Fotografia senza.... - Notte di neve - La chiacchierina
Part 1
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ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME SESTO
LA PICCOLA FONTE -- =FOTOGRAFIA SENZA.... NOTTE DI NEVE -- LA CHIACCHIERINA=
2ª EDIZIONE.
REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO -- PALERMO -- NAPOLI
PROPRIETÀ LETTERARIA
_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)_.
=La Piccola Fonte= -- Original edition published June, 10, 1906 with the privilege of copyright in the United States reserved under the approved March 3, 1905, by Roberto Bracco and Remo Sandron, and English translation copyright 1907 by Dirce St. Cyr.
=Notte di Neve= -- Copyright in the United States Jul. 10, 1908, by Roberto Bracco.
Copyright 1909 by Roberto Bracco.
OFF. TIP. Sandron -- 132 -- I -- 081113.
FOTOGRAFIA SENZA....
Scherzetto scritto nel maggio del 1904 per TINA DI LORENZO-FALCONI, _prima attrice_, e per suo marito ARMANDO FALCONI, _primo brillante, invitati a una festa da ballo del Circolo Artistico di Napoli_.
_(TINA DI LORENZO-FALCONI, accompagnata da suo marito ARMANDO FALCONI, è intervenuta a una festa da ballo del Circolo Artistico di Napoli, la cui Direzione intende donare a tutti i socii presenti un ritratto di Lei.)_
_(In una parentesi della festa, mentre le coppie danzatrici riposano, ARMANDO FALCONI è vivissimamente pregato di dire un monologo. Le cortesi insistenze non ammettono rifiuto, ed egli si rassegna alla volontà degli astanti. Sicchè, eccolo dinanzi al pubblico, come alla ribalta.)_
ARMANDO
_(dopo un lungo silenzio, di titubanza, comincia a parlare)_.... Se qualche signora o qualche signorina volesse favorire qui, vicino a me, io potrei offrire a questo amabile uditorio qualche cosa di meno noioso che un monologo. _(Pausa.)_ _(A uno spettatore:)_ Come?... Scusi: non ho udito bene. _(Tende l'orecchio.)_ Mi domanda se sono un ipnotizzatore?... No, no: non sono un ipnotizzatore. O, meglio, lo sono a metà. Ho, è vero, la facoltà di addormentare il pubblico ma non quella di svegliarlo. Ah!, con me, il pubblico, una volta addormentato, non si sveglia neppure a colpi di cannone. Del resto non intendo mica di procedere a esperimenti d'ipnotismo. Io supplico qualche signora o signorina di.... _(Ha un gesto gentilmente invitante.)_ _(Pausa.)_ Nessuna?... Proprio nessuna? _(Con galanteria)_ Neanche quella bella donna lì, _(indicando Tina)_ che finge di non guardarmi, ma che mi guarda più delle altre?... Sì, parlo di quella signora con la bocca... _(disegna nell'aria col pollice della mano destra i lineamenti della fisonomia di lei)_..., con gli occhi..., col naso....
TINA
Se non mi sbaglio, il signore l'ha con me.
ARMANDO
Precisamente. Non vuole?
TINA
Ma provi piuttosto a regalarci un monologo. È più semplice. È meno incomodo.
ARMANDO
Veda, so a memoria un monologo solo. È intitolato: _I mariti_.
TINA
Sentiamolo.
ARMANDO
No: dice troppo male delle mogli. Via, abbia la bontà di favorire. Non mi faccia fare la triste figura che fece Maometto quando chiamò a se una montagna e questa non si mosse.
TINA
Mi attribuisce... una certa pesantezza.
ARMANDO
Oibò!
TINA
Mi paragona a una montagna!
ARMANDO
A una fiorente collina baciata....
TINA
_(con austerità)_ Che cosa si permette di dire?!
ARMANDO
... baciata dal sole.
TINA
_(sorridendo)_ Indiscreto anche il sole e pesantuccia anche la collina!
ARMANDO
Se ci tiene a mostrarsi più leggera, cammini... e favorisca.
TINA
Maometto era meno furbo di lei.
ARMANDO
Incontestabilmente. Ci viene?
