Fra Tommaso Campanella, Vol. 1 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia

Part 52

Chapter 523,649 wordsPublic domain

[57] Il brano dell'_Atheismus triumphatus_, rilevato dal Berti nell'ediz. di Roma 1630 pag. 150, sarebbe il seguente: «Hanc scientiam.... (_int. la Magia_) multi a Daemone ex parte docentur: quod mihi jam non est dubium, postquam Astrologum _supradictum_ hanc quoque scientiam, et alias docere promisit artes, simulans sese Angelum esse. At ego increpavi Astrologum, cum mihi dolosa ejus verba retulisset, et dissolutum est commercium, ac deceptionem sui nuncius agnoscens recessit a visionibus, et suggestione sola moraliter deceptus necem obiit violentam». Ma questo brano, come si vede, richiama un altro brano precedente, che dovrebb'essere quello della pag. 113, il quale dice così: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis (_int. l'apparizione de' Demonii_), quod tandem non sine Dei providentia, ex meo (_sic_) malo operante mihi bonum assecutus sum. Scio Astrologicum virum moderatum, qui ex constellatione in genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus est illi apparituros intellectus abstractos, licet incerta argumentatione; tunc avidus experiundi instruxit juvenem quomodo esset rogaturus Angelos Lunae, et Stellis praesidentes, quos philosophi, vel solos non negant Peripatetici, qui negant Daemones et Angeles alios omnes. Disposuitque confectis orationibus cerimoniisque. Tunc juvenis coepit mirifica videre, et responsa accepit Astrologus per illum de rebus gravissimis, et qui apparebat ei Spiritus simulabat se esse Angelum, et aliquando esse lunam, aliquando Solem, aliquando Deum. Sub his enim et aliis formis apparebat inter somnum et vigiliam. Veritates plurimas annunciabat. Multique apparuerunt, sed paulatim ad magis falsa pertrahere conati sunt idiotam adolescentem...» (_qui enumera una serie di falsi principii annunciati dagli Spiriti_).. «Tandem amicus signa petit, sicut Gedeon per juvenem. Pollicitus est qui apparebat: sed exinde dolis usus est incredibilibus, quò curiosum virum Astrologum dubitantem, et meliora consulentem, ab illo misero juvene separaret. Quem deinde separatum, ut libuit, deceperunt, et ad violentam necem pertraxerunt. Tunc alium virum praestolantem promissa ante casum juvenis aerumnae atrocissimae ad majorem experientiam tennerunt diu, donec propriis visionibus agnovit quae vix unquam intellexisset». Dobbiamo ancora fare avvertire che quest'ultimo brano offre qualche variante nell'ediz. di Parigi 1636, leggendovisi a pag. 161: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis... (_come sopra_) quod... _ex eo_ male operante mihi bonum assecutus sum. Astrologus ingenuae probitatis, Astrologica superstitione Haly Abenragel curiose provocatus, nondum expertus doctrinam sanctorum quod in omnibus vanis observationibus sese ingerit Daemon: ex genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus illi apparituros intellectus abstractos, quamvis id nec ipse crederet, experiundi gratia quod Plinius et Aristoteles contra dogma Christianum falsum esse docent: instruxit juvenem quomodo invocaret Angelos siderum, quos Peripatetici solum extare concedunt: ad nos autem non descendere. Tunc juvenis coepit mirifica videre.... etc. (_il resto come sopra, aggiuntovi dopo la parola_ «intellexisset» quamvis viri sancti et philosophi multi haec asserant). — Evidentemente tra un brano e l'altro c'è un garbuglio circa la persona dell'astrologo, che una volta rappresenta la parte di colui il quale avea le visioni del demonio camuffato da angelo, con la promessa che gli avrebbe insegnata la magia etc.; ed un'altra volta rappresenta la parte di colui il quale sorvegliava e criticava le rivelazioni dell'angelo e lo scovriva demonio. Sembra che al Berti sia caduto sott'occhio unicamente il brano riportato sopra in primo luogo. Ad ogni modo da esso non risulta quanto il Berti dice, che cioè al Campanella «avanti che entrasse in carcere, un astrologo, il quale fingevasi angelo, promise insegnargli la magia per parte di Dio: ma essendosi ben presto accorto dell'inganno, ruppe bruscamente ogni pratica, tanto che l'astrologo vedendosi a tal modo deluso, si tolse violentemente la vita» (Nuova Antologia, luglio 1878 pag. 207). Al Campanella non toccò altro qui, che riprovare le ingannevoli promesse fatte dal demonio all'astrologo, aprire gli occhi a costui, il quale ruppe il commercio col demonio e poi finì per morte violenta. Ma le Lettere del Campanella già pubblicate dal Centofanti (Archivio Storico an. 1866, pag. 30-34, e 66) danno molta luce su questo fatto, e mostrano fuori ogni dubbio che esso accadde appunto nel carcere, durante il luglio o agosto 1603; sicchè avremo naturalmente ad occuparcene a suo luogo.

