Fra Tommaso Campanella, Vol. 2 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia

Part 40

Chapter 403,445 wordsPublic domain

Dopo la _Città del Sole_ il Campanella attese certamente a comporre la sua _Metafisica_; e conoscendo essere stata questa un'opera voluminosa possiamo ritenere che ebbe a lavorarvi per tutto il resto del 1602. Essa andò poi perduta, almeno per un certo tempo come vedremo, e non avendo altro fonte dal quale trarne maggiori notizie, dobbiamo ricorrere al _Syntagma_, il quale per fortuna apparisce esatto in tale circostanza. Ecco quanto vi si legge: «Poco di poi a Napoli scrissi una _Metafisica_ in italiano, distinta in tre parti e quindici libri, ove trattai de' principii dell'essere, del conoscere e dell'operare, e posi allora le cause, i principii e le primalità dell'ente, sopra la Necessità, il Fato e l'Armonia escogitati prima da me: e questa ricevè dalle mie mani Geronimo Tufo Marchese di Lavello nell'anno 1603, nè me la restituì più mai». Adunque il Marchese di Lavello ebbe a fargli una visita in Castel nuovo il 1603, ed è verosimile che glie l'abbia fatta ai principii dell'anno, quando il processo dell'eresia era finito, ed anche la sentenza era stata comunicata al Campanella, ciò che vedremo accaduto in gennaio 1603; non sarebbe quindi arrischiato l'ammettere che a tale data la _Metafisica_ fosse stata già menata a termine. Circa il non essergli stata restituita la detta opera, vedremo che egualmente nella lettera del 1607 allo Scioppio il Campanella si dolse di «un Marchese discepolo ingrato» che se la riteneva, e quindi non a Gio. Geronimo, ma al figliuolo di lui che avea dovuto essergli discepolo, il Campanella credevasi in dritto di muover rimprovero; difatti nel _Syntagma_ medesimo si trovano registrate le peripezie sofferte dal libro «essendo morto il Marchese», peripezie le quali con ogni probabilità il Campanella non conosceva ancora allorchè scriveva la lettera allo Scioppio.

Ci fermiamo qui per contenerci nel periodo che ci siamo prefisso. Aggiungiamo solamente che di tempo in tempo il Campanella dovè scrivere ancora altre poesie dopo quelle già menzionate, e fuori ogni dubbio una gran parte di esse, di natura intima, dovè essere eliminata quando si fece la scelta che fu poi pubblicata a cura dell'Adami: intanto, con un poco di buona volontà, si può pervenire a riconoscere qualcuna delle rimaste appartenente al periodo attuale. Ne indichiamo p. es. una che si rivela del tempo in cui l'autore scriveva la _Città del Sole_; è il Sonetto annoverato tra' Profetali che ha quella chiusa:

«Se in fatti di mio e di tuo sia il mondo privo nell'util, nel giocondo e nell'onesto, cangiarsi in Paradiso il veggo, e scrivo:

E il cieco amor in occhiuto e modesto, l'astuzia ed ignoranza in saper vivo, e 'n fratellanza l'imperio funesto»[361].

NOTE:

[146] Questa lettera del S.^{ta} Severina non si trova nel Carteggio esistente in Firenze, ma è citata nelle due lettere del Nunzio al S. Giorgio e al S.^{ta} Severina degli 11 febbraio (ved. Doc. 87 e 88, pag. 63). L'assenza del Vescovo di Caserta dal Regno rilevasi dalla lettera precedente del Nunzio del 16 novembre 1599 (vedi Doc. 54, pag. 51).

[147] Fontana, Sacrum Theatrum Dominicanorum, Rom. 1666, pag. 589 e 544.

[148] Ughelli, Italia Sacra, Venet. 1720, t. 8, p. 37.--Quétif et Echard, Scriptores ordinis Praedicatorum, Lutet. Parisior. 1721, t. 2, p. 343-44.

[149] Nella sua Narrazione il Campanella lo nomina due volte, dicendolo Tragagliola, e il Capialbi lo corregge sempre dicendo «leg. da Firenzuola»; inoltre il Capialbi lo dice di Firenzuola in Toscana, ma anche l'Ughelli l'avea già dichiarato «Insuber».

