Fra Tommaso Campanella, Vol. 1 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia

Part 51

Chapter 513,162 wordsPublic domain

[14] Come si legge in fine della sua 1ª ediz.^e della Vita del Campanella (an. 1840), il Baldacchini dimandò di voler fare ricerche nell'Archivio di Stato, e il Soprintendente Spinelli, che ne tolse la cura sopra di sè, finì per scrivergli una lettera con la quale fece sapere che il processo del Campanella fu «formato fuori la giurisdizione de' tribunali della capitale, per cui non esiste in Archivio», ed aggiunse non essersi trovato nulla nelle Esecutorie, Dispacci del Collaterale, Provvisioni in forma Cancelleriae, Lettere Regie, Processi del Collaterale etc. — Inoltre si legge nel Rendiconto delle tornate dell'Accademia Pontaniana (an. 1865, tornata 11 giugno pag. 58), che avendo l'Accademia a proposta del Baldacchini impegnato il Soprintendente Trinchera perchè si cercasse ancora nell'Archivio qualche notizia, egli fece sapere di «aver fatto ripetere le ricerche per le notizie concernenti il Campanella, senza che si ottenesse alcun favorevole risultamento». — Tutto ciò mostra una volta di più, che le ricerche si dobbono fare da chi ha già bene studiato l'argomento, su cui si vogliono notizie. E quanto al voler trovare il processo nell'Archivio di Stato, si conosce oramai da un pezzo che esso fu disperso o bruciato anche prima che il Campanella fosse liberato dal carcere, e nel 1620 non si trovava più. Se ne potrebbe solamente trovare qualche copia, come quella posseduta dal Giannone, ma non nell'Archivio. Ed aggiungiamo che si potrebbe del pari trovare non nell'Archivio, bensì in qualche Biblioteca, una «Relazione di Carlo Spinelli Luogotenente generale in Calabria», che si vede citata, a proposito di Gio. Geronimo Morano, dal Duca della Guardie (Discorsi delle famiglie estinte, forestiere etc. Nap. 1641 pag. 264); essa riuscirebbe importante poco meno del processo, ed è bene che i ricercatori lo tengano presente.

[15] Rendiamo pubbliche grazie al cav. F.º Sanchez Diaz Direttore dell'Arch. in Simancas ed a' suoi solerti Impiegati, che dapprima alleviarono il nostro poco lieto soggiorno in quella infelice borgata, e poi ci diedero prova gratissima del come sappiano degnamente soddisfare agl'impegni presi: diversi tratti, che avevamo copiati di mano nostra, ci hanno fatto rilevare la grande diligenza con la quale venne condotta la copia trascritta a nostre spese de' documenti che avevamo rinvenuti. È superfluo poi parlare degli Archivii italiani, dove per altro tutto è stato trascritto di mano nostra: la cortesia degl'Impiegati di questi Archivii è ben nota a chiunque li abbia anche una sola volta visitati.

[16] Ecco un elenco di tali documenti: i due primi stanno nel Carteggio Vicereale, gli altri tutti nel Processo di eresia. 1º La denunzia di Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia, che fu la prima base del processo; 2º La dichiarazione scritta dal Campanella subito che fu preso; 3º L'esame di Cesare Pisano al cospetto dello Xarava; 4º L'indulto concesso da Carlo Spinelli a Giulio Soldaniero e Valerio Bruno fuorusciti e denunzianti, ad istanza di fra Cornelio; 5º L'esame di fra Gio. Battista di Pizzoni; 6º Le confronte del Pizzoni col Campanella, e poi con fra Dionisio, come pure quella di fra Dionisio con fra Silvestro di Lauriana; 7º L'esame di fra Domenico Petrolo; 8º Il secondo esame di fra Domenico fatto a sua richiesta; 9º Le cartoline scritte trovato indosso al Campanella quando fu spogliato per dargli il tormento del polledro; 10º La relazione di due dialoghi notturni tra il Campanella dichiaratosi pazzo e il suo amico fra Pietro Ponzio, raccolti dagli scrivani mandati a spiarli.

[17] Berti, Nuovi Documenti su Tommaso Campanella tratti dal Carteggio di Giovanni Fabri, Roma 1881 (15 9bre). — Di questa Memoria a soli 100 esemplari l'autore ci ha fatto dono, e glie ne rendiamo pubbliche grazie.