[58] Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo dei suoi scritti, Roma 1878, pag. 71 in nota.

[59] Deposizioni di fra Giuseppe Bitonto e fra Francesco Merlino; ved. Doc. 297 e 352, pag. 232 e 332.

[60] Meno esattamente il D'Ancona (op. cit. pag. 78) con la scorta forse del Fontana lo disse eletto il 1589. Quétif ed Echard (Scriptores ordinis Praedicatorum, Lutet. Paris. 1721, t. 2, pag. 292) lo dicono veramente Commissario gen.^le dell'Inquisizione nel 1588, e nello stesso anno Generale dell'Ordine. Nell'iscrizione funeraria, che è del 1600, leggesi «assumptionis suae anno XII a die XX maii». Questa iscrizione si trova nella Cappella de' Brancacci in S. Domenico, sormontata dal ritratto del Beccaria, opera di Carlo Sellitto; un viso lungo, magro e pallido, con sorriso sforzato, fisonomia come quella che suol darsi a Mefistofele: avremo ancora a parlare di lui in relazione col Campanella.

[61] Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º pag. 42.

[62] Ved. Fiorentino, Bernardino Telesio, v. 2.º pag. 23.

[63] Ved. nell'Arch. di Stato la così detta _Scuola Salernitana_, vol. 4.º fasc. 2.º (anno 1614), e vol. 188.º fasc. 4.º (anno 1601-1603). I cartoni, che quivi si conservano, riflettono una disputa in filosofia sostenuta da Gio. Bernardino Pasanisi di Manduria, una in medicina da Francesco Costa di Salerno, una in legge dal nobile Marcello Macedonio di Napoli: nella disputa in legge figura da preside il lettore pubblico delle _Instituta_ Francesco Fenice alias Abate Aristotile, che soleva firmare con l'aggiunta di questo soprannome. Le proposizioni in filosofia sono non meno di 50, distinte sotto più rubriche: Ex metaphysica; Corporis naturalis principia; Caussae; Affectiones; Corpus simplex; Rerum generatio et corruptio; Corpus vivens; Instrumentum sciendi.

[64] Ved. nell'Arch. di Stato la lettera del Cappellano maggiore D. Girolamo della Marra, per la nomina del lettore Baldassarre Paglia, in data del 31 agosto 1672.

[65] Vedi la _Descrizione di tutti i luoghi pii di Napoli_, con l'importantissima _Numerazione e' fuochi ed anime di Napoli e suoi borghi_, fatta a 7bre 1591, ottobre 93, giugno 96, e 7bre 98, ms. che si conserva in copia nella Biblioteca di S. Martino. — La numerazione fu eseguita dall'autorità ecclesiastica, non essendovi per Napoli una numerazione di fuochi governativa: e possiamo assicurare, sapendolo da altre fonti, che l'originale di quel documento fu scritto da Notar Francesco di Napoli nel 1598, e diretto al Card.^l Gesualdo ad occasione di una nuova circoscrizione parrocchiale che allora si fece. La popolazione di Napoli e borghi vi si trova notata in anime 225,769; quella de' Monisteri e Conservatorî in anime 7,365.