[150] Vedi i Registri _Comune_ vol. 29 (an. 1599-1603) fol. 28 t.^o, dove il Vescovo è cognominato «tragaiolo», e i Registri _Sigillorum_ vol. 37 (an. 1600), data 8 marzo, dove si legge: «Exequotoria de bulle apostolice del Vescovato della città di termole in persona del Rev. frate Alberto tragarola taxato nihil solvat» etc. Anche nel processo del Campanella non di rado il cognome del Vescovo trovasi scorretto; ma nel Carteggio del Nunzio (Lettere dal 1597 al 1598, Filza 210) può vedersene la firma autografa sotto una Fede rilasciata per aver ricevuto un frate prigione inviato da Napoli, e del pari se ne legge molto esattamente il cognome ne' preziosi documenti del processo di Giordano Bruno raccolti dal Berti.

[151] Vedi Doc. 308, pag. 256.

[152] Anche nel Carteggio del Nunzio si trovano parecchie notizie sul Prezioso, ma posteriori al periodo di cui ci stiamo occupando. Egli era in continui contrasti con Giacomo Protonotaro, altro Mastrodatti della Curia, invadendone senza posa le attribuzioni; e fu precisamente lui, che alcuni anni più tardi, per una quistione intorno a un processo di bigamia, essendosi negato di consegnare il processo all'autorità civile, fu senz'altro preso e mandato in galera, onde ne nacque la scomunica al Reggente de Ponte ed una delle più rumorose controversie giurisdizionali.

[153] Ved. Doc. 309, pag. 258.

[154] Ved. Doc. 310, pag. 260.

[155] Ved. Doc. 331, pag. 284.

[156] Ved. Doc. 311, pag. 261.

[157] Ved. Doc. 312, pag. 263.

[158] Ved. Doc. 313, pag. 264.

[159] Ved. Doc. 314, 315, 316, pag. 265 e 266.

[160] P.^e Fiore, Della Calabria illustrata, Nap. 1691, vol. 2^o, pag. 394.

[161] Ved. Doc. 328 e 329, pag. 281 e 282.

[162] Si rilevano dalla risposta del Card.^l di S. Severina; ved. Doc. 330, pag. 284.

[163] Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.^o, fol. 111-1/2.

[164] Ibid. fol. 362-1/2-63.

[165] Ved. Doc. 317 a 321, pag. 268 a 273.

[166] Ved. Doc. 322 a 326, pag. 274 a 277.

[167] Ved. Doc. 327, pag. 279.

[168] Ved. la nostra copia ms. de' processi eccles. tom. 1.^o fol. 96-1/2.

[169] Ved. Lett. del Nunzio del 16 giugno 1600 filz. 230.

[170] Cioè al Monastero di Monte Vergine propriamente detto, sul monte Partenio presso Avellino. Chi scrive questa narrazione serba dolorosissimi ricordi familiari di fatti dello stesso genere, avvenuti in questi nostri tempi sul detto monte.

[171] Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.^o fol. 98-1/2; così pure per gli esami seguenti.

[172] Ved. Doc. 332, pag. 284; quivi anche gli esami seguenti di fra Dionisio.

[173] Ved. Doc. 333, pag. 295.

[174] Nella _Numerazione de' fuochi_ di Stilo (vol. 1385 della collez.) fasc. dell'anno 1636, l'elenco «veteris numerationis (1596) per comprobationem», oltre Giulio figlio di Paulo Contestabile di an. 26 sotto il n.^o 200, reca anche: «n.^o 256, Giulio Contestabile a. 35, Caterina uxor an. 20, Lucretia filia a. 2». Ne' Registri _Partium_ vol. 1390 fol. 28 (an. 1596) si trova «Giulio Contestabile de Theseo»; invece nel processo leggesi «di Lucio».

[175] Ved. Let. del Nunzio al Vescovo di Nardò, del 28 giugno, e Let. del Nunzio al Vicerè del 4 luglio; Doc. 103 e 104, pag. 67.

[176] Ved. Doc. 334, pag. 296.

[177] Per la lettera del S.^{ta} Severina ved. Doc. già cit.^{to} 330, pag. 284. Per l'atto del tormento del Campanella ved. Doc. 335, pag. 298.