[18] Alludiamo all'uso delle parole «inquisito, confronta, cerca» etc. che si trovano adoperate ne' processi abitualmente. A proposito poi della lezione precisa de' documenti, che ci siamo sforzati di riprodurre con fedeltà, non sarà forse inutile fare avvertire che spesso la medesima parola, adoperata a breve intervallo, vi s'incontra variata oltre ogni aspettativa: p. es. non è raro incontrare in due o tre versi successivi «esamine, essamine, examine». Era tanto spinto il gusto del vario nel 1600, da riuscire assai difficile l'adagiarsi in una dicitura uniforme; non vorremmo quindi che il fatto venisse attribuito a poca esattezza di riproduzione da parte nostra.

[19] Ved. Colet, Oeuvres choisies de Campanella, Paris 1844; e Angeloni Barbiani, Tommaso Campanella, Saggio critico, Venez. 1876

[20] Ved. Lettera del Card.^l S. Giorgio al Nunzio Aldobrandini del 18 giugno 1594 Cod. Strozziani filz. 207.

[21] Ved. Capialbi, Documenti inediti circa la voluta ribellione di F. Tommaso Campanella, Nap. 1845, p. 16 in nota.

[22] Ved. nell'Arch. di Roma, _Processi_, il proc. 251; num.º del registro 69, fol. del proc. 1298. E cons. Bertolotti, Giornalisti, Astrologi e Negromanti, nella Rivista Europea, febb. 1878. — D'altronde anche in una delle lettere del Campanella da noi pubblicate, quella degli 8 luglio 1607 a Mons. Querengo, egli dice di avere «anni 39 da finir a Settembre». Ved. il Codice delle Lettere del Campanella etc. Nap. 1881, pag. 61.

[23] Ved. nel vol. III Doc. 304, pag. 247.

[24] Ved. Doc. 1º, pag. 4.

[25] Così nelle sue Poesie fllosofiche, ediz.^e D'Ancona p. 107:

«Povero io nacqui, e di miserie vengo nutrito in mille prove».

Anche nella lett. a Mons. Querengo pocofà menzionata si legge: «io in bassa fortuna nacqui».

[26] Berti, T. Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 202.

[27] Così nella sua opera _De Sensu Rerum_, lib. 3. cap. 11. Ma anche in molti altri luoghi egli parla de' maravigliosi pronostici di questa «indotta feminuccia» che era la sua carità, e che egli maritò, come disse nel processo. Avvertiamo che nel citare qualche brano dell'opera _De Sensu rerum_, diamo la preferenza a un ms. italiano «Del senso delle cose», che si conserva nella Bibl. Nazionale di Napoli (I, D, 54) e che rappresenta la ricomposizione originaria dell'opera dopochè era stata perduta: esso ci offre un modo di scrivere corrente, molto usato dal Campanella ma poco conosciuto, abbastanza rozzo ma assai curioso.

[28] Ved. Doc. 1º, c, pag. 6. Ad esso fa riscontro un altro documento della stessa epoca e proveniente dagli stessi luoghi, che si trova nelle stesse scritture _Partium_, vol. 1477 fol. 208. Prospero Carnevale di Stilo, il cui nome incontreremo nel corso di questa narrazione, in data del 2 10bre 1598 si duole che alcuni cittadini, e tra gli altri un Bernardino Stolca che faceva l'arte di scarparo, per non pagare «si sono levati dall'arte con andarne a spasso».

[29] Ved. Doc. 336, pag. 300; 337, pag. 301; 369, pag. 370.

[30] Ved. per gli studii della puerizia, la lett. del Campanella a Mons.^r Querengo sopracitata. L'essere stato fra Tommaso dapprima chierico fu deposto nel processo da lui medesimo, fin dal suo primo interrogatorio, e poi anche da altri; ved. Doc. 304, pag. 247; e Doc. 347, pag. 320.

[31] Ved. Doc. 281, pag. 211, e la nostra Copia ms. de' processi ecclesiastici tom. 2º, fol. 277. Poniamo qui che nella _Numerazione de' fuochi_ di Stilo per l'anno 1532 (vol. 1385 della collezione) si legge, «n.º 20. Agacius Zoleus an. 50; Angelica uxor an. 40». Non costui, bensì qualche suo nipote dovè essere Agazio Solea grammatico, di cui si parla nel testo; e lo si trova citato come testimone, con la qualità di Nobile «nobil. Agazio czolea» in un processo del 1572 (ved. _Processi della Camera della Sommaria_ n.º 7654), «Acta inter univ.^m Casalis Comini terrae Stili et univ.^m Casalis stignani et alias». Quivi è registrato anche «not. Franc.º campanella».

[32] Ved. Th. Campanellae _Medicinalium_, Lugduni 1635, lib. 6, cap. 2. p. 324.