[66] Ved. nell'Arch. Mediceo, scritture Strozziane, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 222, la lett. del Nunzio al Sig. Statilio Paolini de' 5 giugno 1592. Vi si legge: «Io trovo qua un modo di vivere molto licentioso di quasi tutti i Regolari, che con molto scandalo et querela di questa città vanno giorno e notte soli et accompagnati dove lor piace, e tal'hora, quanto intendo, con armi proibite, nè solo in casa Donne sospette, ma alle pubbliche Commedie, sì che nel signor Vice Re et in questi Ministri Regii è venuto concetto che non si faccia eccesso notabile in questo Regno, che non c'intervenga o Preti o Frati. Ho pensato che sia bene darne notitia a N. S.^re acciò S. S.^ta possa commandare sopra il rimedio che gli par meglio, perchè se bene tengo il Breve contro à quelli che stessino alla strada (_intend_. datisi al brigantaggio), non di meno quanto alle cose soprascritte, che ho trovato per molti riscontri vere, et non ho lasciato occasione d'avertirne i loro superiori, non ho autorità alcuna, rispetto a' Privilegii di detti regolari».

[67] Ved. per tutti i particolari del tumulto e ribellione de' frati principalmente i dispacci del Residente Veneto in Napoli, testimone oculare e non sospetto di partigianeria; essi furono già pubblicati dal Mutinelli, Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Venez. 1855 tom. 2.º pag. 166 e seg.^ti Ved. inoltre nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 208, la lett. del Card.^l S. Giorgio al Nunzio del 6 giugno 1595. — Il Residente Veneto fu realmente testimone oculare, poichè il palazzo di Venezia aveva alle spalle il giardino del convento di S. Domenico, ed una terrazza di esso esistente in fondo al cortile dava facile passaggio a quel giardino. Come è noto agli amatori delle cose napoletane, il Palazzo di Venezia era quello che vedesi alla strada Trinità Maggiore (già strada del Seggio di Nido) un po' più in là del Palazzo del Principe della Rocca, dirimpetto all'imbocco della strada de' Pignatelli: era stato donato alla Serenis.^ma dal Re Ladislao nel 1412, e fu specificatamente capitolato e restituito dopo le guerre d'Italia nella pace fatta a Bologna il 1529; si potrebbe tessere tutta la storia de' successivi mutamenti che vi furono introdotti con le notizie in gran numero che ne abbiamo incontrato nell'Archivio di Venezia. Oggi ancora vi si vede in fondo al cortile una terrazza, che all'epoca della quale trattiamo era guarnita di un portico a colonne e trovavasi ad un livello molto più basso, tanto che non una volta fu saltata da individui che scappavano innanzi a' birri e cercavano un asilo nel giardino de' frati: il portico fu poi guasto dalla cannonata dell'8bre 1647, durante l'insurrezione; avendo anche il popolo rotte le mura interne di questo Palazzo e degli altri contigui, per inoltrarsi da S. Domenico, dove si era barricato, verso il locale de' Gesuiti e il campanile di S. Chiara, dove aveano presa posizione gli spagnuoli.

[68] Ved. Lett.^e del Nunzio del 20 10bre 1602 e 3 7bre 1604.

[69] Ved. Doc. 361, art. 48-49, pag. 354.

[70] Ved. nell'Arch. di Stato i Registri _Privilegiorum_ vol. 41 an. 1546-47 fol. 35.

[71] Ved. il brano del _Syntagma_ sopra riportato, a pag. 22. Per la deposizione che attestò avere il Campanella dimorato presso Mario del Tufo ved. il Doc. già citato, n.º 352, pag. 332.