[178] Ved. Doc. 336 e 337, pag. 300 e 301.

[179] Ved. Doc. 338, pag. 301.

[180] Ved. la nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.^o fol. 130 e seg.^{ti}

[181] Pel D'Amico ved. la nostra Copia ms. de' processi tom. 1.^o fol. 134 e 137; pel Polistina ved. Doc. 339 pag. 302.

[182] Ved. Doc. 340, pag. 303.

[183] Ved. Doc. 351 a 355, pag. 329 a 337.

[184] Ved. la nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1^o fol. 308 e seg.^{ti}

[185] Ved. Doc. 341, pag. 306.

[186] Ved. Doc. 343, pag. 309.

[187] Ved. Doc. 342, pag. 306.

[188] Ved. Doc. 344 a 349, pag. 311 a 326.

[189] Ved. Doc. 358, pag. 340.

[190] Ved. nel Carteggio del Nunzio, Doc. 105, pag. 68.

[191] Ricordiamo che questa odiosità o inimicizia capitale avea sempre una importanza particolare nelle cause di S.^{to} Officio; ved. la nota a pag. 260 del 1^o volume di questa narrazione.

[192] Quando negli esami difensivi si vede interrogato un testimone sopra una serie di articoli, e poi sopra altri, saltatine alcuni con la formola «omissis aliis de voluntate producentis», s'intende che questa omissione non è fatta per volontà di persona presente, ma per volontà espressa dall'inquisito, d'accordo col suo Avvocato, nel dare la lista de' testimoni, avendo indicato che quel testimone doveva essere udito sopra determinati articoli. L'Avvocato dunque non era presente agl'interrogatorii. Circa le Difese scritte, anche tra' MS. della Biblioteca Nazionale di Napoli c'è una così detta «Collezione di processi per carcerati nel S.^{to} Officio della Curia Napolitana» (XI, B, 34), che veramente è una Collezione di Difese per carcerati nel S.^{to} Officio e in piccola parte anche per cause civili e criminali del foro ecclesiastico. Naturalmente in ogni Difesa, spesso intitolata «Tutamen pro...» etc., la «enucleatio facti» dà una certa contezza sommaria del processo. Le Difese per cause di S.^{to} Officio, riunite in quella Collezione, vanno dal 1673 al 1680 ed appartengono quasi tutte a un D. Clemente Ferrelli avvocato de' poveri: i testimoni vi si veggono indicati con lettere A, B, C, talora anche l'inquisito, specialmente se è sacerdote, è indicato con N. N. Possediamo poi una Difesa anche stampata per causa di S.^{to} Officio, ed è la sola che abbiamo incontrata fra tanti opuscoletti da noi veduti.

[193] Ved. la Copia ms. tom. 1^o, fol. 267. Il Memoriale, scritto dal Lauriana e degno di lui, vedesi firmato appunto da' frati affidati alle difese del Montella e poi dello Stinca, ed attesta la bontà del Vescovo di Termoli per que' frati. Fu inserto nel processo a lato di una comparsa di fra Pietro di Stilo del 17 novembre, con la quale fra Pietro rinunziava alle difese. Ma essendovi nel memoriale, con cui si dimandava un Avvocato, la firma anche di fra Pietro di Stilo, è chiaro che la data di tale scrittura deve riferirsi a un periodo anteriore, e verosimilmente a' primi di ottobre.

[194] Ved. Doc. 357, pag. 339.

[195] Ved. Toppi, De origine omnium tribunalium etc. Neap. 1655-66, vol. 3^o p. 29.

[196] Questo elenco annuale de' Cappellani Regii fu redatto in quel tempo per la franchigia del pagamento del «grano a rotolo» ed inviato a' Deputati della pecunia dal Cappellano maggiore. Vi si legge: «Rev. dot.^r Scipione stinca con doi servitori». Notiamo che dall'anno 1604 in poi non fu inviato un elenco nominativo, e però non si trova più registrato il nome dello Stinca.