TINA
_(rassegnandosi)_ E sia. Ci vengo. _(Si alza e gli si accosta, con diffidenza.)_
ARMANDO
_(le offre una sedia)_ Prego....
TINA
_(sedendo)_ Mi spiegherà senza dubbio....
ARMANDO
_(interrompendo)_ Le spiegherò tutto. Forse, a guardarmi, non s'indovina, ma io sono... un fotografo. Modestia a parte, un gran fotografo. Basti dirle che se la fotografia non fosse stata inventata da nessuno, l'avrei inventata io. Non è una vana pretensione. Io ho provato coi fatti di poter essere l'inventore della fotografia. Sono andato in paesi selvaggi dove la fotografia non era stata inventata ancora: ebbene, in quei paesi io l'ho inventata perfettamente!
TINA
E in Italia?
ARMANDO
In Italia, ho attuato delle innovazioni. Ho abolito qualche _dettaglio_....
TINA
Cioè?
ARMANDO
Ho abolita la macchina fotografica.
TINA
Non è possibile!
ARMANDO
Perchè? Il progresso tende a conseguire tutti gli scopi abolendo tutti i mezzi. Marconi fa il telegrafo... senza i fili; i ciclisti vanno a cavallo... senza il cavallo; gli automobilisti ammazzano e si ammazzano... senza le armi; i musicisti fanno le opere... senza musica; i poeti fanno i versi... senza piedi; i tenori cantano... senza voce; le donne amano... senza cuore; ed io fotografo... senza la macchina fotografica.
TINA
Ma no!! Non ci credo. Come può fotografare?!
ARMANDO
A orecchio.
TINA
A orecchio!?
ARMANDO
Quando dico «orecchio» voglio dire «occhio». Io fotografo a occhio... nudo.
TINA
_(con una smorfietta)_ «Nudo»! Che parola!... _Shocking_, direbbe un inglese.
ARMANDO
_(fissando le belle spalle denudate di lei)_ Ha ragione. In una festa da ballo, il pronunziare la parola «nudo» è una sconvenienza da fare arrossire... anche le spalle d'una signora.
TINA
_(un po' confusa, muta discorso)_ La sua invenzione è davvero portentosa. L'ha già sperimentata?
ARMANDO
Aspettavo, signora, una buona occasione per fare in Italia il mio primo saggio.
TINA
E lei vorrebbe fare... il saggio proprio con me?
ARMANDO
Appunto.
TINA
Mi pare un po' difficile.
ARMANDO
Non ha che a concedermi una posa.
TINA
Una posa! _(Accennando al pubblico)_ È molto imbarazzante. Se vedo tutto un pubblico davanti a me, non so posare.
ARMANDO
Chiuda gli occhi.
TINA
Sembrerò cieca.
ARMANDO
Sembrerà addormentata: _la belle au bois dormant!_
TINA
Per accontentarla.... _(Chiude gli occhi.)_ Li ho chiusi.
ARMANDO
Troppo presto. Aspetti.
TINA
_(li riapre.)_
ARMANDO
Si compiaccia di alzarsi.
TINA
_(si alza.)_
ARMANDO
Faremo una posa in piedi.
TINA
Non devo più fingere d'essere addormentata?
ARMANDO
Sì.
TINA
Dormire in piedi è alquanto inverosimile.
ARMANDO
Tutti gli uccelli, per esempio, dormono in piedi.
TINA
La donna non è un uccello.
ARMANDO
La chiamano così spesso usignuolo, colomba, cigno, allodola,... civetta.
TINA
Insolente!
ARMANDO
Lo dicevo per dimostrarle che ogni donna è un po'... volatile. Il dormire in piedi è giustificatissimo. Cerchi un atteggiamento di sonnolenza sincera. La vita reale! La vita vissuta! Una sonnolenza sentita.
TINA
_(schiude la bocca come se sbadigliasse e resta con la bocca spalancata.)_
ARMANDO
Che è questo?
TINA
Uno sbadiglio. Mi ha detto: «un atteggiamento di sonnolenza sincera.»
ARMANDO
Ma dobbiamo pur serbare una linea estetica.