[72] Ved. i Registri _Privilegiorum_ vol. 86, an. 1587-88, fol. 262.

[73] Ved. Registri _Privilegiorum_ vol. cit. fol.º 82; e Registri _Sigillorum_ vol. 31, an. 1595, data 17 marzo.

[74] Tutte queste notizie intorno a' detti Signori Del Tufo sono state rilevate dagli scrittori patrii in materia di nobiltà, segnatamente da Gio. Batt. Del Tufo, Cronologia dell'Ill.^ma famiglia del Tufo, Nap. 1627. Vero è che questa Cronologia manca appunto di date; ma, come si è visto, le Scritture dell'Archivio di Stato ce le hanno fornite a sufficienza. Vogliamo intanto anche porre qui alcuni specchietti genealogici da noi compilati, per facilitare a' lettori la conoscenza dei Signori del Tufo e loro parenti co' quali il Campanella fu in comunicazione; tale conoscenza potrà forse aprire la via a qualche ulteriore ricerca.

_A._ — Giovanni del Tufo Sig.^re di Lavello, 2.º genito di Giacomo e Mariella della Valle m. a Vincenza Capece-Latro.

|- Giacomo, creato nel 1536 Marchese di Lavello m. a Lucrezia della | Tolfa. |- Paolo Gov.^re di Milano etc. etc. (v. sotto). |- Maddalena m. a Lodov. d'Abenavolo de' 13 di Barletta. |- Antonia m. a Adriano Carafa della Spina. |- Gio. Geronimo 2.º March. di Lavello m. a Isabella di Guevara; | poi ad Antonia Carafa della Spina. | | | |- Mario (v. sotto) | |- Giacomo | |- etc. etc. | |- Beatrice m. a Ettore Pignatello poi a Fulvio Costanzo M.^se di | | Corleto. | |- etc. etc. | |- Gio. Geronimo 4.º M.^se di Lavello m. a Beatrice di Sangro | | f.ª di Fabrizio Duca di Vietri. | |- Innico. | |- Emilio. | |- Isabella m. a *Gio. Milano M.^se di S. Giorgio e Polistina. | |- Costanza m. a *Geronimo del Tufo f.º di Fabrizio. | |- etc. etc. | |- Francesco 5.º M.^se di Lavello m. a Costanza Pappacoda f.ª | | del M.^se di Capurso | |- Isabella m. a Gio. di Sangro 1.º genito di Fabrizio Duca di | | Vietri. |- Giovanni 3.º March. di Lavello m. a Caterina Caracciolo sorella | del Duca d'Airola. |- Paolo Barone di Vallata e Vietri. |- Gio. Antonio. |- Gio. Francesco. |- etc.

_B._ — Mario del Tufo Sig.^re di Minervino, f.º di Gio. Geronimo 2.º M.^se di Lavello, m. a Fulvia Persona e divenuto Barone di Matina.

|- Ascanio m. a Antonia Guarina. |- Giacomo. |- Francesco. |- Paolo. |- Antonia m. a Innico del Tufo f.º di Giovanni 3.º M.^se. |- Giovanna m. a Franc. del Tufo Bar. di Vallata.

_C._ — Paolo del Tufo 2.º genito di Giovanni Sig.^re di Lavello m. a Violante Caracciolo.

|- Marcello m. a Giov. Carafa di Montenegro. |- Fabrizio m. a Porzia Muscettola. |- Ascanio. |- Ottavio. |- Orazio. |- Giulia. |- Aurelia m. a Alfonso del Tufo f.º di Giacomo d.º _della Bandiera._

. . .

|- Geronimo m. a Costanza del Tufo f.ª di Giovanni 3.º Marchese. |- Camilla m. a D. Carlo Siscara.

|- Camillo |- Marcantonio Vesc. di Melito. |- Placido.