[197] Ved. i _Certificati de' lettori_, che il Cappellano maggiore inviava allo Scrivano di razione pe' pagamenti. La provvisione raddoppiata, concessa al Dello Grugno, raggiungeva appena D.^i 80 annui; così poco costava a que' tempi un buon lettore.

[198] Ved. Doc. 359 e 360, pag. 341 e 342.

[199] Ved. Doc. 362, pag. 359.

[200] Ved. Doc. 356, pag. 339.

[201] Ved. Doc. 361, pag. 344.

[202] Questo è il significato della espressione che si legge nell'art. 53, che cioè «non l'aveva mandato a Roma per penitenza», modo volgare ancor oggi abbastanza usato nel mezzogiorno d'Italia.

[203] Ved. Doc. cit. pag. 356.

[204] Costoro sappiamo certamente essere stati già carcerati, poichè se ne fa menzione in diverse parti del processo. Su molti altri, compresi nella medesima categoria de' testimoni dimoranti in Napoli, non abbiamo uguale certezza: potrebbe supporsi che fossero stati anche carcerati, poichè fra Dionisio li dà per testimoni precisamente sull'art. 58, vale a dire sulla sua condotta «da tutto il tempo in qua che è stato carcerato»; ma riesce notevole che non abbia dato alcuno di loro per testimone anche su qualche fatto avvenuto nel carcere, come si verifica in persona di quelli che sappiamo essere stati certamente carcerati. È più probabile quindi che si tratti di frequentatori del carcere per ragione di visite, come si ha per Aquilio Marrapodi compreso nella stessa categoria, frequentatore del carcere per ragione di servizii; e così ci è parso doverli escludere dall'elenco de' carcerati che ci siamo ingegnati di compilare (ved. nel vol. III, Illustraz. IV, pag. 644). Diamo tutte queste spiegazioni perchè la cosa rifletterebbe individui di conto, tra gli altri il Dot. Gio. Vincenzo Serra e il Dot. Ottavio Serra, sul quale ultimo dal documento inserto nel processo si ha che trovavasi Sindaco di Nicastro quando fra Dionisio fu inviato al Papa per la faccenda dell'interdetto, e molti altri documenti potremmo produrre esistenti nel Grande Archivio.

[205] Ved. Doc. 382, pag. 395.

[206] Ved. i Reg.^i _Partium_ vol. 1165 bis e 1181 fol. 126; 1244 bis fol. 6; 1271 fol. 193; 1275 fol. 205 etc. etc. Inoltre i Reg.^i _Privilegiorum_ vol. 91 folio 137; e gli stessi Reg.^i _Partium_ vol. 1317 fol. 100 t.^o, e vol. 1508 fol. 133.

[207] Ved. Reg. _Sigillorum_ vol. 35 (an. 1599), sotto la data 21 giugno. Quivi si legge: «Licentia d'arme a Cesare Spinola affittatore de S.^{to} Nicola, Massari e garzoni, taxato tarì uno».

[208] Ved. Reg. _Officiorum Viceregum_ vol. 6 (an. 1593-96) fol. 75, e vol. 7 (an. 1595-98) fol. 155. Quivi si legge: «Expedita fuit provisio Patens officii Capitaneatus. Hostuni in personam mag.^{ci} Don Francisci de Castiglia pro uno anno integro, et deinde in antea ad beneplacitum, cum provisione, lucris, gagiis, et emolumentis solitis, et consuetis, et cum clausulis in forma Regiae Cancellariae, qui etiam praestitit Juramentum in posse mag.^{ci} et circumspecti D. Petri de Castellet regii Collateralis Consilii ac Regiam Cancellariam Regentis. Neapoli die 31 mensis Januari m.^o d.^o nonagesimo octavo. El Conde de Olivares».--Per l'esecutoria ved. Reg.^i _Sigillorum_ vol. 34 (an. 1598) sotto la data 20 febbraio.