TINA
Mi dica lei.
ARMANDO
_(cerca un'ispirazione. E a un tratto esclama:)_ Ho trovato! Stia attenta a me. _(Col viso sorridente di dolcezza, inclina il capo a destra, appoggiandolo appena sul palmo della mano.)_ Quest'altro braccio, _(il sinistro)_ proteso verso il cielo come per afferrare la visione del sogno. _(Solleva il braccio contraendo lievemente le dita.)_
TINA
Bellissimo!
ARMANDO
A lei, dunque! E chiuda gli occhi, adesso, se, per posare, le è indispensabile di non vedere nessuno.
TINA
_(chiude gli occhi, e quindi imita quell'atteggiamento esagerandolo e agitando il braccio proteso in su.)_
ARMANDO
Tranquilla con quel braccio! Pare uno scacciamosche! E poi, in questo modo verrebbe fuori una donna con cinquanta braccia. Sarebbero troppe. Le due che ha... bastano a tutto.
TINA
_(paziente)_ Dio buono! Resterò immobile. _(Resta, difatti, immobile.)_
ARMANDO
Brava! _(Pausa.)_ Mi dà il permesso di ritoccare la posa?
TINA
Ritocchi la posa, ma non tocchi nulla.
ARMANDO
Ritoccherò... con qualche suggerimento.
TINA
Suggeritore, sì.
ARMANDO
Troppo gentile!
TINA
Suggerisca! Suggerisca! Sono in attesa.
ARMANDO
Ebbene, ecco. Più soave, quel sorriso; un po' più inclinato il capo; un po' più serena la fronte....
TINA
La fronte più serena, non saprei come fargliela.
ARMANDO
Sarà sufficiente la serenità dell'anima, di cui la fronte suole essere lo specchio. _(Pausa.)_ Come sta l'anima?
TINA
Serenissima.
ARMANDO
Allora non si occupi di altro. _(La guarda insistentemente. Ha un gesto d'entusiasmo. Torna a guardarla molto dappresso.)_
TINA
_(dopo un lungo silenzio, aprendo gli occhi)_ Ma, scusi, che cosa fa?
ARMANDO
Io studiavo. Chiuda gli occhi.
TINA
Chiuda piuttosto i suoi!
ARMANDO
Anche se non fossi fotografo, non potrei. Le pare! Il chiudere gli occhi per non guardare lei sarebbe l'ottavo peccato mortale.
TINA
Ed io non chiuderò i miei.
ARMANDO
In tal caso, dobbiamo rinunziare alla posa del sonno.
TINA
Ci rinunzieremo.
ARMANDO
Ci vorrà una posa più statuaria.
TINA
Più statuaria.
ARMANDO
Più classica.
TINA
Più classica.
ARMANDO
Una posa... da personaggio greco.
TINA
Elena!
ARMANDO
No: Elena non mi conviene.
TINA
Una Elena di marmo.
ARMANDO
Se mi garantisce il marmo, vada per Elena.
TINA
Così? _(Assume una rigida compostezza di statua leggiadra.)_
ARMANDO
Benissimo!
TINA
Marmo autentico!
ARMANDO
Non si muova. Farò un capolavoro.
TINA
Senza macchina, non è vero?
ARMANDO
Ma con qualche cosa d'invisibile che mi consentirà di presentarle tra un istante la sua immagine ben fissata sulla carta... del mio cuore. Ferma! _(Le volge le spalle e si allontana solennemente. Indi si arresta di botto.)_
TINA
Perchè mi volge le spalle?
ARMANDO
Lasci fare. È pronta?
TINA
Pronta.
ARMANDO
_(Si dà tre pugni sullo stomaco, e subito si volta. Con la cortesia stereotipata dei fotografi di professione, accenna un inchino.)_ Grazie.
TINA
E la mia immagine?
ARMANDO
È già riprodotta nel mio cuore. _(Cava un ritratto da una saccoccia della coda del frac e glielo porge.)_ Questo è il suo ritratto.
TINA
Lei il cuore ce l'ha nella coda del _frac_?
ARMANDO
Ce l'ho un po' dovunque, signora.