[75] Moltissimi documenti intorno a Mario del Tufo si trovano sparsi nelle scritture del Grande Archivio di Napoli. Pe' fatti qui asserti ci basterà citare solamente i Reg.^i _Partium_ vol. 1208, 1288, 1380, 1485: quanto alla razza di cavalli di Mario, e alle sue relazioni col Gran Duca di Toscana, abbiamo nell'Arch. Mediceo rinvenute molte sue lettere anche autografe, e di esse ci riserbiamo di parlare più oltre con maggiore opportunità.

[76] Ved. Fiorentino, Della vita e delle opere di Giovan Battista de la Porta, nella Nuova Antologia vol. 51º maggio 1880 pag. 251. — I fonti a' quali alludiamo nel testo sono: 1º Bart.º Chioccarello, De illustribus scriptoribus qui in civitate et Regno Neapolis floruerunt, libro pubblicato in parte (Neap. 1780, vol. 1.º) ed in parte rimasto manoscritto e così acquistato dalla Bibl. Naz. di Napoli; il Chioccarello conobbe personalmente Gio. Battista Della Porta e frequentò la casa di lui e le conversazioni che vi si tenevano; consacrò un art.º speciale a Gio. Vincenzo Della Porta. 2º Lettera di Gio. Battista Longo intorno a' fratelli Della Porta e segnatamente intorno a Gio. Vincenzo, annessa al libro inedito di Gio. Battista Della Porta, intitolato «Taumatologia, Criptologia, Calamita, Chironomia», libro già appartenuto alla Bibl. Albani ed ora esistente nella Bibl. della Facoltà di Medicina di Montpellier: questa lettera, che insieme al detto Codice abbiamo potuto esaminare in una delle nostre escursioni a Montpellier, vedesi scritta da Napoli in data 11 agosto 1635, e forse venne diretta a Cassiano Del Pozzo, in origine proprietario del detto Codice, il quale non fu ignoto al Chioccarello, e fu fatto vagamente conoscere dal Libri (Histoire des sciénces mathematiques en Italie, Paris 1841, t. 4º, nota VIII, pag. 406).

[77] Pel privilegio che conferisce l'ufficio sud.^to a Nard'Antonio della Porta, ved. i Registri _Privilegiorum_ vol. 34, an. 1540-42 fol. 94. Pel privilegio nobiliare di tutta la famiglia, ved. i medesimi Registri, vol. 30, an. 1534-49 fol. 241; esso è in data di Bruxelles 31 10bre 1548, e un po' più concisamente riproduce quello che diamo in esteso pe' De Rinaldis (risc. Doc. 2 b, pag. 6): non sapremmo poi dire se tale privilegio sia conciliabile col fatto che vediamo asserto, che cioè i Della Porta sieno stati nobili fin dal tempo degli Angioini.

