et altre necessarie occorrenti per li carcerati del S.^{to} offitio et speditioni delle loro cause» (Lett. di Roma del 23 maggio 1603, Filz. 218): ma nel tribunale del Ministro Generale dell'Inquisizione potevano sopperire alle spese unicamente le confische delle cauzioni degli «abilitati»; ad ogni modo non avrebbero mai dovuto sopperirvi l'elemosine raccolte in sollievo de' poveri carcerati.
[304] Ved. Doc. 412, pag. 513.
[305] Ved. Doc. cit.
[306] Le scritture della Cappellania maggiore, dalle quali abbiamo desunto i particolari suddetti, sono rappresentate da' _Processi della Cappellania maggiore_, che avemmo a studiare nel far le ricerche sul chirurgo Scipione Camardella.
[307] Ved. De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, vol. 2^o, part. 3^a, pag. 349.--Carteggio del Nunzio, Lett. di Roma 30 nov. 1601, 23 feb. 1602, 24 genn. 1603; e Lett. di Napoli 14 10bre 1601, 25 gen. 1602, 21 marzo 1603, 24 marzo 1605.
[308] Ved. Reg. _Sigillorum_ vol. 38 (an. 1601) sotto la data 24 di maggio.
[309] Ved. Reg. _Curiae_ vol. 52 (an. 1601-1603) fol. 17, ove leggesi il seguente memoriale: «Gio. Francesco de Apuczo expone a V. Ecc.^{tia} come sono octo mesi e più che se ritrova carcerato senza haver' fatto male sotto pretesto fosse consapevole dela morte del q.^m notar' Gio. Carlo d'Apuczo suo padre per il che fu delegato per la felicis.^{ma} memoria dell'Ecc.^{tia} del Conte di lemos in detta causa il giudice Gio. Andrea Auletta, il quale come delegato procedè in detta causa et hà tormentato atrocissimamente esso supplicante mediante il quale (_sic_) è ridotto in tanta poca salute che si ritrova in pericolo di morte senza posser' ricorrere à persona alcuna che lo proveda per non haver' giodice...» etc. (supplica che gli si faccia giustizia, e S. E. all'ultimo di ottobre 1601 delega per la causa il giudice Tirone).
[310] Ved. Doc. 413, pag. 514.
[311] Ved. Doc. 414, pag. 518.
[312] Ved. Doc. 416, pag. 520.
[313] Ved. Doc. cit.
[314] Ved. Doc. 127, pag. 73.
[315] Ved. Doc. 128, pag. 74.
[316] Da una lettera del Campanella del 10 agosto 1624 a Cassiano del Pozzo, lettera pubblicata dal Baldacchini, apparisce che il Campanella riteneva essere stata la _Monarchia_ tradotta anche in ispagnuolo e che questo accresceva le sue speranze di liberazione: per lo meno se fu tradotta in ispagnuolo, non fu stampata in questa lingua, avendola noi invano cercata nella Bibl. naz. di Madrid e in quella dell'Escuriale. Il Bosoldo poi ebbe cura di tradurla o farla tradurre in tedesco, perchè la politica era uno de' suoi studii prediletti, ma non si comprende perchè non l'avrebbe pubblicata in latino, se fosse stata già tradotta in latino, e questo ci dà motivo di sospettare che le affermazioni del _Syntagma_ sopra citate possano essere inesatte. Quanto alla pubblicazione in italiano, essa fu condotta sulla copia scorrettissima esistente in Firenze, e il D'Ancona dovè lavorarvi assai e se la cavò con molto suo onore; ma ci sia lecito ripetere il voto, che laddove abbia a rifarsene l'edizione si tengano presenti le copie napoletane che si prestano tanto bene a' confronti.
[317] Ved. Doc. 524, pag. 604.
[318] Ved. Doc. 497 e 498, pag. 572 e 573.
[319] Ved. Doc. 494, pag. 571.
[320] Ved. Doc. 488, pag. 569.
[321] Ved. Doc. 504, 512, 515, 513, 517, pag. 575, 579, 580, 581.
[322] Nella lett. al Card.^l Farnese si legge: «un volume di sonetti e canzoni a varie repubbliche regni et amici e salmodie...» etc. Nel Memoriale al Papa, pubblicato dal Baldacchini e riprodotto dal D'Ancona, si legge: «un volume di varie rime e Salmodie... morali e politiche».
[323] Ved. Doc. 502, pag. 574.
[324] Ved. Doc. 507, 505, 506, 509, 510, 508; pag. 576-577.
[325] Ved. Doc. 495, pag. 571; e 511, pag. 579.
[326] Ved. Doc. 462, pag. 559; e 491, pag. 570.
[327] Ved. Doc. 492, pag. 570.
[328] Ved. Doc. 499, pag. 573.
[329] Ved. Doc. 463, pag. 559.