TINA
_(mirando il ritratto)_ Mi somiglia pochino, ma sono sbalordita lo stesso.
ARMANDO
E non è tutto. Quante copie ne desidera? Dodici? Venti? Cinquanta? Cento?
TINA
Faccia lei.
ARMANDO
Cento copie a sua disposizione.
TINA
È il prodigio dei prodigi! Il suo nome diventerà mondiale.
ARMANDO
Mio Dio... lo è da tanto tempo!
TINA
A proposito: come si chiama?
ARMANDO
Non lo sa? Mi chiamo Armando Falconi.
TINA
Il marito di Tina di Lorenzo?
ARMANDO
Proprio lui!
TINA
Ma se sono io Tina di Lorenzo!
ARMANDO
In verità, me n'ero accorto.
TINA
Sicchè, lei è mio marito?
ARMANDO
Glie lo giuro!
TINA
Scusi tanto che non l'avevo riconosciuto.
ARMANDO
Non se ne preoccupi. Sono cose che accadono.
TINA
E le cento copie?
ARMANDO
Non c'è che da cercarle in tutte le saccocce della mia esistenza. Senonchè, non capisco che ne farà di tante copie.
TINA
Voglio offrirle a queste indulgenti signore e signorine, affinchè si ricordino di Tina di Lorenzo e affinchè sappiano bene che il ritratto d'una donna può essere infedele... come un marito....
ARMANDO
Protesto!
TINA
Non si dia pena.... Tutti sanno che un marito può essere fedele se è _(indica Armando)_... un _originale_.
_(Applausi prolungati. Alle signore e alle signorine vengono distribuiti i ritratti di TINA DI LORENZO.)_
NOTTE DI NEVE
_Dramma in un atto_
rappresentato per la prima volta al teatro _Argentina_ di Roma nel 1905.
PERSONAGGI:
SALVATORE GRAZIELLA FRANCESCA
Epoca attuale -- A Napoli.
_Uno stambugio: non lurido, ma sguernito. Un letto di ferro per due, con i cuscini puliti e una coperta decente. Una tavola di legno grezzo. Un paio di sedie. Una panchetta. Una credenza. Qualche altra suppellettile indispensabile. In mezzo alla stanza: un gran braciere, spento. Un piccolo crocifisso a capo del letto. Niente altro ai muri e niente sulle scarse suppellettili. Si ha l'impressione del vuoto e del freddo. Una sola porta a due battenti in fondo, la quale dà in un vicolo recondito. In uno dei due battenti è praticato un alto finestrino angustissimo, per cui non può passare neppure una testa. Ha una griglia di ferro come se fosse il finestrino d'un carcere e uno sportello di legno. La porta e il finestrino sono chiusi. È notte. Lo stambugio è nel buio fitto._
SCENA I.
GRAZIELLA, SOLA, E ALCUNE VOCI.
GRAZIELLA
_(avvolta in uno scialle, dorme supina sul letto. Nell'oscurità sembra una morta.)_ _(Dopo un po' di silenzio, giunge, lento dalla strada, il canto «a dispetto» d'una comitiva di nottambuli sinistri.)_
UNA VOCE
Tu stai dormendo e non lo sai che noi stiamo svegliati, e siamo dieci a cantare per te che ci hai lasciati.
IL CORO
Che ci hai lasciati.
GRAZIELLA
_(si sveglia, erge il torace, rabbrividisce, e mormora:)_ Maria Vergine! _(Silenzio. Poi di nuovo il canto.)_ _(Ella, immobile, ascolta.)_
UNA VOCE DIVERSA
Ti sei scordata che quando stavi al vicolo Schiavone noi passavamo e ci chiamavi tu, dal tuo balcone.
IL CORO
Dal tuo balcone.[1]
[1] Le note del _canto a dispetto_, trascritte dal vero, sono stampate dopo il testo del dramma.
QUALCUNO DEI NOTTAMBULI
_(alzando il tono per farsi sentire, dice strascicatamente:)_ Questa è una porta che non si riapre più.
GRAZIELLA
_(piano, come se la persona che ha parlato le stesse vicino)_ Possiate morire in galera!
