Fra Tommaso Campanella, Vol. 1 la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia
Part 4
II. «Secundus Processus offensivus compilatus in civitate Neapolis contra fr. Thomam Campanellam et alios fratres ordinis predicatorum et etiam Repetitivus contra eosdem». Questo titolo dispensa da altre spiegazioni. Gli esami sono condotti segnatamente dal Vescovo di Termoli fra Alberto Tragagliolo da Firenzuola. L'offensivo va dal maggio all'agosto 1600: vi si notano, tra gli altri, gli esami del padre e del fratello del Campanella che vennero egualmente carcerati, gli esami del Campanella che mostrasi pazzo, con l'atto del 1º tormento di un'ora di corda permesso dal Papa per conto dell'eresia; inoltre una nuova denunzia intorno ai rapporti, molto confusamente noti, fra lui ed un Ebreo astrologo nella sua prima gioventù, e naturalmente rifulgono molte circostanze della sua vita passata, fra le altre quella di un processo precedente avuto nel 1591, del tutto ignorato finoggi e tale da aggravare estremamente la sua condizione giuridica. Il ripetitivo, dietro i Capitoli di accusa del fiscale, e gl'Interrogatori dati dagli Avvocati, va dall'agosto all'8bre, e comprende le Ripetizioni de' testimoni contro il Campanella, contro fra Gio. Battista di Pizzoni e contro fra Dionisio Ponzio, terminando co' giuramenti de' rispettivi avvocati difensori. Uno de' più curiosi documenti vi è alligato, la relazione di due dialoghi passati di notte tra il Campanella, già dichiaratosi pazzo, e fra Pietro Ponzio suo amicissimo, raccolti da scrivani mandati a spiarli; questa relazione è inviata in copia dall'altro tribunale, e fa quindi parte del processo della congiura. Vi è alligato inoltre uno specchietto di appunti critici fatti dal Vescovo di Termoli alle diverse deposizioni fin allora raccolte.
III. «In hoc volumine sunt: Tertius: Defensiones fratris Dionisii Pontii, Defensiones fratris Jo. Baptistae de Pizzone, Comparitio fratris Petri de Stilo declarantis nolle facere defensiones et expediri, Informatio capta de furore Campanellae. Copia informationis captae per Ill.^m et Rev.^m episcopum Squillacensem etc., Summarium factum in S.^to Officio de Urbe... in causa fratris Thomae Campanellae et aliorum fratrum ordinis predicatorum pro causa ad S.^m Officium spectante». Anche qui il titolo dispensa dalle spiegazioni. Il processo difensivo va dal 7bre al 9bre 1600, e vi si fanno notare gli esami a difesa di fra Dionisio, accompagnati da parecchie copie di documenti provenienti dall'altro tribunale; gli esami a difesa di fra Gio. Battista di Pizzoni, seguìti da altri fatti più tardi per accertarne la morte avvenuta nel carcere; gli esami di 10 testimoni che affermano la pazzia del Campanella, onde per lui non si può più procedere agli esami difensivi. Nel Sommario di tutta la causa redatto in Roma (giacchè sempre si mandavano a Roma tutte le carte de' processi di S. Officio che non erano addirittura lievissimi, e di là se ne dirigevano le fila e s'inviavano le condanne o le assoluzioni deliberate in Congregazione) si fanno notare diversi appunti sul processo, un cenno di diverse irregolarità, contradizioni e dubbi, e da per tutto il più grande interesse per la verità. — A questo volume si può anche riferire un altro fascio di scritture analoghe ed importantissime, che non fanno propriamente parte del processo e sono di altra provenienza, essendo state trovate fra le carte rimaste presso il Vescovo di Caserta, che sostituì come giudice il Vescovo di Termoli morto durante lo svolgimento della causa. Eccone il titolo: «Summaria facta in urbe, et neapoli per Dom. Benedictum Mandina Episcopum Casertanum bonae memoriae. — Reassumptum inditiorum et aliorum quae videntur constare... contra subscriptos Fratres carceratos tanquam complices Fratris Thomae campanellae, et quae in eorum defensione ponderantur». — Sono i Sommarî completi de' processi non solo offensivi ma anche difensivi; e in essi gli appunti non si limitano agli andamenti de' processi, ma si estendono alle persone de' primi processanti Marcianise e Nizza, e vi si citano inoltre i giudizî del fu Vescovo di Termoli desunti dalle lettere da lui scritte a Roma. Dippiù sono i Riassunti degli indizî co' voti dei Giudici, riferendosi il voto di ciascuno, contro fra Pietro Ponzio, fra Paolo della Grotteria, fra Giuseppe Bitonto, fra Pietro di Stilo, fra Domenico di Stignano, fra Silvestro di Lauriana e fra Dionisio Ponzio, i soli frati rimasti giudicabili, mentre il Campanella con la sua pazzia si sottraeva al giudizio. Evidentemente questi Riassunti co' voti dei Giudici si mandarono a Roma e servirono di base alla deliberazione della Sacra Congregazione: e vi è annessa la Lettera del Card.^l Borghese che partecipa tale deliberazione mandata in copia al Mandina, la quale presenta qualche leggiera variante a fronte di quella già conosciuta e ripetuta anche nel volume seguente.