[330] Ved. le _Cedole di Tesoreria_ vol. 427, an. 1596, pagamento in data 30 giugno di D.^i 150 per soldo de anno uno; e le _Carte diverse del Governo dei Vicerè_, fasc. 2^o, an. 1610, dimanda in data 10 luglio, con la quale D. Troiano chiede licenza di poter rimanere un anno fuori Napoli.
[331] Ved. Doc. 467, 468, 477; pag. 560, 561, 564.
[332] Ved. i Registri _Privilegiorum_ vol. 104, an. 1593-95, fol. 84. Sospettiamo che la madre di D.^a Ippolita non sia stata Porzia Pignatelli moglie di D. Garzia, giacchè in questo documento, oltre l'assegno in moneta fattole dal padre, si ricorda anche questa promessa da lui avuta, «vita durante della madre di d.^{ta} D. Ipolita consignarli ogni anno mensatim tomola ventiquattro di grano».
[333] Ved. Sarrubbo, Trattato della famiglia Cavaniglia, Nap. 1637, e De Lellis, Famiglie nobili di Napoli, ms. della Bibl. naz. nap. X, A, 3. fol. 263, e X, A, 8, fol. 175-193.--Negli stessi Reg.^i _Privilegiorum_ vol. 86, an. 1587-88, fol. 96, trovasi la donazione della parte legittima de' suoi beni fatta da Cornelia Cavaniglia nel vestirsi monaca, e in essa si citano la madre Porzia Pignatelli e i fratelli Troiano, Scipione, Fabrizio e Mario. Ne' libri parrocchiali della Chiesa di Castel nuovo è citato più volte Fabio Magnati fino al 1585, e Troiano Magnati due volte, nel 1596 e 1598; D.^a Ippolita Cavaniglia poi è citata un grandissimo numero di volte, specialmente come madrina, anche in compagnia di D.^a Anna e di D.^a Maria de Mendozza, talora in compagnia del Principe di Bisignano quando costui era carcerato; e da ultimo l'elenco de' morti reca, «A dì 29 de xbre 1615 morì D.^a Polita Cavaniglia, sepolta nel ihs vecchio» (_intend._ nella Chiesa del Gesù vecchio).
[334] Capaccio, Il Forastiero, Nap. 1634, pag. 774.
[335] Ved. Doc. 469, pag. 561.
[336] Ved. Doc. 465, pag. 560.
[337] D.^a Anna de Mendozza, figlia di D. Diego e D.^a Claudia de Caro fu sposa a D. Ferrante de Bernaudo (ved. Reg.^i _Sigillorum_ 18 7bre 1595) e ne ebbe varii figli, Claudia, Francesco, Diego, Beatrice (ved. i libri parrocchiali per gli an. 1595-98-99 etc.); era dunque figlia e non moglie al Bernaudo, che fu poi creato Duca, la Claudia di cui parla il De Lellis (Discorsi delle famiglie nobili etc. Nap. 1564 vol. 1^o pag. 399). Aggiungiamo che vi fu una Claudia Antonia de Mendozza, ultima figlia di D.^a Isabella Marchesa della Valle e quindi nipote di D. Alonso il Castellano, la quale nel 30 8bre 1614 sposò Alessandro Ridolfi di famiglia fiorentina, generale del Papa, Ambasciatore straordinario di Mattia Re d'Ungheria al Re di Spagna, divenuto in Napoli Consigliere del Collaterale, pensionato con D.^{ti} 1000, ed anche Marchese di Baselice: costui parecchi anni più tardi fu in relazione col Campanella, il quale parlò appunto di lui in una Lettera al Papa del 9 aprile 1635, che è tra quelle pubblicate dal Berti, quando disse che co' fratelli Ludovico ed Ottavio (Ridolfi) stava «in Castel di Napoli dove era accasato il Marchese et io carcerato».
[338] Ved. Doc. 466, pag. 560.
[339] Ved. Doc. 473, pag. 562.
[340] Ved. in Allacci Drammaturgia, Venez. 1775, pag. 522 e 779. Le Commedie sarebbero: «La memoria di Dario e Grisante» e «I trastulli d'Amore» Viterbo 1647.
[341] Ved. Doc. 470, pag. 561; e 478 pag. 564.
[342] Ved. Doc. 471, pag. 562; 472, ib.; e 474, pag. 563.
[343] Ved. Doc. 475, pag. 563.
[344] Ved. Doc. 479, pag. 564.
[345] Ved. Doc. 476, pag. 563. Pel Campanella la filoprogenitura è una ingannevole tendenza naturale ad eternarsi o immortalarsi, come si può rilevare anche da un brano della lettera al Flugio, che fu da noi pubblicata; da ciò emerge chiaro quale sia il fonte consecrato all'appetito dell'immortalità.
[346] Ved. Doc. 484, pag. 568.
[347] Ved. Doc. 483, pag. 567: 482, ib.; 480, pag. 564; 481, pag. 566.