UN ALTRO NOTTAMBULO
Uno solo è il santo che sa fare il miracolo.
UN ALTRO
E il santo che lo sa fare questo miracolo... sta venendo.
GRAZIELLA
_(tra sè)_ Deve essere Salvatore che viene. _(Allibita)_ Se gli dicono qualche cosa, che accadrà?! _(In fretta, scende dal letto, a tentoni cerca sulla credenza un piccolo lume di ottone, lo accende, corre al finestrino, lo apre un poco e spia.)_ Si allontanano.... _(Rassicurata)_ Madonna mia cara, ti ringrazio! _(Chiude lo sportellino, si accerta che è ben chiuso, e resta intenta, aspettando il segnale di Salvatore.)_
_(Si ode un lungo fischio.)_
GRAZIELLA
_(animandosi molto)_ È lui! è lui! _(Aspetta ancora.)_
_(Si ode un'altra volta lo stesso fischio più vicino.)_
GRAZIELLA
_(si affretta ad aprire la porta.)_
SCENA II.
GRAZIELLA E SALVATORE. INDI LE VOCI DI PRIMA. INDI LA VOCE DI FRANCESCA.
SALVATORE
_(comparisce.)_ _(Cappello a cencio e giacca col bavero alzato.)_
GRAZIELLA
_(gli si aggrappa addosso come una bambina.)_
_(Restano un istante abbracciati.)_
SALVATORE
Sono stato così in pensiero! È una notte come non me ne ricordo. Non sembra di stare a Napoli. C'è un'aria di ghiaccio che intirizzisce le midolla. E sapevo che tu non avresti potuto comprare nemmeno un poco di carbonella... come, pur troppo, non ho potuto comprartene io.
GRAZIELLA
Verso il tramonto, me ne ha regalato uno spizzico il tavernaio qui accanto. Per un'oretta mi sono riscaldata. Ma poi....
SALVATORE
Ti ho pregato di non accettare mai regali da nessuno.
GRAZIELLA
Soffrivo tanto! Ho dovuto accettare. Ma guarda la cenere nel braciere: era proprio uno spizzico. _(Un silenzio. Va per chiudere la porta. Sporge la testa fra i battenti)_ Salvatore....
SALVATORE
Che è?
GRAZIELLA
Comincia a nevicare.
SALVATORE
_(gettando via il cappello)_ Vorrei che facesse tanta neve da seppellirci! _(Siede.)_
GRAZIELLA
_(gli si accosta affettuosamente)_ Mi avevi promesso di avere coraggio.
SALVATORE
Dove lo trovo più il coraggio? Sono stato licenziato.
GRAZIELLA
Che mi dici?!
SALVATORE
Questo ti dico. Alle dieci di stasera, chiudendo il negozio, il signor Alberto mi ha fatto sapere che s'era provveduto d'un altro contabile.
GRAZIELLA
È una canaglia.
SALVATORE
Non è una canaglia, no. Il mese scorso, mi dette due mensili in anticipo, e me li ha condonati. Perchè canaglia? Chi paga ha il diritto di essere servito; e io non ho saputo servirlo. La volontà non basta. Si ha da avere l'abitudine al lavoro. Ero arrivato sino all'età di trentaquattro anni stando fra le case di malaffare, dove ti ho conosciuta, e le case da giuoco, e non m'era mai passata neppure per l'architrave del cervello l'idea di lavorare. Giuocavo con astuzia e avevo anche fortuna; e così mi trattavo da signore e non avevo bisogno di nessuno. Ma abbiamo voluto liberarci tutti e due da questa bella roba, che intanto non ci metteva dinanzi la faccia della miseria, e adesso divertiamoci a fare la guerra senza fucili. Ci siamo già ridotti in questo canile; e finiremo sul lastrico della strada.
GRAZIELLA
Vedrai, invece, che a poco a poco....
SALVATORE
Chi è fatto di gesso non diventa di ferro. Mettiti bene in mente che io non sarò mai buono a guadagnarmi un soldo col lavoro.
GRAZIELLA
Sei tanto istruito. Sei stato a scuola. Mi dicesti che sei stato perfino in un collegio, lontano da Napoli.