IV. «Quartus processus compilatus in causa fratris Thomae Campanellae et aliorum fratrum ordinis predicatorum inquisitorum et carceratorum pro causis ad Sanctum Officium spectantibus, post commissionem admodum Illustris et Rev.^mi domini episcopi Casertani». — Questo volume importantissimo, rinvenuto più tardi in un'altra collezione, rappresenta l'ultimo periodo della causa, che pel Campanella corre dal marzo 1601 al gennaio 1603. Oltre alcuni nuovi articoli addizionali contro di lui, esso reca le sue difese scritte, presentate da fra Pietro di Stilo come già composte prima della pazzia, ricopiate da altri e fornite di aggiunte e correzioni di mano di fra Tommaso: queste consistono in una elaborata arringa e negli Articoli profetali, e riguardano propriamente il fatto della congiura. Reca inoltre il terribile atto del tormento della veglia, durato 36 ore, che fu ordinato dal Papa in Congregazione per scovrire la simulazione della pazzia, e non già dato dall'altro tribunale per la ribellione come finora si è creduto. Reca i certificati de' medici intorno alla pazzia scritti dopo il tormento. Reca l'incidente di una rissa accaduta tra frati e laici nelle carceri, dopo la quale si fece una ricerca e si rinvennero molte scritture di diverso genere, carte di sortilegio, corrispondenze, poesie, e tra queste le poesie del Campanella raccolte da fra Pietro Ponzio. Reca ancora nuovi esami in difesa di fra Dionisio, che presenta sempre nuovi articoli prima di fuggirsene dalle carceri; tra questi esami quelli relativi ad una voluta ritrattazione del Pizzoni prima che morisse. Reca infine l'informazione sulle scritture trovate, la deliberazione venuta da Roma intorno al Campanella e agli altri frati, e le sentenze pronunziate. — A questo volume vanno uniti i conti della spesa delle ultime somme di danaro, le quali si facevano venire da' conventi di Calabria per sussidio de' frati, essendo i compagni del Campanella rimasti in carcere fino al giugno 1604.
V. «Scripture _(sic)_ seu secreta manu scripta prohibita inventa in archa fratris Dionisii Pontii in Castro novo cum relationibus Rev.^di Theologi de illorum qualitatibus». — È questo un volume di allegati al processo, che comprende tutte le scritture trovate presso i carcerati, e non solamente quelle che stavano nella cassa di fra Dionisio; ve ne sono perfino alcune trovate già in Castello dell'ovo presso Felice Gagliardo, uno de' complici nella congiura. Specialmente a questo giovane di vivacissimo ingegno, ma di animo guasto, appartengono diverse scritture di sortilegi, corrispondenze con fuorusciti di Calabria, e certe curiose produzioni letterarie, poesie in italiano ed in dialetto calabrese. Ma la parte cospicua del volume è rappresentata da 82 poesie del Campanella, delle quali soltanto 14 o 15 sono conosciute ed anche con varianti. Esse riescono di un'importanza grandissima specialmente per la storia, avendo d'altra parte quasi tutte ben poco valore letterario.