[33] Ved. _De Sensu rerum_, lib. 4, cap. 18.

[34] Ved. _De libris propriis Syntagma_, ediz. del Crenius, Lugd. Batav. 1696.

[35] Ved. nell'Arch. di Stato il vol. 170, fasc. 1. fol. 46 t.º della così detta _Scuola Salernitana_, che comprende le carte dello Studio di Salerno ed anche parecchie carte dello Studio di Napoli. Vi si legge: «Ego Julius Cesar Campanella de Stilo spondeo, voveo et juro, sic me deus adjuvet per haec sancta dei Evangelia». Notiamo ancora che verso la stessa epoca, e propriamente nell'anno 1586, le _Matricole dello Studio di Napoli_ recano tra gli altri «Paulo Campanella de Stilo leggista», che dovea essere cugino di fra Tommaso e che troveremo menzionato nel corso della vita di lui.

[36] Vedi nell'Arch. di Stato il _Rollo de' Lettori_ di quest'epoca, ed inoltre le _Matricole dello Studio_. Non mancano gli esempî di persone solamente licenziate che dimandavano ed ottenevano permesso d'insegnare: si può citare, tra gli altri, il caso del celebre Mario Schipano, che era soltanto licenziato e dimandava di laurearsi il 20 giugno 1601 (ved. _Scuola Salernitana_ vol. 188), ed aveva già ottenuto il permesso d'insegnar logica due anni prima. «Die 7 mensis septembris 1599 fuit concessa licentia Mario Schipano legendi logicam scholaribus matriculatis et non aliter, per annum a data praesentium; fecit professionem» (ved. lo zibaldone delle _Certificatorie e Rolli de' lettori_ di quest'epoca tra le carte della Cappellania maggiore). — Relativamente al Bando sopramenzionato, esso trovasi ripetuto quasi ogni anno nelle _Matricole_: reca, al solito, un grossolano pretesto e dice così: «Banno et Comandamento da parte dell'Ill.^mo et Excell.^mo etc. (_si metteva il nome del Vicerè dell'anno_). — Essendo informati che per molti doctori et altre persone se leggono nelle lloro case et in altri lochi fora del pup.^eo studio di questa m.^ea et fidelissima Città de Napoli diverse sorte de lectioni di legge di phil.ª et med.ª et altre lectioni che se leggono et soleno leggersi nel d.^to pup.^eo studio dalli pup.^ei lectori di quello, et che etiam detti pup.^ei lectori leggono fora del studio predicto oltre le lectioni che se leggono nel d.^to studio, dal che n'è nato et nasce che li studenti et scolari quando vanno nel detto pup.^eo studio per haverne inteso et intenderne lectioni fora di quello fanno romore di sorte che impediscono li lectori de leggere, et alli altri studenti, et scolari d'intendere le lectioni predette, et stando previsto et ordinato nel dicto pup.^eo studio il numero de lectori li quali sono salariati dalla Regia Corte, et leggono lectioni d'ogni scientia, conviene che tutti detti studenti et scolari vadano ad intendere le lectioni predette nel dicto studio dalli decti lectori ordinarii salariati dalla detta Reg.ª Corte et non da altri fora lo studio predetto. Pertanto attal che così s'essegna et per evitare li detti romori che sono soccessi per il passato nel detto studio per le cause predette Ordinamo, et Comannamo per il presente banno che dal dì della pubblicatione d'esso avante et infuturum non debbia nessuna persona de qualunque qualità se sia leggere nelle case ne in altro loco fora del detto studio nessuna lectione di legge filosofia et medicina eccetto che la lectione dell'instituta juxta testum sencza ordine et licentia nostra in scriptis, sotto pena à quello che contravenerà di tre anni de relegatione nell'Isola de Capri, Ordinando, et Comandando al m.^eo Regente della gran Corte dela Vicaria et alli m.^ei giudici di quella che attendano a fare osservare il presento banno et contra li transgressori debbiano esseguire la detta pena irremisibiliter. Datum» _etc_. (_seguono le firme_). — E ci sono anche capitati tra mano alcuni curiosi processi di questo genere.

[37] Ved. p. es. a proposito di Gaetano Argento, il Settembrini, Lezioni di Letteratura Italiana, Nap. 1872, v. 3.º p. 19.

[38] Ved. Th. Campanellae, _Philosophia sensibus demonstrata_ pag. 3, e Doc. 304, pag. 246.