[209] Non mancavano frattanto in favore di questo pessimo soggetto commendatizie perfino da Cardinali come il Bellarmino; ed il Nunzio, dopo la fuga e la ripresa di lui in Gaeta, scriveva che il suo negozio era «aggravato con intiera sua colpa, che s'è lassato ripigliare», nè seppe far di meglio che consegnarlo nel 1605 alla Religione di Malta che lo reclamò. Il Vicerè fin da principio avea fatto istanza che fosse giudicato dal Nunzio coll'intervento di un ufficiale Regio (come si fece pel Campanella più tardi), ma S. S.^{tà} non volle concederlo, benchè si trattasse di un così volgare assassino. Ved. il Carteggio del Nunzio in Firenze: Lett. da Roma del 5 maggio 1595, 8 novembre 1600, 14 giugno 1602, 12 novembre 1604; e Lett. da Napoli 3 marzo 1598, 17 marzo e 5 maggio 1600, 17 maggio e 22 giugno 1602, 14 e 30 luglio e 28 ottobre 1605. Inoltre i Reg.^i _Curiae_ in Napoli: vol. 40 (an. 1595-99) fol. 181, 12 marzo 1598; e vol. 47 (an. 1599-600) fol. 15 t.^o, 31 agosto 1599.

[210] Ved. Doc. 363 e 364, pag. 360 e 361.

[211] Ved. Doc. 365, pag. 364.

[212] Ved. Doc. 366, pag. 366.

[213] Ved. Doc. 367, pag. 367.

[214] Ved. Doc. 368, pag. 369.

[215] Ved. Doc. 369, pag. 370.

[216] Ved. Doc. 370 a 372, pag. 371 a 379.

[217] Esclamazione comunissima tra' calabresi.

[218] Ved. Doc. 373, pag. 381.

[219] Ved. Doc. 384, pag. 397.

[220] Ved. Doc. 385 a 391, pag. 402 a 414.

[221] Ved. Doc. 392, pag. 415.

[222] Intendi Scanderbeg; nel volgare napoletano dicevasi Scannaribecco, e del resto «Scannalibec» e «Scandalibechi» leggesi anche in molte scritture pubbliche, p. es. ne' processi della Sommaria.

[223] Ved. Doc. 106, pag. 68. La ricevuta del processo fu da Roma annunziata il 16 10bre, ved. Doc. 107, ibid.

[224] Ved. Doc. 377 a 381, pag. 388 a 394.

[225] Ved. Doc. 376, pag. 386.

[226] Ved. Doc. 374 e 375, pag. 383 e 384.

[227] Ved. Let. del 6 aprile 1601, Doc. 120, pag. 71.

[228] Ved. Doc. 394, pag. 448, 455, 456, 449. Per le parecchie altre proposizioni ved. la nostra Copia ms. tom. 1^o, fol. 362-1/2, 363, 380-1/2, 377, 394, 398, 392-1/2. Son questi tutti gl'importanti brani del Carteggio del Vescovo.