— Dànno poi materia per un VI. volume le scritture seguenti, anche di S.^to Officio, che non fanno parte de' processi del Campanella, ma vi stanno bene come appendice, illustrando la vita di lui, de' frati e di alcuni laici implicati nella congiura.
a. — «Contra Horatium Santa Croce de Civ. hieracensi Prov. Calabriae, Felicem Gagliardum predictae Civ.^is hieracensis carceratum in Castro novo, qui scripsit, et transcripsit secreta et alia scripta, descripta et contenta in actis fratrum, et que fuerunt reperta in archa fratris Dionisii Pontii». — È un processo intorno alla rissa e alle suddette scritture trovate in Castello; vi sono uditi diversi frati, e finisce coll'abilitazione del S.^ta Croce, e col tormento, coll'abiura e coll'abilitazione anche del Gagliardo. Va dal 13 gen.º 1602 al 2 marzo 1604.
b. — «Denuntia magna facta in magna Curia Vicariae de quam pluribus heresibus de se et aliis, tempore quo erat condennatus ad ultimum supplicium, per Felicem Gagliardum de Civitate hieracensi». — Questa scrittura contiene particolari curiosissimi e gravi intorno al Campanella, pel tempo nel quale trovavasi con lui carcerato il Gagliardo, essendo costui tornato in potere della giustizia per un omicidio commesso dopo la sua liberazione. È del 5 luglio 1606.
c. — «Informatio capta per Rev. Vicarium Civ. Neocastri prov. Calabriae ulterioris contra fratrem Petrum Pontium ordinis predicatorum ejusdem civitatis». — Riguarda uno scandalo dato da fra Pietro dopo la sua liberazione, avendo in Chiesa pubblicamente protestato contro un Cappuccino che predicava l'Immacolata Concezione. Caratterizza fra Pietro, chiarisce il credito di questi frati dopo il processo, dà qualche notizia di fra Dionisio fuggito in Turchia. Va dal dic.^e 1604 al gen.º 1605.
d. — «Contra fratrem Petrum Calabrum ordinis predicatorum carceratum in carceribus Castri novi, et fratrem Andream Casalis Corsani ordinis S. Augustini carceratum in carceribus Magnae Curiae Vicariae». — È un processo in sèguito della denunzia di un Lelio Macro di Pietrafitta già carcerato in Castel nuovo e condannato a morte per altre cause, il quale dà per fatto, ovvero anche finge, che un fra Pietro Domenicano (sicuramente fra Pietro di Stilo) avea voluto indurlo a credere molte eresie. Vi sono notizie del Campanella, anche per parte di altre persone di Stilo che vennero esaminate. Va dal luglio all'agosto 1605.
Come si vede, dal lato de' Processi dell'eresia la raccolta potrebbe dirsi perfino esuberante; non di meno vi si fa desiderare ancora qualche cosa: 1.º l'Informazione commessa da Roma e presa dal Vescovo di Squillace, poichè quella inserta nel vol. 3.º è supplementare, commessa dal Vescovo di Termoli per ulteriori chiarimenti; 2.º il Carteggio con Roma del Vescovo di Termoli, e di poi anche del Vescovo di Caserta, nel corso del Processo di Napoli. Fortunatamente i Sommarî ci dànno le cose importanti dell'Informazione e del Carteggio del Vescovo di Termoli: ma giova sapere che c'è questa lacuna, comunque fino ad un certo punto, affinchè nelle ulteriori ricerche si tenti di colmarla. Le carte del Vescovo di Caserta sono andate disperse in guisa, da potersi attendere di trovarne qualche fascio dove meno si pensi. È manifesto frattanto che riescirebbe impossibile dare alle stampe tutto ciò che si è di sopra accennato: non vi sarebbe il tornaconto, e però dobbiamo limitarci a darne i pezzi più rilevanti. Così ci siamo prefissi di non tralasciare alcuna delle scritture che riflettono essenzialmente la persona del Campanella, aggiuntevi quelle che riflettono almeno fra Dionisio Ponzio; giacchè tutte le scritture veramente convergono al Campanella, e mostrandosi lui ben presto pazzo, figurano per lui coloro che lo circondano. D'altra parte ci siamo prefissi di non tralasciare alcuna delle scritture trasmesse dal tribunale della congiura a quello dell'eresia, perchè si cominci ad avere un piccolo nucleo di documenti interi anche del processo della congiura[16]. Del resto, pel desiderio di riuscire fedeli espositori, ci siamo sempre ingegnati di riportare nella narrazione brani testuali di qualunque documento, sicchè non si sentirà in modo assoluto la mancanza di quelli che si omettono; ed avendo deciso che un giorno o l'altro la nostra Copia ms. de' processi debba prender posto in qualcuna delle pubbliche Biblioteche, ci è parso di poterla talvolta citare, allorché nella narrazione accada di avere ad esporre fatti contenuti in documenti che rimarranno inediti. Per fare poi acquistare una piena nozione di tutto il processo e delle altre scritture di S.^to Officio che vi si connettono, abbiamo stimato conveniente pubblicare l'indice particolareggiato della nostra Copia ms., costituendone una delle Illustrazioni poste al sèguito de' Documenti.