SALVATORE
Perbacco se ci sono stato! Ed ero il primo della classe, come suol dirsi! Un portento! Un fenomeno d'intelligenza! I maestri, per non farmi troppo insuperbire, mi ammonivano: «dovete ringraziare il babbo che vi ha dato tutto questo ingegno». E siccome mia madre mi aveva lasciato credere che un padre lo avevo avuto sul serio e che era morto prima che nascessi, io... gli spedivo i ringraziamenti in paradiso. Già!... E che medaglini sul petto!... Che uniforme stringata! _(Ride con amarezza)_ Eh eh!... Un collegio di nobili, ti dico, perchè lei... li aveva i quattrini per farmi stare insieme con i figli dei galantuomini. Quella poveretta ci aveva pensato ad attaccarmi addosso la scorza del galantuomo. Il sangue me lo aveva dato cavandolo dalle lordure più ributtanti; ma la pelle, ah! la pelle me la voleva fare con l'oro di zecchino.
GRAZIELLA
Certamente la sua intenzione era buona.
SALVATORE
_(alzandosi bruscamente)_ Non difenderla, tu. Ti proibisco di difenderla.
GRAZIELLA
Una madre è sempre una madre, Salvatore. Una intenzione cattiva, non poteva averla.
SALVATORE
Non doveva mettermi al mondo! _(Breve pausa.)_ E quando mi ci aveva messo, non doveva tenermi lontano e non doveva lasciarmi crescere nell'ignoranza di ciò che essa faceva. Vivendo bambino presso di lei, mi sarei nudrito del fango della casa. Quel fango mi sarebbe entrato nella carne, mi sarebbe entrato nelle vene, mi sarebbe entrato nell'anima, e più tardi, diventando uomo, io avrei adorata mia madre e avrei creduto di fare una cosa naturalissima continuando a godermi tranquillamente i lucri della sua vergogna!
GRAZIELLA
_(con umiltà dolorosa)_ Tu lo dimentichi che io sono stata come lei.
_(Un silenzio.)_
SALVATORE
_(avvicinandosi a lei e prendendole la testa)_.... Perdonami. _(Pausa)_ Del resto,... per te,... è tutt'altro! Tu, senza aspettare la vecchiaia, hai avuta l'energia di toglierti da quella vitaccia. Sapesti mostrare tanto desiderio di uscirne da commuovere me, che ne avevo orrore, e hai saputo essere tale una santa creatura da farmi appunto dimenticare il tuo passato. Quale donna sarebbe stata come te? Se la gelosia che mi divora non te l'avesse impedito, ti saresti rassegnata perfino al mestiere della serva per rimanere con me! E difatti ci sei rimasta, affrontando prove anche più dure, affrontando prove anche più pesanti. Se non te ne stanchi, la gente dovrà venire a baciare il lembo della tua veste! Sì sì, Graziella: questo è vangelo.
GRAZIELLA
_(come intontita)_ Se non me ne stanco?!
SALVATORE
Tutto può accadere.
GRAZIELLA
_(prorompendo)_ Con te sempre. Salvatore! Con te nel freddo e nella fame! Con te sino all'ultimo. E vicino a te voglio morire! E voglio essere calata nella fossa dalle mani tue,... dalle mani tue.... Non te ne sei ancora persuaso?
SALVATORE
_(torce il collo per nasconderle il volto.)_
GRAZIELLA
_(circondandolo con le braccia)_ E no! Se hai le lagrime agli occhi, fammele vedere. Perchè mi privi di questa consolazione? Non sono esse il segno che non hai finito di volermi bene?
SALVATORE
_(con dolcezza, con voce quasi di pianto)_ Contavo di poterti dire un giorno: «Guarda, Graziella: noi andavamo per un brutto mare, per un brutto mare maligno, ed io ho portato a salvamento la barca tua come tu hai portato a salvamento la mia». Ma te lo posso dire questo in coscienza? Te lo posso io dire? E posso io avere ancora, in coscienza, la speranza di dirtelo?