[229] Ved. Doc. cit. pag. 457.--Molte ricerche abbiamo fatte su tale negozio di Bitonto (nota città della Puglia), ed abbiamo trovato questi tre documenti, che ci sembrano riferibili al negozio cui allude il Vescovo di Termoli: essi si leggono ne' Reg.^i _Curiae_ vol. 34, fol. 216, 270 e 277 t.^o--1^o «Al m.^{co} giodice di butonto (_sic_). Havemo visto quanto ci scrivete per la vostra delli 14 del mese passato intorno al particolare della carceratione fatta per lo Rev.^{do} Vicario di quessa città della donna fattocchiara contra la quale pretende procedere nella sua corte ecclesiastica prosopponendo che il sortilegio fatto per detta donna sia hereticale et per voi si pretende procedere nella vostra corte per le cause et raggioni che in detta vostra ci allegate dandoci del tutto aviso acciò havessimo ordinato quello havessivo dovuto exequire, al che respondendo vi dicimo che essendosi per noi ben considerato quanto ci scrivete ci è parso di ordinarvi che non vi debbiate intromettervi in quella causa ma in quella lassarete procederci dal detto vicario nella detta sua corte Ecclesiastica, et cossi l'essequirete non facendo lo contrario per quanto se hà cara la gratia della predetta M.^{ta} Dat. neap. die 8 aprilis 1593. El c. de Miranda».--2.^o «Al m.^{co} Jodice de bitonto... Per la vostra de li XI de febraro che havete scritta all'infrascritto mag.^{co} et circumspetto Reg.^{te} Moles havemo visto l'aviso che li date deli sortilegii, et magarie che si fanno in quessa terra. In resposta dela quale vi decimo che havete fatto bene a dar l'aviso predetto et vi ordinamo che da mano in mano ci debiate donar particolare aviso di quello che accaderà in simili negotii acciò per noi se possa provedere et ordinare quello che più meglio ci parerà che convenghi et cossi lo debiate exequire che tal è nostra voluntà. Dat. neap. die 24 mens. martii 1594. El c. de Miranda».--3.^o «Al Capitano della città de Bitonto... Nelle carcere della Viscoval corte de questa città de Bitonto sa ritrovano ritenute alcune donne e un giovanetto vaxallo del stato ecclesiastico per cause gravi de apostasia dalla santa fede impietà magarie et altre cose spettanti al santo officio del inquisitione, et per che conviene per il servitio de nostro Signor iddio che quelli se mandino in questa fidelissima città de Napoli nel miglior modo che si potrà, o con sicurta o pleggiaria se l'haveranno o vorranno dare, overo non dandola o volendola dare con farli condurre preggioni secondo sarà giudicato per il Rev.^{do} Vescovo de questa predetta città, per ciò ci e parso farvi la presente per la quale ve dicimo, et ordinamo che al ricevere d'essa parendo al d.^{to} Rev.^{do} Vescovo dare quella pleggiaria che al d.^{to} Rev.^{do} Vescovo parirà doversi dare, la quale per quella quantità sia buona et sufficiente de venire retto tramite et presentarsi nelle carcere della Vicaria etc. Dat. Neap. die 23 augusti 1594. El Conde de Miranda». Sembra manifesto che gl'imputati venuti a Napoli sieno stati mandati a Roma, dove le imputazioni furono poi trovate insussistenti.

[230] Engenio, Napoli sacra, Nap. 1623, pag. 151-152.

[231] Ved. Doc. 108, pag. 68.

[232] Ved. Doc. 108 a 115, pag. 68 a 70.

[233] Ved. Doc. 116, pag. 70.

[234] Vedi l'Ughelli loc. cit.--La data dell'_exequatur_ fu il 25 feb. 1594, come si rileva da' Reg. _Sigillorum_, vol. 27 (an. 1586-95) fol. 213 t.^o.

[235] Ved. l'Engenio, Napoli sacra, Nap. 1623, p. 562; Silos, Historiarum clericorum regularium t. 2. Rom. 1655, p. 67 e 156.

[236] Ved. Doc. 396, pag. 470.

[237] Ved. Doc. 396 e 398, pag. 461 e 473.

[238] Ved. vol. 1^o, pag. 70.

[239] Ved. Doc. 117, pag. 70.

[240] Ved. Doc. 398 b, pag. 473.

[241] Ved. Doc. 118 pag. 70, e Doc. 407 pag. 507.

[242] Ved. Let. del 18 maggio 1601; Doc. 122, pag. 72.

[243] Ved. Doc. 119, pag. 71.

[244] Ved. il cit. Doc. 122, pag. 72. In questa lettera si parla anche di patenti e licenze da trasmettersi al Pittella e al Contestabile: non riesce agevole intendere di che si tratti, ma parrebbe trattarsi di fornir loro i permessi di andare a deporre in Squillace circa le nuove diligenze ordinate da Roma, poichè per la condanna avuta essi dovevano rimanere «extra provinciam Calabriae».

[245] Il fatto è registrato anche dal Campanella nella sua Informazione, ed interpetrato naturalmente così: «fra Cornelio era di mala conscienza, poi c'ha venduto il sangue di suoi fratelli, et andò fin a Spagna per la paga allo ingannato Re». È da notarsi che il Campanella non aggravò mai la mano sopra fra Marco e lo disse perfino «huomo buono ingannato da loro, che stava tanquam idolum et pastor», mentre tutto il processo, ed anche la parte del Carteggio del Nunzio di cui ci stiamo occupando, mostrano il contrario; parrebbe che al Campanella premesse di non tirarla troppo.

[246] Ved. Doc. 118, pag. 70, e 120-121, pag. 71-72.

[247] Ved. Doc. 400, pag. 475.

[248] Ved. Doc. 399, pag. 474.