XIV. _Due altri Discorsi inediti del Campanella sopra l'aumento dell'entrate del Regno._ — Queste scritture, come quella che segue, appartengono già al periodo in cui la conchiusione del processo della congiura rimaneva sospesa nella sola persona del Campanella, ed egli tentava tutte le vie per non rimanere dimenticato. In un codice della Casanatense fu già trovato dal Dragonetti, e poi pubblicato dal D'Ancona, un «Arbitrio o Discorso primo sopra l'aumento dell'entrate nel Regno di Napoli», che si sa aver rappresentato originariamente una delle proposte fatte fare dal Campanella in suo nome al Vicerè; ma al sèguito di questo Discorso primo ve ne sono ancora nello stesso codice due altri qualificati _secondo_ e _terzo_, che rappresentarono altre proposte analoghe, sempre allo scopo di far guadagnare al Re, con ciascuna di esse, 100 mila ducati. Non sappiamo come mai questi Discorsi siano stati negletti fino a rimanere ignorati; è possibile che non siano stati ritenuti di un merito eguale a quello del Discorso primo; ma per la storia del Campanella il merito non è diverso, e quindi li pubblichiamo, con alcune correzioni delle mende lasciatevi dall'amanuense.
XV. _Le promesse fatte dal Campanella per riacquistare la libertà; lettera al Card.^l S. Giorgio._ — Questo documento, con altri analoghi, fu già pubblicato dal Centofanti, e le necessità della nostra narrazione ci spingono a ripubblicarlo. Ci occorre mettere sotto l'occhio de' lettori così le promesse, come l'elenco de' libri composti dal Campanella fino al 1606, e la versione da lui adottata per la faccenda della congiura e dell'eresia. La lettera al Card.^l S. Giorgio, il quale figura anche molto nella nostra narrazione, ne dà notizie sufficienti.
Son questi i documenti de' tempi della congiura e de' processi; seguono poi gli altri pochi relativi a' tempi posteriori, trovati nell'Archivio di Napoli, nella Biblioteca nazionale di Madrid, nell'Archivio di Modena e finalmente nell'Archivio particolare di S.A.R. il Duca d'Aosta, dove è noto che si conserva l'Epistolario inedito di Cassiano del Pozzo, in cui, oltre alle lettere autografe del Campanella pubblicate già dal Baldacchini, se ne hanno pure altre di qualche amico intimo del filosofo con notizie capaci d'illustrarne la storia. Dobbiamo pertanto dire che avremmo desiderato di pubblicare inoltre la Narrazione del Campanella ripristinata nella sua lezione, e almeno in parte i documenti che si contengono nell'Epistolario inedito di Giovanni Fabre venuto in proprietà dell'Ospizio degli Orfani di Roma: ma non ci è riuscito di effettuare il nostro desiderio. La Narrazione del Campanella, che offre con tanti particolari i fatti e le circostanze della congiura e de' processi secondo la versione della difesa, avrebbe trovato posto degnamente tutt'intera e riveduta a lato de' documenti secondo la versione dell'accusa. Essa fu pubblicata dal Capialbi con molte lacune, nelle quali si legge «qui il ms. è inintelligibile»: in sèguito, durante il breve respiro di libertà del 1848, venne fuori un foglio volante, col quale si avvertivano i lettori della Narrazione, che il Regio Revisore aveva di suo arbitrio posto in tanti luoghi essere il manoscritto inintelligibile sopprimendo le parole e le frasi del Campanella, e si davano queste parole e frasi soppresse. Il Palermo, nel ripubblicare la Narrazione, avea già cercato di riempire le lacune con frasi plausibili, ma esso non riuscirono sempre felicemente, come di poi si è potuto vedere; d'altra parte il foglio volante non è punto pervenuto a tutti i lettori della Narrazione. Queste circostanze, e l'altra del dubbio circa l'essere o non essere lo scritto autografo, come pure il bisogno di rivederne interamente la lezione e studiarne tutte le