[39] Per la dichiarazione del Campanella ved. Doc 402, pag. 500; per quella de' due frati, che furono fra Francesco Merlino e fra Gio. Battista di Placanica, ved. Doc. 353 e 354, pag. 333 e 335, infine per la dichiarazione de' tre frati, che furono fra Alessandro di S. Giorgio, fra Giuseppe Bitonto, e fra Vincenzo Rodino, ved. Doc. 283, pag. 215; 297, pag. 232; 284, pag. 217. Fra Vincenzo parlò della dimora in Nicastro dopo S. Giorgio.

[40] D'Ancona, Op. di T. Campanella, Torino 1854. Disc. preliminare pag. 14.

[41] Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2.ª ed. Nap. 1847. pag. 27 e 28.

[42] A suo tempo non mancheremo di dare notizie più larghe su tutti i Signori del Tufo.

[43] Per la dichiarazione del Pizzoni ved. Doc. 278, pag. 199; per quella di fra Pietro Ponzio ved. Doc. 294, pag. 226.

[44] Nelle _Matricole dello studio_, degli anni 1586-87 e 1587-88, trovasi «Ferrante Pontio de Nicastro leggista». — Nella _Scuola Salernitana_ (vol. 170, fasc. 4.º cart. 83. t.º riferibile all'anno 1591) trovasi «Ferdinandus Pontius Neocastrensis» col suo giuramento autografo, avendo conseguita la laurea. — Nella _Numerazione de' fuochi_ di Nicastro (vol. 1309 della collezione) per l'anno 1598 si legge: «nº 939. Ferrante di Ponzio u.j.d. f.º del q.^m Jacovo a. 27 [in veteri n.º 684 in precedenti n.º 734» (_solo_). — «n.º 1267. Francesco de Pontio f.º del q.^m Jacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub focolare avi, in preced. n.º 1085, et in comprobatione dicunt monacum ordinis predicatorum et vocatur fr. dionisius ad praesens priorem in monasterio dive marie ann.^te hujus civitatis, dicunt ad praesens monacum ut supra». — «n.º 1268 Pietro di Pontio f.º del q.^m Jacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub foculare avi, in preced. n.º 1086, et in comprobatione dicunt monachum ordinis predicatorum, dicunt ad praesens monacum ut supra».

[45] Ved. Doc. 380, pag. 393.

[46] Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º p. 41.

[47] Franc. Fiorentino, Bernardino Telesio, Firenze 1872-74.

[48] Jo. Pauli Galterii, Praxis tutelaris, Neap. 1601 (ediz. dedicata a D. Lelio Orsini), e poi Neap. 1621; Practica criminalis instrumentaria, Neap. 1619.

[49] Ved. nell'Arch. di Stato la _Numerazione de' fuochi_ di Acquaformosa per l'anno 1595 (vol. 1156 della collezione). Al fol. 2 vi si legge: «Se possede lo pr.^to Casale de acqua for.^sa per lo Civile tantum per lo Rev.^mo Fantino petregnano arcevescovo di Cosenza, et per lo m.^co Mutio Campolongo se possede la Jurisditione delle Cause criminale et mixte». — Ved. inoltre i Reg.^i _Partium_ vol. 1139 fol. 12, let. del 14 8bre 1589, in cui si parla del suo feudo e del suo bestiame; e vol. 1490 fol. 5, let. del 19 gen.º 1598, in cui si parla della sua cittadinanza di Altomonte e dimora in Cosenza, onde non deve pagare la gabella della macina, mentre ha pagato gli adoni feudali; infine i Reg.^i _Curiae_ vol. 54 fol. 29, lett. del 31 marzo 1603. Quest'ultima è una risposta Vicereale a D. Lelio Orsini (un altro amico acquistatosi in sèguito dal Campanella), il quale era allora Preside della Provincia di Calabria Citra e Commissario di campagna contro i fuorusciti; e gioverà riportarla. «Philippus etc. Don lelio orsino per una vostra deli cinque di novembre havemo visto quello ci servite (_sic_) intorno alli eccessi commessi per Mutio Campolongo Capitanio de Cavalli della nova melitia, che havendo il Capitanio di Altomonte carcerato un barbiero, il detto Mutio li mandò a dire che l'excarcerasse, il che recusatosi detto Capitanio, il detto Mutio dentro la casa della Corte li disse molte parole ingiuriose minacciandolo, et cossì anco nella strata publica, et di poi poco distante da detta terra venendo detto Capitanio a cavallo, uno schiavo del predetto Mutio se li fe avante dicendoli per che non haveva liberato lo barbiero poichè il suo padrone ci l'havea pregato, et rispostosi per detto Capitanio che non era tempo, il detto schiavo con un bastone li donò molte bastonate, et de più havendo detto Capitanio preso carcerato un albanese del Casale d'Acqua formosa nel quale detto Mutio tiene la iurisdittione criminale, si chiamò l'alguzino che lo portava carcerato, et li disse che lo lassasse, et che non pigliasse più carcerati li soi vassalli che haveria crepato de mazze etiam lo predetto Capitanio, del che vi ha parso darcene aviso con tutto lo de più per quella andate significando, et ci supponete ad ordinare di possere conoscere la detta causa, Al che rispondendo vi dicimo che ci ne contentamo, et vi ordinamo che debiate procedere contra lo predetto Mutio Campolongo a quanto serà di giustitia in virtù della vostra Commessione che da noi tenete, però non procederete ad atto inretractabile nè ad exequtione di sententia contra di esso senza prima farne parte a noi, et farci destinta relatione di quanto passa, acciò vistosi il tutto possiamo ordinare quello si haverà da exequire, et questo è quanto ci occorre intorno a detta vostra. dat. Neap. die ultima mensis Martii 1603. D. Franc.º de Castro». — Non risulta che tale ordine avesse avuto effetto: ecco un'altra lettera Vicereale diretta nell'anno seguente a Giulio Palermo successore di D. Lelio Orsini, quale si legge del pari ne' Registri _Curiae_, vol. 55, an. 1604, fol. 97. «A nostra notitia è pervenuto che mutio campolongo patrone del criminale della terra de acqua formosa habbia usato molto insulentie (_sic_) in persona di don domitio laudato preite de Cassano, et desiderando noi saperne la verità di come è passato detto negotio ci ha parso commetterlo a voi... _etc_. 18 febbr. 1604. El conde (_int_. El conde de Benavente)».