[78] Intorno a Gio. Antonio Pisano maestro del Porta, siamo in grado di dare qualche altra notizia al di là di quella raccolta dal Fiorentino presso l'Allacci: poichè fu lettore pubblico in medicina «pratica», e nell'Archivio di Stato non mancano documenti che lo ricordano. Cominciò le sue lezioni nel 1557 succedendo al Bozzavotra, con la provvisione di D.^ti 80 annui, e vi rinunziò per vecchiaia il 18 8bre 1585, succedendogli per pochi giorni D. Antonio Alvarez, e quindi, morto costui, Gio. Geronimo Polverino. Ma nel frattempo diè lezioni anche di anatomia, la qual cosa dimostra la sua grande cultura, poichè nessuno aveva osato insegnarla dopo Gio. Filippo Ingrassia (1548-53). Vide stentatamente accresciuta la sua provvisione a D.^ti 123 l'anno, con qualche altro meschino sussidio talvolta, come ad occasione della morte di Gio. Leonardo Colombino senese, lettore di jus civile, quando insieme ad altri lettori ne fece dimanda con un suo memoriale di cui ci resta una relazione così concepita: «Memoriale del magnifico ar. et. me. do. Jo. Antonio pisano lector ordinario de la lectura de la pratica con provisione de la R.ª Corte de docati cento vinti tre lo anno sub data Neapoli xiij. Januarij 1567. in lo quale memoriale se expone per sua parte che havendo lecto multi anni la lectura de medicina con satisfactione de li audienti, et la provisione esser poco, et questo anno voler di novo fare la anatomia senza pagamento alcuno ad bono publico, per sua parte supplica V.ª Excell.^tia che delli denari del studio che avanczano per la morte de Colombino se li faczia gratia di qualche aiuto di costa di quanto restarà servita V.ª Excell.^tia». Il Pisano fu anche Protomedico dal 1570 in poi, e non lasciò alcuna opera ma molte ricchezze, come tanto spesso è accaduto e continuerà ad accadere in Napoli: nel 1586 divenne Barone di Pascarola, comprando questa terra da D.ª Popa Carafa Marchesa di S. Elmo (ved. i Registri _Privilegiorum_ vol. 79, an. 1586-87 fol. 32 e 192).

[79] Poniamo qui una breve notizia di questo Codice tuttora non studiato, desumendola dagli appunti che ne prendemmo in Montpellier. In una lettera preliminare all'Imp. Rodolfo il Porta dice che gli manda l'opera da lui chiesta, dandola in iscritto affinchè non muoia seco, e ciò in cambio dell'amore che gli ha portato. La Taumatologia vi è rappresentata da un Indice diffuso che comprende 11 libri, la Criptologia è rappresentata da un libro in 15 capitoli, la Calamita da un trattato unico di 40 pagine, la Chironomia da due libri, il primo di 18, il secondo di 14 capitoli. Gli 11 libri della Taumatologia sono così intitolati: 1.º della prospettiva (vi si parla del telescopio, degli specchi etc.); 2.º delle cifre o numeri; 3.º de' veleni e antitodi; 4.º i rimedii della medicina (trovati da lui che ha avuto un corpo debole, e provati ogni giorno in sua casa su molti per cortesia); 5.º i più ascosi segreti della natura; 6.º della virtù de' numeri; 7.º della trasmutazione de' metalli; 8.º della medicina spagirica et distillatoria; 9.º dell'iconomia et accrescer l'entrata; 10.º i segreti della guerra; 11.º de varie operationi. Son distesi per intero soltanto il libro 2.º de' numeri in capitoli 47, e il libro 4.º de' rimedii (per errore detto pure 2.º) in capitoli 23, cominciando quest'ultimo con le parole «est praesens liber medicus» etc. Abbiamo detto nel testo che tra' segreti ve ne sono de' mostruosi: basterà citarne uno che per la sua oscenità vedesi ricoperto da una carta incollatavi sopra, la quale per altro non impedisce di poterlo leggere a trasparenza, spiegando tutto il foglio contro una viva luce; esso ha per titolo «ut coles in quantumvis magnitudinem et longitudinem excrescat; cap. 8»! Così nella Criptologia si parla della liberazione de' Demoniaci, di segreti ad amorem, di amuleti, di verghe che dimostrano tesori nascosti, e tutto ciò con una iattanza delle più disgustose. Evidentemente il libro fu scritto per uso e consumo dell'Imperatore, che si conosce essere stato oltremodo ghiotto di simili cose. Riesce poi perfettamente giustificata l'opinione del prof. Fiorentino, che la «Chirofisonomia di G. Batt. della Porta tradotta da un ms. latino dal Sig. Pompeo Sarnelli, Nap. 1677» rappresenti la traduzione della Chironomia del Codice di Montpellier: non abbiamo avuto modo di farne il confronto letterale, ma abbiamo rilevato il numero de' libri e de' capitoli che si riscontra in modo soddisfacente.]