accidentalità che sempre possono rivelare qualche cosa, ci hanno fatto insistere per più anni presso gli eredi Capialbi, perchè ci permettessero di darvi un'occhiata e prenderne una copia per ripeterne la pubblicazione, facendo noi una corsa in Calabria a tale oggetto: ma abbiamo invano atteso una risposta concludente, e ci siamo rassegnati a desistere, rimanendo a vedere quando gli eredi Capialbi sentiranno ciò che debbono alla memoria del loro benemerito antenato ed al loro cognome. Circa i documenti dell'Epistolario di Giovanni Fabre riferibili al tempo compreso tra il 1607 e il 1615, sono oramai non meno di tre anni che il Berti ne fece l'annunzio all'Accademia de' Lincei; e l'Amministrazione dell'Ospizio degli Orfani si nega perfino a concederne la lettura, per deferenza al Berti che dovrà pubblicarli. Noi intendiamo questa delicatezza: frattanto non ha guari il Berti si è deciso a pubblicarne solamente cinque, con un racconto fondato sulle notizie che ha rilevate negli altri[17]. Bisognerà dunque attendere ancora, e sottostare pur sempre al rischio di qualche facile smentita, trattando di un periodo pel quale i documenti ci sono, ma non sono accessibili a noi. Fortunatamente il nostro tema non si estende sino al detto periodo in un modo essenziale, ed attenendoci alle cose finora esposte dal Berti, semprechè non ci apparisca evidente il contrario, possiamo riposare tranquilli. Decisi per altro a ripigliare la penna all'occorrenza, quando non ci verrà più negato di vedere questi documenti con gli occhi nostri, pubblichiamo quelli da noi trovati riferibili agli anni successivi, perchè chiunque voglia possa profittarne.
Non lasceremo poi il tema de' documenti, senza dichiarare che per quanto ci è stato possibile abbiamo cercato di rispettarne l'integrità, ed in ogni caso ne abbiamo rispettata scrupolosamente la forma. Perfino le frasi curialesche, la presenza del tale e non del tal altro Giudice in un interrogatorio, insomma le menome particolarità che sembrerebbero superflue, hanno non di rado la loro importanza, e possono offrire al critico materia di notevoli considerazioni; laonde abbiamo stimato opportuno piuttosto limitare il numero de' documenti che mutilarli. D'altro lato conoscendo che coloro i quali sono avvezzi a farne oggetto di studio vi leggono molte altre cose al di là delle notizie che essi contengono, abbiamo stimato indispensabile darli nella precisa lezione nella quale li abbiamo trovati; e sarebbe assai rincrescevole, se dopo di aver fatto lungamente i maggiori sforzi per riprodurli con fedeltà, sino ad aver reso un po' vacillante la propria ortografia, dovessimo incontrarne biasimo anzichè lode. Aggiungiamo pure che dietro siffatto principio non ci siamo nemmeno trattenuti dall'adoperare nel corso della narrazione voci e maniere del tempo, che sappiamo bene non essere ammesse nel linguaggio purgato; serbare la fisonomia del tempo ci è sembrato desiderabile sopra ogni altra cosa[18]. E pe' documenti inserti nel corso della narrazione abbiamo preferito di abbondare, come abbiamo preferito di abbondare nelle citazioni e nelle ricerche intorno agl'individui che in qualunque modo abbiamo trovato nominati nelle cose del Campanella. I nomi e i fatti di altrettali individui possono sempre dare adito a ritrovamenti ulteriori: le carte di famiglia anche degl'individui meno elevati, come si è visto p. es. nel caso di Gio. Battista Sanseverino, tanto più gli Archivi privati delle famiglie nobili, possono riuscire sorgenti di scritture perfino di primaria importanza. E però non abbiamo esitato ad addentrarci anche nelle genealogie e parentele di queste famiglie, convinti che se ne sarebbe avuto ad un tempo la nozione chiara delle persone ed un possibile fonte di nuovi documenti.