[348] Pel Sonetto ved. Doc. 501, pag. 574. I Reg.^i _Partium_, volume 1420, an. 1597-1599, fol. 133, nell'elenco de' possessori di rendite pagabili sull'arrendamento del vino recano, «Sore Elionora Barisana D.^i 14»; i libri parrocchiali del Castel nuovo, nell'elenco de' morti, fol. 93, recano, «A di ij de marzo 1620 morì Sore Dianora Barisana de Barletta sepolta a Monte Calvario». Si sa che la Dianora del dialetto vuol dire Eleonora.
[349] Ved. Doc. 516, pag. 581.
[350] Ved. Doc. 485, pag. 568.
[351] Ved. Doc. 486, ib.
[352] Ved. Doc. 460 e 461, pag. 558.
[353] Nel 1^o de' Libri parrocchiali si legge, «1583 12 marzo, se battezò Gioseph Horatio figlio de Ottavio Cesarano e de pulisena Camardella»; nel 3^o poi l'elenco de' morti reca, «a dì 16 de marzo 1603 morse petrillo Cesarano».
[354] Ved. Doc. 490, pag. 570.
[355] Percorrendo infatti l'art. 3^o del _Syntagma_, dove appunto si parla de' libri composti o ricomposti nel carcere, non è difficile scorgere che la cronologia in genere e in ispecie è stata addirittura negletta. Lasciamo da parte le _Poesie_, sulle quali ci siamo già spiegati nel trattarne fin da principio. Dopo le Poesie si parla degli _Aforismi politici_ etc., che siamo per vedere essere stati scritti non prima della 2^a metà del 1601; poi della _Monarchia di Spagna_, che abbiamo veduta indubitatamente già ricomposta, se non composta, prima degli Aforismi; poi si parla de' 15 _Articoli profetali_, che sicuramente furono scritti anche prima della _Monarchia di Spagna_. In sèguito si parla de' libri _Medicinali_ e degli _Astrologici_, che non sono nominati ancora negli elenchi del 1606; e passando sopra a' libri _Astronomici_ e alle _Quistioni_, osserviamo che dopo tutto ciò, con un notevole salto indietro, si legge, «poco di poi in Napoli scrissi una _Metafisica_... e questa ricevè dalle mie mani Geronimo Tufo Marchese di Lavello nell'anno 1603»! In sèguito si passa a parlare de' libri di _Teologia_, del _Reminiscentur_, delle _Orazioni_ alle 4 grandi nazioni con la data del 1617 e 1618, e quindi, come aggiunte a' libri anzidetti, si parla della _Monarchia della Sapienza eterna_ e del _Dritto del Re Cattolico sul nuovo mondo_, libri che si trovano registrati tra quelli inviati allo Scioppio nella sua lettera del 1607! Tralasciamo la _Metafisica_ scritta nel 1611 e la _Consultazione sulle entrate del Regno_ che vedremo scritta più anni prima, e notiamo che a questo punto, essendo stati già citati libri perfino con la data del 1618, si dice, «tutti i suddetti libri lo Scioppio da me ricevè nell'anno 1608, quando venne mandato da Paolo V^o... ed anche gli diedi l'_Ateismo debellato_»! Così mostrasi fuori ogni dubbio mal fondato tutto ciò che è stato detto in tale materia sempre con la scorta del _Syntagma_, il quale può servire pe' particolari della composizione, non per la data di essa, verosimilmente perchè fu redatto su note staccate. Aggiungiamo che negli elenchi annessi alle lettere del 1606 sopra menzionate si dà talvolta per compiuta qualche opera che ancora non l'era, p. es. i 18 _Articoli profetali_ (ultima composizione accresciuta), e si afferma anche essere le opere «tutte salve» ciò che per alcune non era vero, e basta citare l'opera «De rerum universitate», quella «De Philosophia Pithagoreorum», la «Tragedia della Regina di Scozia». Nella lettera allo Scioppio poi si citano le opere con l'ordine seguente: Monarchia di Spagna, Discorsi a' Principi, Dialogo contro i Luterani, Del senso delle cose, Pronostici astrologici, Compendio (epilogo) di Filosofia etc. etc.; e ben si vede che l'ordine cronologico non è serbato, e insomma unicamente con accurati confronti, e tenendo sott'occhio le opere stesse e tutto l'epistolario del Campanella dal momento in cui cominciò a scriver lettere stando in prigione, si può venire a capo di questo importantissimo lavoro.
[356] Avremo altrove occasione di vedere che questa copia fu involata dalla Magliabechiana, e poi tornò nelle mani del Governo con altre scritture, per le quali ebbe posto nell'Archivio. Ma vogliamo dire che dal Magliabechi in qua si trova sempre citata col titolo di _Concetti methodici_ etc., mentre veramente il suo titolo è _150 Concetti methodici_ etc.
[357] Ved. Lett. inedite di T. Campanella e Catalogo de' suoi scritti, Roma 1878, pag. 74.
[358] Ved. la nota alle Poesie Filosofiche nell'ediz.^e D'Ancona pag. 100.
[359] Ved. Berti, Tommaso Campanella, Nuova Antologia, luglio 1878, p. 217.