[80] Ved. _De sensu rerum_, lib. 3.º cap. 13.

[81] Ved. Campanellae, _Medicinalium juxta propria principia_, Lugduni 1635. — 1.º Nel libro 6º, cap. 6º, p. 395 si legge: «Utebatur Porta mirifico collyrio statim sanante, cujus non memini, sed in libro magiae suae inscriptum invenitur, et in mei repentinam oculi afflicti et sanguinei sanitatem coram multis perfecit, suis ipse manibus instillando». Infatti nella Magia del Porta, ediz. nap. del 1589, lib. 8, cap. 4, p. 153, è registrata la preparazione molto complicata di tale rimedio, che al Porta medesimo fu applicato da un empirico, e che egli si diè premura di acquistare dall'empirico «muneribus, praecibus, dolo, aere». E poniamo qui che nel ms. della Taumatologia, lib. 2, cap. 2, pag. 157 si trova invece registrato un collirio diverso, fatto col vitriolo di Cipro traslucido, strofinato e triturato sul fondo di uno scodellino di creta (fictile labellum) in cui vi sia acqua di rose o di fonte, sino a che questa divenga di colore cianeo florido, ovvero soltanto florido, da applicarsi poi nel seguente modo: «bombice aqua madefacto, clauso infirmo oculo cilia madescant, ut relaxato oculo, claudendo et reserando erebris ictibus versetur, donec cornea leviter vigetur, vel humescat paulatim» (questo serva a mostrare che la Taumatologia non è la riproduzione delle cose esposte nella Magia). — 2.º Nel lib. 6º, cap. 5º, p. 381 si legge ancora: «Ita evenit equitanti mihi tota die agitato incitatoque cursu: etenim obtuso dolore coxendices dolere coeperunt. Coenavi ex cerebro porcelli, inter coetera, quod fluxioni est aptum: dolui in profundis coxendicis cum somno executerer; eram adolescens 23 annorum, non multum eruditus in medicinalibus: bibebam frigidum, cum viro principe vescebar laute: ingravescebat dolor, et per menses plures decubui. Sanguinis detractio, in pede, et manu, spasmum fecit, abeante calore. Sanatus in balneis et sudatoriis Puteolanis saepe cantatis, donec omisso frigido potu et lauto vietu in peregrinationibus, exsiccatus, et per cauterium, incidi in febrem tertianam, quae me prorsus sciatica, et cauterio liberavit post duos annos». Successivamente, a pag. 383, si legge: «Sudatoria Agnanae mihi profuerunt». — 3.º Infine a pag. 368 è registrato il caso del P.^e Maestro Aquario da lui curato.

[82] Ved. nell'Arch. di Stato _Lettere Regie pe' lettori_ vol. 1.º, fol. 15 e 34. Da altro fonte abbiamo che l'Aquario sia morto propriamente il 17 luglio 1591 (Chioccarello, De illustribus etc. parte ms. che conservasi nella Bibl. nazionale di Napoli). Egli si chiamava propriamente Mattia de Gibone della terra di Aquaro in Principato Citra, ed era stato lettore in Torino, Milano, Venezia e Roma, dove ebbe anche l'ufficio di Teologo del Card.^l di S.^ta Severina. Non cessò mai di essere un peripatetico accanito: il Campanella lo disse dottissimo, e tale veramente si mostrò nelle sue opere che furono parecchie; Additiones libr. fratr. Sylvestri Ferrariensis Rom. 1576, e Venet. 1605; Dilucidationes in 12 libros Aristotelis, Rom. 1584; Commentaria in libr. fratr. Joannis Capreoli, con una Vita Capreoli, un trattato De Controversiis in D. Thomam e un altro trattato De libris S.^ti Thomae, Venet. 1589; Formalitates juxta doctrinam Angelici, op. post. Neap. 1605. Oggi il suo nome è dimenticato!