III.
Ci rimane a dire de' criterii a' quali ci siamo ispirati, e dell'andamento che abbiamo dato alla nostra narrazione.
I criterii principalissimi sono stati segnatamente due: tener sempre innanzi agli occhi le condizioni de' tempi, badando di non presentare e giudicare gli uomini e le cose come se fossero de' tempi attuali; non perdere mai di vista che trattasi di quistioni estremamente ardue, badando di venire a qualche affermazione solamente dietro analisi o critiche minute. Non occorrerebbe dire tutto ciò, ma non è colpa nostra se ci sentiamo obbligati a ricordarlo, mentre a proposito de' fatti del Campanella lo vediamo posto in dimenticanza, tanto che ci apparisce necessario fare alcune considerazioni sull'argomento anche da questo lato.
Cominciando dalle pratiche della congiura, naturalmente si ha che il Campanella dovè trovarsi in mezzo a frati sbrigliatissimi, in mezzo a fuorusciti con le mani lorde di sangue e di rapina; e tale fatto ha potuto e potrebbe ancora dare a taluni motivo di scandalo. Ma oltrechè in un disegno d'insurrezione erano in grado d'intervenire soltanto persone manesche e poco timorate, non deve sfuggire che molto tristi erano allora generalmente i costumi de' frati, molto tristi i costumi delle persone che aveano un po' di forza nel braccio, tanto più se appartenenti a classe elevata e nobile. A noi è sembrato di sognare quando abbiamo letto nel libro della Colet, che «i conventi erano allora l'asilo de' più grandi spiriti», e parimente nell'opuscolo dell'Angeloni Barbiani, che «mentre tutto il laicato cadeva o infiacchiva... una vita nuova s'agitava nei monasteri e la bianca lana di S. Domenico era segnale di risorgimento e di moto»[19]. Il laicato non era tutto fiacco, e se in molta parte era fiacco ed anche tristo, ciò accadeva per l'influenza predominante de' monasteri; nè i monasteri vanno giudicati per la presenza in essi di qualche rara individualità, che d'altronde vi stava assolutamente a gran disagio, come si conosce appunto in persona del Campanella. Tra le migliaia e migliaia di persone, che indossavano la cocolla, od anche il ferraiolo nero de' clerici, per menare vita rispettata e senza stenti, immune da' rigori delle leggi dello Stato e dal pagamento delle tasse, doveano pure esservi persone colte e persone amiche di libertà; tuttavia nel caso nostro se ne ebbero in numero insignificante. Ma conviene persuadersi che il fra Cristofaro del Manzoni, in tempi non molto lontani da quelli del Campanella, fu veramente un riflesso della bella anima dello scrittore, non il ritratto del frate del tempo, considerato anche il caso raro del frate dabbene; e l'Innominato medesimo fu un tipo eccezionale sotto il rispetto della sua qualità d'innominato, mentre a' Signori prepotenti e carichi di delitti non dispiaceva punto di essere chiamati col proprio nome e cognome, ma solo volevano che il loro nome e cognome fosse pronunziato con gran timore. Basta percorrere pochi volumi del Carteggio del Nunzio Aldobrandini, per capacitarsi delle qualità de' frati in ispecie Domenicani, e pochi volumi de' Registri _Curiae_, dell'Archivio di Napoli, per capacitarsi delle qualità de' laici prepotenti in ispecie nobili; se ne avranno alcuni tipi nel corso della narrazione nostra, e si vedrà che il Campanella venne a trovarsi in mezzo a persone relativamente assai meno triste, ed anche in mezzo a persone molto dabbene.