[50] Capialbi, op. cit. pag. 56 nota, e pag. 65. — «Gio. Francesco Branca nacque in Castrovillari circa il 1557 da Bernardino nativo di Citraro, e Covella di Rario, dottorato in filosofia e medicina ritornò in patria e sposò Alessandra Dionisio di Castrovillari. Ebbe tre figlie e diè in dote a ciascuna ducati 3,000 somma a que' tempi non indifferente: la sua primogenita, Vittoria, sposò nel 7 maggio 1598 il dottore in legge Tiberio Poù napoletano. Morì il 24 agosto 1621, avendo lasciato in testamento a' frati conventuali del suo paese la biblioteca e i suoi manoscritti che andarono smarriti per l'espulsione de' frati nel principio di questo secolo».

[51] Ved. _Numerazione de' fuochi_ di Rogiano (vol. 1345 della collezione). Nell'anno 1562 si legge: «n.º 222 Loyse de Rogliano a. 27, Marcella uxor a. 22; Dom. f.º a. 2. [In nova Plinius f.º n.º 99, et Ferdinandus alius f.º n.º 308». — Nell'anno 1596 si legge: «n.º 99. Plinius Roglianus Artis medicae doctor q.^m Aloysii a. 30; Antonia uxor a. 20; Fulvia filia a. 2.; Cesar a. 20, Diana a. 18 famuli. — n.º 308. Ferdinandus de Rogliano q.^m Aloysii a. 25» (_senz'altro_). — Nell'anno 1641 tra' nomi de «Fuochi estinti» si legge: «n.º 36 Prinio Rogliano, in vet. n.º 99. — n.º 101. Ferdinando Rogliano, in vet. n.º 308». — Si avverte inoltre che nella numerazione del 1596 trovasi pure un Platone Rogliano, un Partenio Rogliano etc. E si aggiunge infine che nella _Numerazione de' fuochi_ di Altomonte (vol. 1145 della collezione) trovasi per la discussione degli aggravii citato come testimone due volte, a cart. 115 e 117 «Plinio Rogliano A.M.D.» rilevandosi che fu contumace; donde desumiamo che egli doveva avere possessioni in Altomonte.

[52] P.^e Fiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, tom. 2.º pag. 394.

[53] Ved. Doc. 278, pag. 199.

[54] Ern. Salom. Cyprianus, Vita Campanellae, 2.ª Ed. Traiecti ad Rhenum 1741, p. 4.

[55] D'Ancona, op. cit. pag. 48 e seguenti.

[56] Per le testimonianze processuali citate qui sopra ved. Doc. 328 e 329, pag. 281 e 282. Avvertiamo che alle ultime circostanze suddette non si può aggiustar fede facilmente: a chiunque avesse dato motivo di far parlare gravemente di sè, in materia di fede, soleva affibbiarsi una mala fine, semprechè egli era lontano e la vera fine non si poteva conoscere.