GRAZIELLA
Se non l'hai più tu questa speranza, ce l'ho io, Salvatore! Ce l'ho io! Ed è così viva, e così forte, che mentre tu ti affliggi e ti lamenti, una festa di tenerezza mi sta dentro il cuore, e io ti bacio, teh!, ti bacio e ti bacio come se fosse una notte di gioia e come se ci aspettasse un letto di rose! _(Continua a baciarlo.)_
SALVATORE
_(in un risveglio di desiderio stranamente circospetto, tirandola a sè le sussurra all'orecchio:)_ -- Vogliamo fingere... che sia di rose?
GRAZIELLA
Sì.
SALVATORE
_(la stringe fortemente al petto.)_
_(Giunge di nuovo il canto dei malviventi.)_
UNA VOCE
Con un geloso Ti sei voluta chiudere in prigione. A pane ed acqua, Campate tutti e due di passione.
IL CORO
Di passione.
SALVATORE
_(al primo spunto, ha distaccata da sè Graziella come se si vergognasse di essere sorpreso in flagrante ed è rimasto ad ascoltare fremendo e comprimendosi in una sofferenza atroce.)_ Li senti, li senti gli amici tuoi come ci sfregiano?
GRAZIELLA
Maledetti!
UNA VOCE DIVERSA
Prima con noi Passavi allegramente le nottate. E mo sospiri Per quante lire noi t'abbiamo date.
IL CORO
T'abbiamo date.
SALVATORE
_(acceso di sdegno feroce, sta per precipitarsi ad aprire l'uscio.)_
GRAZIELLA
_(trattenendolo disperatamente)_ Che vai a fare, Salvatore?! Tu sei solo ed essi sono molti!... Vai a farti uccidere!... Vai al macello!...
SALVATORE
_(dibattendosi)_ Purchè almeno io ne strozzi uno, non me ne importa di restare ucciso!
GRAZIELLA
_(mettendosi dinanzi alla porta e respingendolo)_ No, Salvatore mio! Getta me piuttosto in una fogna.... Lascia che m'insultino.... Insultami tu pure.... Ma non andare, non andare a morire per le mani di quella gente ch'è stata già la mia dannazione!
SALVATORE
_(desistendo, indietreggia, siede, si abbatte.)_ _(Lunga pausa.)_ E va bene! Devo essere anche un vigliacco, e lo sarò. Domani a notte, quegli scavezzacolli torneranno a piantarsi dinanzi alla casa nostra per ridere di noi e per offenderci, e poi ci torneranno un'altra notte, e poi ogni notte ci torneranno, e io zitto, sempre zitto ad ascoltarli, perchè essi sono molti e io sono solo, e con rispetto anzi li dovrò ascoltare, sì, sì, con rispetto e con soggezione, perchè essi, in molti, ti hanno dato da mangiare, e io, che sono solo, no, niente!
GRAZIELLA
Dio, che ti esce di bocca!
SALVATORE
E trovalo tu, trovalo tu un mezzo per non farci mettere i piedi sulla schiena.
GRAZIELLA
Ci sono tante persone che lasciano la terra dove sono nate. Lasciamola anche noi.
SALVATORE
_(levandosi con veemenza)_ Col denaro di chi? Parli senza pensare. Hai la testa soltanto all'amore, tu! Soltanto dell'amore ti preoccupi. E con l'amore in saccoccia, secondo te, ci possiamo mettere in viaggio!... In viaggio per dove?... Qua, qua, in prigione, come ci cantano i tuoi amici. In prigione a pane ed acqua, e intorno a noi il carnevale di tutti coloro che si vantano d'averti pagata!
GRAZIELLA
_(si annichilisce, sedendo, tutta raccolta, sopra una sedia, e, per prudenza, tace.)_
_(Un silenzio.)_
SALVATORE
_(brontolando)_ Non c'è da illudersi. Noi dovremmo avere il buon senso di tornare ciascuno al punto dal quale siamo partiti quattro mesi or sono. Ognuno nasce con un indirizzo scritto qua _(si tocca la fronte)_ come sopra una lettera messa alla posta, e, gli piaccia o no, a quell'indirizzo ci deve andare.
GRAZIELLA